Cosa riserverà il 2012 all’Università di Siena?


Cosa riserverà il 2012 all’Università degli Studi di Siena? Per saperlo non occorre essere indovini, è sufficiente rileggere alcuni degli articoli pubblicati su questo blog nel 2011, dei quali si riportano di seguito i link, e ricordare la conclusione delle indagini sulle irregolarità nelle elezioni del rettore. Comunque, i titoli da soli indicano quale sarà l’argomento forte nelle prossime settimane, riassumibile in una domanda. Chi è stato eletto irregolarmente ha la piena legittimità a esercitare le funzioni di rettore? Da considerare, inoltre, che sulla nomina dell’attuale rettore hanno perso la faccia due ex ministri (Berlinguer e Gelmini) e l’ex direttore generale del Miur, Marco Tomasi. L’Ateneo senese, nelle condizioni attuali, può continuare ad avere una guida priva di credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni? E in assenza della revoca dell’atto di nomina, è irrealistico pensare, nell’esclusivo interesse dell’Università di Siena, alla sospensione dell’attuale rettore dalla carica ricoperta?

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino Online (12 gennaio 2012) e La Nazione Siena (13 gennaio 2012).

Giovanni Grasso. Quando lo sciacallaggio parte dai vertici.
David Cantagalli. Inciucio istituzionale all’Università di Siena: l’ex Ministro Gelmini smentito dal rappresentante del Governo in CdA.
Giovanni Grasso. Siena: dalla “piccola Oxford” all’Università delle truffe.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Paola Tomassoni e Pietro Paolo Amato. «A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, c’è un rettore “storico” frutto di quel sistema e per giunta delegittimato».
Pietro Paolo Amato. Il Ministro revochi la nomina del rettore dell’università di Siena e si costituisca parte civile.
Cisal, Cisapuni, Flc-Cgil, Ugl, UilRua, Usb. Esiste o no la normativa che impedisce l’erogazione del trattamento economico accessorio nell’università di Siena?
Giovanni Grasso. Esagera chi ipotizza una voragine da 600 milioni di euro negli ultimi ventisette anni nell’università di Siena?
Luigi Berlinguer, Piero Tosi, Silvano Focardi, Angelo Riccaboni. Del dissesto dell’Università di Siena ne parlano i protagonisti.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Gli studenti del DAS chiedono le dimissioni del rettore e del direttore amministrativo, ritenuti palesemente inadatti al ruolo che ricoprono.
Tommaso Strambi. Tutti pazzi per la costituzione di parte civile nel dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’Università di Siena.
Confsal SnalsCisapuni. Rintocchi funebri sull’elezione del rettore dell’Università di Siena.
Segreteria regionale UilRua. Chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” rimanere nella propria funzione.
USB Università di Siena. Un rettore delegittimato che finge di non saperlo e le prime costituzioni di parte civile per la voragine nei conti dell’ateneo senese.
La Nazione Siena. Università di Siena: alla ricerca del buon senso e del pudore perduti.
Giovanni Grasso. Concluse le indagini sull’elezione del rettore e sul buco dell’università di Siena.
Giovanni Grasso. Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ma che senso ha inaugurare l’anno accademico all’università di Siena?
Francesco Lauria e Mario Petrini. A grandi passi verso un’unica Facoltà medica della Toscana.
Giovanni Grasso. A Siena continua l’esodo dei docenti universitari: per amore o perché morsi dal ramarro?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ciclo ormai compiuto: l’università di Siena è il nuovo Cepu, quello pubblico.
Angelo Riccaboni e Claudio Marignani. Vieni avanti supercretino!
Angelo Riccaboni. È proprio vero che l’incremento delle iscrizioni all’università di Siena dipenda dalla qualità della didattica, della ricerca e dall’ottimo livello dei servizi?
Angelo Riccaboni. Vieni avanti cretino!
Rabbi Jaqov Jizchaq. Come la televisione trash, all’Università di Siena dequalificando l’offerta aumentano le iscrizioni.
Giovanni Grasso. Un fondo immobiliare per speculare sull’Università di Siena?
Alberto Monaci. Il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana bacchetta il Rettore di Siena per la sua incapacità a governare il processo di riallineamento fra costi e ricavi.
Giovanni Grasso. Come distruggere l’università di Siena: mancata informatizzazione, distrazione di fondi, sperperi, truffe e bilanci truccati.
Raffaele Ascheri. Con lo scopino in pugno una manifestazione da “indignados” per il dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sulle misure da adottare per il risanamento dell’università di Siena uno scopino da cesso mette tutti d’accordo.
Outis. Cari magistrati senesi, siamo stufi dei vostri traccheggi!
CUN. Gli effetti devastanti dell’abbassamento dell’età di pensionamento dei professori universitari.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Giovanni Grasso. Riccaboni non ha ancora capito che è alla guida di una Università e non di un condominio.
Giovanni Grasso. Le sorti dell’Università di Siena nelle mani di un Madoff senese?
Giovanni Grasso. Le situazioni d’illegalità presso l’ateneo senese richiedono l’immediato intervento delle competenti autorità.
Angelo Riccaboni e Rabbi Jaqov Jizchaq. Ancora una volta l’Università di Siena è prima in tutto!
Roberto Petracca. Per l’università di Siena occorre fantasia, dinamismo e un livello di pensiero diverso da quello che creò i problemi.
Lia Valentini. Il punto di vista degli studenti di “Dimensione Autonoma Studentesca” sull’operato del rettore dell’università di Siena.
Roberto Petracca. L’università di Siena non si salva con i buoni sentimenti e le buone intenzioni ma con impegni concreti.
Franco Ceccuzzi e Simone Bezzini. «Siamo in attesa di conoscere di chi siano le responsabilità del dissesto e se si sono conclusi gli accertamenti sulla regolarità dell’elezione del rettore di Siena
Franca Selvatici. Due casi per il movimento delle donne “se non ora quando”.
Cosimo Loré. Siena, università e città senza speranza.
Roberto Petracca. All’università di Siena si tagliano i professori per aumentare la didattica.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con lo smantellamento di mezzo ateneo, a Siena, non saranno penalizzati i “vecchi” docenti ma i più giovani.
