Valorizzare anche la didattica nella selezione e valutazione dei professori universitari

Si riporta una lettera aperta al Partito Democratico di alcuni docenti universitari che contestano le posizioni del ministro ombra (Beni e Attività Culturali) sulla necessità di valorizzare l’attività didattica nell’ambito della carriera universitaria. Leggere anche l’articolo di Giliberto Capano che propone di incentivare l’impegno nell’attività didattica ed istituzionale.

I sottoscritti apprendono con sconcerto l’esistenza di una dichiarazione del ministro ombra dei beni culturali del Partito Democratico, Sig. Vincenzo Cerami, a proposito del ruolo della produzione scientifica nella selezione e valutazione dei professori universitari.
«Basta con la demagogia. Non è vero che questo governo fa la lotta ai baroni», dichiara Vincenzo Cerami, ministro ombra dei Beni culturali, che incalza: «La ministra Gelmini, piuttosto che premiare i docenti che pubblicano in fantasmatiche case editrici il risultato delle loro ricerche, dovrebbe dare consistente valore alla didattica, che ad oggi non costituisce alcun punteggio nell’ambito della carriera universitaria». E aggiunge: «Gli studenti pagano l’onerosa retta per essere istruiti e non per il curriculum di presunta scientificità dei professori. Ella deve sapere che nel quasi cento per cento dei casi si tratta di pubblicazioni inutili, pretestuose e improvvisate a mero scopo carrieristico. Temiamo che questo governo voglia dare l’impressione di cambiare molto senza, in realtà, cambiare niente».

 È imbarazzante dover rammentare a chi si occupa dei problemi dell’università e della ricerca (sia pure da un punto di vista affine come può essere quello del ministro ombra dei beni culturali) che l’eccellenza nella didattica si accompagna da sempre all’eccellenza nel rispettivo campo del sapere. Non si vede come l’Italia possa rimanere competitiva nelle scienze, nella tecnologia, nelle discipline umanistiche e nelle arti senza un sistema universitario che recluti i migliori all’interno di ciascuna disciplina. Ovviamente, l’eccellenza scientifica non garantisce di per sé l’eccellenza nella didattica ma ne rappresenta un presupposto irrinunciabile. La trasmissione del sapere ai vertici del sistema educativo può avvenire solo grazie a chi partecipa all’avanzamento del sapere. L’alternativa è la “liceizzazione” dell’università.
Eravamo già a conoscenza dell’opinione di autorevoli esponenti della maggioranza di governo riguardo i docenti universitari, riassumibile nel sostantivo fannulloni. Ora apprendiamo che il ministro ombra per la “cultura” del Pd ha una ben più radicale opinione al riguardo: il lavoro stesso di ricerca dei docenti è una inutile e controproducente attività che interferisce con quella didattica. È chiaro quindi come il Sig. Cerami non abbia la benché minima cognizione di cosa sia da sempre e ovunque l’università, non essendo consapevole che in essa l’attività didattica è inscindibile da quella di ricerca.
Vorremmo sapere se la posizione del Sig. Cerami riflette la linea politica del Pd. Un chiaro esprimersi del partito su tale questione è un atto dovuto nei confronti dei tanti docenti universitari che hanno guardato con fattiva simpatia al nascere del Pd.

29 Risposte

  1. Per valutare la ricerca e la didattica occorre usare strumenti di valutazione trasparenti ed attendibili, altrimenti si rischia di parlare di fumo. Ma esistono i suddetti strumenti? Penso che siamo in pieno Far West in cui vince chi è più lesto a sparare. Con un po’ di buona volontà si potrebbero però creare. Non c’è modo di sapere se la Gelmini s’è mai dotata di tali strumenti oppure se, quando parla, parla di fumo. In quest’ultimo caso mio cugino gli direbbe: “ti vuoi stare poco poco zitta quando parli?”
    Per quanto riguarda Cerami penso abbia ragione quando parla del valore centrale della didattica e della necessità di dargli la giusta valutazione ed il giusto peso quando si deve decidere a chi dare i soldi e a chi no. Ho delle riserve quando invece Cerami parla di fantasmatiche case editrici e di pubblicazioni inutili che i professori fanno a scopi carrieristici. Se una pubblicazione serve a far carriera non si può dire che sia inutile. Se per far carriera basta pubblicare sul Notiziario di Ortofrutticoltura c’è invece qualcosa che non quadra e la Gelmini avrebbe da svegliarsi e lavorare. Di cosa parla Cerami? Accusa forse la Gelmini di non sapere cosa sia l’impact factor? O sospetta che la Gelmini sia pronta a promuovere chi pubblica sul Gazzettino di Sant’Antonio penalizzando chi pubblica su Science, Cell e Nature? Non si capisce. Una cosa è certa: se vuole riformare l’Università la Gelmini deve svegliarsi.
    Tremonti ha deciso i tagli alla scuola nel giugno scorso. La Gelmini approvò giuliva, mettendoci la sua firma, senza aver capito cosa stava firmando. Solo durante l’estate la Gelmini s’è resa conto di quel che aveva fatto. In pratica aveva approvato un provvedimento col quale Tremonti la metteva sulla graticola: i tagli all’istruzione li faccio io, le conseguenze te le accolli te. Quindi tentando in extremis di porre riparo al suo eccesso di fiducia in Tremonti, ai primi di settembre la Gelmini si mise a tampinare Tremonti chiedendogli di rivedere i tagli. In un primo affondo Tremonti gli rispose: «Cara Gelmini, sei diventata ministro per volontà di Berlusconi e non grazie a voti presi tra la gente». Come a dire che lei non doveva preoccuparsi del consenso popolare perché doveva dar conto del suo operato non al popolo ma solo a Berlusconi. Quando in un nuovo tentativo di far ragionare Tremonti la Gelmini tentò di fargli capire che tagliare centomila posti di lavoro in tre anni non è una misura popolare e che era meglio spalmare quei tagli almeno in cinque anni, Tremonti sbottò: «Gelmini, mi hai rotto i coglioni. La questione è politica. Se proprio insisti allora andiamo da Berlusconi e gli diciamo ‘o io o te’…». La Gelmini non reagì e non replicò. Si mise a piangere davanti a un Tremonti che non si intenerì e non ci ripensò.
    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=33853&sez=HOME_SCUOLA

  2. Concordo pienamente. La valutazione della didattica resta, nondimeno, un problema centrale per tutti i livelli dell’insegnamento (anche nella scuola primaria e secondaria, per intenderci). E non è una soluzione affidarla, come avviene in molte università anche “all’avanguardia”, al giudizio dell’utenza, cioè degli studenti.

