Scandalo Monte dei Paschi di Siena: mozione comunale per un’azione di responsabilità

FondazioneMps

Al Presidente del Consiglio Comunale di Siena, Al Sindaco di Siena (Siena, 30 luglio 2013)

Oggetto: Mozione dei consiglieri Mauro Aurigi e Michele Pinassi (Movimento Siena 5 Stelle), Enrico Tucci (Cittadini di Siena) e Laura Vigni (Sinistra per Siena, RC, SsM) per chiedere l’avvio di una azione di responsabilità nei confronti degli Organi Amministrativi  della Fondazione MPS.

PREMESSO 

–       che la Fondazione MPS, come recita l’art. 1 del suo statuto, è un’emanazione del territorio e della Comunità Senese, avendo ricevuto in conferimento l’enorme patrimonio mobiliare e immobiliare dell’ex Istituto di Credito di Diritto Pubblico Monte dei Paschi di Siena, a sua volta erede diretto del Monte dei Paschi di Siena “creato per voto della Magistratura e del Popolo senese nel 1622 (…) e poi riunito al Monte dei Paschi di Siena fondato nel 1472”;

–       che gli art. 3 e 4 dello Statuto della Fondazione MPS prescrivono, tra i vari punti, che “La Fondazione persegue i propri fini istituzionali salvaguardando la consistenza del suo patrimonio e promuovendone la valorizzazione. Amministra il proprio patrimonio secondo criteri prudenziali di rischio e di economicità tali da conservare il valore ed ottenere un’adeguata redditività. Amministra le partecipazioni detenute nel rigoroso rispetto delle finalità statutarie”, e che “La Fondazione non può contrarre debiti per un importo complessivo superiore al 20% del proprio patrimonio”;

–      che in più occasioni sono state presentate nelle sedute del passato Consiglio Comunale interrogazioni e mozioni sulla sempre più pesante situazione della Fondazione MPS senza ottenere adeguate risposte.

RICORDATO 

–      che il titolo di Banca MPS, avendo perso il 95% del suo normale valore, è ormai da tempo a valori minimi e di conseguenza è sempre più esiguo il patrimonio della Fondazione MPS, poco accortamente concentrato su questo unico asset;

–      che la partecipazione della Fondazione MPS nella Banca MPS si è progressivamente ridotta, attestandosi ora a circa il 33% e che, anche alla luce della modifica dello statuto votata dalla Fondazione MPS del limite di voto al 4% per i soci privati, è necessariamente destinata a ridursi ulteriormente e considerevolmente;

–      che la Fondazione MPS è rimasta del tutto indifferente al fatto che alcune voci, anche di ex dirigenti della Banca MPS, proprio nelle Assemblee dei soci della Banca MPS si siano ripetutamente levate a dimostrare l’assoluta perniciosità delle scelte gestionali della Banca stessa;

–      come a seguito di tale sciagurata gestione la Banca MPS abbia smesso quasi subito di produrre utili e subito dopo a dichiarare perdite nella gestione tipica, coperte contestualmente dalle plusvalenze ricavate dalla vendita di cespiti attivi (immobili e partecipazioni) fino a dover dichiarare negli ultimi due esercizi perdite per un totale di 8 miliardi di euro, per cui dei 20 miliardi stimati all’atto della privatizzazione del 1995 alla data odierna ne residuano appena 2,4;

–      che, come ulteriore pesante conseguenza, la Fondazione non eroga più risorse al suo territorio di riferimento.

CONSIDERATO

–      che il tutto debba addebitarsi all’approvazione che la Fondazione MPS, già azionista di maggioranza assoluta ed ora di maggioranza relativa (ma maggioranza assoluta nelle Assemblee dei soci MPS), non ha mai fatto mancare alle spericolate operazioni architettate dal vertice della Banca MPS (vedasi soprattutto acquisizione della Banca 121 e della Banca Antonveneta, ma non solo);

–      che la Fondazione MPS ha inopportunamente contratto debiti per fronteggiare l’ultimo aumento di capitale, a fronte dei quali ha concesso in garanzia tutte le quote della Banca MPS rimaste attualmente in suo possesso;

–      che conseguentemente la Fondazione MPS ha visto ridursi il proprio capitale – rappresentato originariamente dal possesso dell’intero capitale della Banca più l’ingente patrimonio proprio – a meno di 700 milioni in massima parte rappresentati da azioni della Banca cedute in pegno come sopra detto;

