Senza i docenti l’università svanisce in un attimo, con i docenti esiste e può resistere

Cosimo Loré. Si legge in un commento in questo blog: «…la classe docente deve rappresentare il più importante interlocutore nella gestione della crisi dell’università di Siena». Sante parole! Finalmente qualcuno che parla chiaro e “scientificamente corretto”: non ci interessa il “politicamente corretto”. Amo dir a chiunque che senza i docenti l’università svanisce in un attimo, con i docenti esiste e può resistere.
(…) per dirla tutta credo che chi tenta di far saltare l’attuale rettore non sia animato né da spirito di giustizia penale (nonché civile e amministrativa) né da voglia di gestione straordinaria (commissariamento totale o parziale), bensì da bramosia di potere, desiderio di subentrare, bisogno di inquinare le prove, speranza di ritardare le indagini, illusione di riprendere il saccheggio, sogno di eseguire vendette, e spesso agisca in conto terzi disarcionati ma non domati, almeno nelle più lubriche fantasie!

34 Risposte

  1. En passant… È così, esimio prof Loré, sic est. E fan pena quando si definiscono democratici (nome dalla valenza ambigua, fra l’altro). La crisi attuale non si era mai verificata. Segno dei tempi. Ora attendiamo un segno dal cielo? Che non sia quello di Giona… Rimbochiamoci le maniche e proponiamo università migliore e diversa. Ma occorre schiantare il vertice della cupola, della piramide. Non mi ocupo molto di dati ma questa notazione politica non è da poco, credo.

  2. Avete fatto abbastanza per noi studenti… Date spazio a nuovo reclutamente e saremo clementi con voi baroni.

  3. Ma chi è questo cretino che continua a minacciare i partecipanti a questo forum? È il caso di chiamare la Digos? È così cretino da pensare che chi scrive post a questo forum sia un “barone” (Paolo, che ne pensi?) ed è oltremodo cretino da ritenere che chi lo legge, creda che veramente egli sia uno studente!

  4. «Quanti di voi fanno 120 ore?» Il Blocco intestinale

    Io, e adesso vai a cagare.

  5. Siete voi a minacciare l’intelligenza e la verità. Vi fate le seghe su letture di presunti dati e non vedete le vostre responsabilità nella situazione in cui si trova l’Ateneo di Siena.
    È vero non sono uno studente… siamo tanti… e vi osserviamo nascosti dietro pseudonimi da psicopatici che rivelano persone codarde che non hanno nemmeno il coraggio di mettere la faccia su quello che scrivono e forse pensano. Fareste bene a farvi vedere, ogni tanto, al club ” Karl Popper ” in Via Pian d’Ovile, imparereste qualcosa… sopratutto ad essere uomini.

  6. Io, semmai, sono stato fustigato a sangue dai “baroni”… Chi fa minacciosi proclami deve però stare attento. La minaccia è un reato.

  7. I proclami li fate su questo blog da anni! Linciate persone facendo nomi e cognomi mentre vi nascondete dietro false generalità ed avete il coraggio di parlare di reato… ma fateci il piacere! Spiegateci come mai non fate un incontro pubblico con Grasso e senza maschere… avete certezze sui dati, sulle ricette per l’Ateneo… cosa aspettate? Il blog è decisamente più comodo non è vero? Per una volta sorprendeteci e confrontatevi pubblicamente con chi ha opinioni differenti dalle vostre.

  8. Karl Popper, quello che prende un sacco di soldi dalla Fondazione? Mi son sempre chiesto che cosa faccia a Siena… ci fa, caro corrispondente “studente” una breve relazione? E scusi per l’ignoranza, ma inviti per iniziative io almeno non ne ho mai visto a spasso per media e sui muri. La storia della “prudenza” non la capisce solo chi è di “regime” e si sente da esso tutelato. Chi tiene famiglia fa come si faceva durante il fascismo: chi può rimproverarlo? Vanne a parlare con il Magnanimo, visto che devi essergli vicino, caro “studente”!
    “Studente”+”Poppersenese”= … che ne dite?
    Archie

  9. Restituiteci il Futuro! – L’Università che vogliamo

    Un errore da evitare: un altro sessantotto

    Noi non vogliamo spostare le lancette dell’orologio indietro fino al 67, ma riteniamo che il “sessantottismo”, cioè quel particolare modo di intendere la società e l’università nato nel ‘68, abbia prodotto, alla lunga, più danni che benefici. La mentalità del “18 politico”, la deresponsabilizzazione totale dello studente, l’annichilimento della meritocrazia: sono tutti effetti collaterali chiaramente derivanti da quella stagione. Effetti che hanno logorato pian piano, fino a demolirla, l’Università italiana. Hanno trasformato la nostra generazione nell’infanzia viziata dell’occidente, quella a cui tutto è dovuto, quella che pretende tutto e lo pretende subito: i sessantottini hanno oKKupato cattedre e giornali, hanno determinato il senso comune da tribune politiche e organi di informazione, hanno creato il mito della gioventù come categoria dello spirito condannando noi, giovani anagraficamente, ad un’eterna adolescenza. Il sessantottismo ha distrutto il ruolo di fucina della classe dirigente tipico delle Università, svuotandole della loro intrinseca energia culturale, ed ha trasformato gli Atenei in un parcheggio privo di dignità per le forze più sane del paese. L’errore più grave che la nostra generazione può commettere, la trappola più insidiosa in cui può cadere, è quella di ripetere, a quarant’anni di distanza, gli stessi slogan sessantottini, è farsi carico delle stesse parole d’ordine. Sarebbe un errore grave perché si tratterebbe di una battaglia conservatrice: l’Università italiana è già oggi come l’avevano immaginata nel 68! Purtroppo per noi…

    Serve invece un cambio di rotta. Uno strappo netto col passato. Un’affermazione rivoluzionaria: basta cialtronate, basta egualitarismo, basta pappe pronte! Basta sprechi, basta proteste telecomandate, basta professori incapaci! Vogliamo una rivoluzione nel nome del merito e della qualità!