  3. Mi sembra un gran polverone, dove argomenti seri si mescolano da una parte e dall’altra a battute di pessimo gusto. Se le dichiarazioni del ministro ombra qualunquista del PD sulla futilità del 100% delle pubblicazioni dei docenti italiani sono francamente imbarazzanti (prima ancora che false e facilmente smentibili), il tentativo implicito della lettera aperta di bloccare la richiesta di una seria valutazione dei risultati della didattica non mi pare da meno. Non è un caso se rimango scettico…
    Il problema è che se ne vuol fare un problema di alternativa: o ricerca o didattica, mentre il problema è come avere entrambe. Il modo per avere entrambe sarebbe di valutarle entrambe e di finanziarle entrambe.
    Attualmente si richiede di valutare i docenti universitari principalmente in base all’attività di produzione culturale (anche se poi i concorsi si fanno come si fanno). Però si finanziano le università (che pagano i docenti) essenzialmente in base alla quantità di didattica. In pratica, il finanziamento non è influenzato né dalla qualità della ricerca né da quella della didattica.
    Peggio ancora: le università non sono rimborsate per le spese di stipendio sostenute per le attività di ricerca, che in pratica sono a carico dei docenti che fanno più attività didattica, e poi sono pure cazziati. Sbaglio?

    Sesto Empirico

  4. Sesto, sei il mio idolo! I nostri erano decisamente tempi migliori…
    Hai colto in poche parole tutte le contraddizioni. Pensa che non si valutano le tesi di laurea, che ormai – almeno in alcune Facoltà – tenuto conto di come scrivono gli studenti sono ormai il peso maggiore dal punto di vista didattico. Si è pagati tutti uguali, come se fare tesi ben seguite fosse un divertimento…
    Valutazione didattica: all’estero, oltre agli studenti che valutano, arrivano i rappresentanti degli ordini professionali improvvisamente, si siedono in aula senza dire una parola, ascoltano, e fanno una relazione… no comment!
    Perché non impariamo ad imitare almeno? Umilmente, visto che le nostre università è dal 1500 almeno che non dicono più niente – o quasi… intendiamoci – al mondo civilizzato?
    Archie

  5. Grazie, Archie
    Vorrei proprio sapere su quali osservazioni si basa l’affermazione che «l’eccellenza nella didattica si accompagna da sempre all’eccellenza nel rispettivo campo del sapere» (intesa come produzione scientifica). Mi puzza di dogmatismo (e ricordate chi ha scritto “Contro i dogmatici”?).
    Oltretutto uno studio per sottoporre a verifica una affermazione del genere sarebbe ben difficile in situazioni in cui ci sono anche docenti dediti ai loro amati studi e che evitano gli studenti come una pestilenza, ed altri che si sbattono con gli studenti per cercare di favorire una formazione decente.
    Ma il problema non riguarda solo il rapporto fra docenti dello stesso corso di laurea, ma anche (e soprattutto) fra le diverse facoltà.
    Riporto qui sotto un conto che avevo già inserito nel blog ma non ha suscitato particolare interesse.
    È il numero di studenti per ogni docente di ruolo nelle varie facoltà del nostro ateneo:

    Medicina (inclusi specializzandi): 10
    Scienze Matematiche Fisiche e Naturali: 10
    Ingegneria: 17
    Farmacia: 18
    Lettere (Siena): 21
    Lettere (Arezzo): 22
    Economia: 30
    Giurisprudenza: 46
    Scienze Politiche: 56

    Totale Siena: 18.5
    Italia (prob. senza specializzandi di medicina): 21

    Si vede bene che le facoltà scientifiche spendono in docenza per ogni studente molto più delle altre.
    Se è vero che l’Università è finanziata soprattutto in base al numero di studenti (indipendentemente dalla qualità della didattica e dalla produzione culturale), da questo conto sembrerebbe che le vituperate facoltà umanistiche in realtà mantengono con la loro didattica i docenti di quelle scientifiche.
    E ricordo che una eventuale differenza di qualità della didattica fra le varie facoltà, in base alla produzione scientifica, è tutta da dimostrare: perfino per i famigeratissimi laureati precoci in scienze politiche nessuno ha verificato se e quanto siano effettivamente preparati meno dei laureati normali per i compiti che devono svolgere. E in ogni caso le facoltà umanistiche ed economia mi pare che dalla valutazione del CIVR (per quel che vale, ma è l’unico dato disponibile) non erano uscite affatto male.
    Insomma, se si vogliono ridurre le ingiustizie, le attività di didattica e di produzione culturale dovrebbero essere valutate e finanziate indipendentemente.

    Il vostro antidogmatico
    Sesto Empirico

  6. La Gelmini, come la didattica, è una femmina.

  7. Scusa Sesto Empirico, dove hai letto che Cerami vorrebbe bloccare la richiesta di una seria valutazione dei risultati della didattica?

