I sindacati insistono sulla mozione di sfiducia nei confronti del Direttore amministrativo dell’Ateneo senese

Rsu d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl-Intesa, Uil-Rua, Usb PI. Nell’ordine del giorno del CdA di lunedì 25 giugno non è stata inserita la mozione di sfiducia nei confronti della Direttrice Amministrativa richiesta dai rappresentanti del personale tecnico e amministrativo in CdA su mandato dell’assemblea, della Rsu d’Ateneo e delle OO.SS. Pretendiamo che sia immediatamente inserita all’ordine del giorno.

In merito al trattamento economico accessorio (TEA) tutto ciò che abbiamo sempre rivendicato nei passati 18 mesi a seguito della nota del MEF è stato confermato: obbligatorietà del pagamento del salario accessorio; obbligatorietà della certificazione dei fondi da parte del Collegio dei Revisori dei Conti; obbligatorietà della riapertura della contrattazione integrativa a prescindere dallo squilibrio finanziario, detto buco. Ad oggi, però, tutto questo non ha prodotto alcun risultato. Assistiamo ancora al balletto del cifre sulla determinazione dei fondi dal 2000 al 2009. I conteggi sono stati rifatti almeno 9 volte ottenendo sempre un risultato differente. Questa incapacità ci obbliga a rifiutare qualsiasi risultato che ci verrà infine presentato e di rifare i conteggi con consulenti di parte.
Per tutto quanto sopra scritto non possiamo fare altro che insistere nel dichiarare la nostra totale sfiducia nei confronti dell’operato della Direttrice Amministrativa. Ci aspettiamo dal Rettore e dalla Direttrice Amministrativa come unico segnale di apertura e conciliazione il pagamento per intero del TEA per l’anno 2011. Come potete pretendere che prestazioni lavorative già rese nell’anno passato non siano retribuite per intero? Chiedete a tutto il personale di affrontare un disagio e un sacrificio grandissimo con la nuova, confusa e complessa, riorganizzazione retribuendoci come? Il recupero che per ora è stato richiesto dal MEF entra in pieno conflitto con l’autonomia universitaria. È curioso come l’autonomia venga rivendicata per tutelare la proroga illegittima dei rettori di molti Atenei italiani contro il MIUR e non venga minimamente ricordata per le richieste legittime del personale tecnico e amministrativo di questo Ateneo che non chiede nulla di più di quello che gli spetta. Sacrificare, oggi, l’autonomia universitaria per il personale tecnico e amministrativo può sembrare poca cosa, ma segna un brutto precedente che ricadrà anche su chi si sente tanto tutelato nella sua funzione.

Per salvare l’università di Siena «ci vorrebbe un docente e un economista!», ha dichiarato Riccaboni

Rabbi Jaqov Jizchaq. 1. Per creare “i migliori”, come dice Raffaele Simone, occorrono corsi di laurea con un percorso 
chiaro, didatticamente ben strutturati, ben gerarchizzati (cioè a dire dove il livello superiore non sia una mera ripetizione di quello inferiore, quello che è fondamentale si distingue da quello che lo è meno), con chiari curricula dal triennio, alle lauree magistrali, al dottorato, al postdottorato: insomma, l’esatto opposto di quello che sta accadendo in questa fase. Anche perché sennò “i migliori”, come sta accadendo massicciamente adesso, non trovando soddisfazione alla loro brama di conoscenza, scappano a gambe levate subendo l’attrazione di sedi ove l’offerta didattica è più ricca e meno cinobalanicamente assemblata che da noi. Ma qui siamo ancora al caro babbo, ignari della concorrenza che oramai esercitano altre sedi o altri paesi europei.

