Anche l’università di Siena è dolosamente omertosa nel segnalare il danno erariale?

Ecco cosa dichiarava Angelo Canale, procuratore regionale della Corte dei Conti, all’inaugurazione, a Firenze, dell’anno giudiziario contabile: «Spesso la procura apprende dalla stampa o da privati cittadini o associazioni fatti dannosi che i vertici amministrativi si sono guardati bene dal denunziare: un comportamento, questo, che se non è dolosamente omertoso è quanto meno colposamente diligente. Il silenzio di certe amministrazioni, di certi amministratori è comunque intollerabile, specialmente in momenti in cui l’obiettivo di un rigoroso controllo della spesa pubblica, che deve affiancare il contrasto all’elusione e all’evasione fiscale, è un obiettivo strategico, da perseguire tenacemente.»

La Corte dei Conti apre un’indagine (La Nazione Siena, 11 maggio 2012)

Laura Tabegna. La Corte dei Conti torna all’Università di Siena. Questa volta l’indagine riguarda presunte indennità non dovute ai dipendenti. L’ipotetico surplus negli stipendi erogati da Unisi è stato scoperto a seguito di una verifica ispettiva della Ragioneria dello Stato. Non è ancora chiara l’entità dell’eventuale danno erariale, ma sembra che la cifra raggiunga vari milioni di euro. Il procedimento d’indagine attivato dalla magistratura contabile è ancora in una fase istruttoria, embrionale. In attesa che i tempi dell’inchiesta maturino, la Procura, diretta da Angelo Canale, ha chiesto la costituzione in mora dei direttori amministrativi addetti delle operazioni in questione e possibili responsabili dell’eventuale danno erariale. Quest’atto permetterà ai pm di effettuare tutti i controlli sulla gestione dei trattamenti economici, senza correre il pericolo che si prescrivano i termini per la citazione in giudizio degli eventuali responsabili. Ricordiamo che l’Università di Siena era stata sottoposta a verifiche contabili anche negli anni 2008-2009, per il mancato versamento degli oneri previdenziali Inpdap. Il primo intervento della Procura contabile, sulla cui scia continuano le indagini attuali, risale al settembre 2008. Il Procuratore capo, allora in carica nelle stanze di via Mazzini a Firenze, Claudio Galtieri, spiegò che gli interrogativi sarebbero stati svelati solo dalla documentazione dei bilanci. In quel caso si trattava di una fattispecie di possibile danno erariale diversa da quella attuale. Si ipotizzava che i ritardi nel versamento dei contributi all’ente previdenziale potessero comportare il successivo pagamento da parte dell’amministrazione pubblica d’interessi e sanzioni amministrative. Due elementi che potevano configurare un danno erariale subito dall’Università. Poco meno di un anno dopo, nel luglio 2009, la Guardia di Finanza di Siena presentò l’esito di una verifica, dove era ricostruita, all’interno dell’Università, un’evasione previdenziale e fiscale di quasi 100 milioni di euro. Le indagini delle fiamme gialle erano state dirette, oltre che dalla Procura della Repubblica senese, dalla Corte dei conti di Firenze. L’inchiesta mirava a verificare le cause del dissesto finanziario dell’Ateneo e la presenza di eventuali danni erariali. Le fiamme gialle avevano individuato un’omissione di versamento degli oneri previdenziali Inpadp per gli anni 2004, 2005, 2006 e 2007, per un valore superiore a 70 milioni di euro. Dai dati presentati dalla Finanza risultava che non erano stati versati acconti mensili Irap per oltre 9 milioni di euro nel 2006, oltre 10 milioni di euro nel 2007 ed oltre 6 milioni di euro nel 2008. Gli acconti costituivano, al pari delle imposte ordinarie, un debito verso l’erario calcolato sulla base del valore delle retribuzioni corrisposte nel mese di riferimento. Successivamente erano state elevate sanzioni amministrative per un importo complessivo di circa 8 milioni di euro.

Il rettore dell’università di Siena come l’onorevole Trombetta!

Ma mi faccia il piacere!