–      che tutto ciò è avvenuto nell’arco temporale di appena una quindicina di anni, per cui si è trattato di una perdita annua di ricchezza valutabile a ben oltre 1,5 miliardi all’anno, senza che mai gli organi dirigenti della Fondazione abbiano sollevato la minima osservazione, anzi approvando in ogni sede ed entusiasticamente il proprio operato e quello della Banca MPS.

il Consiglio Comunale impegna il Sindaco

a intraprendere un’azione di responsabilità nei confronti dei componenti degli Organi Amministrativi della Fondazione MPS che saranno ritenuti responsabili di avere agito in difformità di quanto prescritto dallo statuto e di avere compiuto una serie impressionante di errori gestionali, causando la perdita del controllo e della Senesità della Banca MPS, una spaventosa distruzione di patrimonio e un ingente indebitamento della Fondazione MPS, che potrebbe portare a breve alla perdita quasi totale della residua partecipazione nella Banca MPS e a mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza.

Il giornalismo italiano e la “sindrome dell’encomio scaduto”

Luigi Manconi - Emma Bonino

Luigi Manconi – Emma Bonino

Garantismi (da: Il Foglio 30-07-2013)

Luigi Manconi. (…) Garantismo tre. Al Foglio, com’è noto, Emma Bonino sta francamente antipatica. E lo si vede. Nei momenti di maggior successo politico e di più ampio consenso popolare, così come nelle fasi di difficoltà e di sconfitta, il Foglio ha sempre manifestato una legnosa ostilità. Si può comprendere: a questo giornale le donne che fanno politica piacciono quando sono “le più maschie” possibile. Coerentemente, e persino con un pizzico di attenzione e di rispetto in più, il Foglio ha trattato Emma Bonino anche nella circostanza dell’espulsione dall’Italia di Alma Shalabayeva e di sua figlia. Ma gli altri! Tutti gli altri mezzi d’informazione, ma proprio tutti o quasi, e tutti i commentatori, ma proprio tutti o quasi, sono apparsi affetti dalla “sindrome dell’encomio scaduto” (o fuori tempo massimo). La procedura è semplice: si elogia, talvolta entusiasticamente, Bonino per ciò che ha fatto fino all’altro ieri, al fine di criticare più violentemente ciò che fa o non fa oggi. Sarebbe persino legittimo se, appunto, di ciò che ha fatto fino all’altro ieri, effettivamente, si fossero cantate le lodi. E, invece, non è affatto così: tutti quei commentatori che ora parlano positivamente di Bonino al passato, nel corso di quel passato non le hanno certo reso gli onori meritati. Più spesso, acide contestazioni, accuse di vittimismo e narcisismo, e addirittura sofisticate critiche per la “retorica dei diritti umani”. Insomma, ciò cui si assiste in questi giorni – e non è un bello spettacolo – è una sorta di apprezzamento postumo (nei confronti di una donna viva vegeta e vitalissima), di encomio postdatato, di elogio a babbo morto.

