Maria Stella Gelmini, la donna che firmò due volte per l’elezione irregolare del rettore di Siena

SienainPalio

Quella nomina nata sotto una cattiva Stella (da: Il Mondo 13 gennaio 2012)

Fabio Sottocornola. Maria Stella Gelmini, ovvero la donna che firmò due volte. C’è lei al centro di un piccolo giallo nell’inchiesta sull’elezione del magnifico Angelo Riccaboni del luglio 2010, che i magistrati di Siena ritengono irregolare. L’ex ministro è stata ascoltata nel febbraio scorso, quando era ancora in carica, come persona informata sui fatti. Agli atti figurano due decreti di nomina del rettore, che Gelmini ha siglato in momenti diversi. Nel primo, datato 26 ottobre, è scritto che «stante la pendenza di indagine penale a carico di ignoti», la proclamazione avviene «nelle more della conclusione delle indagini». Ma poi il decreto è annullato e il 3 novembre Gelmini ne ha firmato uno nuovo, eliminata quella frase. Perché? Ai pubblici ministeri ha dichiarato che lo stesso giorno della prima firma, «l’ufficio stampa mi ha portato delle agenzie nelle quali si parlava di avvisi di garanzia. Mi sono allarmata». Così ai piani alti del Miur, ministro, capi di gabinetto e direttori generali non sanno più che pesci pigliare. Decidono di prendere qualche giorno di riflessione. Tanto il nuovo rettore deve entrare in carica l’l novembre, peccato però che a Siena le elezioni si erano tenute da mesi. E tutti aspettavano l’investitura ufficiale. «C’era molta preoccupazione, peraltro condivisa con Gianni Letta, per la situazione economica», afferma la numero uno del Miur. Che poi si decide. E firma di nuovo. «Non sono in grado di chiarire il perché delle differenze tra i due decreti nella parte in cui il primo fa riferimento alle indagini in corso mentre nel secondo di ciò non vi è traccia », afferma candidamente. Esclude, però, di avere ricevuto «alcuna pressione politica per la proclamazione del rettore». Eppure qualche colloquio c’è stato. Per esempio, uno bipartisan con Luigi Berlinguer che in una telefonata tranquillizza Riccaboni: «Ho interessato la Crui e ho parlato con la Gelmini».

Cosa riserverà il 2012 all’Università di Siena?


Cosa riserverà il 2012 all’Università degli Studi di Siena? Per saperlo non occorre essere indovini, è sufficiente rileggere alcuni degli articoli pubblicati su questo blog nel 2011, dei quali si riportano di seguito i link, e ricordare la conclusione delle indagini sulle irregolarità nelle elezioni del rettore. Comunque, i titoli da soli indicano quale sarà l’argomento forte nelle prossime settimane, riassumibile in una domanda. Chi è stato eletto irregolarmente ha la piena legittimità a esercitare le funzioni di rettore? Da considerare, inoltre, che sulla nomina dell’attuale rettore hanno perso la faccia due ex ministri (Berlinguer e Gelmini) e l’ex direttore generale del Miur, Marco Tomasi. L’Ateneo senese, nelle condizioni attuali, può continuare ad avere una guida priva di credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni? E in assenza della revoca dell’atto di nomina, è irrealistico pensare, nell’esclusivo interesse dell’Università di Siena, alla sospensione dell’attuale rettore dalla carica ricoperta?

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino Online (12 gennaio 2012) e La Nazione Siena (13 gennaio 2012).