Angelo Riccaboni. La titolazione della prima pagina de “La Nazione” «Rinviateli a giudizio», sovraimpressa al fotomontaggio che sembra ritrarmi in aula Magna, durante un momento dell’ultima tornata di votazioni per l’elezione del rettore, induce inevitabilmente i lettori a inferire erroneamente il mio personale coinvolgimento giudiziario nella vicenda narrata nell’articolo a cui si rimanda nelle pagine interne. Sono pertanto costretto a ribadire che non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio che mi riguarda nell’ambito dell’inchiesta relativa alle elezioni del rettore che si sono svolte nel 2010, e chiedo che la presente venga pubblicata con il giusto risalto per contrastare l’impatto lesivo provocato.

Tommaso Strambi. Il rettore Riccaboni ha ragione: non è tra le persone per cui è stato richiesto il rinvio a giudizio. E, infatti, non emerge né dalla titolazione, né dagli articoli pubblicati. Ma il rettore non può negare che l’inchiesta riguarda proprio la sua elezione al vertice dell’Ateneo per la quale i magistrati ravvisano delle irregolarità, tanto da chiedere il rinvio a giudizio degli indagati.

Nuovo danno erariale e richiesta al ministro di commissariamento dell’università di Siena

Un’altra interrogazione (l’ottava) del senatore Pietro Paolo Amato del Pdl presentata al ministro dell’università.

Pietro Paolo Amato. Nel corso della puntata del 6 maggio 2012 della trasmissione di Rai 3 “Report”, sono state denunciate circostanze relative alla gestione economica dell’Università di Siena che destano allarme;

in particolare, – secondo il prof. Grasso, docente di anatomia dell’ateneo senese, interpellato da  ‘Report’ –  nel corso degli ultimi anni si sarebbe perpetrato un consolidato regime di irregolarità nella redazione dei bilanci, coniugato ad un uso privato di mezzi e strutture pubbliche. Comportamenti che hanno condotto a situazioni di palese diseconomicità  in seno all’Università, quali – come indicato dal professor Grasso – la coesistenza di ben due facoltà di Lettere, o il mantenimento di altre, cosiddette ‘senza studenti’, laddove al corso di laurea triennale in  Chimica risultano iscritti solamente 8 studenti;

nel mese di aprile 2012, il Collegio dei revisori dei conti dell’Università degli Studi di Siena, analogamente a quanto fatto sia in occasione della variazione di bilancio 2010 che del bilancio preventivo 2011, ha espresso parere non favorevole anche sull’atto di bilancio consuntivo per il 2011, evidenziando circostanziate criticità e ponendo alcuni fondamentali rilievi, così ripresi dalle testate on line della stampa senese : “ai fini della riduzione della situazione di squilibrio strutturale si evidenzia una riduzione del disavanzo di parte corrente dell’anno 2011 derivante, tra l’altro, dall’attivazione di misure di pensionamento anticipato del personale docente e di mobilità territoriale per il personale tecnico amministrativo. Si dà atto che l’esito del pensionamento anticipato consegue alla sostituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con conferimento di incarichi di insegnamento. Al riguardo si esprimono perplessità sulla misura adottata in quanto, in caso di vacanza del posto, si ritiene che debbano essere applicate, per quanto compatibili, le ordinarie procedure di reclutamento dei dipendenti pubblici. Si evidenzia inoltre che non sono indicati i riferimenti normativi che consentirebbero il cumulo, sulla stessa posizione funzionale, dell’assegno pensionistico con il corrispettivo pattuito per la prestazione contrattuale. Il disavanzo di amministrazione pari ad € 43.621.197,94 risulta incrementato rispetto a quello dell’esercizio precedente che è pari ad € 37.798.498,73″;

valutato che l’atto richiamato è stato poi approvato in data 27 aprile 2012 dal CdA dell’ateneo senese con tredici voti contro sette (tre astenuti e 4 contrari);

ricordati i precedenti atti di sindacato ispettivo (le interrogazioni a risposta orale 3-01674, 3-01735, 3-01785, 3-01937, 3-02148, 3-02591; e l’interrogazione a risposta scritta 4-06375) presentati dall’interrogante a partire dal 21 ottobre 2010 al 17 gennaio 2012 onde informare il Ministro dell’Università su fatti di inusitata gravità sotto il profilo procedurale, amministrativo e gestionale, direttamente o indirettamente riguardanti gli attuali vertici dell’Università di Siena, con i quali si reiterava altresì la richiesta di valutare l’opportunità di operare un commissariamento ministeriale dell’ateneo. Tutte interrogazioni che non hanno mai ricevuto risposta;

