A Siena, giornalisti e bloggers a confronto: a cosa serve la stampa se serve il potere?

Senza un’autorità super partes, che intervenga a sedare le pulsioni egoistiche e localistiche, l’università di Siena non ce la farà

Rabbi Jaqov Jizchaq. (…) serve casomai qualche ulteriore prova dell’incapacità dell’università – in generale – di riformarsi dall’interno? L’unica novità è che ci sono guai più grossi: cataclismi economici e naturali ad occupare le prime pagine della cronaca. Il sistema in sé, tende all’inerzia: il buco, nell’università di Siena, non è venuto alla luce ieri, le operazioni puramente ragionieristiche come i prepensionamenti, mostrano la corda (è da valutare se siano maggiori i vantaggi o i guai prodotti, sguarnendo corsi di studio che non possedevano i mitici venti professori di ruolo per un solo settore disciplinare e accelerandone la crisi) e non mi pare che dopo anni si intravedano oggi grandi spiragli di cambiamento che inducano all’ottimismo, ma solo una insopportabile ammuina, interrotta a cadenze regolari da esilaranti dispacci burocratici. Non si delinea il volto futuro dell’ateneo, il suo rapporto col territorio, se non (per così dire) “per difetto”, man mano che con insopportabile stillicidio comparti di base entrano in crisi, né appare chiaro quale sia il destino di chi ci lavora avendo davanti a sé una prospettiva di lavoro di una ventina d’anni, atteso che le generazioni meno anziane sono state comunque beatamente fottute (e il quadro nazionale, fra recessione e terremoti, non è certo confortante), con l’eccezione forse di qualche miracolato che forse verrà scongelato e assunto in cielo per intercessione divina, usufruendo delle poche chiamate che si renderanno disponibili in diebus illis. Mi pare che vi sia un diffuso rifuggire dalle responsabilità. La kafkiana, gogoliana, bulgakoviana burocrazia, arrogante ed autoreferenziale, che oramai è la vera signora, dal canto suo si accontenta delle pure apparenze, insorgendo magari se c’è una virgola fuori posto nei famigerati “format”, ma trascurando completamente il senso delle cose, volgendo altrove lo sguardo davanti ad operazioni di dubbio gusto e lasciando che un placido fiume di maleodorante nonsenso ci sommerga. La sensazione è che questa fase non sia governata, se non dal tiranneggiare di oscuri funzionari di genere sovietico, e ciò che si fa, sia tutt’al più apporre un imprimatur sopra gli esiti spontanei di quella che somiglia ad una darwiniana lotta per la vita nella foresta del Giurassico. Non voglio apparire noioso, ma ripeto ancora che non ritengo si possa cavarne le gambe, senza che un’autorità super partes intervenga a sedare le pulsioni egoistiche e localistiche: pensare solo al campanile, a questo punto, appare superato dal precipitare degli eventi. Il blocco prolungato del turn over, le risorse sempre più scarse, il calo degli iscritti, l’uscita di ruolo di un mare di docenti e i famigerati requisiti minimi stanno riducendo, infatti, a mal partito anche le “migliori famiglie”: non avrebbe più senso dunque, in molti casi, pensare ad una programmazione regionale e alla mobilità del corpo docente? Davanti al palpabile decadimento del livello dell’offerta didattica, non sarebbe sensato di certi corsi oramai alla canna del gas averne uno o due in Toscana fatti bene, che quattro o cinque sgangherati, accorpati, malamente imbellettati, insostenibili e impresentabili disseminati qua e là, magari in molteplice copia?

Università di Siena: il trionfalismo immotivato di un apprendista stregone

Ombre anche nel bilancio dell’Ateneo: le perdite di gestione continuano ad accumularsi (da: Zoom 25 maggio 2012)

