Università di Siena: subito una sede distaccata a Radi, San Lorenzo a Merse e San Gusmè

Mentre il rettore Riccaboni nomina «un gruppo di lavoro col mandato di esaminare il vecchio piano di risanamento per capire cosa è stato fatto» e il direttore amministrativo Fabbro scopre l’acqua calda dichiarando – tra gli applausi dei presenti – che «il primo problema è la disorganizzazione degli uffici e la frammentazione delle responsabilità», Roberto Petracca, esterno all’università, fa magistralmente il punto della situazione per vedere cosa è cambiato rispetto a due anni fa.

Roberto Petracca. Ha ragione chi dice che per la politica politicante non c’è più spazio.
Dopo aver consultato “Il senso della misura” due anni fa il settimanale Panorama scriveva che Pontignano aveva 41 dipendenti, spendeva 1,2 milioni l’anno e ne portava a casa meno di mezzo. Il rettore aveva otto segretarie personali ed il direttore amministrativo ne aveva tre. L’università aveva 135 bibliotecari per dieci biblioteche e per la comunicazione c’erano 24 dipendenti: sette online, quattro all’ufficio stampa, otto all’ufficio relazioni esterne e cinque all’ufficio informazioni per portatori di handicap. I dipendendi in fila che aspettavano di assumere l’incarico di produrre vapor vacuo per le caldaie della comunicazione erano probabilmente un’altra quarantina. L’università aveva 1350 amministrativi contro 1060 docenti di ruolo. Mentre la folla di dipendendi e precari s’ingrossava i dipendenti col sedere già incollato sulla poltrona usufruivano di consulenze interne retribuite fino a 20 mila euro annui per ottimizzare i flussi informativi, vigilare sulla sicurezza nei cantieri archeologici, smistare il traffico dei bibliotecari e coordinare i laboratori didattici di Follonica. L’Università aveva infatti sedi a Follonica, Colle di Val d’Elsa, San Giovanni Valdarno, Buonconvento, Arezzo e Grosseto. I comunisti e i sindacati erano propensi ad ammannire posti in cambio di voti e tessere; di conseguenza reclamavano una loro sede persino Radi, San Lorenzo a Merse, i pionieri di San Gusmè e i pronipoti dei 16 senesi che il 28 luglio del 1877 si imbarcarono a Genova sulla nave a vapore “Nuestra Señora del Pilar” per emigrare in Uruguay facendo poi fortuna a Piedras Blancas de Montevideo.

Mentre il nonno fumava il suo toscanello accanto al caminetto, gli studenti calavano di tremila unità, la mamma calava la pasta, fuori pioveva a dirotto, le allodole si spulciavano nel nido, Giurisprudenza inaugurava un bar grande quanto un campo da basket e il sole basso sull’orizzonte filtrava sotto le nuvole scure, riverberando raggi di fuoco sui colori vividi delle foglie autunnali cariche di pioggia. Nel tepore della cucina il vapore della pasta che la mamma scolava appannò i vetri della finestra e Bastiano da Monteriggioni ci scrisse sopra “merda!” per sfuggire alla struggente melanconia del panorama e tornare col pensiero alla scadenza semestrale del suo contratto di ricerca. Per la sede di Arezzo si spendevano 15 milioni annui per portarne a casa quattro. L’università pagava 176 mila euro l’anno per il primo piano di un palazzo con vista su piazza del Campo che permetteva a 50 invitati dell’ateneo di ammirare il Palio in santa pace. Trenta mila euro li spendeva per un appartamento che ospitava un centro di studi antropologici. Quindici mila per un alloggio che ospitava il centro culturale Siena-Toronto. Trentacinque mila per l’affitto dei magazzini di Monteroni contenenti le carte di un archivio sgomberato per far posto a “Il caffè dell’artista”. Novantamila euro l’anno venivano spesi per una radio universitaria che nessuno mai sentì suonare.

Come siamo messi a due anni di distanza? Come siamo messi con un ministro dell’economia che taglia fondi alla ricerca e alla cultura? Come siamo messi con un ministro dell’istruzione che non potendo opporsi decide di chiudere i battenti delle università invece di dichiararsi impotente e dimettersi? Sono stati alienati degli immobili per mettere una pezza al buco dei debiti, ma come siamo messi con le spese correnti? Quante sedi esterne che perdevano soldi sono state chiuse? Quelli di Piedras Blancas consumano ancora soldi? Bastiano da Monteriggioni potrà metter su famiglia o dovrà stare ancora sotto le sottane della mamma per altri dieci anni? Quanti soldi per affitti e buttanate varie si spendono ancora? Le contrade sono state avvertite della situazione? Le contrade li sanno i rischi che corrono i contradaioli, i proprietari di case e il centro storico? O pensano indisturbate ai minimasgalani e ai tabernacoli? A Siena le contrade sono importanti! Se salvarono l’università una volta è capace che possano salvarla un’altra volta. Purché si incazzino civilmente com’è nella loro tradizione. E prima che sia troppo tardi e producano un novello Barbicone com’è pure nella loro tradizione. Perché se si aspettano i tempi biblici delle composizioni, scomposizioni e ricomposizioni politiche qua si fa notte fonda. Se è vero com’è vero che la Lega Nord e le Liste Civiche non sono state capaci di buttare nella pattumiera manco chi ha prodotto un grosso buco di 230 milioni in una piccola università.

Pubblicato integralmente da: il Cittadino online (25 novembre 2010) con il titolo: Riflessioni varie sulla “ordinaria amministrazione” dell’ateneo.

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34 Risposte

  1. L’importanza del curriculum vitae ovvero
    in che mani la non più nostra Universitas

    da:
    Prof.ssa Valeria Militello di Fisica applicata e Biofisica
    Dipartimento Scienze Fisiche ed Astronomiche e CIBA
    (Centro Interdipartimentale di Biotecnologie Applicate)
    Università di Palermo
    via Archirafi 36
    90123 Palermo – Italy
    tel. +39.091.6234299/214/275
    fax +39.091.6234281
    voip number 091238 91734
    e-mail: militello@fisica.unipa.it

    Cari tutti,
    vi invito a sottoscrivere la petizione: https://spreadsheets.google.com/viewform?formkey=dDV1eXdXR0g2UjUyTExVOWUtX253UVE6MQ&ifq
    Prima prendetevi un minuto solo per leggervi anche questo estratto dal curriculum dell’On. Valditara relatore del ddl al Senato da cui si capiscono molte cose…
    ————————–
    ecco chi è il prof Valditara:
    È professore ordinario di istituzioni di diritto romano nella Facoltà di
    Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino e
    Coordinatore del corso di laurea on line in Giurisprudenza
    dell’Università Europea di Roma, dove insegna anche Diritto Pubblico
    Romano.