2. La massiccia uscita di ruolo di moltissimi docenti rende insostenibile un’offerta didattica come quella che c’era prima, per via di quell’altra geniale trovata dei “requisiti di docenza” mussiano-gelminiani, e si è detto: “vabbè, a qualcosa si deve rinunciare”; ma mi domando che razza di criterio di selezione sia questo e le toppe che si stanno cucendo su vestiti sempre più laceri, mi paiono peggio del buco che coprono. Si era detto che c’erano troppi docenti, ma dal fatto che ora scarseggino e si aprano voragini nella didattica, si evince evidentemente che non erano “troppi” dappertutto, bensì in alcuni settori, né che l’abbondanza fosse proporzionale all’importanza e alla fama scientifica. Si era detto che si dovevano sopprimere i corsi “inutili” e di basso livello, ma siccome alla fine le scelte sono state compiute sulla base, se non talvolta di criteri inconfessabili, del materiale umano disponibile dopo le uscite di ruolo naturali o con moto accelerato (e questo blog ha illustrato bene dove di materiale umano ce n’era parecchio, insinuando anche perché), a me pare che invece siano entrati in crisi o stiano per farlo alcuni tra i settori più specializzati, cioè a dire quelli qualificanti. Quanto al numero di studenti, tacerò su certe opere di prestidigitazione con le quali si è fatto sì che chi ne aveva, non ne avesse più (vedi punto 1.) e di corsi imbellettati affinché non si capisse che non potevano più vantare le oceaniche adunate di supplichevoli aspiranti matricole.

3. Pertanto la vulgata intorno alla ricerca dell’eccellenza non la racconta giusta. Siamo arrivati al dunque: hic Rhodus, hic salta e non c’è spazio per sotterfugi. Considerata la voragine di bilancio e la scarsità di risorse dei tempi dello “spread”, considerato inoltre che quello che è stato soppresso non risorgerà dalle ceneri, l’unica maniera per mantenere un’offerta didattica decente sarebbe quella di specializzarsi localmente e andare però verso una integrazione tra atenei che insistono su una medesima area nella distribuzione dei compiti anche a livello della didattica di base. Quello che occorrerebbe fare, come ho già detto, è a mio avviso creare per ciascun settore dei solidi presidî di un certo peso a livello territoriale, mantendo viva la tradizione scientifica, il livello della didattica e le competenze professionali almeno in una delle sedi “viciniori” e concentrando lì i docenti in esubero, non più utilizzabili in altre sedi (almeno quelli che hanno voglia di lavorare). Altrimenti, senza possedere una “massa critica” quantitativa e qualitativa di docenti e studenti, si è costretti a proseguire sulla via nichilista dei garbugli inestricabili multidisciplinari da far cadere in deliquio il Maestro Venerabile degli Armonici Grovigli, brodi di coltura d’ogni sorta di filibustiere. Spulciando i piani di studio che propongono un approccio “mordi e fuggi” alle singole discipline mi chiedo come faranno gli studenti a laurearsi e far emergere il loro “genio”, se non vi è alcuna possibilità di approfondimento, al di là di vari assaggini stile happy hour.

4. Quanto alla “scomparsa” di una intera generazione di studiosi e all’assenza di qualsiasi possibilità per gli attuali “giovani” non-strutturati, il punto toccato è drammatico: naturalmente occorre operare dei distinguo, ma io non vedo altro modo, se non quello indicato, per offrire una prospettiva a quei ricercatori meritevoli – in molti casi spremuti per anni come limoni – che con la scomparsa dei rispettivi comparti di ricerca vengono ad uno ad uno spietatamente eliminati (se non stabilizzati) o emarginati e verosimilmente indotti al suicidio (se stabilizzati), senza una cacchio di “valutazione” del menga di alcunché, con la banale e metodica indifferenza livellatrice del beccamorto che seppellisce i buoni e i cattivi: distruggere una generazione è un costo sociale e morale accettabile (soprattutto per chi non lo paga) o un crimine di irresponsabilità?