Tutta presa dalle vicende comunali, dalla lotta fra monaciani e ceccuzziani su nomine e bilancio consuntivo, la città sembra dimenticarsi di ben altri bilanci che pure per gli ultimi quattro anni hanno tenuto banco: quelli del martoriato Ateneo. Eppure qualche settimana fa, in occasione dell’approvazione del bilancio consuntivo, i vertici avevano avuto cura di propalare quanto più possibile un ottimismo che, a chi scrive, pare poco giustificato. Vediamo perché. Anzitutto per il fatto che l’approvazione del bilancio è avvenuta con il parere negativo dei sindaci revisori e con il voto contrario di 7 consiglieri (tra i quali il rappresentante del Governo) e favorevole di 13 (tra i quali i rappresentanti del Comune e della Provincia di Siena) segno di valutazioni non proprio convinte sulla bontà dell’atto. Va poi considerato che un disavanzo di competenza di oltre 8 milioni, se è pur vero che è nettamente migliorativo degli anni immediatamente precedenti, è, comunque, un disavanzo importante (più importante di quello – eventuale – su cui è caduta la giunta comunale) e comunque non può essere preso come unico dato a disposizione. Si deve, infatti, considerare anche dove sia arrivato il debito complessivo, quel macigno che è stato scalfito dalle vendite immobiliari ma ancora di notevole dimensione, e quale sia il volume del disavanzo di amministrazione. Questo ultimo è, infatti, cresciuto di circa 7 milioni, raggiungendo la cifra di quasi 44 milioni, e non è certo l’indice di un vero cambiamento di rotta. Quello che però più deve far riflettere sono le dichiarazioni che da mesi e mesi giungono a proposito del piano di risanamento e rilancio ribattezzato Unisi 2015, poi 2017 e ora, sembra, 2020. In varie occasioni, è stato ribadito dai vertici dell’Ateneo che esso si basava su due fondamentali colonne, rispetto ad una prevista e, ormai quasi certa, decurtazione dei trasferimenti statali: la dismissione immobiliare e la rimodulazione dei mutui in essere con Cassa Depositi e Prestiti e, soprattutto, con la Banca MPS. Considerata la crisi istituzionale senese, quelle evidenti della Banca stessa e della Fondazione (che ha cessato di erogare contributi all’Ateneo e si può prevedere che non lo farà per molto tempo) e considerato altresì il silenzio assordante che su questi argomenti è calato da parte di Rettore e collaboratori, è lecito che i cittadini, tutti, non solo i dipendenti e chi ha degli interessi diretti su una delle maggiori realtà cittadine, sappiano a che punto sia questo piano. Sul fronte delle cessioni immobiliari, dopo aver annunciato la delibera del Consiglio di Amministrazione per la messa all’asta del Palazzo Bandini Piccolomini che risale al novembre scorso, a che punto siamo? E per la rimodulazione, o addirittura come era stato prospettato, sul blocco dei mutui, come va la trattativa con gli istituti creditori? Sono questi gli argomenti che andrebbero chiariti, piuttosto che passare alla stampa comunicati al limite del trionfalismo.

Nell’interesse dell’università di Siena è meglio che il rettore si dimetta o che sia sospeso?

Siena, adesso trema anche il rettore (Il Mondo, 1 giugno 2012)

Fabio Sottocornola. A Siena rotolano poltrone. Dopo l’addio di Giuseppe Mussari a Mps e le dimissioni del sindaco Franco Ceccuzzi, a tremare adesso è Angelo Riccaboni, rettore dell’università cittadina, tra le più disastrate d’Italia con un buco da 200 milioni di euro. Tanto per cominciare, il bilancio. A fine aprile il consuntivo 2011 è passato (13 voti a sette, tra astenuti e contrari) ma il parere dei revisori dei conti e stato «non favorevole». Gli esperti contabili si dicono perplessi sul meccanismo che ha mandato in pensione docenti, rimpiazzati grazie a incarichi di insegnamento. Nella relazione scrivono: «In caso di vacanza di posto, devono essere applicate le ordinarie procedure di reclutamento». Non solo: il Collegio osserva che nel bilancio non vengono, indicati «i riferimenti normativi che consentirebbero il cumulo, nella stessa posizione, dell’assegno pensionistico con il corrispettivo per la prestazione contrattuale». Male anche, a loro parere, il disavanzo di amministrazione che sale da 37,7 a 43,6 milioni. Ma sui numeri vuole vederci più chiaro pure la Corte dei Conti, tornata a indagare nell’ateneo del Palio dopo alcune inchieste condotte tra 2007 e 2009. Stavolta i magistrati contabili si muovono in seguito a una verifica ispettiva della Ragioneria dello Stato su presunte indennità, pari in totale ad alcuni milioni di euro, che sarebbero state riconosciute ai dipendenti. Ma il colpo più forte alla poltrona del magnifico Riccaboni potrebbe arrivare dall’inchiesta che ha come oggetto proprio la sua elezione avvenuta nel luglio 2010. La Procura cittadina a metà maggio ha infatti chiuso l’inchiesta, per la quale era stata sentita anche l’ex ministro Maria Stella Gelmini, su presunte irregolarità ai seggi che avrebbero favorito Riccaboni (non indagato). I pm hanno chiesto il processo per falsità ideologica di alcuni docenti ed ex presidi della facoltà di Giurisprudenza. L’udienza preliminare è fissata per metà dicembre. Sempre che prima non arrivi un’altra scossa.

