Necessaria la costituzione di parte civile per i danni all’ateneo senese provocati dal trio Riccaboni-Frati-Fabbro

Caravaggio

Con il titolo «Siena: la caduta» e sottotitolo «Era la città ideale, ora sembra diventata un manifesto del cattivo governo. Un mito disarcionato. Da una banca.» il venerdì di Repubblica presenta un servizio di Paola Zanuttini, con foto di copertina che ritrae un fantino mentre cade da cavallo. Si dice che da ieri sera i contradaioli siano stati informati dell’azione legale che il “Consorzio per la Tutela del Palio di Siena” intende attivare contro la Repubblica, che ha diffuso, senza autorizzazione, una foto del Palio. All’interno un altro titolo: «Viaggio tra le ombre della città che fu ideale». Il lungo sottotitolo: «Il crac del Monte dei Paschi vissuto come un trauma. In un posto dove un cittadino su quattro lavora con la banca, dove sport, cultura e il Palio dipendono da un Istituto di Credito. Che ora non ha più credito.» Ho incontrato la giornalista, rispondendo per circa un’ora alle sue numerose domande. Di seguito, quel che ha pubblicato del lungo colloquio, nel quale riporta brevemente i dati riguardanti le azioni truffaldine, relative all’utenza studentesca sostenibile.

Paola Zanuttini. È piena di blogger, Siena, ma si vede che questi lupi solitari ululano le loro verità alla luna, altrimenti la cittadinanza non sarebbe così sconcertata dai noti fatti. Prendiamo Giovanni Grasso, ordinario di Anatomia umana e autore del blog Il senso della misura, dove segnala ogni illecito, abuso o scandalo cui assiste all’Università. Lui scrive, scrive, ma non succede granché, se non interviene la magistratura. Anche le persone che accusa non reagiscono: «Al massimo, se li incontro, mi evitano». Effettivamente, quella che l’ex rettore Luigi Berlinguer definiva una piccola Oxford ha perduto un po’ dello stile britannico. Grasso elenca un rosario di nefandezze. Ce n’è una niente male. Nel 2011/12 entrava in vigore in tutti i Corsi di Farmacia e di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche il numero programmato. Siena non l’ha applicato e, non richiedendo i test d’ingresso, si è accaparrata 1120 iscritti, quando ne poteva accogliere 273. Bel colpo per le casse dell’Università, ma non per gli studenti: hanno avuto solo 52 professori, mentre Milano proponeva 147 docenti per 640 iscritti.

Tra impreparazione e insipienza dei vertici, un altro primato negativo per l’università di Siena

Riccabonigregario

Il 22 novembre 2010, Riccaboni, appena insediatosi come rettore, informò i Consiglieri d’Amministrazione della comunicazione ministeriale riguardante la percentuale d’indebitamento dell’Università di Siena che, a quel tempo, risultò del 27,56%. Due anni dopo, il rettore tenta di nascondere, senza riuscirci, un risultato da primato della sua gestione e cioè che l’indicatore d’indebitamento ha raggiunto quota 38%. Al 2° posto, con il 30,71%, si piazza l’altra università del “Sistema Siena”, la Stranieri, e al 3° posto, con il 21,42%, l’università Napoli “L’Orientale”. Orbene, il Consiglio d’Amministrazione (riunione del 22 marzo p.v.) dovrà esprimersi sul seguente punto: «Decisioni in merito al contenzioso in essere ed eventuali assunzioni di personale».

A tal proposito, è bene ricordare che le università statali possono contrarre mutui e altre forme d’indebitamento esclusivamente per le spese d’investimento e che il limite massimo dell’indicatore per spese d’indebitamento è pari al 15 per cento. Inoltre il D.lgs 49/2012 prevede che gli atenei, con un valore di tale indicatore pari o superiore al 15 per cento, non possano contrarre nuovi mutui e altre forme d’indebitamento con oneri a carico del proprio bilancio. Lo stesso decreto prevede, altresì, che la programmazione d’ateneo debba perseguire l’obiettivo di una precisa composizione della docenza (ordinari, associati e ricercatori) e mantenere un equilibrato rapporto, tra l’organico del personale tecnico-amministrativo e quello docente, entro valori di riferimento (ancora da definire) «che tengano conto delle dimensioni, dell’andamento del turn over e delle peculiarità scientifiche e organizzative dell’ateneo.»