  8. Petracca:
    Non Cerami, la lettera aperta di risposta, di cui ignoro i firmatari. Implicitamente, come ho scritto, dal fatto che mentre si oppone vibratamente alle parole del ministro ombra, non ne fa menzione per escludere questo argomento dalla sua critica.
    Il risultato, ripeto, è un polverone in cui appare opporsi a tutto quello che l’incauto Cerami ha proposto o dichiarato.
    Se poi mi sono sbagliato sarò il primo a rallegrarmene. Ma consentimi di restare scettico..

    Sesto Empirico

  9. «Basta con la demagogia. Non è vero che questo governo fa la lotta ai baroni»
    Nessun governo l’ha fatta: cioè a dire, nessuna riforma seria dell’università è stata mai fatta. Nemmeno dall’attuale governo si sono avuti sprazzi di genialità e slanci di impeto riformista. Inoltre il proposito (“vaste programme”) della “lotta ai baroni”, se apparentemente è da tutti condivisibile (come la “lotta alla corruzione politica”), è così vago che nessuno in realtà sa bene cosa diavolo voglia dire.

    «La ministra Gelmini, piuttosto che premiare i docenti che pubblicano in fantasmatiche case editrici il risultato delle loro ricerche, dovrebbe dare consistente valore alla didattica, che ad oggi non costituisce alcun punteggio nell’ambito della carriera universitaria»
    Dunque, qui si mescolano diversi temi: 1) la valutazione (transeat sulla “valutazione ” dei docenti da parte degli studenti, che nelle forme in cui viene sperimentata adesso è poco più che una buffonata); questa dovrebbe essere fatta con criteri oggettivi, e non una volta valutando il contenuto scientifico e un’altra il peso in chilogrammi del materiale cartaceo; sebbene alla fine non si potrà mai evitare il giudizio soggettivo di chi, da esperto, è chiamato a giudicare, giacché non stiamo parlando di reclutamento alle Poste, bensì di selezione di personale che si vorrebbe altamente specializzato: cioè a dire, non si potrà mai evitare in ultima istanza l’elemento morale, il richiamo al senso di responsabilità, all’etica professionale e civile del valutatore. Per evitare di assumersi in pieno delle responsabilità, in questo paese popolato da gente poco incline a contemplare la legge morale dentro di sé, in genere si moltiplicano o si complicano in modo cervellotico le leggi, confidando nel potere taumaturgico dell’attività rituale di legiferazione, al punto che poi ci vuole un ministro apposta per cancellare qualche quintale di articoli.
    Sul perché si è così recalcitranti nell’adottare criteri più oggettivi di valutazione dei titoli, io ho una teoria: pensate solamente se un ricercatore pretendesse di fare veramente il ricercatore, pretendesse – più che il tempo – i mezzi, il contesto appropriato, per dedicarsi alla ricerca!Pensate se un “dottorato di ricerca” fosse veramente un dottorato di ricerca! Questo sconvolgerebbe ruoli ed equilibri, consolidati nella loro patologica assurdità. 2) La didattica: inutile sottolineare che nell’attuale ordinamento dei corsettini e corsettucci superficiali del menga, dei diplomucci attraventati un tanto al chilo, spesso non si “verticalizza” e la didattica si va sempre di più allontanando dalla ricerca; ciò è particolarmente grave, dato che gran parte della didattica è svolta per l’appunto da cosiddetti “ricercatori”, che pertanto vivono in una dimensione perfettamente schizofrenica e alla fine soccombono (ma perché non si decidono a chiamarli “professori di terza fascia” e festa finita? Perché procrastinare ancora quest’ipocrisia e questo equivoco?) Nell’attuale sistema, la crescita quantitativa delle ore dedicate all’ insegnamento, della burocrazia legata alla didattica, del tempo speso per gli esami e le tesi di tutti e tre ordini, non mi pare che si traduca automaticamente in crescita qualitativa della didattica e anzi direi piuttosto il contrario: ma questo il legislatore lo sapeva perfettamente e c’è chi insegue dichiaratamente il modello delle università di serie B, diplomifici per far ciccia.

    «Gli studenti pagano l’onerosa retta per essere istruiti e non per il curriculum di presunta scientificità dei professori.»
    Gli studenti purtroppo, sovente sono “istruiti” da gente che non legge un articolo scientifico dall’epoca del suo ultimo concorso e questo non è un buon investimento: oltre a quanto si insegna, sarebbe utile indagare su come si insegna; chiunque abbia praticato uno strumento musicale sa infatti qual’è la sostanziale differenza tra un maestro che conosce solo la teoria imparata da giovane al conservatorio e un maestro che esercita costantemente l’attività concertistica in modo professionale. E’ così per ogni disciplina, giacché il vero insegnamento sta nell’esempio e l’apprendimento nell’imitazione, proprio come nelle antiche botteghe degli artisti.

    «Temiamo che questo governo voglia dare l’impressione di cambiare molto senza, in realtà, cambiare niente»
    …questa poi non mi è nuova: tutto cambi perché niente cambi; un epigramma tirato fuori dalla naftalina e buono ora come in passato (e in futuro?)