Dopo l’Università si passa alla svendita del Monte dei Paschi di Siena

Mauro-AurigiLa svendita del Monte dei Paschi di Siena

Mauro Aurigi (Consigliere comunale MoVimento 5 Stelle). Come già temuto, il 12 luglio la maggioranza di centro-sinistra del Consiglio comunale ha dato alla Fondazione MPS e alla Banca Monte Paschi di Siena il via libera all’abolizione del limite del 4% per le quote della Banca detenute da soci privati rendendo il Monte scalabile da chiunque ne abbia la voglia e i soldi. Il sindaco Valentini si è rimangiato tutti gli impegni assunti nel corso della campagna elettorale sul mantenimento di quel vincolo, impegni che gli hanno consentito di guadagnare quel risicato 2% con cui ha sopravanzato il suo antagonista al ballottaggio del 9-10 giugno. Così si è tranciata via l’ultima barriera del forte legame che da 500 anni legava il Monte dei Paschi e la comunità senese, che non era solo materiale, ma emotivo al limite dell’amore fisico, causa principale quest’ultimo – come per il sistema contrada – del longevo successo della Banca. 
In una mozione di sei pagine, la maggioranza di centro-sinistra ha sostenuto che l’ingerenza della politica nella banca e nella fondazione sia un rapporto contro natura, salvo poi dire il contrario in ognuna di quelle pagine, essendo queste tutte dedicate a ciò che la Fondazione e la Banca devono fare. Neanche la pudicizia di un pallido rossore per come quella “riserva di caccia” è stata ridotta in un decennio di assidue “ingerenze” della sinistra di lotta e di governo negli affari “strepitosi” della Banca e della Fondazione. De Bustis, Baldassarri, Mussari, Profumo, Viola, la gran parte dei membri dei CdA del Gruppo Monte e tutte le deputazioni della Fondazione, cos’altro sono state se non “ingerenze politiche” del PCI-PDS-DS-PD nella banca? Tutto quello fatto con l’approvazione entusiasta della sinistra (svendita dell’enorme patrimonio immobiliare per pagare dividendi agli azionisti in mancanza degli utili, finanza creativa, Banca Mantovana, Banca 121, Antonveneta, svendita della Cassa di Risparmio di Prato e di partecipazioni come nel San Paolo di Torino, in Mediobanca, nelle Generali) cos’altro è stato se non ingerenza della politica? Della “loro” politica ovviamente, non di quella della comunità. Una mozione, quella della maggioranza, dove si eleva l’ipocrisia a livello di arte. La realtà è che mancano all’appello 20 miliardi di euro rispetto a quando, con la privatizzazione del 1995, la presunta sinistra ha preso in mano le sorti della Banca e della Fondazione.
 All’atto della privatizzazione le azioni furono emesse a 4 euro, ma nel 1999, con l’ammissione alla Borsa, la quotazione schizzò a 5 euro (richieste d’acquisto pari a 10 volte l’offerta) grazie all’eccellente solidità ereditata dalla virtuosa banca pubblica. Se si fosse conservata la buona gestione della tradizione, il Monte varrebbe in borsa 60 miliardi (€5x12mld di azioni). Non si tratta di un’esagerazione: dopo ognuna delle tre grandi crisi dell’Italia unitaria, quella di fine Ottocento e del primo e secondo dopoguerra, mentre tutte le grandi banche private sparivano per una spericolata finanza “creativa”, il Monte, banca pubblica, estraneo ai grandi e piccoli scandali nazionali e locali, ne usciva ogni volta col patrimonio raddoppiato o triplicato. Bastava arrivare in salute e liquidità al momento in cui tutti chiudevano e il meglio poteva essere comprato a prezzi di liquidazione. Con la crisi attuale il Monte, se fosse restato quello di sempre, sarebbe diventato la più grossa banca d’Italia, una delle massime d’Europa e solo il cielo sa cosa oggi avrebbe potuto significare per la salute economica del Paese. Ora le azioni del Monte valgono solo € 0,20, ossia la Banca capitalizza solo 2,4 mld. In 10 anni ha perso il 95% del suo valore. 
Ma c’è un’altra cosa ancora più preoccupante, visto il ruolo che questa pseudo-sinistra ha a Siena, a Firenze e a Roma. L’idea dell’abolizione del limite del 4% è venuta al presidente del Monte, Profumo. Poco dopo, la stessa idea, ci dicono, è improvvisamente venuta alla Banca d’Italia, al ministero dell’Economia, alla BCE e alla Fondazione MPS, che ha ancora il 34% del capitale del Monte, e poi anche al PD e cespugli vari. Se 2+2 fa 4, vuol dire che si è trattato di un’ingerenza della banca nella politica, per giunta allegramente accettata. Ma se per il PD & C. l’ingerenza della politica nella banca diventa cosa turpe, mentre quella della banca nella politica è cosa buona e giusta, allora vuol dire che questa destra mascherata da sinistra porterà non solo Siena, ma l’intero Paese alla rovina. E non sarà impresa ardua visto che siamo già un pezzo avanti.

Nati liberi o perdenti? A Siena l’informazione online è tra i primi o i secondi?