Siccome il punto in discussione nel prossimo CdA riguarda la programmazione d’ateneo, l’organo di governo statutariamente competente a «formulare proposte ed esprimere pareri obbligatori» in tale materia è prima di tutto il Senato Accademico. Pertanto, senza entrare nel merito del contenzioso (i docenti non ancora assunti e le quaranta unità di personale tecnico-amministrativo ancora da stabilizzare), non è possibile accettare l’iter procedurale seguito dal rettore e direttore amministrativo, che sottraggono, ancora una volta, «all’organo d’indirizzo, coordinamento e controllo delle attività scientifiche e didattiche dell’Università» le prerogative previste dallo Statuto.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (21 marzo 2013) con il titolo «Ancora un primato negativo per l’università di Siena».

Sulla costituzione di parte civile: il silenzio colpevole dei docenti servi e del “trio patacca” che governa l’università di Siena

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Si riportano alcuni passi dell’editoriale del direttore de “il Cittadino Online” che ripropongono il tema della costituzione di parte civile nel procedimento sul dissesto economico-finanziario e morale dell’Università di Siena.

I cittadini e quel sentirsi “parte civile”…

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) il 13 marzo, un manipolo di cittadini di Sovicille, rappresentati dall’avvocato Luigi De Mossi, si è costituito parte civile nella causa seguita alle indagini sul procedimento di privatizzazione dell’aeroporto di Ampugnano. Una notizia incoraggiante: semplici cittadini che, vista la totale – e immotivata – assenza del Comune nel procedimento, hanno deciso di farsi carico della tutela dell’ente, a proprie spese. Un bell’esempio di partecipazione… e un sonoro schiaffone a chi, seduto sullo scranno più alto, quello di massima rappresentanza della comunità, tace. Per carità, c’è ancora tempo… ma cosa si aspetta? Cosa trattiene ancora il sindaco dal compiere ogni azione in proprio potere per tutelare un bene che gli è solo stato temporaneamente affidato e che, possibilmente, deve essere gestito con il criterio “del buon padre di famiglia”?

Il Gup Gaggelli riconoscendo la surroga dei cittadini, ha rivolto formale diffida al Comune di Sovicille «affinché assuma le determinazioni di competenza in ordine alla eventuale sua costituzione di parte civile in via diretta e principale». Chissà cosa accadrà adesso. Chissà se saremo costretti ad assistere all’ennesima dolorosa assenza. Abbiamo già assistito all’assenza degli altri enti pubblici nel caso di Ampugnano: il Comune di Siena, per esempio. E pure la Provincia. E abbiamo assistito, dolorosamente, all’assenza dell’Università di Siena nel procedimento sul buco di bilancio.

Siamo sconcertati dal silenzio delle istituzioni pubbliche. Siamo sconcertati e impotenti di fronte alla noncuranza dimostrata da chi, oggi, si trova a rappresentarle (e quindi a tutelarle, gestirle e proteggerle). Visto in quest’ottica – l’unica possibile – questo è un silenzio colpevole che danneggia un bene comune. Quello di chi cerca di stare sottotraccia e di farsi notare il meno possibile. (…) Un piccolo manipolo di cittadini di Sovicille, probabilmente forte della positiva esperienza del comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano, ha deciso di farsi carico degli oneri che sono rimasti, al momento, sprovvisti di responsabile istituzionale. (…) Insomma, i cittadini si riprendono, in qualche modo, la dignità che gli appartiene, con una rinnovata partecipazione ed un impegno che deve far impallidire chi è pagato per questo. E così facendo mettono in pratica un principio di condivisione e di com-passione che supera mille volte, in potenza, il bieco intreccio di interessi dei pochi. Quel groviglio che ha ammorbato non solo la politica, l’economia, la società ma pure l’aria che respiriamo.