ricordato inoltre che:

in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena avvenuta nell’anno accademico 2010/2011. Indagini che ipotizzano a carico degli indagati – componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale – il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici;

la legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, introduce nuove modalità per l’elezione del Rettore;

considerato che:

fu l’allora Ministro, all’atto di nomina del Rettore, a ricordare la rilevanza dell’esito delle indagini in corso ai fini di una piena legittimazione delle nuova figura apicale dell’università precisando che tale decreto di nomina non intendeva quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendevano i risultati delle indagini in corso;

dalle intercettazioni pubblicate nel dicembre 2011 dai quotidiani senesi derivanti dall’inchiesta della magistratura senese sui presunti brogli dietro all’elezione del Rettore dell’Università di Siena, si evince chiaramente l’esistenza di un sodalizio tra l’allora Direttore generale del Ministero e l’attuale Rettore che conferma la piena consapevolezza da parte del dirigente sia della delicatezza delle circostanze attinenti all’emanazione del decreto di nomina dello stesso Rettore, sia dei rischi legati al concorso-selezione propedeutico alla nomina – anch’essa poi acquisita dalla Procura della Repubblica di Siena per accertamenti – dell’attuale direttore amministrativo dell’Ateneo. Costei, peraltro, già condannata, nel 2007, dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo-contabili nell’esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di Direttore amministrativo dell’Università di Bologna;

tutto ciò premesso e considerato si chiede di sapere: 

se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università di Siena – dato il particolare contesto attinente l’elezione del Rettore dell’Università di Siena segnalato con gli atti di sindacato ispettivo in premessa e ricordate le recenti regole circa l’elezione dei Rettori universitari – il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno valutare l’avvio di procedure di commissariamento del Rettore dell’Università di Siena ed indire nuove elezioni, onde conferire piena legittimazione al vertice dell’ateneo;

quali siano le valutazioni del Ministro riguardo la possibile esposizione ad un ulteriore danno erariale per l’Università di Siena ravvisata dal collegio dei sindaci revisori sul bilancio consuntivo 2011 qualora si verificasse come irregolare il cumulo dell’assegno pensionistico con il corrispettivo del contratto stipulato con i docenti in quiescenza anticipata;

se, infine, corrisponda a verità il fatto che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati per presunti brogli in capo all’elezione del Rettore, e per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio, siano stati contestualmente o successivamente eletti a cariche di particolare rilievo all’interno degli organi dell’Università di Siena; e, in caso affermativo, quale ne sia la sua valutazione, anche alla luce della prassi secondo la quale il Senato accademico può disporre la sospensione cautelare di un docente oggetto di indagini giudiziarie.

La Gabanelli e il sistema Siena

Che cosa avrà insegnato, alla Gabanelli, il sistema Siena? Certamente, non a volare! Comunque, lo scopriremo su Rai 3 (domenica 6 maggio 2012 alle 21,30) con Report, che dedicherà un lungo servizio di Paolo Mondani su Monte dei Paschi, Comune, Università e aeroporto di Ampugnano. In attesa della puntata, è possibile seguirne un’anticipazione che, per quanto riguarda l’ateneo senese, mette in sufficiente risalto quanto già riportato da questo blog e che mi sembrava giusto proporre, considerando l’audience del programma. Ci auguriamo che gli ultimi eventi in città non abbiano indotto il videogiornalista a sacrificare temi cruciali per l’università, quali: il dissesto e l’inesistenza di una seria proposta di risanamento e di rilancio dell’ateneo; elezioni del rettore irregolari e conseguente mancata legittimazione all’esercizio delle connesse funzioni; vertici dell’ateneo privi di credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni; necessaria sospensione del rettore dalla carica ricoperta, nell’esclusivo interesse dell’università di Siena.  Da ricordare che il rettore Tosi, nel febbraio 2006, fu sospeso per molto meno; la voragine nei conti, infatti, fu ufficialmente comunicata 31 mesi dopo.

Per il servizio completo cliccare su: Il Monte dei fiaschi.

