Cosa aspetta il Ministro Profumo a revocare l’atto di nomina dell’elezione irregolare del rettore di Siena?

Poteri in palio (da: Il Mondo 13 gennaio 2012)

Fabio Sottocornola. (…) il peccato originale sotto la Torre del Mangia si chiama megalomania. Una grandeur di provincia che sa essere popolare per il Palio, le squadre di calcio e basket, ma anche colta, se è vero che l’università cittadina un tempo era chiamata la Oxford d’Italia. Conviene allora partire da qui per disegnare questa parabola. Discendente. L’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, sapeva che la situazione era critica quando, sul finire del 2008, aveva spedito all’università Emilio Miccolis come direttore amministrativo per risanare le cose. In meno di un anno l’esperto manager pugliese ha venduto alcuni immobili, bloccato le assunzioni, creato una commissione d’inchiesta interna. Eppure, anch’egli è rimasto invischiato nella palude accademica: figura con altre 17 persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio. L’inchiesta, partita tre anni fa, mirava a fare luce sul dissesto dell’ateneo, il più grave d’Italia. Il buco è di oltre 200 milioni. L’uomo eccellente di questa storia è Piero Tosi, rettore per molti anni dopo Luigi Berlinguer, ma anche presidente della Crui (associazione dei magnifici) e in corsa per un posto da ministro in quota Margherita nel secondo governo Prodi del 2006. C’è poi Silvano Focardi, successore di Tosi e capitano della contrada della Chiocciola, ci sono direttori amministrativi, dirigenti, revisori dei conti. A vario titolo vengono ritenuti responsabili di falsità ideologica, abuso d’ufficio, peculato. I bilanci già a partire dal 2003, secondo l’accusa, sarebbero stati aggiustati con correzioni fittizie di alcune poste per far apparire il pareggio al posto del disavanzo. Accanto ai trucchetti contabili, nell’ateneo si continuava ad assumere amministrativi e docenti, mentre non venivano pagate le contribuzioni all’Inpdap. Nel conto i pm ci mettono pure qualche decina di migliaia di euro spesi, in questo caso dal solo Focardi, per pagare cene di rappresentanza, palchi al Palio, vini e derrate di pesce, ufficialmente per il suo dipartimento di scienze ambientali, ma non pertinente con gli studi secondo gli inquirenti. C’è anche il consigliere comunale Davide Chiti (Pd), mister preferenze alle ultime elezioni con 500 voti, che ha ottenuto l’affidamento della gestione di un bar in ateneo senza gara pubblica e «solamente sulla base di una conoscenza con il rettore dell’epoca che era Focardi».

Succede un po’ come nella prima legge di Murphy: quando le cose vanno male, possono andare anche peggio. E qui si sono impegnati. Infatti, nel luglio 2010 c’è da votare per il nuovo magnifico: risulta eletto l’economista Angelo Riccaboni che batte Focardi di 16 punti. Parte subito una denuncia e i magistrati vogliono vederci chiaro. Vengono fuori elezioni gestite in allegria, votanti al seggio non identificati, insomma una commissione elettorale leggera sulle norme in materia. L’accusa per dieci persone è di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale e riguarda addirittura i vertici della facoltà di giurisprudenza, il preside Roberto Guerrini e il predecessore Lorenzo Gaeta. Oltretutto, l’intero affaire mette in difficoltà l’allora ministro Maria Stella Gelmini chiamata a ratificare il responso delle urne. Dopo tutto questo giro, la giostra non sembra fermarsi. Anzi, arriva a lambire il Monte dei Paschi. Perché i problemi finanziari nel 2011 non sono risolti. Così Riccaboni, che non risulta indagato e ha sempre dichiarato che non intende dimettersi, cerca di mettere una pezza al bilancio. Tenta di congelare il pagamento a Mps delle rate dei mutui (3,5 milioni al semestre) e poi prova a vendere gli immobili, attraverso un fondo ad hoc. Tutto progettato dal magnifico con il collega Lorenzo Frediani e pare con Antonio Marino, uno dei vicedirettori generali di Mps. Ma non ancora ratificato dal consiglio di amministrazione dell’accademia.

Maria Stella Gelmini, la donna che firmò due volte per l’elezione irregolare del rettore di Siena

SienainPalio

Quella nomina nata sotto una cattiva Stella (da: Il Mondo 13 gennaio 2012)

Fabio Sottocornola. Maria Stella Gelmini, ovvero la donna che firmò due volte. C’è lei al centro di un piccolo giallo nell’inchiesta sull’elezione del magnifico Angelo Riccaboni del luglio 2010, che i magistrati di Siena ritengono irregolare. L’ex ministro è stata ascoltata nel febbraio scorso, quando era ancora in carica, come persona informata sui fatti. Agli atti figurano due decreti di nomina del rettore, che Gelmini ha siglato in momenti diversi. Nel primo, datato 26 ottobre, è scritto che «stante la pendenza di indagine penale a carico di ignoti», la proclamazione avviene «nelle more della conclusione delle indagini». Ma poi il decreto è annullato e il 3 novembre Gelmini ne ha firmato uno nuovo, eliminata quella frase. Perché? Ai pubblici ministeri ha dichiarato che lo stesso giorno della prima firma, «l’ufficio stampa mi ha portato delle agenzie nelle quali si parlava di avvisi di garanzia. Mi sono allarmata». Così ai piani alti del Miur, ministro, capi di gabinetto e direttori generali non sanno più che pesci pigliare. Decidono di prendere qualche giorno di riflessione. Tanto il nuovo rettore deve entrare in carica l’l novembre, peccato però che a Siena le elezioni si erano tenute da mesi. E tutti aspettavano l’investitura ufficiale. «C’era molta preoccupazione, peraltro condivisa con Gianni Letta, per la situazione economica», afferma la numero uno del Miur. Che poi si decide. E firma di nuovo. «Non sono in grado di chiarire il perché delle differenze tra i due decreti nella parte in cui il primo fa riferimento alle indagini in corso mentre nel secondo di ciò non vi è traccia », afferma candidamente. Esclude, però, di avere ricevuto «alcuna pressione politica per la proclamazione del rettore». Eppure qualche colloquio c’è stato. Per esempio, uno bipartisan con Luigi Berlinguer che in una telefonata tranquillizza Riccaboni: «Ho interessato la Crui e ho parlato con la Gelmini».

