Alla ricerca della piramide perduta

L’ascesa del «Faraone» nell’Ateneo della ‘grandeur’ (Piero Tosi: il patologo che studiava da ministro) (Da: La Nazione Siena, 19 febbraio 2012)

Tommaso Strambi. «Va bene per martedì alle 18.30. Ma non incontriamoci al Rettorato. È  meglio vederci al solito posto …». Sono le 14 e 17 minuti del 10 novembre 2010. Fissato l’appuntamento, il professor Piero Tosi saluta Angelo Riccaboni, il giovane ‘delfino’ che, proprio in quei primi giorni di novembre si è insediato in Banchi di Sotto, dopo una lunga attesa dovuta alle incertezze dell’allora ministro dell’Università, Maria Stella Gelmini, a firmare il decreto di nomina a Rettore vista l’esistenza di un’inchiesta della magistratura sulla regolarità delle elezioni che nel luglio precedente avevano visto Riccaboni superare per un pugno di voti (16) il ‘magnifico’ uscente, Silvano Focardi. Perché non parlare in Rettorato? Chissà? «Meglio vedersi al solito posto», osservano. Lasciando, intendere, che è una prassi consolidata. «Malelingue», ribatteranno. Forse, non essendo esperti di cultura africana, non conoscono il vecchio proverbio secondo il quale se devi nascondere un albero quale posto migliore della foresta. Ma tant’è. Così andiamo avanti «con il solito». In fondo lo diceva anche la pubblicità: «Mario, il solito!». Altro giro, altra corsa. È il professar Tosi a chiedere a Riccaboni un appuntamento. Ci sono tante cose da affrontare. E lui lo sa bene. Per dodici anni – prima dell’appassionato contradaiolo della Chiocciola Focardi – ha guidato l’antico Studium senese. Non per nulla è stato un ‘grande elettore’ di Riccaboni, il giovane economista che lui stesso nel 1997 aveva chiamato a presiedere il Nucleo di valutazione dell’Ateneo (incarico che ricoprirà sino al 2004) e, poi, ad aiutarlo a fondare il Cresco. Non solo. Nel 2005 sarà sempre Tosi a sostenerlo nella corsa alla presidenza della Facoltà di Economia e, poi, ancora ad affidargli l’incarico di prorettore per la sede distaccata di Arezzo. Questione di cooptazione. L’Università italiana funziona così. Da sempre. Bisogna mettersi in coda e confidare nella benevolenza del ‘barone’. Ma tra Tosi e Riccaboni non c’è il solito rapporto da docente e discepolo. Il primo, infatti, è un eminente patologo con 300 pubblicazioni scientifiche e testi di Anatomia e Istologia Patologica nel curriculum, il secondo è un economista. Cosa accomuna, dunque, il medico e il professore di economia aziendale? La gestione dell’Accademia. Sapere e potere che, sovente nelle aule universitarie, si confondono in un connubio indissolubile. E Tosi lo sa bene. Ha sempre accompagnato all’intensa attività scientifica quella di gestione della res universitaria. Tanto che nel 1981 diventa prorettore. Il primo passo della carriera ‘nelle stanze dei bottoni. Quel cammino che negli anni Novanta lo porterà a diventare a sua volta Rettore. Molti ex presidi e docenti ricordano ancora quando, nel corso di una seduta del Senato Accademico, l’allora ‘Magnifico’ Luigi Berlinguer, in procinto di diventare ministro della Pubblica Istruzione, mettendogli le mani sulle spalle lo indicò come suo successore. E nel 1994, in effetti Tosi, con qualche mese di anticipo rispetto ai tempi programmati, divenne Rettore. L’inizio di un nuovo ‘Regno’, ma nel segno della continuità. Beninteso.