    I giovani del 2008

    Noi vogliamo rappresentare la spinta di questo cambiamento, di questa rivoluzione meritocratica della qualità, vogliamo incarnare lo spirito sano della nostra generazione, stufo di falsi egualitarismi e di proteste nate con il solo scopo di difendere gli stantii privilegi di professori e rettori.

    Affermiamo con forza che l’unico diritto inalienabile che deve essere riconosciuto ad ogni studente è quello ad uno studio di qualità e di eccellenza; oggi, in una marea di falsi diritti garantiti allo studente, tra i quali ormai ci pare di scorgere anche quello alla laurea, il diritto ad una formazione di qualità è l’unico ad essere continuamente negato, e nessuno protesta per difenderlo! Anzi, rendere la formazione universitaria sempre più facile, sempre più “accessibile”, sempre meno in grado di formare la classe dirigente del paese sembra essere diventato l’obiettivo principe di riformatori e professori, assecondati da quella parte degli studenti che in nome dell’egualitarismo scendono in piazza a difendere lo status quo.

    Vogliamo un’Università che permetta l’inserimento rapido nel mondo del lavoro, anche in posizioni dirigenziali: anni di studio e di Master in altri paesi permettono primi stipendi da capogiro, in Italia ti garantiscono un posto da precario presso il call center più vicino! Per quanto riguarda questo argomento, vogliamo sottolineare che il 90% degli studenti, e forse più, non vuole fare né il ricercatore né il professore, ma vuole costruirsi la propria strada nel privato: chi protesta per difendere questi ragazzi, la cui laurea non vale neanche un decimo di quanto poteva valere 20 anni fa? Chi scende in piazza per pretendere più qualità negli studi e maggiore spendibilità nel mercato del lavoro? Si protesta solo contro il blocco del turn over nelle assunzioni di professori e ricercatori, come se queste due categorie professionali dovessero essere specie protette. Attenzione, la ricerca è importante: ma non è il numero a fare ricerca di qualità.

    Vogliamo un’Università a cui tutti possono accedere, da qualsiasi ceto sociale si provenga, ma fortemente selettiva in base al merito. E quando scriviamo “a cui tutti possono accedere” non vogliamo dire che l’accesso deve essere garantito a tutti! Vogliamo che a tutti vengano date le stesse possibilità di partenza, ma vogliamo che ci sia una selezione meritocratica in ingresso e lungo tutto il percorso di studi! Se serve il numero chiuso per garantire un decente rapporto professore/studenti, ben venga il numero chiuso. Se serve (e serve) un’Università più “difficile” perché sia di qualità, e questo causa un alto numero di abbandoni nel percorso verso la laurea, ben venga un’Università più “difficile”. Basta pappe pronte e corsi scadenti in nome di un falso egualitarismo!

    Vogliamo un’Università pubblica negli accessi e nei finanziamenti, ma capace di attrarre risorse private. Se le tanto vituperate fondazioni garantiscono de facto la funzione pubblica dell’Università, e sono strumenti più idonei ad attrarre fondi dal settore privato, ben vengano le fondazioni. Chiediamo però che lo scopo a cui è vincolato il patrimonio della fondazioni universitarie sia indicato per legge, e sia quello dell’ istruzione universitaria di qualità in ogni campo del sapere. Chi oggi non vorrebbe maggiori finanziamenti statali per il sistema formativo? Ma bisogna essere realisti e scontrarsi con la carenza di fondi e l’obiettivo di pareggio di bilancio fissato per il 2011; cerchiamo allora di interconnettere sistema universitario e sistema privato, perché è interesse di tutto il paese che il sistema produttivo investa in quello formativo.

    Vogliamo un’Università libera da sprechi, caste e baronie. I buchi dei bilanci di alcuni Atenei sono spaventosi, e nel frattempo gli studenti assistono impotenti allo sfoggio di pellicce di ermellino (vedi Rettore dell’università di Bologna), di auto blu, di sedi distaccate inutili, di corsi di laurea in Scienza della pace con 5 iscritti all’anno. I professori tutelano sempre e comunque solo loro stessi e le loro rendite di posizione: spesso non pubblicano più niente da anni, e in facoltà si fanno vedere una volta l’anno, ma nel frattempo usano il loro titolo per ottenere prestigiose e remunerative consulenze esterne. Studenti di tutt’Italia, la prossima volta che il vostro professore per l’ennesima volta non si presenta in aula e manda in sua vece un assistente, andatelo a prendere per le orecchie anche se si trovasse a casa sua! Lui e tutti quelli come lui sono coloro che vi stanno rubando giorno dopo giorno il futuro!

    Vogliamo un’Università dove i professori siano selezionati in base al merito e alle competenze e non per cooptazione. In questi anni abbiamo assistito a decine di concorsi truccati, preparati ad arte per l’amico o per il parente, perché lo spirito di casta, con le sue autonomie e con i suoi privilegi, è sempre vivo tra i professori. Chi protesta perché a 50 anni fa ancora il ricercatore sottopagato dovrebbe chiedere conto a questi signori che gestiscono l’Università come fosse “Cosa loro”. Per garantire una selezione realmente meritocratica e trasparente, vogliamo il concorso nazionale per l’assunzione di nuovi docenti universitari.

    Questa è l’Università che vogliamo, un’ Università che, per citare Ortega Y Gasset, deve tornare ad essere “ciò che fu nella sua ora migliore: il principio motore della storia Europea”. Cioè fucina di classe dirigente e delle idee e degli uomini che costruiscono pezzo per pezzo la storia dell’Italia del domani. Se non l’avete ancora capito, noi vogliamo fare una rivoluzione, vogliamo fare un 2008 di piazza in nome del merito e della qualità. Contro tutti i sessantottismi e contro tutti i sessantottardi, noi siamo gli universitari del 2008. Provate a fermarci.