  10. Chiedo scusa per l’assenza, ma i freddi mattutini che colpiscono le mie membra mentre nella brinata cerco di accatastare la legna mi impediscono di agire con scioltezza sulla tastiera giunto a sera. Oltretutto devo dichiarare un po’ di disamore per le discussioni che mi sembra abbiano preso una strada del tutto divergente dal punctum quaestionis. Mi chiederete quale sia il punctum quaestionis? Ve lo dico subito: l’Università di Siena (richiamata nella testata del blog) ha un debito consolidato pari a circa 171.000.000 di euro e un disavanzo di competenza previsto per il 31.12.2008 di un importo quasi di sicuro superiore ai 40.000.000 di euro. Il fatto che presumibilmente l’arrivo del nuovo Direttore Amministrativo faccia intravedere uno spiraglio di luce almeno per quanto attiene alla gestione economica, finanziaria e decisionale, almeno così mi riferiscono le gazzine e le cesene che mi portano messaggi qui a Montarrenti, non deve autorizzare chi sinora si è interessato e si è dato da fare anche e soprattutto qui per trovare proposte e dati per rimediare al cataclisma a tralasciare tutto ciò per dedicarsi a discussioni filosofiche sull’essere e sul dover essere. Le discussioni – a mio modesto parere – devono appuntarsi sul dare e sul dover dare, semmai, vista la situazione debitoria! Si rischia infatti di fare il gioco finora tanto disprezzato di coloro che cercano di distogliere l’attenzione da questi enormi problemi che sono ben lungi dall’essere anche parzialmente risolti. Volete un esempio di distrazione? Ve lo faccio subito: quella sbrodolata incollata qui dall’ineffabile Dott. Angelaccio sulla (bleah! Che parola schifosa …) governance e che nient’altro era che la sbrodolata fatta a voce la mattina da un Carneade che – mi dicono – si chiamasse Broccati è il tipico esempio di come si cerchi di puntare l’attenzione su aspetti che ad andar bene potranno essere affrontati (non certo in quel modo) al momento in cui l’Ateneo dovesse rialzare la testa. Sono tattiche dilatorie e obnubilanti, sveglia!
    Volete un esempio di problema concreto? Peraltro già richiamato varie volte dall’inascoltata voce di Stavrogin? Vo ad illustrarlo:

    Facoltà ——-2007/2008——2008/2009——Variazione

    Economia—————628—————-645————-(+2,7%)
    Farmacia—————-297—————-274————-(-7,7%)
    Giurisprudenza——-335—————-344————-(+2,7%)
    Ingegneria————-181—————-150————(-17,1%)
    Interfacoltà————-26——————-15————(-42,3%)
    Lettere (Siena)———426—————-391————(-8,2%)
    Lettere (Arezzo)——-295—————258————(-12,5%)
    Medicina——————446—————479————-(+7,4%)
    Scienze Mat.F.N.——376—————386————-(+2,7%)
    Scienze Politiche——201—————199————–(-1,0%)
    Totale——————-3211————-3141————-(-2,2%)

    Sapete cosa sono? Le percentuali di andamento degli ultimi due anni di iscrizioni alla chiusura (24.10.2008). Un mese dopo lo scoppio della bomba. Si può assumere che l’anno prossimo l’ottima pubblicità di cui gode l’Ateneo porti ad aggravare una sofferenza già evidente in questo schemetto? Secondo Stavrogin (e me) sì. E questo significa soldi in meno sia per le tasse sia per la questione della (seconda espressione sconveniente) mancata “virtuosità” ex decreto Gelmini.
    Al di là della sottovalutazione evidente – almeno per quanto ci dicono gli amici – degli immobili da vendere (e restando fermo che è ampiamente condivisibile la perplessità e l’amarezza di molti intervenienti per la dismissione di Pontignano), resta il fatto che quelle vendite servono a ridurre il debito consolidato e ad avere la possibilità di fare ulteriori debiti con la Banca, ma non risolvono niente per quanto attiene invece alla spesa corrente. Il piano di risanamento prevede una riduzione della spesa corrente per il 2009 di 16 e passa milioni di euro a partire dal 1° gennaio 2009. Qualcuno mi vuole spiegare come pensa che questo sia possibile, mantenendo intatta la qualità e la quantità della didattica e della ricerca, che poi sono le uniche cose che contano qui? Perché per ora il CdA ha approvato il taglio di 1.600.000 euro per le cooperative, sollevando fra l’altro un vespaio micidiale. Punto. C’è ancora da “risparmiare” quindi qualcosa di più di 14.000.000. Forse è il caso di fregarsene – almeno per il momento – delle seguenti cose e persone: Gelmini, legge 133, Cerami, Angelaccio, ministri ombra e luce, Tommassini o Tomassini o come diavolo si chiama, stadio (a patto che non lo si costruisca e si devolva quei quadrini all’Ateneo), governance, Numa Pompilio (fra l’altro che idea bislacca sarà quella che porta a considerare Numa Pompilio come utile solo per i cruciverba), il ’68, Karl Popper, il Blocco (intestinale), l’uomo della strada (che speriamo muoia nei modi più atroci come gli augura Stavrogin), Don Camillo e Peppone e – come direbbe un sindacalista di mia conoscenza – quant’altro e concentrarsi su una pars construens della discussione fin qui giunta che al momento latita. Date retta a uno che di stradelli nel bosco se ne intende e ne conosce la pericolosità.
    Un non poco amareggiato Favi di Montarrenti

