I portualli dell’università di Siena e la perdita del senso del ridicolo

EnricoVaime

Enrico Vaime. La storia che nessuno ci ha raccontato, ma che abbiamo dedotto con l’imprecisione dell’immaturità, dai fatti incomprensibili ai quali abbiamo assistito. Brandelli di storia, tratti dai ricordi di un figlio della lupa che non riuscì a diventare balilla e che oggi mi ricompare nella sua immagine più grottesca e nella sua più vistosa carenza: in quegli anni un popolo conosciuto come arguto, acuto, di vivace temperamento, perse del tutto uno dei sensi grazie ai quali un Paese può salvarsi, almeno dal punto di vista culturale: il senso del ridicolo.

Eccola la tabe più vistosa.

Accantonammo quello spirito che alcuni ci avevano forse troppo generosamente attribuito. La Storia che ci cascò addosso ci trovò (noi così portati alla indisciplina creativa, al temperamentalismo individuale quasi patologico) intruppati con gente e idee che accettammo per pigrizia mentale (e per scarsa cultura, certo).

E quando – tardivamente – cercammo di defilarci, pagammo un prezzo alto che non avevamo previsto. Eravamo – in quegli anni lontani – dei “portualli” termine che nel meridione si usa per indicare le arance. E questa storiella dell’epoca che riportiamo, ci sembra significativa.

Nel Mezzogiorno d’Italia, al tempo della raccolta delle arance (i portualli, appunto) si usava gettare questi frutti nei fiumi che, con la loro corrente, li portavano al mare dove venivano raccolti e quindi spediti ai mercati.

La storiella racconta che i portualli, mentre l’acqua del fiume li spingeva verso l’imbarco, erano soliti cantare una loro canzone-inno che diceva: «Noi siamo i portualli e andiamo verso il mare».

In mezzo alle arance (succede nei corsi d’acqua libera) capitò un reperto. Un rifiuto umano, diciamo. Che, per una ipocrita forma di educazione orale, chiameremo «cilindro fecale». L’inelegante deiezione galleggiò insieme alle arance che cantavano, «noi siamo i portualli andiamo verso il mare». E dopo un po’, coinvolto emotivamente (concediamo anche alla cacca una sua creativa sensibilità) il cilindro fecale si unì al coro. Cantava con crescente partecipazione insieme agli agrumi quella canzone così aggregante.

Finché un arancio non lo notò. Il cilindro fecale, preso dal ritmo, continuava a cantare «noi siamo i portualli andiamo verso il mare». Si era quasi convinto di essere come i suoi compagni di viaggio.

Quando il portuallo che aveva notato l’intruso-illuso non gli si avvicinò e, con tono deciso, lo inchiodò alla sua realtà diversa.

Gli disse: «Statte zitto!» E aggiunse: «Strunzo!»

Successe anche a molti di noi.

Università di Siena: i buchi non finiscono mai!

Questa notte la Befana avrà il compito facilitato per entrare nell’Università di Siena, passando attraverso i locali (noti come “Quartiere Funaioli-Mazzi”) dell’ex convento dei Servi di Maria, dove hanno sede gli studi di alcuni docenti, i laboratori e le aule del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali.

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Siena Biotech e i professori che fornivano coperture scientifiche intascando lauti gettoni

Paolo Neri

Paolo Neri

Ma quali professori universitari facevano parte del poltronificio della Siena Biotech? Paolo Neri si riferisce, forse, ai colleghi del Comitato scientifico, del Comitato etico di controllo e del Consiglio di Amministrazione?

«Sulla misera fine di Siena Biotech tante colpe dei prof» (da: Corriere di Siena, 17/12/2014)

Paolo Neri. Parlar male, oggi, della Siena Biotech, senza una parola di solidarietà per chi rischia di perderci il lavoro è un po’ come sparare sulla Croce rossa. D’altra parte, la Storia è piena di bravi soldati, che hanno combattuto (spesso con valore) per cause perse, sotto il comando di generali inetti. Il grosso pubblico reputa che la ricerca scientifica sia cosa buona in assoluto, e ne considera i centri ove essa si svolge come i monasteri di un tempo: dove i monaci levavano preghiere per implorare la fine di una pestilenza o di una carestia. La realtà è molto diversa. Secondo le stime di un importante istituto internazionale per la valutazione della qualità della ricerca, solo l’8% delle pubblicazioni scientifiche contribuisce a far avanzare la conoscenza. Il restante 92% riguarda conferme, rifiniture e, soprattutto, banalità.