CarloReginaCarlo Regina. Mi permetto sommessamente di fare delle piccole osservazioni, riguardo allo stato dell’informazione, non nel senso della qualità e dell’accessibilità a essa, ma delle così dette pressioni trasversali, sempre puntuali e “chirurgiche” nel suo svilupparsi. Se chiedete a un esperto pilota di aerei di linea che cosa teme di più nello svolgere il proprio lavoro, vi risponderà con certezza che quella del “crosswind”, i venti trasversali fortissimi in fase di atterraggio, sono quelli che mettono di più a dura prova. Quindi, come vedete, la trasversalità è un fenomeno anche nelle sue più svariate espressioni, che rappresenta qualcosa di negativo e che si percepisce con la stessa sensazione del pericolo strisciante. Ultimamente, mi è saltato all’occhio un pericoloso incrocio di forze trasversali che non appartengono per definizione ad un movimento, ma si esprimono solo a difesa delle posizioni, non ben definite, di gruppi o sottogruppi di persone che vogliono solo mantenere il loro status attraverso lo screditamento del contendente alla vita democratica. Perciò è molto strano come si voglia far passare il messaggio per cui, chi si pone domande, chi chiede chiarezza, chi chiede dibattito pubblico, chi cerca finalmente di sdoganare questa storia che il cittadino debba subire e basta e “rigare dritto”, venga screditato o si tenti di farlo, con gli argomenti più disparati.

Il dott. Neri, chiede lumi su questioni della collettività, gli si risponde in maniera scomposta quasi a invitarlo a fare altro, tanto noi si sa come fare. A me, altro esempio, si fanno pressioni, oltre che personali/giudiziarie, anche del genere più strisciante, del tipo che siccome hai preso trentasette voti alle ultime elezioni devi stare zitto e adeguarti, come se uno in base ai propri consensi dovesse perdere, o meno, il proprio senso critico. Direi molto democratico. Mi verrebbe da chiedere, ma tutti quelli che di voti ne hanno presi qualche centinaio, cosa hanno da dire sulle questioni non da poco, come banca, bilancio comunale e università, o la semplice vita quotidiana che in questa città si è fatta sempre più difficile? Ne avete notizia? Spero di sbagliarmi e di essermi perso qualcosa, ma per ora nessuno ha battuto un colpo.

Mi pare che quando s’invita tutti a un più sereno approccio alla vita pubblica, più che altro s’inviti le solite scomode persone pensanti a fare gli affari propri. Io non ci sto. Questo è bene che qualcuno se lo metta in testa.

Il Cittadino Online e l’Eretico di Siena sulla sanità senesota

Intervista

Ecco uno dei biglietti da visita con cui Siena si candida a capitale europea della cultura

Michela Scarpini. Non nascondo lo sconcerto quando dalla stampa ho appreso che si è autorizzata la realizzazione di nuovi appartamenti a ridosso di Palazzo dei Diavoli. Al di là dell’impatto visivo devastante che tali costruzioni determinano, celando completamente a chi proviene da nord uno degli scorci più interessanti di questo monumento, vorrei sottolineare i rischi, forse non ben considerati, che l’esecuzione di tale opera potrebbe comportare. Avendo, infatti, studiato approfonditamente la struttura del Palazzo e delle sue adiacenze, effettuato i rilievi fotografici e metrici della rete di cunicoli sotterranei e valutato la loro probabile confluenza nel sistema dei Bottini di Siena, non posso che essere preoccupata per la profonda alterazione di tutta la zona e per la stabilità stessa del complesso storico-monumentale. Sulla base di tutto questo sarebbe opportuno riconsiderare il progetto e valutare un diverso utilizzo dell’area in questione che costituisce un unicum con il Palazzo dei Diavoli. È un accorato invito che mi permetto di rivolgere alle competenti Autorità Comunali nonché alla Sovrintendenza di Siena per non perdere per l’ennesima volta una delle visuali più particolari della città.

Sezione Senese di Italia Nostra. In una Città che si candida a capitale europea della cultura, dove, per il colore di un intonaco o per modificare una finestra, il cittadino deve affrontare procedimenti burocratici a dir poco estenuanti e spesso fallimentari, il progetto per la costruzione di sei appartamenti a ridosso di un importante complesso monumentale ha prontamente ricevuto tutte le autorizzazioni.

A Siena, giornalisti e bloggers a confronto: a cosa serve la stampa se serve il potere?

Da oggi il quindicinale ZOOM è in edicola a Siena

Riflessioni sugli applausi ai funerali di Lucio Dalla e immagini delle Isole Tremiti

Un ricordo di Lucio Dalla attraverso alcune immagini delle Isole Tremiti, di solito meta delle sue vacanze estive. Del Santuario di Santa Maria a Mare, a San Nicola, si vedono il Cristo e il Polittico lignei e un particolare del mosaico della navata centrale. La villa del cantante, a San Domino. Di seguito, la riflessione di Filippo Facci sulla consuetudine di applaudire il feretro dei personaggi famosi.

