Pole l’UniSI permettisi di pareggiare con l’UniPI e l’UniFI? No!

Sole24Ore

Se il sapere divide un Paese (Da: Il Mattino 24 giugno 2014)

Pino Aprile. Quando saranno disponibili, i dati sui danni alle università meridionali causati dal decreto Carrozza serviranno forse solo a misurare la dimensione del disastro. E sarà troppo tardi per rimediare, se non a prezzi e con tempi moltiplicati. Sempre che ce ne sia la volontà. Se si vuole intervenire, bisogna farlo subito, prima che cominci il nuovo anno accademico, perché le conseguenze di quell’infausto provvedimento appariranno chiare alla distanza, ma si producono da subito («Dal momento in cui avveleni i pozzi a quando l’acqua arriva nelle case e la gente comincia a morire, passa un po’ di tempo. A meno che non fermi l’acqua prima che esca dal rubinetto», mi spiega, con una chiarissima metafora, un famoso docente).

I criteri per definire “migliori” le università sono stati concepiti per premiare quelle del Nord (presenza di aziende sovvenzionatrici nel territorio; facilità di lavoro, per i laureati; entità delle tasse pagate dagli studenti), e le università del Sud sono state, così, ulteriormente svantaggiate. Questo le porterà a non poter sostituire i docenti che vanno in pensione, a ridurre i corsi di studio (l’ “offerta formativa”), alzare le tasse per gli studenti. I quali avranno una ragione in più (anzi, tre) per preferire l’emigrazione scolastica o esserne obbligati. Già senza il funesto decreto, in pochi anni, la differenza fra le immatricolazioni al Sud e al Nord è passata da 4 a 14 punti in percentuale; significa che, solo per questo (fra tasse, vitto, alloggio, viaggi), per mantenere i loro figli fuori sede, le famiglie meridionali spendono cifre nell’ordine dei miliardi di euro. Con l’accelerata imposta dal decreto, il salasso da Sud a favore del Nord sarà ancora maggiore e gli atenei meridionali sono destinati a chiudere, prima o poi. «Alcune università del Sud hanno già dovuto alzare le tasse», dice il rettore magnifico dell’ateneo barese, Antonio Uricchio. «Se le cose restano così, tutte saranno costrette a farlo. Noi ragioniamo sulla possibilità di toccarle solo per la fascia più alta di reddito».

Si stanno sopprimendo corsi, magari fra i meno riusciti, per ora; e alcuni fra i migliori professori, sapendo che le possibilità di carriera al Sud vengono ulteriormente ridotte, già si propongono a università del Nord (un docente dei più autorevoli mi racconta che il collega con cui, da oltre vent’anni, conduce ricerche di rilievo internazionale, dopo il decreto-Carrozza ha “fatto le carte” per un concorso a cattedra al Nord. «È bravo, lo vincerà. A quel punto, tutto il lavoro fatto insieme al Sud risulterà prodotto al Nord»).

La nuova ministra, Stefania Giannini, pare intenzionata a occuparsi della faccenda, secondo quanto disse circa un mese fa, in un’intervista al Mattino. Pensai (non fui il solo) che quelle parole fossero solo rassicurazioni ministerial-verbali (non costano niente, perché negarle?). Lo scetticismo riguardava pure l’altro tema toccato in quel colloquio: l’esclusione di poeti e autori meridionali dai programmi di letteratura italiana del Novecento per i licei, incredibilmente voluta dal ministero dell’Istruzione, con “indicazioni” emanate nel 2010 dall’allora ministra e frequentatrice di feste leghiste, Maria Stella Gelmini; incredibilmente, la fatwa contro gli aedi terroni, persino se premi Nobel, Grazia Deledda e Salvatore Quasimodo, fu perpetuata dal successore Francesco Profumo (governo Monti); e ancora più incredibilmente mantenuta dalla ministra Carrozza, Pd (governo Letta). Nella totale indifferenza di ministri, sottosegretari, deputati e senatori del Sud e del Nord; nonostante le denunce del Centro per la poesia del Sud e una mezza dozzina di interrogazioni parlamentari, l’ultima solo pochi giorni.