Se si considera che solo una minima parte di quell’8% potrà generare innovazioni significative per il benessere della società, si capisce quanto il successo nel campo della ricerca sia realmente raro. Ricordo, in proposito, quanto soleva dire Albert Sabin: «È facile darsi da fare in laboratorio. Il difficile è farlo utilmente». Anche la fiducia, illimitata nella quantità di denaro investita è fuorviante. Serbo nella mente un’altra massima che ho appreso da un premio Nobel, col quale ho avuto l’onore d’iniziare la mia carriera scientifica, il professor Boris Chain, che condivise il prestigioso premio con Fleming e Florey: «Il denaro è importante, ma usarlo bene lo è di più». Credo che queste semplici considerazioni siano sufficienti a chiarire come Siena Biotech sia un altro classico prodotto di quel “groviglio armonioso” che ha ridotto la nostra Città allo sfascio. La Scienza è una faccenda seria, e affidarne le sorti a politici, bancari e avvocati non può che condurre al disastro.

La Siena Biotech, però, non è stata tanto un errore dal punto di vista tecnico scientifico (anche!), ma soprattutto da quello politico. Infatti, la cosa che serviva di meno, per mettere in sicurezza il distretto biotecnologico senese, nato dalla diaspora della vecchia Sclavo, rispetto agli imprevedibili disegni delle varie multinazionali, perno del sistema, era un centro ricerche. Tale, infatti, essa ha finito con l’essere, seppur camuffata da start up. Nata senza avere un brevetto veramente originale, o di una tecnologia propria, o del controllo riconosciuto di un segmento di mercato (condizioni essenziali per destare interesse in investitori sani di mente), Siena Biotech ha avuto soprattutto funzioni d’immagine, grazie a una disponibilità praticamente illimitata di denaro. Sicché, al momento che il sistema Siena è andato in crisi, e il flusso di denaro si è arrestato, l’impresa è necessariamente andata in coma. Ovviamente, l’obiettivo ufficiale suonava in altro modo: un’impresa per finalità proprie per differenziare le attività della Fondazione.

Siena Biotech, quindi, ha cominciato a funzionare, partendo da zero (per quanto riguarda la scienza) ma da una disponibilità finanziaria spropositata. E, soprattutto, a tempo indeterminato. Quale sarebbe richiesto (ma non è vero!) dalle imprese di alta tecnologia. Il tutto, condito con succulenti compensi per consiglieri, consulenti e direttori. Insomma: un “poltronificio” in piena regola. (C’era anche un Comitato per prevenire il rischio di ricerche non etiche: un doveroso tributo al politically correct!)

Quando, come esperto della materia, esternavo questi miei dubbi a personaggi di vario calibro intricati nella vicenda, ne ricevevo un compunto – direi quasi – doloroso assenso: salvo vederli correre, un momento dopo, a incassare lauti gettoni o a pietire piccoli favori.

Tra i molti che hanno contribuito a creare la leggenda della Siena Biotech, forse le colpe maggiori vanno a molti miei ex colleghi, il cui compito era, quella, di tranquillizzare gli amministratori della Fondazione (digiuni sia di creazione d’imprese che di Biotecnologia), fornendo le coperture scientifiche d’occasione.

Ora che i buoi sono scappati, sarà difficile recuperare, anche in parte, quanto la Siena Biotech ha, inghiottito (si parla di 160 milioni). E pensare cosa si sarebbe potuto fare di realmente utile e sensato per il mitico “Territorio”, con tutte simili risorse! Ad esempio: promuovendo e sostenendo lo sviluppo di competenze cruciali nella nostra Università; o creando servizi accessibili a tutte le imprese biotecnologiche operanti autonomamente nel territorio. Cose serie ma – ahimè – poco adatte per pompose inaugurazioni.

Elezioni bulgare anche per la rappresentanza studentesca negli organi di governo dell’Ateneo senese?