Anche Piero Tosi, come il suo predecessore, sa miscelare doti da ammaliatore e tessitore di relazioni, ma con un’inclinazione, ancora più spiccata, alla grandeur. E, a spalleggiarlo, Tosi trova Maurizio Boldrini. Che teorizza e mette a punto la più grande area comunicazione mai vista all’interno di un Ateneo. A dire il vero Boldrini ci aveva provato anche nella gestione Berlinguer, ma si era dovuto scontrare con l’inflessibilità ed il rigore della ‘comandante’ Jolanda Cei Semplici. Tra lei e il comunicatore non c’era un gran feeling. Anzi. Nel segreto delle stanze lei lo aveva ribattezzato il ‘giornalaio’. Così, nel momento in cui la Semplici lasciò gli uffici di Banchi di Sotto, Boldrini poté finalmente mettere a punto il suo piano. Intanto, sull’altro versante, Tosi moltiplicava corsi di studio e cattedre. Un vero e proprio maestro in questo. Il capolavoro lo compie il 19 aprile del 2002. Quel giorno sottoscrive con l’Azienda ospedaliero-universitaria senese un accordo per «lo sviluppo delle attività di ricerca e docenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia per settori di interesse per le funzioni assistenziali della Facoltà stessa». Inutile dire che a controfirmare l’accordo fu Jolanda Cei Semplici nella sua veste, questa volta, di direttore generale delle Scotte. Alè! Inizialmente i soldi venivano presi da fondi erogati dalla Regione Toscana ma, da preveggente, Tosi si preoccupava di non far mancare cattedre a coloro che le avrebbero così ricevute. Per questo l’articolo 4 dell’accordo evidenzia «al momento dell’eventuale interruzione concordata del finanziamento per la retribuzione della docenza reclutata, l’Università se ne farà carico, con propri fondi di bilancio comunque acquisiti». In fondo «un posto fisso» non si nega a nessuno. Anche pochi mesi prima, alla fine di dicembre 2001 ci fu un’infornata di assunzioni. E questo, nonostante, il direttore amministrativo dell’epoca, Loriano Bigi, avesse firmato una relazione in cui si metteva in guardia dall’eccessivo drenaggio di risorse per il personale. Mentre nel dicembre del 2005, allorquando si diffuse la notizia che la Finanziaria 2006 avrebbe stabilito il famoso rapporto del 90% tra spese e personale, in soli quattro giorni (dal 16 al 20 dicembre) vennero ‘sgonfiate’ tutte le graduatorie ancora in essere. Un vero peccato lasciare qualcuno a casa. Via, così, all’assorbimento di tutti i ruoli banditi in precedenza. Avanti un altro! E, se i soldi non ci sono, si troveranno. I bilanci, del resto, si aggiustano. All’epoca non si sapeva, ma l’inchiesta aperta dalla Procura di Siena qualche anno dopo (nel 2008) lo ha dimostrato. E sebbene Tosi osservi «che io sono arrivato a fare il rettore da patologo e il mio successore da ecologista: cosa volete che ne sappiamo di conti», dai riscontri degli uomini della Guardia di Finanza incaricati dai magistrati della Procura, alla fine della fiera, dalle casse dell’Ateneo mancano, almeno, 200 milioni. E, comunque, qualche ‘ritocco’ si può sempre fare. Così tra i faldoni della Procura c’è anche un appunto manoscritto, datato 11 febbraio 2003, che ha spinto i magistrati ad ordinare una perizia calligrafica. Secondo l’ex direttore amministrativo Interi, infatti, alcune correzioni a penna erano state fatte da Tosi «desideroso di ricucire lo scollamento tra entrate ed uscite, pari a circa 18 milioni di euro». Una ricostruzione che la consulente nominata dai pm, Rosaria Calvuana, ha confermato: «le manoscritture di colore nero presenti nell’appunto datato 11 febbraio 2003 appartengano alla mano del professor Piero Tosi». Vedremo. Se e quando sarà celebrato un processo. Tra le inchieste e le sentenze, infatti, ci sono sempre i dibattimenti in aula.

E, anche questo, l’ex rettore Tosi lo sa bene. Il 27 aprile del 2010 è stato assolto per una serie di accuse (dalla truffa all’abuso d’ufficio, dalla tentata concussione alla falsità materiale) in cui era incappato con altri docenti ed ex direttori generali dell’università e dell’azienda ospedaliera-universitaria. Anche se, per due concorsi (medicina legale e chirurgia plastica), deliberati a maggioranza dall’università, ma «non in modo regolare» secondo le accuse in quello stesso processo, Tosi è stato condannato (con il riconoscimento delle attenuanti generiche e la sospensione della pena) a nove mesi. In fondo, il potere ha sempre un costo. E al ‘faraone’ Tosi il potere piace. Ne è affascinato. E Siena per lui è piccola. Perché non puntare in alto? L’occasione la fornisce la Crui. Per Tosi è un gioco da ragazzi conquistarne la guida non appena un altro rettore toscano, il matematico Luciano Modica, lascia Palazzo alla Giornata (la sede del rettorato di Pisa) per candidarsi alle elezioni suppletive al Senato. La Crui è un trampolino di lancio importante per chi aspira ad un ruolo da ministro. Tosi lo ha imparato da Berlinguer. E così ci si butta anima e corpo. Tanto che nel novembre del 2004 porta in Senato Accademico una modifica allo Statuto in modo da «far coincidere il termine del proprio mandato quale presidente della Crui con quello di Rettore». Nessuna forzatura, beninteso. Tosi, si legge nella delibera, «comunica di aver ricevuto, da parte di presidi e rappresentanti di area in Senato, una sollecitazione». Ci mancherebbe che qualcuno pensasse ad un Ateneo ad «uso e consumo». Roba da regimi. Qui, siamo in democrazia. Così la delibera passa con il voto di tutti i presenti, compreso quello di Tosi. La cosa non passa inosservata e il professor Giovanni Grasso presenta ricorso al Tar. Ma i giudici amministrativi, senza entrare nel merito, ‘bocciano’ il ricorso «perché il ricorrente avrebbe dovuto procedere solo dopo la delibera ad hoc del Senato accademico». Ed, in effetti, era quello che aveva fatto il professor Grasso. In realtà, quello che mancò fu l’atto amministrativo di recepimento di quella delibera approvata il 15 novembre 2004. Quisquilie. Dopo la pronuncia del Tar la cosa non andò avanti e Tosi rimase alla guida di Banchi di Sotto e della Crui. Come sollecitato dai colleghi e come previsto. Purtroppo, il 26 febbraio 2006, il sogno si infranse davanti agli uomini della polizia giudiziaria che gli notificarono un’ordinanza di interdizione. Un tramonto improvviso, solo in parte risarcito (come abbiamo visto) dalla sentenza dell’aprile 2010. E pensare che in quella primavera del 2006 l’Ulivo vinse davvero le elezioni. Il «barone rosso» avrebbe potuto ben figurare nella compagine governativa alla guida del dicastero della Sanità o di quello dell’Università e della Ricerca Scientifica. Che peccato! E, invece, lasciata la cattedra, è fra color che aspettano che il gup decida sulle 18 richieste di rinvio a giudizio formulate dalla Procura in merito all’inchiesta sul dissesto dell’Ateneo. «Sono tranquillo – dice -. Ho fiducia nella magistratura, ho la coscienza a posto e sono sicuro di dimostrare di aver sempre agito in buona fede. A breve, comunque, mi farò sentire, è venuto il tempo di parlare e raccontare come stanno veramente le cose. Non solo leggere quanto viene scritto da altri». Perché no? È una questione di trasparenza e chiarezza. Sempre. E non solo «al solito posto».

