Sindacato universitario a Siena: diviso è bello

Agostino Milani su Facebook intervista Silvio Pucci, tecnico informatico all’Università di Siena e segretario del sindacato autonomo Confsal Snals Università-Cisapuni.

D.: Silvio, all’indomani delle manifestazioni pubbliche dei dipendenti dell’Ateneo che vi hanno visto prima al tavolo interistituzionale e poi in piazza, come ti sembra oggi la situazione?

R.: Intanto ti ringrazio della possibilità che mi dai per esprimere il punto di vista di chi, francamente, sino ad oggi non ne ha avuto possibilità. Quelle manifestazioni, cui alludi, sono state in qualche maniera uno scoppio di rabbia, per quanto contenuto e corretto, provocato dall’omologazione con cui per anni, e ancora più gravemente negli ultimi due, è stato trattato il sindacato, concepito in senso lato. Mi sono molto irritato e una volta sono anche intervenuto sui blog di Giovanni Grasso e di Stefano Bisi.

D.: Che intendi per omologazione?

R.: Intendo il fatto che sia da parte politica, che da parte dell’Amministrazione universitaria, sia infine anche da parte sindacale si è sempre cercato di fare intendere la parola “sindacato” in modo unitario, non considerando che esistono sette sigle e ciascuna, chi più chi meno, ha posizioni e metodi di lavoro e di intervento differenti. Inoltre odio essere considerato afferente o, peggio ancora come si è espresso qualcuno, “fiancheggiatore” di Liste Civiche e Lega. Il fatto che sto parlando con te dimostra che non “fiancheggio” nessuno. Parlo con tutti e ascolto tutti. Inoltre nello statuto della confederazione che rappresento c’è specificatamente scritto che la Cisapuni “è apolitica e aconfessionale”. Non credo che tutti possano dire la stessa cosa.

D.: Torniamo alla situazione interna all’Ateneo in questo momento così convulso?

R.: La situazione è incerta e cupa. Siamo tutti consci da tempo che sono necessari sacrifici enormi, ma non vediamo, almeno noi, la disponibilità da parte di tutte le componenti interne di fare questi sacrifici. Il disavanzo strutturale di 30 milioni l’anno è un’enormità e da due anni assistiamo ad una farsa in cui chi ci ha messo le mani in modo pesante e vantaggioso per sé e per i propri “clientes” dice di non avere responsabilità, chi ce le ha messe di sottobanco fa finta di niente e chi non ce le ha messe è stato finora abbastanza debole nell’intervenire. A questi ultimi attribuisco comunque poche colpe perché hanno pochi poteri e quelli che hanno sono troppo fragili per impattare sulla situazione. È invece  assolutamente inaccettabile lo scaricabarile che i primi fanno sul Governo. Quando si minava l’Ateneo e si cominciavano a scavare fosse e voragini la Gelmini faceva il liceo. Personalmente non condivido praticamente niente della riforma Gemini che, a mio avviso, non riforma nulla e, da una parte tira solo a far cassa, dall’altra a mantenere il baronato. Ma coi 250 milioni di buco e il disavanzo strutturale di 30.000.000 annui la Gelmini e Tremonti non c’entrano proprio niente.

D.: E questo cambio della guardia?

R.: Per ora non abbiamo visto un granché, anzi niente. Sarebbe facile rispondere che il nuovo Rettore è in carica da una settimana e che quindi non ci si doveva aspettare niente. Però, come potrai immaginare, io ho seguito con attenzione la campagna elettorale (e la mia sigla non ha preso posizione a favore di nessuno, come invece è stato da alcuni rimproverato) e anche nei programmi non ho visto, e continuo a non vedere, la soluzione o almeno una proposta di soluzione. Quanto agli Enti locali, fatta eccezione della Regione che per altro ha comprato una struttura che fa parte delle sue competenze, non vedo né volontà, né possibilità di fare qualcosa davvero. Inutile nascondersi dietro ad un dito, o peggio dietro un tavolo. Questo l’ho detto anche al tavolo interistituzionale.