La ministra Giannini, nell’intervista al Mattino, si impegnò a intervenire su questa faccenda e sul decreto per (contro?) l’università, dopo essersi meglio informata. Si può dire che «sì, vabbe’…» fu il commento più sentito? Poi arrivano le tracce dei temi d’italiano per gli esami di Stato e ci troviamo sia Deledda che Quasimodo (che, salvo iniziative private di docenti o allievi, non figurano nel programma di studio suggerito dal ministero). No, dai! Ci togliete anche l’ultima certezza. Ovvero che i ministri dicono le cose, ma non puoi anche pretendere che le facciano! La presenza di entrambi gli autori-esclusi-e-premi-Nobel-meridionali esclude che sia un caso. Così, ora chino il capo, cospargo la pelata di cenere e chiedo scusa alla ministra per non averle creduto (ho le attenuanti, però, per i precedenti appena elencati). Quindi, per il prossimo anno scolastico, ci aspettiamo (e sono annunciate) “indicazioni per il curricolo” che riportino nei programmi e nei libri di liceo poeti e scrittori terroni del Novecento. Ma se tanto mi dà tanto, ci dobbiamo attendere che Stefania Giannini mantenga anche quanto detto a proposito dell’università? Quel decreto comporta spese più alte per gli studenti meridionali (e il reddito pro capite del Sud è il 56 per cento di quello del Nord); l’impoverimento della quantità di corsi di studio e della qualità (brutto, ma bisogna dirlo) dei docenti, perché i migliori migrano dove anche le opportunità loro offerte sono migliori (specie se diventano molto migliori). Fermare gli effetti di quel decreto è opera elementare di giustizia ed equità. Con quello che abbiamo visto in 150 anni, a danno del Sud, soprattutto negli ultimi venti a trazione leghista, non è il caso di illudersi. Se il criterio di eccellenza resta la latitudine, non il Sud, il Paese è spacciato. Online, mi sono impegnato a portare i fiori alla ministra, se a quel suo annuncio di possibile revisione seguiranno fatti. E molti si son detti pronti a fare altrettanto. Siamo ormai a fiori e opere non “di bene”, ma “per bene”, perché non si chiede un favore, ma il ripristino di un violato diritto allo studio. Di non essere condannati a emigrare anche per questo.

Riccaboni non prende più schiaffi ma cazzotti

ImpaludataUnisi

Per quel che accade all’università di Siena, a indignarsi sono gli estranei all’ateneo, come il Dr. J. Iccapot, che ha scritto il seguente articolo, ripreso integralmente dal suo blog. Non è la prima volta che Iccapot bacchetta, a ragione, l’università di Siena. Ma in questa occasione manifesta  con decisione «forte fastidio, frustrazione e rabbia» dopo aver consultato il sito di Unisi alla ricerca di informazioni che non è riuscito a trovare.

Unisi e la Comunicazione (Da: My BOG – La mia palude, 29 maggio 2014)

Dr. J. Iccapot. Lo ammetto, qualche volta ho difficoltà a muovermi in un sito web, non capisco né come sono raccolte le informazioni né come si debba navigare per trovare quello che si cerca, e questo mi dà una sensazione di forte fastidio e mi provoca frustrazione e, contemporaneamente, rabbia.

Mi è successo proprio in questi giorni, pensate un po’, ancora una volta sul sito dell’Università di Siena: cercavo informazioni sugli adempimenti burocratici per presentare una tesi di laurea; ci ho perso del tempo e poi ho spedito la persona che mi aveva fatto la richiesta allo sportello della segreteria della sua facoltà, perché davvero non sono riuscito a cavarne i piedi.

Mah!, sarà l’età, sarà che navigo su Internet solo da venti anni (be’, ventidue, se vogliamo essere pignoli), sarà che la Graphic User Interface è un oggettino delicato (eppure ho partecipato anche a progettarne alcune), insomma, questa mia esperienza con UNISI mi ha davvero infastidito.

Il sito è pulito, graficamente lineare, progettato ex-novo da non molto ma i dati che cercavo non li ho trovati!