A grandi passi verso la rimozione del rettore dell’università di Siena

Uil-Rua-Cisal-Cisapuni-Rdb-Ugl-Rsu-Flc-Cgil

Egregio Signor Ministro Profumo, si richiama la Sua attenzione per un urgente intervento presso l’Università di Siena i cui vertici hanno sospeso in modo pretestuoso il pagamento di qualsiasi indennità al personale tecnico amministrativo da oltre 13 mesi. Il protrarsi di questa situazione rischia di portare al blocco di attività di servizio connesse direttamente al Fondo, quali ad esempio il blocco delle biblioteche, legate al sistema dei turni, oppure a servizi istituzionali svolti su turni e orari notturni e festivi. A fronte di questo disagio l’attuale vertice si riserva di assumere qualsiasi decisione in merito, in attesa di pareri terzi anche supportati da suggerimenti di Dirigenti Ministeriali, che invitano a non cedere a pressioni sindacali rispetto alle legittime aspettative dei lavoratori e di esclusiva competenza delle OOSS. In questo momento è necessario un Suo intervento per rimuovere le cause che hanno provocato la sospensione delle remunerazioni, nonché di ripristinare la contrattazione paralizzata dai veti incrociati dei vertici, che di fatto esprimono chiaramente una mancata volontà di riconoscere al personale una parte fondamentale dello stipendio. Fiduciosi di un Suo diretto intervento, cordiali saluti.

Che sfiga per Michel Martone: s’è “purgato” a Siena!

Di seguito un’illuminante ricostruzione della tempistica del concorso per ordinario di Michel Martone, fatta da Antonio Rossitto per “Panorama”, oggi in edicola. Per ridurre il numero dei candidati (da otto a due) occorreva tempo. Bastava posticipare la nomina della commissione! L’ateneo che aveva bandito il concorso? Siena. Il rettore firmatario del decreto di nomina? Piero Tosi.

Un concorso di cause molto fortunate

Antonio Rossitto. Il giovane viceministro al Lavoro l’ha presa male. Sul suo blog Michel Martone risponde puntuto alle insinuazioni giornalistiche che fotografano una carriera accademica a velocità ultrasonica: dottorando a 23 anni, ricercatore a 26, associato a 27, ordinario a 29. Mezza Italia l’ha criticato per avere dato degli «sfigati» a quelli che a 28 anni bazzicano ancora in facoltà e ha gridato: tu quoque, figlio del potente ex avvocato generale della Cassazione, Antonio. Insomma, dietro occhialini e capigliatura gramsciani si nasconderebbe il più raccomandato tra i raccomandati. Lui nega recisamente. Al centro della querelle è la cattedra di diritto del lavoro ottenuta da Michel appena ventinovenne. La storia: due posti per ordinario banditi dall’Università di Siena l’11 gennaio 2002, con otto professori associati che fanno la domanda ma all’esame arrivano solo in due e il viceministro è secondo classificato. Due dei cinque commissari vergano giudizi bizantini e perplessi, il cui succo è: scientificamente acerbo. E forse, se si fosse presentato qualche collega con più anzianità, per lui sarebbe stata dura. In mancanza di altri pretendenti, però, è lui il prescelto.

Martone, sul suo sito, protesta: «Gli altri candidati si sono ritirati perché nel frattempo avevano vinto in altre sedi». Il viceministro dice il vero. Omette però un dato sostanziale. Il concorso bandito a Siena, in cui lui ha trionfato, è durato un’eternità: un anno e mezzo, tanto da avere avuto bisogno di una proroga. Le lungaggini hanno permesso a quattro professori, che avevano presentato più domande, di diventare ordinari in altre sedi. E di ritirare così la loro candidatura a Siena, lasciando campo libero a Martone. Gli esami di quella sessione si incastrano tra loro come mattoncini del Tetris. Un concorso della Lum di Bari si conclude il 22 ottobre 2002. Un altro dell’Università del Molise, due posti banditi poco prima che a Siena, termina una settimana prima. Solo a questo punto, il 31 ottobre 2002, dopo quasi 10 mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, viene incaricata la commissione di Siena: la presiede Mattia Persiani, mentore accademico di Martone e amico di suo padre. Un giorno prima, il 30 ottobre, sono definiti anche i cinque commissari del concorso dell’Università di Modena, cui partecipa un’altra possibile contendente del viceministro. Anche quella cattedra viene assegnata alla velocità della luce, in tre mesi e mezzo (il 10 febbraio 2003), quando Persiani e colleghi, fra un ritardo e l’altro, sono ancora agli inizi. Morale: a Modena per chiudere l’esame impiegano sette mesi, a Siena 16. Fuori quattro concorrenti, quindi. Ma sulla strada di Martone restano comunque due candidati. Marco Marazza, intimo di Martone e pure lui discepolo di Persiani, decide di ritirarsi: poco dopo vincerà un posto a Teramo. L’ultimo ostacolo è Gianni Arrigo, ma anche lui rinuncia. Così, una defezione dopo l’altra, l’enfant prodige del governo Monti vince la cattedra il 9 luglio 2003. Ordinario a 29 anni, grazie a bizzarre e irripetibili congiunzioni accademiche. Conscio di ciò, il viceministro si definisce «un ragazzo fortunato».

Un argomento trascurato nel dissesto dell’università di Siena

Condivido l’articolo di Raffaele Ascheri (da l’Eretico di Siena) che riporta il costo delle consulenze esterne: 2,7 milioni di euro corrisposti dall’università di Siena in sette anni ad alcuni professionisti per le loro prestazioni. A questo punto ritorna prepotente d’attualità la mia richiesta del 2006, tesa a sapere come siano stati spesi in soli tre esercizi 20 milioni di euro etichettati, eufemisticamente, come assegnazioni diverse.