  11. Io una proposta la feci un po’ di tempo fa, suscitando solo qualche comprensibile mugugno, come facilmente accade di fronte alle proposte di metter mano al portafoglio oltre che sulla coscienza.
    Dissi che i 200 milioni non sparirono nel nulla ma servirono per farci vivere al di sopra delle nostre possibilità. C’è stato chi se l’è spesi per andare in settimana bianca, chi per fare un figlio, chi per sposarsi, chi per comprarsi una cravatta di Trussardi, chi per farsi l’abbonamento per seguire la Robur, chi per pagare la tassa sulla spazzatura al Comune e chi per pagare la casa aprendo un mutuo con la Banca Toscana. I cittadini hanno speso investendo e sperperando, i commercianti, la Banca, il Comune, gli artigiani, le agenzie di viaggio, le pizzerie, i ristoranti e la Robur hanno incassato e reinvestito. I 200 milioni sono ancora in città. La città li restituisca all’Università. Penso che Cenni (ma non solo) debba sentirsi più coinvolto di quanto mostra di essere. Di fronte al dissesto ho come la sensazione che qualcuno si conceda il lusso di fare un po’ troppo lo gnorri, come se il dissesto dell’Università non fosse anche affar suo.
    Qua ognuno ha in tasca all’incirca 4000 euro dell’Università, compresi i neonati. Ognuno cominci pian piano a restituire quei soldi, in proporzione a quanti ne ha ricevuti. Cittadini, Banca, Comune, commercianti, Robur, pizzaioli, ristoratori, industriali, Provincia, Regione, artigiani, addetti al turismo e neonati. Restituendo quei soldi ci terremo l’Università senza piangere più di tanto davanti a Quagliariello, senza vendere Pontignano e senza arrampicarci sugli specchi per migliorare didattica e ricerca nel mentre sottraiamo 16 milioni l’anno a didattica e ricerca.
    Ho fatto un rapido calcolo per stimare il danno spettante alle mie tasche personali: molto a naso direi che io dovrei restituire una trentina di euro all’anno per cinque anni. Se mi chiederanno di meno sarò contento, se mi chiederanno di più mi lamenterò.
    Spero che Miccolis, Cenni, Focardi e compagnia cantante abbiano di già assolto al compito di fare un ritiro spirituale nella sala della pace, contemplando gli affreschi del Lorenzetti.
    Diamoci da fare. A Napoli Berlusconi e magistrati hanno lavorato miracolosamente assieme. Berlusconi ha dovuto supplire alle mancanze della politica locale nella gestione della spazzatura, e una magistratura scalcagnata, che non ha manco i soldi per la benzina delle auto di servizio, ha dovuto supplire alla latitanza della politica nel correggere la giunta comunale. Ma a Siena non abbiamo un San Gennaro capace di far cooperare Berlusconi e magistrati qualora dovessimo scoprire che non abbiamo una politica in grado di governarci.

  12. OK, scorbutico Favi, rimandiamo la discussione sul perché non sarebbe bislacca la tua idea che Numa Pompilio serva e Popper no (e anche sull’accostamento di Carneade a un sindacalista, da scettico avrei da ridire) e torniamo a bomba.
    Verissimo, al solito, quello che dici sulla necessità di riaggiustare drasticamente il bilancio corrente. E anche di cercare rapidamente di invertire (se possibile) il trend in calo di iscrizioni (che se non ho capito male non riduce solo l’introito delle tasse, ma anche il FFO).

    Il primo passo non può non essere la riorganizzazione del sistema contabile e l’istituzione dei centri di costo: il minimo per capire dove si spende e dove si incassa, e identificare altri affitti, contratti e spese inutili da tagliare (e farlo). Ma anche per fare il conto di quanto costa (per docenti, non docenti, aule ecc.) e quanto incassa (per tasse e FFO) ogni corso di laurea e ogni facoltà. Non è questo il primo passo da fare (oltre a valutarne in altra sede il valore strategico, ovviamente)?

    Ma poi, oltre a introdurre obbligatoriamente in ogni sezione la scatola degli spaghi usati, degli elastici da riusare e dei bottoni e il giro serale per spengere le luci e chiudere le porte (che già non sarebbe poco), in una università che spende oltre il 100% del FFO in stipendi la strada passa obbligatoriamente per una riduzione di personale, che come è noto, avanza. Dal momento però che, salvo fallire, per questo si può contare solo sui pensionamenti gli argomenti mi paiono tre:
    1) Come sfruttare l’eccedenza di “manodopera docente” (e anche non docente) per aumentare il numero di studenti (e questo vale soprattutto per alcune facoltà, vedi sopra).
    2) Se e come favorire i prepensionamenti.
    3) Quali saranno le conseguenze nel tempo dei pensionamenti sui vari corsi di laurea e nei vari uffici, quali (pochi) dovranno essere rimpiazzati e quali no e come i rimanenti dovranno essere ridistribuiti (in pratica, dove effettuare i tagli).

    A questo, però, aggiungerei, se permetti, anche come contabilizzare quelle attività (ricerca, assistenza sanitaria) che fanno parte dei compiti dei docenti ma non sono (a quanto capisco) finanziate espressamente né tramite il FFO né dalle tasse di iscrizione. E anche come consentire di sopravvivere alla attività di ricerca e quindi ai dottorati in mezzo a tutto questo (La mia proposta qui sarebbe drastica: si faccia in modo di poter attivare un dottorato solo quando vi siano fondi di ricerca esterni sufficienti, in tutto o in parte, si può discutere, per farlo).

    Ma allora mi spieghi come fai a pensare di fare tagli cercando di riorganizzare la didattica e di far sopravvivere la ricerca, se credi che discutere su come valutare seriamente l’una e l’altra sia cosa futile?

    Sesto Empirico

  13. «La mia proposta qui sarebbe drastica: si faccia in modo di poter attivare un dottorato solo quando vi siano fondi di ricerca esterni sufficienti, in tutto o in parte, si può discutere, per farlo.» Sesto

    …la mia idea è che molti dottorati abbiano un senso solo a livello regionale interuniversitario: che “ricerca” volete che facciano quattro studenti coadiuvati da sparuti docenti? Quale attività di avviamento alla ricerca volete che facciano quattro gatti isolati? L’attuale dottorato (salvo lodevoli eccezioni che come si suol dire, enigmaticamente, “confermano la regola”) non ha nulla a che vedere con il PhD. La prima cura è la sprovincializzazione e l’inserimento in contesti di ricerca veri e più ampi, gruppi di ricerca effettivi e concreti progetti di ricerca.

  14. Cerami, Cerami… Quant’era meglio Peppone! Arrivi quando i buoi son già scappati. Ma se la malagovernance dell’università era fatta proprio dai tuoi baroni, di cui la mia città ha un esempio sudicissimo!!! Magari contassero le opere e… i giorni! Magari la didattica e la ricerca e non le amicizie con i vari ultrabaroni e assessori alla pubblica distruzione o cultura! Da pci vi siete riciclati in margherite, piddiiini, ecc. ma siete sempre i soliti. Ti conosco mascherina!

