Ateneo senese: il risanamento dovrà salvaguardare la centralità degli studenti e dei docenti

Il piano di risanamento già approvato dagli organi di governo dell’Ateneo senese dovrà tenere conto anche del calo costante e inesorabile, iniziato nel 2001, del numero degli studenti. Rispetto al 2000, nel 2008 si sono persi 2161 studenti. I picchi del periodo 2002-2004 non devono ingannare: indicano gli anni in cui sono state approvate le convenzioni per la svendita di lauree sulla base del riconoscimento dei crediti, con l’obiettivo di “far soldi” (e concorrenza al CEPU), con il risultato certo di uno “scadimento dell’offerta formativa”. In tal modo sono stati “svenduti” migliaia di titoli del corso di laurea in Scienze dell’amministrazione e dei corsi triennali della Facoltà di Medicina. Occorre invertire questa tendenza investendo sull’offerta formativa che dovrà caratterizzarsi per qualità della didattica (compresi laboratori e strumenti didattici) e per reclutamento di giovani docenti e tecnici, sotto la guida preziosa di chi, con più esperienza, può dare ancora tanto al nostro ateneo e non dovrà certo essere allontanato, per consentire l’ingresso di altri amministrativi che, già in esubero, non sono centrali nello svolgimento delle attività istituzionali dell’ateneo.

Il male oscuro (ma non tanto) dell’Università di Siena

Pubblichiamo un articolo sull’università di Siena apparso sul sito di “Impegno per Siena”.

Magister. Dalla “Nazione” del 4 dicembre 2008 leggo una esilarante dichiarazione del segretario della Cgil senese: «Il Governo mi sembra che finora sia stato più attento a piazzare i suoi uomini all’Università (si riferisce al membro del cda e al neo direttore amministrativo, ndr) piuttosto che fornire un sostegno economico al risanamento». Questa ripetitiva esternazione, che si aggiunge alle tante altre che costituiscono oramai un immenso guazzabuglio dove si trova tutto e il contrario di tutto, mi stimola a sviluppare qualche riflessione su quello che, a mio avviso, rappresenta il vero male oscuro che ha infettato da tempo la nostra Università.
Taluni sostengono che il Governo non dovrebbe impicciarsi della nostra Università, alla quale penseranno le istituzioni locali, altri ne denunciano l’irresponsabile latitanza, attestata anche dal fatto che il Ministero competente da anni non si era preoccupato di nominare il suo rappresentante nel consiglio di amministrazione. Adesso che il Ministero ha riempito il vuoto nominando una persona altamente qualificata, che fa onore alla città, anche se non proviene dalla nomenklatura imperante, ecco la piccata risposta: «ha messo uno dei suoi». Già, perché quando il Comune nomina il suo rappresentante nello stesso consiglio, attinge al paniere degli altri? Non è forse vero che, allorquando si tratta di designazioni di spettanza locale, a parte la scaramuccia tra le due anime del PD, ci si preoccupa solo di valutare il grado di fedeltà politica dei candidati, ignorandone spesso lo spessore culturale e professionale?
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Senza i docenti l’università svanisce in un attimo, con i docenti esiste e può resistere

Cosimo Loré. Si legge in un commento in questo blog: «…la classe docente deve rappresentare il più importante interlocutore nella gestione della crisi dell’università di Siena». Sante parole! Finalmente qualcuno che parla chiaro e “scientificamente corretto”: non ci interessa il “politicamente corretto”. Amo dir a chiunque che senza i docenti l’università svanisce in un attimo, con i docenti esiste e può resistere.
(…) per dirla tutta credo che chi tenta di far saltare l’attuale rettore non sia animato né da spirito di giustizia penale (nonché civile e amministrativa) né da voglia di gestione straordinaria (commissariamento totale o parziale), bensì da bramosia di potere, desiderio di subentrare, bisogno di inquinare le prove, speranza di ritardare le indagini, illusione di riprendere il saccheggio, sogno di eseguire vendette, e spesso agisca in conto terzi disarcionati ma non domati, almeno nelle più lubriche fantasie!

Università: con il decreto-legge 180 si disincentiva l’impegno nell’attività didattica ed istituzionale

Si riporta una considerazione importante sulla valutazione della ricerca dei docenti come prerequisito per godere pienamente degli scatti stipendiali (da: Europa del 5 dicembre 2008).