Cosa riserverà il 2012 all’Università di Siena?


Cosa riserverà il 2012 all’Università degli Studi di Siena? Per saperlo non occorre essere indovini, è sufficiente rileggere alcuni degli articoli pubblicati su questo blog nel 2011, dei quali si riportano di seguito i link, e ricordare la conclusione delle indagini sulle irregolarità nelle elezioni del rettore. Comunque, i titoli da soli indicano quale sarà l’argomento forte nelle prossime settimane, riassumibile in una domanda. Chi è stato eletto irregolarmente ha la piena legittimità a esercitare le funzioni di rettore? Da considerare, inoltre, che sulla nomina dell’attuale rettore hanno perso la faccia due ex ministri (Berlinguer e Gelmini) e l’ex direttore generale del Miur, Marco Tomasi. L’Ateneo senese, nelle condizioni attuali, può continuare ad avere una guida priva di credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni? E in assenza della revoca dell’atto di nomina, è irrealistico pensare, nell’esclusivo interesse dell’Università di Siena, alla sospensione dell’attuale rettore dalla carica ricoperta?

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino Online (12 gennaio 2012) e La Nazione Siena (13 gennaio 2012).

Giovanni Grasso. Quando lo sciacallaggio parte dai vertici.
David Cantagalli. Inciucio istituzionale all’Università di Siena: l’ex Ministro Gelmini smentito dal rappresentante del Governo in CdA.
Giovanni Grasso. Siena: dalla “piccola Oxford” all’Università delle truffe.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Paola Tomassoni e Pietro Paolo Amato. «A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, c’è un rettore “storico” frutto di quel sistema e per giunta delegittimato».
Pietro Paolo Amato. Il Ministro revochi la nomina del rettore dell’università di Siena e si costituisca parte civile.
Cisal, Cisapuni, Flc-Cgil, Ugl, UilRua, Usb. Esiste o no la normativa che impedisce l’erogazione del trattamento economico accessorio nell’università di Siena?
Giovanni Grasso. Esagera chi ipotizza una voragine da 600 milioni di euro negli ultimi ventisette anni nell’università di Siena?
Luigi Berlinguer, Piero Tosi, Silvano Focardi, Angelo Riccaboni. Del dissesto dell’Università di Siena ne parlano i protagonisti.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Gli studenti del DAS chiedono le dimissioni del rettore e del direttore amministrativo, ritenuti palesemente inadatti al ruolo che ricoprono.
Tommaso Strambi. Tutti pazzi per la costituzione di parte civile nel dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’Università di Siena.
Confsal SnalsCisapuni. Rintocchi funebri sull’elezione del rettore dell’Università di Siena.
Segreteria regionale UilRua. Chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” rimanere nella propria funzione.
USB Università di Siena. Un rettore delegittimato che finge di non saperlo e le prime costituzioni di parte civile per la voragine nei conti dell’ateneo senese.
La Nazione Siena. Università di Siena: alla ricerca del buon senso e del pudore perduti.
Giovanni Grasso. Concluse le indagini sull’elezione del rettore e sul buco dell’università di Siena.
Giovanni Grasso. Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ma che senso ha inaugurare l’anno accademico all’università di Siena?
Francesco Lauria e Mario Petrini. A grandi passi verso un’unica Facoltà medica della Toscana.
Giovanni Grasso. A Siena continua l’esodo dei docenti universitari: per amore o perché morsi dal ramarro?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ciclo ormai compiuto: l’università di Siena è il nuovo Cepu, quello pubblico.
Angelo Riccaboni e Claudio Marignani. Vieni avanti supercretino!
Angelo Riccaboni. È proprio vero che l’incremento delle iscrizioni all’università di Siena dipenda dalla qualità della didattica, della ricerca e dall’ottimo livello dei servizi?
Angelo Riccaboni. Vieni avanti cretino!
Rabbi Jaqov Jizchaq. Come la televisione trash, all’Università di Siena dequalificando l’offerta aumentano le iscrizioni.
Giovanni Grasso. Un fondo immobiliare per speculare sull’Università di Siena?
Alberto Monaci. Il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana bacchetta il Rettore di Siena per la sua incapacità a governare il processo di riallineamento fra costi e ricavi.
Giovanni Grasso. Come distruggere l’università di Siena: mancata informatizzazione, distrazione di fondi, sperperi, truffe e bilanci truccati.
Raffaele Ascheri. Con lo scopino in pugno una manifestazione da “indignados” per il dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sulle misure da adottare per il risanamento dell’università di Siena uno scopino da cesso mette tutti d’accordo.
Outis. Cari magistrati senesi, siamo stufi dei vostri traccheggi!
CUN. Gli effetti devastanti dell’abbassamento dell’età di pensionamento dei professori universitari.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Giovanni Grasso. Riccaboni non ha ancora capito che è alla guida di una Università e non di un condominio.
Giovanni Grasso. Le sorti dell’Università di Siena nelle mani di un Madoff senese?
Giovanni Grasso. Le situazioni d’illegalità presso l’ateneo senese richiedono l’immediato intervento delle competenti autorità.
Angelo Riccaboni e Rabbi Jaqov Jizchaq. Ancora una volta l’Università di Siena è prima in tutto!
Roberto Petracca. Per l’università di Siena occorre fantasia, dinamismo e un livello di pensiero diverso da quello che creò i problemi.
Lia Valentini. Il punto di vista degli studenti di “Dimensione Autonoma Studentesca” sull’operato del rettore dell’università di Siena.
Roberto Petracca. L’università di Siena non si salva con i buoni sentimenti e le buone intenzioni ma con impegni concreti.
Franco Ceccuzzi e Simone Bezzini. «Siamo in attesa di conoscere di chi siano le responsabilità del dissesto e se si sono conclusi gli accertamenti sulla regolarità dell’elezione del rettore di Siena
Franca Selvatici. Due casi per il movimento delle donne “se non ora quando”.
Cosimo Loré. Siena, università e città senza speranza.
Roberto Petracca. All’università di Siena si tagliano i professori per aumentare la didattica.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con lo smantellamento di mezzo ateneo, a Siena, non saranno penalizzati i “vecchi” docenti ma i più giovani.