    ecco cosa è l’Università Europea di Roma: (www.uniecampus.it/universita)

    L’Università Europea di Roma è un’università cattolica non statale
    legalmente riconosciuta fondata nel 2005.
    È promossa ex Statuto dalla congregazione cattolica dei Legionari di
    Cristo[1]. Si finanzia tramite la Fondazione Universitaria Europea[2].
    Fa parte di una rete internazionale di università[3], anch’esse promosse
    dai Legionari di Cristo, con sedi in Spagna, Stati Uniti, Messico e Cile.

    cioe una università online (e-campus), quelle recentemente parificate con
    decreto da Gelmini

    Roba da non credersi…

    GELMINI, DECLEVA, VALDITARA, BERSANI

    – GELMINI
    Il ministro Gelmini ha dichiarato: «Gli studenti che contestano le riforme del governo rischiano di difendere i baroni, i privilegi e lo status quo.”
    Evidentemente il Ministro non considera “baroni” i Rettori della CRUI che hanno contribuito a scrivere e hanno sempre sostenuto con forza il ‘suo’ DDL.
    La dichiarazione del Ministro dimostra che lei non ha nemmeno letto il ‘suo’ DDL, voluto in realta’ da Confindustria.

    – DECLEVA
    Mentre l’Universita’ insorge, Decleva, presidente della CRUI, ha
    dichiarato: “non e’ vero che (le Universita’) sono in rivolta”. “La Crui e’
    sempre stata favorevole alla riforma sia pure con correzioni”. “Il taglio e’ stato recuperato”.

    – VALDITARA
    A dettare la linea dei ‘finiani’ e’ Giuseppe Valditara, relatore al Senato del DDL. Valditara e’ “Senatore della Repubblica – Professore ordinario di Diritto Romano, Universita’ di Torino – Coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza della U.E.R. – Membro del Comitato Ordinatore della U.E.R.” U.E.R. sta per “Universita’ Europea di Roma”, un’Universita’
    privata, fondata e finanziata dai Legionari di Cristo.
    E Valditara non sente ragioni: il DDL DEVE essere approvato, visto che, come ha dichiarato, FLI “ha raggiunto un importante risultato ottenendo l’assunzione di 4500 vincitori di concorso a professore associato per i tre anni successivi all’approvazione della riforma”.
    Valditara fa finta di non sapere che nessun ricercatore in ruolo ha chiesto di barattare questi posti con l’approvazione del DDL e non considera che questi posti non servono agli attuali oltre 50.000 precari che saranno espulsi dall’Universita’.

    – BERSANI
    Luigi Bersani, segretario del PD, ha solidarizzato con la protesta, dimenticando pero’ che alle soglie dell’approvazione del DDL si e’ giunti anche per la non ferma opposizione dell”Opposizione: il PD ha presentato e non ha mai ‘ritirato’ un DDL che ha, sulla ‘governance’ e sulla docenza, sostanzialmente gli stessi contenuti del DDL governativo: un Consiglio di Ammnistrazione despota e con ‘esterni’ (ASL) e una docenza in due ruoli separati (altro che ruolo unico!), con la messa ad esaurimentio del ruolo dei ricercatori che renderebbe ancora piu’ vasto e piu’ lungo il precariato.
    Se il PD vuole veramente opporsi al DDL governativo ‘ritiri’ il suo DDL e ‘ritiri’ la dichiarazione del suo Vice-segretario che ha pubblicamente “apprezzato” la linea di Confindustria sul DDL governativo ed elabori finalmente un progetto veramente alternativo al suo DDL e a quello governativo, confrontandosi sul serio con tutto il mondo universitario.

    Per leggere l’intervista a Decleva, la dichiarazione di Valditara e saperne di piu’ sull’UER cliccare:
    http://www.andu-universita.it/2010/11/05/ddl-mortale/

  2. La situazione dichiarata due anni fa non mi sembra esatta in qualche punto. Ad esempio, l’ufficio comunicazione di proporzioni mastodontiche, eredità dell’era Tosi, era già stato smantellato. Per il resto penso che alle contrada non gliele freghi assolutamente nulla, anzi forse il contrario visto che gli studenti fuori sede vengono visti come problema e non come risorsa. Non avremo nemmeno un novello Barbicone, il popolino ormai è assuefatto e ha imparato che ad esporsi si rischia la morte, non quella data da mafia e camorra, ma quella civile data dal sistema siena.

  3. Per dovere di cronaca riporto i commenti di oggi e di ieri al mio http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/23/se-questo-e-un-ateneo/78387 reperibile alla pagina http://www.ilfattoquotidiano.it/category/archives/cervelli-in-fuga