Outis. “Aspettando le prescrizioni” per il dissesto dell’Università degli Studi di Siena.
Giovanni Grasso. Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con “il caso, la necessità e l’anagrafe” si affossa definitivamente l’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sul dissesto dell’Università di Siena indignarsi non serve più, ormai è tempo di agire.
Daniela Orazioli. Il sindaco di Siena messo alla prova sulla costituzione di parte civile per il dissesto dell’Università.
Giovanni Grasso. Università di Siena: ancora in attesa di un piano di risanamento.
Giovanni Grasso. Ecco quel che succede nell’Università di Siena a seguire la prassi e non le leggi.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena tra bocciature e proposte.
Giovanni Grasso. Una lezione di democrazia a chi ostacola la trasparenza nell’università di Siena.
Roberto Petracca. Università di Siena: sono i cavalli o gli asini a vendere immobili e a pensionare docenti?
Giovanni Grasso e Raffaella Zelia Ruscitto. Il rettore dell’Università di Siena illustra alla comunità accademica un piano di risanamento bocciato dai Ministeri delle Finanze e della Ricerca.
Silvio Pucci. Sempre più stringente il dibattito sul “risanamento possibile” dell’università di Siena.
Rabbi Jaqov Jizchaq. All’università di Siena non chiudono i “corsi inutili” (privi dei requisiti minimi di decenza) ma quelli utili, dove i docenti non hanno forza accademico-politica.
Michele Pinassi. Non è accettabile che con la crisi profonda dell’ateneo senese la direttrice amministrativa si sia garantito il massimo dell’indennità.
Laura Vigni. Ateneo senese: da Oxford d’Italia a università sputtanata.
Alessandro Nannini. La mala gestione dell’università di Siena riguarda gli ultimi tre rettori.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena come ammortizzatore sociale.
Franco Ceccuzzi. Università di Siena: spigolando nell’intervista del candidato sindaco del Pd che ha promesso mille posti di lavoro.
Giovanni Grasso. Un risanamento possibile dell’Università di Siena.
Partito Democratico di San Giovanni Valdarno. Si continuerà a far governare l’università di Siena ai Partiti?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Per il pensionamento dei docenti e per le scelte strategicamente sbagliate l’offerta didattica all’università di Siena peggiora a vista d’occhio.
Il perfido Suyodana. L’agonia continua dell’Università di Siena tra finti piani di risanamento!
Franco Ceccuzzi. Ancora demagogia e nessuna proposta concreta per il risanamento ed il rilancio dell’Università di Siena.
Laura Vigni. È questo il momento della costituzione di parte civile per il dissesto dell’università di Siena.
Stefano Bini. Qualcuno comincia a capire che i Poli universitari decentrati possono esistere solo se si autofinanziano.
Giovanni Grasso. Dissesto finanziario dell’Università di Siena: chiesto il rinvio a giudizio per i 27 indagati.
Circolo Città domaniSinistra per Siena. Crisi dell’università di Siena: responsabilità, questione etica, costituzione di parte civile.
Giovanni Grasso. Si chiuda il corso di laurea in Geologia a Siena e si sviluppi quello di San Giovanni Valdarno.
Pietro Paolo Amato. Di fronte al comportamento dell’amministrazione universitaria senese che pregiudica l’interesse pubblico, Amato si rivolge alla Corte dei Conti.
Giovanni Grasso. C’è ancora chi crede di poter ricreare quel sistema di potere che ha portato l’università di Siena allo sfascio generale e al discredito totale!
Giovanni Grasso. Chiesto il commissariamento del Rettore, il cui operato rischia di ledere l’autorevolezza dell’Università di Siena e il ruolo istituzionale del Ministero. Interrogazione del Senatore Pietro Paolo Amato.
Il perfido Suyodana. Università di Siena: cose dell’altro mondo.
Susanna Guarino. La guerra dei Poli universitari: il realismo di Grosseto e la spocchia di Arezzo.
Giovanni Grasso. Arezzo lo sa che per tagliare il cordone ombelicale con Siena deve pagare?
Romano Salvi. Università, c’è da tagliare il cordone ombelicale con Siena.
Tomaso Montanari. Chiusura del corso di laurea in Lettere d’Arezzo e «barricate demagogiche della politica locale».
Salvatore Mannino. Siena sarà sommersa dai rifiuti, se dovesse chiudere il corso di laurea in “Lettere” d’Arezzo.
Giovanni Grasso. Cosa ha condotto il Ministro Gelmini a Siena?
Giovanni Grasso. Università di Siena: il saccheggio continua!
Giovanni Grasso. Università di Siena: «preconsigli» di Amministrazione, un ritorno al passato.
Dimensione Autonoma Studentesca. Gli studenti sculacciano il preside della Facoltà di Lettere d’Arezzo “prima in Italia”.
Stefano Zoja. Ancora sulla svendita del patrimonio immobiliare in regime di autonomia universitaria.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Secondo gli studenti, le scelte dei vertici mettono a rischio la sopravvivenza dell’università di Siena.
Pietro Paolo Amato. Il senatore Amato torna a chiedere il commissariamento dell’Università di Siena.
Mario Lolini. Siena chiuda pure la sua università ma continui a pagare per tenere in piedi quella di Grosseto!
Roberto Petracca. Ma i revisori dei conti sono proprio sicuri che il contratto del direttore amministrativo sia corretto?
Giovanni Grasso. All’Università di Siena è l’ora della rottura.
Giovanni Grasso. Se la comunità locale non vuole la chiusura del Polo grossetano se ne assuma interamente i costi.
Arbiter. Per il Pd senese i poli universitari decentrati non sono più strategici. «Vuol dire che vanno chiusi
Fabio Sottocornola. Università di Siena: si continua a svendere il patrimonio immobiliare senza un piano per ridurre il disavanzo strutturale.
Cosimo Loré. L’università dei morti viventi.
Giovanni Elia. L’università di Siena come carne di porco.
Liste Civiche Senesi, Api, Fli, Udc. Per le Liste Civiche Senesi e il Nuovo Polo l’università di Siena è sul baratro e i vertici dell’ateneo stanno a guardare.
Roberto Petracca. Un consiglio al Ministro Gelmini: istituisca un corso sulla salvaguardia del pomodoro nostrale.
Giovanni Grasso. Cosa riserverà il 2011 all’Università di Siena dipenderà dalla comunità accademica.