Outis. “Aspettando le prescrizioni” per il dissesto dell’Università degli Studi di Siena.
Giovanni Grasso. Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con “il caso, la necessità e l’anagrafe” si affossa definitivamente l’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sul dissesto dell’Università di Siena indignarsi non serve più, ormai è tempo di agire.
Daniela Orazioli. Il sindaco di Siena messo alla prova sulla costituzione di parte civile per il dissesto dell’Università.
Giovanni Grasso. Università di Siena: ancora in attesa di un piano di risanamento.
Giovanni Grasso. Ecco quel che succede nell’Università di Siena a seguire la prassi e non le leggi.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena tra bocciature e proposte.
Giovanni Grasso. Una lezione di democrazia a chi ostacola la trasparenza nell’università di Siena.
Roberto Petracca. Università di Siena: sono i cavalli o gli asini a vendere immobili e a pensionare docenti?
Giovanni Grasso e Raffaella Zelia Ruscitto. Il rettore dell’Università di Siena illustra alla comunità accademica un piano di risanamento bocciato dai Ministeri delle Finanze e della Ricerca.
Silvio Pucci. Sempre più stringente il dibattito sul “risanamento possibile” dell’università di Siena.
Rabbi Jaqov Jizchaq. All’università di Siena non chiudono i “corsi inutili” (privi dei requisiti minimi di decenza) ma quelli utili, dove i docenti non hanno forza accademico-politica.
Michele Pinassi. Non è accettabile che con la crisi profonda dell’ateneo senese la direttrice amministrativa si sia garantito il massimo dell’indennità.
Laura Vigni. Ateneo senese: da Oxford d’Italia a università sputtanata.
Alessandro Nannini. La mala gestione dell’università di Siena riguarda gli ultimi tre rettori.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena come ammortizzatore sociale.
Franco Ceccuzzi. Università di Siena: spigolando nell’intervista del candidato sindaco del Pd che ha promesso mille posti di lavoro.
Giovanni Grasso. Un risanamento possibile dell’Università di Siena.
Partito Democratico di San Giovanni Valdarno. Si continuerà a far governare l’università di Siena ai Partiti?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Per il pensionamento dei docenti e per le scelte strategicamente sbagliate l’offerta didattica all’università di Siena peggiora a vista d’occhio.
Il perfido Suyodana. L’agonia continua dell’Università di Siena tra finti piani di risanamento!
Franco Ceccuzzi. Ancora demagogia e nessuna proposta concreta per il risanamento ed il rilancio dell’Università di Siena.
Laura Vigni. È questo il momento della costituzione di parte civile per il dissesto dell’università di Siena.
Stefano Bini. Qualcuno comincia a capire che i Poli universitari decentrati possono esistere solo se si autofinanziano.
Giovanni Grasso. Dissesto finanziario dell’Università di Siena: chiesto il rinvio a giudizio per i 27 indagati.
Circolo Città domaniSinistra per Siena. Crisi dell’università di Siena: responsabilità, questione etica, costituzione di parte civile.
Giovanni Grasso. Si chiuda il corso di laurea in Geologia a Siena e si sviluppi quello di San Giovanni Valdarno.
Pietro Paolo Amato. Di fronte al comportamento dell’amministrazione universitaria senese che pregiudica l’interesse pubblico, Amato si rivolge alla Corte dei Conti.
Giovanni Grasso. C’è ancora chi crede di poter ricreare quel sistema di potere che ha portato l’università di Siena allo sfascio generale e al discredito totale!
Giovanni Grasso. Chiesto il commissariamento del Rettore, il cui operato rischia di ledere l’autorevolezza dell’Università di Siena e il ruolo istituzionale del Ministero. Interrogazione del Senatore Pietro Paolo Amato.
Il perfido Suyodana. Università di Siena: cose dell’altro mondo.
Susanna Guarino. La guerra dei Poli universitari: il realismo di Grosseto e la spocchia di Arezzo.
Giovanni Grasso. Arezzo lo sa che per tagliare il cordone ombelicale con Siena deve pagare?
Romano Salvi. Università, c’è da tagliare il cordone ombelicale con Siena.
Tomaso Montanari. Chiusura del corso di laurea in Lettere d’Arezzo e «barricate demagogiche della politica locale».
Salvatore Mannino. Siena sarà sommersa dai rifiuti, se dovesse chiudere il corso di laurea in “Lettere” d’Arezzo.
Giovanni Grasso. Cosa ha condotto il Ministro Gelmini a Siena?
Giovanni Grasso. Università di Siena: il saccheggio continua!
Giovanni Grasso. Università di Siena: «preconsigli» di Amministrazione, un ritorno al passato.
Dimensione Autonoma Studentesca. Gli studenti sculacciano il preside della Facoltà di Lettere d’Arezzo “prima in Italia”.
Stefano Zoja. Ancora sulla svendita del patrimonio immobiliare in regime di autonomia universitaria.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Secondo gli studenti, le scelte dei vertici mettono a rischio la sopravvivenza dell’università di Siena.
Pietro Paolo Amato. Il senatore Amato torna a chiedere il commissariamento dell’Università di Siena.
Mario Lolini. Siena chiuda pure la sua università ma continui a pagare per tenere in piedi quella di Grosseto!
Roberto Petracca. Ma i revisori dei conti sono proprio sicuri che il contratto del direttore amministrativo sia corretto?
Giovanni Grasso. All’Università di Siena è l’ora della rottura.
Giovanni Grasso. Se la comunità locale non vuole la chiusura del Polo grossetano se ne assuma interamente i costi.
Arbiter. Per il Pd senese i poli universitari decentrati non sono più strategici. «Vuol dire che vanno chiusi
Fabio Sottocornola. Università di Siena: si continua a svendere il patrimonio immobiliare senza un piano per ridurre il disavanzo strutturale.
Cosimo Loré. L’università dei morti viventi.
Giovanni Elia. L’università di Siena come carne di porco.
Liste Civiche Senesi, Api, Fli, Udc. Per le Liste Civiche Senesi e il Nuovo Polo l’università di Siena è sul baratro e i vertici dell’ateneo stanno a guardare.
Roberto Petracca. Un consiglio al Ministro Gelmini: istituisca un corso sulla salvaguardia del pomodoro nostrale.
Giovanni Grasso. Cosa riserverà il 2011 all’Università di Siena dipenderà dalla comunità accademica.

