La Lega suona la sveglia per la conclusione delle indagini sul dissesto dell’università di Siena

Lega Nord – Toscana. Prima di chiedere ai dipendenti dell’Ateneo di sacrificarsi per salvaguardare l’Istituzione cittadina, il duo Riccaboni – Fabbro avrebbe fatto bene a chiedere verità e giustizia per il deficit dell’Ateneo ed una rapida conclusione delle indagini, ancora vergognosamente aperte.

È assurdo che i diritti dei lavoratori dell’Ateneo siano stati e vengano ancora una volta brutalizzati: il dissesto dell’Ateneo non deve essere considerato la causa per imporre sacrifici a chi, con il pauroso dissesto, non c’entra nulla, vale a dire i dipendenti dell’Università: vogliamo che chi ha danneggiato le finanze e l’immagine dell’Università e della Città abbia, finalmente, un nome e cognome e possa essere consegnato alla giustizia ordinaria, per pagare penalmente i danni fatti: a due anni dall’inizio dell’indagine ancora non si muove foglia.

Nel frattempo, però, crediamo che l’Amministrazione non debba rimanere insensibile e non debba costringere i più deboli (cioè i dipendenti tecnico – amministrativi nonché gli studenti cui sono state tagliate nell’ultimo Senato anche le borse di dottorato, snaturando in questo modo la funzione stessa dell’Università) a pagare per tutti: il Rettore Riccaboni e il Direttore Amministrativo Fabbro devono fare la propria parte, individuando e prendendo adeguati provvedimenti, attraverso un’indagine interna, nei confronti di chi ha sbagliato, anche sulla base del comma 2 dell’art. 7 della Legge 15/2009.

Sindacato universitario a Siena: diviso è bello

Agostino Milani su Facebook intervista Silvio Pucci, tecnico informatico all’Università di Siena e segretario del sindacato autonomo Confsal Snals Università-Cisapuni.

D.: Silvio, all’indomani delle manifestazioni pubbliche dei dipendenti dell’Ateneo che vi hanno visto prima al tavolo interistituzionale e poi in piazza, come ti sembra oggi la situazione?

R.: Intanto ti ringrazio della possibilità che mi dai per esprimere il punto di vista di chi, francamente, sino ad oggi non ne ha avuto possibilità. Quelle manifestazioni, cui alludi, sono state in qualche maniera uno scoppio di rabbia, per quanto contenuto e corretto, provocato dall’omologazione con cui per anni, e ancora più gravemente negli ultimi due, è stato trattato il sindacato, concepito in senso lato. Mi sono molto irritato e una volta sono anche intervenuto sui blog di Giovanni Grasso e di Stefano Bisi.

D.: Che intendi per omologazione?

R.: Intendo il fatto che sia da parte politica, che da parte dell’Amministrazione universitaria, sia infine anche da parte sindacale si è sempre cercato di fare intendere la parola “sindacato” in modo unitario, non considerando che esistono sette sigle e ciascuna, chi più chi meno, ha posizioni e metodi di lavoro e di intervento differenti. Inoltre odio essere considerato afferente o, peggio ancora come si è espresso qualcuno, “fiancheggiatore” di Liste Civiche e Lega. Il fatto che sto parlando con te dimostra che non “fiancheggio” nessuno. Parlo con tutti e ascolto tutti. Inoltre nello statuto della confederazione che rappresento c’è specificatamente scritto che la Cisapuni “è apolitica e aconfessionale”. Non credo che tutti possano dire la stessa cosa.

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Quando si dice che manca “il senso della misura” e, in questo caso, anche il pudore

Alberto Monaci (Presidente del Consiglio Regionale della Toscana). «Il disastro amministrativo emerso con la fine della gestione Tosi ha chiesto e chiede interventi straordinari per garantire la sopravvivenza ed il rilancio dell’ateneo senese.»