È morto, applausi

Filippo Facci. La mia più grande vergogna di italiano sono gli applausi ai funerali, abitudine spaventosa che si è ripetuta mentre il feretro di Lucio Dalla lasciava San Petronio. I sociologi possono anche farmi una pippa così e raccontarmi che trattasi di consuetudine di chiara derivazione televisiva, roba che una volta non c’era: il primo applauso a un funerale pubblico pare che l’abbia beccato Anna Magnani nel 1973. E infatti non è una cultura, è un’incultura: non è un indotto della storia, ma di Domenica In. Ma dovrebbero spiegarmi perché questa cosa esiste solo da noi, come quell’altro orrore che è l’applauso mentre atterra l’aereo. Hanno applaudito la salma di Berlinguer, quella di Moro, quelle di Nassirya, Falcone e Borsellino, persino Giovanni Paolo II: i pellegrini di tutto il mondo rimasero agghiacciati e increduli. I morti non si applaudono, neanche quelli mediatici. Alla fine del Requiem di Mozart non si applaude. Wagner proibì gli applausi anche alla fine del Parsifal. Non c’entra la religiosità: il raccoglimento è anche laico e pagano, se non reggi la tensione, se la temperatura spirituale è per te inaccessibile, allora stai a casa. Se devi esorcizzare la paura della morte, beh, vai a farti un giro. La buona fede non salva l’ignoranza: un funerale è un rituale, una cerimonia. Provate ad applaudire a un funerale di un marine: i funerali diverranno due.

Anche il Kurdistan è vicino per l’azienda ospedaliera universitaria senese

Dopo “La Cina è vicina” e “Un pallottoliere cinese per l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese” (AOUS) un altro interessante articolo inviatoci da un anonimo lettore.

Trasparente sì, ma è legittimo?

Cassandra Giuvarra. Interessante l’articolo sul progetto di cooperazione sanitaria internazionale tra Toscana e Cina; ma non è l’unico caso. Anche il “Progetto Kurdistan” dell’AOUS non è menzionato tra i progetti della regione toscana. Eppure è di grande interesse del direttore generale, il dott. Paolo Morello Marchese. I Kurdi sono sicuramente bisognosi, visto che sono stati devastati da guerre e dal regime di Saddam Hussein. Ma non sono certamente poveri: il loro territorio è ricchissimo di petrolio e se non fosse stato per questo motivo, la coalizione internazionale sarebbe stata poco interessata alle persecuzioni che hanno subito. Come c’entra la Toscana?

In un’intervista del 23 maggio 2008, il Dott. Morello, allora direttore generale dell’Ospedale Pediatrico “Meyer” di Firenze, racconta che su invito della signora Hero Talabani, moglie dell’attuale presidente dell’Iraq, ha visitato le strutture ospedaliere di Sulaimaniyah ed è stato firmato un accordo con il Dipartimento della Sanità del Kurdistan, per lo sviluppo di 3 branche mediche prioritarie: la pneumologia, per trattare le migliaia di persone vittime dei danni respiratori causati dalle bombe chimiche di Halabja; il trattamento dei tumori del sangue; e la cardiochirurgia pediatrica. L’amministrazione kurda finanzia la costruzione di tre ospedali specializzati e l’acquisto di tutti gli arredi e le attrezzature necessari, ma si aspetta in cambio dalla Toscana la formazione del personale medico, infermieristico e tecnico per sviluppare i 3 programmi. Un pacchetto di molti milioni di petroldollari, che fa gola alle imprese toscane. Altro che volontariato, aiuti, beneficenza, interventi umanitari.