Come distruggere un’Università: le consulenze esterne

Raffaele Ascheri. Nel mare magnum della maxi-inchiesta della Procura di Siena (Pm Nastasi e Natalini) sul clamoroso “buco” dell’Università, a parere ereticale un capitolo stimolante assai è quello delle consulenze esterne (a memoria, poco trattato anche dai blogger più “universitarizzati”, come quello di Giovanni Grasso e quello degli illuminati: se mi sono perso qualcosa, chiedo venia!). Dalla Relazione sulla verifica amministrativo-contabile dell’Università (effettuata dall’8 marzo 2010 al 21 maggio dello stesso anno, poi pubblicata il 28 luglio), a cura del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e dalla Guardia di Finanza a cura del dottor Giovanni Diana, infatti, si evincono nel dettaglio un sacco di cosine interessanti. Non nuove, ovviamente: ma documentate al centesimo…

L’estensore sembra stigmatizzare il ricorso sistematico alle consulenze esterne: l’Università di Siena non ha conferito nessun incarico tecnico a suoi dipendenti. In qualche caso – si dirà – era impossibile; in altri, forse cercando meglio qualcosa si poteva trovare, no? Gli architetti, i geologi, gli ingegneri, comunque, li ha chiamati dall’esterno. Vediamo con quali costi: anno 2003: € 632.688,00; anno 2004: € 349.107,00; anno 2005: € 578.239,00; anno 2006: € 387.540,00; anno 2007: € 84.230,00; anno 2008: € 276.499,00; anno 2009: € 414.826,00. Il tutto, per un totale – spalmato fra il 2003 ed il 2009 – di qualcosa come € 2.723.132,00. Ma la disamina ci dice anche – e soprattutto – altro, ben altro: che i beneficiati (di cui c’è l’elenco completo, ovviamente, anno per anno), risultano essere in pratica sempre gli stessi; peggio ancora (molto peggio…), si aggiunge qualcosa di tagliente assai sul come venivano scelti i consulenti: «affidamenti disposti intuitu personae, atteso che in nessun caso (anche per quelli di maggiore rilevanza economica) è risultata svolta una vera e propria procedura concorrenziale e, quindi, una selezione fra più soggetti».

E non è tutto, perché la furbizia è stata la molla dell’implosione del Sistema Siena (non solo all’Università, indubbiamente però paradigmatica): dal momento che la Legge (articolo 17 della legge 109 del 1994, in pieno clima Tangentopoli) obbliga a gare d’appalto o comunque a procedure di selezione per incarichi di progettazione o revisione superiori a quota 100mila euro, all’Università del Bengodi che si faceva, siccome s’era tutti più furbi di quegli altri? La stragrande maggioranza degli incarichi si facevano inferiori al prefato limite di 100mila euro, bypassando di fatto la problematica legislativa sopra citata. Vai con l’affido fiduciario, vai con l’intuitu personae: e s’è visto come è andata a finire…

Il “grande vecchio” e la distruzione dell’Università di Siena

Dal diritto settecentesco sardo all’olimpo dell’Università (da: La Nazione Siena, 27 gennaio 2012)

Tommaso Strambi. «Stai attento a questa città». «Stai attento a questa città». Una raccomandazione e un ammonimento da vecchio ‘pater familias’. D’Università s’intende. Perché di figli di sangue ne ha soltanto due: Aldo e Iole. Ma l’interlocutore a cui Luigi Berlinguer si rivolgeva in una telefonata dell’ottobre 2010 era il più giovane della nidiata allevata tra le mura dell’Ateneo senese: ovvero il rettore Angelo Riccaboni. L’economista chiamato a raccogliere il testimone alla guida dell’antico Studium, che tante soddisfazioni ha regalato al professore sardo di Diritto settecentesco, il quale, proprio dall’isola, sbarcò nella città del Palio, inviato dal Pci come ‘deputato’ del Cda del Monte dei Paschi. Studioso di Domenico Atzuni (quel giurista che dà il nome a tante piazze e tante strade della Sardegna, ma nessuno sa chi sia», ebbe a osservare Francesco Merlo sul Corriere della Sera), proprio tra Piazza del Campo e Rocca Salimbeni, Berlinguer impresse una svolta alla propria carriera. Anche se all’inizio non fu semplice. Perché, sebbene portasse un cognome altisonante nella storia del Pci e della sinistra italiana, sia nel partito che in città era considerato un forestiero. Una diffidenza che gli dev’essere rimasta appiccicata addosso, visto l’ammonimento che molti anni dopo rivolse, appunto, a Riccaboni. Senza sapere, ovviamente, di essere ascoltato dalla polizia giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta sulla regolarità delle elezioni del rettore. Una città un po’ matrigna e un po’ amante. Già. Chissà che traiettoria avrebbe comunque preso la sua vita se non ci fosse stata Siena, visto che nella natìa Sardegna non riusciva proprio a spiccare il volo, come avrebbe sognato.