Kris-Cipriani

Elezioni universitarie senza rappresentanza

Kris Cipriani (Gioventù Universitaria). Prima che da ex membro del Consiglio di Amministrazione, mi trovo costretto con grande rammarico a scrivere da studente questa lettera, a breve distanza di tempo dalle mie dimissioni rese al Consiglio di Amministrazione dell’Università di Siena. Il mio auspicio, rendendo le mie dimissioni, era quello di garantire la possibilità a tutti gli studenti di vedere finalmente la realizzazione di elezioni studentesche trasparenti, partecipate e utili al normale e regolare funzionamento degli Organi di governo dell’Ateneo. L’Associazionismo studentesco, concretizzato nella Rappresentanza studentesca, è una componente fondamentale della vita universitaria, perché oltre a facilitare il compito di comunicazione e informazione all’Amministrazione, è imprescindibile per l’esercizio di difesa dei diritti degli studenti e della loro tutela, senza menzionare il carico di lavoro e di responsabilità che viene portato avanti con l’organizzazione di eventi, dibattiti, approfondimenti. Il mio mandato è stato concluso rivendicando il senso di Responsabilità, attaccamento alle Istituzione e alla cosa pubblica, che ho portato avanti sia come Rappresentante sia come Presidente di Gioventù Universitaria, tra le cui fila conta decine di militanti, simpatizzanti e centinaia di votanti, con i quali l’Associazione ha espresso sempre un numero copioso di Rappresentanti e fatto rappresentanza.

Ad oggi, dopo una comunicazione inviatami dall’Ufficio Responsabile delle Procedure Elettorali, vedo l’esclusione della mia lista dalla competizione elettorale negli Organi di Governo dell’Università degli Studi di Siena, anche dopo che all’unanimità il Consiglio Studentesco si era espresso evidenziando le stesse criticità e anomalie dai Noi sottoposte. Il mio stupore, oltre ad essere condiviso da tutti i membri della mia stessa Associazione e da tanti studenti, è accompagnato da un profondo senso di perplessità, dopo che avevamo più volte, in via ufficiosa in un primo momento, e sotto forma scritta poi, evidenziato delle difficoltà e delle anomalie oggettive sia ai diversi uffici competenti sia all’Amministrazione. Non abbiamo potuto verificare e consultare la documentazione che quanto prevede il Decreto Elettorale, doveva essere pubblicata sull’Albo Online secondo le modalità e le tempistiche previste dallo stesso. La poca chiarezza e la mancata pubblicazione di documentazione ha portato, infatti, alla scarsa candidatura di tanti studenti legittimati a farlo e, probabilmente, alla totale assenza di liste nei tanti Comitati e Dipartimenti. Gli studenti, che non erano scritti sulle liste dell’elettorato attivo e passivo, oltre che segnalarlo alle segreterie, non si sono potuti rivolgere alla Commissione elettorale perché mai riunitasi e formalizzata. Per mancanza di chiarezza e flessibilità, come, purtroppo, succede in Italia, le vie tortuose della burocrazia rischiano di minare la Democrazia e la Rappresentatività nella vita pubblica. Confidiamo nel buon senso e nell’intenzione del Rettore e dell’Amministrazione di risolvere quanto prima la vicenda, non incorrendo nel rischio di assistere ad elezioni con una sola lista concorrente agli Organi di Governo o peggio ancora illegittime e irregolari.

Per ricordare Alessandro Mastrangelo, studente universitario di “Geologia”, scomparso ieri

Alessandro Mastrangelo

Alessandro Mastrangelo

Abbiamo scelto, per ricordare Alessandro, le parole di chi lo ha seguito negli anni della sua formazione scolastica presso il “Sarrocchi” di Siena. I funerali si svolgeranno martedì 18 novembre alle ore 10,00 nella Chiesa di S. Ansano a Dofana, Loc. Casetta, Siena.