Il pernicioso contributo dei cattolici alla politica

Mauro Aurigi. Da un po’ di tempo si sono infittiti i messaggi della variegata consorteria cattolica (il neo-guelfismo) circa il diritto-dovere dei fedeli di dare un maggior contributo alla politica nazionale. Non ci sarebbe niente di male (anzi!) se quel contributo fosse dato in quanto cittadini, come accuratamente prevede la Costituzione, e non in quanto cattolici, come altrettanto accuratamente la Costituzione non prevede. Così quel proposito di un maggiore attivismo cattolico nella politica diventa preoccupante, anzi minaccioso. E mi spiego.

Non c’è bisogno di particolare erudizione o competenza per rendersi conto che l’Occidente, ossia la parte più evoluta del pianeta, è diviso in due da una non sottile linea di demarcazione: da una parte i paesi protestanti, caratterizzati da livelli maggiori di ricchezza, cultura e moralità civica e dall’altra quelli cattolici (e quelli ortodossi) dove ricchezza, cultura e moralità civica stanno evaporando o sono già un antico ricordo. Il fatto è che dalla metà del Cinquecento la Riforma protestante e la Controriforma cattolica hanno concorso al rovesciamento di un assetto plurisecolare che aveva visto fino ad allora l’Europa mediterranea in generale e la Toscana in particolare rappresentare il vertice indiscusso della civiltà occidentale, mentre i popoli del nord erano rimasti ai margini remoti di quella civiltà. Da quel momento questi ultimi cominceranno la loro marcia fino a conquistare il primato planetario in fatto di ricchezza, cultura e moralità civica.

I protestanti affrontano meglio di noi l’attuale crisi
Si può restare perplessi di fronte all’affermazione di cui sopra, ma non esiste altra convincente argomentazione per giustificare quel rovesciamento di posizioni in Europa. Come non ne esistono per spiegare altrimenti l’enorme dislivello esistente tra l’America del Nord e quella del Sud. Anche all’interno di omogenee aree geografiche il fenomeno si riproduce con lo stesso identico segno. Nel ricco Canada esiste un’enclave (relativamente) più povera del resto del paese: è quella dello Stato del Québec, francofono e cattolico. E forse lo stesso potrebbe dirsi degli Stati Uniti per le ristrette aree francofone e cattoliche della Louisiana. O come nel Mar delle Antille, dove le isole colonizzate cinquecento anni fa dagli Inglesi sono molto più evolute di quelle contemporaneamente colonizzate dagli Spagnoli o dai Francesi, ancorché abitate tutte dagli stessi discendenti degli schiavi africani. Nella stessa Europa c’è il caso del Belgio dove una frattura insanabile ormai divide la zona fiamminga, più ricca e protestante, dalla zona vallone, anch’essa francofona e cattolica. Insomma questa è una regola che non ha eccezioni sul pianeta: non c’è un solo paese cattolico che possa vantare livelli di qualità della vita superiori a uno solo dei paesi protestanti.