A Siena, sindaco e rettore appesi a un filo

Domanda d’obbligo: chi si dimetterà per primo, il Sindaco di Siena o il rettore dell’università? Di sicuro c’è che saranno preceduti da chi ha i giorni contati: la Dottoressa Ines Fabbro, direttore amministrativo dell’ateneo. In Comune, il conto consuntivo per l’anno 2011 è stato bocciato. All’università è stato approvato con tredici voti contro sette (tre astenuti e 4 contrari) e, ancora una volta, con il parere non favorevole dei Revisori dei conti, Gabriele Lorini, Serenella Lucà e Antonio Nazaro. Dal verbale del collegio sindacale – di cui si riportano i passi più significativi – emerge conferma di quel che su questo blog abbiamo sempre denunciato: l’irregolarità del cumulo dell’assegno pensionistico con il corrispettivo del contratto stipulato con i docenti in quiescenza anticipata. Chi pagherà per il danno erariale?

Revisori dei conti. «Pur permanendo una situazione di squilibrio strutturale, si evidenzia una riduzione del disavanzo di parte corrente dell’anno 2011 derivante, tra l’altro, dall’attivazione di misure di pensionamento anticipato del personale docente e di mobilità territoriale per il personale tecnico amministrativo. Si dà atto che l’esito del pensionamento anticipato consegue alla sostituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con conferimento di incarichi di insegnamento. Al riguardo si esprimono perplessità sulla misura adottata in quanto, in caso di vacanza del posto, si ritiene che debbano essere applicate, per quanto compatibili, le ordinarie procedure di reclutamento dei dipendenti pubblici. Si evidenzia inoltre che non sono indicati i riferimenti normativi che consentirebbero il cumulo, sulla stessa posizione funzionale, dell’assegno pensionistico con il corrispettivo pattuito per la prestazione contrattuale. Il disavanzo di amministrazione pari ad € 43.621.197,94 risulta incrementato rispetto a quello dell’esercizio precedente che è pari ad € 37.798.498,73. Il Collegio rileva (…) il permanere del disavanzo di competenza e di amministrazione. Con riferimento alla norma di cui all’art. 3 del d.lgs n. 199/2011 si dà atto che quest’organo non può procedere agli adempimenti previsti in quanto non è stata ancora adottata la normativa regolamentare di applicazione. Per tutto quanto sopra esposto, il Collegio, pur considerando le riduzioni di talune voci di spesa, esprime parere non favorevole sul Conto consuntivo per l’anno 2011.»

Lo volete capire che l’università di Siena non è una fabbrica di cavallucci e panpepati?

Rabbi Jaqov Jizchaq. Aderendo allo sciopero sulla sospensione dell’erogazione del trattamento economico accessorio al personale tecnico e amministrativo dell’Università di Siena, Elisa Meloni, segretario provinciale del Pd senese, scrive: «sosteniamo con convinzione il lavoro del Comune e della Provincia per tenere alta l’attenzione sul risanamento dell’Università…». Sì, ma Maremma maiala, lo volete dire alla fine cosa intendete per “risanamento” dell’università? Cosa volete fare? Perché non muovete il culo, a livello politico, almeno laddove contate qualche cosa, ossia a livello cittadino e regionale? Perché dovete essere succubi a baronie che facendo scompisciare la buonanima di mio nonno anarco-socialista ottocentesco, hanno l’improntitudine di proclamarsi addirittura di sinistra? Perché non la piantate con la lista dei nauseanti luoghi comuni? Basta con le manfrine, coi discorsi di circostanza, con le frasi fatte e i proclami vuoti. L’università di Siena non esce dal pantano in cui si è cacciata con la sciatta demagogia populista e i minuetti: che cacchio volete fare? È lecito chiederlo? Questo del “risanamento” sta diventando un mantra, una frase ripetuta ossessivamente che cela un sostanziale navigare a vista, una coltre di spessa retorica per bischeri che giustifica ogni sorta di scelleratezza, senza che nessuno, in concreto, dica cosa esattamente vuol fare, a parte ridurre stipendi e personale, smantellare ricerca e didattica e naturalmente non toccare gli interessi costituiti: ma qual è la prospettiva, da un punto di vista scientifico, di quella che è una delle istituzioni accademiche più antiche del mondo, che non è dunque una fabbrica di cavallucci e pampepati? Quali osterie bisogna frequentare per averne contezza?