Emanuela Pierguidi e tutta la comunità del Sarrocchi. Ieri, dopo una breve dolorosa malattia, è morto Alessandro Mastrangelo, uno studente del Sarrocchi che si era diplomato qualche anno fa e a cui tutti eravamo molto legati. 
Alessandro, nonostante i problemi di salute, aveva affrontato gli anni del Liceo con grinta e allegria, sostenuto dai genitori e dall’affetto di compagni e professori. Ha superato le difficoltà con tenacia e impegno e non si è ma nascosto dietro ai suoi problemi di salute. 
Oggi che è volato via, come una di quelle farfalle di cui era studioso competente e appassionato, lascia un gran vuoto nei nostri cuori, ma anche un grande esempio di vita.
 Una vita vissuta pienamente con la certezza che tutto si può raggiungere con la forza di volontà, l’amore e l’amicizia. 
Non ci sono parole per esprimere il dolore, la tristezza, lo smarrimento che pervadono me e tutti coloro che lo hanno conosciuto. 
A mamma Doris e a babbo Domenico vogliamo far sentire l’abbraccio fortissimo di tutta la comunità del Sarrocchi che oggi si stringe intorno a loro e al loro dolore.
Ciao Alessandro, farfalla meravigliosa volata via troppo presto, 
porteremo nei nostri cuori la tua dolcezza  e il tuo sorriso.

In fondo ai tuoi occhi. La morte di un ragazzo di venti anni è uno di quegli eventi che nessuno vorrebbe mai raccontare e neppure vivere. In particolare se questo ragazzo è Alessandro Mastrangelo, 20 compiuti un mese fa, un ragazzo speciale, dal cuore d’oro che dopo aver affrontato già alcune difficoltà nella sua breve vita, non è riuscito a superare l’ultima, una importante operazione effettuata a Genova. Alessandro è figlio di Doris Hadistjilianou, la dottoressa responsabile del centro di riferimento per il retinoblastoma nel reparto di Oculistica dell’ospedale “Le Scotte” di Siena, e di Domenico Mastrangelo, medico, ricercatore che ha dedicato buona parte della propria vita e dei propri studi a trovare soluzioni alla cura del tumore che colpisce agli occhi i bambini in età pediatrica. Doris e Domenico sono due punti di riferimento per la nostra associazione che si stringe a loro in un grande e forte abbraccio. Momenti simili non sono semplici da affrontare e le parole non servono mai a consolare né a spiegare il dolore. Per questo vogliamo soltanto dire: «Ciao Alessandro che la terra ti sia lieve».

Il solito silenzio assordante sullo stato di salute dell’ateneo senese

Altan-mismuovoRabbi Jaqov Jizchaq. Il “radioso avvenire” che ci attende, senza troppe illusioni, è questo:

«Ricercatori precari a vita solo uno su cento ce la fa. Effetto perverso delle riforme in serie: la stabilizzazione negli Atenei è una chimera. Solo un ricercatore precario su 100 nelle università italiane ha davanti a sé una possibilità vera di stabilizzazione, gli altri 99 stanno perdendo tempo» (La Stampa, 3 novembre 2014)

Le nubi sul futuro mi paiono dunque tutt’altro che diradate; i finanziamenti diminuiranno e i problemi restano sul tappeto; a parte alcuni grossi atenei, gli altri paiono destinati a vivacchiare. Comunque, noto il solito silenzio assordante che accompagna ogni notizia, bella o brutta, sullo stato di salute dell’ateneo, rotto a tratti da moti rapsodici di esultanza, o da stantie battute di dileggio. Sarà una forma di “pruderie”, di affettato ed ipocrita pudore, ma di quello che sta succedendo realmente pare vietato parlarne.

“Eh so’ troppi, guadagnano un fottìo di quattrini e un fanno una sega; du’ ore di lezione, e poi al bar!”, ribadisce il genius loci, attossicato dall’acquavite come i Pellerossa d’America. Eppure all’Università di Siena non entra un “giovane” da dieci anni quasi. In compenso, di giovani ne sono stati buttati fuori parecchi. Quasi tutti. Età media, quella di Matusalemme. Quelli che (forse) entreranno nei prossimi anni saranno una quota infinitesima, e tutti in settori accademicamente e politicamente forti, ove sono rimaste in piedi gerarchia, catena di comando e potere accademico, mentre il 50% dei docenti che va in pensione e l’offerta formativa si impoverisce ulteriormente in modo drammatico.
E poi starei attento a certe generalizzazioni, perché anche tra i docenti di ruolo (“privilegiati”, entrati prima che si fermasse tutto, anche se giunti esangui al traguardo dopo innumerevoli anni di precariato a pane e acqua), ve n’è per tutti i gusti e tutti gli stipendi, tra i 1.700 e i 10.000 euri. Ce ne sono alcuni che, pur essendo gerarchicamente pari grado di altri, avendo avuto la fortuna di vivere quando ancora c’erano gli scatti, per il solo effetto dell’anzianità guadagnano incomparabilmente più dei loro sfortunati colleghi che sono venuti dopo (oltre ad averci la pensione assicurata): due epoche, due mondi, prima del diluvio e “àpres le déluge”.