Mi sono messo allora a sfogliare un po’ di pagine, per vedere quale sia l’attuale offerta formativa dell’Università. Nella pagina relativa ai corsi di studio ho curiosato tra le lauree triennali (una specie di ‘super-liceo’ o di laurea ‘zoppa’, a mio modo di vedere) e sono atterrato nella pagina dedicata al corso di Laurea in Comunicazione, Lingue e Culture. Qui, navigando tra i vari piani di studio, ho prima di tutto aperto i link alla bibliografia consigliata (non sempre indicata…), per orientarmi un po’ visto che i nomi dei docenti (non me ne vogliano!), non mi dicevano assolutamente nulla, per via della mia estraneità al mondo universitario; mi ha preoccupato vedere inicati, talvolta, solo libri scritti dal docente del corso stesso.

Offerta Formativa

Poi ho dato una rapida scorsa agli obiettivi formativi: qualche riga riassuntiva in grado di dare un’idea generale di ciascun corso.

Quando sono arrivato a leggere quali fossero le “Competenze attese” proprio nella pagina relativa al corso di laurea su cui mi ero soffermato, allora mi sono trovato davanti a un testo particolarmente lungo, dove si usa come soggetto delle frasi “i laureati” quando sarebbe stato più opportuno riferirsi a “gli studenti” [I laureati dovranno acquisire una conoscenza avanzata…], dove si spande a piene mani il verbo “dovere” e si salta tra il tempo presente e il futuro in maniera che mi è sembrata fastidiosa, per non dire nulla del fraseggio usato, nel complesso un po’ pesante.

Scorrendo queste righe, l’occhio è stato attratto magneticamente da una serie di errori di scrittura (svoglimento invece di svolgimento, cdl invece di C. D. L., risolverendone invece di risolvendone, nonchè invece di nonché, l’aborrito e/o,…) e, soprattutto, da un marchiano: ComprenZione, tutti errori che sono un pugno in un occhio in una pagina che cerca di “vendermi” COMUNICAZIONE, LINGUE E CULTURE.

Comprenzione

Sì, è Siena

I tre dell’Ave Maria nella politica italiana

Libro Ferrara-Nicotri

Il collega Aldo Ferrara (del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze dell’Università di Siena) ha appena pubblicato un suo attualissimo libro sulla scomparsa dei partiti in Italia e sull’apparizione dei tre condottieri: Berlusconi, Renzi e Grillo.

«Non ci sono più i partiti ma solo tre uomini al comando» (Il Fatto Quotidiano, 25 maggio 2014)

Irene Buscemi. «Dai partiti di massa ai sindaci fuori dal comune». Questo il titolo del nuovo libro di Aldo Ferrara e Pino Nicotri, con il contributo di Felice Besostri (edito da Agora&Co), da aprile nelle librerie. Un’analisi del sistema politico italiano dal 1948 ad oggi. «Noi assistiamo ad un’involuzione che allontana i cittadini dalla politica, non mi stupirei se il primo partito fosse quello dell’astensionismo alle prossime elezioni» afferma Ferrara. Dai partiti di massa ai partiti monocratici fino agli uomini soli al comando. La legge n° 81 del 1993 sull’elezione diretta del sindaco ha mutato lo scenario politico, secondo gli autori, legando le sorti di palazzo Chigi al ruolo comunale. «Prima di Renzi ci sono stati Walter Veltroni, Francesco Rutelli e Antonio Bassolino, il vero anticipatore però del segretario del Pd è Leoluca Orlando» spiega il professore. Esaminando la campagna elettorale per le europee Ferrara si dice preoccupato: «È una competizione tra tre uomini soli al comando, l’elezione diventa un referendum pro o contro il personaggio politico. Ed è una situazione figlia del berlusconismo». «Non esistono i partiti, mancano i progetti e le visioni politiche – aggiunge – non si parla di sanità quando 9 milioni di italiani non possono curarsi, dei trasporti, della ricerca pari al 1,1% del Pil, una follia per un Paese che vuole crescere». Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi potrebbe, secondo Ferrara, essere il detonatore e la causa dell’implosione dell’ultimo partito rimasto: «È una domanda che ci poniamo nel libro, ma sarà la storia a dirlo». L’analisi è impietosa, dunque: «Non ci sono più i partiti, ma rimangono le strutture gerarchiche, le segreterie che scelgono candidati e linee politiche senza la concertazione». È duro il giudizio su Beppe Grillo e sulle candidature alle Europee fatte sul web, poco rappresentative secondo l’autore : «È il più omologato fra i politici, adesso va anche in televisione, riempie le piazze ma non spiega per cosa vuole riempirle».