Università, legge col trucco

Giliberto Capano. Il tentativo che si sta operando di correggere alcune storture del sistema universitario mediante il decreto-legge 180 (appena approvato con modifiche al senato e in corso di trattazione alla camera) è fornito di buoni propositi. Come sempre, però, quando si cerca di correggere problemi sedimentati attraverso strumenti contingenti e parziali, si rischia di commettere gravi errori ovvero di andare a causare conseguenze negative non previste (anche se assolutamente prevedibili).
(…) il decreto contiene almeno due previsioni davvero discutibili che dovrebbero e potrebbero essere cambiate. In primo luogo, viene reiterato un “trucco” contabile. Si consente ancora una volta alle università di calcolare quanto spendono per il personale rispetto al finanziamento pubblico escludendo dal computo gli aumenti stipendiali sia dei docenti sia del personale tecnico-amministrativo. Una soluzione adottata a partire dal 2004. Un trucco introdotto dallo stato che furbamente dice: «poiché ho stabilito che pagano pegno tutte le università che spendono più del 90% dei soldi pubblici in stipendi, e considerato che le finanzio poco, allora consento alle università di fare un po’ di cosmesi contabile». Furbo vero? Così sono contenti tutti: lo stato che ci mette meno soldi del dovuto, le università che possono far finta di essere virtuose. Ovviamente fra qualche anno ci perderemmo tutti. Non sarebbe il caso di cambiare sistema e di mettere tutte le carte in tavola?
La seconda questione riguarda quanto previsto dal decreto nella versione approvata dal senato che introduce la valutazione della ricerca dei docenti come prerequisito per godere pienamente degli scatti stipendiali biennali. Sembra una buona idea. Lo sarebbe se fosse ben declinata operativamente. Invece quanto previsto è piuttosto discutibile. Stabilire che il periodo valutato sia biennale è decisamente eccentrico rispetto a quanto si fa in altri paesi (dove si ragiona in termini almeno quadriennali: fare ricerca necessita di tempo se si vogliono produrre risultati rilevanti). Non considerare minimamente la didattica e le attività istituzionali per la valutazione a fini stipendiali del lavoro del docente è non solo ingiusto (all’università si insegna e si gestisce), ma anche assolutamente non in linea con quanto viene fatto all’estero. Pertanto, messa in questi termini, la proposta approvata dal senato rischia seriamente di disincentivare l’impegno nell’attività didattica ed istituzionale. La valutazione è una cosa seria, va ponderata e pensata in modo attento. Così non funzionerà. Su queste due questioni sarebbe davvero necessario che la camera intervenisse in modo responsabile.

Ateneo di Siena: fusse ca fusse la vorta bona per un “Sistema di Contabilità Economica e del Controllo di Gestione”

miccolis_emilio.jpgL’università di Siena ha un nuovo direttore amministrativo, il Dott. Emilio Miccolis, già dirigente del Dipartimento Gestione Risorse Finanziarie presso L’Università degli Studi di Bari. A lui i nostri più sinceri auguri di buon lavoro.
La lettura del suo curriculum fa sperare che, forse, è arrivato il momento dell’adozione, per l’ateneo senese, di un “Sistema di Contabilità Economica e del Controllo di Gestione” (introdotto con il D.L. 279/1997) che consente di verificare efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa al fine di ottimizzare, anche mediante tempestivi interventi di correzione, il rapporto tra costi e risultati. La mancata adozione del sistema di contabilità economica è un’altra disattenzione, tra le altre, della gestione Tosi.
È utile leggere quanto prevede l’art. 10 del D.L. 279/1997 (comma 1): «Al fine di consentire la valutazione economica dei servizi e delle attività prodotti, le pubbliche amministrazioni adottano, anche in applicazione dell’articolo 64 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni ed integrazioni, e dell’articolo 25 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni e integrazioni, un sistema di contabilità economica fondato su rilevazioni analitiche per centri di costo. Esso collega le risorse umane, finanziarie e strumentali impiegate con i risultati conseguiti e le connesse responsabilità dirigenziali, allo scopo di realizzare il monitoraggio dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’azione svolta dalle singole amministrazioni. (…)»

Ateneo senese: abbinare al piano di risanamento un progetto per migliorare didattica e ricerca

rettorato.jpgRoberto Petracca. La pubblicità negativa che inevitabilmente scaturisce dal dissesto finanziario non attrae certamente nuovi studenti e va contrastata energicamente. Per farlo occorre chiarire subito come si pensa di fabbricare gente preparata piuttosto che somari. Questo aspetto va affrontato di petto subito perchè gli studenti dell’ultimo anno delle superiori stanno già decidendo cosa fare in futuro.
C’è un piano di risanamento in cui ogni iniziativa è mirata a ridurre costi, abbattere debiti ed eliminare sprechi. Ottimo. Ora occorre dire con chiarezza cosa c’è sull’altro piatto della bilancia, ossia su quello dell’offerta. Serve qualcosa in grado di convincere che verrà salvaguardata e migliorata la qualità della formazione e della ricerca. Occorre dire cos’è che rilancia il prestigio dell’Università. In mancanza di questo non si contrasta la pubblicità negativa dovuta al dissesto finanziario e i ragazzi sceglieranno lidi più promettenti. Se dovesse accadere una simile sciagura, peggiorerà ulteriormente il rapporto tra numero di studenti e numero di dipendenti dell’università, vanificando ogni sforzo di risanamento economico.