Variante toscana del significato di meritocrazia all’insegna del “Principio di Peter”

MariaChiaraCarrozzaSiena, pochi soldi. Magnifiche poltrone (Da: Il Mondo 20 dicembre 20013)

Fabio Sottocornola. All’università di Siena il pagamento delle tredicesime sarebbe in pericolo, esiste il rischio di un default e potrebbe intervenire la Corte dei Conti. Sta tutto scritto in un verbale datato 4 novembre del Collegio dei revisori: l’ateneo avrebbe una «grave situazione di cassa», in giacenza restano 3,5 milioni «insufficienti per far fronte agli obblighi contributivi».

Verrebbe da chiedersi che fine ha fatto il «risanamento» tante volte decantato da Angelo Riccaboni, rettore nella città del Palio oramai da più di tre anni, il quale, nel frattempo, ha fatto incetta di incarichi di prestigio. L’ultimo risale a fine novembre: presidente della Fondazione Crui, braccio operativo del parlamentino dei Magnifici italiani. Un paio di mesi fa, il docente di economia era stato inoltre nominato nel CdA della Fondazione Smith Kline, onlus di origine aziendale su temi sanitari. A insediarlo ci aveva pensato la numero uno del Miur, Maria Chiara Carrozza, anche lei toscana, al corrente della situazione finanziaria senese. Scelta ritenuta curiosa, forse una variante governativa del significato di meritocrazia. Intanto, Riccaboni non è stato fermo, diventando anche vice presidente della Fondazione Toscana Life Sciences, che ha come supersponsor il Monte dei Paschi.

Così, si ritorna a Siena e al verbale dei revisori di novembre. Quel giorno il rettore era «in missione all’estero per servizio», quindi è stata convocata Ines Fabbro, direttore amministrativo, che non ha escluso la possibilità di «posticipare a gennaio il pagamento delle tredicesime». Quanto alla «strategia per evitare il default», la manager ha pensato a un’anticipazione di cassa. Attenzione, avvertono gli esperti: la scelta potrebbe essere «momentanea» e andrebbe «reintegrata entro l’esercizio». Anche perché, altrimenti, si tratterebbe di nuovo debito. Solo che l’università, già oberata, non può contrarne altri, pena la violazione della legge e un possibile danno erariale.

Al Politecnico di Milano imparino dall’Università di Siena, prima in tutto: sì ai corsi full english ma usando l’italiano

Maria Agostina Cabiddu

Maria Agostina Cabiddu

Politecnico: Azzone insiste sull’inglese (Il Mondo 6 dicembre 2013)

Fabio Sottocornola. Le acque tornano agitate al Politecnico di Milano sulla vicenda del full english, cioè l’obbligo di usare l’inglese nei corsi di laurea magistrale e dottorati dal novembre 2014: una bandiera per il rettore Giovanni Azzone. Che però nel maggio scorso ha perso una prima battaglia al Tar, promossa da 100 professori guidati da Maria Agostina Cabiddu, che non vogliono rinunciare all’italiano. Immediato il ricorso, presentato dal Magnifico al Consiglio di Stato, che dovrà decidere il prossimo 11 marzo. Nel frattempo, che cosa succede in università? Tutto deve rimanere congelato e nessuna decisione andrebbe presa, almeno fino al termine dell’iter giudiziale, dal momento che il Tar ha annullato le deliberazioni dei vertici. Eppure, in queste settimane, Azzone sta girando nei consigli dei corsi di studio dove incontra i coordinatori: sono 38 per le lauree magistrali (il cosiddetto +2), a riporto delle sei school del Politecnico. L’obiettivo del rettore è spingerli a far approvare, a livello dei corsi, il passaggio al full english. Che potrà così apparire come una richiesta della base, da ratificare nelle singole school di riferimento e in ultima istanza nel Senato accademico. C’è chi sostiene che il numero uno dell’ateneo si sarebbe spinto fino a promettere incentivi e risorse a favore dei programmi che scelgono l’inglese, ma non ci sono conferme o delibere scritte. Più definiti appaiono invece gli orientamenti tra i docenti: l’area architettura e design è per l’inglese; variabile la situazione a ingegneria, dove sposano il full english gli energetici; i meccanici sono a favore dell’italiano; indecisi i gestionali. Per questa via, sicuro sarà il pantano nel quale finirà il Politecnico se a marzo arrivasse la seconda bocciatura dei giudici. Azzone intanto non fa passi indietro né cerca soluzioni intermedie, anche se perde per strada vecchi e influenti sostenitori, come il suo maestro Umberto Bertelè e Giampio Bracchi, sempre più freddi sulla questione.