  15. Ho poco tempo perché m’è scappato un cane, ma rispondo velocemente a Sesto che non intendevo offendere in alcun modo. Primo c’è un malinteso (colpa mia): non volevo dire che Numa Pompilio serve e Popper no. Mi riferivo al circolo Popper e non al filosofo e non ci servono nessuno dei due al momento, a meno che l’uno o l’altro non abbiano a disposizione 200 e passa milioni di euro. Invece per quanto riguarda Carneade non mi riferivo al filosofo, ma lo citavo manzonianamente (chi era costui?). So bene che era un filosofo stoico del II secolo dopo Cristo. Comunque tanto per Carneade quanto per il sindacalista vale lo stesso discorso dei 200 e passa milioni. Per il solo sindacalista, visto che è altamente improbabile che abbia il grano, grazie tante, ma le lezioni di come si gestisce un ateneo ce le può dare chiunque salvo che quelli come lui. Trasvolo per ora su quanto hanno combinato i suoi colleghi qui e sin qui. In nuce la mia era una manifestazione di stizza dovuta ad un’allargamento smisurato della discussione che temevo perdesse l’orientamento rispetto al problema principale (principale nel senso di più gravoso).
    Giusto quanto intuisci a proposito dell’abbassamento del FFO in relazione al calo di iscrizioni. Potrebbe rivelarsi un problema ancora più grave di quello che sembra.
    Mi riservo di portare altri dati ed altre considerazioni che ritengo concrete, ma veramente ora non ho tempo. Un’ultima (per ora) considerazione: ho paura (paura generata da una uberblick del blog) che quando si parla di personale tecnico-amministrativo si tenda a considerare solo la seconda parte del binomio e si tenda invece a scartare la prima. In altre parole si pensa solo agli amministrativi ed ai contabili e non si tiene in alcun o poco conto i tecnici. Vizio – va detto – condiviso anche dai vecchi vertici della “rocca rettorale”. I tecnici sono tanti e abbisognano di una seria riconsiderazione vuoi perché fra chi ha l’etichetta di tecnico c’è chi non lo è neanche lontanamente, vuoi perché quelli che invece lo sono davvero e operano in quel senso hanno dei riflessi anche sulla contabilità (e comunque sulle spese). Pensateci un po’ mentre cerco il mio cane. E scusate la ruvidezza di questo boscaiolo.
    Con gli omaggi del Favi di Montarrenti

  16. Visto che ‘sto Favi ritonfa coi tecnici, gradirei sapere da qualcuno come ha fatto qualche tecnico a passare ricercatore o professore di ruolo nel “nostro” Ateneo. Quanto poteva cuccare prima e ora, nel nuovo “status”. Certo, i più “coglioni” restano i contabili, gli amministrativi negletti, beffati, inculati. Ancora una volta: chi forma le commissioni per far fare il salto a tecnici? Scusate la mia ignoranza in materia. Non sono il “Tuttologo” di cui ho pure elogiato il return (ma quando mai se n’è andato?).
    Qui si potrebbe chiosare: i promossi e i bocciati. O anche “Uomini e topi”, dato che i poveri contabili sono accatastati in qualche chiavica creata ad arte affinché non rompano i coglioni e stiano al loro posto, secondo la vulgata della dottoressa WWWKKKIII che passò con “nonchalance” dal PCI al PDS DS PD… Oppure “I sommersi e i salvati”.
    Ora rincaso anch’io, fa freddo in questi tristi tropici…
    Paul

    P.S. Ma questo discorso rientra nella didattica. Invece chiedo anche: chi nomina i direttori dei musei senesi universitari e d’altro genere? A vedere dai nomi sono i soliti magnaufo pretoriani e balde pulzelle lige al regime oligarchico. Che han fatto questi vecchi arnesi riciclati? Ve lo dico io e scusate la rozzezza – che non è un topos del solo Favi -: un par di coglioni han fatto. Invitare Sgarbi, ad es., è come non far nulla. Solo maquillage (lo riconosce anche il “pentito” Piccini).
    Si può andar avanti così? Ditelo un po’ voi! Perdiana!

  17. Problema nomine esploso all’Ospedale di Siena: leggete La Nazione oggi.
    I proff. Coluccia e Gioffrè all’attacco del dimissionato: che c’è dietro? Non obbediva abbastanza? Per chi attaccava, dicono loro, gli universitari? O è lotta intestina nel centro-sinistra?
    La questione dele nomine partitiche sta diventando drammatica: prima il conflitto era tra PCI e DC e dintorni ora è dentro il PD. Ma i beffati non siamo sempre noi cittadini con questo tipo di nomine?
    E Coluccia e Gioffrè cosa dicevano prima in CdA dell’Università?
    Grazie, cerchiamo di fare 2+2!
    Archie

  18. Dimenticavo, amici cari: guardate che la prassi francese (e non solo! Chi ha dati internazionali?) del dottorato gratuito (salvo eccezioni) e senza scadenze burocratiche (si viene presentati dal promotor quando si è pronti) non è male. Si è retribuiti per la collaborazione didattica, sacrosanta, per imparare… se c’è qualcuno che insegna!
    Archie
    (P.S. Qualcuno ha ripreso l’appello Ascheri per Pontignano? Ieri non ne hanno parlato della vendita?)

  19. Archimede, anche da noi la metà dei posti di dottorato è senza borsa, e poi a me non risulta che le cose stiano esattamente così, oltralpe:

    «Doctoral Studies in France

    Financial Supports for PhD Students

    63% of PhD students have a financial support dedicated to their PhD preparation.