All’Università di Sassari, negli anni Settanta, faceva parte di un cenacolo d’intellettuali: da Gustavo Zagrebelski a Valerio Onida, da Mario Segni a Franco Bassanini, da Francesco Cossiga a Roberto Ruffilli (diventato negli anni il ‘fine’ consulente di Ciriaco De Mita, prima di essere assassinato dalle Brigate Rosse nel 1988). Tra torte e creme (vera passione di Berlinguer, tanto da meritarsi il soprannome di ‘gola e vanità‘, affibbiatogli proprio da Ruffilli), quel reticolo di amici formò un gruppo destinato a ricoprire ruoli chiave nel potere accademico. Il vero e proprio pallino di Luigi. Quasi un’ossessione. E come poteva essere diversamente, visto che sin da piccolo si era dovuto confrontare con il mito del cugino Enrico. Mica uno qualsiasi. Il vero padre nobile del Partito Comunista. Ortodosso e rigoroso al punto tale da essere l’ultimo dei politici capace di portare in strada e far piangere, lacrime vere, decine di migliaia di compagni (e non) in occasione dei suoi funerali. Oggi al massimo i politici raccolgono fischi e contestazioni al grido di «andate a lavorare», come è accaduto pochi giorni fa all’Isola del Giglio al governatore Enrico Rossi e al consigliere regionale Marco Spinelli. Altri tempi.

Ma torniamo a Berlinguer, Luigi s’intende. Vanitoso e dalla forte propensione alla grandeur, ma allo stesso tempo ammaliatore e grande tessitore di relazioni. Così, nonostante le difficoltà, in poco tempo riuscì a conquistare l’Università. Del resto, studenti interessati al Diritto settecentesco sardo non è che ce ne fossero molti. Trovata l’intesa con i cattolici di Medicina, per Berlinguer si aprirono le porte del rettorato. L’apoteosi. Gli insegnamenti iniziarono a moltiplicarsi e così le cattedre e la popolazione studentesca. Per i detrattori, però, anche i bilanci cominciano a ingigantirsi. In fondo, il potere ha sempre un costo. Il capolavoro, in questo senso, arrivò con i festeggiamenti per i 750 anni di fondazione dell’Ateneo. E poco importa se non era proprio l’anniversario giusto, visto che la data del 1240 non fa riferimento alla fondazione dell’Università ma a un documento in cui il Comune di Siena si impegnava a pagare parte degli stipendi dei professori dell’Ateneo. Che, quindi, già esisteva. L’importante era ottimizzare il risultato. E Luigi, il ‘comunista modernizzatore’ (come lo definisce Francesco Merlo) puntò in alto. E a ragione. Prima Romano Prodi, poi Massimo D’Alema, poi, ancora Prodi lo accontentarono, affidandogli il ministero della Pubblica Istruzione (1996-2000) e, ad interim, anche quello dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica (1996-1998). Un uomo riconoscente, comunque Luigi. Così nell’avventura romana si portò dietro ‘la comandante’, al secolo Jolanda Cei Semplici, che in Banchi di Sotto ricopriva il ruolo di direttore amministrativo. Piccola e determinata, una volta conclusa l’esperienza al Ministero, è tornata a Siena come direttore generale del Policlinico Le Scotte, pur fra i mille dubbi dei politici locali di area cattolica.

Ma Berlinguer non è uomo da lasciare niente al caso. E, così, prima di salutare Banchi di Sotto, si assicurò che a succeder gli fosse qualcuno di fiducia. Ed ecco che alla poltrona di rettore arriva il patologo Piero Tosi supportato da una squadra di comunicatori d’eccellenza, capitanata da Maurizio Boldrini, Omar Calabrese e Maurizio Bettini. Altro che piccola Oxford: l’Ateneo di Siena può pensare ancora più in grande. Mentre Luigi Berlinguer nel mese di maggio del 2003 decide dunque di andare in pensione (salvo poi essere reintegrato, diciotto mesi più tardi), il patologo Tosi, proprio come Penelope, tesse e disfa la tela con nuove assunzioni di docenti e personale tecnico amministrativo, Maurizio Boldrini ordina l’acquisto di 300 volumi in onore di Berlinguer. E non importa se manca una delibera del Cda che autorizzi la spesa da 26mila euro. Tanto qualcuno pagherà. In fondo, a Roma Berlinguer è in corsa per la Corte Costituzionale.

Gola e vanità‘. Ma anche familias. Già, perché in tutto questo c’è spazio anche per il figlio Aldo. Sulle orme del padre, il giovane Berlinguer riparte dalla Sardegna per la sua carriera di docente universitario, senza disdegnare altre esperienze. Ovviamente in nome della ‘buona politica’ per la quale dà vita all’Associazione ‘Il Campo delle idee’. E, tra un trattato di filosofia del diritto e un’analisi sociologica, Aldo si fa le ossa prima nel consiglio di amministrazione dell’aeroporto di Ampugnano (sotto l’ala protettiva del presidente dell’epoca Enzo Viani), poi a Bruxelles, dove diventa esperto di legislazione dei fondi comunitari. Nel frattempo lo chiamano all’Università di Firenze. Come il padre molti anni fa, anche lui è pronto a entrare nei salotti delle banche italiane. Così, dopo un timido tentativo di candidarsi sindaco di Siena nel 2011 (sostenuto dall’Italia dei Valori, infatti) nel giugno dello scorso anno viene nominato nel Cda di Banca Antonveneta. Chissà se il padre gli avrà rivolto lo stesso ammonimento fatto a Riccaboni: «Stai attento a questa città». Un po’ matrigna e un po’ amante. Chissà. E, mentre la magistratura di Siena ancora indaga sulla voragine di debiti accumulata dall’Università, la riforma del 3 + 2 varata proprio dal ministro Luigi Berlinguer mostra evidenti crepe, come emerge dall’ultimo rapporto della Fondazione Agnelli. Secondo il rapporto, infatti, il livello di preparazione dei giovani universitari italiani è calato enormemente, così come le loro possibilità di trovare impieghi adeguati (e non per colpa della crisi economica»). Che ingrati. Meno male che restano i fidelissimi: Antonello Masia, Marco Tomasi (quello che consigliava a Riccaboni di far presto a nominare Ines Fabbro direttore amministrativo: «non si sa mai»), Alessandro Schiesaro, Tommaso Detti, Omar Calabrese, Maurizio Bettini, Jolanda Cei Semplici, Antonio Cardini, Saverio Carpinelli, Maurizio Boldrini, Alessandro Stagnini, Alessandro Piazzi, Gabriella Piccini e, ovviamente, Angelo Riccaboni e Ines Fabbro. Anche a loro Luigi Berliguer, da garante nazionale del Pd, ripete spesso: «Guardatevi da questa città».