Replica di Piero Tosi (ex Rettore dell’Università di Siena). «Ha parlato di disastro amministrativo, facendo riferimento agli anni in cui sono stato rettore. Vorrei ricordare che il disastro amministrativo è emerso due anni e mezzo dopo la conclusione del mio mandato. Mi meraviglia che un presidente di un consiglio regionale si pronunci in questo modo. Porto nel cuore l’università di Siena, a cui ho dedicato tutte le mie energie e mi auguro che presto possa tornare quella che era.»

Al “nuovo”/vecchio che avanza nell’Università di Siena: «ccà nisciuno è fesso»

Ines Fabbro

Ines Fabbro

Il tormentone agostano per l’ateneo senese, il waka waka accademico che sta rendendo un pessimo servizio all’interessata, riguarda il nome del prossimo direttore amministrativo. È il Corriere di Siena che intona il motivetto, con le movenze, i passi giusti, e i cori in sottofondo, ancor prima che i due rettori avessero deciso la procedura per la scelta del dirigente. Comincia l’8 agosto Sandro Benetti con foto della designata e titolo eloquente: «Ines Fabbro per il dopo Barretta; già direttore amministrativo dell’università di Bologna con Roversi Monaco e Pier Ugo Calzolari, è considerata dirigente di ferro, Cavaliere della Repubblica.» In seguito, però, l’emissione del bando per una “selezione pubblica” del direttore amministrativo spiazza i fautori del progetto, al punto che, il 13 agosto, interviene con durezza Stefano Bisi sul suo blog per dettare la linea a questi universitari sprovveduti: «Chi sarà il nuovo direttore amministrativo dell’Università di Siena? È stato finalmente emesso il bando per la scelta (…). Il nome più gettonato è quello di Ines Fabbro. Ma chi lo sceglierà? Il rettore uscente Silvano Focardi o il successore Angelo Riccaboni?» Molto opportunamente, un commento a firma Valeria L. fa notare che: «La domanda nella sua evidente e voluta irriverenza è di certo accattivante come effetto, ma forse poco “educativa” equivalendo a dire (e dandolo di buon grado per assunto) che i concorsi sono solo una mera legittimazione formale di esiti già prestabiliti.
 Ciò appare lesivo verso la figura, l’autorevolezza che entrambe le persone citate (Focardi e Riccaboni, n.d.r.), invece, meritano in virtù del loro ruolo presente e futuro.» Da quest’orecchio, però, Gaia Tancredi non ci sente e sul Corriere di Siena del 21 agosto rincara la dose: «Ines Fabbro favorita. I colloqui dei candidati saranno pubblici e si svolgeranno il prossimo 3 settembre da parte della commissione preposta. Tutto alla luce del sole quindi, senza alcuna iniziativa personale che avrebbe sollevato nuove ed inutili polemiche.»

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Diffida della Flc-Cgil di Siena a Giovanni Grasso per un commento inserito su “il senso della misura”

Ricevo dalla Flc-Cgil di Siena la seguente diffida in risposta ad un commento pubblicato su questo blog da un lettore con il nickname di “Tremal Naik”. Ritengo opportuno sottoporla all’attenzione dei lettori.

Flc-Cgil Siena. La Flc-Cgil denuncia l’ennesimo atto diffamatorio nei confronti della Cgil e dei suoi delegati. Nel sito internet gestito dal Prof. Grasso, docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo senese, è stato nuovamente pubblicato un commento anonimo dal carattere diffamatorio.

Oltre a contenere falsità lesive della dignità e professionalità di un dipendente pubblico, le parole scritte sono estremamente lesive per l’immagine e il ruolo del sindacato. Il commento presenta informazioni non vere, e inoltre fa riferimento a informazioni estremamente riservate, che l’amministrazione avrebbe dovuto tutelare e mantenere riservate, in quanto protette dal segreto d’ufficio, in rispetto sia della privacy della persona che della riservatezza e tutela degli atti amministrativi in corso di svolgimento e non ancora conclusi. Questo dovrebbe valere a salvaguardia di qualsiasi dipendente. Chiediamo quindi un intervento deciso da parte dell’amministrazione affinché si difenda la professionalità di chi lavora nell’Università  degli Studi di Siena e si tuteli inoltre l’immagine dell’interessato, anche quella della stessa Università e delle strutture che vi afferiscono.