In questo cammino di consapevolezza (che speriamo non s’interrompa ma coinvolga altri, tanti, tutti) anche i partiti dovranno cominciare a fare i conti con i loro iscritti, sempre più contrari all’obbedienza “acritica”. Primarie sì, primarie no… Primarie sempre, diciamo noi. Sezioni aperte, voce a coloro che saranno chiamati a scegliere il sindaco. Chi sceglie la via della partecipazione non può decidere quando attuarla: questa diventa una necessità “a prescindere”. La paura di perdere il proprio status non è una giustificazione lontanamente sufficiente neppure di fronte alla propria coscienza. Non può esserlo in un momento storico che pare rappresentare temporalmente quell’attimo esatto in cui, dopo aver toccato il fondo si guarda verso l’alto e, da un punto buio e profondo, si riesce a scorgere un cielo stellato. (…)

Attendiamo, sempre, che anche a Siena, come a Sovicille, i cittadini si costituiscano parte civile nei tanti sconcertanti fatti che hanno portato danni alla città. E non fa differenza se ci sono cause in corso in Tribunale oppure no. Parte civile potrebbe voler dire anche solo chiedere, informarsi, attivarsi, proporsi di dare un contributo ad un evento, ad un incontro, ad un moto di protesta… Quando si smette di essere servi, facendo in questo modo la prima scelta libera, non ci sono tante strade da percorrere. Affrontando tutti i sacrifici del caso (perché una scelta giusta si riconosce dai sacrifici rinfrancanti che comporta) tornare indietro diventa impensabile. Assaggiato il sapore della libertà, dell’autodeterminazione, della partecipazione, non se ne può più fare a meno. Per fortuna…

Per Laura Vigni, candidata sindaco di Siena, cresce l’allarme per il futuro dell’Università

Laura-VigniLaura Vigni. La recente relazione della Corte dei Conti sul pessimo stato finanziario dell’Università di Siena conferma che siamo ancora lontani dal raggiungere gli obiettivi di risanamento, come già dichiarato dai Revisori dei Conti che non hanno approvato il bilancio 2013 e hanno parlato di stato di pre-dissesto. Quali possano essere le possibili conseguenze di una dichiarazione che formalizzi il dissesto finanziario non sono chiare, anche per l’incertezza delle norme.

La persistenza di un così pesante deficit dipende in parte dalle difficoltà generali riconducibili alla diminuzione del finanziamento statale, certamente frutto della disastrosa riforma Gelmini e delle politiche dei governi che si sono succeduti in questi anni, come dimostra la diminuzione generale degli iscritti e il fatto che molte altre università si trovano in situazioni simili. Bisogna però dire che da parte dei responsabili dell’Università di Siena si poteva fare molto di più e di diverso per realizzare un risanamento strutturale che non comportasse solo tagli al personale, come quelli dolorosi della cooperativa sociale, e ai corsi di studio. Anche le recenti promozioni a dirigenti di tre tecnici amministrativi, non sembrano coerenti con la politica del risanamento. Bisogna agire di più sul fronte progettuale, in primis delle entrate e da questo punto di vista non si sta facendo abbastanza per reperire finanziamenti da fondi europei, visto che l’ufficio destinato a questo complesso compito ha una inadeguata dotazione di personale, pur in un quadro di sovrabbondanza di impiegati tecnici e amministrativi. Su quel fronte bisognerebbe attivare una task force, elaborare progetti credibili e innovativi, capaci anche di supportare la ripresa economica del territorio e lo sviluppo di nuova occupazione giovanile.

D’altro canto non procede in maniera omogenea, né sembra costituire una priorità ma pare affidato solo all’iniziativa dei singoli docenti, lo sviluppo di forme di collaborazione in alcuni corsi di laurea fra varie sedi universitarie nell’ambito della Regione Toscana. Manca la forza di indirizzare in questa direzione alcuni settori della didattica e della ricerca, come invece si sta facendo in altre regioni. Mentre appare semplicistica e poco opportuna l’ipotesi di accorpare l’Università degli Studi con l’Università per Stranieri, in considerazione della diversa natura delle due e del buono stato finanziario della seconda che non pare il caso di compromettere. Tuttalpiù, potrebbero essere prese in considerazione forme di reale cooperazione e integrazione per certe materie che si ripetono in simili corsi di laurea, sempre però tenendo presente la specificità di un’istituzione destinata all’insegnamento della lingua e cultura italiana per gli stranieri.

Nel ribadire la preoccupazione per la mancata consapevolezza delle necessità di rinnovamento (come attesta la conferma decisa dal Rettore di Roberto Morrocchi a rappresentare le istituzioni cittadine), chiedo che la situazione sia gestita con maggiore sforzo innovativo, fuori dalle consuete logiche di potere, e auspico che vengano prese tutte le iniziative idonee anche a migliorare i servizi cittadini per gli studenti universitari, che costituiscono una risorsa intellettuale e materiale fondamentale per Siena.