Sullo stesso argomento:
– Francesco MerloL’importanza di chiamarsi Berlinguer (Corriere della Sera, 19 maggio 1996).
– Francesco SpecchiaBerlinguer critica i nepotisti ma si dimentica del figlio (Libero, 30 novembre 2010).
– Giovanni Grasso. E c’è chi entra in Università, ne esce andando in pensione e poi ci rientra (Il senso della misura, 16 marzo 2011).
– Giancarlo MarcottiMa quanto è bravo Aldo Berlinguer (Borsa Forex Trading Finanza, 30 settembre 2011).
– Gian Marco Chiocci. I peccatucci del “saggio” Berlinguer (il Giornale, 20 gennaio 2013).

Il Deputato Perina chiede la revoca della nomina del rettore, il commissariamento dell’ateneo senese e la costituzione di parte civile del Ministero

Flavia Perina (Deputato di Futuro e Libertà). Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca – interrogazione

Premesso che:
– in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena per il quadriennio accademico 2010/2014 e che le suddette indagini ipotizzano a carico degli indagati il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici in qualità di componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale;
– tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il Decreto del 2 novembre 2010 con cui l’allora Ministro dell’Università e della Ricerca – on. Maria Stella Gelmini – procedeva alla proclamazione del neoletto Rettore Angelo Riccaboni, e per il quale fu ascoltata dalla Procura di Siena il 24 febbraio 2011 in qualità di persona informata sui fatti;
– in data 16 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha inoltre portato a conclusione il filone principale dell’indagine sul cosiddetto “buco dell’Università” di 200 milioni di euro, notificando 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d’indagini nei confronti degli indagati – tra cui due ex rettori – a vario titolo accusati di falsità ideologica in atti, abuso d’ufficio e peculato;
– è pendente per le suddette irregolarità anche un ricorso al TAR della Toscana, sezione I presentato da un docente che mette in evidenza ulteriori criticità di tipo amministrativo;
– l’adozione di un’inderogabile ed efficace strategia di riduzione del deficit strutturale dell’Università di Siena impone, quale premessa indubitabile, una forte ed autorevole guida da parte dell’attuale Rettore – sulla cui elezione grava l’indagine giudiziaria in premessa – nonché del Direttore amministrativo, il quale risulta condannato, nel 2007, dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo-contabili nell’esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di Direttore amministrativo dell’Università di Bologna;
– in oltre un anno non è stato intrapreso alcun percorso di riduzione del disavanzo strutturale, tanto che fino a pochi giorni fa le uniche possibilità prospettate dall’attuale Rettore sono state la rimodulazione dei mutui in essere e la vendita degli immobili di proprietà dell’Ateneo, anche di quelli funzionali all’attività didattica e di ricerca;
– il decreto legislativo 27 ottobre 2011, n. 199, in attuazione della delega contenuta nell’articolo 5, comma 1, lett. b) della legge 30 dicembre 2012 n. 240, ha innovato la disciplina del dissesto finanziario delle università e del commissariamento degli atenei, prevedendo la dichiarazione di dissesto da parte delle Università affette da particolari squilibri nei propri conti e l’approvazione di un piano di rientro, a pena di commissariamento;
– l’Università non ha ancora dato corso alle nuove procedure di dissesto e risanamento previste dal decreto legislativo sopra citato;

per sapere:
– se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università di Siena – il Ministro non ritenga opportuna una revoca del decreto di nomina del rettore dell’Università di Siena in esercizio di autotutela, con conseguente indizione di nuove elezioni al fine di conferire piena legittimazione al vertice dell’ateneo;
– se sussistono le condizioni di diritto per procedere al commissariamento per dissesto dell’Università di Siena;
– se non ritenga opportuno che il Ministero dell’Università, in virtù del principio di autotutela della pubblica amministrazione, nonché per le responsabilità istituzionali del dicastero quale erogatore del Fondo di finanziamento ordinario destinato all’ateneo senese, si costituisca anch’esso parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari scaturenti sia dalle indagini sul dissesto economico–finanziario, sia da quelle riguardanti l’elezione dell’attuale Rettore dell’Università di Siena;
– se, infine, corrisponde a verità il fatto che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati nel merito dell’inchiesta sui presunti brogli per l’elezione del Rettore, siano stati recentemente eletti a cariche di particolare rilievo all’interno degli organi dell’Università di Siena.

Cosa riserverà il 2012 all’Università di Siena?


Cosa riserverà il 2012 all’Università degli Studi di Siena? Per saperlo non occorre essere indovini, è sufficiente rileggere alcuni degli articoli pubblicati su questo blog nel 2011, dei quali si riportano di seguito i link, e ricordare la conclusione delle indagini sulle irregolarità nelle elezioni del rettore. Comunque, i titoli da soli indicano quale sarà l’argomento forte nelle prossime settimane, riassumibile in una domanda. Chi è stato eletto irregolarmente ha la piena legittimità a esercitare le funzioni di rettore? Da considerare, inoltre, che sulla nomina dell’attuale rettore hanno perso la faccia due ex ministri (Berlinguer e Gelmini) e l’ex direttore generale del Miur, Marco Tomasi. L’Ateneo senese, nelle condizioni attuali, può continuare ad avere una guida priva di credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni? E in assenza della revoca dell’atto di nomina, è irrealistico pensare, nell’esclusivo interesse dell’Università di Siena, alla sospensione dell’attuale rettore dalla carica ricoperta?