Soprattutto, a Siena circa il 50% (e scusate se è poco), è costituito da ricercatori (prego verificare nel sito MIUR), congelati nel freezer da un decennio nella vana speranza, forse, che non invecchino, già pesantemente barcocchiati e colpevoli solo di essere venuti al mondo dopo una certa data; buona parte di costoro non sanno cos’è uno scatto stipendiale, non hanno avuto e non avranno alcuna prospettiva di carriera e non avranno mai una pensione.
Voglio sperare non si sia così inetti, da pensare che la prospettiva di vivacchiare per il resto dei propri giorni, pur percependo un modesto salario, sia in cima ai desideri di ogni “giovane ricercatore” (locuzione oramai vuota, visto che, come già ricordato, sono quasi dieci anni che a Siena non entra stabilmente un “giovane”), anche perché oramai gli aguzzini dell’ANVUR non lo consentono. Chi ci riesce perciò scappa, accentuando le voragini nella didattica e nella ricerca.

Silenzio di tomba da parte di politici, accademici e OO.SS, e una discussione rivolta al futuro, alle prospettive, agli indirizzi, ma in termini concreti ed operativi, cioè al di là degli slogan, personalmente non l’ho ancora sentita. È del tutto evidente che, prescindendone, non si va oltre gli alti lai o gli slogan, riproducendo solo l’insopportabile teatrino che mette in scena le corporazioni e la finzione di una realtà immutata, cartapesta che copre le macerie: i “docenti” contro “TA” , “noartri” contro “voartri”, senza additare una prospettiva e perdendo di vista l’essenziale: quando la fabbrica fa fallimento e chiude gli stabilimenti, è evidente che vi sono delle ripercussioni disastrose su tutti i lavoratori (che ovviamente risultano più gravi per quelli meno tutelati) e per l’indotto, e qui pare che taluni in fondo godano, luddisticamente, nel vedere gli impianti in fiamme; godano cioè, nel tagliarsi i cabbasisi.

Le alchimie dei numeri: con la contabilità economico-patrimoniale l’Ateneo senese è addirittura in attivo

Toto-piacere

«… non è il momento di cedere alle pressioni sindacali…» (M. T.)

RSU d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl, Uil PA-UR, Usb P.I. – Sono settimane d’intenso lavoro, confronto e attesa. Ieri è stato approvato il bilancio consuntivo 2013, con solo sei mesi di ritardo, ma c’erano dei problemi per la chiusura definitiva del bilancio 2012, ci torneremo con comunicato apposito. Comunque è molto interessante leggere come, con la contabilità economico patrimoniale, siamo addirittura in attivo, le alchimie dei numeri sono una scienza quasi esoterica.

Il magnifico nella sua lunga comunicazione ci ha “incuriosito” con una frase: «Il risanamento della gestione annuale è stato perseguito senza incidere sui livelli occupazionali, nonostante le sollecitazioni ricevute in tale direzione». Sarà, mica, il caso di dare spiegazioni ufficiali in proposito? Non crediamo sia l’edicolante a suggerire di toccare i livelli occupazionali, chiediamo una risposta chiara e precisa.

Sono settimane di attesa per avere il pagamento definitivo delle voci previste dal Contratto integrativo 2011 e quelle non soggette a valutazione del Contratto integrativo 2013, ultrattivo nel 2014 e le voci del Contratto integrativo degli EP. Col mese di ottobre abbiamo visto non è stato pagato niente, ora si attende novembre e non attenderemo oltre dopo novembre… ogni attesa ha un termine e il 25 novembre è quello fissato, non arbitrariamente, ma nei contratti firmati tra le parti.