Giovanni Grasso. Quando lo sciacallaggio parte dai vertici.
David Cantagalli. Inciucio istituzionale all’Università di Siena: l’ex Ministro Gelmini smentito dal rappresentante del Governo in CdA.
Giovanni Grasso. Siena: dalla “piccola Oxford” all’Università delle truffe.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Paola Tomassoni e Pietro Paolo Amato. «A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, c’è un rettore “storico” frutto di quel sistema e per giunta delegittimato».
Pietro Paolo Amato. Il Ministro revochi la nomina del rettore dell’università di Siena e si costituisca parte civile.
Cisal, Cisapuni, Flc-Cgil, Ugl, UilRua, Usb. Esiste o no la normativa che impedisce l’erogazione del trattamento economico accessorio nell’università di Siena?
Giovanni Grasso. Esagera chi ipotizza una voragine da 600 milioni di euro negli ultimi ventisette anni nell’università di Siena?
Luigi Berlinguer, Piero Tosi, Silvano Focardi, Angelo Riccaboni. Del dissesto dell’Università di Siena ne parlano i protagonisti.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Gli studenti del DAS chiedono le dimissioni del rettore e del direttore amministrativo, ritenuti palesemente inadatti al ruolo che ricoprono.
Tommaso Strambi. Tutti pazzi per la costituzione di parte civile nel dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’Università di Siena.
Confsal SnalsCisapuni. Rintocchi funebri sull’elezione del rettore dell’Università di Siena.
Segreteria regionale UilRua. Chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” rimanere nella propria funzione.
USB Università di Siena. Un rettore delegittimato che finge di non saperlo e le prime costituzioni di parte civile per la voragine nei conti dell’ateneo senese.
La Nazione Siena. Università di Siena: alla ricerca del buon senso e del pudore perduti.
Giovanni Grasso. Concluse le indagini sull’elezione del rettore e sul buco dell’università di Siena.
Giovanni Grasso. Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ma che senso ha inaugurare l’anno accademico all’università di Siena?
Francesco Lauria e Mario Petrini. A grandi passi verso un’unica Facoltà medica della Toscana.
Giovanni Grasso. A Siena continua l’esodo dei docenti universitari: per amore o perché morsi dal ramarro?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ciclo ormai compiuto: l’università di Siena è il nuovo Cepu, quello pubblico.
Angelo Riccaboni e Claudio Marignani. Vieni avanti supercretino!
Angelo Riccaboni. È proprio vero che l’incremento delle iscrizioni all’università di Siena dipenda dalla qualità della didattica, della ricerca e dall’ottimo livello dei servizi?
Angelo Riccaboni. Vieni avanti cretino!
Rabbi Jaqov Jizchaq. Come la televisione trash, all’Università di Siena dequalificando l’offerta aumentano le iscrizioni.
Giovanni Grasso. Un fondo immobiliare per speculare sull’Università di Siena?
Alberto Monaci. Il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana bacchetta il Rettore di Siena per la sua incapacità a governare il processo di riallineamento fra costi e ricavi.
Giovanni Grasso. Come distruggere l’università di Siena: mancata informatizzazione, distrazione di fondi, sperperi, truffe e bilanci truccati.
Raffaele Ascheri. Con lo scopino in pugno una manifestazione da “indignados” per il dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sulle misure da adottare per il risanamento dell’università di Siena uno scopino da cesso mette tutti d’accordo.
Outis. Cari magistrati senesi, siamo stufi dei vostri traccheggi!
CUN. Gli effetti devastanti dell’abbassamento dell’età di pensionamento dei professori universitari.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Giovanni Grasso. Riccaboni non ha ancora capito che è alla guida di una Università e non di un condominio.
Giovanni Grasso. Le sorti dell’Università di Siena nelle mani di un Madoff senese?
Giovanni Grasso. Le situazioni d’illegalità presso l’ateneo senese richiedono l’immediato intervento delle competenti autorità.
Angelo Riccaboni e Rabbi Jaqov Jizchaq. Ancora una volta l’Università di Siena è prima in tutto!
Roberto Petracca. Per l’università di Siena occorre fantasia, dinamismo e un livello di pensiero diverso da quello che creò i problemi.
Lia Valentini. Il punto di vista degli studenti di “Dimensione Autonoma Studentesca” sull’operato del rettore dell’università di Siena.
Roberto Petracca. L’università di Siena non si salva con i buoni sentimenti e le buone intenzioni ma con impegni concreti.
Franco Ceccuzzi e Simone Bezzini. «Siamo in attesa di conoscere di chi siano le responsabilità del dissesto e se si sono conclusi gli accertamenti sulla regolarità dell’elezione del rettore di Siena
Franca Selvatici. Due casi per il movimento delle donne “se non ora quando”.
Cosimo Loré. Siena, università e città senza speranza.
Roberto Petracca. All’università di Siena si tagliano i professori per aumentare la didattica.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con lo smantellamento di mezzo ateneo, a Siena, non saranno penalizzati i “vecchi” docenti ma i più giovani.
Outis. “Aspettando le prescrizioni” per il dissesto dell’Università degli Studi di Siena.
Giovanni Grasso. Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con “il caso, la necessità e l’anagrafe” si affossa definitivamente l’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sul dissesto dell’Università di Siena indignarsi non serve più, ormai è tempo di agire.
Daniela Orazioli. Il sindaco di Siena messo alla prova sulla costituzione di parte civile per il dissesto dell’Università.