Un pallottoliere cinese per l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese


Un altro anonimo lettore, stimolato dal precedente articolo, ci ha inviato questa breve ma stimolante nota sulle spese dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS).

Addendum (del 19 gennaio). Ho modificato la nota originaria, «risultata altamente offensiva per la reputazione» del fornitore dell’apparecchio, cancellando il nome della Ditta e del suo presidente dal blog e dai tag usati per i motori di ricerca. La differenza di prezzo, si dice in un commento, è dovuta al contestuale acquisto di pezzi di ricambio. Ne prendo atto! Vorrei ricordare al presidente della ditta e al suo legale che, in democrazia, i cittadini hanno il diritto di vigilare e gli amministratori pubblici il dovere di dare le spiegazioni richieste.

VIVA LA TRASPARENZA (2a puntata)

Agata Minnarsa. “Ottimi risultati per l’impianto di cuori artificiali al policlinico Santa Maria alle Scotte. In poco più di un anno, dall’inizio dell’attività, ne sono stati impiantati undici”. Ma quanto costano i cuori artificiali? Inoltre, il Sistema Sanitario Toscano riesce a soddisfare anche le richieste di finanziamenti per le malattie di base ad alta diffusione? Ce la farà a non penalizzare i fondi per le medicine anticolesterolo, che favoriscono una regressione dell’arteriosclerosi e quindi del rischio d’infarto, ictus e malattie vascolari periferiche? Alcune informazioni interessanti si trovano sui siti web delle aziende ospedaliere italiane che riportano i risultati delle gare di appalto per gli acquisti di materiale sanitario. Nel caso del cuore artificiale, però, solo due centri in Italia presentano in rete le delibere di aggiudicazione: Siena e Sassari. In Sardegna, il 15 dicembre 2010, il sistema è costato € 81.640 mentre in Toscana, sei mesi dopo, lo stesso apparecchio è stato pagato € 125.704. In altri termini, un plusvalore di € 44.064, per cui lo stesso apparecchio costa in Toscana il 54% in più. In ambedue i casi s’è trattato di una procedura negoziata in esclusiva con la stessa ditta. A questo punto una spiegazione da parte del Direttore Amministrativo e del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese è quanto mai necessaria. Comunque, l’unico dato certo è che i loro stipendi, comprensivi di tutti gli incentivi possibili, non vengono mai toccati.

Quando lo sciacallaggio parte dai vertici

Magliari

“I magliari” di Francesco Rosi (1959)

Da quando si è scoperta la voragine nei conti dell’Università di Siena, l’alienazione degli immobili ha rappresentato lo strumento più facile per superare le crisi di liquidità. Così Silvano Focardi nel 2009 ha venduto per 74 milioni di euro il San Niccolò e per 108 milioni di euro nel 2010 l’ospedale “Le Scotte”, creando le condizioni in base alle quali il suo successore avrebbe evitato il ricorso, per il 2011, allo scoperto di conto corrente e alle anticipazioni sul fondo di finanziamento ministeriale 2012. La dismissione di alcuni immobili rientra anche tra le misure straordinarie di Riccaboni che, però, ha previsto la costituzione di un Fondo immobiliare, l’individuazione di intermediari specializzati e la sottoscrizione, da parte dell’Ateneo, di quote da collocare presso investitori. L’assoluta segretezza dell’operazione, il tentativo di far approvare dal CdA il progetto nascosto all’interno di una delibera sulla ricognizione degli spazi (quindi, con una procedura scorretta sul piano formale e sostanziale), i rapporti mai chiariti con un operatore finanziario indagato dalla Procura di Fondi, la scelta, da parte del rettore, come consigliere finanziario, di un docente che è socio di maggioranza di una S.r.l che ha per oggetto sociale proprio operazioni del genere, hanno legittimato il sospetto di una speculazione finanziaria ai danni dell’Università di Siena. Ho più volte denunciato pubblicamente tali circostanze fino a quando il CdA non ha deciso di bocciare il rischioso progetto. Ma lo sconcerto e la rabbia per l’opera di sciacallaggio ai danni del nostro martoriato ateneo hanno modo di manifestarsi pienamente leggendo le intercettazioni di seguito riportate tra Riccaboni e il suo consigliere finanziario, professore a Siena di Intermediari finanziari, Lorenzo Frediani, nonché socio di maggioranza di Astrea S.r.l., avendo versato 28.500,00 € sui 30.000,00 € di capitale sociale.