    Audrey scrive:
    25 novembre 2010 alle 10:06
    Sono una studentessa dell’Università di Siena e la crisi si sente anche se fino all’anno scorso la volevano nascondere… È un peccato perchè abbiamo docenti preparati e che fanno bene il loro mestiere… Anche noi abbiamo protestato, occupato facoltà e rettorato ma sembra che tutto ciò non sia servito a nulla… Come in qualsiasi posto dove qualcuno ruba è sempre chi non ha colpe a pagare mentre sarebbero da andare a tirare fuori i soldi dalle tasche e dalle proprietà di chi ce li ha portati via, perchè noi paghiamo tasse e libri e non sono neppure cose economiche….
    Carlo scrive:
    25 novembre 2010 alle 08:46
    Caro Prof. Cosimo,
    nella mia regione, la Basilicata, che conosci molto bene un rettore buonanima, che conosci molto bene, si era messo in testa di istituire la facoltà di medicina e chirurgia. trovò molti proseliti: primari medici (si vedevano già cattedratici), politici e perfino gente comune (riuscirono a raccogliere 25.000 sottoscrizioni a favore della magnifica idea del magnifico rettore). C’era perfino un direttore generale di asl, laureato in medicina e chirurgia che aveva prenotato il posto di preside della nascente facoltà. Un mattino preso dallo sconforto scrissi una lettera, dal titolo “contro il portar la toga”, e la inviai ad un giornale locale. la lettera conteneva pesanti critiche all’idea di voler istituire la facoltà di medicina nella mia regione. le critiche non risparmiavano nemmeno il modo di agire della politica. dopo la mia lettera che ebbe ampio risalto nell’opinione pubblica di facoltà di medicina non si parlò più. dopo circa un anno dalla pubblicazione della lettera ricevetti l’avviso di conclusioni delle indagini con richiesta di rinvio a giudizio per aver diffamazione. il rettore si era sentito diffamato e mi aveva querelato. morale della favola non bisogna infastidire il manovratore.
    Dante scrive:
    24 novembre 2010 alle 18:56
    Caro ex-collega Loré, diciamoci la verità senza tante frasi liricheggianti: la sinistra ha distrutto l’università italiana riducendola ad un bieco esamificio e ad un mercato di posizioni accademiche con sempre meno valore e significato. Taccio sull’iniquo sfruttamento di ricercatori, assegnisti, ecc. che continua e continuerà. Gli ultimi ministri si sono limitati (o, se preferite, limitate) a posare la pietra tombale dopo aver buttato qualche palata di terra. Sono stato in commissione di concorso a Siena; non provo né solidarietà né simpatia per l’ateneo.
    DeusExMachina scrive:
    24 novembre 2010 alle 19:20
    Mi permetta di dissentire su qualche punto siccome parlate di università italiana: 1. Esamificio per chi è raccomandato. In questo preciso istante sto studiando per l’ennesimo esame e Le garantisco che non lo supero “a gratis” siccome sono figlio di nessuno e non sono avvezzo a prostituire la mia morale al migliore offerente. 2. Più che sinistra il problema sono stati e sono i politici. Non so se ha mai visto il film “Match Point” dove c’era la metafora della palla da tennis a fil di rete: i politici si giustificano allo stesso modo, sperando che la palla cada nel campo opposto e intanto tutti arraffano quel che possono, come i barbari secoli fa solo che questi vestono su misura e si fingono decorosi. Per il resto touché.
    dante scrive:
    24 novembre 2010 alle 20:57
    No, caro amico. Io ho visto i trenta politici e le percentuali di promossi “consigliate” dai presidi di facoltà. Non erano cose riservate ai raccomandati, ma miravano a fare cassa aumentando le iscrizioni. O beh, è vero, si mirava anche a fare in modo che alcuni, cui lo studio interessava meno di altre cose, se ne vedessero bene. Lei sarà senz’altro l’ottima persona che dice di essere, e allora continui su questa strada. Ma non si illuda, il potere ha dietro nomi precisi, e dire “politici” non significa molto. Consideri anche che questa università, svilendo il significato di quello che fornisce, di fatto la defrauda dei frutti del suo onesto lavoro.
    DeusExMachina scrive:
    24 novembre 2010 alle 21:38
    Le cose sono sempre più complicate di quanto si creda, ahimè. Ricollegandomi alla riposta precedente, aggiungo che non sono tra quelli che dicono di essere una “brava persona” ma tra quelli che cercano di esserlo. “I Santi stanno in paradiso” come si dice dalle mie parti. Si tratta trattava solo di scegliere e io l’ho fatto. O almeno mi illudo che sia così.
    Commentatore scrive:
    24 novembre 2010 alle 18:39
    L’ateneo di Siena è sostanzialmente inutile. Nessuno ha mai capito quale sia la necessità della sua esistenza. Una città come Prato che ha quattro volte gli abitanti di Siena non possiede un suo ateneo ma ha sostanzialmente un polo didattico che è una diramazione dell’università di Firenze. Non si capisce perchè Siena non possa diventare come Prato ed essere semplicemente un distaccamento dell’università di Firenze o di Pisa. Si deve far finita di credere che tutte le università pubbliche italiane siano utili. Siena non è un università utile è solo un buco nero del bilancio pubblico e per questo deve sparire come organizzazione. Questo vale per tanti altri atenei in Italia. Ad esempio nessuno capisce l’utilità della presenza di 3 atenei pubblici a Roma, come non si capisce perchè in Sicilia ci siano sedi distaccate di atenei dentro il territorio naturale di altri atenei. Tutto ciò deve sparire.

  4. @ Petracca: «Come siamo messi a due anni di distanza?»

    L’elenco è piuttosto breve e chi è più informato contribuisca ad allungare la lista:

    1) È stato dismesso il Palazzo Chigi-Zondadari dei rettori megalomani.
    2) Dei 1060 docenti di ruolo ne sono rimasti, ad oggi, 951 e scenderanno ancora entro la fine dell’anno.
    3) Alcune unità di personale tecnico ed amministrativo si sono trasferite (poche) ed altre (poche) sono andate in pensione.

    @ katia: «…l’ufficio comunicazione di proporzioni mastodontiche, eredità dell’era Tosi, era già stato smantellato.»

    Ti sbagli e di grosso. Focardi smantellò l’area, a capo della quale era stato messo il supermastodontico dirigente Boldrini. Ma tutti gli uffici ed il personale rimase (e si trova) al suo posto. Proprio come documentò, 2 anni dopo lo smantellamento dell’area, il giornalista di Panorama.

  5. Sulla necessità di non coltivare illusorie speranze e sulla opportunità di approfondire serie indagini, unico vero antidoto per chi non si ferma alla prova “per sentito dire” o a visioni “ottimistiche” della vita, della realtà e del futuro, partecipo una piccola divagazione per naviganti prudenti.

    … quando ormai esangue essiccato dal sole cocente ridotto a salamoia dall’invadente salsedine dopo lunga e perigliosa navigazione che la speranza stessa sottomise alla sconfinata distesa di acque senza pietà per chi la terra sogna nell’orizzonte invano indagato …
    … quando senti che l’ora è giunta e stai per esalare il respiro terminale …
    … quando tutto è perduto …

    … ebbene proprio allora …

    … una figura invitante ed attraente sembra venirti in soccorso e amorevolmente accoglierti alfine nel suo sen sicuro …
    … e torni a sorridere incredulo e già inizi a rivolger agli dei generosi e provvidi i tuoi grati motti e lazzi …
    … e saltelli qual fanciullo felice ritrovando le forze che ti avevano abbandonato …

    … sappi che lo stai prendendo ancora una volta in quel posto perché sei solo preda di un’allucinazione e fai festa perché oltre all’estremo danno ti è riservata l’ultima beffa …

  6. La faccio breve: duole dover ricominciare sempre dal caro babbo; si visiti il blog che è un archivio e di notevole valore storico e si vedrà come stanno fatti misfatti reati processi sentenze nomi dati date lire euro in un divenire il cui significato non lo coglie chi non è bene informato. Studere! Studere! Studere!

  7. Scusa Giovanni, ma cosa potevano fare Lega e Lcs per gettare nella pattumiera queste persone?!? Avere una forte vocazione alla legalità ed aver fatto molto – almeno come Lega – denunciando le presunte irregolarità (nomina della Fabbro, Elezioni del Rettore, interrogazioni parlamentari, regionali, provinciali e comunali), non vuol dire avere i mezzi per ingabbiare, nel senso reale del termine, condannandoli, gli autori del danno.