Il Sindaco di Siena si è dimesso. Ora tocca al rettore dell’Università!

«A Siena, sindaco e rettore appesi a un filo»: con questo titolo, il 27 aprile scorso, presentavo la difficile situazione del Comune e dell’Università, in occasione dell’approvazione del conto consuntivo per l’anno 2011. E aggiungevo: «chi si dimetterà per primo, il Sindaco di Siena o il rettore dell’università?». Ebbene, ieri sera  alle 23,30 Franco Ceccuzzi ha rassegnato le dimissioni da sindaco. Ora, attendiamo quelle del rettore.

Franco Ceccuzzi. Dopo aver profuso, fino a pochi istanti fa, un impegno incessante alla ricerca della continuità del mandato amministrativo, con rammarico devo prendere atto che, all’interno del Consiglio Comunale, non esiste più la maggioranza uscita dal responso elettorale dodici mesi fa. Per questo ho deciso di consegnare al Segretario Generale del Comune di Siena le mie dimissioni da Sindaco, per rispetto istituzionale di fronte ai cittadini e all’intera città.

Su Facebook Franco Ceccuzzi ha postato il seguente messaggio: «Con grande dispiacere, pochi minuti fa, ho inviato la mia lettera di dimissioni da sindaco di Siena. Ho dovuto prendere atto che la maggioranza non esiste più, a causa del tradimento del mandato elettorale di otto consiglieri comunali, che hanno fatto prevalere l’interesse personale su quello della città. Il rinnovamento non si fermerà.»

Anche l’università di Siena è dolosamente omertosa nel segnalare il danno erariale?

Ecco cosa dichiarava Angelo Canale, procuratore regionale della Corte dei Conti, all’inaugurazione, a Firenze, dell’anno giudiziario contabile: «Spesso la procura apprende dalla stampa o da privati cittadini o associazioni fatti dannosi che i vertici amministrativi si sono guardati bene dal denunziare: un comportamento, questo, che se non è dolosamente omertoso è quanto meno colposamente diligente. Il silenzio di certe amministrazioni, di certi amministratori è comunque intollerabile, specialmente in momenti in cui l’obiettivo di un rigoroso controllo della spesa pubblica, che deve affiancare il contrasto all’elusione e all’evasione fiscale, è un obiettivo strategico, da perseguire tenacemente.»

La Corte dei Conti apre un’indagine (La Nazione Siena, 11 maggio 2012)