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino Online (12 gennaio 2012) e La Nazione Siena (13 gennaio 2012).

Giovanni Grasso. Quando lo sciacallaggio parte dai vertici.
David Cantagalli. Inciucio istituzionale all’Università di Siena: l’ex Ministro Gelmini smentito dal rappresentante del Governo in CdA.
Giovanni Grasso. Siena: dalla “piccola Oxford” all’Università delle truffe.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Paola Tomassoni e Pietro Paolo Amato. «A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, c’è un rettore “storico” frutto di quel sistema e per giunta delegittimato».
Pietro Paolo Amato. Il Ministro revochi la nomina del rettore dell’università di Siena e si costituisca parte civile.
Cisal, Cisapuni, Flc-Cgil, Ugl, UilRua, Usb. Esiste o no la normativa che impedisce l’erogazione del trattamento economico accessorio nell’università di Siena?
Giovanni Grasso. Esagera chi ipotizza una voragine da 600 milioni di euro negli ultimi ventisette anni nell’università di Siena?
Luigi Berlinguer, Piero Tosi, Silvano Focardi, Angelo Riccaboni. Del dissesto dell’Università di Siena ne parlano i protagonisti.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Gli studenti del DAS chiedono le dimissioni del rettore e del direttore amministrativo, ritenuti palesemente inadatti al ruolo che ricoprono.
Tommaso Strambi. Tutti pazzi per la costituzione di parte civile nel dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’Università di Siena.
Confsal SnalsCisapuni. Rintocchi funebri sull’elezione del rettore dell’Università di Siena.
Segreteria regionale UilRua. Chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” rimanere nella propria funzione.
USB Università di Siena. Un rettore delegittimato che finge di non saperlo e le prime costituzioni di parte civile per la voragine nei conti dell’ateneo senese.
La Nazione Siena. Università di Siena: alla ricerca del buon senso e del pudore perduti.
Giovanni Grasso. Concluse le indagini sull’elezione del rettore e sul buco dell’università di Siena.
Giovanni Grasso. Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ma che senso ha inaugurare l’anno accademico all’università di Siena?
Francesco Lauria e Mario Petrini. A grandi passi verso un’unica Facoltà medica della Toscana.
Giovanni Grasso. A Siena continua l’esodo dei docenti universitari: per amore o perché morsi dal ramarro?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ciclo ormai compiuto: l’università di Siena è il nuovo Cepu, quello pubblico.
Angelo Riccaboni e Claudio Marignani. Vieni avanti supercretino!
Angelo Riccaboni. È proprio vero che l’incremento delle iscrizioni all’università di Siena dipenda dalla qualità della didattica, della ricerca e dall’ottimo livello dei servizi?
Angelo Riccaboni. Vieni avanti cretino!
Rabbi Jaqov Jizchaq. Come la televisione trash, all’Università di Siena dequalificando l’offerta aumentano le iscrizioni.
Giovanni Grasso. Un fondo immobiliare per speculare sull’Università di Siena?
Alberto Monaci. Il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana bacchetta il Rettore di Siena per la sua incapacità a governare il processo di riallineamento fra costi e ricavi.
Giovanni Grasso. Come distruggere l’università di Siena: mancata informatizzazione, distrazione di fondi, sperperi, truffe e bilanci truccati.
Raffaele Ascheri. Con lo scopino in pugno una manifestazione da “indignados” per il dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sulle misure da adottare per il risanamento dell’università di Siena uno scopino da cesso mette tutti d’accordo.
Outis. Cari magistrati senesi, siamo stufi dei vostri traccheggi!
CUN. Gli effetti devastanti dell’abbassamento dell’età di pensionamento dei professori universitari.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Giovanni Grasso. Riccaboni non ha ancora capito che è alla guida di una Università e non di un condominio.
Giovanni Grasso. Le sorti dell’Università di Siena nelle mani di un Madoff senese?
Giovanni Grasso. Le situazioni d’illegalità presso l’ateneo senese richiedono l’immediato intervento delle competenti autorità.
Angelo Riccaboni e Rabbi Jaqov Jizchaq. Ancora una volta l’Università di Siena è prima in tutto!
Roberto Petracca. Per l’università di Siena occorre fantasia, dinamismo e un livello di pensiero diverso da quello che creò i problemi.
Lia Valentini. Il punto di vista degli studenti di “Dimensione Autonoma Studentesca” sull’operato del rettore dell’università di Siena.
Roberto Petracca. L’università di Siena non si salva con i buoni sentimenti e le buone intenzioni ma con impegni concreti.
Franco Ceccuzzi e Simone Bezzini. «Siamo in attesa di conoscere di chi siano le responsabilità del dissesto e se si sono conclusi gli accertamenti sulla regolarità dell’elezione del rettore di Siena
Franca Selvatici. Due casi per il movimento delle donne “se non ora quando”.
Cosimo Loré. Siena, università e città senza speranza.
Roberto Petracca. All’università di Siena si tagliano i professori per aumentare la didattica.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con lo smantellamento di mezzo ateneo, a Siena, non saranno penalizzati i “vecchi” docenti ma i più giovani.
Outis. “Aspettando le prescrizioni” per il dissesto dell’Università degli Studi di Siena.
Giovanni Grasso. Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con “il caso, la necessità e l’anagrafe” si affossa definitivamente l’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sul dissesto dell’Università di Siena indignarsi non serve più, ormai è tempo di agire.