5. Anziché adagiarsi sulle vuote liturgie di una soverchiante e tirannica burocrazia, costituita da ominidi che hanno prodotto solo il trionfo delle Scienze Improbabili ed Indistinte, bisognerebbe ricominciare a guardare ai contenuti e all’orizzonte di senso delle cose che si fanno; ci vorrebbero insomma degli “intellettuali”, parafrasando quel famoso medico che chiamato in soccorso di un ferito esclamò: «qui ci vorrebbe un dottore!». Mi pare, infatti, che nel culto idolatrico e deresponsabilizzante del Moloch della burocrazia si riveli la tragica assenza di una classe dirigente, nel senso della élite paretiana, in grado di avere una visione ed assumersi le proprie responsabilità. Dopo anni di deliri e di vuote teorie pedagogico-burocratico-formalistiche, di “format”, di “descrittori di Dublino”, di “learning skills” … che hanno avuto come unico effetto quello di deresponsabilizzare e di offrire alibi a fannulloni incompetenti e personaggi di sconfinata cialtroneria, a stento trattenuti dalla bramosia di insegnare tutto, mi sentirei di dire che non aveva tutti i torti Giovanni Gentile affermando che «il metodo è il maestro».

Sum e università di Siena: inchieste giudiziarie con iter temporali diversi

Scarsa l’attenzione riservata dai media al rinvio a giudizio di Aldo Schiavone e di altri quattro indagati per la gestione “allegra” del Sum (Istituto Italiano di Scienze Umane). È, perciò, utile e opportuna la pubblicazione integrale del comunicato dell’Ansa, che evidenzia anche il coinvolgimento di un ex direttore amministrativo dell’università di Siena. Analizzando la tempistica delle due vicende, la fiorentina e quella senese, colpisce l’iter normale seguito per il Sum, che si contrappone a quello, lentissimo, per il dissesto universitario senese. Senza considerare, nel caso fiorentino, un danno erariale di qualche milione di euro; spiccioli, confrontati con la voragine nell’ateneo senese. Ecco la tempistica nella vicenda Sum:

  • 23 settembre 2011: si chiude l’inchiesta della Procura di Firenze.
  • 22 febbraio 2012: la Procura della Corte dei Conti presenta il primo dei tre conti per danno erariale.
  • 13 e 14 giugno 2012: udienza preliminare del Gup di Firenze con rinvio a giudizio degli imputati.
  • 08 marzo 2013: inizio del processo presso il Tribunale di Firenze.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino online (18 giugno 2012) con il titolo: Sum e università di Siena: una tempistica d’indagine differente.

ANSA (Firenze 14 giugno 2012). Spese “pazze”, viaggi, regali e cene con i soldi dell’Università. Ma anche assunzioni “facilitate” per parenti e conoscenti. Per la gestione “allegra” delle casse e del personale dell’istituto di alta formazione universitaria Sum, l’Istituto di Scienze Umane con sedi a Firenze e Napoli, si terrà un processo davanti al tribunale di Firenze che comincerà l’8 marzo 2013. Oggi, al termine dell’udienza preliminare, il gup di Firenze Anna Favi ha rinviato a giudizio il professor Aldo Schiavone, insigne giurista, fondatore ed ex direttore del Sum. Con lui “alla sbarra” altri indagati: i due direttori amministrativi del Sum, Loriano Bigi (nel 2007) e Antonio Cunzio (nel 2008), più Daisy Sturmann, dirigente amministrativo dell’Istituto di studi umanistici-consorzio interuniversitario di Scienze umane (2002-2007) da cui originò il Sum. A processo anche Maria Grazia Guidali, titolare di un’agenzia di viaggi. Gli imputati sono accusati a vario titolo di peculato, abuso d’ufficio, truffa aggravata e favoreggiamento, reati ipotizzati dalla procura di Firenze per irregolarità che la guardia di finanza ha individuato esaminando 1.500 documenti contabili, soprattutto rimborsi su spese di vario tipo.

Il giudice Favi ha invece prosciolto da tutte le accuse il professor Mario Citroni, celebre latinista, attuale direttore del Sum, e l’ex direttore amministrativo dell’Università di Firenze e poi, nel 2006, dello stesso Sum, Michele Orefice.