Ma è proprio in questi giorni che abbiamo la riprova drammatica di quella linea di demarcazione tra mondo protestante e mondo cattolico (e anche ortodosso): i paesi che nell’attuale crisi rischiano di soccombere sono Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, e forse anche la Francia, mentre non si ha notizia per il momento di ripercussioni altrettanto gravi nei paesi protestanti. Fa eccezione la piccolissima Islanda (380.000 abitanti). È vero che è stata travolta dalla crisi, ma ne è anche uscita subito con un referendum popolare di lacrime e sangue che, ovviamente, ha anche azzerato la classe politica del paese.

Ma non c’entra la fede religiosa
È necessario dire subito che la fede religiosa non ha alcun ruolo sul fenomeno sopra descritto: i cinque libri sacri (Bibbia e i quattro Vangeli) sono assolutamente uguali per tutti i cristiani. Ma lo stesso non si può dire del ruolo decisivo giocato dall’organizzazione gerarchica delle rispettive chiese. Quelle cattolica e ortodossa sono molto più verticistiche e più portate ad occuparsi dell’immanente (e quindi della politica). Mentre quelle protestanti hanno invece un’organizzazione molto più orizzontale (niente papi o cardinali e maggior potere della società civile sulla gerarchia religiosa) e sono quasi assenti dal dibattito politico. Questa situazione non poteva non condizionare la realtà socio-politica dei paesi interessati. In quelli protestanti ha prodotto livelli più alti di democrazia (maggior potere del popolo rispetto alla gerarchia politica) e conseguentemente anche di qualità della vita. Viceversa per quelli cattolici e ortodossi.

In soldoni: il contributo dei cattolici ha portato e porta iella. A Roma come a Siena. Siamo già molto malridotti e non abbiamo alcuna speranza in un’inversione di tendenza. Continueremo a precipitare (a Roma come a Siena) tanto più in basso quanto più i devoti dirigenti della politica terrena (come gli on.li Binetti o Fioroni, a puro titolo d’esempio, e sono tutti da valutare gli effetti futuri dell’attuale devoto governo Monti) metteranno la propria fede religiosa e il rispetto delle gerarchie cattoliche sopra l’interesse generale e il bene comune; quanto più la gerarchia cattolica metterà bocca nelle cose che attengono solamente alla terrena sovranità popolare; quanto più avranno peso fenomeni come l’Opus Dei, l’Ior, Comunione e liberazione o la Compagnia delle opere; e quanto più ex dirigenti del vecchio PCI, come D’Alema, Veltroni e Bersani (sempre a titolo d’esempio, perché il fenomeno è molto vasto), sgomiteranno per farsi vedere in prima fila alle celebrazioni in Vaticano o alle manifestazioni di Comunione e liberazione.

Insomma possiamo solo aspettarci il peggio. Con cattolica rassegnazione.

Tutti pazzi per la costituzione di parte civile nel dissesto dell’Università di Siena

Di seguito un resoconto completo dell’inaugurazione dell’Anno Accademico (da: La Nazione Siena 22 novembre 2011)

Tommaso Strambi. Le chiarine e gli ermellini, i tocchi con la coccarda dell’Unità d’Italia e i goliardi che intonano i «Gaudeamus Igitur». Ma anche lo striscione degli studenti del Das (Dimensione Autonoma Studentesca) con la scritta più che eloquente: «28 indagati per le elezioni truccate e il falso in bilancio. Noi non vi legittimiamo!!». Forse, però, a pesare di più è il volantino che, proprio fuori dal palazzo del Rettorato, viene distribuito dai partiti della maggioranza che governa Palazzo Pubblico (Pd, Siena Futura, Riformisti, Sinistra Ecologia e Libertà, Italia Dei Valori e Comunisti Italiani). Un documento in cui si invoca «rigore, trasparenza, legittimità per il risanamento dell’Ateneo». Ma anche «verità in tempi rapidi per tutelare l’Università e i suoi lavoratori». Un testo, soppesato in tutte le sue virgole, in cui si mette nero su bianco che «il Comune dovrà mettere in atto tutte quelle azioni istituzionali e legali volte a tutelare l’intera comunità senese, compresa la costituzione civile nell’eventuale processo» sul dissesto economico.

Il messaggio è chiaro: l’Università rappresenta un bene per la città e va tutelata, ma adesso il tempo è scaduto. Il Rettore non viene mai citato e nemmeno l’inchiesta sulla regolarità delle elezioni dello scorso anno, ma nello stesso tempo si evidenzia, con forza, che l’Ateneo «ha bisogno di grande determinazione ed autorevolezza nel portare avanti il risanamento». «Un lavoro che prima di tutto – si legge – deve essere condotto con la piena stabilità e legittimità degli organi di governo, con la massima trasparenza verso la comunità accademica e la città, il coinvolgimento nelle dolorose scelte di tutte le componenti dell’Ateneo e senza scaricare solo sulle fasce più deboli il peso della crisi e gli effetti del dissesto. Adesso serve maggiore equità». Se non fosse un documento politico, ma un atto legale si potrebbe definire un avviso di sfratto. Ma il rettore Angelo Riccaboni è sereno. Quando entra nell’Aula Magna fasciato dalla toga dispensa sorrisi, a tutti. Senza accorgersi che, tolte le autorità istituzionali, i numerosi agenti della Digos e i carabinieri in borghese, restano poche decine di docenti, qualche dipendente amministrativo e giusto appunto i goliardi. Continua a leggere

Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’Università di Siena

Si può sorvolare su tutto, ma non si può accettare che il rappresentante legale dell’università esponga al ridicolo l’istituzione che rappresenta. Com’è noto, la Procura della Repubblica di Siena ha contestato il reato di falsità ideologica ad alcuni indagati che, in concorso tra loro e attestando falsamente la regolarità del procedimento elettorale adottato, avrebbero indotto in errore il Ministro che, proprio sul presupposto della regolarità delle elezioni, emetteva il decreto di nomina di Riccaboni a rettore dell’Università degli Studi di Siena. Il rettore, però, ha dichiarato di «non essere coinvolto né direttamente né indirettamente nella vicenda e che sarebbe strumentale e dannoso per l’Ateneo ipotizzare un collegamento diretto con la validità e la legittimità delle elezioni». Una dichiarazione comica che, nelle condizioni tragiche in cui versa l’università, solleva alcuni doverosi interrogativi. Il rettore ha, forse, da esibire meriti amministrativi o un’efficace azione di risanamento per giustificare la sua permanenza alla guida dell’ateneo? Ha, forse, predisposto un piano di rientro che riporti il bilancio in equilibrio entro i prossimi cinque anni? Ha, forse, azzerato i costi dei poli universitari esterni e valorizzato l’offerta formativa della sede centrale? Niente di tutto ciò! Al contrario, lui e il direttore amministrativo, con una gestione autocratica, demagogica e in totale assenza di trasparenza, si sono rivelati incapaci di gestire l’ordinaria amministrazione e di risolvere almeno qualche emergenza. Due sedicenti “tecnici” (un economista e un direttore amministrativo con 18 anni d’esperienza) che, proprio nei rispettivi campi di competenza, hanno rivelato dilettantismo e insipienza, senza poter addurre la ridicola attenuante dell’ex rettore Piero Tosi: “io, però, sono un patologo”. E così, un’istituzione dal glorioso passato è nelle mani di una consorteria che s’illude di gestire i complessi problemi della macchina universitaria – che non conosce – finendo con l’ingannare e danneggiare sé stessa, prima che gli altri, e l’ateneo che dovrebbe servire. Riuscirà il nostro magnifico a recuperare il senso delle istituzioni necessario in tali circostanze? O, più modestamente, un po’ di buon gusto? Ce lo auguriamo tutti, nell’esclusivo interesse dell’Ateneo! Del resto, sembra che anche l’autorità di governo sul territorio, in virtù della riserva espressa dal Ministro nel decreto di nomina, abbia sollecitato Riccaboni a rassegnare le inevitabili dimissioni e a rinviare l’inaugurazione dell’Anno Accademico.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (20 novembre 2011). “Università: Riccaboni recuperi il senso delle istituzioni”.

Rintocchi funebri sull’elezione del rettore dell’Università di Siena

Confsal Snals Università – Cisapuni. Abbiamo letto con sgomento e con una certa rabbia il comunicato del Magnifico Rettore in merito al procedimento penale sulla presunta irregolarità della sua elezione. Noi non vogliamo entrare nel merito della questione, anche se ci sarebbe molto da dire, soprattutto sull’opportunità di effettuare l’inaugurazione dell’anno accademico, ma ognuno è libero di mettere in gioco la propria faccia e la propria reputazione rispondendo in prima persona delle proprie azioni.
Quello che proprio non riusciamo a digerire è che il Magnifico Rettore ci comunichi che il piano di risanamento sta procedendo “con efficacia” e che “tutte le componenti della nostra Comunità” sono pienamente motivate.
Caro Magnifico Rettore, noi siamo tutti i giorni al lavoro per portare avanti il nostro Ateneo e abbiamo la piena percezione di quanto sta accadendo. C’è un forte clima d’incertezza sul futuro di noi dipendenti e si ha la sensazione che manchi una guida sicura, che si stia remando a vuoto, senza una direzione chiara e univoca, disperdendo energie e tempo preziosi. Diciamocelo chiaramente, non ci sembra che il piano di risanamento stia “proseguendo con efficacia” come lei sostiene.
Quanto alla “piena motivazione”, forse le altre componenti “della nostra Comunità” ne avranno da vendere, ma quella del personale tecnico-amministrativo è volata via insieme al salario accessorio, ingiustamente e inspiegabilmente tolto; è volata via grazie a una pessima – per non dire inesistente – gestione  della mobilità esterna, che lascia i colleghi rimasti nella difficoltà di dover svolgere anche il lavoro di coloro che se ne sono andati; che lascia svuotati uffici dove si forniscono servizi critici senza una parvenza di consapevolezza della gravità della situazione; è volata via anche grazie ai continui attacchi perpetrati ai danni delle categorie più deboli di questo Ateneo, il personale tecnico-amministrativo, i precari e i colleghi della cooperativa, le uniche che hanno compiuto dei reali sacrifici, pur essendo spesso additate come unica causa del dissesto, e che saranno quelle che probabilmente pagheranno il prezzo più alto.
Quindi, caro Magnifico Rettore, faccia pure la Sua inaugurazione ma, per cortesia, non venga a raccontarci le novelle: ne abbiamo già sentite abbastanza.

Chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” rimanere nella propria funzione

Una questione di legittimità

Segreteria regionale Uil-Rua. Nei giorni scorsi un comunicato stampa congiunto della Procura della  Repubblica e della Guardia di Finanza ha reso nota la conclusione delle indagini sul “buco di ateneo” e quella sul voto che ha portato all’elezione del Rettore Prof. Riccaboni nel luglio 2010. Terminato il tempo delle indagini è, così, giunto quello dell’accertamento delle effettive responsabilità, ma anche quello della chiarezza e della trasparenza che non possono essere disgiunti dalla necessità di ripristinare la legittimità nell’amministrare l’Ateneo.

A tale ultimo proposito stupisce il comunicato stampa del Rettore nella parte in cui lo stesso afferma la validità e legittimità della sua elezione. Mal si sposa questa dichiarazione con le poche esternazioni del Magnifico sul buco di ateneo precedenti alla notizia di chiusura delle indagini, quando dichiarava, con una frase fatta, scontata e pleonastica, la fiducia nell’operato della magistratura. Ora che le indagini sono concluse e che le stesse hanno evidenziato irregolarità tali da far inviare gli avvisi previsti dalla legge a dieci persone il Magnifico rimette, nei fatti, in discussione le sue scontate dichiarazioni! E nel contempo si continua ad ostentare con comunicati stampa ed informative alla comunità accademica l’efficacia delle misure del piano di risanamento e di iniziative giudicate di successo.

Il Rettore, a cui non fa certo difetto un rilevante curriculum nel campo della valutazione, può insegnare a tanti di “efficacia ed efficienza” e proprio per questo sarebbe carino sapere attraverso quali strumenti ha fino ad oggi valutato l’efficacia del risanamento condotto ed il successo di alcune iniziative (ad esempio, come lui stesso ricorda, l’esito  dell’apertura di alcune strutture universitarie nello scorso mese di luglio). Così come sarebbe opportuno conoscere e prendere consapevolezza del clima che si vive all’interno dell’ateneo conseguente all’unica cosa certa che insieme alla Direttrice Amministrativa, suo braccio armato, ha fatto in un anno di rettorato: decurtare stipendi “normali” o al di sotto della normalità a diverse centinaia di persone facendo appello al senso di responsabilità dei dipendenti che già trova da tempo una diretta dimostrazione nella quotidiana ed appassionata attività lavorativa. Senso di responsabilità che è difficile, invece, constatare nei confronti di chi non ha pensato a ridursi il massimo della indennità di carica prevista.

Il senso di responsabilità sarebbe dimostrato, al contrario, sostituendo le coerenze alle incoerenze di dichiarazioni e comportamenti e per far questo sarebbe sufficiente pensare a una cosa semplice: se dopo un anno e mezzo di indagini la magistratura ha rinvenuto gravi irregolarità nell’elezione del rettore, questo vuol dire che, indipendentemente dalle responsabilità personali, le elezioni non si sono svolte correttamente e che, di conseguenza, chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” di rimanere nella propria funzione. Tutti i membri della comunità accademica sono utili al risanamento, ma lo sono nel loro insieme, e nessuno è più utile degli altri. Lo stesso risanamento non può prescindere, lo ribadiamo, dalla legittimità e dalla legittimazione.

Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico

La notizia è ormai certa! L’8 novembre i Pm Antonino Nastasi e Aldo Natalini hanno concluso le indagini sulla voragine da 200 milioni d’euro nell’ateneo senese con la richiesta di rinvio a giudizio per 23 indagati. Questi i capi d’accusa: peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio. Inoltre, sembra che la Procura intenda procedere al sequestro di beni e conti correnti degli indagati, per recuperare almeno una parte del danno erariale. Anche le indagini sui presunti brogli elettorali sembrano ormai concluse e fra qualche giorno si saprà se Riccaboni è legittimato a esercitare pienamente le funzioni di rettore dell’università degli Studi di Siena. Tutto ciò avviene dieci giorni prima dell’inaugurazione dell’anno accademico, voluta e fissata dal rettore per il 21 novembre.