Laura Tabegna. La Corte dei Conti torna all’Università di Siena. Questa volta l’indagine riguarda presunte indennità non dovute ai dipendenti. L’ipotetico surplus negli stipendi erogati da Unisi è stato scoperto a seguito di una verifica ispettiva della Ragioneria dello Stato. Non è ancora chiara l’entità dell’eventuale danno erariale, ma sembra che la cifra raggiunga vari milioni di euro. Il procedimento d’indagine attivato dalla magistratura contabile è ancora in una fase istruttoria, embrionale. In attesa che i tempi dell’inchiesta maturino, la Procura, diretta da Angelo Canale, ha chiesto la costituzione in mora dei direttori amministrativi addetti delle operazioni in questione e possibili responsabili dell’eventuale danno erariale. Quest’atto permetterà ai pm di effettuare tutti i controlli sulla gestione dei trattamenti economici, senza correre il pericolo che si prescrivano i termini per la citazione in giudizio degli eventuali responsabili. Ricordiamo che l’Università di Siena era stata sottoposta a verifiche contabili anche negli anni 2008-2009, per il mancato versamento degli oneri previdenziali Inpdap. Il primo intervento della Procura contabile, sulla cui scia continuano le indagini attuali, risale al settembre 2008. Il Procuratore capo, allora in carica nelle stanze di via Mazzini a Firenze, Claudio Galtieri, spiegò che gli interrogativi sarebbero stati svelati solo dalla documentazione dei bilanci. In quel caso si trattava di una fattispecie di possibile danno erariale diversa da quella attuale. Si ipotizzava che i ritardi nel versamento dei contributi all’ente previdenziale potessero comportare il successivo pagamento da parte dell’amministrazione pubblica d’interessi e sanzioni amministrative. Due elementi che potevano configurare un danno erariale subito dall’Università. Poco meno di un anno dopo, nel luglio 2009, la Guardia di Finanza di Siena presentò l’esito di una verifica, dove era ricostruita, all’interno dell’Università, un’evasione previdenziale e fiscale di quasi 100 milioni di euro. Le indagini delle fiamme gialle erano state dirette, oltre che dalla Procura della Repubblica senese, dalla Corte dei conti di Firenze. L’inchiesta mirava a verificare le cause del dissesto finanziario dell’Ateneo e la presenza di eventuali danni erariali. Le fiamme gialle avevano individuato un’omissione di versamento degli oneri previdenziali Inpadp per gli anni 2004, 2005, 2006 e 2007, per un valore superiore a 70 milioni di euro. Dai dati presentati dalla Finanza risultava che non erano stati versati acconti mensili Irap per oltre 9 milioni di euro nel 2006, oltre 10 milioni di euro nel 2007 ed oltre 6 milioni di euro nel 2008. Gli acconti costituivano, al pari delle imposte ordinarie, un debito verso l’erario calcolato sulla base del valore delle retribuzioni corrisposte nel mese di riferimento. Successivamente erano state elevate sanzioni amministrative per un importo complessivo di circa 8 milioni di euro.

Nuovo danno erariale e richiesta al ministro di commissariamento dell’università di Siena

Un’altra interrogazione (l’ottava) del senatore Pietro Paolo Amato del Pdl presentata al ministro dell’università.

Pietro Paolo Amato. Nel corso della puntata del 6 maggio 2012 della trasmissione di Rai 3 “Report”, sono state denunciate circostanze relative alla gestione economica dell’Università di Siena che destano allarme;

in particolare, – secondo il prof. Grasso, docente di anatomia dell’ateneo senese, interpellato da  ‘Report’ –  nel corso degli ultimi anni si sarebbe perpetrato un consolidato regime di irregolarità nella redazione dei bilanci, coniugato ad un uso privato di mezzi e strutture pubbliche. Comportamenti che hanno condotto a situazioni di palese diseconomicità  in seno all’Università, quali – come indicato dal professor Grasso – la coesistenza di ben due facoltà di Lettere, o il mantenimento di altre, cosiddette ‘senza studenti’, laddove al corso di laurea triennale in  Chimica risultano iscritti solamente 8 studenti;

nel mese di aprile 2012, il Collegio dei revisori dei conti dell’Università degli Studi di Siena, analogamente a quanto fatto sia in occasione della variazione di bilancio 2010 che del bilancio preventivo 2011, ha espresso parere non favorevole anche sull’atto di bilancio consuntivo per il 2011, evidenziando circostanziate criticità e ponendo alcuni fondamentali rilievi, così ripresi dalle testate on line della stampa senese : “ai fini della riduzione della situazione di squilibrio strutturale si evidenzia una riduzione del disavanzo di parte corrente dell’anno 2011 derivante, tra l’altro, dall’attivazione di misure di pensionamento anticipato del personale docente e di mobilità territoriale per il personale tecnico amministrativo. Si dà atto che l’esito del pensionamento anticipato consegue alla sostituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con conferimento di incarichi di insegnamento. Al riguardo si esprimono perplessità sulla misura adottata in quanto, in caso di vacanza del posto, si ritiene che debbano essere applicate, per quanto compatibili, le ordinarie procedure di reclutamento dei dipendenti pubblici. Si evidenzia inoltre che non sono indicati i riferimenti normativi che consentirebbero il cumulo, sulla stessa posizione funzionale, dell’assegno pensionistico con il corrispettivo pattuito per la prestazione contrattuale. Il disavanzo di amministrazione pari ad € 43.621.197,94 risulta incrementato rispetto a quello dell’esercizio precedente che è pari ad € 37.798.498,73″;