    Azione Universitaria Siena

  10. «Fareste bene a farvi vedere, ogni tanto, al club ” Karl Popper ”»
    Il Blocco Intestinale

    Caro blocco, quando leggeva Popper il sottoscritto, tu verosimilmente ti facevi ancora le pippe (e a quanto vedo, non hai mai smesso). Poi devi spiegarci come coniughi Popper col neofascismo, e soprattutto a chi ti rivolgi quando dici “voi”: forse a chi è meno cafone e ignorante di te? Non mi fai paura: non fai paura a nessuno.

  11. Ma Popper filosofo era kantianamente morale. Il potere clerico-diessin, per dirla con Ascheri Jr, è morale oppure no? Ho finito La casta… son restato di sasso… Com’è ridotta Siena! Putrefazione di un regime… pseudopopolare… Popper era per lo stato sociale, per il funzionamento delle istituzioni culturali. Ma qui? I “popperiani” e i “keiseniani” avevano almno una concezione propulsiva del liberalismo… ma qui?

  12. Il “Voi” fascista!

  13. «Vogliamo un’Università che permetta l’inserimento rapido nel mondo del lavoro, anche in posizioni dirigenziali: anni di studio e di Master in altri paesi permettono primi stipendi da capogiro». Azione Giovani

    “Stipendi da capogiro” in Italia (magari con una laurea triennale….)? Ma in che mondo vivete? Ieri il Corriere della Sera caldeggiava l’ipotesi una diminuzione delle retribuzioni per evitare i licenziamenti: avete un’idea, sia pur vaga, del tessuto economico di questo paese, oltre che della congiuntura mondiale? Sapete inoltre che le imprese cercano periti e operai, non certo “manager” a iosa e purtroppo nemmeno tanti ingegneri?
    Sapete che le magre casse dell’INPS traggono un po’ d’ossigeno dagli introiti dovuti, non ad aspiranti avvocati in carriera, ma ai vituperati lavoratori extracomunitari dei lavori cosiddetti “umili”, cioè produttivi, che oltretutto pare siano gli unici a procreare ancora? Eppure siete al governo, dovreste saperlo… Personalmente, più che vagheggiare stipendi da nababbi per i “laureati”, mi attenderei lauree più serie che mettessero in grado i loro possessori di competere in un mercato del lavoro intellettuale che oramai è come minimo europeo; come ateneo partiamo dal quattrocentesimo posto e come sistema-paese non investiamo un fico secco in ricerca; il cammino è arduo.

    «Vogliamo un’Università dove i professori siano selezionati in base al merito e alle competenze e non per cooptazione. In questi anni abbiamo assistito a decine di concorsi truccati, preparati ad arte per l’amico o per il parente, perché lo spirito di casta, con le sue autonomie e con i suoi privilegi, è sempre vivo tra i professori. Chi protesta perché a 50 anni fa ancora il ricercatore sottopagato dovrebbe chiedere conto a questi signori che gestiscono l’Università come fosse “Cosa loro”. Per garantire una selezione realmente meritocratica e trasparente, vogliamo il concorso nazionale per l’assunzione di nuovi docenti universitari.» Azione Giovani

    La fine della baronia? Chi non la vuole, tranne i beneficiati? Tutti la vogliono e il brano sopracitato potrebbe ugualmente essere tratto da l’Unità (o sinanco da “Metis”), ma nessuno lo ha ancora fatto, e non solo perché il proclama in sé contiene una discreta dose di retorica inutimente generalizzante: quelli di sinistra dicono che è tutta colpa dei baroni fascisti e quelli di destra dicono che è tutta colpa dei baroni comunisti. Amen. Grida manzoniane, oramai ripetute come mantra e per questo svuotate di significato: “smisi di credere ai propositi di suicidio di mia moglie, quando vidi che ciclostilava le lettere d’addio”.
    Credo nondimeno che all’università, la maggior parte dei docenti e ricercatori non temano e anzi desiderino che prevalgano competenza e laboriosità: vi prego, mettete pure un “tornello”, anche in my garden e smettetela di descrivere chi vi insegna come un generico farabutto. Quanto ai concorsi, basterà un sorteggio, affidando all’alea la garanzia dell’onestà, a ribaltare la situazione come per sortilegio? L’idoneità nazionale, se non sbaglio, la voleva reintrodurre anche Mussi, assieme ad un meccanismo di cofinanziamento (e la Gelmini?) e non ricordo che vi siano state grandi opposizioni all’ipotesi. Adelante cum iudicio, ma non mi pare proprio che stiamo parlando di rivoluzioni.
    Sulle fondazioni: insomma, lo dico in maniera del tutto avalutativa, ma di cosa stiamo parlando? Qual’è l’obiettivo? Quante sono in Italia le imprese di dimensione ragguardevole che fanno innovazione e che – in una fase in cui licenziano e mettono in cassa integrazione – sono in grado addirittura di finanziare la ricerca a tal punto da entrare direttamente nella gestione degli atenei? Il problema alla fine, tradotto in italiano volgare, è il seguente: chi dovrebbe cacciare la grana? Io di mecenati vogliosi di svenarsi per salvare questo o quell’ateneo, soprattutto se fortemente indebitato, in giro non ne vedo (men che mai a Siena!); è vero che molte microuniversità, sedi distaccate, microcorsi di laurea vanno chiusi; direi inoltre che molte strutture, per esempio i Dottorati, affinché abbiano un senso debbano essere accorpate per avere un giusto respiro una dimensione congrua (in Toscana, direi che i dottorati debbano essere organizzati almeno a livello regionale); ma pensare che sopravvivano solo gli atenei in grado di procacciarsi uno sponsor privato è spingersi molto più in là: vuol dire, senza infingimenti, chiudere quasi tutte le università, almeno dalla Linea Gotica in giù. Un’ipotesi come un’altra, ma vorrei che ci fosse più onestà nel dichiarare i propri intenti.