    Abbiamo fatto quello che si poteva, di più non era possibile: la Magistratura è indipendente ed il Ministro non è della Lega, anzi….

  8. Roberto Petracca: «Per la sede di Arezzo si spendevano 15 milioni annui per portarne a casa quattro.»

    Secondo me stai sparando numeri a casaccio.
    Secondo quanto riportato qui dal prof. Grasso, 15 milioni è solo il costo per stipendi del personale dell’Università di Siena ad Arezzo (soprattutto docenti della facoltà di Lettere). Ma ci sono certamene altre spese (materiale d’uso, arredi, manutenzione, riscaldamento, corrente, telefono, mutui, tasse – quando e se si ricordano di pagarle ecc).
    Quattro milioni è (probabilmente era) l’entrata per tasse di iscrizione. Ma sicuramente è solo una frazione delle entrate (la cui voce maggiore è la quota del FFO per studente – che varia a seconda della facoltà – più le quote per la qualità, incentivi ministeriali vari, contributi degli enti locali…).
    Insomma non vedo come tu possa tirare conclusioni da conti di cui non ti rendi neppure conto di quanto ignoriamo.

    Se questa è la pratica dei biologi, propendo a dar ragione a Nick quando dice che qualsiasi fuffa alternativa vale quanto la vostra scienza 😉

    saluti scettici
    Sesto Empirico

  9. Francesco Giusti: «Scusa Giovanni, ma cosa potevano fare Lega e Lcs per gettare nella pattumiera queste persone?!?»

    Roberto Petracca ha usato l’espressione «…la Lega Nord e le Liste Civiche non sono state capaci di buttare nella pattumiera manco chi ha prodotto un grosso buco di 230 milioni in una piccola università.» Non mi sembra un rimprovero. Io avrei usato l’espressione: «non sono riuscite a…». Il commento, però, non è mio.

    Sesto Empirico: «Secondo me stai sparando numeri a casaccio.»

    Nella prima parte del suo articolo, Roberto Petracca ha semplicemente riproposto quanto pubblicò 2 anni fa Panorama. Il link all’articolo consente agevolmente il riscontro. Scriveva il giornalista: «…la sede di Arezzo costa 15 milioni di euro l’anno ma porta introiti modesti: 3,5 milioni arrivano dalle tasse studentesche e 800 mila euro da una società consortile di cui fa parte anche l’ateneo.»
    Per quanto riguarda gli altri argomenti (spese del personale, spese di funzionamento della sede ecc.) i dati riportati cominciano ad essere vecchi e, comunque, non sono disaggregati. La ragione per la quale non ho ancora risposto al tuo commento del 19 novembre è proprio dovuta al mio tentativo di arrivare a quantificare il costo della sede aretina con dati più precisi, specialmente per quel che riguarda gli assegni fissi.

  10. Caro Francesco Giusti,
    Il ministro Gelmini non è della Lega e infatti Tremonti gli ha segato un miliardo e mezzo. Non essere della Lega oggi è molto dura, prova ne sia che se sei un contadino che vota lega non paghi la multa europea sulle quote latte, se invece sei un professore Tremonti ti concede un ponte sotto al quale andare a dormire la notte. La Gelmini ha accettato il compito di demolire quel covo di comunisti che secondo il berlusconismo e secondo il leghismo è l’istruzione pubblica e, coerentemente, ha accettato di farsi segare i soldi che servono all’istruzione pubblica. Ora succede che senza soldi la Gelmini perde popolarità. Ponzio Pilato correrebbe subito ai ripari dicendo che la Gelmini non è della Lega esattamente come la Lega corre ai ripari dicendo che la Gelmini non è della Lega. Non va bene! La Lega governa questo paese ed è coinvolta in primissimo piano: non può scappare su Marte lavandosene le mani ogni volta che vede la malaparata.
    La Lega ha una forte vocazione alla legalità e denuncia le irregolarità della Fabbro e del Rettore. Farebbe una cosa nobile se denunciasse anche le irregolarità della Gelmini. Tanto più se i primi vogliono rilanciare l’università e la seconda vuole invece demolirla per mandare sotto i ponti gli infestanti che non votando Berlusconi e Bossi sono una manica di comunisti.
    Non avete i mezzi per ingabbiare gli autori del danno? Sono d’accordo: un buco di 270 milioni è troppo piccolo. Fa ridere i polli. Ne serve uno più grosso. Meglio sarebbe chiudere proprio battenti eliminando la necessità di operare un cambiamento. Vuoi vedere che la Gelmini ne aveva azzeccata una e nessuno l’ha capita?

  11. Forse il Giusti, ragazzo vispo, voleva dire che il ministro della Giustizia (che potrebbe suggerire più solerzia, senza condizionare, alla magistratura senese nell’interersse pubblico al benessere dell’università e alla pubblica sicurezza) non è della Lega…

  12. …non vorrei che a furia di parlare solo di Berlusconi si finisse tutti col dimenticare che nel quadro politico nazionale Berlusconi, insieme con la Lega, rappresentano solo una parte dell’elettorato (quell’artri so’ tutti santi?)… e soprattutto non vorrei che si dimenticassero le cosiddette “autonomie locali”; intere regioni, province, comuni, città, (metteteci pure condomini e appartamenti, se vi pare) che da sempre sono state governate dalla sinistra e dove non mi sembra che le cose siano andate un granché meglio di quanto vanno con il governo nazionale.

    Un esempio per tutti lo farei proprio con Siena, dove nonostante l’onestà e la foga riformista della sinistra che governa (o governa la destra e non me ne sono accorto?) e nonostante i rettori che si sono avvicendati non fossero proprio di “destra” (o sbaglio anche qui? Se mi sbaglio correggetemi) il “buco” di bilancio nell’ateneo si è prodotto, i danni sono stati fatti, l’università è sull’orlo della bancarotta (Corriere di Siena di Oggi) e i responsabili sono ancora a piede libero.
    In Toscana, poi, nota regione di appartenenza della… destra? (o è della sinistra… chiedo lumi!) vediamo un po’ cosa c’è:

    Da QN del 24.11.2010 (pag 19)
    «…Dopo il mito della rigorosa amministrazione, incrinato dal “buco” (Maremma! ma che so’ tutti ‘sti buchi. Oh, chiudeteli che viene un freddo!!! n.d.r.) di 60 milioni emerso all’ASL di Massa Carrara, la Regione Toscana (nota regione Berlusconiana!!! …o no? n.d.r.) vede crollare un altro pilastro: Le società della salute»
    Pensate che bravi, pensate quanto hanno a cuore la salute della gente!!! Così continua l’articolo:
    «Smantellate da una sentenza della Corte Costituzionale, che non le giudica legittime (potenza dell'”autonomia” delle Regioni!!! n.d.r.) configurate come sono nella veste di consorzi fra comuni e ASL. Consorzi considerati potenti: addirittura nicchie del potere e del controllo politico territoriale sulle attività sociosanitarie. O monumenti alla burocrazia»… capito quanto ci pensano alla gente?