Anche la Lega Nord chiede le dimissioni del rettore dell’università di Siena

RiccabocchioLa delibera della Corte dei Conti Toscana fa crollare il castello di carta del Rettore Riccaboni e del Direttore Amministrativo Fabbro

Lega Nord Toscana (Segreteria provinciale di Siena). La Corte dei Conti mette nero su bianco le contestazioni sulle operazioni di alienazione (quali la vendita del Policlinico “Le Scotte” o quella del San Niccolò), in quanto «in contrasto con le norme nazionali di contabilità pubblica e gli orientamenti dell’Unione europea». La Corte ricorda, poi, che il Collegio dei revisori dei conti per gli anni 2010-11 proprio a causa della situazione di squilibrio strutturale è stato indotto «a dare parere non favorevole all’approvazione del bilancio consuntivo» e sottolinea le contestazioni operate dal MEF. Particolari critiche vengono mosse verso l’emersione di passività sommerse, di competenza di esercizi precedenti al 2011, «che avrebbero dovuto riportare i relativi impegni, nel rispetto delle procedure di legge, e la cui sussistenza, delinea ulteriori punti di criticità sugli equilibri di bilancio e sul rispetto delle procedure richieste per il loro riconoscimento». Soprattutto la sentenza rimarca come «l’esame condotto sulla gestione dell’Università di Siena evidenza squilibri strutturali tali da determinare gravi criticità gestionali e una situazione amministrativa in costante disavanzo». In particolare, sotto la lente dei giudici contabili viene posto il “Piano di risanamento” che è ritenuto «in parte non idoneo ad incidere significativamente sull’andamento delle spese e a ricondurre la gestione finanziaria in situazione di pareggio».

Parole che pesano come macigni e che avrebbero dovuto spingere il Rettore a non smentire alcunché e a tacere, soprattutto quando si vede come gli incarichi esterni sono aumentati del 274%. È questo il piano di risanamento del duo che guida l’Università di Siena? Ribadiamo, per l’ennesima volta: Riccaboni si deve dimettere e l’Ateneo deve essere commissariato. La Lega lo chiede dal 2007: forse è l’ora che qualcuno ci dia retta!

Chi tutela l’università di Siena nel processo contro i responsabili del dissesto dell’Ateneo?

Zelia-RuscittoRiportiamo dall’Editoriale de “Il Cittadino Online” (“Facciamo ancora finta che non sia successo niente?“) il brano riguardante l’ateneo senese. In esso si legge che «l’Università è passata alle vie di fatto legali contro il professor Grasso». Non ne so nulla! Però, mi auguro di cuore che la notizia sia vera!

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) Proseguiamo con l’Università? Ieri (6 marzo) udienza rinviata per il buco dell’Ateneo. Nova, direbbe un senese doc! Di rinvio in rinvio (e prima di passaggio di carte in passaggio di carte) sono trascorsi 5 anni e di sapere di chi caspita sia la responsabilità di un disastro gestionale senza paragoni in Italia, siamo ben lungi dal sapere. In questo caso, ci permettiamo qualche altra osservazione di carattere strettamente etico/morale: secondo quanto riferito da alcuni sindacalisti presenti, in aula non c’era nessuno a rappresentare l’Università! Come mai? In un’inchiesta che vede dei rettori imputati come possibili responsabili del dissesto, perché l’ente non si interessa e non prevede una sua posizione attiva nel processo? Chi tutela un bene collettivo? Chi rappresenta la città (ma, per esteso, i cittadini italiani) di fronte alla giustizia? Questa domanda, fatta dal giudice Bellini oggi in aula, è rimasta sospesa nell’aria ed è caduta miseramente senza che nessuno alzasse il ditino a dire “Io, signor giudice”. E il fatto è decisamente inquietante e la dice lunga su chi oggi si trova a rappresentare l’Università di Siena.