valutato che l’atto richiamato è stato poi approvato in data 27 aprile 2012 dal CdA dell’ateneo senese con tredici voti contro sette (tre astenuti e 4 contrari);

ricordati i precedenti atti di sindacato ispettivo (le interrogazioni a risposta orale 3-01674, 3-01735, 3-01785, 3-01937, 3-02148, 3-02591; e l’interrogazione a risposta scritta 4-06375) presentati dall’interrogante a partire dal 21 ottobre 2010 al 17 gennaio 2012 onde informare il Ministro dell’Università su fatti di inusitata gravità sotto il profilo procedurale, amministrativo e gestionale, direttamente o indirettamente riguardanti gli attuali vertici dell’Università di Siena, con i quali si reiterava altresì la richiesta di valutare l’opportunità di operare un commissariamento ministeriale dell’ateneo. Tutte interrogazioni che non hanno mai ricevuto risposta;

ricordato inoltre che:

in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena avvenuta nell’anno accademico 2010/2011. Indagini che ipotizzano a carico degli indagati – componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale – il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici;

la legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, introduce nuove modalità per l’elezione del Rettore;

considerato che:

fu l’allora Ministro, all’atto di nomina del Rettore, a ricordare la rilevanza dell’esito delle indagini in corso ai fini di una piena legittimazione delle nuova figura apicale dell’università precisando che tale decreto di nomina non intendeva quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendevano i risultati delle indagini in corso;

dalle intercettazioni pubblicate nel dicembre 2011 dai quotidiani senesi derivanti dall’inchiesta della magistratura senese sui presunti brogli dietro all’elezione del Rettore dell’Università di Siena, si evince chiaramente l’esistenza di un sodalizio tra l’allora Direttore generale del Ministero e l’attuale Rettore che conferma la piena consapevolezza da parte del dirigente sia della delicatezza delle circostanze attinenti all’emanazione del decreto di nomina dello stesso Rettore, sia dei rischi legati al concorso-selezione propedeutico alla nomina – anch’essa poi acquisita dalla Procura della Repubblica di Siena per accertamenti – dell’attuale direttore amministrativo dell’Ateneo. Costei, peraltro, già condannata, nel 2007, dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo-contabili nell’esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di Direttore amministrativo dell’Università di Bologna;

tutto ciò premesso e considerato si chiede di sapere: 

se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università di Siena – dato il particolare contesto attinente l’elezione del Rettore dell’Università di Siena segnalato con gli atti di sindacato ispettivo in premessa e ricordate le recenti regole circa l’elezione dei Rettori universitari – il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno valutare l’avvio di procedure di commissariamento del Rettore dell’Università di Siena ed indire nuove elezioni, onde conferire piena legittimazione al vertice dell’ateneo;

quali siano le valutazioni del Ministro riguardo la possibile esposizione ad un ulteriore danno erariale per l’Università di Siena ravvisata dal collegio dei sindaci revisori sul bilancio consuntivo 2011 qualora si verificasse come irregolare il cumulo dell’assegno pensionistico con il corrispettivo del contratto stipulato con i docenti in quiescenza anticipata;

se, infine, corrisponda a verità il fatto che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati per presunti brogli in capo all’elezione del Rettore, e per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio, siano stati contestualmente o successivamente eletti a cariche di particolare rilievo all’interno degli organi dell’Università di Siena; e, in caso affermativo, quale ne sia la sua valutazione, anche alla luce della prassi secondo la quale il Senato accademico può disporre la sospensione cautelare di un docente oggetto di indagini giudiziarie.