A questo punto, è logico chiedersi se non sia il caso di annullare la cerimonia nell’esclusivo interesse dell’ateneo. In caso contrario, considerando che tra gli indagati figurano due ex rettori, tre ex direttori amministrativi e quattro revisori dei conti, Riccaboni ha il dovere di fornire, per l’occasione, una precisa ricostruzione della vicenda che ha affossato un’istituzione dal glorioso passato. E anche se, al momento, non è tra i destinatari di un avviso di garanzia, appare quanto mai opportuna una dichiarazione per escludere ogni sua forma di responsabilità nel dissesto dell’ateneo, in considerazione del ruolo svolto come presidente del nucleo di valutazione, preside di Facoltà e presidente del Cresco. Infine, poiché è già passato un anno di rettorato, s’impone che nel corso dell’inaugurazione la comunità accademica sia informata delle ragioni di alcune scellerate iniziative, considerata la totale assenza di trasparenza che le contraddistingue. Si ricordano, in particolare: la nomina dell’attuale direttore amministrativo e la sua retribuzione (non approvata dal CdA e superiore, di circa 30mila euro, a quella prevista per il nostro ateneo); l’inesistenza di un piano di rientro dal disavanzo d’amministrazione, necessario e obbligatorio; l’azione truffaldina relativa all’utenza sostenibile per l’attivazione dei corsi di laurea in Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Scienze Biologiche e il conseguente scadimento dell’offerta formativa; il ridimensionamento della Facoltà medica e la sua “ospedalizzazione”; l’immotivata riorganizzazione degli uffici amministrativi con attribuzione delle responsabilità a soggetti privi delle necessarie competenze; le delibere adottate in evidente conflitto d’interessi; il tentativo di speculare sull’università, con la costituzione di un fondo immobiliare che gestisse gli edifici da alienare; i rapporti mai chiariti con un operatore finanziario indagato dalla Procura di Fondi. Questi sono i temi che la relazione del rettore dovrà trattare se, nonostante tutto, persiste nell’idea di inaugurare l’anno accademico.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (11 novembre 2011). Anno Accademico: è il caso di inaugurarlo?

Ma che senso ha inaugurare l’anno accademico all’università di Siena?

Rabbi Jaqov Jizchaq. Si dice che «non c’è niente di male nel riportare l’ateneo senese a numeri gestibili, anche se con tagli effettuati su criteri economici…». Vecchio argomento un po’ ipocrita, se mi si consente, giacché non è mai seguito dall’elencazione di dati di fatto precisi: la gente viene dichiarata inutile “post mortem” e il ragionamento ammonta quindi ad un pirandelliano “così è se vi pare”: la storia la scrivono i vincitori e se a quello là, l’hanno ammazzato, avranno pur avuto delle ragioni per farlo. Amen. La saga dei luoghi comuni. Siamo davvero sicuri che siano state cancellate certe strutture o corsi di laurea creati artificiosamente e dispendiosamente negli anni passati e basta? A me risulta più di una situazione in cui è accaduto casomai l’esatto contrario, e che molto di ciò che si dichiara “inutile” sia ancora allegramente quanto inspiegabilmente in piedi. Quasi tutto ciò che è stato creato negli ultimi quarant’anni, non si è consolidato, spesso perché nato da un atto politico poco lungimirante e convinto, e pertanto recava già una scadenza nell’atto di nascita, come il latte e lo yogurt. Senza dire che la situazione economica del paese è precipitata. Purtroppo però si tratta, ragionando un po’ a spanne, di oltre la metà dell’ateneo: e allora che si fa? Se sbaglio, naturalmente, correggetemi, ma siate meno vaghi, cominciando a spiegarmi come ciò nonostante, le sedi distaccate sono ancora lì, con i loro doppioni, per i quali s’intravede un “radioso avvenire” a spese della casa madre, magari con quattro o cinque studenti, e le più volte dileggiate in questo forum “scienze del bue muschiato” sono più vive che mai, semplicemente perché dal punto di vista del personale (non necessariamente degli iscritti!) “troppo grosse per fallire”, come si dice ora. Questo è il punto: non aspettiamoci scelte razionali e qualitative quando si applicano criteri meramente quantitativi e “lineari”. Almeno, questo è quello che mi è dato di vedere, giacché come altre volte ho sottolineato, a me pare che in questa fase contino solo le famose staliniane “divisioni” (“quante divisioni ha il Papa?”) e come attesta anche l’episodio di Ematologia, pur relativo ad una Facoltà dove di docenti ce ne sono parecchi, di questi tempi quando se ne va un professore, può darsi che entri in crisi un intero settore: figurati dove di professori ce ne sono meno! E viceversa: la presenza di parecchio personale di ruolo, costituisce per caso ipso facto un segno di eccellenza? In molti casi poi, cosa tenere e cosa sopprimere è frutto di scelte politiche, equilibri, negoziazioni che travalicano l’università stessa, patti tra “grandi elettori” e sarebbe bene che chi compie tali scelte, almeno non nascondesse la mano, sicché si possano almeno intravedere i tratti di un disegno volto a un fine, ancorché criticabile, e non avere l’impressione di essere in balia di forze che lottano darwinianamente per la sopravvivenza o macchinazioni del tutto estranee al perseguimento del bene comune. Siamo sicuri dunque che siano stati criteri “economici” e di razionalità a guidare i tagli? Io mi azzardo a dire di no, perché il meccanismo dei “tagli lineari” (leggasi “requisiti minimi di docenza” più pensionamenti) decapita un po’ a casaccio e togliere un pollo a chi ne ha ventidue o toglierlo a chi ha solo quello, non è la stessa cosa, né la specchiata onestà o il valore di qualcuno si giudicano necessariamente dai polli che conta il suo pollaio. Posso certo sbagliarmi, ma sfido chiunque ad argomentare per dimostrarmi il contrario, giacché trovo che a cinque anni dall’eplosione del “buho”, non sia più tollerabile porre queste questioni in termini vaghi ed interrogativi. Per piacere, guardiamo in faccia la realtà! In ogni caso, se fossi uno che deve trascorrere ancora qualche lustro in questa sede, direi: “fate quello che volete: continuate a puntare sulle “scienze del gatto e del bue muschiato” e a dichiarare inutile magari la meccanica quantistica, la genetica o la topologia differenziale, ma per amor del cielo, chiarite a chi non sia prossimo alla pensione e veda scomparire attorno a sé le condizioni stesse del proprio operare, cosa deve fare nei prossimi dieci o venti anni”, perché non si può semplicemente tenere in ostaggio una generazione o due. Torno a ripetere che il problema, a mio modestissimo avviso, non si può risolvere “intra moenia”.