    P.S. Quanto all’egualitarismo, non abbiate paura: in Italia non c’è mai stato. È il paese più feudale e classista d’Europa; un paese che non conosce, né ha mai conosciuto “ascensori sociali”.

  14. Blocco: «siamo tanti».
    Favi: a Pian d’Ovile? Più o meno quanti a Montarrenti

    Blocco: «e vi osserviamo nascosti dietro pseudonimi da psicopatici che rivelano persone codarde che non hanno nemmeno il coraggio di mettere la faccia su quello che scrivono e forse pensano.»
    Favi: invece Blocco non è uno pseudonimo (ma psicopatico sì) bensì un nome antichissimo senese che è talmente diffuso da essere imposto a un intero gruppo numeroso di persone che stanno tutte in Pian d’Ovile.

    Blocco: «Fareste bene a farvi vedere, ogni tanto, al club ”Karl Popper” in Via Pian d’Ovile, imparereste qualcosa… sopratutto ad essere uomini.»
    Favi: Cos’è? Una sauna per gay?

    Vorrei far notare a tutti i lettori la vicinanza di intenti e semantica fra le deliranti e prive di qualsiasi senso affermazioni del sedicente Blocco (intestinale gli sta come un fiore in petto caro Stavrogin) con il seguente sonetto di stampo provenzal-stilnovistico apposto in calce ad un comunicato dei soliti noti inoltrato nella posta dell’Ateneo tramite il Moderatore che – per fare un ennesimo omaggio alla passione di Giovanni per il commissario Montalbano – non ha moderato – direi una beneamata minchia (scusate il termine):
    «Baroni, Padroni… forse tra qualche giorno ce ne andremo e proverete a dimenticare… direte: era un fuoco di paglia, un’oscura marmaglia senza proposizioni (ma non rompete i coglioni)… tutto questo non è stato invano, noi non dimentichiamo… per il vostro potere mafioso, sporco e brutto… pagherete caro pagherete tutto!»

    Non male vero? Ricorda Arnaut Daniel.

    Un divertito Favi di Montarrenti

  15. Sono molto d’accordo con Paolo e Stavrogin: non si può perder tempo con le farneticazioni, spero individuali… caro Favi! Continuo però a non ricevere rendiconti sull’attività del circolo Karl Popper, almeno per quanto pagato dalla Fondazione MPS, somme che in fondo sono (o dovrebbero essere) dei senesi!
    Attendo fiducioso e aequo animo: ci avviciniamo a Natale e anch’io pagano (o forse perché tale) sono sensibilizzato…
    Archie

  16. Blocco, sostieni delle cose senz’altro condivisibili. Scusa l’ignoranza ma sono andato a sbirciare sul sito di Azione Universitaria Siena per sapere di cosa si tratta. Beh, dopo la visita m’è venuto il dubbio che tu non ci abbia raccontato tutto.
    Riguardo al vostro sito trovo oramai anacronistica la certificazione “Anticomunista al 100%”. I tempi sono cambiati e trovare in giro un comunista è come cercare un ago nel pagliaio, mi sfugge quindi l’utilità di quella certificazione. Comica è comica, allora immagino che forse il suo scopo sia quello di sollazzare e richiamare alla mente Peppone e Don Camillo, per finirla, spero, a tarallucci e vino.
    Nella pagina “Chi siamo” c’è una foto che rincuora non poco; siete davvero tutti giovani ed esteticamente splendidi. Molto efficace l’effetto visivo della falce e martello che salta in aria con una carica di dinamite, ma anche qua: a che pro? Non si trova un cane in giro disposto a trovarvi qualcosa di ridire. Figurati che, per la prima volta nella storia della Repubblica, alle ultime elezioni l’elettorato italiano ha fatto tabula rasa dei comunisti sia alla camera che al senato. Un vero colpo di spugna. Insomma, mi pare che siamo puliti no?
    Poi sono andato a vedere il resto e la domanda m’è sorta spontanea: rischio l’olio di ricino se ti dico che qui ci sarebbe bisogno di equilibrio mentre invece tu potresti essere parecchio schierato e quindi potenzialmente soggetto a contrapposizioni ideologiche che, se non provocano danni, di certo lasciano il tempo che trovano?
    Dopotutto questo posto si chiama “Il Senso della Misura”.
    Che ne pensi del valore legale del titolo di studio?
    Che ne pensi della libertà di parola e di espressione?
    Vuoi un’università pluralista, una classista o un qualcosa di mezzo?
    A giudicare dal vostro sito si direbbe che prevediate purghe per chi non si allinea al vostro pensiero.
    Insomma, siamo in democrazia e ho fiducia che, con un pò di buona creanza, puoi raccontaci pure il resto senza paura.
    Mi ha divertito non poco un’occorrenza che risalta all’occhio non appena si entra nella vostra pagina dei manifesti: nel primo manifesto la parola più grossa che spicca è “Manganelli”. È solo un cognome, ma mi domando se sia un caso fortuito o bellamente studiato. Non sarebbe il caso di spostarlo mettendolo magari in seconda o terza posizione? Non vorrei che qualche sprovveduto si spaventi e scappi via subito da quella pagina e persino dal vostro confortevole sito.

  17. Liberi di manifestare, liberi di studiare, liberi di contribuire a costruire un’università migliore
    L’università italiana è malata. Egemonizzata da privilegi baronali, minata dal proliferare degli sprechi e da un utilizzo scellerato delle risorse, squalificata da una corsa al ribasso nell’offerta formativa, sempre più lontana dalla vita reale e dal mondo del lavoro.

    L’università è malata anche di “iperpoliticità”. Non nel senso più alto e nobile dell’impegno politico, ma nel solco di una deriva ideologica che, a partire dal Sessantotto, ha bruciato tante generazioni e causato i guasti con i quali oggi siamo chiamati a confrontarci.