    Da QN, stessa pagina, stesso giorno:
    «…è passata all’unanimità la proposta del PdL di istituire una commissione di inchiesta del Consiglio Regionale sul “buco” dell’ASL 1 di Massa. Composta da un rappresentante per gruppo, la commissione dovrà finire il lavoro entro il 28 Febbraio 2011…» …esagerati, per un “buchino” così, una commissione d’inchiesta! …a Siena se ne battono i co****** di 250 milioni di € e a Massa “solo” per 60 ti mettono su una commissione di inchiesta!!! Esagerati!!!…

    QN di oggi (26.11.2010)
    «…i vertici della Menarini…» (Ciao Roberto, come va? Lo sai cosa produce Menarini? Caramelle alla menta!!! n.d.r.) «…sono indagati per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di denaro proveniente da attività illecite, truffa continuata e aggravata ai danni dello Stato, ricettazione e svariate violazioni fiscali…» «…l’accusa contestata al principale indagato» continua l’articolo «è di avere creato una struttura commerciale fittizia grazie alla quale sono stati gonfiati i costi delle materie prime necessarie per la produzione dei farmaci commercializzati in Italia dalla Menarini… Questa società avrebbe così ottenuto che i prezzi al pubblico delle specialità medicinali fossero determinati dall’autorità amministrativa in misura ingiustificatamente elevata. La Menarini avrebbe rifornito per decenni il SSN di farmaci a prezzi superiori al dovuto, percependo enormi guadagni illeciti. Il danno per lo Stato, nonché per i singoli cittadini che acquistano i farmaci, sarebbe ingentissimo, secondo l’accusa…»
    Ma che raccontano “sti giornalisti, Robè… l’industria dei farmaci vuole solo il bene dell’umanità, no?

    Questo, in estrema sintesi, il quadro della Toscana (gestita da Berlusconi, no? O mi sbaglio anche stavolta?). E meno male che io i giornali non li leggo mai!!!

    Se posso azzardare un consiglio: da quando i miei amici comunisti si sono riuniti sotto la generica etichetta di “sinistra”, sembra che la sfiga li perseguiti… non sarà che “sinistra”, dato il significato stesso della parola, porta male?

  13. Le critiche di Sesto Empirico a Roberto Petracca mi sembrano alquanto pretestuose. Nel post, Petracca non porta alcun dato personale ma ripercorre la situazione di due anni fa che nessuno ha mai contestato. Lo scopo è quello di un’analisi comparativa per vedere cosa è cambiato rispetto a due anni fa.
    Io ho iniziato la lista segnalando 3 dati di cambiamento; aspetto sempre che qualcun altro contribuisca ad allungare la lista. Per esempio, mi sapete dire se sono stati dismessi: l’appartamento del Centro studi antropologici (30 mila € l’anno) o quello del Centro Siena-Toronto (15 mila € l’anno) o i magazzini per l’Archivio a Monteroni d’Arbia (35 mila € l’anno). Ancora, c’è qualcuno che conosca ricavi e perdite del merchandising?

    Aspetto lumi da Sesto Empirico, non più “scettico” ma (così mi sembra) “pretestuoso”.

  14. Remo Tessitore. “Aspetto lumi da Sesto Empirico, non più “scettico” ma (così mi sembra) “pretestuoso”.”

    Pretestuoso: Che è portato come pretesto o che si fonda su un pretesto.
    Pretesto: Ragione falsa che si adduce per mascherare i veri motivi di un’azione.

    Come ho già scritto più volte, non ho altri fini se non di conoscere come stanno le cose.

    La frase incriminata era palesemente fuorviante, e questo ho segnalato: può darsi che la sede di Arezzo costi di più o di meno, o magari proprio così, ma non lo si può dire da quel conto.

    Non vedo cosa ci sia di pretestuoso nel pretendere che non ci si accontenti di conti superficiali rimbalzati da un giornale all’altro, ma si vada in fondo alle questioni.

    Sennò che scettico sarei?
    Sesto Empirico

  15. Cosa ti aspetti che dica, caro Domenico? Che difenda le malversazioni della Menarini?
    Purtroppo c’è una parte della società che è malata. Di malversazioni ce ne sono ovunque e le industrie farmaceutiche o le ASL non fanno eccezione. Mi chiami in causa come se lo negassi o mi fossi mai sognato di negarlo. Sono molto preoccupato per i lavoratori onesti della Menarini.

  16. Scusate! ma è sempre un ente pubblico con le regole consuete il suo CdA? non c’è un consigliere che possa interrogare ufficialmente il rettore sui punti di cui sopra? e se ne potranno aggiungere anche altri no? eppoi non sono mica informazioni segrete? che problema c’è a caricarla su questo blog? vanno a verbale che viene approvato e appeso a disposizione del pubblico, o no?P