A grandi passi verso un’unica Facoltà medica della Toscana

Francesco Lauria. Magnifico Rettore, Ill.mo Sig. Preside, Colleghi di Facoltà. Non riesco a dissimulare una certa amarezza e disappunto per l’anticipata conclusione della mia attività di Professore Universitario e Responsabile Clinico dell’Ematologia. Quanto è accaduto in questi ultimi due anni è stato veramente terribile e vissuto con il solo conforto e la solidarietà dei miei collaboratori più stretti e di qualche amico. Purtroppo però, non ci sono limiti al peggio, infatti dopo aver “polverizzato“ l’Ematologia e Trapianti, una tra le strutture meglio funzionanti sia dal punto di vista scientifico che assistenziale, l’opera di distruzione non ha risparmiato nessuno, neanche la prof. Bocchia, Professore Associato di ottima reputazione nazionale e internazionale sia come docente che come riferimento assistenziale che avrebbe avuto tutte le capacità di assumere la direzione della struttura. Pertanto, non comprendo la necessità di richiedere all’Università di Firenze un Ordinario che svolga un’attività di “tutoraggio” un giorno alla settimana, se non pensando a specifici disegni futuri a cui l’Ematologia fa da cavia creando un “pericoloso precedente”, che comporterà un inevitabile indebolimento della Facoltà come sostenuto anche dal prof. Petrini, Ordinario di Ematologia e Preside della Facoltà di Pisa. Concludo auspicando che la Facoltà Medica possa uscire quanto prima da questo momento oscuro, inquietante e cinico e auguro a tutti di avere una fortuna migliore della mia.

Mario Petrini. Caro Francesco, ho appreso con sorpresa, nel corso del recente Congresso Nazionale di Ematologia, della tua decisione di dimetterti. Spero che sia ancora possibile che tu ritorni sui tuoi passi: infatti una simile scelta priverebbe l’Ematologia di un Professore Ordinario universalmente conosciuto ed apprezzato, Ricercatore di fama internazionale e Coordinatore di studi di grande respiro che suscitano notevoli speranze. Ho avuto modo di esporre la situazione al Collegio dei Professori Ordinari del nostro settore scientifico disciplinare e tutti, indistintamente, si sono stupiti e dichiarati amareggiati per l’indebolimento che la disciplina avrebbe con un tuo ritiro. Il prestigio internazionale di cui l’Ematologia italiana gode è frutto di studiosi come te che la rappresentano nei congressi più importanti e con pubblicazioni di elevatissimo impatto come quelle che hai prodotto. Oltre che per queste considerazioni sono profondamente contrariato, come Preside della Facoltà di Medicina di Pisa, per l’assetto didattico e assistenziale che deriva da una simile decisione non opportunamente preparata. La copertura che le tre Università offrono, per quanto attiene all’Ematologia, è infatti precaria con una offerta assistenziale al limite del fabbisogno. L’ipotesi che il tuo Preside mi ha prospettato, di una condivisione con il Prof. Bosi, Ordinario di Firenze, mi stupisce, come ho avuto modo di dirgli e mi amareggia non essere stato coinvolto. In primo luogo avete, a Siena, un Professore Associato di grande rilevanza, la Professoressa Bocchia, coordinatore di uno studio di interesse internazionale aperto anche all’industria, che gode di ottima reputazione sia come Docente che dal punto di vista assistenziale. La Professoressa ha, a mio avviso, tutte le capacità per proseguire la tua opera e non vedo necessità di tutoraggio o di un periodo di attesa. Anche strategicamente, la condivisione non strettamente necessaria, di Docenti porta inevitabilmente all’indebolimento della stessa Facoltà che potrebbe risultare sminuita rispetto alle altre. Vero è che questa soluzione appare temporanea, ma ugualmente il precedente è pericoloso. Ho più volte sottolineato come, a mio avviso, una programmazione delle attività sul territorio regionale debba essere fatta arrivando perfino alla rinuncia coordinata di corsi di laurea triennale mentre l’idea della condivisione porta in se i rischi dell’inefficienza ed avvia verso un’ipotesi di Facoltà unica della Toscana. Non credo che la tradizione, l’esperienza ed il prestigio delle tre Università possano consentire una simile evoluzione che ha in se il germe della perdita di autonomia.