Sentenza N. 01348/2013 del TAR Lombardia

L’università di Siena è ancora prima: dalla maternità consapevole alla «fioritura consapevole ed ecosostenibile»

OfficinadelleArti

Andrea Fagioli. Fitosintesi: 
Per una fioritura consapevole ed ecosostenibile.

Orto Botanico, via P. A. Mattioli 4, 
Siena (28 settembre 2013 – 21 marzo 2014). Orario: dal lunedì al venerdì 8.00-15.00, sabato 8.00-12.30
. Chiuso domenica e festivi
. Ingresso libero.

Mentre Riccaboni immagina improbabili destini per le “sedi distaccate”, altrove si medita di ridurre l’università di Siena nel suo complesso a sede distaccata

                Arnold Böcklin, "The Isle of the Dead", 1883

Arnold Böcklin, “The Isle of the Dead”, 1883

Rabbi Jaqov Jizchaq. “Il bambino che è in noi”, come ha detto alla Leopolda un ispirato Renzi in vena pascoliana e platoniana, continua a reclamare delle risposte chiare a domande elementari, che non possono essere eluse con un ghigno (“madama in questo mondo, con ciò sia cosa, quando fosse che, il quadro non è tondo”). Dobbiamo attendere la stagione delle rituali “okkupazioni” novembrine “contro il potere” latu sensu, per ricominciare a parlare confusamente dei massimi sistemi onde finalmente ascendere con soave oblio alle nubi dell’ideologia, sollevati dalle questioni concrete e dalla prosaicità dei “requisiti minimi”?

Gli “oppositori” di tutte le razze – da destra a manca – si sono chetati. Mi viene in mente una strofa della celebre canzone di Don Raffaé: “si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità”. Ecco, questo è esattamente ciò che è accaduto. I temi sul piatto, sui quali urgerebbe esprimersi, ci sono eccome, al di là della stomachevole propaganda. In particolare, e oggi, sono questi:

1. la sotterranea ridefinizione in corso dei contorni degli atenei toscani sotto una regia centrale, inevitabilmente politica più che scientifica: l’orientamento dominante è quello di fare di Siena il polo delle “scienze della vita” o dello “sviluppo sostenibile”; ora, sebbene tra le lauree più strane del mondo vi sia anche quella in Scienze della Morte, non è che le restanti scienze non riconducibili alle scienze della vita abbiano di per sé una vocazione tanatologica, oppure una perversa inclinazine alla dissipazione delle risorse naturali che le renda particolarmente esecrabili: si è capito cosa vogliono farne?

2. Siamo di fronte ad una emorragia della docenza; Siena probabilmente avrà cumulato un po’ di quei “punti organico” dei quali parla l’articolo, singolarmente approssimativo, pubblicato da Repubblica , per tappare in teoria qualche buco, ma la sostanza è che non ha i quattrini per reclutare, e anche la faccenda dei piani straordinari appare assai nebulosa.

3. Il timore è che, com’è accaduto per le varie riforme succedutesi, indirizzi puramente politici e una cieca e ottusa burocrazia trasformino anche questa fase in un inenarrabile bordello: il pretesto per un puro scontro di potere, anziché l’opportunità per una corretta e razionale ridefinizione dei contorni del sistema dell’università pubblica nel territorio toscano. E in tale contesto toccherebbe fronteggiare i rigurgiti particolaristici e la protervia di chi non capisce che il mondo è cambiato; l’emergere di tendenze neocoloniali, o atteggiamenti simili a quelli delle imprese straniere che fanno incetta di fabbriche italiane, acquisiscono i brevetti, chiudono gli impianti, portano via i macchinari e se ne vanno. Aggiungo che mentre qui continua la pratica onanistica di immaginare improbabili destini per le “sedi distaccate”, altrove già si medita di ridurre Siena nel suo complesso, essa stessa a sede distaccata. Tanto per dire la lungimiranza…