Trentasette i capi d’imputazione formulati dal pm Giulio Monferini nell’inchiesta. Tra gli imputati, il professor Schiavone dovrà rispondere di peculato, abuso d’ufficio e truffa. Cadute invece le accuse di peculato e favoreggiamento per Loriano Bigi, direttore amministrativo del Sum nel 2007, che è stato rinviato a giudizio per due presunti episodi di abuso d’ufficio. Antonio Cunzio risponderà di abuso d’ufficio e peculato, ma non di favoreggiamento. Daisy Sturmann, responsabile della ragioneria del Consorzio interuniversitario, prima che diventasse Sum, è accusata di peculato e abuso d’ufficio in concorso col professor Schiavone. Infine, la titolare dell’agenzia di viaggi è accusata di truffa e favoreggiamento personale e reale a vantaggio del professor Schiavone in merito ai rimborsi ottenuti per viaggi che gli inquirenti non ritengono compatibili con l’attività del Sum.

Europa nel pallone e Unisi nel fognone

Esagera, Rabbi, a scrivere che «nelle operazioni decantate dal Magnifico, non vi sia alcuna concreta considerazione di tipo scientifico e qualitativo a giustificazione delle scelte operate o non operate». Infatti, all’insegna dell’internazionalizzazione, con «rigore e passione per il cimento della ricerca», il rettore ha ideato L’Europa nel pallone, guarda le partite a mensa! Visione, parole e suoni intorno agli europei di calcio 2012”. Gli studenti universitari potranno seguire Italia vs Croazia, il 14 giugno alla mensa Sallustio Bandini, gustando il “Menu degli Europei” al prezzo consueto, con la birra a 1 € e le patatine a 0,20 €. Quasi a voler ricordare, a chi pensava di cenare a sbafo, che l’Università di Siena è sempre con le pezze al culo. In compenso, però, arachidi e salatini saranno a consumo libero. Infine, gli studenti saranno onorati del saluto di Angelo Riccaboni e potranno ascoltare Damiano Tommasi (presidente dell’Associazione Italiana Calciatori), che intratterrà i presenti su “La linea di fondo: l’altro nell’Europa del calcio”. E così, gli orfani di “Parole & Musica”, del Progetto merchandising, del Caffè dell’artista, dell’etichetta musicale Emu (per l’edizione, produzione e messa in commercio di cd), impegnati negli ultimi sei anni a rigirarsi i pollici, intravedono la possibilità di un ritorno alla “filosofia dello sperpero”, così cara ai rettori che hanno portato l’ateneo alla bancarotta. Non si finirà mai di chiedere quanto sia costato in dieci anni questo baraccone. Quali aziende e designer sono stati coinvolti. Se sia lecito distrarre fondi dalla didattica e dalla ricerca per costituire un’attività commerciale, completamente fallita, che ha penalizzato l’ateneo per i fondi qualità ministeriali. Intanto, nell’era di internet e del digitale, gli studenti continuano ad usare vecchissimi microscopi monoculari del 1960, mentre occorrerebbe una moderna aula didattica interattiva per lo studio dei preparati microscopici. A essere penalizzati, però, sono solo gli studenti di Medicina; i loro colleghi di Biologia, infatti, hanno a disposizione modernissimi microscopi, fatti acquistare dall’attuale prorettore vicario, subito dopo il suo insediamento.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (13 giugno 2012) con lo stesso titolo di questo blog e il seguente sottotitolo: Grasso contro la “filosofia dello sperpero”.

Università di Siena: dai compagni organici ai rifiuti organici

La risposta di Rabbi Jaqov Jizchaq agli articoli e commenti sulla Facoltà di Lettere pubblicati sul blog di “Fratello Illuminato”.

Rabbi Jaqov Jizchaq. A parte quelli che non sono diventati esapresidenti galattici, i compagni organici sono diventati ahimè… rifiuti organici, gettati nella spazzatura assieme alla “autonomia del politico”, all’ermeneutica e all’estetistica per fare largo al nuovo che avanza nei settori recentissimi delle scienze Improbabili e Inesatte; culturalmente parlando, il declino si misura con l’arco concettuale che va da Hans Georg Gadamer a Red Ronnie, entrambi in fasi diverse “guest professors” di questo ateneo (e il secondo è sopravvissuto al primo in tutti i sensi).

