Primi eletti nel nuovo Senato Accademico dell’Università di Siena

Area 1 – Scienze Sperimentali

Prof.ssa Santina Rocchi: 117 voti (rappresentante dei direttori di dipartimento dell’area).

Prof. Emilio Mariotti: 67 voti; Prof.ssa Cosima Baldari: 56 voti (rappresentanti dei docenti dell’area).

Area 2 – Scienze Biomediche e Mediche

Prof. Ranuccio Nuti: 139 voti (rappresentante dei direttori di dipartimento dell’area).

Prof. Enrico Pinto: 41 voti; Prof.ssa Michela Muscettola: 40 voti (rappresentanti dei docenti dell’area).

Area 3 – Lettere, Storia, Filosofia e Arti

Prof. Marco Bettalli: 79 voti (rappresentante dei direttori di dipartimento dell’area)

Prof.ssa Gabriella Piccinni: 51 voti; Prof.ssa Loretta Fabbri: 32 (rappresentanti dei docenti dell’area)

Area 4 – Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche

Prof. Angelo Barba: 119 voti (rappresentante dei direttori di dipartimento dell’area)

Prof. Michelangelo Vasta: 66 voti; Prof. Stefano Pagliantini: 60 voti (rappresentanti dei docenti dell’area)

Rappresentanti del personale tecnico e amministrativo

Dott. Maurizio Sgroi: 122 voti; Dott. Fiorino Iantorno: 118 voti

Rappresentanti degli studenti

Rosa Barnaba; Francesco Bianchi; Francesco Scorzelli

Per i risultati completi consultare la Tabella.

Il declino delle Università si deve all’impreparazione e all’insipienza dei vertici amministrativi

Ganetino. Quello universitario è un sistema che non sa, o peggio non vuole, affrancarsi dal “passato”, forse perché in qualche modo è stato di utilità a tutti, anche se in diversa misura, ma sicuramente non lo è stato per l’Istituzione. Ma questa, l’istituzione, a chi sta veramente a cuore? È il “sistema” che non va, perché privo della volontà e della capacità di cercare il “nuovo”. Il declino delle Università nell’ultimo decennio ha messo a nudo l’impreparazione e l’insipienza dei vertici amministrativi, che, ciononostante, continuano ad essere lì, sui posti di comando, girando da una Università all’altra, beneficiari di un sistema relazionale da essi stessi creato. E se non sono stati loro (figli di un tempo in cui la gestione delle Università era abbastanza semplice, perché centralizzata a livello ministeriale), fosse solo per una responsabilità di tipo oggettivo, a chi va ascritta l’attuale situazione in cui versano le Università? Possibile che non abbia sbagliato nessuno e che le Università siano, come dire, implose da sole? Non ci credo e non voglio crederci. Se così fosse, dovrei ritenere che l’Università ha fallito nella sua missione, perché avrebbe formato giovani per consentire loro nella vita di fare un lavoro diverso dal percorso di studi intrapreso. Per dirla tutta, mi chiedo come può un laureato in lettere o filosofia gestire una pubblica amministrazione, la cui azione è tutta “diritto”. Sarebbe come se io, laureato in giurisprudenza, facessi il medico. È semplicemente assurdo! Sia chiaro, che queste mie “fantasticherie” non vanno assolutamente generalizzate, perché ci sono “vecchi” molto preparati e “giovani” che non lo sono affatto. Ma, non è possibile che, in via pregiudiziale, soltanto i primi siano dotati di capacità! Allora, mi chiedo, chi ha rovinato l’Università e perché il legislatore, negli ultimi anni, ha avvertito la necessità di intervenire per sancire, in sostanza, la fine dell’autonomia universitaria, mal gestita da qualcuno? Se il medico interviene è soltanto perché il paziente è malato! O forse è il medico che s’inventata la malattia per intervenire sul paziente, che non riusciva più a “controllare”, sentendosi privato del suo “potere ministeriale”? Tutto è possibile e tutto ha una logica, anche ciò che appare irragionevole! Sono convinto che un dirigente debba essere una persona giuridicamente preparata, che deve fare al meglio il proprio mestiere lasciando agli altri (Rettori e Organi di Governo) il loro, senza interferirvi.