4. Se Siena sta male, le altre sedi “viciniori” non stanno bene. Le burocrazie ministeriali ed universitarie, da parte loro, se da un lato spingono verso una maggiore integrazione, sollecitando la trasformazione dei corsi non più sostenibili nelle singole sedi in corsi interateneo e la “regionalizzazione” della ricerca, dall’altro non contemplano affatto la mobilità dei docenti, non rintuzzano le reazioni particolaristiche di genere NIMBY e in più frappongono miriadi di ostacoli formali, dedicandosi con concupiscenza all’arte che gli riesce meglio: la pura interdizione, posta in essere a mezzo di un profluvio di “circolari” e cavilli che agiscono come una tela di ragno, capace di imbrigliare e rendere impossibile qualunque azione efficace. Purtroppo la burocrazia è il maggior ostacolo all’implementazione dei programmi che … essa stessa ha partorito! Alla fine, ci scommetterei non vi dico cosa, che ci scapperà fuori l’ennesimo troiaio.

È luogo comune che bisogna salvaguardare competenze e alleggerirsi della zavorra o “fuffa”, ma a me pare che non si vada esattamente in questa direzione e a sentire gli slogan vacui coi quali si dipingono sovente i tratti dell’università futuribile, non vorrei ritrovarmi una Toscana piena di improbabili “corsi di laurea” telematici, acrobatici, massmediatici, astigmatici, enigmatici e buemuschiatici ecc., ma venissero meno consolidate tradizioni e l’ABC della scienza e della cultura e la ricerca di base, soppressi in quanto, secondo una visione rozzamente economicistica, “inutili”. Vi è una ragione strategica, ma anche una ragione etica per opporsi a questa tendenza. Diceva Hermann Broch: “La Matematica in sé e per sé non serve a niente, ma è una specie di isola dell’onestà e per questo le voglio bene”; il discorso può estendersi ad altre discipline ed è noto che l’impresa della conoscenza umana nel suo complesso ci insegna l’utilità dell’inutile.

“La scheggia nell’occhio è la miglior lente di ingrandimento”
 (T. Adorno, “Minima Moralia“)

Post scriptum: …nella ripartizione dei punti organico 2013 del DM pubblicato il 17, Siena ha perso il 66% e Firenze ha perso il 27%. Nonostante il dibattito che segue su Roars risulti di difficile comprensione per chi non abbia dimestichezza con l’Ostrogoto burocratico, la sostanza, mi par di capire, è che qui non c’è trippa per gatti: “in termini assoluti, l’ateneo più avvantaggiato da questa operazione risulta essere il Politecnico di Milano, che si ritrova con ben 20,42 punti organico “in più” rispetto a quelli teorici che avrebbe ottenuto con un turn-over al 20%. In termini percentuali, la palma dell’ateneo più fortunato va invece alla Scuola Sant’Anna di Pisa, con un numero di punti organico pari al 964% in più rispetto a quelli teorici. Il problema, però, è che tali punti organico “extra” sono stati paradossalmente prelevati dai pensionamenti avvenuti in altri atenei, molti dei quali vengono così a ritrovarsi con un turn-over effettivo intorno ad un misero 6%, con una perdita secca del 66% di punti organico. L’università che ha subito la più alta perdita in termini assoluti è Napoli “Federico II”, con -18,83 punti organico. In termini percentuali, gli atenei più bistrattati risultano essere, ex aequo, Foggia, Siena, Seconda Univ. di Napoli, Bari, Messina, Sassari, Palermo, Cassino, Molise, con una decurtazione pari a -66%.”

Riuscirà, il rettore di Siena, a evitare d’imbarcarsi nell’avventura telematica prima che intervenga pesantemente il ministro?