Nel 2010 c’era chi suggeriva al magnifico di non cedere alle pressioni sindacali, ma qui non si tratta di pressioni sindacali, che ultimamente il magnifico ha definito pressioni di tipo “mafioso”, no, qui si tratta di onorare i contratti firmati in data 22 settembre 2014, a seguito di delibere del CdA. Se chiedere questo è fare pressioni, a nostro avviso, non si comprende bene la lingua italiana.

Non si comprendono nemmeno le conseguenze, intese come responsabilità personale, di una mancata corresponsione delle spettanze previste dai contratti. Qui si deve ricordare al CdA, ai suoi componenti, che nella prossima seduta richiami il magnifico al rispetto delle sue deliberazioni e al rispetto dell’organo di governo di questo Ateneo.

Altra scadenza interessante è stata quella della nomina del nuovo Direttore Generale. Tutto in regola, nulla da eccepire, ma forse, scriviamo forse, poteva essere il caso di prevedere un passaggio informativo con una presentazione anche al tavolo sindacale e ci permettiamo di aggiungere il Consiglio studentesco, no? Poi c’è da dire che, finalmente, ce l’abbiamo fatta a nominare il Direttore Generale, sono esattamente due anni e otto mesi che si doveva fare in base al nuovo Statuto che risale al febbraio 2012! Come si possa giustificare questo ritardo non si sa, e forse nessuno ne chiederà conto al magnifico. Certo è che il ritardo ha obbligato l’Ateneo a scrivere documenti incomprensibili come il Regolamento di Amministrazione Finanza e Contabilità che recita Direttore Amministrativo/Generale in tutto il testo, e questo perché non si è proceduto per tempo alla nomina. Ora, finalmente si potrà vedere se riusciamo ad applicare lo Statuto. Suggeriamo al magnifico di fare l’ultimo passo per dare piena applicazione al testo statutario: nomini il CUG! Lo abbiamo chiesto mesi fa ma niente, silenzio… Non vogliamo entrare nel merito della scelta, di norma non giudichiamo l’operato di una persona prima, ma dopo. Ci auguriamo solo che con gli anni Marco Tomasi abbia capito meglio come si affrontano le relazioni sindacali, e la delicatezza di certe affermazioni rese in passato sui sindacati a Siena.

La nomina è stata oggetto di molte chiacchiere, nelle passate settimane, arriva Tizio, no Caio. Poi alla notizia del nome presentato in Senato lunedì scorso, la tensione si è sciolta ed è stato tutto un susseguirsi di Marco lo conosco, sono suo amico, ci vado a cena, sono vicino di ombrellone, ecc. Queste affermazioni vengono da diversi docenti. La natura umana è curiosa perché mai si dovrebbe sentire la necessità subito di farsi vedere vicino a colui che rappresenta la novità? Succede ogni volta che arriva un nuovo Direttore Amministrativo/Generale e, se permettete, fa sorridere, denota forte insicurezza. Ognuno vive come vuole, noi invece abbiamo una sola certezza, vogliamo ciò che ci spetta e poi se siamo in attivo per la prima volta da sette anni sarà arrivato il momento, no?

Università di Siena: dal verbale dei revisori dei conti salta fuori un deficit da 28 milioni di euro

Qualunquemente, alloramente, insommamente, infinemente

Qualunquemente, alloramente, insommamente, infinemente

L’Ateneo torna all’utile ma il deficit è 28 milioni (La Nazione Siena 30 ottobre 2014)