    * Wages
    The most common source of money is a 3 years work contract with the french Ministry of Research. This allocation, as it is called, amounts to 6000FF (915 euros) per month. 4000 allocations will be granted next september. Research institutions (CNRS, … [3]) can also offer three years positions to young researchers. The wages are generally a bit higher than the allocation, thanks to co-funding involving a company or a region. Regions funds some PhD researchers too, more or less at the allocation level.
    These incomes can be increased by “monitorat”. It is a three year position reserved to already funded PhD students, consisting in 64 hours teaching at university per year, paid 1800FF (275 euros) per month and a serie of teaching training . 1200 “monitorats” are granted each year.
    At last, firms can also finance PhD students directly or through a sytem called CIFRE: a business company hires a PhD student for 3 years and receives some money back from the french governement. The wages depend on the company, but cannot be under 8900 FF (1360 euros) per month.
    All these financial supports include affiliation to the social security system and right to unemployment benefits after the PhD is over, because they are based on work contracts. Taxes have to be paid on these incomes.

    * Fellowships, Grants
    PhD students can also get financial support from associations or companies offering grants. They do not have to pay taxes, but have to pay the student social insurance to have health support, and they cannot pretend to unemployment help once their PhD is over.

    * No Funding at All
    27% of PhD researchers do not have specific funding. Some of them have a permanent job while they are working on their PhD (case of high school teachers for instance). It is also possible to teach at the university, but this is too a casual job for a decent income. Family’s help, part time job or casual jobs are the backup solutions for young researchers who want to achieve a PhD without a dedicated financing source. But research is a full time job and therefore, we believe this job should be paid for what it is worth.
    The funded thesis rate depends on the field. Human Sciences or Society Sciences have far more non funded PhD students than “Hard Science”, mostly due to the lack of fundings other than the allocation. A funded thesis has also far mor chances to be achieved than a non-funded one.»

    (cfr. http://cjc.jeunes-chercheurs.org/interventions/2001-eurodoc/doctoral-studies-in-France.html)

    Il punto è che da noi, viste le condizioni dei bilanci di questo e di altri atenei, viste oltretutto le condizioni stesse in cui versa la ricerca, non sarà più possibile interpretare (perversamente) il dottorato come l’ennesima area di parcheggio, che prelude ad un impiego di vigile urbano o di commessa (ammesso che il “mercato del lavoro” non consideri “overqualified” e “vecchi” i dottori di ricerca). Se almeno il dottorato non può dare il pesce, che insegni almeno a pescare: sia cioè un periodo di seria formazione scientifica e di acquisizione di competenze e titoli scientifici spendibili in giro per il mondo, e non l’ennesimo contributo a quello che il fu ministro Mussi con espressione icastica definì “vasto servaggio della gleba”. Perché ciò avvenga, ripeto, il dottorato deve essere collocato laddove la ricerca c’è, vi sono le strutture, i programmi, le risorse, il personale. Per questo ribadisco che a mio avviso, in Toscana, si dovrebbe quantomeno pensare a dottorati regionali interuniversitari.

  20. Il solo fatto che siano compiaciuti (e lo esternino pubblicamente con la complicità della solita stampa di …) della sostituzione del Direttore Generale (DG) certi personaggi che sembrano rappresentare il vecchio, e il marcio, della politica, del corporativismo e dei più volte richiamati orticelli, la dice lunga sulla porcheria che ci deve essere stata sotto questa scelta. E ora vorrebbero ripristinare tutto quel sottobosco? Complimenti alla Regione Toscana per la solita connivenza con i poteri forti, e al Comune di Siena che si assoggetta a queste aberrazioni, mentre il personale chiede chiarimenti e, soprattutto, che si pensi ai cittadini, portando avanti con continuità e rapidità quei positivi cambiamenti che il DG cacciato ha già attuato con il consenso di tutti gli addetti ai lavori, sia tecnici che politici.
    Rinnovamento e pulizia!!! (che vuole dire che certi negativi personaggi del passato devono essere spazzati via senza alcun indugio).

  21. Come ricercatore-docente ci tengo alla pulizia e a far tabula rasa dei vecchi maneggioni del “passato” sia all’università sia nelle pubbliche amministrazioni. Come malato ci vedo poco chiaro per quanto accade nel nostro ospedale: la regione (PD-PSI) tresca coi poteri forti e Fondazione manciniana? Fondazione si occupi delle nanotecnologie (con univ. di Pisa).

  22. Hanno dedicato due o tre paginate ciascuno ma né La Nazione e né il Corriere di Siena spiegano perché il dg delle Scotte è stato sostituito. Non solo: nessuno sa bene chi lo ha deciso. Delle due l’una: o i giornalsiti non sanno fare il loro lavoro oppure c’è sotto qualcosa di incoffessabile. A rendere ancora più torbida la vicenda s’aggiunge la dichiarazione di chi, essendo stato sostituito, sostiene che chi lo sostitisce è un brav’uomo.
    E poi dice che uno non deve fare dietrologia.

  23. Penso che il signor “io” abbia colto un aspetto fondamentale di questa vicenda, e dell’etica e dell’arroganza che vige in questo territorio. Mi risulterebbe, dalla lettura dei giornali, che gli “esultanti” della sostituzione del DG siano due membri del CdA dell’Università. Ora, senza voler colpevolizzare gli altri appartenenti a questo organismo, reputerei che tenere un profilo basso e non esporsi con queste esternazioni sarebbe stato, appunto, molto più etico e consigliabile per chi, in qualche modo, sembra avere qualche responsabilità, perlomeno morale (fino all’accertamento dei fatti), in un dissesto di proporzioni bibliche per la nostra Comunità. Un po’ di umiltà e di sensibilità non avrebbe guastato.
    Pensano questi signori ad un’impunità assoluta o all’assenza di persone in grado di fare 2 + 2 (a parte ovviamente il buon Archimede)?
    O questo comportamento era necessario per “mostrare qualcosa a qualcuno”?