D.: E quindi? Come chiuderesti questo intervento?

R.: Chiudo ribadendo come il problema dell’accertamento delle responsabilità sia nodale! A parte quelle penali, civili ed amministrative, che a questo punto sarebbe necessario chiarire per chiudere con incertezze assolutamente dannose per l’Ateneo, resta il problema dell’accertamento di quelle morali, etiche ed accademiche. L’Ateneo ha quattro organi di governo, uno solo dei quali è il Rettore. Poi ci sono il Senato, il CdA ed il Consiglio Studentesco. Tutti coloro che, negli ultimi dieci/quindici anni, hanno seduto all’interno di questi organi, dovrebbero assumersi le proprie responsabilità e, se fossero seri, quelli attualmente in carica, dovrebbero dimettersi in blocco. Solo così si potrebbe, forse, con grande fatica e sacrificio cercare di ripartire. Finché non saranno sciolti questi nodi l’Ateneo senese è destinato a fallire qualsiasi manovra.

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16 Risposte

  1. Beh, direi che questo vuol dire avere le p…. anche se da signora non dovrei dirlo!
    Vedo una crisi di partecipazione nel blog: pessimismo, vero?
    Leggete sulla Nazione (non sul Corriere mi pare): provvedimenti per Angelaccio…

  2. …Collana Studi Senesi..

  3. Gli avrei chiesto come pensa di abbattere il disavanzo strutturale. Se questo è il male numero uno è innanzitutto su questo che servono idee e contributi. Da parte di tutti.

  4. Il male numero uno non è il disavanzo strutturale, ma la delinquenza strutturata che ha causato il disastro finanziario: se si curano gli effetti di una patologia non diagnosticata il malato non guarisce!

    Qui non si conosce ancora la rete dei responsabili che hanno per anni impunemente saccheggiato questo ateneo truccando concorsi e dilapidando risorse!

    Il rimedio sta nella preliminare identificazione di costoro che anche tramite gli attuali protagonisti della vita accademica senese potrebbero persistere nell’intrigo penalizzando ogni progetto serio di rinascita.

    Persone diverse e distanti, come il sottoscritto, il tecnico Mastrangelo, il titolare del blog, i rettori Barni e Grossi, esponenti di partiti come il senatore Amato ed il consigliere Di Stasio, il ministro del tesoro ed altri, ne sono convinti.

    Si tratta di prendere coscienza di una logica elementare che induce a muoversi razionalmente specie in un frangente di tale emergenza ed urgenza!

    L’intero blog è ispirato da questa consapevolezza e mostra in ogni sua pagina quanto sia irrinunciabile lo studio del passato per ogni possibile futuro.

  5. @ Laura: «Vedo una crisi di partecipazione nel blog: pessimismo, vero? Leggete sulla Nazione (non sul Corriere mi pare): provvedimenti per Angelaccio…»

    Ho anch’io notato una “crisi di partecipazione”, ma ho anche scoperto una funzione del blog (view my stats) che mette in evidenza, a fronte del numero ridotto di commenti, una crescita di contatti che si assestano su una media di 1000 al giorno (30 mila al mese) a partire dallo scorso luglio. Non sono un esperto e non ci capisco molto. Chiedo lumi. Vorrei, però, cercare di spiegare, a mio modesto parere, il disorientamento di molti di fronte alla situazione attuale. Può anche darsi che si tratti di pessimismo ma ci deve essere qualcosa che non si riesce a cogliere, ancora. Sembra quasi che la gente abbia rimosso i problemi del nostro Ateneo e veda nel Riccaboni e nella Fabbro i taumaturghi che li risolveranno in fretta. Stiamo a vedere! Pensano in molti. Perché esporsi, sia pure con un nickname?