Nelle operazioni recentemente decantate dal Magnifico, non mi pare di aver mai intravisto nessuna concreta considerazione di tipo scientifico e qualitativo a giustificazione delle scelte operate o non operate, ma non dico che sia sempre colpa della perfidia di qualcuno, sebbene in qualche caso purtroppo lo sia. Registro che, venendo sempre più a mancare nel corso di questi anni di riforme e ristrutturazioni cinobalaniche l’istanza del rigore scientifico, e addirittura la passione per il cimento della ricerca (sapere aude!), qualsiasi bischero si è creduto un von Humboldt, e con il conseguente venir meno di chiari indirizzi, ciò che è fondamentale e ciò che è complementare si sono mescolati in un inestricabile groviglio, un incommestibile pout-pourri relativistico (“Se Dio non esiste, tutto è permesso”, direbbe Ivan Karamazov). 
Il mio pensiero va a chi, fortunatissimo come coloro che si sono recati a comprare il cacio a Reggio Emilia il giorno del terremoto, è arrivato a Siena alla vigilia del buco, e che in un clima di debordante arroganza e vacuità scientifica, anziché compiacersi dei progressi del proprio lavoro, assiste di giorno in giorno all’avanzata del Nulla, avendo come unica scelta quella di tornare all’osteria a cercar padron migliore.

Anche senza scomodare cose d’insormontabile difficoltà matematica ed estrema raffinatezza filosofica, ma non mancando doverosamente di ricordare altresì (giacché tirate in ballo) a gente smemorata o semplicemente ignorante, che sin dai tempi del pòro Magari e per lungo tempo, Siena è stata internazionalmente nota proprio per queste cose, e non per altre; al netto inoltre di alcune inesattezze contenute nell’editoriale scritto a commento dell’avvelenata firmata dall’ “anonimo docente” inviperito e considerato che nel presente contesto in cui giganteggiano teorie futili dell’Irrilevanza Comparata tutto ciò che è difficile è ritenuto, ovviamente, inutile, si potrebbe anche ricordare, nella città del Monte dei fiaschi, tra damigiane di corte e prepotenti bottiglioni, con le parole di Wittgenstein, che la filosofia serve ad indicare ad una mosca la via d’uscita dal collo del fiasco: «Was ist dein Ziel in der Philosophie? Der Fliege den Ausweg aus dem Fliegenglas zeigen.»

Senza un’autorità super partes, che intervenga a sedare le pulsioni egoistiche e localistiche, l’università di Siena non ce la farà