  24. Riprendo in breve quanto detto dal Favi, mi pare. Ho notizia che a Lettere, nel regno delle Tre Scimmiette, alcuni amministrativi son diventati ricercatori o sono in procinto di esserlo. Son contento per loro, ma gradirei conoscere le modalità e se consoni i riti concorsuali. Non vuol essere imbeccata per la magistratura, naturalmente. “Caserio fa il fornaio e non la spia”. Tuttavia…

  25. “Bigotto satiro che affina con le devote pratiche la foia libertina”, canta di Scarpia l’opera pucciniana… Eh, si, e quanti ve ne son a Siena, nella Casta. Parlavo con un medico il quale irrideva questi ex comunisti ormai miliardari… Mi faceva i nomi… Entrati in un meccanismo più grande di loro son stati schiacciati dall’orgia del potere e del denaro – ma ciò, conveniva, non li giustifica. Per niente. Al di là dei dati – essenziali e di cui abbiam qui degli esperti – intendo ancora una volta puntare il dito sulla questione morale. Se un Berlinguer è preso a modello, come dicevano taluni italocomunisti, siamo proprio precipitati nel pantano! Gli ultimi capitoli del libro La casta di Siena fanno rivoltare il sangue nelle vene e vorresti passare a fil di spada i mariuoli, chi si è arricchito in barba a tanti ricercatori e studiosi, a tanti lavoratori! Se sol fossi stato un ragioniere irragionevole… Meditate per Natale, o amici… Tornate più combattivi, con grinta, con quel paio di coglioni che manca ai lestofanti della Casta, ai mariuoli, ai moderni scherani e giannizzeri…
    Io resto quel rompicoglioni di sempre, come un Socrate da immolare… Ma La casta di Ascheri jr. resta un libro che condanna per l’eternità i disfacitori dell’università di Siena.
    Resto Jone, col suo rapsodico “Furore poetico” (Plato, JONE).

  26. Ho avuto un po’ di relax inusuale per i miei tempi e torno solo ora a leggerVi, cari bloggers.
    Devo dire che siete sempre di regola di buon livello: due o tre di voi hanno più stoffa dei nostri ministri, e non solo di oggi! Seguite allora le vicende delle elezioni per la commissione governance che sarebbe stata più coraggiosamente e “italianamente”, chiamata “gubernatio” come fatto dai miei successori medievali. Non sarebbe male se ci entrasse qualcuno serio come Voi – anche se non sarà facile. Insomma, dateci dei nomi.
    OK per PhD francesi, ma ripeto che il finanziamento chissà perché va di solito ai dottorati scientifici. OK per la Casta senese che meritoriamente il nostro Paolo fa oggetto delle sue riflessioni natalizie.
    Segnalo che dei giornalisti un po’ più con le palle dei nostri ‘lo’ali’ hanno caricato l’intervista de La Stampa e che il 9 ci sarà la prima udienza del processo intentato contro l’Ascherino dall’arciv. e dal mgr che gli studenti hanno battezzato come “don Avvampa”…
    Per il resto ho difficoltà ad intervenire per palese depressione. Basta un niente e ci cambia il quadro normativo. Giusto sottolineare comunque che certe Facoltà scientifiche sono un peso non indifferente. Le Scuole di Medicina scorporate dall’Università “normale” di altri Paesi sono molto opportune. L’Ascherone, lamentandosi che il rettore non aveva diffuso il suo appello per Pontignano, mi diceva che a Roma tre stanno proprio bene e fanno assunzioni a tutto spiano forse proprio perché non hanno Medicina. Cogitiamo, ma tanto i dati di fatto son quelli che sono.
    Noto che nessuno sa che il Tomassini è stato tanto silurato che è andato a Pisa! Considerato naturalmente ospedale universitario più importante del nostro. Non solo sale di carriera, ma va a Pisa con tante lodi da parte di molti senesi! I quali hanno un sindaco che prima ne ha parlato solo bene e poi se lo lascia andar via senza fiatare.
    Gente con le palle, come si dice!
    Il Vs. inusualmente natalizio Archimede

  27. Non ti posso lasciar solo un momento, Archie, comprensibilmente poco tennologico… l’url giusto dell’Ascherino, come lo chiami, è questo.
    Sì, questa storia del Tomassini è buffa, perché non si riesce a capire, tutti presi come siete a Siena dai personalismi e strumentalizzazioni politiche, se abbia operato bene o no.
    Il fatto che sia stato promosso non vuol dire nulla, naturalmente. Si cade o si viene messi sugli altari per motivi politici o di gruppo, alla faccia della nostra salute, caro Archie.
    Piuttosto, qui da me si fa un gran parlare delle novità all’Università per stranieri: che dite Voi locali? L’avete saputo che è in difficoltà dai media locali? Non mi meraviglierei che avessero passato tutto sootto silenzio. Il Rettore attuale è in quota PD qui nel capoluogo. Da Voi, che si sa di più?
    Arlecchino

  28. «La “liceizzazione” dell’Università!» Intendendosi sulla limitazione del termine ci sarebbe da augurarsela; eccome!

  29. Esatto! per la “quadratura” dei programmi, l’assiduità dei docenti, il rigore che insegna ai giovani che vogliono imparare – e poi disimparano nel casino universitario…
    Per l’Univerità per Stranieri di Siena, si parla di un CdA di fuoco il 13 p.v. e del rappresentante del Comune che va dicendo che quel che manca si troverà, pare… vedremo!
    Intanto il sindaco il giorno stesso deve rispondere a un’interrogazione delle liste civiche sul punto. Ma i rappresentanti quando mai si sono preoccupati? Hanno votato contro e han fatto sentire la loro voce che qualcosa non andava?
    Alla Stranieri ricordatevi il rettore è rigorosamente PD, assiduo del gruppo Berlinguer (campoidee, che da vero ardito della partecipazione democratica, ha chiuso il blog libero: aveva troppo pericolose frequentazioni). Non ne ha fatti più di uno di danni a livello nazionale e locale?
    Archie

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