Telefonate di Frediani (Astrea) a Riccaboni nel 2010
– 4 novembre (ore 16:26): una voce maschile chiede conferma sulla nomina. Si accordano di vedersi tra un po’ in facoltà.
– 4 novembre (ore 19:04): una voce maschile chiama per congratularsi per la nuova nomina e chiede insistentemente un incontro prima dei festeggiamenti per parlare del loro progetto.
– 10 novembre 2010 (ore 10:09): fissano un incontro per il 19 novembre (alle ore 10.00) con il nuovo direttore amministrativo e la ragioneria dell’università per procedere – dopo aver controllato i conti – alla programmazione di un fondo immobiliare o vendita dei beni dell’Unisi.
– 18 novembre 2010 (ore 09:42): un uomo chiama Riccaboni e gli chiede conferma per l’indomani alle 10 con il direttore amministrativo. Riccaboni conferma.
– 22 novembre 2010 (ore 09:53): una voce maschile chiama Riccaboni e lo mette sull’avviso di non discutere con nessuno nel dettaglio del piano di risanamento, visto che ci sono dei problemi in arrivo come la mancata corresponsione del contributo di 8 milioni di euro da parte della regione che mette a rischio il pagamento degli stipendi per dicembre. La linea diventa disturbata…
– 22 novembre 2010 (ore 09:57): una voce maschile riprende il discorso interrottosi precedentemente e gli fa presente che mancano i soldi per pagare gli stipendi di dicembre. Riccaboni propone di far ricorso alle anticipazioni di cassa e la voce maschile precisa che al 31 dicembre le anticipazioni di cassa devono essere portate a zero. Se bisogna percorrere quella strada, la voce maschile dice che va richiesto un incontro a Mussari e a Marino per vedere se la fanno percorrere. Non è una cosa semplice anche perché le tredicesime vanno pagate il 12 o il 13. Riccaboni dice che ci vuole pensare e si accordano di sentirsi domattina.
– 1 dicembre 2010 (ore 09:52): Angelo viene chiamato da un uomo che gli suggerisce di aumentare il numero delle persone che lavorano nella ragioneria perché sono in uno stato di criticità, almeno finché le cose non girano. Riccaboni si appunta la cosa. L’interlocutore dice che poi con calma devono vedere come riorganizzare l’università ma questo deve essere un provvedimento da prendere subito. Riccaboni dice che ne parlerà con la Fabbro.

La Cina è vicina per l’azienda ospedaliera universitaria senese

Come altre volte, pubblichiamo un articolo, utile alla discussione in periodi di crisi, inviatoci da un anonimo.

VIVA LA TRASPARENZA

Pasquino. Si credeva che la sigla CSI si riferisse alla pluripremiata serie televisiva statunitense “Crime Scene Investigation”, in onda dal 2000. Invece la stessa sigla è usata anche dalla Regione Toscana per la cosiddetta Cooperazione Sanitaria Internazionale, che è il soggetto di molteplici delibere della Giunta Regionale, sempre proposte dal governatore Enrico Rossi. Dal 2008 al 2011 sono stati stanziati dalla Toscana circa 14 milioni € per finanziare i progetti CSI, ma fra questi non risulta il progetto di cooperazione tra l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS) e il Ministero della Sanità della Cina. Come mai? Come si è finanziato il progetto cinese del Dott. Morello, Direttore dell’AOUS? Come hanno fatto i nostri assessori al Diritto alla Salute, prima Enrico Rossi e dopo Daniela Scaramuccia, ad approvare un programma CSI con la Cina? La delibera 695/2011 (Allegato A, pag. 3) dice: «La Regione Toscana riconosce nell’obiettivo generale di “lotta alla povertà”, nella sua più ampia accezione, il focus di tutte le sue iniziative, perché soltanto attraverso il miglioramento delle condizioni di vita delle persone si può migliorare la Salute dei popoli.» Poveri i Cinesi!… Inoltre, nella stessa delibera (Allegato A, pag 6): «La Regione Toscana, per lo svolgimento delle sue progettualità di cooperazione sanitaria, ha individuato le seguenti aree di intervento prioritario: Medio Oriente, Africa Sub Sahariana, Area Balcanica e l’Europa dell’Est, Paesi arabi del Mediterraneo.» E la Cina dov’è? Che non si tratti di un programma di Cooperazione Sanitaria Internazionale approvato dalla Regione Toscana?

In un Comunicato Stampa del 30/9/10 si legge: «È appena arrivato alle Scotte il nuovo gruppo di medici cinesi impegnati in uno scambio formativo e scientifico con i professionisti senesi. “Il programma di formazione clinica tra la Regione Toscana e il Ministero della Salute cinese – spiega Paolo Morello Marchese, direttore generale – ha prodotto risultati più che positivi e molto promettenti per il futuro. In un anno ci sono stati più di 50 medici cinesi impegnati in una proficua collaborazione con i nostri medici”. Il progetto è andato avanti grazie ad un accordo di cooperazione internazionale tra Assessorato al Diritto alla Salute della Regione Toscana e Ministero della Salute della Repubblica Popolare Cinese, con pieno coinvolgimento dell’AOUS, che è l’unica sede toscana a ospitare i professionisti cinesi.» Come mai tra le tante delibere della giunta regionale non c’è quella che riconosca l’esistenza della CSI con la Cina? Anche l’Università di Siena è coinvolta, ma è difficile ipotizzare che possa contribuire alle spese. Da un comunicato stampa congiunto: «Accordi di collaborazione e scambio nell’ambito della ricerca, della didattica, della formazione specialistica dei medici sono stati raggiunti tra Università di Siena, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e alcune delle più importanti istituzioni universitarie e ospedaliere della Repubblica Popolare Cinese. Questi gli obiettivi conseguiti dal rettore, Silvano Focardi, dal preside della Facoltà di Medicina, Gian Maria Rossolini e dal direttore generale delle Scotte, Paolo Morello Marchese, appena rientrati da un viaggio di lavoro in Cina, nel quale hanno incontrato alti funzionari ministeriali e rettori di Atenei. Grazie a un solido rapporto di collaborazione instaurato da tempo tra Regione Toscana e Cina, lo staff senese ha portato a casa concreti risultati, con ben cinque progetti innovativi». Al viaggio per lavoro, hanno partecipato anche le relative consorti? È possibile sapere chi ha pagato?