Giovanni Grasso. Università di Siena: ancora in attesa di un piano di risanamento.
Giovanni Grasso. Ecco quel che succede nell’Università di Siena a seguire la prassi e non le leggi.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena tra bocciature e proposte.
Giovanni Grasso. Una lezione di democrazia a chi ostacola la trasparenza nell’università di Siena.
Roberto Petracca. Università di Siena: sono i cavalli o gli asini a vendere immobili e a pensionare docenti?
Giovanni Grasso e Raffaella Zelia Ruscitto. Il rettore dell’Università di Siena illustra alla comunità accademica un piano di risanamento bocciato dai Ministeri delle Finanze e della Ricerca.
Silvio Pucci. Sempre più stringente il dibattito sul “risanamento possibile” dell’università di Siena.
Rabbi Jaqov Jizchaq. All’università di Siena non chiudono i “corsi inutili” (privi dei requisiti minimi di decenza) ma quelli utili, dove i docenti non hanno forza accademico-politica.
Michele Pinassi. Non è accettabile che con la crisi profonda dell’ateneo senese la direttrice amministrativa si sia garantito il massimo dell’indennità.
Laura Vigni. Ateneo senese: da Oxford d’Italia a università sputtanata.
Alessandro Nannini. La mala gestione dell’università di Siena riguarda gli ultimi tre rettori.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena come ammortizzatore sociale.
Franco Ceccuzzi. Università di Siena: spigolando nell’intervista del candidato sindaco del Pd che ha promesso mille posti di lavoro.
Giovanni Grasso. Un risanamento possibile dell’Università di Siena.
Partito Democratico di San Giovanni Valdarno. Si continuerà a far governare l’università di Siena ai Partiti?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Per il pensionamento dei docenti e per le scelte strategicamente sbagliate l’offerta didattica all’università di Siena peggiora a vista d’occhio.
Il perfido Suyodana. L’agonia continua dell’Università di Siena tra finti piani di risanamento!
Franco Ceccuzzi. Ancora demagogia e nessuna proposta concreta per il risanamento ed il rilancio dell’Università di Siena.
Laura Vigni. È questo il momento della costituzione di parte civile per il dissesto dell’università di Siena.
Stefano Bini. Qualcuno comincia a capire che i Poli universitari decentrati possono esistere solo se si autofinanziano.
Giovanni Grasso. Dissesto finanziario dell’Università di Siena: chiesto il rinvio a giudizio per i 27 indagati.
Circolo Città domaniSinistra per Siena. Crisi dell’università di Siena: responsabilità, questione etica, costituzione di parte civile.
Giovanni Grasso. Si chiuda il corso di laurea in Geologia a Siena e si sviluppi quello di San Giovanni Valdarno.
Pietro Paolo Amato. Di fronte al comportamento dell’amministrazione universitaria senese che pregiudica l’interesse pubblico, Amato si rivolge alla Corte dei Conti.
Giovanni Grasso. C’è ancora chi crede di poter ricreare quel sistema di potere che ha portato l’università di Siena allo sfascio generale e al discredito totale!
Giovanni Grasso. Chiesto il commissariamento del Rettore, il cui operato rischia di ledere l’autorevolezza dell’Università di Siena e il ruolo istituzionale del Ministero. Interrogazione del Senatore Pietro Paolo Amato.
Il perfido Suyodana. Università di Siena: cose dell’altro mondo.
Susanna Guarino. La guerra dei Poli universitari: il realismo di Grosseto e la spocchia di Arezzo.
Giovanni Grasso. Arezzo lo sa che per tagliare il cordone ombelicale con Siena deve pagare?
Romano Salvi. Università, c’è da tagliare il cordone ombelicale con Siena.
Tomaso Montanari. Chiusura del corso di laurea in Lettere d’Arezzo e «barricate demagogiche della politica locale».
Salvatore Mannino. Siena sarà sommersa dai rifiuti, se dovesse chiudere il corso di laurea in “Lettere” d’Arezzo.
Giovanni Grasso. Cosa ha condotto il Ministro Gelmini a Siena?
Giovanni Grasso. Università di Siena: il saccheggio continua!
Giovanni Grasso. Università di Siena: «preconsigli» di Amministrazione, un ritorno al passato.
Dimensione Autonoma Studentesca. Gli studenti sculacciano il preside della Facoltà di Lettere d’Arezzo “prima in Italia”.
Stefano Zoja. Ancora sulla svendita del patrimonio immobiliare in regime di autonomia universitaria.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Secondo gli studenti, le scelte dei vertici mettono a rischio la sopravvivenza dell’università di Siena.
Pietro Paolo Amato. Il senatore Amato torna a chiedere il commissariamento dell’Università di Siena.
Mario Lolini. Siena chiuda pure la sua università ma continui a pagare per tenere in piedi quella di Grosseto!
Roberto Petracca. Ma i revisori dei conti sono proprio sicuri che il contratto del direttore amministrativo sia corretto?
Giovanni Grasso. All’Università di Siena è l’ora della rottura.
Giovanni Grasso. Se la comunità locale non vuole la chiusura del Polo grossetano se ne assuma interamente i costi.
Arbiter. Per il Pd senese i poli universitari decentrati non sono più strategici. «Vuol dire che vanno chiusi
Fabio Sottocornola. Università di Siena: si continua a svendere il patrimonio immobiliare senza un piano per ridurre il disavanzo strutturale.
Cosimo Loré. L’università dei morti viventi.
Giovanni Elia. L’università di Siena come carne di porco.
Liste Civiche Senesi, Api, Fli, Udc. Per le Liste Civiche Senesi e il Nuovo Polo l’università di Siena è sul baratro e i vertici dell’ateneo stanno a guardare.
Roberto Petracca. Un consiglio al Ministro Gelmini: istituisca un corso sulla salvaguardia del pomodoro nostrale.
Giovanni Grasso. Cosa riserverà il 2011 all’Università di Siena dipenderà dalla comunità accademica.