Il progetto si  complica perché entra nel gioco la fondazione “Kurdistan Save the Children” (la cui madrina è la Signora Talabani), che supporta un nutrito numero di bambini con necessità di intervento cardiochirurgico a breve termine. Ma il dott. Morello non si scoraggia e, con il sorriso che lo contraddistingue, offre una soluzione brillante. Il 26 novembre 2008 viene firmato un accordo tra la fondazione Meyer (il Dott. Morello è presidente) e il Kurdistan Save the Children per trattate i bambini cardiopatici ed oncoematologici. A fine anno il Dott. Morello si trasferisce dal Meyer alle Scotte. L’assessore alle politiche della salute Enrico Rossi e il governatore della provincia di Sulaimaniyah firmano il 25 aprile 2009 un memorandum di collaborazione in cui la Toscana è disponibile a supportare le scelte kurde, sia in termini strutturali che tecnico-scientifici. Nuovo accordo tra regione Toscana (firmato da Aldo Ancona) e la fondazione Kurdistan Save the Children firmato il 6 agosto 2009: la Toscana s’impegna ad accogliere bambini cardiopatici kurdi e a trattarli nelle sue strutture ospedaliere comprendenti la fondazione Monasterio di Massa (36 bambini l’anno), ospedale Meyer (24 l’anno, ma il programma di cardiochirurgia a tutt’oggi non è iniziato), ospedale le Scotte di Siena (40 l’anno, ma l’ultimo bambino operato risale a 10 anni prima). La fondazione kurda s’impegna a rimborsare alle Aziende toscane 3.000 euro per paziente, anche se i costi sono almeno 10 volte maggiori. Un mese dopo il dott. Morello porta in Kurdistan un contingente di medici dei 3 ospedali coinvolti, per selezionare sul posto i candidati da accogliere in Toscana; previa delibera che giustifica la spesa da parte dell’Azienda Senese sulla base dei suddetti accordi regionali, all’impronta della massima trasparenza.

Ma la situazione esplode: la fondazione Monasterio non è disposta a trattare i bambini kurdi a un così esiguo rimborso, ma soprattutto è preoccupata dell’apertura di fatto di 2 programmi di cardiochirurgia pediatrica a Firenze e a Siena; il Meyer d’altro canto non è ancora in grado di partire e certamente non vuole che Siena operi bambini cardiopatici. L’assessore Rossi è fumante e blocca tutte le attività di ricezione dei bambini kurdi. Il progetto Kurdistan sembra fallire, ma il dott. Morello non si perde d’animo e partorisce un’altra soluzione. Se i cardiopatici kurdi non possono venire in Toscana, saranno i cardiochirurghi toscani ad andare in Kurdistan, anzi saranno i senesi. L’assessore deve assentire: il progetto edilizio è troppo interessante. Perciò sarà il direttore generale di Siena a gestire tutta l’impresa di costruzione ospedaliera, forniture medicali, chirurgia e formazione, e… peggio per chi non ha voluto partecipare.

Nella primavera 2010 il Dott. Morello si reca per ben due volte, con la squadra al completo, per dimostrare le proprie buone intenzioni e riesce a far firmare all’amministrazione kurda il contratto che segna l’inizio lavori. A questo punto il Dott. Morello non sarebbe più interessato a proseguire con l’attività di cardiochirurgia pediatrica in trasferta, ma la fondazione Kurdistan Save the Children ingaggia una squadra di cardiochirurghi americani, che inizia ad operare bambini nella struttura cardiochirurgica degli adulti. Il dott. Morello si spaventa e intensifica i viaggi con la squadra senese (ogni volta preceduti da una delibera che approva le spese a carico delle Scotte), e riesce a far operare i primi bambini nel settembre 2011. Quanto è costato ai contribuenti toscani questo progetto per trattare 9 bambini Kurdi? Si possono considerare almeno 50 biglietti aerei dall’Italia al Kurdistan (costo presunto 120.000 euro) e tutto il resto. Come si giustificano queste spese in un sistema sanitario che naviga in gravi difficoltà e deve applicare un ticket alle prestazioni effettuate?

Certo si favorisce l’attività all’estero delle imprese edili toscane. A questo proposito è interessante che nell’ottobre 2010 sia stato sostituito l’ingegner Bellini, direttore dell’Unità Operativa Complessa Nuove Opere, con l’ingegner Fabio Crocchini. Guarda caso l’ingegner Crocchini risulta essere il direttore di una delle 3 aziende che stanno costruendo gli ospedali in Kurdistan. Non è stato assunto mediante regolare concorso, ma nominato dal direttore generale con incarico ex art. 15 epties, che comunque prevede un rapporto in esclusiva (DL 502, 1992), mentre ovviamente l’ingegnere deve continuare la sua attività principale. Anzi recentemente l’ingegner Crocchini è stato nominato anche direttore facente funzioni della U.O. Manutenzioni. Ma quanto è bravo!?