Laura Valdesi. Sei anni per imboccare la strada giusta, dopo la crisi-choc. E lo spettro del commissariamento. Sei anni per cogliere i primi frutti: un utile di gestione di 9 milioni di euro da gennaio a dicembre 2013 che il direttore amministrativo Ines Fabbro lascia in eredità a Marco Tomasi, dal 15 novembre neo direttore generale fresco di selezione dopo l’esperienza di dg alla Provincia di Trento e al Miur. «Il bilancio consuntivo costituisce un discrimine nelle recenti vicende amministrative del nostro Ateneo. Siamo infatti completamente usciti da quel baratro finanziario in cui l’Università si era ritrovata – sottolinea con orgoglio il rettore Angelo Riccaboni –, così grave che ben pochi scommettevano sulla possibilità che potesse venirne fuori». Tutto vero. Ma la salita che attende l’Ateneo è quella del Pordoi, inutile nascondersi. Come ricordano anche i sindaci revisori nella loro relazione al bilancio consuntivo 2013 (cui non hanno dato parere favorevole), approvato ieri all’unanimità dal cda (compreso il voto del rappresentante degli studenti), dopo il via libera in Senato. Bisogna fare i conti con il debito pregresso che, tradotto, significa un deficit patrimoniale (quello che fotografa il reale stato di salute dell’ente) pari a 28 milioni. Il malato sta meglio rispetto al passato, riconosce il collegio, e le operazioni contabili sono corrette. Apprezzabile l’evoluzione positiva della gestione che permette di varare il primo «brillante» bilancio d’esercizio redatto in termini economico-patrimoniali con un esito positivo. Utili per 9 milioni, appunto. Ma non si può fare finta che quel patrimonio netto negativo di 28 milioni non esista. Se si fosse trattato di un’azienda privata, invece che dell’Università, il codice civile avrebbe imposto misure straordinarie. O peggio, lo scioglimento della società. Insomma, la cura è giusta ma lo squilibrio resta e i revisori, come detto, non hanno potuto dare parere favorevole. Monito che deve rappresentare il ‘faro’ dell’Ateneo nelle prossime stagioni. Guai a pensare che i sacrifici sono finiti. Sbagliato ritenere di essere definitivamente usciti dal tunnel considerato l’ingente ammontare dei mutui ereditato: 77 milioni al 31 dicembre 2013. E se il direttore Fabbro, nel suo saluto, riconosce «che, forse, una disattenzione all’organizzazione dell’Ateneo ha prodotto fenomeni di eccesso di spesa» rivendicando di aver agito proprio su tale versante «imponendo anche scelte dolorose ma usando bene ogni euro», il rettore Riccaboni definisce l’ammontare del deficit di 28 milioni «non particolarmente preoccupante specie se si tiene conto che l’intero patrimonio edilizio è valutato in 82,7». Quanto agli esborsi di liquidità necessari annualmente per pagare gli interessi sui mutui in essere e per restituire la quota capitale sono pari a 10 milioni. Sommati a quanto dovuto per la locazione del San Niccolò (4,5 milioni) fa 14,5: circa il 15% dell’intero Ffo spettante all’ateneo senese serve «per fronteggiare impegni assunti precedentemente», rimarca il rettore. «Finalmente a riveder le stelle», esordisce in cda il consigliere d’amministrazione Roberto Morrocchi sottolineando come al suo voto favorevole vada attribuito un significato «politico oltre che amministrativo, in quanto rappresentante degli enti territoriali della città e della provincia. In un momento nel quale Siena è prostrata per la situazione in primis di Banca e Fondazione, questo utile di 9 milioni deve essere visto come presupposto per una ripartenza di tutta la città». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco Bruno Valentini che definisce «un successo essere riusciti ad ottenere saldi finanziari positivi mantenendo qualità dell’offerta didattica e formativa». «Il segnale che dà l’Ateneo è che con tenacia, qualità delle persone e programmazione si possono superare i momenti difficili. Ho grande fiducia nel presidente Mps Alessandro Profumo e nell’amministratore delegato Fabrizio Viola. Sono convinto che lavoreranno per la miglior soluzione possibile», ha chiuso Riccaboni sollecitato sul dopo stress-test della Bce.