In attesa del voto per l’elezione dei rappresentanti del Senato Accademico presso l’università di Siena

A Siena si sta puntualmente verificando quello che è già accaduto all’Università di Firenze. Sono stati appena ratificati, con il passaggio alle urne, i direttori di Dipartimento  e si stanno individuando i candidati per il Senato Accademico. In attesa del voto, riflettiamo con l’articolo di Fabio Galati (da “la Repubblica” del 26 ottobre 2012), di seguito integralmente riportato.

L’Ateneo della strana democrazia

Fabio Galati. I professori universitari interpellati ieri da Repubblica a commento delle elezioni del Senato accademico sono stupefacenti. Davanti ad un voto bloccato (in tre aree disciplinari due candidati per due posti) si sono risentiti per il dubbio di scarsa trasparenza democratica. Uno di loro è stato esemplare: «Le elezioni del Senato accademico non devono scimmiottare l’ipocrisia della politica» ha detto. E un’altra ha chiosato: «Ma scherzate? Per individuare le persone giuste abbiamo impiegato un anno e mezzo di discussioni».

Eh, sì. All’università di Firenze hanno finalmente trovato il segreto della democrazia 2.0: non si vota, si sceglie prima a tavolino. Le elezioni sono un antipatico e inutile intermezzo, un contentino per quei testoni che ancora si riempiono la bocca con concetti desueti. Una novità rivoluzionaria che assomiglia in maniera inquietante a vecchi meccanismi, in un’università italiana che ha i professori ordinari tra i più vecchi d’Europa. Assolutamente ripiegati su se stessi, i docenti sembrano non essere sfiorati dal dubbio di lanciare un messaggio devastante al mondo esterno, per primi i loro studenti. Se le regole democratiche sono «una scimmiottatura», che cosa rimane? E sembrano non rendersi conto, i professori, che il loro atteggiamento verso le elezioni del Senato accademico alimenta il fuoco di chi giudica il mondo degli atenei chiuso e sprezzante delle regole.

Un atteggiamento più volte finito sotto accusa, ad esempio, nel corso delle inchieste sui concorsi, dove secondo le Procure di mezza Italia accade con una certa frequenza che i vincitori vengano decisi a tavolino e che agli aspiranti sgraditi venga “consigliato” di ritirare la candidatura. Certo, per i concorsi c’è il seccante particolare che la legge prevede un iter diverso.

Ma si sa, sono le storture di una democrazia: il Parlamento approva le leggi e i cittadini le osservano. Quisquilie. La democrazia 2.0 prevede ben altro. Stupisce poi che ci si vanti del «metodo partecipativo», che consisterebbe nel fare lunghe e affollate riunioni in cui si decidono i candidati unici. Riunioni in cui i docenti anziani affrontano franche discussioni con ricercatori e colleghi con meno potere per decidere in fraternità chi mandare al Senato, previa formalità del passaggio alle urne.

Si spera che qualche voce autorevole si levi all’interno del mondo universitario per spiegare ai colleghi che il concetto di voto segreto non è stato inventato per fare un dispetto a chi doveva spartire i posti, ma per garantire libertà. In primo luogo a chi si trova in condizioni di oggettiva minorità davanti ai meccanismi consolidati del potere. Nel nuovo Senato accademico, su venti docenti, siedono solo tre donne e un ricercatore. Un caso?

Alla direzione dei dipartimenti dell’Università di Siena gli “eletti” sono tutti, tranne due, fidatissimi del rettore