  6. Ma questo Angelaccio non era uno di quei sindacalisti dotato di purezza estrema e sapienza illimitata che si è scagliato contro tutti e tutto quello che sembrava ostare ai progetti della CGIL e co.? Non era uno di quelli che ha difeso a spada tratta le gestioni dei Rettori precedenti al Focardi?
    Non era uno di quelli che sembrava più interessato al ritorno di poteri nelle solite mani che all’accertamento delle responsabilità?
    Chiedo a qualcuno di illuminarmi su questi dubbi.

  7. Ma è anche quello di Buonconvento?

  8. @ Rodolfo e @ Laura
    Le risposte alle vostre domande le trovate nei seguenti articoli del blog. Si raccomanda la lettura dei commenti a ciascun articolo: vi sono le anticipazioni di quello che sta accadendo in questi giorni.

    Crisi dell’ateneo senese: i giorni delle provocazioni
    https://ilsensodellamisura.com/?p=831

    Buonconvento: il sedicente laboratorio sull’accessibilità universale
    https://ilsensodellamisura.com/?p=632

    Dal “Giudizio Universale” al “Laboratorio Accessibilità Universale” di Buonconvento (LAU)
    https://ilsensodellamisura.com/?p=568

    Diffida della Flc-Cgil di Siena a Giovanni Grasso per un commento inserito su “il senso della misura”
    https://ilsensodellamisura.com/?p=2287

    Università di Siena: l’altra faccia delle provocazioni
    https://ilsensodellamisura.com/?p=1333

  9. Ecco chi era Angelaccio Diodato detto Dino, qualche anno fa guardate cosa scriveva nella lettera di candidatura in consiglio di amministrazione (e lo hanno pure eletto!!!!):

    «Invito al voto
    Oggi il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha dichiarato che il dipendente della pubblica amministrazione si vergogna a parlare del proprio lavoro con i suoi figli. Io invece mi vergogno di dire a mia figlia come mai ci sono certi loschi figuri al Governo.
    I precari che lavorano nel settore pubblico – specialmente i precari dell’Università che sono destinati a rimanere tali a vita – invece non hanno il problema di vergognarsi del proprio lavoro di fronte ai figli, perché non potranno mai permettersi di avere alcun figlio!
    Sono fiero di essere un dipendente pubblico, di appartenere al personale tecnico-amministrativo dell’Università degli Studi di Siena. Da molti anni la nostra Università è ai vertici di tutte le classifiche nazionali che valutano gli Atenei del nostro paese e lo è soprattutto grazie alla valutazione dei servizi progettati e realizzati proprio dal personale tecnico e amministrativo.
    Il lavoro del personale tecnico-amministrativo dovrebbe essere ricompreso fra i parametri di valutazione ufficiali delle Università, e una parte delle risorse che scaturiscono dalla valutazione positiva dovrebbero essere utilizzate per riconoscerne l’impegno. Sicuramente le professioni tecnico-amministrative contribuiscono alla valutazione positiva dei servizi resi, spesso, come nel caso della nostra Università, ne sono gli artefici.» (…)
    il resto si trova in: http://candidaticdaunisi.wordpress.com/2009/01/12/lettera-di-dino-angelaccio-al-personale/

    Come si può pensare di rimettere in sesto la nostra amata Unisi quando al suo interno si annidano persone di cotal calibro (non è l’unico) e quando le vecchie logiche che hanno prodotto tale degrado si stanno ripresentando senza un minimo di vergogna.

    Lo Iacoboni credo di non essere smentito suo avatar in sella alla attuale CGIL fa quello che gli organizza l’inquisito a comando… lo avete mai sentito parlare ad una riunione sindacale? Dice solo cose comuni, quando parla a braccio e non legge.

    Ma anche la moglie di Angelaccio la cotal Pozzi Sabrina guarda caso dipendente di Unisi…. guarda caso responsabile del servizio “Qualità totale e Benessere organizzativo” incarico assegnatole da Miccolis per far tacere una certa parte del sindacato e non averla come spina nel fianco!!! Mi sono sempre chiesto che cosa faranno in quell’ufficio… se qualcuno ha l’ardire di rispondermi gliene sarei grato.