Diffidiamo il Prof. Giovanni Grasso dal pubblicare questo genere di notizie diffamatorie, non corrispondenti al vero, richiamandolo alla correttezza che il suo ruolo esige e quello dell’istituzione  a cui appartiene. La Flc-Cgil si riserva di attuare ogni azione che si renderà necessaria per difendere un suo delegato e l’immagine stessa del sindacato.

La Crui sui collaboratori ed esperti linguistici

Nella riunione della Conferenza dei Rettori (Crui) del 25 marzo u.s., i Rettori hanno discusso, tra l’altro, anche dei contenziosi sollevati dai collaboratori ed esperti linguistici (Cel). Atteso che per quelle università inadempienti, rispetto a quanto previsto dalla L. 63/2004, l’ammontare complessivo parziale delle condanne si aggira sui 30 milioni di euro, la Crui, onde evitare nuovi contenziosi, ha invitato tutti gli atenei a tenere un comportamento uniforme sul trattamento economico dei collaboratori linguistici, ex lettori di madre lingua straniera. In particolare, è attribuibile al massimo, «proporzionalmente all’impegno orario assolto, tenendo conto che l’impegno pieno corrisponde a 500 ore, un trattamento economico corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito; tale equiparazione è disposta ai soli fini economici.» Per i Cel si applica, in base al CCNL, il trattamento normativo previsto per il personale tecnico-amministrativo part time, con possibilità per i collaboratori linguistici di esercitare altre prestazioni di lavoro.

L’Università di Siena, però, è andata oltre l’attuale invito della Crui. Sta, infatti, corrispondendo da anni ai Cel non il trattamento economico previsto per il ricercatore confermato a tempo definito ma quello del ricercatore a tempo pieno (Art. 5 del CCI). Inoltre, l’ateneo senese ha riconosciuto l’esperienza acquisita ricostruendo la carriera pregressa, con relativo trattamento economico, non solo ai Cel a tempo indeterminato ma anche a quelli assunti con contratto a tempo determinato. Si è mai visto che ad un ricercatore, al momento dell’assunzione, gli venisse ricostruita la carriera pregressa di assegnista, borsista o contrattista? E il danno erariale? È tutto da definire! Sicuramente supera gli 8 milioni di euro: più o meno quanto ricaveremo dalla vendita del Palazzo Bandini-Piccolomini.

Altri dati sul sacco dell’ateneo senese

«Se proprio volete distruggere l’università di Siena, evitate almeno di trascinare nel baratro gli altri atenei.» È questo l’invito che alcuni rettori potrebbero rivolgere a Silvano Focardi, in riferimento al contratto integrativo dei  collaboratori ed esperti linguistici (Cel) di Siena firmato nel 2006, che rischia di scatenare in tutto il Paese contenziosi che potrebbero dare il colpo di grazia ai bilanci degli altri atenei. A Siena chi parla dei Cel può subire attacchi scomposti e gratuiti. Un esempio: la solidarietà ad un collega, che protesta per uno sfratto immotivato ed illegittimo in università, può diventare il pretesto per offendere chi ha evidenziato ingiustificati privilegi ad alcuni dipendenti. Il breve testo che segue (Corriere di Siena, 19 marzo 2010) è, a suo modo, emblematico.

Nessuna offesa e sui lettori non ho fatto caccia alle streghe

Giovanni Grasso. Leggo con stupore la lettera di Birgitte Hoiberg (Corriere di Siena del 14 marzo) che mi attacca gratuitamente perché, a suo dire, io userei “modi e parole dispettosi e offensivi che rappresentano un degrado morale inaccettabile.” La lettrice linguistica in tedesco e inglese arriva a trasformare il mio gesto di solidarietà al professor Giorgi in “veemente” contrarietà, manifestata con (uso le sue parole) “toni ed espressioni che dimostrano disprezzo.” Mi ha addirittura indicato come uno che fa “l’agente di polizia per l’amministrazione” quando, in realtà, ho scritto più volte che questa amministrazione universitaria senese è completamente inadeguata a gestire l’emergenza. Non contenta, mi ha accusato persino di aver “offeso gravemente in modo personale” Giorgi sol perché lo consigliavo a non fare lo “sciopero della fame”, salvo che non voglia perdere qualche chilo di troppo. Me la potrò permettere un po’ d’ironia per un’amicizia lunga 37 anni?