Con candidati unici in tredici Dipartimenti su quindici, il risultato delle elezioni dei direttori appariva scontato! Eppure, al primo turno, le difficoltà non sono mancate, se si pensa a qualche quorum striminzito e, in un caso, alla necessità di una seconda votazione. Più interessante la competizione nei dipartimenti con due candidati che ha consentito agli elettori una scelta libera e democratica. Non è un caso che, nel seggio delle “Scotte”, l’affluenza al voto sia stata del 93% per il dipartimento con due candidati e del 73% per i dipartimenti con candidato unico. Altro dato di rilievo è che nel “Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze”, oltre alla consueta campagna elettorale e alle pesanti ingerenze interne ed esterne (da un po’ di tempo sempre più frequenti), l’esito elettorale sia integralmente ascrivibile agli studenti. Infatti, con un’inedita e singolare alleanza tra sinistra (15 studenti dei Link) e destra (14 studenti di Gioventù universitaria), il voto compatto e concentrato su un solo candidato ha ribaltato tutte le previsioni iniziali. E così, gli “eletti” sono tutti, tranne due, fidatissimi del rettore, e tra costoro ci sono anche quattro suoi delegati, cioè fiduciari del magnifico che «rispondono direttamente a lui del loro operato». Avanti di questo passo alla prossima farsa elettorale per l’elezione del Senato Accademico, fissata per il prossimo 12 novembre.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (5 novembre 2012) con il titolo: «Eletti con la “farsa elettorale” tredici capi dipartimento dell’Università di Siena».

Concluse le elezioni “bulgare” per l’elezione dei Direttori di Dipartimento all’Università di Siena

Rabbi Jaqov Jizchaq. Una domanda ingenua: com’è possibile che in alcuni megadipartimenti vi sia stato un solo candidato e nonostante ciò non abbiano raggiunto il quorum? In altri, si mormora, il Candidato Unico ha vinto per un pelo. Si è parlato di elezioni “bulgare”, per via della presenza di un solo candidato; ma se addirittura non vi era consenso così unanime attorno a quell’unico nome, i dissenzienti non potevano presentare un altro candidato alternativo? Domanda sicuramente naive, ignara delle supercazzole prematurate della “politique politicienne”, essa non celava secondi fini, se non quello autentico di accertarsi dell’effettiva coesione e prospettiva di durata di queste strutture che hanno preso il posto delle vecchie Facoltà, visto che non possiamo sopportare un terremoto ogni tre anni. Insomma, è lecito o no porsi il problema se questi “rassemblements”, come in precedenza accadde per i corsi di laurea, siano solo il frutto della necessità di reperire numeri, oppure sottendano un solido progetto scientifico? In alcuni casi, benché il fattore numerico sia evidentemente cruciale per tutti, mi pare che la risposta possa essere abbastanza rassicurante. In altri non tanto. Cattivi segnali. Ho il vago sospetto che di questi organismi pletorici che sono i mega dipartimenti da una cinquantina di persone, i quali, per sussistere, mentre si sta perdendo docenza a vista d’occhio e per di più in molti settori di base (conosciamo oramai tutti l’abominio di un eccesso immotivato di docenti in taluni settori non proprio strategici, cui fa da pendant una grave carenza in altri, falcidiati dalle uscite di ruolo e a rischio sparizione), devono oggettivamente assemblare le cose più svariate, alla fine ne sopravviveranno ben pochi: i più coesi, forse, ammesso che venga dismessa quella certa rozzezza che caratterizza l’attuale “dibattito culturale”, a causa della quale, se da un lato si consentono dei pastrocchi inguardabili a livello di corsi di laurea, dall’altro paradossalmente, complici anche un malinteso “specialismo” sotto il quale si cela una notevole ignoranza e il delirante egocentrismo che caratterizza l’intellighenzia tutta, non si vedono le effettive affinità, quando vi sono. È probabile che fra un paio d’anni si reclamerà addirittura il ritorno alle vecchie “Facoltà”. Nel frattempo si saranno persi per strada altri pezzi di università, altri ricercatori, stritolati dalla macchina infernale della burocrazia. Tacerò sul fatto che, come accadde per certi corsi di laurea, anche per i dipartimenti ci si è concessi il lusso di fare dei doppioni a beneficio delle Loro Maestà. Che tanto qui si sciala, come quei poveri che non hanno casa, ma comprano l’Alfa Romeo con le cambiali.

Università di Siena: sul duplice esposto in Procura è, forse, il silenzio dei colpevoli?

La notizia sul duplice esposto alle Procure di Siena e Arezzo era stata pubblicata da “La Nazione” (nella cronaca dei due capoluoghi di provincia) e da “il Cittadino Online” il 16 ottobre. La denuncia contiene accuse gravissime nei confronti del rettore e di un nutrito gruppo di suoi collaboratori, interni ed esterni all’Università di Siena. Sull’argomento è uscito oggi, su “Il Mondo”, un breve articolo (di seguito riportato integralmente) che vedrà certamente, a differenza dei primi due e in considerazione della rilevanza nazionale della testata, un intervento chiarificatore dei diretti interessati.