Università di Siena: in sciopero con il sordo

24 aprile UNI(TI)SI SCIOPERA

RSU d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl-Intesa, Uil-Rua, Usb P.I. Non può che suscitare costernazione la nota inviata dal Rettore venerdì scorso. Ci si domanda quale intento avesse, il Magnifico, nel comunicarci per l’ennesima volta le stesse spiegazioni vuote sulla sospensione del trattamento economico accessorio, TEA. In sei punti è spiegato ciò che abbiamo già sentito innumerevoli volte: la giustificazione di una scelta scellerata che non ha alcuna logica. La sospensione non è caduta come un meteorite addosso all’Ateneo, è stata decisa e messa in pratica unilateralmente dalla Direttrice Amministrativa di concerto con il Rettore. La sospensione illegittima è stata comunicata per mail a tutto il personale senza minimamente riflettere su ciò che avrebbe provocato. Rispondiamo punto per punto alla nota:

1. La voce è stata indicata in bilancio perché è obbligatorio indicarla, come lo è erogare il TEA. Non è stato un atto di generosità, o di considerazione nei confronti del personale tecnico e amministrativo, inserire la voce in bilancio ma un atto dovuto per legge. Il vero atto che denota la considerazione che Direttrice Amministrativa e Rettore hanno del personale tecnico e amministrativo è la sospensione!

2. La certificazione dei fondi 2009-2010 non è di difficile interpretazione. I verbali sono stati resi pubblici e molti li hanno letti. Questa questione poi non va confusa con la sospensione del TEA del gennaio 2011. Infatti la favola della certificazione fantasma è del luglio 2011, sette mesi dopo la sospensione! Si decida poi cosa si vuole sostenere, la certificazione è assente o lacunosa? «Non è stato possibile attivare la contrattazione per l’anno 2011 e per l’anno 2012 a causa dell’assenza della certificazione della compatibilità economico-finanziaria dei fondi relativi al biennio precedente. Le certificazioni precedenti, 2009 e 2010, risultano infatti lacunose o di incerta interpretazione.»

3. Mef, Aran e Dipartimento della funzione pubblica sono stati interpellati ma dopo la sospensione che peraltro nessuna di queste tre istituzioni ha consigliato, anzi sono in palese difficoltà nel rispondere. la questione è stata così ingarbugliata dalla nostra Amministrazione che rischia di creare problemi in tutte le Pubbliche Amministrazioni. Avallare il concetto di sospensione di una voce fondamentale della retribuzione del personale di una P.A. se fosse avallato dal MEF genererebbe uno tsunami nel resto d’Italia, quanti dirigenti con Amministrazioni in difficoltà vorrebbero fare come la nostra Direttrice Amministrativa.

4. Nessuno ha mai chiesto di prescindere dagli errori fatti nel passato, cioè dal 2000 al 2009 evidenziati dall’ispezione del MEF. Anzi la RSU e le OO.SS. hanno proposto di erogare i fondi 2010 e 2011 costituiti correttamente e poi quando arriverà un accertamento della maggiore spesa precedente discutere se e come vada recuperata. Infatti, la maggiore erogazione, peraltro basata su di un errore fatto unicamente dall’Amministrazione, non è accertata da nessun organo di controllo, a oggi. Ciò che è grave è che sulla base di un qualcosa di non certo si sia già fatto un taglio certo sul fondo del TEA in bilancio. La somma che la Direttrice Amministrativa toglie dal fondo come recupero su quanto maggiormente erogato in passato è illegittima e basata su conti non definitivi. Va chiarito infine che non un euro in più è stato erogato al personale perché tutto ciò che abbiamo avuto era previsto dai contratti collettivi integrativi. Le somme di cui si parla per semplicità come somme in più sono determinate all’origine al momento della costituzione del fondo dall’Amministrazione.

5. Le somme in bilancio ci sono, però decurtate, per cui generano già una minore spesa e incidono meno sul rapporto fra entrate e uscite. Va poi scritto che se le somme si mettono ma non si spendono queste non incidono sul disavanzo strutturale annuale dell’Ateneo. Se spendo 140 per il personale e non spendo i 3 milioni lordo datore di lavoro per il TEA, sono tre milioni in meno che escono sulla voce personale. Il problema poi non è di bilancio ma di liquidità. La difficoltà di liquidità genera forti problemi nel pagare tutte le spettanze e tre milioni in meno fanno gola.