Volto_unisiTelematiche, il baco è ordinario (da: Il Mondo, 25 ottobre 2013)

Fabio Sottocornola. Università telematiche con il baco. Sulla scrivania del ministro Maria Chiara Carrozza sta per arrivare un atto d’accusa che potrebbe spegnere più di un software accademico. Si tratta della relazione finale, predisposta dalla commissione di studio creata nel giugno scorso con il compito di «formulare proposte di intervento per tutelare la qualità». Era l’obiettivo dei commissari, guidati da Stefano Liebman, ordinario di diritto del lavoro alla Bocconi. Gli altri sono Marco Mancini (ex presidente Crui) e Marcella Gargano (vice capo di gabinetto al Miur). L’esplosione delle telematiche (sono 11 le accreditate) in dieci anni non ha pari con altri Paesi europei. La moltiplicazione delle sedi fisiche, da Benevento (università Giustino Fortunato) a Salerno (Pegaso), da Novedrate in provincia di Como (e-campus) a Firenze (lui) per citarne solo alcune, fa a pugni con l’idea stessa di online come spazio virtuale. Altra pecca, la scarsità dei professori incardinati e la libertà di attivare corsi di laurea senza numeri minimi di ordinari. Per non parlare poi di docenti poco decenti: improvvisati o impreparati. Insomma, ce n’è abbastanza per intervenire. Ma in che modo? Sembra che la commissione suggerirà al ministro di favorire, in un primo tempo, la federazione degli atenei. Poi l’introduzione di requisiti di base per le lezioni e gli insegnanti. Non è esclusa la possibilità che vengano revocate le autorizzazioni. A Carrozza pare che non manchi la volontà di intervenire: di recente ha detto basta a nuove accademie.

Ora riuscirà a usare il pugno di ferro? Le resistenze saranno molte: basti pensare a chi c’è dietro il business telematico. Per esempio la famiglia Angelucci (cliniche private a Roma) possiede la San Raffaele, rilevata (tra gli altri) da Fininvest, mentre le Camere di commercio controllano Mercatorum e il Formez (presidenza del Consiglio) ha la Telma.

Ancora un altro primato: l’università di Siena mette in cattedra i dipendenti comunali

PalazzoPubblicoUnisi

Fare per Fermare il declino. La giunta del Comune di Siena ha approvato una convenzione con l’Università degli Studi di Siena che consente agli organi dell’ ateneo di individuare esperti altamente qualificati fra i dipendenti comunali, ai quali attribuire incarichi di docenza. Pare che l’esigenza di questa convenzione sia nata dal Dipartimento di Scienze della Formazione di Arezzo per coprire l’insegnamento di Storia dell’arte contemporanea mediante un esperto della gestione e organizzazione di mostre e musei di arte contemporanea (esperto che si assume sia presente fra i dipendenti del Comune).

In attesa della pubblicazione del testo della convenzione – non ancora approvato dagli organi di governo dell’Università – avanziamo alcune perplessità su questo accordo.

Il Comune di Siena, a causa delle dissennate politiche di bilancio attuate dalle precedenti amministrazioni, si trova in una situazione di pre-dissesto ed è chiamato a rispondere ai numerosi rilievi emersi in seguito all’ispezione condotta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sui suoi conti nel periodo 2008-2012. Un’amministrazione responsabile dovrebbe quindi mobilitare tutti i dipendenti dell’ente, soprattutto i più qualificati, chiedendo loro di contribuire in maniera più efficace al suo risanamento. Ad esempio, nei settori della cultura e del turismo, personale esperto della gestione e organizzazione di mostre e musei di arte contemporanea potrebbe dedicarsi:

  • – al Santa Maria della Scala, progetto mai decollato nonostante gli investimenti perla ristrutturazione, che pesano in bilancio sotto forma di prestiti molto onerosi (BOC);
  • – al sistema di prenotazione dei musei in generale e della Chigiana in particolare;
  • – ad una gestione efficace delle biglietterie;
  • – ai musei comunali da valorizzare e integrare in un percorso di visita cittadina;
  • – al decoro della città.

E in generale, personale esperto potrebbe dedicarsi:

  • – allo snellimento dei consigli di amministrazione delle partecipate;
  • – alla revisione dei regolamenti comunali e delle procedure amministrative per semplificare gli adempimenti di cittadini e imprese nei confronti del Comune;
  • – ad attrarre investimenti privati, necessari per lo sviluppo di attività produttive.

Per contro, la convenzione mal si concilia con gli obblighi previsti per i titolari dei contratti d’insegnamento, che devono garantire tutte le attività formative previste dal regolamento didattico (per esempio la partecipazione agli appelli d’esame, la preparazione della prova finale e dei test intermedi, la presenza al ricevimento degli studenti).