Autunno nero per Riccaboni (Il Mondo 2 novembre 2012)

Fabio Sottocornola. All’orizzonte di Angelo Riccaboni, rettore a Siena, si affacciano nuvole nere. Segnale di un autunno/inverno che si annuncia difficile. A metà dicembre si terrà l’udienza preliminare che potrebbe mandare a processo una decina di persone per presunte irregolarità che avrebbero favorito la sua elezione durante il ballottaggio del 2010 contro lo sfidante Silvano Focardi. Va detto che il magnifico non è indagato. Ma se i sospetti degli inquirenti trovassero conferme, la sua posizione rischia di indebolirsi. Un altro problema potrebbe arrivare da un recente esposto, presentato alle procure di Siena e Arezzo da Francesco Giusti, segretario della Lega Nord nella città del Palio. Vi sono descritti ruoli e attività del capo ateneo, che è stato anche preside di Economia, nell’ultimo decennio fino alla sua elezione, in particolare nei rapporti con il polo aretino. Nell’esposto si chiede di fare luce sui legami corsi tra il rettore e un gruppo di una decina persone che hanno, di volta in volta, insegnato o collaborato ai master coordinati dall’economista, oppure fatto consulenze per l’università. Però alcuni di essi sono anche titolari di società private che, sempre secondo la denuncia, hanno operato in convenzione anche con alcuni centri di ateneo. Come è il caso di Telos consulting, una srl che ha registrato nel 2011 un fatturato di 860 mila euro (utili pari a 77 mila) guidata dall’ad Simona Arezzini, tra le principali collaboratrici di Riccaboni. Inoltre, alla ribalta finisce il ruolo che Riccaboni ha svolto al fianco di Loriano Bigi (ex direttore amministrativo), per definire le pagella dei dirigenti e «distribuire il salario accessorio». Sono gli anni, tra il 2005 e 2008, in cui si forma il buco in bilancio che pesa ancora sui conti. Toccherà adesso alle procure valutare se intrecci, cattedre e consulenze siano nella norma. Oppure no.

Il direttore generale dell’Università del Salento: abile, spregiudicato e, soprattutto, chiacchierone e ingenuo

Dal quotidiano on-line di Lecce e del Salento, “LeccePrima.it”, un articolo riguardante il direttore generale dell’Università del Salento, Emilio Miccolis, già direttore amministrativo dell’Università di Siena.

Università del Salento, è caos: sospeso il direttore generale

Lecce – Emilio Miccolis, direttore generale dell’Università del Salento è stato sospeso in via cautelativa dal rettore, Domenico Laforgia. La decisione arriva a poche ore dalla pubblicazione su La Gazzetta del Mezzogiorno di parte della registrazione del colloquio intercorso il 12 luglio tra lo stesso Miccolis e l’allora responsabile dell’ufficio reclutamento (e sindacalista) Manfredi De Pascalis. Da quell’ora e mezzo di faccia a faccia emergerebbero lusinghe e tentativi – da parte del direttore – di accomodare la conflittualità dell’esponente Cgil. Solo due giorni addietro i sindacati lamentavano una sorta di persecuzione ai danni di alcun dirigenti sindacali.

“Non sapevo di questo incontro con il signor De Pascalis – scrive Laforgia -, che apprendo solo oggi dal giornale. Non posso che dissociarmi da ciò che ho letto in quanto non rientra nella mia visione dei rapporti istituzionali e personali. Il direttore è stato scelto per le sue ottime capacità di tecnico, ha completamente ristrutturato l’amministrazione dell’ateneo e ha dato prova di essere capace di dragare finanziamenti e risolvere problemi con il ministero. Tuttavia, non posso accettare che esista un’etica pubblica e un’etica privata. L’etica è soltanto una. La presenza del direttore generale, se la conversazione pubblicata fosse vera, risulterebbe incompatibile con la linea di rigore che abbiamo mantenuto finora. D’altra parte, è eticamente inqualificabile che un dirigente sindacale circoli in ateneo con il registratore in tasca.”