Chi ha contrastato il groviglio armonioso perché, oggi, dovrebbe accettare il Mangia d’oro?

MangiadoroIl Mangia e i Tafazzi di Siena (Corriere Fiorentino 17 maggio 2014)

Daniele Magrini. Anche per il 2014, come già era accaduto lo scorso anno, Siena il 15 agosto prossimo non assegnerà il Mangia d’Oro, il suo personalissimo «scudetto» a un senese che abbia dato lustro alla città. Entro il tempo scaduto mercoledì sera, infatti, non si è proceduto a nessuna designazione per il prestigioso riconoscimento che veniva consegnato, fino al 2012, nel giorno dell’Assunta, alla vigilia del Palio di agosto. Squillavano le chiarine, prima nel Teatro dei Rinnovati e poi in quello dei Rozzi; gli insigniti ricevevano il premio con al collo il fazzoletto della Contrada. E davanti a una platea ribollente di passione civica ed emozioni forti, si celebrava il premio più classico della senesità. Da due anni, dopo i grandi scandali cittadini, tutto questo non c’è più. Siena vive la sua crisi profonda, in attesa di riveder le stelle, abiurando anche il suo Premio amato. Nessuno viene ritenuto meritevole, neppure per quei premi graditissimi, da tanti senesi magari in poca luce, ma onesti e specchiati, che venivano celebrati con le medaglie di riconoscenza civica. Niente. La città depredata dai potenti, non riesce più neppure ad assegnare un premio ai propri cittadini. Si capisce anche da questo che il trapasso da una classe politica e dirigente che ha fallito a quella del rinnovamento, attende ancora di giungere ad approdi visibilio almeno percepibili. Il sindaco Bruno Valentini ha spiegato al Corriere di Siena: «Niente Mangia se non ci sono figure eccezionali». In città e su Facebook, impazzano i commenti: perché negli anni della «Siena da bere», tutti gli insigniti erano eccezionali davvero? Nel mirino, soprattutto il Mangia d’oro assegnato nel 2004 a Ferdinando Minucci, ora ai domiciliari per l’operazione Time out. Così, Siena città saccheggiata di tutte le sue risorse, punisce se stessa e tutti i suoi «figli», ed elimina per il secondo anno consecutivo anche il Mangia. Ma se l’eccezionalità si va cercando, notano in molti, eccezionale è senz’altro chi negli anni del groviglio armonioso aveva previsto tutto quello che poi è accaduto, chi ne è stato distante – sfiorando l’eresia – e lo ha contrastato. In quegli anni, ora è facile. E allora perché non avere il coraggio di premiare questa eccezionalità? Oppure, dicono altri: quest’anno si assegnino solo le medaglie di riconoscenza civica, per cominciare a ritrovarsi, come comunità, insieme nel giorno dell’Assunta per onorare cittadini specchiati. Che non saranno eccezionali, ma esempi positivi per ripartire. E poi non si dica ogni anno che a Siena non c’è nessuno da premiare. Che non è mica una bella pubblicità, mentre la città corre per la Capitale europea della cultura. Non si arrivi ogni anno alla scadenza, «taffazzandosi». Non è tanto questione di regolamento da cambiare. È che la classe dirigente della città, come l’hanno voluta prima, era complessivamente fatta – salvo mosche bianche – solo di fedeli e non di uomini «eccezionali». Ora siamo in una fase di transizione. In mezzo ad un guado fatto di aspirazioni e speranze, ma anche di timori e titubanze, che coinvolge anche il Concistoro del Mangia che riunisce le istituzioni cittadine comprese le Contrade. Nell’attesa di concludere la traversata, intanto si potrebbe dire oggi, che il Mangia verrà riassegnato, per esempio, nel 2016. Magari assegnato ogni tre anni. Ma da quest’anno potrebbero tornare le medaglie della riconoscenza civica. Per contribuire a ridare un po’ di ossigeno ad una città smarrita, depredata proprio quando il Mangia veniva assegnato.