Riccaboni «inopinatamente» chiude in attivo il consuntivo 2013

Qualunquemente, alloramente, insommamente, infinemente

Qualunquemente, alloramente, insommamente, infinemente

Al Personale Docente

Al Personale Tecnico e Amministrativo

Agli Studenti

Care/i Colleghe e Colleghi, Studentesse e Studenti,
ho il piacere di condividere con voi la notizia che questa mattina il Senato Accademico ha accolto con parere favorevole il bilancio consuntivo 2013, che costituisce un discrimine nelle recenti vicende amministrative del nostro Ateneo. Per la prima volta dopo molto tempo, infatti, la gestione annuale presenta un risultato contabile positivo.
Mercoledì 29, dopo l’approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione, sarò lieto di rendervi partecipi di tutti i dettagli di questo importante risultato, che è merito dell’impegno e della tenacia di tutte le componenti del nostro personale.
Tutti ricordano il baratro finanziario nel quale l’Ateneo si era inopinatamente ritrovato, così grave che ben pochi scommettevano sulla possibilità che la nostra Università potesse venirne fuori, anche in virtù della parallela riduzione dei finanziamenti statali. Oggi invece possiamo dire che in termini di gestione annuale l’Università di Siena ha un più che soddisfacente stato di salute, raggiunto autonomamente, senza far venire meno la qualità della didattica, della ricerca e dei servizi.
Eventuali elementi di criticità futuri non dipenderebbero più dalla gestione annuale ma dalla dinamica dei flussi monetari e dallo smaltimento dei debiti pregressi, come conseguenza della asimmetrica struttura delle fonti e degli impieghi ereditata da questa Amministrazione. Eventuali tensioni potrebbero manifestarsi, altresì, nel nostro come negli altri studi, per effetto di ulteriori riduzioni che venissero applicate al fondo di finanziamento ordinario nazionale.
Al termine della seduta del CdA potrò anche comunicare alla comunità universitaria il nome del nuovo direttore generale che, terminato l’iter di consultazioni, avrò nel frattempo nominato.
Concludo con un sincero ringraziamento, a nome di tutta la nostra Comunità, alla dott.ssa Ines Fabbro, il cui lavoro e professionalità sono stati fondamentali per arrivare a questo cambiamento.

Cordiali saluti

Il Rettore
Prof. Angelo Riccaboni

È in arrivo il Direttore Generale dell’Università di Siena

Colucci - Orfeo - Tomasi - Palagi

Colucci – Orfeo – Tomasi – Palagi

A metà novembre scadrà il contratto della Dott.ssa Ines Fabbro e, per la nomina del Direttore Generale, l’Università di Siena ha indetto una selezione pubblica per titoli e colloquio. Segreto assoluto sulle candidature pervenute, delle quali non si conosce neppure il numero, nonostante che il principio della trasparenza si configuri, in base al D.lgs 150/2009, come accessibilità totale, per tutti i cittadini, all’intero patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo. Il 16 ottobre la Commissione (composta da Lidia D’Alessio, Carlo Alfonso Antonio Maviglia, Alberto Caporale) ha effettuato una preselezione, ammettendo al colloquio del 25 ottobre i seguenti candidati: Giovanni Colucci (Dirigente dell’Università di Siena), Maria Orfeo (Direttore Generale dell’Università di Teramo e dirigente a tempo indeterminato dell’Università di Firenze), Giuliano Palagi (Direttore Generale della Provincia di Pisa), Marco Tomasi (Direttore Generale della Provincia Autonoma di Trento ed ex Direttore Generale del Ministero dell’Università), Paolo Vicini (fino al 12 ottobre Direttore dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana e Dirigente a tempo indeterminato dell’Università di Bologna). È molto difficile che si presentino tutti al colloquio di oggi! Sicuramente ci sarà Giovanni Colucci e, forse, un altro candidato. Interessante, però, ricordare alcune notizie non riscontrabili nel curriculum dei candidati. Ecco cosa diceva dei concorsi per direttore amministrativo Marco Tomasi (intercettato dalla Procura di Siena) ad Angelo Riccaboni, il 4 e 5 novembre 2010: «lei ha visto il parterre dei candidati? …uno che è bravo non verrà mai a mettersi in concorso! I concorsi sono falsa democrazia, demagogia, finto rispetto delle regole che poi diventa masochismo.» Cosa avrà fatto cambiare idea a Tomasi? Nel 2008, il candidato Paolo Vicini era nella delegazione di parte sindacale, per conto della RSA Dirstat, che firmò il contratto collettivo integrativo per il personale dirigente dell’Università di Bologna. La delegazione di parte pubblica era rappresentata dal direttore amministrativo, Ines Fabbro.