    Se poi pensate che alla elezione di luglio vari esponenti della CGIL esultavano (ormai il rettore è dalla nostra parte, ormai il rettore è dalla nostra parte…) quando risultò primo Riccaboni vedete che due più due fa quattro, le vecchie logiche sono di nuovo in sella e la restaurazione è ormai assicurata.

    Ecco perché sempre meno persone hanno voglia di scrivere… cara Laura con Riccaboni rettore è finita la speranza delle persone oneste che speravano in un futuro di cambiamento, trasparenza e tutte quelle belle cose che i frequentatori di questo blog hanno scritto …. mi sbaglierò (spero) ma vedo anni bui, insomma il vecchio camuffato da nuovo che ritorna, in perfetto stile restaurazione.

  10. Questa lettera dal Blog di Carlo Vulpio, a mio avviso può far capire molto anche di quello che avviene a Siena e attorno all’università.

    Se venisse l’autrice, a fare la commissaria, forse mi convincerei anch’io che un commissario può servire.

    Il “sindacalista apolitico” (lasciamo perdere quello politico cui sono dedicati i commenti) invece mi convince molto meno, quando dice “A parte quelle penali, civili ed amministrative, che a questo punto sarebbe necessario chiarire per chiudere con incertezze assolutamente dannose per l’Ateneo, resta il problema dell’accertamento di quelle morali, etiche ed accademiche.”

    Ma oltre a quelle giudiziarie (che riguardano la magistratura) e a quelle morali, non ci sono anche delle responsabilità politiche?
    Non sarà il caso di discutere su quali sono state le idee e le strategie che ci hanno ridotto in mutande, e su quali sono quelle che ci possono risollevare?
    E’ tutta una questione di reati e peccati, pene ed espiazioni, o ci vogliono anche delle idee?

    Comunque, buona lettura
    Sesto Empirico,
    scettico

    Pubblico questa lettera aperta di Clementina Forleo, apparsa anche sul blog del destinatario della medesima, seminascosta tra una decina di commenti, perché aiuta tutti, ma proprio tutti, a capire molte, ma molte cose.
    A parte il “Caro Luigi”, sono naturalmente d’accordo sull’intero contenuto della lettera della dottoressa Forleo.