«A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, c’è un rettore “storico” frutto di quel sistema e per giunta delegittimato»

Dopo la presentazione dell’interrogazione sulla regolarità delle elezioni del rettore, il senatore Amato ha rilasciato a “La Nazione, Siena” (4 dicembre 2011) la seguente intervista.

Paola Tomassoni. «Il caso senese è esempio nazionale quando si parla di sbagliata governance dell’università italiana. Qui siamo di fronte a una gravissima situazione economica e a una scarsa credibilità del suo vertice, oggi anche delegittimato, che dovrebbe invece affrontare la situazione. Ho sempre sostenuto la necessità di un commissariamento, quindi nuove elezioni e soprattutto grandi cambiamenti per far ripartire il tutto». A parlare è Pietro Paolo Amato, senatore PdL, che ha appena depositato la quinta interrogazione parlamentare sull’Università di Siena.

«L’interrogazione serve a conoscere la posizione del nuovo ministro, alla luce di due chiusure di indagini e di una nuova normativa che riguarda la figura del rettore – spiega – e sulla posizione che intenderà prendere (ovvero se si costituirà parte civile), visto che il suo predecessore, sentito in Procura sull’elezione dell’attuale rettore, è chiamato in causa direttamente». I nuovi atti alla mano del senatore Amato sono, dunque, la conclusione delle indagini preliminari nel procedimento relativo alla regolarità dell’elezione del rettore e poi la chiusura del filone principale dell’indagine sul dissesto economico. «Nel frattempo – afferma il senatore Pdl – è arrivata anche la legge 30 dicembre 2010 n. 240, relativa alle “norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, che introduce nuove modalità per l’elezione del rettore. Non sarebbe il caso di avvalersene per la situazione senese?». Ecco la domanda di Amato: in sintesi il senatore vuole dire che visto che ci sono così tanti e forti dubbi pendenti sull’università e il suo rettore, che potrebbero anche inficiarne la posizione, forse sarebbe il caso di indire nuove elezioni. «Una mossa, questa, di competenza del Ministero con la prevista revoca della nomina, che andrebbe anche a tutela del Magnifico stesso – spiega –, a chiarirne l’autorità una volta per tutte».

In riferimento all’indagine sul “buco” la stessa interrogazione, invece, lancia il messaggio della necessità di riforme strutturali che incidano sul disavanzo: «Non si può continuare a vendere immobili per ripianare la spesa corrente – spiega Amato – cerchiamo di creare un virtuosismo invece, andando ad agire sull’organizzazione della struttura, il personale e le diverse sedi. I nodi dell’ateneo sono legati alla riduzione della spesa, con anche dismissione di immobili inutili, ma fondamentale è la modifica della struttura dei costi. Il problema in realtà va al di là dei singoli rettori, è la governance, il sistema che non va: l’autonomia degli atenei deve essere fondata su una gestione economica corretta, con entrate e uscite che “tornano”. A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, oggi troviamo un rettore “storico” frutto di quel sistema: Riccaboni si è presentato come il rinnovatore ma a oggi mi sembra abbia fatto solo tanti discorsi, il tutto per chiedere finanziamenti governativi».

Il Ministro revochi la nomina del Rettore dell’università di Siena e si costituisca parte civile

Pietro Paolo Amato (Senatore PdL) interroga il Ministro del Miur.

Premesso che:
– in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena per l’anno accademico 2010/2014. Indagini che ipotizzano a carico degli indagati – componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale – il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici;
– tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il Decreto del 4 novembre 2010 dell’allora Ministro dell’Università e della Ricerca – che il 24 febbraio 2011 fu ascoltato nella citata indagine come persona offesa – di nomina del Rettore, a sua volta ascoltato dalla Procura di Siena in data 22 novembre 2010 in qualità di persona informata sui fatti;
– fu l’allora Ministro, all’atto di nomina del Rettore, a ricordare la rilevanza dell’esito delle indagini in corso ai fini di una piena legittimazione delle nuova figura apicale dell’università precisando che “il provvedimento non intende quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendono i risultati delle indagini in corso”;
– in data 16 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha inoltre portato a conclusione il filone principale dell’indagine sul cosiddetto “buco dell’Università” notificando 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d’indagini nei confronti degli indagati – ex rettori, direttori amministrativi, revisori dei conti, segretari di dipartimento e contabili – a vario titolo accusati di falsità ideologica in atti, abuso d’ufficio e peculato;
– il 21 novembre 2011 in occasione dell’inaugurazione del 771° anno accademico dell’Ateneo senese il Rettore dell’Università di Siena, facendo esclusivo riferimento a quest’ultima indagine, ha annunciato che “gli organi di governo valuteranno, nel momento in cui la procedura giudiziaria lo consentirà, l’eventualità che l’Ateneo si costituisca parte civile nel dibattimento”;