  17. Caro Roberto,
    anche quelli della “Beretta”sono lavoratori onesti… ma fabbricano armi che possono uccidere gente innocente! Anche quelli che lavorano ai componenti della bomba atomica o alle armi di distruzione di massa sono persone che fanno fino in fondo il loro dovere, ma noi tutti sappiamo bene che se se ne stessero a casa il mondo sarebbe certamente un posto migliore. Se lavori “onestamente” agli ordini di un criminale, puoi certo non essere un criminale, ma finisci per fare cose criminali. Dunque, il problema non è l’onestà di chi fa il proprio dovere; il problema è “sistemico”, di modello, di scelte… di civiltà, se vuoi.
    Il problema dello strapotere della farmaceutica e degli intrighi dei sistemi sanitari (anche loro colpevoli, almeno quanto le indutrie dei farmaci, se non di più) consiste nell’idea perversa che si possano fare soldi sulla pelle della gente che sta male. È questo che è profondamente sbagliato!!! Non può funzionare così e quello che giornalmente vediamo altro non è che la conseguenza di questo modo perverso di intendere la medicina e la salute pubblica.
    …io sono preoccupato per quelli che hanno bisogno di cure e comprano farmaci inutili, quando non dannosi magari al doppio o al triplo del loro vero prezzo. Non ti “chiamo in causa”… osservo con te che la situazione è grave e bisogna mettervi riparo.
    Qui abbiamo a che fare con gente malata che dà la sua fiducia incondizionata ad individui che non solo non la meritano, ma meriterebbero forse il carcere a vita… purtroppo tutti sono “onesti” fino a prova provata del contrario… cioè fino al primo scandalo… ma quando per venti o trent’anni uno di questi grandi “filantropi” che hanno fatto del “bene” all’umanità con le loro schifezze si è fatto ricco come un nababbo a spese della povera gente, come può essere punito… e che risarcimento si può dare alla gente che, ignara, si è fidata?
    Questi fatti vanno scoperti e denunciati prima che accadano… e non bisogna girare la testa dall’altra parte!
    …purtroppo, prima che queste cose accadano tutti sono onesti e allora l’unico modo è quello di combattere un sistema sbagliato, un concetto sbagliato, un modello sbagliato!
    Le ASL non sono meno colpevoli delle ditte farmaceutiche perché in linea di principio e di fatto fanno della salute della gente una questione puramente commerciale. Questo è profondamente sbagliato, disumano, incostituzionale, intollerabile , in una “società Civile”!!! Ecco il senso della mia battaglia… nessuna prevenzione… nessun pregiudizio… nessun partito preso…

  18. A quelli della Beretta puoi chiedere di smetterla di fabbricare armi a patto che lo chiedi a tutto il mondo. Quando nel mondo rimarrà un solo fabbricante di armi allora potrai dire, senza paura di sbagliare, che quello è un criminale. Se chiudi Beretta ed hai 300 concorrenti pronti a prendersi il suo mercato sei caduto dalla padella nella brace. Ci sono eserciti pronti a darti una mano per costruire un mondo migliore e di quegli eserciti faccio parte anch’io. Tutto si può cambiare; a patto che lo si faccia per il meglio. La complicazione sta nel fatto che quel che è meglio per te potrebbe non esserlo per me. Mettiamoci d’accordo su cosa è meglio per entrambi e facciamolo. Restringendo il campo alle sole armi, per avere un mondo perfetto dovremmo chiudere battenti all’intera industria mondiale delle armi. Ammettendo di riuscirci, spunterebbero come cavallette i cavalcatori di Margherita Hack i quali sosterrebbero che avendo miliardi di stelle dovrebbero esistere altri pianeti simili alla Terra popolati da malfattori dotati di armi micidiali. E se qualche alieno verde con nove code, nove bocche e nove dentature dovesse decidere di metterci le mani addosso armato fino ai denti? Cribbio! Io me la sono già fatta sotto! Il nostro mondo di oggi di fronte a mondi ignoti è la copia esatta dell’impero azteco (rapace, vorace ed oppressivo) di fronte agli imperi ignoti di sei secoli fà. Non possiamo non tener conto della maledizione di Montezuma! Abbiamo il paracetamolo, il viagra e le bombe atomiche in tasca, siamo rapaci, voraci ed oppressivi ma di fronte ad alieni verdi con nove dentature armati fino ai denti potremmo fare la fine di Cuauhtémoc di fronte a Cortés e degli aztechi di fronte agli spagnoli. Montezuma si sta scazzicando nella tomba di sicuro! Ripulire l’intero globo terrestre dalle armi non ci basta! Dobbiamo ripulire dalle armi l’intero Universo, altrimenti qualche furbo pronto a far quattrini millanterà l’esistenza di malfattori alieni di fazione avversa per giustificare il ritorno alla costruzione di armi! Quand’anche io e te ci mettessimo insieme e riuscissimo a far chiudere battenti alla Beretta avremmo quindi fatto la figura meschina di favorire i concorrenti di Beretta e qualcuno è certo che ci accuserebbe d’essere stati pagati a suon di moneta da malfattori più malfattori di Beretta. Cornuti e mazziati! Il compito che abbiamo davanti è leggermente più arduo: ci tocca ripulire dalle armi l’intera Terra (lasciamo stare l’Universo: era solo una forzatura per stressare la complessità della questione) e per fare questo non bastiamo né io, né te e manco tutti gli eserciti della salvezza messi assieme. Vogliamo e dobbiamo combattere i furfanti ed i sistemi perversi, questo è tutto quello che possiamo fare, ognuno seguendo le sue idee ed i suoi interessi, secondo democrazia. Va cambiato il sistema ed il nostro sistema è quello capitalistico, ma ahimè non è che ci siano infinite alternative. Oltre il capitalismo c’è il comunismo e poco altro. Io concordo con Churchill: il capitalismo è ingiusto mentre il comunismo è giusto. Il primo è ingiusto nella distribuzione della ricchezza mentre il secondo è giusto nella distribuzione della miseria. Per me la scelta è quindi obbligata: abbiamo il peggior sistema eccetto tutti gli altri. Possiamo migliorare solo quello che abbiamo. Combattere le malversazioni dei furbi e l’imperialismo derivante da una “democrazia che funziona solo quando comandano in due ed uno dei due è malato” (Churchill).
    Le malversazioni ci sono e sono tante ma i lavoratori della Beretta sono onesti e non è detto che se la smettessero di lavorare per Beretta il mondo sarebbe migliore. La faccenda è leggermente più complessa. Sono onesti i lavoratori di Beretta, quelli di big pharma, quelli di Menarini, quelli delle ASL, quelli della Fiat, quelli dell’università e quelli che fabbricano rosari e santini. Poi di disonesti ce ne sono dappertutto, persino tra quelli che stampano santini e speculano sui sentimenti religiosi armati di canini ed incisivi luccicanti e ben affilati.
    Come sarebbe a dire che non mi chiami in causa?
    Generalizzi e dici che c’è l’idea perversa che si possano fare quattrini sulla pelle della gente che sta male. Mi inviti a dare le dimissioni! L’idea che esponi è nota, ma non è di tutti. Non puoi generalizzare criminalizzando anche la parte più sana del sistema.
    Nessun privato può reiteratamente investire abbastanza per sviluppare medicine se non prevede un ritorno economico. Tu dici che questo significa speculare sulla salute della gente. Io, essendo di parte, dico che questo significa lavorare per la salute della gente. Mettiamo tutto nelle mani dello Stato e risolviamo il dissidio. Se vuoi parlare di speculazione parlane pure ma è la stessa speculazione di chi produce cappotti per chi ha freddo, cibo per chi ha fame e conoscenza per chi vuole studiare. Tu dici che speculano tutti. Io dico che lavorano tutti.
    Non giro la testa da un’altra parte. Sono d’accordo sul fatto che le malversazioni e le speculazioni dei disonesti vanno combattute. Ma sbagli nel mettere tra i disonesti anche quelli che fanno business o assistenza sanitaria onestamente e correttamente.
    Ho dato le mie dimissioni, ma le ho rifiutate (ancora W. Churchill).