    Caro Luigi,
    non scendo nel merito della vicenda processuale che ti riguarda.
    Mi auguro che tu possa uscirne indenne e sono d’accordo con te – a prescindere da tale accadimento – nel concludere che quando si pestano, per amore del proprio dovere, troppi calli ci si espone a ritorsioni di ogni tipo.
    Ti chiedo: 1) quanto vale per te, non credi debba valere per tutti? O la tesi, giusta o errata che sia, del complotto o della mera individuale ritorsione di qualche magistrato “poco serio” vale solo per alcuni?
    2) sono solo i magistrati massoni o ufficialmente (ossia per la cronaca) “incriccati” ad essere i nemici delle persone perbene?
    Come ben sai, dopo averti disinteressatamente difeso ad Annozero – ma in realtà dopo aver pestato i calli di signorotti che ben conosci – non solo sono stata esiliata in quel di Cremona (bella cittadina, per carità) e privata di ogni forma di protezione personale nonostante numerosissime minacce seguite puntualmente da episodi inquietanti, ma sono anch’io stata oggetto di procedimenti disciplinari e penali (che mai mi avevano sfiorato nella mia vita e nella mia carriera, sempre definita da “ottimo magistrato”), nei quali mi sono difesa e mi sto difendendo con non pochi disagi anche economici per me e per la mia famiglia.
    Nel mio caso la massoneria purtroppo, se c’entra, c’entra poco o quantomeno c’entra in parte (diciamo anche a metà).
    A volere la mia morte civile e il mio isolamento – come del resto quelli di Carlo Vulpio (che continuo a difendere disinteressatamente, sperando di non venire anche in tal caso delusa) – non sono state o non sono solo state – le cricche e cricchette cui ti riferisci.
    Sai bene chi mi ha voluto infliggere il colpo mortale: squallidi personaggi politici che si oppongono al Caimano solo per brama di potere, ma che per la loro ipocrisia mi fanno ancora più paura; insigni magistrati di correnti di “sinistra” che non sono diversi – lo sai bene – di quelli di “destra”, con la differenza che non si vergognano a sventolare la Costituzione che calpestano ogni giorno quando tocca inaugurare l’anno giudiziario, con farse che dovrebbero riguardare altre categorie.
    Basti pensare al dottor Bruti Liberati, ad esempio, leader della corrente Magistratura Democratica (si chiama ancora così?). Quello stesso Bruti Liberati nominato Procuratore di Milano con voti bipartisan, come “profetizzato” dalla signora Tinelli (Pd) in una nota telefonata, che è sempre lo stesso Bruti Liberati per il quale giorni fa in Questura non è successo nulla, e che dovrà prima o poi anche spiegare ufficialmente, qualunque sia la mia sorte:
    a) da chi ricevette nel marzo 2008 le carte che arrivarono dal Parlamento relative al senatore Latorre;
    b) perchè non me le si trasmise nell’immediatezza;
    c) perchè le rispolverò, unitamente agli altri membri del pool proprio il 29.7.2008, trasmettendole al mio ufficio per decidere “con urgenza” quando casualmente ero assente per pochi giorni e – guarda caso – il giorno prima che venisse depositato il parere sulla mia professionalità, in cui un altro magistrato della stessa corrente (dopo essere stato peraltro pescato con le mani nella marmellata nell’interferire con le mie funzioni) dava atto del mio “deficit di equilibrio”, venendo subito promosso a Presidente di Sezione.
    Seguivano, inutile dirlo, promozioni di tutti i protagonisti della rocambolesca vicenda, con la quale, effettivamente, ero e sono – per la mia serietà e il mio rigore – “incompatibile”.
    Come vedi, dunque, non è solo un problema “tuo” quello di difendersi a vita per essere stati “scomodi”.
    Con l’amara differenza che nel mio caso, come nel caso di Carlo Vulpio, gli attacchi di cui parli – come i vergognosi e omertosi silenzi sugli stessi – vengono proprio da persone con cui hai preso ad accompagnarti e da ambienti che hai preso a reputare “amici”.
    Clementina

  11. Conosco come pochi le persone ed i fatti e so che Carlo Vulpio e Luigi De Magistris sono galantuomini temerari come Clementina Forleo che hanno osato curiosare dove non si deve e non distinguere i criminali del PDL, dell’UDC, del PD e d’ogni banda!

    D’altra parte se si vive in una qualsiasi società o comunità si sa in partenza che la quantità non è mai sinonimo di qualità di verità di giustizia…

    Sottoscrivo in particolare le parole della Forleo.

  12. @ Roberto Petracca

    Ce l’ho io un’idea (ma ce l’hanno molti che la tengono per sé) per contribuire ad abbattere il disavanzo strutturale: chiusura manu militari di tutte, ho detto tutte, Arezzo compresa (se gli aretini la vogliono che se la paghino), le metastasi fuori Siena. Si realizza dall’oggi al domani circa un dimezzamento del disavanzo. Mi si obietterà: e i docenti? Tornino alle loro cattedre in sede, così si colmeranno i vuoti didattici lasciati dai ricercatori, che torneranno a fare il mestiere per il quale sono stati assunti. E non dimentichiamoci di Pontignano.

  13. La mia idea d’Universitas

    La mia idea d’Universitas in quel di Siena è sempre stata ispirata alla identità storica e sociale d’un centro urbano la cui antica augusta architettura ha sedotto per secoli pellegrini e professori che sono accorsi nello splendido spedale e studio senese con viaggi su percorsi che resero la città – allora sì – la capitale della cultura ed il cuore della via francigena!