È incredibile! Ne avesse azzeccata una! A questo punto una domanda è d’obbligo. Perché tutto questo? La risposta ce la dà la stessa Birgitte Hoiberg: “il professor Grasso ha fatto la caccia alle streghe a noi lettori linguistici.” No cara lettrice. Le streghe non esistono; io ho semplicemente pubblicato una tabella dalla quale si evince che a Siena l’amministrazione universitaria ha concesso emolumenti non dovuti ai collaboratori ed esperti linguistici, per un importo di circa 8 milioni di euro. Mentre, per risanare il buco nei conti si sono mandati a casa i precari della ricerca e in pensione i ricercatori con 40 anni di contributi.

Alcuni dati sui collaboratori ed esperti linguistici dell’Università di Siena

Nell’ateneo senese è cominciata la rivolta dei collaboratori ed esperti linguistici (CEL) che, in occasione del rinnovo del contratto collettivo integrativo scaduto a dicembre, dichiarano: «giudichiamo estremamente preoccupante la volontà da parte dell’amministrazione di decurtare il nostro stipendio da un giorno all’altro di un terzo. Oltre ad essere un’offesa alla nostra professionalità ed un danno economico e morale rilevante, crea un precedente pericoloso per tutti i lavoratori.» Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Per 500 ore annue, ai CEL è attribuito un trattamento fondamentale, in base al contratto collettivo nazionale, di circa 15.000,00 €. Inoltre, ciascun ateneo corrisponde al collaboratore linguistico anche una retribuzione integrativa, attribuendo un trattamento economico complessivo corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito e con effetto dalla data di prima assunzione (art. 1 del D.L. 2/2004). A Siena la retribuzione integrativa annua dei CEL supera di gran lunga quella dei colleghi fiorentini. Stupisce, pertanto, leggere sulla stampa di “mortificazioni” inflitte ai CEL e del possibile blocco di 4 corsi di laurea in conseguenza della riduzione della parte variabile dello stipendio. Tanto più se si considera l’esubero di collaboratori linguistici di Siena rapportato con gli altri atenei.

Da notitia criminis a prova di reato per la voragine nei conti dell’Università di Siena

Volto_unisiSettimana emblematica per l’università di Siena, quella che si è appena conclusa. Il 22 febbraio è iniziato l’iter amministrativo per la cessione di una parte del Policlinico. Il 23 c’è stata udienza con l’interrogatorio dell’ex rettore Piero Tosi nel processo che lo vede imputato. Il 24 ricorreva il 4° anniversario della sospensione di Tosi da rettore per abuso d’ufficio e falso ideologico. Intanto il Pm sta per concludere l’inchiesta sul dissesto economico dell’ateneo che vede 11 indagati per abuso d’ufficio, falso ideologico e truffa. In tale contesto, sono credibili rettori e direttori amministrativi quando dichiarano: «non sapevamo nulla della manipolazione dei bilanci»? Non considerando, per il momento, la recente chiamata di correo nei confronti di Tosi e Focardi fatta dal principale imputato, la risposta è anche in un vecchio articolo, di seguito riproposto, con il quale cominciamo (altri ne seguiranno) a chiarire le responsabilità dell’«orgiastico saccheggio» a cui è stato sottoposto l’ateneo senese.