considerato che :
– l’Università degli studi di Siena attraversa una delicata situazione economica che deve fare i conti, oltre che con lo storico pesante disavanzo strutturale, anche con un’indifferibile rivisitazione e riorganizzazione della gestione corrente gravata da elevatissimi costi per l’abnorme numero di personale dipendente e dalla funzionalità di sedi distaccate (locate ad Arezzo e a Grosseto) assai dispendiose. Spese che non potranno essere ulteriormente bilanciate, come eccezionalmente avvenuto nel 2010, da entrate straordinarie dovute dalla vendita di parte del patrimonio immobiliare universitario;
– l’adozione di un’inderogabile ed efficace strategia di riduzione del deficit strutturale dell’Università di Siena impone, quale premessa indubitabile, una forte ed autorevole guida da parte dell’attuale Rettore – sulla cui elezione grava l’indagine giudiziaria in premessa – nonché del Direttore amministrativo, il quale risulta condannato, nel 2007, dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo–contabili nell’esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di Direttore amministrativo dell’Università di Bologna -;

ricordato altresì che :
– la legge 30 dicembre 2010 n. 240, recante “norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per  incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, introduce nuove modalità per l’elezione del Rettore;

tutto ciò premesso e considerato, si chiede al Ministro in indirizzo :
– se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università di Siena – dato il particolare contesto attinente l’elezione del Rettore dell’Università di Siena e ricordate le recenti regole circa l’elezione dei Rettori universitari – il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno di valutare la revoca dell’atto di nomina dell’attuale Rettore ed indire nuove elezioni, onde conferire piena legittimazione al vertice dell’ateneo;
– se non ritenga opportuno che il Ministero dell’Università, in virtù del principio di autotutela della pubblica amministrazione, nonché per le responsabilità istituzionali del dicastero quale erogatore del Fondo di finanziamento ordinario destinato all’ateneo senese, non debba adoperarsi al fine di costituirsi anch’esso parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari scaturenti sia dalle indagini sul dissesto economico–finanziario, sia da quelle riguardanti l’elezione dell’attuale Rettore dell’Università di Siena;
– se, infine, corrisponde a verità il fatto che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati nel merito dell’inchiesta sui presunti brogli in capo all’elezione del Rettore, siano stati recentemente eletti a cariche di particolare rilievo all’interno degli organi dell’Università di Siena; e, nel caso affermativo, quale ne sia la sua valutazione, anche alla luce della prassi secondo la quale il Senato accademico può disporre la sospensione cautelare di un docente oggetto di indagini giudiziarie.

Gli studenti del DAS chiedono le dimissioni del rettore e del direttore amministrativo, ritenuti palesemente inadatti al ruolo che ricoprono

Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Siamo costretti a domandarci cosa ci fosse da inaugurare, visto che la nostra Università versa da anni in una drammatica situazione di corruzione e mala gestione. Non sono stati una sorpresa i nomi dei 18 indagati, e tanto meno che tra questi nomi spiccassero quelli dei recenti Rettori e Direttori Amministrativi, le cui scelte abbiamo sempre contestato. Come se questo non bastasse, la nostra Università è al centro dell’attenzione degli inquirenti anche in merito alla regolarità dell’elezione del Rettore Riccaboni. Abbiamo deciso di non interrompere il teatrino dei vuoti festeggiamenti per rigettare in toto il cerimoniale di una casta che si delegittima ormai da sola. L’unico momento sensato e significativo di tutta la mattinata infatti è stato, a nostro avviso, quello degli interventi dei lavoratori che, pur portando avanti giuste rivendicazioni, troppo raramente trovano uno spazio di dialogo all’interno del mondo accademico, fagocitato da nepotismi e baronie.

Quanto l’inaugurazione fosse autoreferenziale è testimoniato dal fatto che ad alcuni studenti è stato impedito l’ingresso nell’aula se non previa perquisizione. Ancora una volta vediamo le forze dell’ordine schierate a difesa dei ladri in giacca e cravatta e non di chi subisce le conseguenze del loro operato. A questo proposito ricordiamo ancora nitidamente il complice silenzio da parte di tutte le istituzioni in occasione dell’attacco repressivo attuato un anno fa nei confronti degli studenti che manifestavano pacificamente contro lo smantellamento dell’Università pubblica.

Oggi che la questione dell’Ateneo è all’ordine del giorno, e in una situazione di tale gravità, taciuta e alimentata finora, è esilarante constatare la premura con cui prendono posizione quei partiti i cui membri figurano tra gli indagati delle due inchieste. E le accuse sono pesantissime: peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio.

La nostra Università per anni è stata saccheggiata dalla sua stessa amministrazione, e proprio le elezioni del nuovo Rettore, che avrebbe dovuto avviare l’Ateneo sulla strada della ripresa, probabilmente sono state truccate. Non abbiamo mai risparmiato critiche anche aspre in merito alle scelte politico-amministrative della nostra governance d’Ateneo, ma adesso la loro legittimità è posta sotto attacco da tutti i fronti. Per questo, mai come oggi chiediamo a gran voce le dimissioni del Rettore e del Direttore Amministrativo, palesemente inadatti al ruolo che ricoprono.