    L’università italiana deve cambiare. Noi vogliamo un’università che funzioni; che disponga di adeguate risorse, ma soprattutto che sappia impiegarle razionalmente, evitando gli sperperi e interpretando la propria missione al servizio degli studenti e del futuro del Paese. E’ inutile reclamare risorse e lamentare tagli nei finanziamenti se non si è capaci di spendere bene il denaro di cui si dispone.

    Noi rispettiamo coloro che stanno protestando e manifestando il proprio dissenso, quando ciò avviene nell’ambito della legge. Tuttavia, temiamo che le manifestazioni di protesta diventino, nei fatti, manifestazioni di sostegno nei confronti di chi ha interesse a mantenere lo status quo. E ci sembra quantomeno irrazionale manifestare contro provvedimenti che ancora non esistono, e dunque non possono essere conosciuti.

    Pretendiamo la stessa dignità e lo stesso rispetto per chi, come noi, giudica indispensabile un’azione riformatrice, valuta positivamente i provvedimenti fin qui adottati dal ministro Gelmini sulla scuola e intende dare un contributo costruttivo.

    E pretendiamo dignità e rispetto per chi decide di costruire il proprio futuro continuando a seguire le lezioni e a svolgere regolarmente gli esami. Si tratta di una larga maggioranza silenziosa, e non permetteremo che i suoi diritti vengano calpestati.

    Liberi di manifestare, ma liberi anche di studiare e di contribuire a costruire una scuola e un’università migliori.

  18. Il sorteggio nei concorsi lo vogliamo e non si tocca
    Tommaso Montesano

    “Non si tocca niente”. La lobby dei baroni può mettersi l’anima in pace: il decreto sull’università non si tocca. A partire dalle nuove regole sulla trasparenza dei concorsi. «Martedì, d’accordo con il ministro e il relatore, i gruppi della maggioranza hanno deciso di blindare questa parte della riforma», annuncia Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del PdL al Senato. La norma con le nuove modalità per il reclutamento dei professori universitari, rivela, «è quella che ha corso più rischi in commissione», dove sono stati presentali circa 140 emendamenti, «È evidente che la regola che prevede per la composizione delle commissioni esaminatrici il sorteggio su un triplo dei docenti comporta problemi tecnici, ma il rischio era che si utilizzassero queste difficoltà per edulcorare l’emblematicità di quella norma».

    Come avete sciolto il nodo?
    «Laddove in alcuni settori disciplinari non ci fosse il triplo dei docenti da cui sorteggiare i quattro ordinari per la composizione della commissione esaminatrice, l’estrazione avverrebbe tra tutti i docenti disponibili».

    Che ne sarà della richiesta, bipartisan, di introdurre la presenza degli associati accanto agli ordinari nelle commissioni?
    «Questa è una norma emblematica contro un modo di gestire i concorsi che non ha promosso il merito. Noi vogliamo dire: “L’università negli ultimi anni ha prodotto nepotismo e concorsi chiacchierati. Cambiamo strada”. Ma un emblema è tale se resta intatto. Ecco perché la norma deve rimanere così com’è. Poi, quando si farà la riforma complessiva, discuteremo.»

    Lei ha ammesso che la riforma ha corso pericoli. È stato giusto, allora, lanciare l’allarme sul peso della lobby dei professori?
    «Ricordo il partito trasversale che si attivò per annacquare la riforma Moratti. L’allarme è stato giustificato: su questo è in gioco la linea del governo. Non possiamo consentire in alcun modo che anche questa diventi l’ennesima occasione persa.»

    La petizione lanciata dai giovani di Forza Italia e da Libero a sostegno della riforma e del diritto allo studio ha superato le 100 mila adesioni e incassato anche la firma di Silvio Berlusconi: obiettivo raggiunto?
    «All’inizio i riflettori mediatici sono stati tutti per le occupazioni e i cortei anti-riforma. Poi è partita la mobilitazione della “maggioranza silenziosa”. E la situazione si è ribaltata. La firma del presidente del Consiglio è il riconoscimento che abbiamo lavorato bene.»

  19. L’università dovrebbe essere libera palestra di opinioni e libero cofronto fra docenti e discenti. Persino il Pancho Villa asiatico, Mao Zedong diceva «Che cento scuole gareggino»… Quando da studente sapevo di lottacontinuisti che impedivano a Fortini di far lezione – con i comici “Indiani Metropolitani” ecc., pensavo che era atto di protervia fascista, di prepotenza. Quindi il “colore” è il solito. Fare minacce però rende chi le fa debole di argomenti e cade nel reato di violenza verbale. Io ho attaccato baroni-uomini e donne pubbliche, personaggi pubblici, ma sempre nello spirito della critica costruttiva; non ho mai minacciato nessuno, né mai lo farò. Il libero confronto è il sale della democrazia, anche se molto imperfetta. Ma la colpa è talvolta anche dei dominati e non solo delle clasi dirigenti. In una democrazia formale vi son dominati e dominanti, anche se ci dovrebbe essere almeno il controllo dei subalterni-non appartenenti alla casta politica o accademica. Chi semina violenza, a lungo andare, raccoglie tempesta e chi di spada ferisce di spada perisce. A proposito, fu detto a Mussolini da Edda Ciano: oggi uccidi Galeazzo, ma il suo sangue prima o poi ricadrà su di te. Consiglio il film di Bellocchio “Vincere” sulla triste storia di Albino Mussolini e di sua madre. Ma si legga almeno “Mussolini piccolo borghese” di un noto giornalista che conobbe il Potere e il suo Duce… (Certo, se si preferiscono le lodi incensanti allora si vada a Emil Ludwig… che fu preso dal dux bellamente per le mele).
    Scusate il… mestiere di storico!