La decisione del massimo rappresentante dell’ateneo arriva al termine di settimane convulse: prima la notizia dell‘iscrizione nel registro degli indagati, proprio di Laforgia, per tentato abuso d’ufficio relativamente alle nomine sulle commissioni interne (il fascicolo è stato aperto su denuncia dell’ex delegato all’Internazionalizzazione, Luigi Melica), poi la notizia dell’interpellanza urgente presentata da Alfredo Mantovano del Pdl, e da altri 54 deputati, per sollecitare i ministri Profumo – Università – e Patroni Griffi – Funzione pubblica ad inviare gli ispettori per fare chiarezza sul tormentato concorso per tre amministrativi, nel quale è centrale il ruolo avuto da Miccolis che ha annullato gli atti dello stesso, in autotutela, dopo aver aperto i plichi e segnalato il presunto scorretto operato dei tre vincitori. Un comportamento, quello del direttore generale, sanzionato successivamente dal Tar e poi anche dal procuratore capo della Repubblica, Cataldo Motta.

Dalle elezioni bulgare nell’Università di Firenze alla farsa nell’Università di Siena, per le elezioni dei direttori di dipartimento

Dichiarava il Prof. Enrico Livrea, commentando le elezioni svoltesi con candidature uniche in diciassette casi su ventiquattro: «dalle elezioni dei direttori dei 24 dipartimenti esce un’immagine penosa dell’Università di Firenze: un regime che porta con sé i vizi dell’Ateneo, clientelismo e quiescenza ai poteri occulti, che impongono le scelte senza possibilità di reazione di chi vuole un sistema più giusto. Una situazione che peggiora con il degrado sistematico dell’Università italiana, che attraversa la fase più tragica della sua esistenza. Addirittura nel fascismo – obbrobrio peggiore della storia italiana – c’era un sistema universitario migliore».

E all’università di Siena? Ci sono candidati unici in tredici dipartimenti su quindici. In quel caso, allora, a che serve votare? Il rettore designi subito i direttori! Emblematico, a tal proposito, è che abbiano presentato il programma solo in quattro. Gli altri perché dovrebbero perdere tempo? L’elezione è, comunque, assicurata! Infatti, se anche gli elettori scegliessero a maggioranza un altro docente, il “democratico” regolamento senese ne impedirebbe la nomina, per la mancata formalizzazione della candidatura. Pertanto, dal 29 al 31 ottobre si svolgeranno elezioni democratiche, con possibilità di scelta da parte degli elettori, in soli due dipartimenti: il “Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze” e quello di “Scienze della Formazione, Scienze Umane e della Comunicazione Interculturale”. Un ringraziamento particolare a quei due docenti, tra i diciassette candidati, che con la loro presenza ci consentono una libera espressione di voto, evitando che una competizione elettorale si trasformi in farsa, con elezioni bulgare, come quelle che per vent’anni e con candidature uniche hanno caratterizzato il rettorato di Berlinguer e Tosi.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (15 ottobre 2012) con il titolo: Elezione dei capi dipartimento: i nuovi numeri della democrazia.

Palazzo Bandini Piccolomini: «uno sforzo di fantasia e l’università è pronta a dare concretezza ai sogni»

L’asta sulla vendita del Palazzo Bandini Piccolomini è andata deserta. Di seguito il commento di Red da “il Cittadino online” del 13 ottobre 2012.

VENDITA DI PALAZZO BANDINI: L’ASTA È UN FLOP (L’Università non realizza gli incassi previsti a bilancio)

Red. Bocconi amari per il rettore dell’Università di Siena Angelo Riccaboni, impegnato in un lungo processo di risanamento dell’ateneo senese. Dopo la mancata vendita del complesso della Certosa di Pontignano, di cui pare il rettorato (pur essendone proprietario) non abbia la disponibilità alla vendita, e di cui – comunque  – l’asta andò a suo tempo deserta, come già raccontato, è arrivata un’altra brutta notizia.