  19. …via la sanità dalle mani dei politici e dei privati interessati solo al guadagno!
    La salute è un diritto sancito e garantito dalla Costituzione e i diritti sono diritti non beni che possono essere “venduti”; né da politici, né da privati speculatori. I diritti vanno garantiti e non ne può essere richiesta l’esazione… a nessun titolo!!!
    Poi il fatto che né io né tu possiamo fare nulla per questo schifo che c’è oggi, non ci esonera, né moralmente, né intellettualmente, né praticamente dal provarci.
    I farmaci non sono assolutamente necessari… prima dei farmaci viene la prevenzione e chi non si impegna prima nella prevenzione, non può dire che produce i farmaci per il bene dell’umanità. Leggiti la definizione di salute adottata dal WHO e vedrai che con la salute i farmaci non c’entrano un tubo; c’entrano solo con la salute di chi li produce… storia e cronaca insegnano!

  20. Prof. Mastrangelo, perché non presenta il suo libro in contraddittorio con Petracca? Mi sembra che potrebbe essere un gran bel pomeriggio ai Rozzi!

  21. Caro Domenico, ad eccezione della tua affermazione, “i farmaci non sono assolutamente necessari” sono in perfetta sintonia con quanto hai scritto sul tuo ultimo post.

  22. Caro Arlecchino,
    non sono professore (…e quasi quasi me ne vanto!) e poi credo che sarebbe meglio darsi del “tu”.
    Il contraddittorio mi sta bane, magari non nella sede di una presentazione che ho dovuto organizzare grazie solo alle mie forze e alle mie conoscenze, ma in un’occasione più “importante”. E’ interessante e significativo, a tale proposito, che nessuna azienda farmaceutica organizzi non dico presentazioni, ma almeno contraddittori su questo tema.

    Caro Roberto,
    se siamo d’accordo sul mio ultimo post, eccetto che per l’affermazione sulla necessità dei farmaci, siamo già un bel pezzo avanti.
    Per tua opportuna informazione, io i farmaci li prescrivo… soloed esclusivamente se necessari!!! Pensi che una prescrizione giudiziosa di farmaci possa garantire fatturato ai produttori? Io credo proprio di no!
    Vedi ad esempio il malcostume di prescrivere antibiotici come “copertura” anche a pazienti con raffreddori o altre malattie virali… pratica condannata persino da medici e istituzioni appartenenti all’establishment anche se puntualmente disattesa… con grave danno alla salute della gente e danni potenziali incalcolabili legati all’aumento dei germi resistenti che una simile pratica determina… perché questo accade se non per garantire fatturato “artificioso” e criminale a Big Pharma?

  23. @ Nick: «La salute è un diritto sancito e garantito dalla Costituzione e i diritti sono diritti non beni che possono essere “venduti”; né da politici, né da privati speculatori. I diritti vanno garantiti e non ne può essere richiesta l’esazione… a nessun titolo!!!»

    Attento però che questa pretesa indipendenza dalla politica e dal mercato in nome di diritti costituzionali sembra molto simile alla ricetta che ha portato alla bancarotta dell’università…

    Sesto Empirico,
    scettico

  24. Caro Sesto Empirico,
    la salute è l’obiettivo primario.
    Come va salvaguardata è la questione di fondo. Come vedi i modelli che stiamo usando oggi? Le Aziende Ospedaliere Universitarie tutelano la salute della gente? Io credo proprio di no. Non solo paghiamo tutto e non sappiamo cosa stiamo pagando (v. caso Menarini), ma le cosiddette “aziende” sono rette da burocrati di partito totalmente incompetenti che per garantire fatturato chiedono (in realtà pretendono):
    1. che si facciano esami diagnostici… chi non prescrive esami diagnostici e fa diagnosi basandosi solo sulla semeiotica, che è cultura e conoscenza medica, non fa guadagnare l’azienda e dunque è da considerare un peso morto;
    2. che si prescrivano terapie (possibilmente costose)… chi usa terapie “non convenzionali” o poco costose, anche se efficaci, non fa guadagnare l’azienda e dunque deve essere isolato.
    In questo contesto coloro che, ad esempio, operano, con interventi costosissimi, le cataratte (che potrebbero facilmente essere prevenute con diete adeguate e fattori nutritivi) o, con interventi ancor più costosi operano i difetti di rifrazione (che non sono malattie, che si correggono facilmente con le lenti e che, in linea teorica, si possono curare anche con una semplice “ginnastica oculare”), sono i padroni delle nostre “aziende” da farsa perché sono preziosi e fanno fare fatturato!
    Al contrario, sempre nel medesimo contesto, i medici “con le palle”, quelli cioè che ti fanno la diagnosi non appena ti vedono entrare nel loro ambulatorio, sono dei nessuno assoluti perché loro non fanno guadagnare nulla alle “aziende” e la politica perde la sua credibilità… e con la credibilità, la possibilità di garantirsi tutto l’elettorato passivo necessario a sostenere il potere.
    La medicina deve tornare alla medicina e liberarsi del concetto che con la medicina si guadagniA. L’unico guadagno che la medicina può e deve garantire è quello di un’umanità in salute e senza malattie… utopia? Può darsi… ma qui siamo lontani anche dal solo provarci.
    La prevenzione, caro Sesto, chi la fa la prevenzione? Le “aziende ospedaliere”? Se fossero interessate alla prevenzione, abolirebbero tutti gli interventi inutili… a partire dalle cataratte, per finire con la chirurgia refrattiva che si rivolge ad un utenza non malata (i difetti visivi, va ripetuto, non sono malattie)… ma siccome denaro e potere “tirano”, allora andiamo avanti così!
    L’azienda ospedaliera senese (e anche universitaria) è, a mio modestissimo parere, messa molto peggio dell’università… a causa della politica e a causa del mercato!!!
    Potrei fare numerosissimi altri esempi, ma non voglio dilungarmi oltre.