  20. Sostiene Kafka che non esiste un carnefice senza che ci sia una vittima.
    Buonanotte dal vostro Favi di Montarrenti

  21. A volte ritornano
    Vi è quindi una metamorfosi kafkiana… ma qui, credo, sia non autocosciente oppure di perfidi intenti. Chissà se poi avvicineranno qualcuno con pacche sulle spalle dicendo “Sono forse io signore?” (Un tal Giuda Iscariota). Dovremo fuggire dal Duca con la scusa del “mal di pancia”? (Come fece l’assassino del Borghese senese sepolto all’Osservanza e stimato anch’esso dal Machiavelli).
    Notte.
    Il Modesto

  22. Francamente prendersela col ’68 mi sembra come andare alla disperata ricerca di un capro espiatorio. Il ’68, come qualsiasi altra epoca, ha prodotto cose buone e cose meno buone. Dubito fortemente che restaurare il clima precedente al ’68 sia la panacea di tutti i mali. Le maggioranze silenziose non hanno alcunché di virtuoso, semmai potrebbe essere il contrario; basti pensare che “mutu, surdu e taci” è il substrato ideale sul quale prosperano mafie e malaffari.
    Su Il Sole 24 Ore dell’11-11-08 Salvatore Settis stima che chi vince un concorso è nel 90% dei casi un candidato locale. Se, come lui sostiene, la cosa è provinciale, mi chiedo dove sia l’errore e quale sia la soluzione. Conosco gente che prima di diventare ricercatore ha fatto lo schiavetto negro per 10-15 anni. Buttarlo fuori al momento del concorso non credo sia una soluzione etica. La soluzione al provincialismo è spezzare il meccanismo perverso che lega a doppio filo i precari all’istituzione. Un tacito accordo che prevede anni di servitù per averne in cambio un posto di lavoro. La società intera deve cambiare mentalità, ma a cambiare devono essere per primi i diretti interessati. Molti già lo fanno, oramai da decenni, e non avendo sbocchi in casa s’è verificato il fenomeno della fuga dei cervelli. Una cosa che alcuni giudicano deprecabile per il paese, ma d’altronde se il paese è provinciale si merita il paradosso di investire in formazione per poi lasciarsi fregare i migliori elementi che ha prodotto. Mentre inventiamo un’astrusa tessera per il pane per non aggravare il debito pubblico, spendiamo i nostri soldi per formare gente preparata da regalare ai nostri concorrenti.
    Gli anni di precariato devono essere spesi più per migliorarsi che per prestare un servizio servile in vista di un posto di lavoro. Il meccanismo perverso può così essere spezzato. Per fare una cosa del genere non c’è attualmente spazio nel nostro paese. In attesa di una classe dirigente illuminata che lo crei, non ci si può intestardire a coltivare cocomeri nel proprio giardino. Nel villaggio globale si fa strada facendo le valigie per inseguire la propria vocazione; si lascia Siena e si va a, Heidelberg, Parigi, Londra, Seattle, San Francisco, Boston, Salamanca e Camberra. Ci sono figli di ricercatori che conoscono l’italiano, il tedesco, l’inglese e il francese per aver frequentato le scuole di Siena, di Heidelbeg, di Londra e di Parigi.
    Diverso è il discorso di chi vince una cattedra perché è marito, moglie, figlio, genero, nuora, fratello, cugino o sorella del barone. Qui la soluzione dovrebbe essere di tipo giudiziario, senza troppi tentennamenti. Sono ammirevoli i propositi di Gaetano contro tutte le baronie ma con lui ho paura che saremmo punto e a capo, esattamente come ai tempi di Luigi. Può il figlio di un sistema sputare davvero sul sistema che l’ha generato? Credo che la mamma sia sempre la mamma e che ogni scarrafone sia ò bell’a mamm’ soja.

  23. Mah, non c’è regola! A volte si fa il concorso di ricercatore per il dottorino di ricerca appena appena graduato, altroché “precario”! Superprotetto…
    Che fare? Togliere dalle commissioni i “locali”: sarebbe una rivoluzione; si recupererebbe il profilo nazionale del concorso e si chiederebbero i concorsi solo quando i candidati locali sono veramente pronti o se ne ha effettivamente necessità.
    a.

  24. Caro Petracca non ricordo il corrispondente delle 3 scimmiette in dialetto salentino (almeno credo che sia salentino quello che hai citato tu). Ti chiedo, potrebbe corrispondere a “mutu”, “surdu” e “ciecu”?
    Giovanni Grasso

  25. In una pausa di battuta al cinghiale, leggo e mi vien da commentare.
    Volevo notificare a Petracca che l’elettorato italiano ha spazzato via dal Parlamento non solo i comunisti – come dice lui – ma anche i fascisti. L’intervento ironico che ho fatto sopra stava a significare proprio questa similitudine di linguaggio e di intenti fra le due opposte fazioni, che tanto opposte evidentemente non sono. Infatti il “sonetto” è in calce ad un comunicato che indiceva un’assemblea organizzata da RdB e CGIL a cui erano evidentemente invitati solo costoro, un po’ come quella roba di martedì segnalataci da Angelaccio in cui – noto con piacere – a giudicare dai relatori per giungere a coloro che hanno promesso il proprio intervento si dà ampio spazio a voci discordanti dagli organizzatori. Se il sedicente Blocco fosse meno intestinale, invece di venire a fare qui discorsi a viaggio d’acqua ed in un’ultima analisi a disturbare una pacata discussione, farebbe una capatina in quelle occasioni per far sentire la propria voce (mi auguro pacata). Invece se tanto mi dà tanto non ci saranno e gli amici organizzatori ed intervenienti potranno sbrodolarsi addosso e darsi ragione vicendevolmente senza contraddittori. Quindi caro Archimede come vedi non si trattava di dar retta e spago a farneticazioni individuali, ma di cercare di cogliere il senso del ridicolo (“una risata vi seppellirà”) in un atteggiamente di gruppo, anzi di gruppi ed anche piuttosto numerosi, nel tentativo di riportare la discussione su un piano più proficuo ed “empirico”.
    Torno al cinghiale.
    Buona giornata dal vostro Favi di Montarrenti

  26. Prego Favi di non attribuire impropriamente alla Cgil l’organizzazione di una assemblea promossa dagli studenti del Polo Mattioli ed alla quale, insieme ad altri, è stato invitato a partecipare un rappresentante della Cgil (potete verificare su http://www.udusiena.splinder.com/).
    Perchè invece non partecipi alla nostra iniziativa del 16 invece di augurarti un certo contraddittorio con la presenza del blocco (studentesco!?!)?