Chiediamo quindi al sindaco Bruno Valentini di valutare con maggiore accortezza l’impiego delle risorse a disposizione del Comune e di spiegare quali vantaggi per l’ente si aspetta da questa convenzione con l’Università. All’assessore al personale Mauro Balani domandiamo se intenda supplire ai dipendenti più qualificati, selezionati per i contratti di insegnamento, con assunzioni di nuovi dirigenti a tempo determinato e conseguenti aggravi per il bilancio del Comune: proprio in questi giorni sul sito istituzionale del Comune è stato pubblicato un bando per la copertura di un posto di dirigente in ambito amministrativo per i servizi istituzionali, le gare e appalti, la cultura e la promozione turistica.

Aggiungiamo che in un decreto (il D.P.C.M. 30 Dicembre 1993, n.593) sono elencati gli enti pubblici e le istituzioni di ricerca che possono stabilire convenzioni con le università per la stipula di contratti di insegnamento. Fanno parte dell’elenco l’Istituto superiore di sanità (ISS), l’Istituto italiano di medicina sociale, l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), l’ISTAT, il Centro ricerche esperienze studi applicazioni militari (CRESAM), l’Istituto per le telecomunicazioni e l’elettronica della Marina Militare (MARITELERADAR), l’Area di ricerca di Trieste. Nel decreto non figurano i comuni: sappiamo com’è andata a finire quando Siena “ha fatto come le pareva” (il riferimento alla dichiarazione attribuita al dottor Cimbolini, ispettore del MEF, è intenzionale).

Se, quello del pisano Letta, è un elogio dell’università di Siena…!

Enrico Letta

Enrico Letta

Eppure, il solito giornaletto locale, imbattibile nella sua opera di disinformazione sui problemi universitari, con riferimento al discorso del Primo Ministro presso l’Università di Siena, lo chiama “elogio” e titola in prima pagina: «Letta elogia Siena e l’ateneo». L’articolo su quattro colonne si conclude con le parole pronunciate dal capo del Governo: «Siamo in una delle più straordinarie città d’Italia e in una delle migliori università del Paese insieme a Pisa…». Due parole scarne (ma proprio due) di circostanza, che Letta doveva necessariamente pronunciare, come ospite nell’aula magna dell’università! Ma preoccupandosi, subito, di mitigarne la portata, accostando l’università di Siena a quella di Pisa, per riportare il discorso alla dura e cruda realtà. Infatti, nella classifica internazionale Arwu delle 500 migliori università al mondo, Pisa è prima in Italia e Siena non esiste. E questo, il pisano Letta e la pisana ed ex rettore Carrozza (presente alla cerimonia), lo sanno bene. Come conoscono bene la situazione economico-finanziaria dell’ateneo senese e l’analfabetismo gestionale del rettore e direttore amministrativo.

Il rettore di Siena tiene famiglia e compagni

Καιρóς

Καιρóς

Sicuramente Teofrasto avrebbe inserito Riccaboni nel suo famoso ritratto dell’inopportuno (Caratteri morali). E Lisippo avrebbe eretto nel cortile dell’Università di Siena una statua (novello efebo senza ali ai piedi e completamente calvo) come allegoria per quelle situazioni da non afferrare mai, perché in contrasto con il valore dell’opportunità.

È quel che ho pensato nel leggere la notizia (difficile da scovare nella home page dell’ateneo) riguardante la nomina da parte del rettore dei referenti scientifici per i Poli d’Innovazione della Regione Toscana. L’Università, infatti, si serve di alcuni docenti per i dodici settori di riferimento dei Poli, che, com’è noto, sono previsti dalla nuova disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore di Ricerca, Sviluppo e Innovazione. Tra le nomine se ne segnalano due: quella della moglie del “magnifico”, la Prof.ssa Rebecca Pogni, e quella del Prof. Riccardo Basosi, mentore e referente universitario della first lady, non ancora Prof. ordinario. La first lady deve sostenere (noblesse oblige) il peso di due settori di competenza: è referente scientifico del settore moda (tessile, abbigliamento, pelletteria, concia, calzaturiero, orafo) e del settore cartario.