  25. …l’uccellino mi ha raccontato che qualcuno ai “vertici dell’azienda” esige che si riduca il numero delle narcosi diagnostiche (atto diagnostico con il quale si identifica e poi si cura il retinoblastoma, tumore infantile che colpisce la retina dei bambini)… “perché è finito il budget”!!!!!!…che, tradotto in italiano, significa che “son finiti i denari”… e sì che ce ne entrano pochi nell'”azienda”, tra le tasse che noi paghiamo, i tickets che noi paghiamo e i denari che si fottono in combutta con Big Pharma!!!!… tanto per capire come la politica tutela la salute della gente.
    …io stesso ho avuto mio figlio ricoverato per un mese “in azienda” con un versamento pleurico ed un focolaio polmonare… ha fatto antibiotici (molti dei quali costosissimi!!!) ed esami diagnostici a non finire… ma ancora oggi non sappiamo cosa abbiamo curato, perché la diagnosi non è stata fatta… così la politica tutela la salute della gente!!!
    Dà retta a me Sesto, la medicina non è una roba da politici e burocrati di partito!!!

  26. @Nik “Dà retta a me Sesto, la medicina non è una roba da politici e burocrati di partito!!!”

    Non mi pare di avere mai scritto che la medicina debba essere delegata ai politici. Ho solo messo in guardia verso i rischi della autorefenzialità, che abbiamo, mi pare, sperimentato amaramente all’università.

    D’altra parte anche la guerra è una faccenda troppo seria per affidarla a dei militari (Georges Clemenceau)

    Sesto Empirico,
    scettico

  27. …purtroppo però, anche se tu non l’hai detto, nei fatti è così e tutti ne paghiamo le conseguenze, in un modo o nell’altro… i cosiddetti direttori generali della cosiddette aziende ospedaliere sono burocrati di partito e il loro unico compito e scopo è quello di mantenere e incrementare, se possibile, le clientele politiche perchè “il pallino” non passi di mano… e così noi tutti continuiamo a pagare fingendo di curarci nelle “aziende” dirette da questi signori che fingono di preoccuparsi della nostra salute…

  28. Giusto! Ora però la Corte costituzionale ha bocciato fortunatamente le società della salute toscane, che portavano all’esasperazione la politicizzazione della salute. Toscana sempre allavanguardia in negativo: pensate al sistema elettorale da cui deriva l’attuale Porcellum

  29. Ringrazio Arlecchino per aver ribadito concetti e fatti da me già riportati in precedenza. Sulle Società della Salute, ho riportato il commento della Nazione: «Consorzi considerati potenti: addirittura nicchie del potere e del controllo politico territoriale sulle attività sociosanitarie. O monumenti alla burocrazia».
    Questi fatti, in questa regione e con la crisi attuale degli atenei non sono per nulla irrilevanti.
    Per quanto riguarda la mia personale esperienza, sono in grado di affermare senza tema di smentita, che neanche i “vertici” dell'”azienda” sono interessati al merito e all’eccellenza. Quindi la cancrena della politica è una piaga molto diffusa in questa regione e ad essa va posto immediato riparo se si vuole veramente salvare l’università e la sanità.

  30. Degli amici, caro Professor Mastrangelo (per me è professore anche se gli assurdi meccanismi accademici non lo hanno ancora riconosciuto tale) mi dicono che in ospedali di provincia lombardi sono stati benissimo per qualità degli interventi, e per i servizi come in albergo peraltro… loro come han fatto a sconfiggere la partitocrazia trionfante in Toscana?
    E ha visto del Ceccuzzi? Incredibile, il PD ormai interamente democristianizzato qui a Siena (fratelli Monaci) propone un altro ‘straniero’ alla guida del Comune di Siena dopo aver consegnato Fondazione e MPS a chiantigiani e calabresi.
    Forza Lega, sveglia questi senesi narcotizzati!
    MPS a 0,84, sveglia, sveglia contradaioli!
    Catoni stamane in Comune ha ricordato che il Palio dell’Unità l’ha vinto l’Onda. Sveglia anche a Voi, amici cari, che mi siete vicini per motivi di famiglia…
    Ma, a parte la vittoria paliesca, riprendetevi le istituzioni senesi! Solo per l’Università il discorso è diverso, ma badate che il Risorgimento fu imposto dagli universitari, anche se allora erano quasi tutti solo senesi, professori e studenti.

  31. …bene fa Laura a correggermi… io ho usato la parola “politica”, ma è evidente che mi riferivo alla partitocrazia… e d’altra parte ho definito “burocrati di partito” i direttori generali di queste aziende da farsa che sono diventate gli ospedali. Vorrei che qualche bravo Costituzionalista ci facesse sapere se è costituzionalmente corretto trasformare gli ospedali in “aziende” che fanno “fatturato” sulla pelle della gente.
    Al di là di questo, cara Laura, io, che per motivi di famiglia frequento l’ospedale di Brescia, le dico questa inezia: quando arriva il carrello del pranzo, dal medesimo emana un profumo che invoglia a mangiare… per contro, nella locale azienda ospedaliera, che pure frequento, l’odore del pasto che viene offerto ai degenti è nauseabondo, la vista dello stesso è a dir poco sconcertante… il sapore, decisamente vomitevole (lo stesso dicasi di molte mense scolastiche locali date in appalto alle solite e spesso uniche cooperative)… sembrano dettagli, ma il buon giorno si vede sempre dal mattino!!!

  32. Ecco, la differenza c’è, ok, ma allora di chi è la responsabilità? Non dei cuochi, immagino!

  33. …beh, magari la differenza sta nella qualità delle materie prime e degli ingredienti che (lo si vede benissimo) localmente vengono selezionati in base al principio dell’economicità perchè è necessario risparmiare per stare dentro al “budget” e non andare in “perdita”…poi, se i degenti mangiano cacca, chi se ne frega!…e ce ne fosse uno che protesta! La gente compra qualcosa al bar e tira avanti fino al momento della “liberazione” (la dimissione).
    Io credo che a chi “ha meno” (ad esempio i degenti di un ospedale) sia necessario offrire “di più” (dove nel “di più” deve essere compreso, tra gli altri, un pasto decente, la cortesia del personale, la pulizia degli ambienti e quant’altro)..in realtà, il concetto stesso del “di più” cozza contro i criteri di economicità ai quali un’amministrazione “aziendale” si deve sempre ispirare per non rischiare il fallimento…dal che si torna al punto di partenza: la salute non è un “bene” al quale possano essere attribuiti dei costi.
    Per comprendere meglio il tutto riflettimo sulla definizione di “salute” data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità:
    LA SALUTE E’ UNO STATO DI BENESSERE FISICO, MENTALE E SOCIALE (RIPETO SOCIALE)E NON SEMPLICEMENTE L’ASSENZA DI MALATTIA O INFERMITA?
    https://apps.who.int/aboutwho/en/definition.html

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