Rabbi Jaqov Jizchaq. (…) serve casomai qualche ulteriore prova dell’incapacità dell’università – in generale – di riformarsi dall’interno? L’unica novità è che ci sono guai più grossi: cataclismi economici e naturali ad occupare le prime pagine della cronaca. Il sistema in sé, tende all’inerzia: il buco, nell’università di Siena, non è venuto alla luce ieri, le operazioni puramente ragionieristiche come i prepensionamenti, mostrano la corda (è da valutare se siano maggiori i vantaggi o i guai prodotti, sguarnendo corsi di studio che non possedevano i mitici venti professori di ruolo per un solo settore disciplinare e accelerandone la crisi) e non mi pare che dopo anni si intravedano oggi grandi spiragli di cambiamento che inducano all’ottimismo, ma solo una insopportabile ammuina, interrotta a cadenze regolari da esilaranti dispacci burocratici. Non si delinea il volto futuro dell’ateneo, il suo rapporto col territorio, se non (per così dire) “per difetto”, man mano che con insopportabile stillicidio comparti di base entrano in crisi, né appare chiaro quale sia il destino di chi ci lavora avendo davanti a sé una prospettiva di lavoro di una ventina d’anni, atteso che le generazioni meno anziane sono state comunque beatamente fottute (e il quadro nazionale, fra recessione e terremoti, non è certo confortante), con l’eccezione forse di qualche miracolato che forse verrà scongelato e assunto in cielo per intercessione divina, usufruendo delle poche chiamate che si renderanno disponibili in diebus illis. Mi pare che vi sia un diffuso rifuggire dalle responsabilità. La kafkiana, gogoliana, bulgakoviana burocrazia, arrogante ed autoreferenziale, che oramai è la vera signora, dal canto suo si accontenta delle pure apparenze, insorgendo magari se c’è una virgola fuori posto nei famigerati “format”, ma trascurando completamente il senso delle cose, volgendo altrove lo sguardo davanti ad operazioni di dubbio gusto e lasciando che un placido fiume di maleodorante nonsenso ci sommerga. La sensazione è che questa fase non sia governata, se non dal tiranneggiare di oscuri funzionari di genere sovietico, e ciò che si fa, sia tutt’al più apporre un imprimatur sopra gli esiti spontanei di quella che somiglia ad una darwiniana lotta per la vita nella foresta del Giurassico. Non voglio apparire noioso, ma ripeto ancora che non ritengo si possa cavarne le gambe, senza che un’autorità super partes intervenga a sedare le pulsioni egoistiche e localistiche: pensare solo al campanile, a questo punto, appare superato dal precipitare degli eventi. Il blocco prolungato del turn over, le risorse sempre più scarse, il calo degli iscritti, l’uscita di ruolo di un mare di docenti e i famigerati requisiti minimi stanno riducendo, infatti, a mal partito anche le “migliori famiglie”: non avrebbe più senso dunque, in molti casi, pensare ad una programmazione regionale e alla mobilità del corpo docente? Davanti al palpabile decadimento del livello dell’offerta didattica, non sarebbe sensato di certi corsi oramai alla canna del gas averne uno o due in Toscana fatti bene, che quattro o cinque sgangherati, accorpati, malamente imbellettati, insostenibili e impresentabili disseminati qua e là, magari in molteplice copia?

Università di Siena: il trionfalismo immotivato di un apprendista stregone

Ombre anche nel bilancio dell’Ateneo: le perdite di gestione continuano ad accumularsi (da: Zoom 25 maggio 2012)

Tutta presa dalle vicende comunali, dalla lotta fra monaciani e ceccuzziani su nomine e bilancio consuntivo, la città sembra dimenticarsi di ben altri bilanci che pure per gli ultimi quattro anni hanno tenuto banco: quelli del martoriato Ateneo. Eppure qualche settimana fa, in occasione dell’approvazione del bilancio consuntivo, i vertici avevano avuto cura di propalare quanto più possibile un ottimismo che, a chi scrive, pare poco giustificato. Vediamo perché. Anzitutto per il fatto che l’approvazione del bilancio è avvenuta con il parere negativo dei sindaci revisori e con il voto contrario di 7 consiglieri (tra i quali il rappresentante del Governo) e favorevole di 13 (tra i quali i rappresentanti del Comune e della Provincia di Siena) segno di valutazioni non proprio convinte sulla bontà dell’atto. Va poi considerato che un disavanzo di competenza di oltre 8 milioni, se è pur vero che è nettamente migliorativo degli anni immediatamente precedenti, è, comunque, un disavanzo importante (più importante di quello – eventuale – su cui è caduta la giunta comunale) e comunque non può essere preso come unico dato a disposizione. Si deve, infatti, considerare anche dove sia arrivato il debito complessivo, quel macigno che è stato scalfito dalle vendite immobiliari ma ancora di notevole dimensione, e quale sia il volume del disavanzo di amministrazione. Questo ultimo è, infatti, cresciuto di circa 7 milioni, raggiungendo la cifra di quasi 44 milioni, e non è certo l’indice di un vero cambiamento di rotta. Quello che però più deve far riflettere sono le dichiarazioni che da mesi e mesi giungono a proposito del piano di risanamento e rilancio ribattezzato Unisi 2015, poi 2017 e ora, sembra, 2020. In varie occasioni, è stato ribadito dai vertici dell’Ateneo che esso si basava su due fondamentali colonne, rispetto ad una prevista e, ormai quasi certa, decurtazione dei trasferimenti statali: la dismissione immobiliare e la rimodulazione dei mutui in essere con Cassa Depositi e Prestiti e, soprattutto, con la Banca MPS. Considerata la crisi istituzionale senese, quelle evidenti della Banca stessa e della Fondazione (che ha cessato di erogare contributi all’Ateneo e si può prevedere che non lo farà per molto tempo) e considerato altresì il silenzio assordante che su questi argomenti è calato da parte di Rettore e collaboratori, è lecito che i cittadini, tutti, non solo i dipendenti e chi ha degli interessi diretti su una delle maggiori realtà cittadine, sappiano a che punto sia questo piano. Sul fronte delle cessioni immobiliari, dopo aver annunciato la delibera del Consiglio di Amministrazione per la messa all’asta del Palazzo Bandini Piccolomini che risale al novembre scorso, a che punto siamo? E per la rimodulazione, o addirittura come era stato prospettato, sul blocco dei mutui, come va la trattativa con gli istituti creditori? Sono questi gli argomenti che andrebbero chiariti, piuttosto che passare alla stampa comunicati al limite del trionfalismo.