Faccendieri e massoni dietro l’acquisizione di Antonveneta da parte di banca MPS?

I magistrati sulle tracce di una cresta da 1,5 miliardi (La Stampa 10 maggio 2012)

La pista di una rete di faccendieri e massoni porterebbe fino a Londra

Paolo Baroni. Ufficialmente si indaga per aggiotaggio, manipolazione del mercato sul titolo di Banca Mps ed ostacolo alle autorità di vigilanza. In realtà l’obiettivo vero dei magistrati senese, ma non è escluso nemmeno un interessamento di quelli milanesi, sta a 1250 chilometri più a nord. Gli inquirenti, che ieri hanno scatenato quasi centocinquanta finanzieri in giro per l’Italia, andando a frugare e a «cercare carte» a Siena, ma anche a Milano, Roma, Firenze e Mantova, è a Londra che vogliono arrivare.

Non solo il Montepaschi ha strapagato l’Antonveneta, il cui prezzo nel 2007 nel breve volgere di appena due mesi è lievitato dai 6,3 miliardi sborsati dagli spagnoli del Santander a 9,3 e poi addirittura a 10,3 miliardi di euro, in pratica una mezza manovra finanziaria, ma dietro questo giro vorticoso di soldi si nasconderebbe ben altro. Qualcuno, e il sospetto sarebbe più che fondato, ha fatto una «cresta» sull’operazione Antonveneta. I sospetti sono tutti rivolti sui venditori, gli spagnoli del Banco Santander guidato da Emilio Botin, su possibili consulenti e mediatori (magari non ufficiali) entrati in campo in quei giorni caldissimi in cui in Italia impazzava la guerra per banche, col Monte che rischiava di fare la fine del vaso di coccio tra i vasi di ferro, schiacciato sul mercato italiano tra Unicredit e Banca Intesa da poco andata a nozze col Sanpaolo. È per questo che per i banchieri senesi, che in quei tempi si erano visti sbattere in faccia già tante porte, dal Sanpaolo a Banca di Roma, Antonveneta andava presa a qualsiasi prezzo. Anche a costo di… oliare qualcuno? Arrivando a mettere in campo faccendieri e massoni, come trapela da fonti vicine agli inquirenti? Sembra di sì. Alcuni documenti in mano ai magistrati proverebbero legami e rapporti su cui ora si tenta di alzare il velo. Il «Monte dei fiaschi», come l’ha ribattezzato domenica in tv Milena Gabanelli, ha pagato la sua preda tre miliardi di troppo? I numeri parlano da soli e sono in molti da cinque anni a questa parte, non solo a Siena, a sostenerlo. Soldi finiti a qualcuno in particolare? «Report» l’altra sera ha raccolto l’urlo di una donna che protestava contro il Monte: «Qualcuno li ha messi in tasca!».

Questa è la «vox populi», i magistrati lavorano su un’ipotesi non molto diversa: ipotizzano una «truffa», estero su estero, che vale all’incirca 1,2-1,5 miliardi di euro. Ed ora, avendo aperto ufficialmente l’inchiesta per aggiotaggio, cercano riscontri alle soffiate raccolte da alcuni «fuoriusciti» di Rocca Salimbeni. A questo miravano le perquisizioni di ieri, ed è per questo che i nomi degli indagati, in un primo momento si parla di due dirigenti della banca a sera saliti poi a quattro, verrebbero tenuti coperti. Perché l’indagine punta molto più in alto, tanto in alto (almeno come dimensione della truffa) da aver messo in allerta addirittura Palazzo Chigi ieri, secondo alcune indiscrezioni, puntualmente al corrente del vero obiettivo delle indagini in corso.

Nella montagna di documenti sequestrati a Siena presso la direzione generale della «banca rossa», e poi con i controlli effettuati a Milano negli uffici della Mediobanca e al Credit Suisse, e poi ancora negli altri grandi istituti coinvolti in questi anni nelle operazioni orchestrate dalla Fondazione Monte dei Paschi (da Jp Morgan a Deutsche bank, da Intesa Sanpaolo a Goldman Sachs) si cercano insomma le tracce del flusso dei soldi per arrivare a individuare le responsabilità precise dei singoli e la concatenazione dei passaggi di denaro. Il vecchio adagio, «follow the money», segui la corrente dei soldi, resta insomma sempre valido. Si conosce il punto di partenza, Siena, ed il probabile punto di transito, ovvero Londra. Ora si tratta solo di capire quanti passaggi di mano ci sono stati, quanti soldi sono girati, e a chi sono finiti in tasca. La caccia è appena iniziata.