    Aver “delocalizzzato” prima verso la periferia, poi in luoghi estranei e lontani dal tessuto cittadino, meta di un pendolarismo accademico avvilente e rischioso ed anche fuorviante e costoso, ha determinato perdita di identità e di senso di appartenenza cui s’è cercato invano di porre rimedio con gadget (e budget!) non affini alla nostra natura e cultura ma effetto di un modernismo cui si ricorre là dove non si ha la fortuna di possedere un così unico patrimonio artistico e storico.

    Tutto questo – se si va a sfogliare le pagine del blog fin dal suo esordio – ho già annotato più volte, rimarcando che a fronte della mancata doverosa informatizzazione di servizi ed uffici dell’ateneo si è voluto rendere pletorico il personale impiegatizio moltiplicando sedi e corsi e scimmiottando una deriva diffusa da cui ci si sarebbe potuti salvare, almeno a Siena!

    Lo sperpero di risorse non ha – come ci siamo dovuti accorgere in un brusco risveglio – risparmiato neppure quelle finanziarie: termini come “buco”, “voragine”, etc. hanno illustrato un presente che toglie il sonno e la speranza a chiunque abbia le mani pulite e il futuro rubato per comportamenti oltre ogni immaginazione e indignazione.

    Correva l’anno del Signore 2010 e si stava come le foglie sugli alberi d’autunno…

    Post scriptum: la mia idea di università è di un luogo aperto ad ogni pensiero, critica, ricerca, l’esatto contrario della schifezza odierna dove, come non avviene in nessun altro ambito civile o incivile, i migliori spiriti devono rifugiarsi e manifestarsi in un blog firmando con falsi nomi!
    E non aggiungo altro visto che fa scandalo chi è presente con la sua faccia a cercar di salvare i propri colleghi e se stesso e non chi delinque e impunemente gode dei vili silenzi delle vittime!

  14. @ outis: «Ce l’ho io un’idea (ma ce l’hanno molti che la tengono per sé) per contribuire ad abbattere il disavanzo strutturale: chiusura manu militari di tutte, ho detto tutte, Arezzo compresa (se gli aretini la vogliono che se la paghino), le metastasi fuori Siena. Si realizza dall’oggi al domani circa un dimezzamento del disavanzo.»

    Questa non è ancora una delle idee che chiedevo, ma certo è una possibile ed interessante soluzione (d’altra parte non è detto che le azioni sempre seguano lo sviluppo delle idee, specie in condizioni di emergenza).
    Fra l’altro mi pare sia stata proposta tempo addietro proprio dal prof. Grasso, che pure accennò, mi pare, ad un bilancio negativo di 15 milioni all’anno per la sede di Arezzo (o di tutte le sedi decentrate, non ricordo).

    Per potermi fare un’idea, potrei essere indirizzato ad una fonte che aiuti a capire in che modo origina questa somma? Quali sono e a quanto ammontano le voci di spesa e di entrata per queste sedi?

    grazie in anticipo
    Sesto Empirico,
    scettico

  15. Nei verbali del CdA si legge che il Corriere di Arezzo (14 maggio 2007) pubblicò un articolo, in base alle informazioni fornite dal delegato del Rettore per la sede di Arezzo, dal quale emergeva che la presenza degli studenti universitari rappresentava una risorsa per l’economia cittadina valutabile in 9 milioni di euro l’anno. La sola sede di Arezzo (dati ministeriali di oggi: 74 docenti e 44 unità di personale tecnico ed amministrativo) si disse che costasse all’ateneo 15 milioni di euro. Il patrimonio immobiliare d’Arezzo è stato valutato 25 milioni di euro.
    Altre informazioni anche sulle entrate si trovano in:

    Si chiuda l’università di Siena e si sviluppi quella di Arezzo, Buonconvento e Colle di Val d’Elsa

    Commento

    Università di Siena: ridurre il disavanzo strutturale si può, ne è convinto anche il Corriere Fiorentino

    A Siena la malauniversità è disordine strutturale, inefficienza endemica, organizzazione mirata a scopi diversi da quelli propri dell’università che, com’è noto, sono didattica e ricerca

  16. Grazie mille, molto interessante!

    In effetti (volendo rimanere ai vantaggi per affittuari e bottegai, senza considerare i vantaggi indiretti della cultura), se è vero che la sede di Arezzo paga stipendi per 15 milioni, anche quelli (o almeno quello che ne resta dopo i prelievi fiscali) vanno contati fra i vantaggi della comunità aretina, oltre ai 9 milioni portati dagli studenti di cui parla l’articolo del Corriere di Arezzo.