6. Lo stallo venutosi a creare è unicamente dovuto all’illegittima decisione assunta 15 mesi fa. La soluzione l’abbiamo proposta più volte, ma ogni volta si è cercato di tirare fuori dal cappello un nuovo problema per rimandare la soluzione. Come quello della certificazione assente e lacunosa (?) del 2009 e 2010 che a luglio 2011 è servita a prendere tempo. Noi proponiamo di riprendere ad erogare il TEA. In 15 mesi non avete ottenuto o dato risposte a nessuno, avete fatto aumentare il contenzioso davanti al giudice del lavoro in modo esponenziale e avete portato il personale tecnico e amministrativo, insieme ai Cel e agli studenti allo sciopero. Complimenti avete dimostrato di saper gestire al meglio una Pubblica Amministrazione! Il periodo di sospensione imposto da Rettore e Direttrice Amministrativa deve finire e il 24 aprile è un buon giorno per cominciare un nuovo periodo.

Per i sindacati il rettore dell’ateneo senese è un fantoccio?

Di seguito le dichiarazioni dei sindacati universitari rilasciate nel corso di una conferenza stampa e riportate dalla stampa cittadina.

Sindacati dell’università di Siena. Questa situazione – la sospensione dell’erogazione del Trattamento Economico Accessorio (TEA) al personale tecnico e amministrativo – è stata prodotta da una libera interpretazione di Ines Fabbro, Direttore amministrativo dell’Università di Siena, delle norme vigenti. Il Direttore sfrutta l’inesperienza del rettore per compiere errori su errori. È possibile che Fabbro contesti le nostre posizioni, contravvenendo agli obblighi normativi, ma la cosa strana è che non prenda in considerazione neppure i giudici. Vedi le sentenze a favore dei Cel. Il rettore deve riprendere, anzi deve assumere per la prima volta il timone politico dell’ateneo, perché si cambi finalmente rotta. Contano gli aspetti tecnici e contabili, che servono per farci tornare in pareggio, ma contano altrettanto le relazioni sindacali e il clima interno all’ateneo. Oggi i lavoratori sono esasperati e non sarà possibile in queste condizioni garantire nel tempo quella qualità a cui l’ateneo tende e che merita. La qualità si ottiene mettendo i lavoratori nelle condizioni di rendere al massimo, affinché almeno i loro diritti siano garantiti, non si ottiene non pagando le notti e gli straordinari, come per esempio ai dipendenti della Certosa di Pontignano, o non riconoscendo il rischio chimico e radiologico ai ricercatori. A chi manda avanti tutto il sistema si chiedono solo sacrifici e senza alcun preavviso, senza contrattazione. Prendete ad esempio gli asili nido: sono stati negati all’improvviso i contributi, con la promessa che con quei fondi si sarebbe costruito un asilo a San Francesco. È una maniera di procedere stucchevole, tanto inaccettabile che lascia solo amarezza fra i dipendenti. Da sette mesi non si riunisce più il tavolo interistituzionale eppure il sindaco ci aveva promesso che durante il suo mandato il monitoraggio sul percorso di risanamento dell’università sarebbe stato costante. E invece le nostre istanze sono state snobbate da tutti. Ci auguriamo che il sindaco e il presidente della Provincia abbiano pensato di venire martedì mattina a portare la loro solidarietà ai lavoratori dell’ateneo; dopo tutto, in piazza con i lavoratori del Monte ci sono andati.

Il trattamento economico accessorio dei dipendenti dell’università di Siena: una storia infinita?!

Dopo gli schiaffi telematici, l’interrogazione parlamentare e la proclamazione dello sciopero (24 aprile p.v.) dei dipendenti dell’università di Siena, interviene il rettore per rendere nota la posizione dell’Amministrazione.

Angelo Riccaboni. La sospensione dell’erogazione del Trattamento Economico Accessorio (TEA) al personale tecnico e amministrativo costituisce un tema giustamente molto sentito, anche in relazione all’impatto della crisi generale su livelli retributivi troppo spesso inadeguati. Considerata l’importanza dell’argomento, mi sembra opportuno rendere nota alla nostra comunità la posizione assunta dall’Amministrazione.