Qualche mese fa il Dott. Morello ha portato in viaggio premio in Cina anche i medici senesi, universitari e non, che hanno contribuito alle attività formative per i Cinesi. Non basta! Anche le segretarie del Dott. Morello hanno beneficiato di un viaggio premio in Cina per meriti organizzativi. Infatti, coordinano tutte le attività “culturali” dei Cinesi in formazione che, grazie allo stage senese, conoscono le bellezze della Toscana meglio di noi. Tutti gli automezzi e gli autisti dell’AOUS sono mobilitati per portare in giro i medici cinesi, dimostratisi pienamente soddisfatti. Alla fine dello stage, medici cinesi e italiani, segretarie e autisti tutti sul pulman aziendale per una cena d’addio offerta dal Dott. Morello. È possibile sapere chi ha pagato?
Forse la sigla CSI non è poi così inappropriata.

Inciucio istituzionale all’Università di Siena: l’ex Ministro Gelmini smentito dal rappresentante del Governo in CdA

Con la sigla R.S., su La Nazione Siena di oggi, è apparsa una interessante intervista al rappresentante del Governo nel CdA dell’Università di Siena, David Cantagalli, che smentisce clamorosamente la testimonianza resa dall’ex Ministro Mariastella Gelmini alla Procura della Repubblica di Siena, nell’ambito dell’inchiesta sulle irregolarità nelle elezioni del rettore.

Avvertii personalmente il ministro dell’inchiesta sulle elezioni del rettore

Dottor Cantagalli, lei è stato nominato quale rappresentante del Governo nel CdA dell’Università. Negli ultimi giorni, con la chiusura delle indagini sulle elezioni per il rinnovo del rettore, avrà letto le dichiarazioni rilasciate dall’ex ministro Gelmini durante il colloquio dello scorso febbraio con i magistrati, in cui sostiene che non sapeva esattamente come stessero le cose. Lei non l’aveva mai informata?
«Sì, ho letto e ho seguito con attenzione la vicenda rimanendone sorpreso. Nel periodo immediatamente successivo alle elezioni, in attesa che fosse firmato il decreto di nomina del nuovo rettore, Angelo Riccaboni, ebbi modo in più occasioni di mettere al corrente lo staff più vicino al Ministro di quello che stava accadendo all’Università di Siena, e cioè l’adombrasi sulle elezioni del sospetto di irregolarità, confermato dall’apertura di un fascicolo d’indagine da parte della magistratura. In particolar modo parlai con il suo segretario personale al quale inviai una email con una informativa da trasmettere immediatamente e personalmente al Ministro, in cui spiegavo quello che stava accadendo. E sottolineando che: la magistratura svolgeva delle indagini; che nella cittadinanza e negli ambienti universitari si andava diffondendo l’idea che le elezioni fossero viziate da gravi irregolarità; che tutto ciò non giovava all’opera di risanamento dell’Università di Siena. Infine ‘pregavo’ il ministro Gelmini di decidere se firmare o meno il decreto, facendo affidamento sulla sua sensibilità istituzionale e di donna e suggerendo anche una possibile via di uscita da questo vicolo cieco. Per confermare l’imparzialità di quanto affermavo inviai al segretario personale del Ministro una nutrita rassegna stampa su questa vicenda».

E non ha mai parlato dell’inchiesta con nessuno del Gabinetto del ministro?
«Sì, in particolar modo ho avuto occasione più volte di parlare con il professor Schiesaro, consigliere del Ministro, a cui ho riferito in quelle occasioni le mie preoccupazioni sulle elezioni, tenendolo aggiornato costantemente su quello che stava accadendo. Più volte ho ricevuto dallo stesso Consigliere rassicurazioni sul fatto che la vicenda era seguita con attenzione dal Ministero».

A leggere gli atti, il suo chiedere il rispetto delle regole e delle procedure non incontrava molti entusiasmi…
«Non ho avuto modo di leggere gli atti d’indagine, ma non stento a credere che la mia nomina e il mio operato nel CdA non abbia suscitato molti entusiasmi. Come più volte ho avuto modo di affermare pubblicamente e in Cda, per risanare l’Università di Siena occorre uno spiccato senso del bene comune, da perseguire considerando l’Istituzione come un bene primario e indispensabile per la città sia dal punto di vista economico che culturale. Se si pongono in atto le logiche di difesa di interessi particolari o peggio ancora si cerca di compiacere le categorie e le realtà che esercitano attività di lobbying sull’Università, il risanamento si allontana e il bene comune diventa una chimera. In poche parole chi esercita il suo mandato secondo la logica volta al perseguimento dell’interesse collettivo e non particolare non può piacere, e non può esercitare sugli animi di chi ha favorito il disastro di questa gloriosa Istituzione entusiasmi d’alcun genere».

Il rettore Riccaboni ha rivisto, proprio in questi giorni, il piano di risanamento e ha spostato al 2017 l’anno del pareggio. È un obiettivo possibile o quali altre azioni devono essere intraprese?
«A dire il vero per ciò che concerne il piano di risanamento sono un po’ preoccupato per due motivi. Il primo è che non ho visto novità importanti nel piano di risanamento Unisi 2017 rispetto al piano di risanamento Unisi 2015 approvato dal precedente rettore Silvano Focardi e dall’allora direttore amministrativo Antonio Barretta. Ciò dimostra da una parte che l’Unisi 2015 era un piano efficace ma allo stesso tempo dimostra una certa carenza di idee da parte dell’attuale governance. Più volte ho invitato l’attuale rettore e l’attuale direttrice amministrativa a metter mano all’Unisi 2015 o per lo meno a fare il punto sul suo stato d’attuazione. Il secondo motivo è che rispetto al Piano Unisi 2015, l’Unisi 2017 allunga i tempi del risanamento di due anni. Questo fa pensare ad un ammorbidimento della linea per ciò che concerne il pareggio di bilancio con il pericolo, sempre più concreto, che si possa verificare una crisi di liquidità. Io credo che per risanare l’Università di Siena occorra rinunciare ad atti considerati con favore dalle lobby interne ed esterne all’Università, perseguendo solo ed esclusivamente l’obbiettivo del risanamento, con coraggio e provvedimenti anche dolorosi e impopolari. Credo che il consenso e la credibilità della classe dirigente universitaria, e in generale della macchina statale e politica, non si possa fondare sui meccanismi che hanno trascinato l’Università e lo Stato sull’orlo del baratro, ma si debba fondare su attenta e appassionata opera, libera da qualsiasi condizionamento politico o di altro genere, diretta a perseguire e a realizzare ad ogni costo il bene comune di questa istituzione e del nostro Paese».

Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta

Una  notizia passata inosservata in agosto torna d’attualità, considerando che all’università di Siena i docenti sono oggi 879, che la Corte dei Conti sta valutando il danno erariale degli incentivi faraonici per il prepensionamento e che, in alcuni settori, mancano i docenti. È, forse, arrivato il momento che la legione di studiosi di “Storia contemporanea” a Siena cominci a insegnare Medicina Legale e Anatomia umana?

Leggendo le dichiarazioni dei Professori Tommaso Detti e Marcello Flores D’Arcais sulla loro decisione di andare in pensione anzitempo, il pensiero corre all’intervista di Enrico Berlinguer sulla “questione morale”, ricordata nello scorso mese di luglio da Eugenio Scalfari a trent’anni dalla pubblicazione. Vi è un passo di quell’intervista che è bene ricordare: «I partiti hanno occupato lo Stato, gli istituti culturali, gli ospedali, le università (…) una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi.» Ebbene, esiste un nesso tra il prepensionamento volontario dei due docenti di Storia contemporanea e l’intervista di Enrico Berlinguer? Ovviamente, no! Così com’è da escludere che costoro, trattandosi di due illustri storici, possano rientrare tra i cattedratici imposti dai partiti. Però, la notizia del pensionamento dei due docenti mette in luce un dato preoccupante. Nell’Università di Siena esiste una legione di Storici contemporaneisti: ben 22 (11 ordinari, 7 associati, 4 ricercatori). È proprio questo numero che ci riporta all’intervista di Berlinguer. Infatti, il confronto con altri Atenei, anche di dimensioni maggiori di quello senese, evidenzia in modo inequivocabile l’esubero di storici a Siena. A Pavia ce ne sono 6, a Palermo e Parma 4, a Verona 3. A Siena, prima in tutto, ne servivano 24: sì, il numero più alto di storici, raggiunto nel 2005, sotto la guida del grande timoniere Piero Tosi! È indubitabile che questa disciplina (ma non è la sola) presentasse le caratteristiche giuste, specialmente in una realtà politico-culturale peculiare come quella senese, perché l’ingerenza dei Partiti si manifestasse con prepotenza nell’arruolamento di docenti non necessari, a danno di settori disciplinari essenziali, che oggi rischiano di scomparire. Sicché, il pensionamento dei due docenti non comporterà alcun disservizio. Anzi! Ci si chiede come facciano, tutti questi storici, a raggiungere, ciascuno, il tetto delle 120 ore di lezioni l’anno, imposto dal Senato Accademico.

Ma veniamo alle dichiarazioni dei due docenti, che hanno ottenuto un contratto, per 60 ore l’anno di attività didattiche, che frutterà ad ognuno in 5 anni circa 150.000 euro lordi, più l’importo del differenziale tra l’ultimo stipendio percepito e la pensione. Dichiara il Prof. Detti: «Oltre a dare una mano alla mia Università, poi, andando via in anticipo contribuirò ad accelerare un ricambio generazionale, anche se per questo purtroppo occorrerà tempo.» E il Prof. Flores D’Arcais aggiunge: «Nessun ateneo italiano ha davvero formulato un progetto/proposta serio, capace di incoraggiare la scelta dei docenti nel modo in cui ha fatto l’Università di Siena.» Leggendo le loro dichiarazioni integrali (a pag. 4), si vede che manca il senso della misura e, aggiungerei, del pudore! Uno dei due lo farebbe per «dare una mano all’Università e accelerare il ricambio generazionale». E l’altro si meraviglia che nessun ateneo regali, come accade a Siena, tutti questi soldi a chi anticipa il pensionamento. Che fosse solo una questione di soldi, lo avevano capito subito gli estensori del collegato regolamento che proclamavano sicuri: «daremo incentivi che i docenti non potranno rifiutare!» Come si vede, è del tutto ininfluente che l’ateneo senese non sia in grado di concedere tali incentivi che per giunta provocano un danno erariale. È come togliere le capsule d’oro dalla bocca di un morto prima della sepoltura. Tutti, impassibili, assistiamo all’orgiastico saccheggio di un cadavere insepolto, l’università senese, con i più furbi che camuffano come interesse generale la loro azione di sciacallaggio. È chiaro che chi volesse realmente “dare una mano” all’ateneo dovrebbe prima di tutto rinunciare agli incentivi.

«A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, c’è un rettore “storico” frutto di quel sistema e per giunta delegittimato»

Dopo la presentazione dell’interrogazione sulla regolarità delle elezioni del rettore, il senatore Amato ha rilasciato a “La Nazione, Siena” (4 dicembre 2011) la seguente intervista.

Paola Tomassoni. «Il caso senese è esempio nazionale quando si parla di sbagliata governance dell’università italiana. Qui siamo di fronte a una gravissima situazione economica e a una scarsa credibilità del suo vertice, oggi anche delegittimato, che dovrebbe invece affrontare la situazione. Ho sempre sostenuto la necessità di un commissariamento, quindi nuove elezioni e soprattutto grandi cambiamenti per far ripartire il tutto». A parlare è Pietro Paolo Amato, senatore PdL, che ha appena depositato la quinta interrogazione parlamentare sull’Università di Siena.