Muri di gomma e vicende giudiziarie dell’Università di Siena

Le vicende giudiziarie dell’Università di Siena (da: Zoom 25 maggio 2012)

La scorsa settimana la Procura della Repubblica di Siena ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio di dieci componenti di commissione elettorale e di seggio per falso ideologico in atto pubblico in relazione alle elezioni del Rettore svoltesi nel luglio 2010. Senza scivolare nel giustizialismo, ci sembra giusto porre in merito una questione di trasparenza e pubblicità. Nel pieno rispetto dell’indipendenza dell’Ateneo, le domande che un cittadino potrebbe e, aggiungiamo, dovrebbe porsi (e molti se le sono poste) riguardano tematiche di legittimazione e idoneità a ricoprire incarichi pubblici che incidono su risorse pubbliche. Va considerato, infatti, che alcuni degli indagati (anzi, più che indagati) siedono in organi di governo dell’Ateneo e non si negherà che la vicenda non sia indifferente rispetto ad una auspicabile gestione di un ente corretta e insospettabile. È evidente che nessuno vuole esprimere giudizi che spettano ad altri, ma non sarebbe stato (ed è ancora possibile provvedere) più opportuno che gli indagati (sui quali ora grava una richiesta di rinvio a giudizio) si facessero da parte almeno per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica? E il Rettore, che si è affrettato a chiarire sulla stampa che lui non era indagato (ma, trattandosi della SUA elezione, non può comunque negare che in qualche modo sia riguardato dalla vicenda), non avrebbe fatto una miglior figura a rimettere il proprio mandato nelle mani del Ministro (non a dimettersi, ma ad assegnare a chi gli è superiore la responsabilità)? Dobbiamo poi ricordarci che esiste l’altra inchiesta, quella sul dissesto, che ha visto chiuse le indagini per 18 persone (tutte rigorosamente al loro posto e sulle quali l’Amministrazione universitaria non ha preso alcuna determinazione). Ricordiamo tra l’altro che La Nazione, in quell’occasione, fece il numero di 23 persone, il che fruttò una bella perquisizione della sede della redazione e una conferenza stampa in cui la Magistratura fece sapere che effettivamente c’erano altre cinque persone indagate, ma che su queste indagini si doveva mantenere il riserbo in attesa di approfondimenti. Perché, ci chiediamo noi? Ancora una volta i cittadini avrebbero il diritto di sapere a chi è affidata l’amministrazione di beni pubblici e statali. Il silenzio, il segreto e la mancanza di trasparenza, come possono produrre una corretta gestione della Cosa pubblica? E se, nell’attesa, qualcuno di questi cinque fosse assurto a cariche che all’epoca non esercitava? La necessaria rinascita e il rilancio di una così prestigiosa e antica istituzione diventano ancor più difficili se continua a mancare un corretto e trasparente atteggiamento di tutti i soggetti coinvolti.