Report e il sistema Siena: terremoto nella Fondazione MPS e nella Banca

Dopo la trasmissione di Report (Il Monte dei fiaschi), ecco il blitz della Guardia di Finanza, che sta indagando sulla discussa acquisizione di Banca Antonveneta. Di seguito il comunicato stampa sull’operazione Giotto.

«La Procura della Repubblica di Siena ha disposto una serie di perquisizioni presso le sedi legali della Banca Monte dei Paschi di Siena, della Fondazione Monte Paschi Siena, del comune e della Provincia, di numerose istituzioni finanziarie italiane ed estere con sede sul territorio nazionale, nonché di abitazioni private, in ordine ad una serie di condotte poste in essere a partire dal 2007, in occasione dell’acquisizione di Banca Antonveneta dagli spagnoli del Banco Santander, protrattesi sino al 2012. Le attività odierne sono condotte dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma coadiuvato dal Comando Provinciale di Siena. Le ipotesi investigative riguardano i reati di manipolazione del mercato ed ostacolo alle funzioni delle Autorità di Vigilanza in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie alla acquisizione di Banca Antonveneta ed ai finanziamenti in essere a favore della Fondazione Monte dei Paschi.»

L’operazione ha visto impegnati 150 uomini della GdF in perquisizioni di uffici della Banca a Siena, Roma, Firenze, Milano, Padova, Mantova e nelle sedi del Comune e della Provincia di Siena. Perquisizioni anche nelle abitazioni del presidente (Gabriello Mancini) e del direttore generale (Claudio Pieri) della Fondazione MPS e in quelle dell’ex presidente (Giuseppe Mussari), dell’ex direttore generale (Antonio Vigni) e di altri dirigenti della Banca. Così, l’indagine della Procura di Siena, che sembra confermare i rilievi emersi con l’inchiesta di Report, chiude definitivamente le polemiche. Infatti, il sindaco Franco Ceccuzzi aveva considerato la trasmissione «gravemente offensiva per la città, i senesi, il Palio e le sue tradizioni», dichiarandosi pronto alle «necessarie azioni di tutela legale.» Anche Stefano Bisi, che in precedenza aveva definito il sistema Siena «un groviglio armonioso di enti, associazioni e uomini», indicando la trasmissione di Report come un «frullato diffamatorio nei confronti della città», dovrà ammettere, dopo il blitz della GdF, d’aver coniato uno slogan effimero e autolesionistico.

La Gabanelli e il sistema Siena

Che cosa avrà insegnato, alla Gabanelli, il sistema Siena? Certamente, non a volare! Comunque, lo scopriremo su Rai 3 (domenica 6 maggio 2012 alle 21,30) con Report, che dedicherà un lungo servizio di Paolo Mondani su Monte dei Paschi, Comune, Università e aeroporto di Ampugnano. In attesa della puntata, è possibile seguirne un’anticipazione che, per quanto riguarda l’ateneo senese, mette in sufficiente risalto quanto già riportato da questo blog e che mi sembrava giusto proporre, considerando l’audience del programma. Ci auguriamo che gli ultimi eventi in città non abbiano indotto il videogiornalista a sacrificare temi cruciali per l’università, quali: il dissesto e l’inesistenza di una seria proposta di risanamento e di rilancio dell’ateneo; elezioni del rettore irregolari e conseguente mancata legittimazione all’esercizio delle connesse funzioni; vertici dell’ateneo privi di credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni; necessaria sospensione del rettore dalla carica ricoperta, nell’esclusivo interesse dell’università di Siena.  Da ricordare che il rettore Tosi, nel febbraio 2006, fu sospeso per molto meno; la voragine nei conti, infatti, fu ufficialmente comunicata 31 mesi dopo.

Per il servizio completo cliccare su: Il Monte dei fiaschi.