  27. Voglio sperare che Favi non si auguri che si ripetano fatti gravissimi come quelli relativi all’incursione di un gruppo di giovanotti un po’ avanti con i gradi di “fuoricorso” che si è presentato alla sede nazionale del sindacato dell’università (FLC-CGIL), e ha srotolato uno striscione accusando la Flc di connivenza con i baroni dell’università. L’azione è stata solo l’ultima di una serie che ha registrato altri episodi a Brescia e a Torino nei giorni scorsi. Il blitz ha visto questi giovani, organizzati da chi le intimidazioni e i blitz squadristici li fa per mestiere, avventurarsi sotto una pioggia battente armati di robuste bandiere con il simbolo di azione studentesca e volantini, gli stessi della precedente visita, gridando slogan contro la Cgil e contro i professori, definiti tutti incompetenti e da licenziare.
    Del Blocco ne facciamo volentieri a meno…

  28. Anche a Siena però a sinistra (se ha senso la parola) c’è chi tresca e scherza col fuoco, non Le pare dott. Angelaccio? L’interruzione del lavoro di organi istituzionali quale che sia la motivazione non incoraggia mai buone azioni, no?
    Archie

  29. La cacciata è andata bene oggi e abbiamo preso diversi ungulati. Uno io personalmente.
    Passo a chiedere: ma scrivo in ostrogoto io?
    Mi cito: «…farebbe una capatina in quelle occasioni per far sentire la propria voce (mi auguro pacata)…»

    e vengo rimproverato di augurarmi mazzate e aggressioni. Il contraddittorio che richiedevo non era per il blocco caro Angelaccio, perché i contraddittori si organizzano prima di invitare tutti i “propri”. Il mio era solo un paradosso per sottolineare come si sia organizzata una giornata dai contenuti evidentemente interessanti per tutta la comunità, prevedendo tra moderatori, intervenienti e partecipanti dei solidali alla propria idea e nessuno contrario o dissonante. Concludo facendoti notare una cosa che forse non hai notato e cioé come personalmente abbia messo alla burletta il sedicente Blocco, il che ritengo mi ponga al di fuori di qualsiasi sospetto di simpatia verso quei/quel tanghero che interviene qui con quello pseudonimo. Diversi gradi di “fuoricorso” mi riferiscono che ce l’avevano anche alcuni di quelli che l’altra mattina hanno invaso la stanza del Direttore Amministrativo, sempre per fare dei paralleli e mettere in mostra una certa sintonia fra oppostissime fazioni.
    Mi duole invece aver attribuito alla FCL-CGIL proposizioni che non ha mai sostenuto né sottoscritto e chiedo venia. Osservo tuttavia che anche l’Udu, chissà perché, invita sempre e soltanto la stessa gente e sta bene attenta a non far intervenire mai nessuno che la pensi in modo anche solo leggermente diverso. Mi viene da ritenere che certe posizioni politiche siano state sposate da precedenti amministrazioni (universitarie s’intende) e che questa circostanza abbia creato in qualche modo delle posizioni di favore per certuni a scapito di tutti gli altri. Mi sbaglierò di certo e sono pronto a riconoscere il mio errore, sempre che – sulle orme della metodologia propria di Sesto Empirico – mi venga dimostrato.
    Auguro a tutti (anche a Angelaccio) una buona serata e siccome il cinghiale l’ho stanato dal bosco e l’ho ammazzato, vado a preparare il fegato che mi spetta di diritto (per essermi dato da fare e non per le mie posizioni in seno al consiglio della squadra di cinghialai).
    Il vostro fiero delle proprie capacità venatorie Favi di Montarrenti

  30. Professore, mescolando dialetto salentino e dialetto siciliano ho scritto “mutu, surdu e taci” invece di “orbu, surdu e taci”. L’intenzione era di ricordare il detto siciliano “cu e orbu, surdu e taci, campa cent’anni ‘n paci”.
    Sì, il corrispondente delle 3 scimmiette in dialetto salentino è sicuramente “mutu, surdu e ciecu”.
    Per dire “cieco” in dialetto salentino si usa raramente anche la parola “orbu” ma, almeno nella lingua del mio paese di origine, è un termine che indica la cecità da un solo occhio. Sono sicuro che se mi leggesse qualche altro salentino troverebbe qualcosa da ridire visto che le accezioni dialettali cambiano molto spesso da un paesino all’altro.

  31. blocco (o balocco? 🙂

    Leggendo i tuoi primi interventi non ero riuscito ad evitare di pensare: “con tutti i guai che ci sono, ci mancavano anche i fasci”

    Ma nell’ultimo lungo intervento vedo che in mezzo ad una serie di “vogliamo qui vogliamo là” (scordando che da noi l’erba voglio non cresce), cerchi di portare anche degli argomenti, il che mi sembra sempre cosa utile e da valorizzare. Ed il sistema che abbiamo noi scettici di valorizzare gli argomenti è quello di criticarli.