Il bricolage genetico è servito

Erwin Chargaff

Erwin Chargaff

Dopo la notizia di Nature sulla creazione del primo organismo vivente con un Dna semisintetico in grado di replicarsi, ritornano attuali le riflessioni di Chargaff pubblicate su Science nel 1976.

Il pericolo di un pasticcio genetico (On the dangers of genetic meddling, Science, vol. 192, pagg. 938-940, 1976)

Erwin Chargaff. Il tentativo recentemente intrapreso di far gustare al pubblico il bricolage genetico, pone un curioso problema. I National Institutes of Health (NIH) si sono lasciati coinvolgere in una controversia (probabilmente perché qualcuno li ha pregati di stabilire «linee direttrici»), in cui non hanno proprio nulla da cercare. Forse, si sarebbe dovuto rivolgere una siffatta richiesta al dipartimento della giustizia, il quale, però, dubito che si sarebbe occupato dei problemi di una biologia molecolare colposa.

Anche se non credo che un’organizzazione terroristica abbia mai chiesto alla polizia federale di emanare direttive riguardanti l’esecuzione corretta di esperimenti con esplosivi, sono sicuro del tipo di risposta: dovrebbero mantenersi estranei a qualsiasi azione illegale. Ciò rientra anche nel caso di cui intendo ora parlare: nessuna cortina fumogena e nessun laboratorio di sicurezza del tipo P3 o P4 possono esimere il ricercatore dalla colpa, se ha recato danno a un suo simile. Devo riporre le mie speranze nelle donne delle pulizie e negli addetti agli animali impiegati nei laboratori a giocherellare con i DNA ricombinanti, o nel legislatore che deve ravvisare un’occasione d’oro nella possibilità di perseguire le pratiche biologiche illecite, e nelle corti d’assise che disdegnano dottori di ogni tipo.


Nell’esecuzione della mia impresa donchisciottesca – una lotta contro mulini a vento muniti di laurea in medicina – comincerò con la follia principale, cioè con la scelta dell’Escherichia coli come ospite. In tale contesto vorrei citare una definizione contenuta in un prestigioso manuale di microbiologia: «L’Escherichia coli viene indicato come il “bacillo dell’intestino crasso”, perché è la specie predominante in quel tratto dell’intestino». In realtà noi ospitiamo molte centinaia di diverse varianti di questo utile microorganismo, responsabile di poche infezioni, ma forse del maggior numero di lavori scientifici che qualsiasi altro organismo vivente. Se gli uomini del nostro tempo si sentono chiamati a produrre nuove specie di cellule viventi (specie che il mondo non ha probabilmente mai visto dagli inizi della sua esistenza), perché scegliere proprio un microorganismo che da gran tempo è convissuto con noi in rapporti più o meno felici? La risposta è che noi ne sappiamo di più sull’Escherichia coli che su qualsiasi altro essere vivente, inclusi noi stessi. Ma questa è una risposta valida? Prendetevi tempo, fate con diligenza le vostre ricerche e ricaverete alla fine molte cose su microorganismi che non possono vivere nell’uomo e nell’animale. Non c’è fretta, non c’è per niente bisogno di avere premura. A questo punto, molti colleghi mi interromperanno assicurandomi di non poter aspettare più a lungo, di avere una fretta incredibile di aiutare l’umanità sofferente. Orbene, senza mettere in dubbio la nobiltà dei loro motivi, devo dire che, per quanto io sappia, nessuno ha mai presentato un progetto chiaro di come preveda di guarire tutto, dall’alcaptonuria alla degenerazione di Zenker, per non parlare del modo con cui intende migliorare e sostituire i nostri geni. Ma schiamazzi e vuote promesse riempiono l’aria: «Non volete in fin dei conti avere un’insulina a buon mercato? Non vi piacerebbe vedere il grano prendere il suo azoto direttamente dall’aria? E non sarebbe bello se la verde umanità potesse preparare il suo cibo mediante fotosintesi: dieci minuti al sole come colazione, trenta minuti per il pranzo e un’ora per la cena?». Bene, forse sì, forse no.