Occorre un piano di risanamento rigoroso per l’Ateneo senese (16 luglio 2006)

Giovanni Grasso. L’Università di Siena si trova in una situazione difficilissima, ereditata dalla precedente gestione, la cui sottovalutazione rischia di vanificare qualsiasi tentativo di risanamento, condannando l’Ateneo ad un declino certo. Ad oggi non si conosce ancora lo stato effettivo delle finanze dell’Ateneo senese in quanto non si è proceduto ad una completa verifica dei conti. I debiti complessivi con le banche e l’INPDAP superano i 200 milioni di euro. Il disavanzo d’amministrazione (circa 27 milioni di euro) dell’ultimo esercizio non comprende gli impegni maturati nel corso del 2005 e liquidati per cassa nell’esercizio 2006. Il numero degli studenti si è ridotto del 20%, con la perdita oggi di 4172 iscritti, rispetto alla punta massima del 2003. Per “far soldi” si è dato corso alla “svendita” di migliaia di lauree attraverso il riconoscimento dei crediti formativi. L’immotivata proliferazione di corsi di laurea e di sedi decentrate è ormai insostenibile. La perdita di incentivi ministeriali per una impropria programmazione del fabbisogno di personale è certa. Infine, le assunzioni di docenti e di personale tecnico ed amministrativo, senza il necessario accertamento dell’effettiva necessità e disponibilità finanziaria, stanno dando il colpo di grazia ai conti dell’Ateneo. Si rende necessario, dopo un’attenta verifica economica, finanziaria e anche legale sullo stato di salute dell’Ateneo senese, un piano di risanamento rigoroso, che incida sugli sperperi e soprattutto sulle spese strutturali. Infine, occorre programmare la spesa impostando politiche di gestione oculate e virtuose per rivendicare il diritto ad un aumento del fondo di finanziamento ordinario da parte del Ministero.

Ripreso dalla stampa locale (16 luglio 2006): La Nazione Siena (Un piano di risanamento per l’Ateneo);  il Cittadino Oggi (Grasso: «L’Ateneo attraversa un momento difficilissimo»);  Corriere di Siena (Grasso: “Crollo delle iscrizioni all’ateneo”).

Università di Siena: l’altra faccia delle provocazioni

AltrafacciaUn altro episodio che rappresenta l’altra faccia delle provocazioni descritte in precedenza. Il 29 maggio 2007 mi telefonò da “Radio Frequenza”, la radio dell’Università di Siena, uno studente di Scienza delle Comunicazioni per un’intervista. Aveva letto su “Il Messaggero” un’inchiesta di Anna Maria Sersale sui laureati “precoci”, nella quale l’ateneo senese risultava ai primi posti nella “svendita” delle lauree, fenomeno che definivo «un’altra degenerazione del sistema». A distanza di due anni e mezzo, quell’intervista conserva la sua attualità perché affrontò proprio quei temi che oggi, unanimemente, sono ritenuti la causa della voragine nei conti. Mi riferisco alle criticità seguenti: proliferazione dei corsi di laurea e dei poli sul territorio; esubero di amministrativi e, in alcuni settori, di docenti; sottovalutazione del buco di bilancio e mancata adozione di un rigoroso piano di risanamento; inadeguatezza degli organi di governo; cogestione sindacale, carriere folgoranti dei responsabili sindacali e riorganizzazione degli uffici funzionale alla sistemazione dei sindacalisti e dei loro parenti; esigenza di un codice etico, ecc..

Ma la ragione per cui ricordo quella vicenda è che l’intervista non fu mai trasmessa. Forse per lo sfascio del Corso di laurea specialistica in Radiofonia? No! Sicuramente perché qualcuno impedì che l’intervista andasse in onda. Chi e perché? Per ora è sufficiente capire perché. Ma per questo è necessario ricordare che la parte finale dell’intervista conteneva un attacco esplicito ai vertici di alcuni sindacati che in precedenza, senza motivo evidente, avevano proclamato lo stato di agitazione, interrotto le relazioni sindacali e chiesto la sospensione di una seduta del Consiglio di Amministrazione: quella che avrebbe dovuto approvare tre regolamenti, tra i quali il “Regolamento per l’individuazione dei criteri di organizzazione degli uffici e dei servizi centrali di ateneo e per l’attribuzione delle posizioni funzionali di maggiore rilevanza”. Chi fosse interessato ad ascoltare l’intervista può cliccare qui ed andare a fondo pagina dove troverà sia il download che il file audio pronto per l’ascolto.