Nell’interesse dell’università di Siena è meglio che il rettore si dimetta o che sia sospeso?

Siena, adesso trema anche il rettore (Il Mondo, 1 giugno 2012)

Fabio Sottocornola. A Siena rotolano poltrone. Dopo l’addio di Giuseppe Mussari a Mps e le dimissioni del sindaco Franco Ceccuzzi, a tremare adesso è Angelo Riccaboni, rettore dell’università cittadina, tra le più disastrate d’Italia con un buco da 200 milioni di euro. Tanto per cominciare, il bilancio. A fine aprile il consuntivo 2011 è passato (13 voti a sette, tra astenuti e contrari) ma il parere dei revisori dei conti e stato «non favorevole». Gli esperti contabili si dicono perplessi sul meccanismo che ha mandato in pensione docenti, rimpiazzati grazie a incarichi di insegnamento. Nella relazione scrivono: «In caso di vacanza di posto, devono essere applicate le ordinarie procedure di reclutamento». Non solo: il Collegio osserva che nel bilancio non vengono, indicati «i riferimenti normativi che consentirebbero il cumulo, nella stessa posizione, dell’assegno pensionistico con il corrispettivo per la prestazione contrattuale». Male anche, a loro parere, il disavanzo di amministrazione che sale da 37,7 a 43,6 milioni. Ma sui numeri vuole vederci più chiaro pure la Corte dei Conti, tornata a indagare nell’ateneo del Palio dopo alcune inchieste condotte tra 2007 e 2009. Stavolta i magistrati contabili si muovono in seguito a una verifica ispettiva della Ragioneria dello Stato su presunte indennità, pari in totale ad alcuni milioni di euro, che sarebbero state riconosciute ai dipendenti. Ma il colpo più forte alla poltrona del magnifico Riccaboni potrebbe arrivare dall’inchiesta che ha come oggetto proprio la sua elezione avvenuta nel luglio 2010. La Procura cittadina a metà maggio ha infatti chiuso l’inchiesta, per la quale era stata sentita anche l’ex ministro Maria Stella Gelmini, su presunte irregolarità ai seggi che avrebbero favorito Riccaboni (non indagato). I pm hanno chiesto il processo per falsità ideologica di alcuni docenti ed ex presidi della facoltà di Giurisprudenza. L’udienza preliminare è fissata per metà dicembre. Sempre che prima non arrivi un’altra scossa.

Il Sindaco di Siena si è dimesso. Ora tocca al rettore dell’Università!

«A Siena, sindaco e rettore appesi a un filo»: con questo titolo, il 27 aprile scorso, presentavo la difficile situazione del Comune e dell’Università, in occasione dell’approvazione del conto consuntivo per l’anno 2011. E aggiungevo: «chi si dimetterà per primo, il Sindaco di Siena o il rettore dell’università?». Ebbene, ieri sera  alle 23,30 Franco Ceccuzzi ha rassegnato le dimissioni da sindaco. Ora, attendiamo quelle del rettore.

Franco Ceccuzzi. Dopo aver profuso, fino a pochi istanti fa, un impegno incessante alla ricerca della continuità del mandato amministrativo, con rammarico devo prendere atto che, all’interno del Consiglio Comunale, non esiste più la maggioranza uscita dal responso elettorale dodici mesi fa. Per questo ho deciso di consegnare al Segretario Generale del Comune di Siena le mie dimissioni da Sindaco, per rispetto istituzionale di fronte ai cittadini e all’intera città.

Su Facebook Franco Ceccuzzi ha postato il seguente messaggio: «Con grande dispiacere, pochi minuti fa, ho inviato la mia lettera di dimissioni da sindaco di Siena. Ho dovuto prendere atto che la maggioranza non esiste più, a causa del tradimento del mandato elettorale di otto consiglieri comunali, che hanno fatto prevalere l’interesse personale su quello della città. Il rinnovamento non si fermerà.»