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Orgoglio senese con requiem per l’università

Orgoglio5stelle

E Riccaboni continua a prendere schiaffi: questa volta dagli studenti!

Walter Chiari e Carlo Campanini: «Vieni avanti, cretino!»

Walter Chiari e Carlo Campanini: «Vieni avanti, cretino!»

Anche a Camerino, dove mi trovo in questi giorni, sorridono per le gaffe del rettore dell’Università di Siena. Ma come, non lo sa che siamo in campagna elettorale?

Link Siena e Dimensione Autonoma Studentesca. Oggi presso l’Aula Franco Romani dell’ex-Facoltà di Economia si sarebbe dovuto tenere un incontro intitolato “nice to meet you” con lo scopo di avvicinare gli studenti al parlamento europeo. L’on. Sassoli, europarlamentare del PD, era stato chiamato a presenziare all’evento. L’on. Sassoli è stato tra i parlamentari europei che hanno affossato la discussione della risoluzione Estrela lo scorso dicembre, risoluzione che si proponeva principalmente di promuovere un’educazione sessuale adeguata per bambine e bambini, stimolare attivamente la prevenzione di gravidanze indesiderate e garantire un accesso equo alla contraccezione e all’aborto sicuro e legale in un’ottica di lotta alle discriminazioni di genere. Il testo avrebbe anche rappresentato un ulteriore invito del Parlamento Europeo agli Stati membri a evitare ogni discriminazione legata all’orientamento sessuale, l’identità di genere e l’espressione di genere e a promuovere i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali (LGBTI). Si sottolineava, tra le altre cose, che “la sterilizzazione forzata od obbligatoria di qualunque persona rappresenta una violazione dei diritti umani e dell’integrità fisica di tali individui” con riferimento anche alle persone transessuali e invitava gli Stati membri ad abrogare le leggi che la impongono. Sassoli fa parte del Partito Socialista Europeo che da mesi sta portando avanti le ormai troppo note politiche di austerity, che, con il miraggio del raggiungimento del pareggio di bilancio, impongono lo smantellamento dello stato sociale, dei servizi pubblici, dell’istruzione e della sanità, con i dannosissimi effetti che possiamo osservare in tutta Europa.

Ma David Sassoli fa parte anche di quel partito (PD) attualmente al governo, che pochi giorni fa ha varato il decreto Poletti, noto anche come Jobs Act che di fatto, con la cancellazione della causale dai contratti a termine e consentendo innumerevoli proroghe del contratto, rende le lavoratrici ed i lavoratori precari per tutta la vita. Oggi nell’Aula Franco Romani abbiamo contestato la presenza di un onorevole, esponente di un partito che sta avallando la distruzione dei diritti civili come il diritto alla salute, a un lavoro utile e dignitoso, all’accesso ai servizi pubblici e a un’istruzione pubblica. Abbiamo anche contestato che in periodo di campagna elettorale venga usata un’aula di un’università pubblica per fare lo spot per le elezioni: ricordiamo che l’on. Sassoli è ricandidato alle Europee per il Partito Socialista Europeo. Come studentesse e studenti facenti parte della comunità accademica di Siena crediamo che l’organizzazione di tali iniziative in questa fase sia inaccettabile. Difendiamo l’università pubblica dalla strumentalizzazione politica e dall’intervento di personaggi che rappresentano un partito che con l’ultima scure del taglio di 15 milioni all’università sta contribuendo alla definitiva privatizzazione del sistema universitario. Eravamo presenti oggi. Ci saremo ancora.