1. Come più volte ribadito, l’Amministrazione considera il TEA una componente della retribuzione del personale, tanto che tale voce è stata indicata fra gli oneri dei bilanci preventivi 2011 e 2012 e del bilancio consuntivo 2011. Poter erogare la parte retributiva in oggetto sarebbe, secondo il Consiglio di amministrazione e l’Amministrazione, un ulteriore segnale positivo per l’Ateneo, anche per riconoscere il contributo del personale al miglioramento dei risultati annuali di competenza.

2. Non è stato possibile attivare la contrattazione per l’anno 2011 e per l’anno 2012 a causa dell’assenza della certificazione della compatibilità economico-finanziaria dei fondi relativi al biennio precedente. Le certificazioni pregresse, 2009 e 2010, risultano infatti lacunose o di incerta interpretazione. Questa sospensione impedisce, peraltro, anche di erogare qualsiasi tipo di indennità, pur se prevista da norme superiori.

3. Malgrado le ripetute richieste, durante il 2011 non è stato possibile ricevere dal MEF, dall’ARAN o dal Dipartimento della funzione pubblica un’interpretazione univoca della nozione di compatibilità economico-finanziaria.

4. Per quanto riguarda l’ammontare del trattamento da erogare, non è possibile prescindere dal fatto che, a causa di errori nella determinazione del Fondo e di esborsi eccedenti la capienza del Fondo stesso compiuti negli anni fra il 2000 e il 2009, delle somme di denaro siano state indebitamente erogate al personale. L’entità di tali somme venne inizialmente definita come esito di un’indagine ispettiva dell’Ispettorato Generale di Finanza del MEF, tenutasi nel 2010, nei confronti della quale l’Amministrazione ha presentato le sue controdeduzioni. L’IGOP del MEF sta in questo momento esaminando tutti quanti i conteggi. Tale Ispettorato, infatti, da alcune settimane sta attivamente lavorando per definire la somma erogata indebitamente e per risolvere i dubbi in merito alle modalità di recupero.

5. La sospensione nell’erogazione del TEA non deriva certamente da problemi di natura finanziaria dell’Ateneo. Sarebbe errato, altresí, ritenere che il miglioramento dei risultati annuali di competenza che si manifesta dal 2011 discenda dalla mancata corresponsione del TEA, in quanto tali oneri sono stati computati nei bilanci dell’Ateneo indipendentemente dal loro effettivo pagamento.

6. In parallelo, gli organi preposti al controllo della spesa pubblica sono costantemente aggiornati dell’evoluzione della vicenda; spetterà a loro, infatti, accertare eventuali responsabilità e sanzioni.

In sintesi, la sospensione del TEA non dipende da una mancata volontà dell’Ateneo né da questioni finanziarie, ma da ostacoli di natura tecnica e giuridica che hanno a che fare con questioni relative alla certificazione dei fondi per gli anni 2009 e 2010. Nei primi mesi del 2012 si era così venuta a creare una impasse che appariva non facile da risolvere. Assieme al Direttore amministrativo, consci dell’importanza dell’argomento per l’Ateneo e per i nostri colleghi del PTA, abbiamo sempre posto su di esso particolare attenzione, sollecitando e promuovendo incontri con esperti e rappresentanti di istituzioni. Nelle ultime settimane il MIUR e il MEF hanno evidenziato un chiaro impegno per risolvere i dubbi interpretativi inerenti alle questioni in oggetto. Come conseguenza, sono stati richiesti all’Amministrazione molteplici dati e documenti, con la rassicurazione, da parte del Ministero, che verranno fornite quanto prima le indicazioni necessarie a superare lo stallo venutosi a creare, in modo da poter riprendere immediatamente la contrattazione. Sperando di esser riuscito, almeno in parte, a fare chiarezza su un argomento tanto delicato e complesso, colgo l’occasione per formulare i piú cordiali saluti.

Affossata l’università di Siena, pronto un nuovo ateneo: il DIPINT

Non è un’esagerazione dire che è nato un nuovo ateneo: è sufficiente leggere il “Regolamento” del Dipint, la “Convenzione” fra l’Università e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS), e l’articolo del sindacato USB, di seguito riprodotto integralmente.

Attenzione inchiostro fresco!