Tutti pazzi per la costituzione di parte civile nel dissesto dell’Università di Siena

Di seguito un resoconto completo dell’inaugurazione dell’Anno Accademico (da: La Nazione Siena 22 novembre 2011)

Tommaso Strambi. Le chiarine e gli ermellini, i tocchi con la coccarda dell’Unità d’Italia e i goliardi che intonano i «Gaudeamus Igitur». Ma anche lo striscione degli studenti del Das (Dimensione Autonoma Studentesca) con la scritta più che eloquente: «28 indagati per le elezioni truccate e il falso in bilancio. Noi non vi legittimiamo!!». Forse, però, a pesare di più è il volantino che, proprio fuori dal palazzo del Rettorato, viene distribuito dai partiti della maggioranza che governa Palazzo Pubblico (Pd, Siena Futura, Riformisti, Sinistra Ecologia e Libertà, Italia Dei Valori e Comunisti Italiani). Un documento in cui si invoca «rigore, trasparenza, legittimità per il risanamento dell’Ateneo». Ma anche «verità in tempi rapidi per tutelare l’Università e i suoi lavoratori». Un testo, soppesato in tutte le sue virgole, in cui si mette nero su bianco che «il Comune dovrà mettere in atto tutte quelle azioni istituzionali e legali volte a tutelare l’intera comunità senese, compresa la costituzione civile nell’eventuale processo» sul dissesto economico.

Il messaggio è chiaro: l’Università rappresenta un bene per la città e va tutelata, ma adesso il tempo è scaduto. Il Rettore non viene mai citato e nemmeno l’inchiesta sulla regolarità delle elezioni dello scorso anno, ma nello stesso tempo si evidenzia, con forza, che l’Ateneo «ha bisogno di grande determinazione ed autorevolezza nel portare avanti il risanamento». «Un lavoro che prima di tutto – si legge – deve essere condotto con la piena stabilità e legittimità degli organi di governo, con la massima trasparenza verso la comunità accademica e la città, il coinvolgimento nelle dolorose scelte di tutte le componenti dell’Ateneo e senza scaricare solo sulle fasce più deboli il peso della crisi e gli effetti del dissesto. Adesso serve maggiore equità». Se non fosse un documento politico, ma un atto legale si potrebbe definire un avviso di sfratto. Ma il rettore Angelo Riccaboni è sereno. Quando entra nell’Aula Magna fasciato dalla toga dispensa sorrisi, a tutti. Senza accorgersi che, tolte le autorità istituzionali, i numerosi agenti della Digos e i carabinieri in borghese, restano poche decine di docenti, qualche dipendente amministrativo e giusto appunto i goliardi. Continua a leggere

Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’Università di Siena

Si può sorvolare su tutto, ma non si può accettare che il rappresentante legale dell’università esponga al ridicolo l’istituzione che rappresenta. Com’è noto, la Procura della Repubblica di Siena ha contestato il reato di falsità ideologica ad alcuni indagati che, in concorso tra loro e attestando falsamente la regolarità del procedimento elettorale adottato, avrebbero indotto in errore il Ministro che, proprio sul presupposto della regolarità delle elezioni, emetteva il decreto di nomina di Riccaboni a rettore dell’Università degli Studi di Siena. Il rettore, però, ha dichiarato di «non essere coinvolto né direttamente né indirettamente nella vicenda e che sarebbe strumentale e dannoso per l’Ateneo ipotizzare un collegamento diretto con la validità e la legittimità delle elezioni». Una dichiarazione comica che, nelle condizioni tragiche in cui versa l’università, solleva alcuni doverosi interrogativi. Il rettore ha, forse, da esibire meriti amministrativi o un’efficace azione di risanamento per giustificare la sua permanenza alla guida dell’ateneo? Ha, forse, predisposto un piano di rientro che riporti il bilancio in equilibrio entro i prossimi cinque anni? Ha, forse, azzerato i costi dei poli universitari esterni e valorizzato l’offerta formativa della sede centrale? Niente di tutto ciò! Al contrario, lui e il direttore amministrativo, con una gestione autocratica, demagogica e in totale assenza di trasparenza, si sono rivelati incapaci di gestire l’ordinaria amministrazione e di risolvere almeno qualche emergenza. Due sedicenti “tecnici” (un economista e un direttore amministrativo con 18 anni d’esperienza) che, proprio nei rispettivi campi di competenza, hanno rivelato dilettantismo e insipienza, senza poter addurre la ridicola attenuante dell’ex rettore Piero Tosi: “io, però, sono un patologo”. E così, un’istituzione dal glorioso passato è nelle mani di una consorteria che s’illude di gestire i complessi problemi della macchina universitaria – che non conosce – finendo con l’ingannare e danneggiare sé stessa, prima che gli altri, e l’ateneo che dovrebbe servire. Riuscirà il nostro magnifico a recuperare il senso delle istituzioni necessario in tali circostanze? O, più modestamente, un po’ di buon gusto? Ce lo auguriamo tutti, nell’esclusivo interesse dell’Ateneo! Del resto, sembra che anche l’autorità di governo sul territorio, in virtù della riserva espressa dal Ministro nel decreto di nomina, abbia sollecitato Riccaboni a rassegnare le inevitabili dimissioni e a rinviare l’inaugurazione dell’Anno Accademico.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (20 novembre 2011). “Università: Riccaboni recuperi il senso delle istituzioni”.