Siena: il rettore sempre teso

Molti rinfacciano ad Angelo Riccaboni, rettore dell’Università di Siena, di non aver saputo approntare un piano di risanamento dei conti. Ma come poteva! … se aveva le mani legate? Gli rimproverano di non aver pagato il salario accessorio al personale tecnico e amministrativo. Ma come poteva! …se aveva le mani legate dal Collegio dei Revisori dei Conti? Lo criticano per il mancato sviluppo dell’Ateneo! Ma come poteva! …se non gli permettono la sospensione delle rate dei mutui per cinque anni? Lo biasimano perché non rispetta il codice etico varato dall’ateneo, che mira ad escludere le situazioni nelle quali si potrebbero creare conflitti d’interessi. Ma come poteva! …se il rettore tiene famiglia? Gli ricordano che la “sostenibilità” è ormai uno slogan vuoto senza alcun risultato pratico. Ma non è vero! …come dimostra la raccolta dell’acqua piovana al Polo Scientifico di San Miniato! Lo censurano per non essere riuscito ad alienare alcun immobile! Ma come poteva! …se gli impediscono di costituire un Fondo immobiliare con l’individuazione di intermediari specializzati e la sottoscrizione, da parte dell’Ateneo, di quote da collocare presso investitori? Accusano il rettore di non essere pienamente legittimato a causa del rinvio a giudizio degli indagati per irregolarità nella sua elezione! …Ma che deve fare, dimettersi? In fondo, non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio che lo riguardi, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla sua elezione a rettore!

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino Online (24 aprile 2014) con il titolo: «Il rettore e quello che “non può fare”».

Siena-Lecce: giustizia a due velocità

miccolis_emilio.jpgLa vicenda giudiziaria del Dott. Emilio Miccolis, in qualità di Direttore amministrativo e Direttore Generale dell’Università del Salento, a seguito della denuncia di due sindacalisti di quell’ateneo, si sta sgonfiando, dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione e dopo la recente decisione del Tribunale del riesame di Lecce. Del suo incarico a Direttore Amministrativo anche presso l’Università degli Studi di Siena, durato un solo anno, Emilio Miccolis ci ha lasciato alcuni importanti provvedimenti. Qui se ne citano due: 1) il corposo “Atto di ricognizione dei residui attivi e passivi” (CdA del 30 marzo 2009); 2) la Commissione tecnica d’indagine per l’accertamento amministrativo delle cause e delle eventuali responsabilità soggettive e oggettive, che hanno condotto l’Ateneo senese alla crisi finanziaria. La relazione finale della commissione fu consegnata, il 7 aprile 2009, da Miccolis al Sostituto Procuratore della Repubblica di Siena, Dott. Mario Formisano.

Con questo rettore non c’è futuro per la medicina universitaria senese e neppure per l’ateneo!

Altanfuturo

L’assemblea delle associazioni della docenza universitaria (Andu, Cnu, Cipur) s’è riunita ieri per discutere del seguente argomento: «Quale futuro per la medicina universitaria senese ?». Interpretando le difficoltà emerse tra i colleghi, in merito alla situazione della medicina accademica, è stata posta l’attenzione su una serie di questioni che, attualmente, sono i punti cruciali. Il primo argomento trattato ha riguardato la programmazione didattica e la programmazione dei ruoli. Preoccupazioni sono state espresse sull’impoverimento dell’offerta didattica sia in riferimento ai corsi di laurea che alle scuole di specializzazione e ai dottorati: situazione, questa, legata al mancato turnover dei docenti, per pensionamento e prepensionamento e alla riduzione delle risorse economiche locali e nazionali. Tutto questo invoca una rapida e ragionata programmazione dei ruoli, anche con il contributo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS) e della Regione. Altro punto d’impoverimento è dovuto al pensionamento dei Ricercatori convenzionati, per i quali si chiede la possibilità di rimanere in convenzione sino al raggiungimento del 68° anno di età, al pari dei Prof. Associati. Sono state, inoltre, affrontate altre tematiche di strategica importanza, ma, in particolare, ciò che è stato chiesto con forza è di non essere considerati “azionisti di minoranza”, all’interno dell’AOUS. L’Università deve farsi carico con forza delle esigenze assistenziali dei docenti universitari, inscindibilmente legate alla didattica e alla ricerca. I Docenti convenzionati di Medicina, chiedono con forza che la Regione Toscana e l’Ateneo pongano la necessaria attenzione affinché la Medicina senese abbia un futuro.