Eppure, pochi giorni fa, Riccaboni aveva dichiarato: «all’università di Siena abbiamo varato un codice etico che mira ad escludere le situazioni nelle quali si potrebbero creare conflitti d’interessi». Evidentemente, il “magnifico”, aveva già dimenticato d’aver conferito alla sua consorte questi delicati compiti istituzionali. Ora non pretendiamo certamente da Riccaboni comportamenti in linea con la saggezza del peripatetico filosofo greco Teofrasto, ma neppure possiamo accettare che, con la sua sistematica violazione delle più elementari regole, continui ad esporre al ridicolo l’istituzione che rappresenta, inducendo qualche buontempone a pensare che all’ateneo senese tutto va a finire in “peripatetica”.

Articolo pubblicato anche daIl Cittadino Online (11 marzo 2014) con il titolo: «Grasso: “il rettore ed il valore dell’opportunità”».

Parentopoli universitaria: altra “riccabonata”

RiccaboniSenzapolitica

Controcampus. Prof. Riccaboni, qual è la Sua opinione in merito all’eterna questione delle parentopoli universitarie italiane? Secondo Lei, è davvero così terribile avere due docenti con lo stesso cognome in una Facoltà? In Italia, alla fine, prevale il merito o la raccomandazione?

Angelo Riccaboni. Ritengo che il merito sia fondamentale non solo per la giusta affermazione degli individui, ma anche per garantire all’interno delle organizzazioni le necessarie competenze e capacità. All’Università di Siena nel 2011 abbiamo varato un codice etico che mira ad escludere le situazioni nelle quali si potrebbero creare conflitti d’interessi nei confronti dell’Ateneo stesso.

Altro che “uno dei migliori atenei del mondo”, l’università di Siena è lo “gnommero armonioso”

Carlo Emilio Gadda

Carlo Emilio Gadda

Rabbi Jaqov Jizchaq. C’è chi dichiara che «contro il Polo Universitario monopolizzato dall’ateneo senese s’è battuto fin dal 1996 e che ora è il momento che si spezzi il vincolo con Siena». Sì, Sì, si spezzi il giogo! Si spezzi! Accidenti, allora siamo già un pezzo avanti con la “secessiùn”: ci manca solo il carroccio. Vogliono andarsene? Non è che basta dirlo; per adesso, infatti, il polo aretino è un onere gravoso (sostanzialmente un debito) che pesa sulle spalle di Siena: si paghino da sé le spese, paghino gli stipendi di professori e tecnici/amministrativi e vadano un po’ dove vogliono. In alternativa, Siena richiami in sede tutti i docenti colà distaccati a rinforzare i suoi barcollanti corsi di studio. È però singolare che coloro che lavorano nell’ateneo senese apprendano queste cose – che un polo vuol secedere e già opera in quella direzione – dai giornali: ma quali sono i livelli decisionali in questo ateneo? Vi è una posizione ufficiale del Rettore e del Senato al riguardo dell’iniziativa aretina? Vi è stata una qualche comunicazione e discussione nelle sedi istituzionali appropriate? Com’è nata tutta la faccenda?

Paradossalmente, mentre apprendo “con vivo stupore” dalla stampa che uno lavora per svincolare completamente il polo aretino da Siena (speriamo anche economicamente), parimenti mi giunge all’orecchio la non meno stupefacente voce “di corridoio” che qualcun altro reclama viceversa il trasferimento ad Arezzo di interi comparti umanistici dell’università da Siena (follie da ricovero coatto). Così uno chiede che si taglino i ponti, l’altro reclama ponti d’oro. Questi astuti sotterfugi paiono il prodotto esclusivo del dilagare di uno scomposto e cieco particolarismo e dell’assenza di un fermo potere centrale che lo raffreni. Nel modo in cui le forze politiche, i vertici accademici e le stesse burocrazie ministeriali, o tollerano, o autorizzano certe cinobalaniche imprese, io non vedo tentativi di “ridefinire” alcunché, ma solo un aspetto del decantato “groviglio” e, forse inconsciamente, una forma di nichilismo. Altro che “uno dei migliori atenei del mondo”… questo è lo “gnommero armonioso”:

«Sosteneva, fra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo. Ma il termine giuridico «le causali, la causale» gli sfuggiva preferentemente di bocca: quasi contro sua voglia.» (Gadda, Il pasticciaccio).