«L’interrogazione serve a conoscere la posizione del nuovo ministro, alla luce di due chiusure di indagini e di una nuova normativa che riguarda la figura del rettore – spiega – e sulla posizione che intenderà prendere (ovvero se si costituirà parte civile), visto che il suo predecessore, sentito in Procura sull’elezione dell’attuale rettore, è chiamato in causa direttamente». I nuovi atti alla mano del senatore Amato sono, dunque, la conclusione delle indagini preliminari nel procedimento relativo alla regolarità dell’elezione del rettore e poi la chiusura del filone principale dell’indagine sul dissesto economico. «Nel frattempo – afferma il senatore Pdl – è arrivata anche la legge 30 dicembre 2010 n. 240, relativa alle “norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, che introduce nuove modalità per l’elezione del rettore. Non sarebbe il caso di avvalersene per la situazione senese?». Ecco la domanda di Amato: in sintesi il senatore vuole dire che visto che ci sono così tanti e forti dubbi pendenti sull’università e il suo rettore, che potrebbero anche inficiarne la posizione, forse sarebbe il caso di indire nuove elezioni. «Una mossa, questa, di competenza del Ministero con la prevista revoca della nomina, che andrebbe anche a tutela del Magnifico stesso – spiega –, a chiarirne l’autorità una volta per tutte».

In riferimento all’indagine sul “buco” la stessa interrogazione, invece, lancia il messaggio della necessità di riforme strutturali che incidano sul disavanzo: «Non si può continuare a vendere immobili per ripianare la spesa corrente – spiega Amato – cerchiamo di creare un virtuosismo invece, andando ad agire sull’organizzazione della struttura, il personale e le diverse sedi. I nodi dell’ateneo sono legati alla riduzione della spesa, con anche dismissione di immobili inutili, ma fondamentale è la modifica della struttura dei costi. Il problema in realtà va al di là dei singoli rettori, è la governance, il sistema che non va: l’autonomia degli atenei deve essere fondata su una gestione economica corretta, con entrate e uscite che “tornano”. A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, oggi troviamo un rettore “storico” frutto di quel sistema: Riccaboni si è presentato come il rinnovatore ma a oggi mi sembra abbia fatto solo tanti discorsi, il tutto per chiedere finanziamenti governativi».

Il Ministro revochi la nomina del Rettore dell’università di Siena e si costituisca parte civile

Pietro Paolo Amato (Senatore PdL) interroga il Ministro del Miur.

Premesso che:
– in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena per l’anno accademico 2010/2014. Indagini che ipotizzano a carico degli indagati – componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale – il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici;
– tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il Decreto del 4 novembre 2010 dell’allora Ministro dell’Università e della Ricerca – che il 24 febbraio 2011 fu ascoltato nella citata indagine come persona offesa – di nomina del Rettore, a sua volta ascoltato dalla Procura di Siena in data 22 novembre 2010 in qualità di persona informata sui fatti;
– fu l’allora Ministro, all’atto di nomina del Rettore, a ricordare la rilevanza dell’esito delle indagini in corso ai fini di una piena legittimazione delle nuova figura apicale dell’università precisando che “il provvedimento non intende quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendono i risultati delle indagini in corso”;
– in data 16 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha inoltre portato a conclusione il filone principale dell’indagine sul cosiddetto “buco dell’Università” notificando 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d’indagini nei confronti degli indagati – ex rettori, direttori amministrativi, revisori dei conti, segretari di dipartimento e contabili – a vario titolo accusati di falsità ideologica in atti, abuso d’ufficio e peculato;
– il 21 novembre 2011 in occasione dell’inaugurazione del 771° anno accademico dell’Ateneo senese il Rettore dell’Università di Siena, facendo esclusivo riferimento a quest’ultima indagine, ha annunciato che “gli organi di governo valuteranno, nel momento in cui la procedura giudiziaria lo consentirà, l’eventualità che l’Ateneo si costituisca parte civile nel dibattimento”;

considerato che :
– l’Università degli studi di Siena attraversa una delicata situazione economica che deve fare i conti, oltre che con lo storico pesante disavanzo strutturale, anche con un’indifferibile rivisitazione e riorganizzazione della gestione corrente gravata da elevatissimi costi per l’abnorme numero di personale dipendente e dalla funzionalità di sedi distaccate (locate ad Arezzo e a Grosseto) assai dispendiose. Spese che non potranno essere ulteriormente bilanciate, come eccezionalmente avvenuto nel 2010, da entrate straordinarie dovute dalla vendita di parte del patrimonio immobiliare universitario;
– l’adozione di un’inderogabile ed efficace strategia di riduzione del deficit strutturale dell’Università di Siena impone, quale premessa indubitabile, una forte ed autorevole guida da parte dell’attuale Rettore – sulla cui elezione grava l’indagine giudiziaria in premessa – nonché del Direttore amministrativo, il quale risulta condannato, nel 2007, dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo–contabili nell’esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di Direttore amministrativo dell’Università di Bologna -;

ricordato altresì che :
– la legge 30 dicembre 2010 n. 240, recante “norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per  incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, introduce nuove modalità per l’elezione del Rettore;

tutto ciò premesso e considerato, si chiede al Ministro in indirizzo :
– se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università di Siena – dato il particolare contesto attinente l’elezione del Rettore dell’Università di Siena e ricordate le recenti regole circa l’elezione dei Rettori universitari – il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno di valutare la revoca dell’atto di nomina dell’attuale Rettore ed indire nuove elezioni, onde conferire piena legittimazione al vertice dell’ateneo;
– se non ritenga opportuno che il Ministero dell’Università, in virtù del principio di autotutela della pubblica amministrazione, nonché per le responsabilità istituzionali del dicastero quale erogatore del Fondo di finanziamento ordinario destinato all’ateneo senese, non debba adoperarsi al fine di costituirsi anch’esso parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari scaturenti sia dalle indagini sul dissesto economico–finanziario, sia da quelle riguardanti l’elezione dell’attuale Rettore dell’Università di Siena;
– se, infine, corrisponde a verità il fatto che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati nel merito dell’inchiesta sui presunti brogli in capo all’elezione del Rettore, siano stati recentemente eletti a cariche di particolare rilievo all’interno degli organi dell’Università di Siena; e, nel caso affermativo, quale ne sia la sua valutazione, anche alla luce della prassi secondo la quale il Senato accademico può disporre la sospensione cautelare di un docente oggetto di indagini giudiziarie.