Restando sempre in ambito universitario: in diversi (Lega Nord e Laura Vigni ma magari dimentico qualcuno) hanno chiesto al Rettore Riccaboni di fare il passo delle dimissioni. Una richiesta che scaturisce non solo dalla questione dell’indagine sulla sua nomina (ma già quella basterebbe!) ma che prende forza dalla questione dell’ultimo bilancio d’Ateneo e dalla relazione del Collegio dei Revisori dei Conti. Una bocciatura piena che giunge alla richiesta d’intervento del Miur al fine di avviare la procedura di dissesto finanziario. In due anni non si è riusciti a fare nulla per rimettere in piedi i conti dell’Università. A parte, ovviamente, allungare i mutui per far ricadere i debiti sulle generazioni future. Anche qui sono stati chiesti sacrifici ai dipendenti, sono state mandate via persone bisognose di lavoro (chiamando in causa la necessità del taglio dei costi!) ma chi amministra, chi prende stipendi faraonici (ed in alcuni casi ingiustificati) non ci pensa neppure a tagliarseli! E questi, detto tra noi, rappresenterebbero la schiera degli intellettuali. Di quelli che dovrebbero, sulla carta, avere una visione ampia, sollevata almeno di qualche metro dalla terra che noi miseri mortali calpestiamo ogni giorno… I docenti di questa un tempo illustre università tacciono. A parte qualche esempio di attivismo (vedi il professor Grasso contro cui l’Università è passata alle vie di fatto legali), regna un silenzio marziano. Il silenzio delle coscienze che sarebbe auspicabile non insegnare ai giovani.

Su tutte le vicende universitarie incombe il rischio prescrizione. Come a dire: sì, ci abbiamo provato ma… pazienza. Ormai le cose sono andate così; qualcuno ha preso soldi, qualcuno li ha solo spesi pensando che fossero suoi, qualcuno li ha usati per farsi una schiera di servi (all’Aurigi gergo) e crearsi una bolla di potere, qualcuno li ha usati per fare carriera altrove… fatevene una ragione! (…)

Per “influenza” è stata spostata l’udienza per le richieste di rinvio a giudizio sul dissesto dell’università di Siena

Bucoverita

Da alcuni giorni circolava la voce! Oggi la conferma! L’udienza davanti al Gup sulle richieste di rinvio a giudizio per diciotto indagati del dissesto dell’ateneo senese è stata aggiornata. Infatti, il giudice, alle 10,30, ha informato i convenuti (solo sei indagati e uno stuolo di difensori) dell’indisponibilità, causa influenza, dell’avvocato De Martino e della sua richiesta di differimento ad altra data. Il Gup ha così fissato la nuova udienza al 15 maggio e, ove ce ne fosse bisogno, al 17 e 20 maggio. La prescrizione, che aleggia da mesi su questo filone universitario, ha ormai trovato un venticello caldo e tranquillo che la sta spingendo lentamente verso un porto calmo e sicuro. Non resta che adoperarsi per realizzare la costituzione di parte civile per il dissesto economico-finanziario dell’Università di Siena.

Ateneo-con-buco

Il Gup oggi dovrebbe decidere sulle richieste di rinvio a giudizio per il dissesto dell’ateneo senese

Altan-baratro

Oggi alle ore 10,00 presso il Tribunale di Siena ci sarà l’udienza presso il Gup per la richiesta di rinvio a giudizio dei diciotto indagati del dissesto dell’Università di Siena. Per alcuni reati incombe la prescrizione, speriamo perciò che non ci sia un rinvio anche per questo troncone d’inchiesta.

Mentre il Monte dei Paschi chiede il risarcimento dei danni, il rettore dell’università di Siena premia i responsabili del dissesto dell’ateneo

UnisiMPS

Banca Monte dei Paschi di Siena. La Banca comunica che, in forza di delibera del Consiglio di Amministrazione, ha promosso in data odierna avanti il Tribunale Civile di Firenze le seguenti azioni giudiziarie e precisamente:

(i) nei confronti dell’ex Presidente Avv. Giuseppe Mussari e dell’ex Direttore Generale Antonio Vigni un’azione di responsabilità sociale, e nei confronti di Nomura International Plc un’azione di responsabilità extracontrattuale per concorso della stessa con i predetti esponenti della Banca, in relazione all’operazione di ristrutturazione finanziaria concernente le notes Alexandria posta in essere nel luglio-ottobre 2009; con tale azione viene chiesta la condanna in solido delle parti convenute al risarcimento dei danni subiti e subendi dalla Banca per effetto della contestata operazione;

(ii) nei confronti dell’ex Direttore Generale Antonio Vigni un’azione di responsabilità sociale, e nei confronti di Deutsche Bank AG un’azione di responsabilità extracontrattuale per concorso della stessa con il predetto esponente della Banca, in relazione alle operazioni di Total Return Swap poste in essere nel dicembre 2008 con riferimento alla società veicolo Santorini Investment Ltd; con tale azione viene chiesta la condanna in solido delle parti convenute al risarcimento dei danni subiti e subendi dalla Banca per effetto delle contestate operazioni.