Massimo Viani (USB P.I.). Non toccare, non leggere, non discutere, possibilmente approvare senza sfogliare il regolamento del DIPINT. Non sappiamo più come dirlo, ma a costo di sembrare ripetitivi, lo scriviamo di nuovo: in questo Ateneo Rettore e Direttrice Amministrativa pensano di poter fare ciò che vogliono senza pudore. Siamo di nuovo chiamati ad occuparci della questione DIPINT. Lunedì 19 marzo si è svolto il Senato Accademico, e in quella sede è stato approvato il regolamento del DIPINT, con annessa nuova convenzione fra AOUS e Università. Non sappiamo quale sia stata la discussione in merito al regolamento. La maggior parte del documento riguarda didattica e ricerca e crediamo che il Senato avrebbe dovuto prestare attenzione a quello che approvava. Probabilmente non si è detto granché visto che in passato, nonostante gli appelli della USB P.I. ad una maggiore pressione anche dei docenti in merito all’indebolimento del ruolo dell’Ateneo e della Facoltà di Medicina, nessuno ha mosso foglia pubblicamente. È probabile però che non se ne siano accorti nemmeno che approvavano il regolamento del DIPINT perché è stato messo fra le convenzioni in una lista anonima quasi in fondo. La stessa cosa avverrà venerdì 23 marzo in occasione del CdA. All’ordine del giorno, al punto 9.28 come ultima convenzione è portata in approvazione la delibera con allegata convenzione che dà il via libera al Regolamento del DIPINT. Fin qui non ci sarebbe nulla di male a livello sostanziale se non il fatto che un dipartimento che ha trovato dignità di menzione nel nuovo Statuto, e che porta risorse necessarie (8 milioni) all’Ateneo, venga passato nel mucchio senza che vi sia un approfondimento. Sembra quasi che si voglia farla finita con le richieste di chiarimento, quasi che 8 milioni valgono bene una facoltà!

In passato ci risulta che ben altro ruolo ha avuto, fin dall’ordine del giorno del CdA, la questione DIPINT. Si vede che ora c’è fretta. C’è bisogno di far arrivare questi benedetti 8 milioni anche se non c’è accordo fra AOUS e Università su quanti ne arriveranno in verità alla fine: 1 milione potrebbe essere trattenuto dall’AOUS per finanziare progetti di ricerca aziendali. Inoltre, nella convenzione, all’art. 3 comma 3, si legge: «Il Regolamento può essere sottoposto a procedure di revisione e/o aggiornamento ogni qualvolta ne emerga la necessità, dietro approvazione del Comitato di Indirizzo del DIPINT.» Forse, per un dipartimento di tale importanza e previsto dallo Statuto, sarebbe stato giusto riportare che le variazioni del regolamento vengono approvate dal Senato e dal CdA su proposta del Comitato d’Indirizzo. Siamo fissati con la precisione, è vero, ma la nostra precisione può essere vista come pignoleria solo da chi non vuole ammettere che vi sono perplessità in merito all’iter di approvazione del regolamento del DIPINT. La questione forse più grave però è quella riguardante il testo del regolamento del DIPINT. Abbiamo già analizzato la questione in modo puntuale, facendo molte considerazioni sul ruolo del personale tecnico e amministrativo, ma non ci aspettavamo che i nostri rilievi fossero tenuti in considerazione. Lo stesso Rettore, però, nella comunicazione inviata in data 29 febbraio a tutto il personale, scrive che verrà inserito un riferimento alle linee guida sulla mobilità del personale universitario. Per noi avrebbe rappresentato una prima tutela per coloro che andranno funzionalmente ad operare nel DIPINT. Questa modifica non c’è stata, segno del rispetto che si ha degli impegni assunti in riunioni ufficiali di confronto sindacale. Ricordiamo al Rettore che i sindacati d’Ateneo sono in stato di agitazionee lo stesso Prefetto di Siena ha riconosciuto che l’Amministrazione sta tenendo nei confronti delle OO.SS. un comportamento discutibile. L’episodio riferito nel presente comunicato è una prova ulteriore della delegittimazione costante operata dai vertici dell’Ateneo nei confronti delle OO.SS., per cui sarà nostra cura informare il Prefetto di tale ulteriore manifestazione di disprezzo delle relazioni sindacali regolate dall’art. 11 del CCNL. Invitiamo i consiglieri a riflettere bene su quanto vanno ad approvare e ad avere il coraggio di affrontare le questioni per quanto delicate siano.