    Va però anche notato che ad Arezzo ci sono anche circa 3000 studenti (2300 secondo il sito del ministero, che non riporta gli iscritti ai corsi di laurea magistrale), che fra tasse (3 milioni e mezzo) e contributo statale (qualche migliaio di euro a studente) dovrebbero arrivare almeno a pareggiare la cifra di 15 milioni. Il bilancio negativo sarebbe quindi limitato (si fa per dire) alle spese di funzionamento (luce, telefono, riscaldamento, manutenzione, arredi, carta, libri, riviste…), che non sappiamo a quanto ammontano, ma a occhio almeno qualche milione, ed eventuali mutui che gravassero sugli edifici (ce ne sono?).

    I conti sembrano peggiorare se ci si limita alla sola Facoltà di Lettere: infatti mi pare che ad essa facciano capo tutti i docenti e probabilmente buona parte dei non docenti di Arezzo (quindi gran parte dei 15 milioni di spesa per stipendi), mentre vi sono iscritti circa 2000 studenti, che oltretutto essendo di una facoltà umanistica hanno tasse e contributi statali più bassi della media.
    Se questo fosse vero, potrebbe darsi che almeno degli altri corsi di Arezzo siano in attivo o comunque non così insostenibili. In ogni caso andrebbero valutati individualmente.

    Quanto alla possibilità di ridurre di 15 milioni il deficit di bilancio annuale disfacendosi della sede di Arezzo, mi sembra invece piuttosto difficile: i docenti rimarrebbero comunque nel bilancio, mentre gli studenti se ne andrebbero in buona parte altrove (non foss’altro che per le connessioni viarie), quindi il bilancio, a parte l’eventuale vendita degli edifici e qualche risparmio di spese di funzionamento (non tutte) in realtà potrebbe peggiorare, a meno che non ci siano grossi mutui a gravare sugli edifici.
    A rendere poco percorribile una ipotesi del genere sono poi gli ovvi problemi politici che creerebbe ad Arezzo e che l’amministrazione regionale, che ha praticamente messo sotto tutela le università toscane, dubito che vorrebbe affrontare.

    L’altra posibilità sarebbe che Arezzo si staccasse e diventasse autonoma. In questo caso, ovviamente, i docenti non sarebbero più a carico del bilancio di Siena ma anche le tasse e i contributi statali resterebbero ad Arezzo, quindi il risparmio sarebbe molto meno dei 15 milioni ipotizzati. Inoltre ci vorrebbe qualcuno che ripagasse all’università di Siena gli edifici: difficile da trovare e dubito che la regione voglia di nuovo spendere. A questo va aggiunto che il ministero appare contrarissimo alla nascita di nuove università e che su questo pare esserci un accordo multi-partisan che non fa pensare che questo atteggiamento possa cambiare con le incerte sorti del governo.

    Insomma a me pare più probabile (e per molti versi anche sensato) che, al di là della chiusura di qualche sede su valutazioni caso per caso, si vada più verso una aggregazione delle diverse università toscane e relative sedi decentrate piuttosto che verso un loro smembramento. In questa prospettiva, lo stato di persistente obbiettiva debolezza della nostra comunità (universitaria e cittadina) non promette niente di buono nella capacità di reggere il confronto con gli altri partecipanti all’aggregazione.

    Sempre che non abbia sbagliato qualche conto, il che è possibile, o che ci sia qualche altro buco nascosto.

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

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