In relazione a quanto precede il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di porre all’ordine del giorno dell’assemblea dei soci, che verrà convocata per l’approvazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2012, anche le deliberazioni in merito alle predette azioni di responsabilità nei confronti degli ex esponenti aziendali sopra indicati.

Università di Siena ad Arezzo: “hic sunt cialtrones et pataccones”

Pionta
Arezzo: hic sunt leones, no, hic est pseudo tyrannis (qui ci sono i leoni, no, qui c’è una pseudo tiranna)

USB P.I. Università di Siena. Arezzo non sembra una sede distaccata dell’Ateneo, ma una realtà a sé, dove le scelte vengono fatte in totale autonomia, senza alcun rispetto dei regolamenti interni d’Ateneo e del CCNL. Siamo intervenuti a gennaio rivolgendoci direttamente alla Direttrice Amministrativa e alla Direttrice dell’unico Dipartimento di Arezzo senza ricevere risposta alcuna. A questo punto non resta altro che porre pubblicamente le questioni, visto che le vie istituzionali non hanno ottenuto alcun risultato.

Il 21 dicembre, giorno in cui l’Ateneo chiude, viene mandata una comunicazione ai colleghi tecnici e amministrativi, e si spera anche ai docenti, per informare che le serrature degli stabili in uso all’Ateneo ad Arezzo del complesso del Pionta verranno sostituite. Inoltre si comunica che l’orario di apertura è dalle 8.00 alle 20.00 dal lunedì al venerdì. La cosa “bella” è che per una volta è stato riservato lo stesso trattamento ai docenti, infatti alcuni si sono ritrovati nella impossibilità di accedere ai loro studi non sapendo che le serrature erano state sostituite, e chi aveva le chiavi non era presente. Palazzina donne chiusa fino alle 9!

Il risvolto spiacevole di questa vicenda è che la Direttrice ha deciso in totale autonomia a chi dare copia della chiavi, forse suoi fidati collaboratori? Il possesso delle chiavi ha assunto tale rilevanza che chi le ha, in alcuni casi, le usa e poi si chiude dentro gli edifici, lasciando fuori la mattina altri colleghi. Superiamo la sindrome del “mio tesoro” e facciamola finita! Pare che ora si sia arrivati ad una soluzione parziale del problema garantendo l’apertura alle 7.45, ma il problema della sicurezza resta. La Direttrice dell’unico Dipartimento pensa di aver acquisito un diritto di proprietà sul personale tecnico e amministrativo per donazione da parte dei vertici dell’impero? Sì, se la stessa, con tono minaccioso e urlato, sostiene di poter imporre l’orario che vuole a chi decide lei. Ha già ridotto l’apertura fino al venerdì senza tener conto di chi lavora su sei giorni, e vuole imporre turni. Quello che stiamo vedendo esprimersi ad Arezzo è un atteggiamento dispotico che non possiamo accettare.

Altra questione grave è quella della gestione dei servizi generali della sede di Arezzo. Inseriti nel Dipartimento, sono un guazzabuglio di sovrapposizione di competenze. I colleghi dei servizi generali hanno le stesse competenze dei colleghi dei presidî di Siena, ma non hanno la stessa dignità né pari trattamento organizzativo. Vi è poi la questione che ad Arezzo i servizi generali non si riferiscono solo a servizi comuni, ma a servizi legati a strutture dell’Amministrazione centrale, che ovviamente devono avere un’interfaccia ad Arezzo. Come per l’ufficio tecnico che ha un suo ufficio distaccato, perché non prevederne una per il Q.it o per altri uffici dell’Amministrazione centrale? Non era più funzionale dare ai servizi generali di Arezzo il ruolo e le competenze dei presidi e ancor più le competenze distaccate degli uffici dell’Amministrazione centrale? Sì, altrimenti perché un anno e mezzo fa la stessa Amministrazione aveva creato il polo unico dei servizi di Arezzo? Con quel provvedimento si mettevano insieme tutte le competenze periferiche dell’Amministrazione centrale in un’unica struttura. Oggi cosa è cambiato? Chiediamo l’istituzione del presidio ad Arezzo! Chiediamo il rispetto dei regolamenti interni sull’orario di lavoro e del CCNL!