    Gli argomenti che noto sono quattro:
    1) L’ipotesi che il ’68 sia all’origine della decadenza dell’istruzione in Italia
    2) L’ipotesi che in altri paesi i laureati trovino lavoro migliore e più facilmente a causa di un migliore sistema universitario
    3) La funzione dell’università come sistema di selezione meritocratica
    4) L’uso dell’anonimato (che era in un post precedente)

    Al primo argomento, obbietto, parafrasando Margaret Tatcher, che “non esiste una cosa come il ’68”. Sono esistiti degli anni, in cui degli individui hanno intrapreso azioni che hanno avuto conseguenze. Ciò che è successo in quegli anni, è che un gran numero di persone si è trovata a fare i conti con un sistema di istruzione e di organizzazione sociale anacronistico e scollegato dal mondo reale. Ne sono seguite una serie di ribellioni, culturalmente “di sinistra” ma portate avanti soprattutto da giovani di famiglie borghesi (come succede ora in Grecia), che sono state ben presto represse, spinte nel vicolo cieco del terrorismo e fortunatamente battute. Il sistema scolastico non è mai stato controllato da questi movimenti (eccettuati sporadici periodi di occupazione), che oltretutto non avevano certo forza o spessore propositivo ed è rimasto saldamente in mano a funzionari e sindacati che hanno fatto di tutto perché non cambiasse. Magari annacquando i programmi e le valutazioni, ma il principio di programmi centralizzati basati su Numa Pompilio e Tullio Ostilio e altri concetti utili al massimo a fare le parole crociate è rimasto sovrano. Quegli anni non sono stati quindi inizio o causa del degrado, ma al più una occasione perduta di interrompere un degrado già in atto, cui è conseguito il completo discredito delle istituzioni scolastiche da parte degli studenti che hanno smesso di protestare ma anche di considerarla una cosa seria. Le ribellioni quindi sono state conseguenza e non causa del degrado.

    Al secondo argomento ti è già stato in parte risposto. Aggiungerò che se i laureati italiani trovano facilmente lavoro e sono apprezzati all’estero, mentre i laureati all’estero non sono particolarmente richiesti dalle nostre parti, evidentemente il problema non sta nella formazione universitaria ma nel sistema produttivo italiano che non investe in innovazione e non vuole laureati. Un buon libro da leggersi in proposito è “La paga dei padroni” di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti. In realtà nell’università italiana chi vuole può ottenere un’ottima formazione, anche se a volte è possibile (ma non necessario) ottenere un titolo di studio con una preparazione scadente.

    Sul terzo punto, tu scrivi «Vogliamo che a tutti vengano date le stesse possibilità di partenza, ma vogliamo che ci sia una selezione meritocratica in ingresso e lungo tutto il percorso di studi!». Ti risponderò che di Karl Popper (che era un grande ammiratore di noi scettici… o forse viceversa) non basta frequentarne il circolo, ma conviene anche leggerne i libri. E nel più famoso di essi troveresti scritto: “La selezione istituzionale può funzionare benissimo per la finalità… di bloccare il cambiamento, ma non funzionerà se pretendiamo più di questo, perché tenderà a sempre ad eliminare… le qualità che non sono usuali e correnti”.”Questa è una critica alla tendenza di scaricare sulle istituzioni, soprattutto quelle scolastiche, l’impossibile compito di selezionare i migliori. Questo non dovrebbe mai essere il loro compito specifico. Tale tendenza trasforma il nostro sistema educativo… in una gara di corsa ad ostacoli…”. Insomma la finalità dell’università è stimolare ed aiutare ad apprendere e non selezionare i migliori.

    Infine, tu scrivi: «Linciate persone facendo nomi e cognomi mentre vi nascondete dietro false generalità ed avete il coraggio di parlare di reato… ». Linciare persone è cosa da condannare sia che lo si faccia anonimamente che firmandosi. Ma dove l’anonimato serve è proprio per cercare di evitare che le proposte siano giudicate in base al nome di chi le presenta e agli scopi che gli si attribuiscono piuttosto che alla forza degli argomenti che vengono esposti. In questo modo è usato giustamente ad esempio per cercare di limitare gli imbrogli nei concorsi o le interferenze nella valutazione di progetti di ricerca. Insomma, può essere una cosa utile.

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  32. Già, caro Sesto, il problema è la partenza, dove le possibilità non sono affatto uguali! Si arriva già scremati più o meno e si procede con basi così differenziate che lo stesso insegnamento sortisce ovviamente effetti diversi. Aiutare durante gli anni universitari a recuperare è praticamente impossibile, salvo ingannarci. Cerchiamo piuttosto di far arrivare gli “aiuti” a chi li merita, anziché ai figli di chi non paga le tasse!L’ordinamento classista è ancora fortissimo. Sarebbe cieco non vederlo.
    Se gli studenti non s’impegnano su questo fronte e inseguono invece un’impossibile gratuità o quasi degli studi rimaniamo ai sogni, alle rivendicazioni senza sbocchi, da paese che spreca qual siamo sempre stati negli ultimi anni, accollando tutto al debito pubblico.
    Se gli studenti di destra e di sinistra si inseguono nella demagogia, come mi sembra, altroché scettici c’è da essere, caro antico dotto!
    Archie

  33. Archie:
    per quello basterebbe applicare l’articolo 34 della costituzione italiana:
    «La scuola è aperta a tutti.
    L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
    I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
    La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.»

    Come vedi non prevede nessuna “meritocrazia” o “selezione dei migliori”, anzi, sarebbe previsto che purché paghino anche i meno capaci possano frequentare l’università, mentre chi non può pagare, se è capace e dimostra di impegnarsi, dovrebbe essere adeguatamente sostenuto.
    Sarebbe un modo perché i ricchi finanziassero l’istruzione ai meno ricchi, mentre oggi accade il contrario.

    Ma fra sostenere i “capaci e meritevoli” e “meritocrazia” (selezione dei migliori) ce ne corre.

    Sesto Empirico

  34. I programmi sono basati anche su Tacito, Pindaro, Omero, Platone (anche nel testo), Andrea Zanzotto et altri, se hai studiato solo Numa Pompilio è perché sei capitato in un cattivo Liceo.

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