Rintocchi funebri sull’elezione del rettore dell’Università di Siena

Confsal Snals Università – Cisapuni. Abbiamo letto con sgomento e con una certa rabbia il comunicato del Magnifico Rettore in merito al procedimento penale sulla presunta irregolarità della sua elezione. Noi non vogliamo entrare nel merito della questione, anche se ci sarebbe molto da dire, soprattutto sull’opportunità di effettuare l’inaugurazione dell’anno accademico, ma ognuno è libero di mettere in gioco la propria faccia e la propria reputazione rispondendo in prima persona delle proprie azioni.
Quello che proprio non riusciamo a digerire è che il Magnifico Rettore ci comunichi che il piano di risanamento sta procedendo “con efficacia” e che “tutte le componenti della nostra Comunità” sono pienamente motivate.
Caro Magnifico Rettore, noi siamo tutti i giorni al lavoro per portare avanti il nostro Ateneo e abbiamo la piena percezione di quanto sta accadendo. C’è un forte clima d’incertezza sul futuro di noi dipendenti e si ha la sensazione che manchi una guida sicura, che si stia remando a vuoto, senza una direzione chiara e univoca, disperdendo energie e tempo preziosi. Diciamocelo chiaramente, non ci sembra che il piano di risanamento stia “proseguendo con efficacia” come lei sostiene.
Quanto alla “piena motivazione”, forse le altre componenti “della nostra Comunità” ne avranno da vendere, ma quella del personale tecnico-amministrativo è volata via insieme al salario accessorio, ingiustamente e inspiegabilmente tolto; è volata via grazie a una pessima – per non dire inesistente – gestione  della mobilità esterna, che lascia i colleghi rimasti nella difficoltà di dover svolgere anche il lavoro di coloro che se ne sono andati; che lascia svuotati uffici dove si forniscono servizi critici senza una parvenza di consapevolezza della gravità della situazione; è volata via anche grazie ai continui attacchi perpetrati ai danni delle categorie più deboli di questo Ateneo, il personale tecnico-amministrativo, i precari e i colleghi della cooperativa, le uniche che hanno compiuto dei reali sacrifici, pur essendo spesso additate come unica causa del dissesto, e che saranno quelle che probabilmente pagheranno il prezzo più alto.
Quindi, caro Magnifico Rettore, faccia pure la Sua inaugurazione ma, per cortesia, non venga a raccontarci le novelle: ne abbiamo già sentite abbastanza.

Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico

La notizia è ormai certa! L’8 novembre i Pm Antonino Nastasi e Aldo Natalini hanno concluso le indagini sulla voragine da 200 milioni d’euro nell’ateneo senese con la richiesta di rinvio a giudizio per 23 indagati. Questi i capi d’accusa: peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio. Inoltre, sembra che la Procura intenda procedere al sequestro di beni e conti correnti degli indagati, per recuperare almeno una parte del danno erariale. Anche le indagini sui presunti brogli elettorali sembrano ormai concluse e fra qualche giorno si saprà se Riccaboni è legittimato a esercitare pienamente le funzioni di rettore dell’università degli Studi di Siena. Tutto ciò avviene dieci giorni prima dell’inaugurazione dell’anno accademico, voluta e fissata dal rettore per il 21 novembre.

A questo punto, è logico chiedersi se non sia il caso di annullare la cerimonia nell’esclusivo interesse dell’ateneo. In caso contrario, considerando che tra gli indagati figurano due ex rettori, tre ex direttori amministrativi e quattro revisori dei conti, Riccaboni ha il dovere di fornire, per l’occasione, una precisa ricostruzione della vicenda che ha affossato un’istituzione dal glorioso passato. E anche se, al momento, non è tra i destinatari di un avviso di garanzia, appare quanto mai opportuna una dichiarazione per escludere ogni sua forma di responsabilità nel dissesto dell’ateneo, in considerazione del ruolo svolto come presidente del nucleo di valutazione, preside di Facoltà e presidente del Cresco. Infine, poiché è già passato un anno di rettorato, s’impone che nel corso dell’inaugurazione la comunità accademica sia informata delle ragioni di alcune scellerate iniziative, considerata la totale assenza di trasparenza che le contraddistingue. Si ricordano, in particolare: la nomina dell’attuale direttore amministrativo e la sua retribuzione (non approvata dal CdA e superiore, di circa 30mila euro, a quella prevista per il nostro ateneo); l’inesistenza di un piano di rientro dal disavanzo d’amministrazione, necessario e obbligatorio; l’azione truffaldina relativa all’utenza sostenibile per l’attivazione dei corsi di laurea in Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Scienze Biologiche e il conseguente scadimento dell’offerta formativa; il ridimensionamento della Facoltà medica e la sua “ospedalizzazione”; l’immotivata riorganizzazione degli uffici amministrativi con attribuzione delle responsabilità a soggetti privi delle necessarie competenze; le delibere adottate in evidente conflitto d’interessi; il tentativo di speculare sull’università, con la costituzione di un fondo immobiliare che gestisse gli edifici da alienare; i rapporti mai chiariti con un operatore finanziario indagato dalla Procura di Fondi. Questi sono i temi che la relazione del rettore dovrà trattare se, nonostante tutto, persiste nell’idea di inaugurare l’anno accademico.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (11 novembre 2011). Anno Accademico: è il caso di inaugurarlo?