Palazzo Bandini Piccolomini, liberato dalla storica segreteria universitaria, era stato messo all’asta, aperta il 7 settembre e chiusa lo scorso venerdì 5 ottobre. Già le modalità dell’asta e della valutazione del cespite erano state oggetto di critica aspra anche su questo quotidiano on line; ma oggi dobbiamo registrare che non una offerta è arrivata sul tavolo del notaio Mandarini. Forse il prezzo della base d’asta (6 milioni e 500mila euro, ndr) è stato ritenuto dai possibili acquirenti troppo elevato (diviso i 2.721 mq lordi dichiarati vale 2.389 euro al metro quadrato)? Il bando doverosamente ha avvisato che l’Università non ha certificazioni da dare all’acquirente sulla sicurezza e la conformità degli impianti e che l’immobile è in classe energetica “G” per l’assoluta mancanza di attestato di certificazione energetica: e meno male che per tanti anni studenti e lavoratori hanno frequentato questo luogo poco protetto e non è successo alcun incidente di rilievo.

Viene da pensare che, come per Pontignano, qualcuno abbia fatto le valutazioni della base d’asta in po’ a casaccio, arrivando a definire cifre sproporzionate ai luoghi e ai tempi di crisi che corrono. Ma siccome in città non mancano personaggi sempre in caccia di fondi e abitazioni da comprare (perché la crisi non è uguale per tutti), può essere che qualcun altro stia lavorando per una seconda (o terza) asta al ribasso. La mancata vendita dei due beni immobili apre un buco nel bilancio dell’Università impossibile da coprire; e l’eventuale cessione a prezzo ribassato non raggiungerebbe gli scopi per cui si è tentata la procedura. Voci di possibile messa in vendita di altri immobili di proprietà dell’Ateneo come Santa Chiara e l’ex Convitto il Rifugio sono chiacchiere da bar o poco più: le procedure di vendita sono così farraginose che sicuramente non se ne vedrebbe frutti, sempre che qualcuno compri ai prezzi del rettore, prima del 2013

Tardi per salvare il bilancio dell’Università di Siena di questo 2012, annus horribilis per le istituzioni senesi.

Il problema non è che s’insegni all’Università senza il titolo di studio ma che lo si faccia da incompetenti

Si legge sul Corriere della Sera: “Insegnava all’Università
 ma non aveva mai preso la laurea.
«Ho preso 110 e lode», non è vero: indagato per truffa ex docente dell’ateneo di Bergamo, ora in servizio al ministero.”

Rabbi Jaqov Jizchaq. Il problema non è tanto la mancanza del titolo, giacché con l’abolizione del valore legale dei titoli non ci si curerà più tanto di questi superati “formalismi”. Già da ora, del resto, abbiamo anche noi fulgidi esempi di personaggi che insegnano senza laurea materie inesistenti e potrei citare altri casi di personaggi che insegnano una materia che ignorano totalmente, semplicemente associando alla denominazione di quella materia un contenuto del tutto estraneo ad essa, in nome della libertà d’insegnamento: tutto ciò è legale, truffe perfettamente legittime, di fronte alle quali il lestofante bergamasco appare solo un po’ più naive. Ciò che mi scandalizza dunque, non è tanto che sia perfettamente consentito insegnare qualcosa senza possedere una laurea, quanto la probabile assenza, che nessuno evidentemente aveva notato e nessuno ha sottolineato, delle reali competenze; questo per dire a che livello è stata ridotta l’università, sospinta sempre più in basso da una sequela di riforme disastrose, da un localismo sfrenato, dai corsi in materie inesistenti, dagli “accorpamenti” varii e dai diplomi triennali in aria fritta chiamati “lauree”. Tutto ciò rappresenta il prodromo di una truffa. Il 25% di disoccupazione giovanile temo non sia estraneo a tutto ciò. Restando nel campo della suinicoltura, oltre al troiaio delle riviste di fascia A, c’è la porcata dei nuovi settori disciplinari, che in molti casi paiono assemblati a vanvera da un matto, mettendo insieme cose che si trovano a distanza cosmologica: sicché le famose “mediane” sulle quali valutano le idoneità, non mediano un fico secco, dovendo comparare le mele con le banane. Del resto tutto si tiene: il bergamasco in questione, manco a dirlo, adesso lavora al Ministero, a dare il suo contributo d’incompetenza come membro (in molteplici sensi) di quella compagine di burocrati da incubo bulgakoviano o kafkiano che tiranneggiano l’università con dispacci sempre più insensati.