Ma che senso ha inaugurare l’anno accademico all’università di Siena?

Rabbi Jaqov Jizchaq. Si dice che «non c’è niente di male nel riportare l’ateneo senese a numeri gestibili, anche se con tagli effettuati su criteri economici…». Vecchio argomento un po’ ipocrita, se mi si consente, giacché non è mai seguito dall’elencazione di dati di fatto precisi: la gente viene dichiarata inutile “post mortem” e il ragionamento ammonta quindi ad un pirandelliano “così è se vi pare”: la storia la scrivono i vincitori e se a quello là, l’hanno ammazzato, avranno pur avuto delle ragioni per farlo. Amen. La saga dei luoghi comuni. Siamo davvero sicuri che siano state cancellate certe strutture o corsi di laurea creati artificiosamente e dispendiosamente negli anni passati e basta? A me risulta più di una situazione in cui è accaduto casomai l’esatto contrario, e che molto di ciò che si dichiara “inutile” sia ancora allegramente quanto inspiegabilmente in piedi. Quasi tutto ciò che è stato creato negli ultimi quarant’anni, non si è consolidato, spesso perché nato da un atto politico poco lungimirante e convinto, e pertanto recava già una scadenza nell’atto di nascita, come il latte e lo yogurt. Senza dire che la situazione economica del paese è precipitata. Purtroppo però si tratta, ragionando un po’ a spanne, di oltre la metà dell’ateneo: e allora che si fa? Se sbaglio, naturalmente, correggetemi, ma siate meno vaghi, cominciando a spiegarmi come ciò nonostante, le sedi distaccate sono ancora lì, con i loro doppioni, per i quali s’intravede un “radioso avvenire” a spese della casa madre, magari con quattro o cinque studenti, e le più volte dileggiate in questo forum “scienze del bue muschiato” sono più vive che mai, semplicemente perché dal punto di vista del personale (non necessariamente degli iscritti!) “troppo grosse per fallire”, come si dice ora. Questo è il punto: non aspettiamoci scelte razionali e qualitative quando si applicano criteri meramente quantitativi e “lineari”. Almeno, questo è quello che mi è dato di vedere, giacché come altre volte ho sottolineato, a me pare che in questa fase contino solo le famose staliniane “divisioni” (“quante divisioni ha il Papa?”) e come attesta anche l’episodio di Ematologia, pur relativo ad una Facoltà dove di docenti ce ne sono parecchi, di questi tempi quando se ne va un professore, può darsi che entri in crisi un intero settore: figurati dove di professori ce ne sono meno! E viceversa: la presenza di parecchio personale di ruolo, costituisce per caso ipso facto un segno di eccellenza? In molti casi poi, cosa tenere e cosa sopprimere è frutto di scelte politiche, equilibri, negoziazioni che travalicano l’università stessa, patti tra “grandi elettori” e sarebbe bene che chi compie tali scelte, almeno non nascondesse la mano, sicché si possano almeno intravedere i tratti di un disegno volto a un fine, ancorché criticabile, e non avere l’impressione di essere in balia di forze che lottano darwinianamente per la sopravvivenza o macchinazioni del tutto estranee al perseguimento del bene comune. Siamo sicuri dunque che siano stati criteri “economici” e di razionalità a guidare i tagli? Io mi azzardo a dire di no, perché il meccanismo dei “tagli lineari” (leggasi “requisiti minimi di docenza” più pensionamenti) decapita un po’ a casaccio e togliere un pollo a chi ne ha ventidue o toglierlo a chi ha solo quello, non è la stessa cosa, né la specchiata onestà o il valore di qualcuno si giudicano necessariamente dai polli che conta il suo pollaio. Posso certo sbagliarmi, ma sfido chiunque ad argomentare per dimostrarmi il contrario, giacché trovo che a cinque anni dall’eplosione del “buho”, non sia più tollerabile porre queste questioni in termini vaghi ed interrogativi. Per piacere, guardiamo in faccia la realtà! In ogni caso, se fossi uno che deve trascorrere ancora qualche lustro in questa sede, direi: “fate quello che volete: continuate a puntare sulle “scienze del gatto e del bue muschiato” e a dichiarare inutile magari la meccanica quantistica, la genetica o la topologia differenziale, ma per amor del cielo, chiarite a chi non sia prossimo alla pensione e veda scomparire attorno a sé le condizioni stesse del proprio operare, cosa deve fare nei prossimi dieci o venti anni”, perché non si può semplicemente tenere in ostaggio una generazione o due. Torno a ripetere che il problema, a mio modestissimo avviso, non si può risolvere “intra moenia”.