Daniela Orazioli. Il sindaco di Siena messo alla prova sulla costituzione di parte civile per il dissesto dell’Università.
Giovanni Grasso. Università di Siena: ancora in attesa di un piano di risanamento.
Giovanni Grasso. Ecco quel che succede nell’Università di Siena a seguire la prassi e non le leggi.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena tra bocciature e proposte.
Giovanni Grasso. Una lezione di democrazia a chi ostacola la trasparenza nell’università di Siena.
Roberto Petracca. Università di Siena: sono i cavalli o gli asini a vendere immobili e a pensionare docenti?
Giovanni Grasso e Raffaella Zelia Ruscitto. Il rettore dell’Università di Siena illustra alla comunità accademica un piano di risanamento bocciato dai Ministeri delle Finanze e della Ricerca.
Silvio Pucci. Sempre più stringente il dibattito sul “risanamento possibile” dell’università di Siena.
Rabbi Jaqov Jizchaq. All’università di Siena non chiudono i “corsi inutili” (privi dei requisiti minimi di decenza) ma quelli utili, dove i docenti non hanno forza accademico-politica.
Michele Pinassi. Non è accettabile che con la crisi profonda dell’ateneo senese la direttrice amministrativa si sia garantito il massimo dell’indennità.
Laura Vigni. Ateneo senese: da Oxford d’Italia a università sputtanata.
Alessandro Nannini. La mala gestione dell’università di Siena riguarda gli ultimi tre rettori.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena come ammortizzatore sociale.
Franco Ceccuzzi. Università di Siena: spigolando nell’intervista del candidato sindaco del Pd che ha promesso mille posti di lavoro.
Giovanni Grasso. Un risanamento possibile dell’Università di Siena.
Partito Democratico di San Giovanni Valdarno. Si continuerà a far governare l’università di Siena ai Partiti?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Per il pensionamento dei docenti e per le scelte strategicamente sbagliate l’offerta didattica all’università di Siena peggiora a vista d’occhio.
Il perfido Suyodana. L’agonia continua dell’Università di Siena tra finti piani di risanamento!
Franco Ceccuzzi. Ancora demagogia e nessuna proposta concreta per il risanamento ed il rilancio dell’Università di Siena.
Laura Vigni. È questo il momento della costituzione di parte civile per il dissesto dell’università di Siena.
Stefano Bini. Qualcuno comincia a capire che i Poli universitari decentrati possono esistere solo se si autofinanziano.
Giovanni Grasso. Dissesto finanziario dell’Università di Siena: chiesto il rinvio a giudizio per i 27 indagati.
Circolo Città domaniSinistra per Siena. Crisi dell’università di Siena: responsabilità, questione etica, costituzione di parte civile.
Giovanni Grasso. Si chiuda il corso di laurea in Geologia a Siena e si sviluppi quello di San Giovanni Valdarno.
Pietro Paolo Amato. Di fronte al comportamento dell’amministrazione universitaria senese che pregiudica l’interesse pubblico, Amato si rivolge alla Corte dei Conti.
Giovanni Grasso. C’è ancora chi crede di poter ricreare quel sistema di potere che ha portato l’università di Siena allo sfascio generale e al discredito totale!
Giovanni Grasso. Chiesto il commissariamento del Rettore, il cui operato rischia di ledere l’autorevolezza dell’Università di Siena e il ruolo istituzionale del Ministero. Interrogazione del Senatore Pietro Paolo Amato.
Il perfido Suyodana. Università di Siena: cose dell’altro mondo.
Susanna Guarino. La guerra dei Poli universitari: il realismo di Grosseto e la spocchia di Arezzo.
Giovanni Grasso. Arezzo lo sa che per tagliare il cordone ombelicale con Siena deve pagare?
Romano Salvi. Università, c’è da tagliare il cordone ombelicale con Siena.
Tomaso Montanari. Chiusura del corso di laurea in Lettere d’Arezzo e «barricate demagogiche della politica locale».
Salvatore Mannino. Siena sarà sommersa dai rifiuti, se dovesse chiudere il corso di laurea in “Lettere” d’Arezzo.
Giovanni Grasso. Cosa ha condotto il Ministro Gelmini a Siena?
Giovanni Grasso. Università di Siena: il saccheggio continua!
Giovanni Grasso. Università di Siena: «preconsigli» di Amministrazione, un ritorno al passato.
Dimensione Autonoma Studentesca. Gli studenti sculacciano il preside della Facoltà di Lettere d’Arezzo “prima in Italia”.
Stefano Zoja. Ancora sulla svendita del patrimonio immobiliare in regime di autonomia universitaria.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Secondo gli studenti, le scelte dei vertici mettono a rischio la sopravvivenza dell’università di Siena.
Pietro Paolo Amato. Il senatore Amato torna a chiedere il commissariamento dell’Università di Siena.
Mario Lolini. Siena chiuda pure la sua università ma continui a pagare per tenere in piedi quella di Grosseto!
Roberto Petracca. Ma i revisori dei conti sono proprio sicuri che il contratto del direttore amministrativo sia corretto?
Giovanni Grasso. All’Università di Siena è l’ora della rottura.
Giovanni Grasso. Se la comunità locale non vuole la chiusura del Polo grossetano se ne assuma interamente i costi.
Arbiter. Per il Pd senese i poli universitari decentrati non sono più strategici. «Vuol dire che vanno chiusi
Fabio Sottocornola. Università di Siena: si continua a svendere il patrimonio immobiliare senza un piano per ridurre il disavanzo strutturale.
Cosimo Loré. L’università dei morti viventi.
Giovanni Elia. L’università di Siena come carne di porco.
Liste Civiche Senesi, Api, Fli, Udc. Per le Liste Civiche Senesi e il Nuovo Polo l’università di Siena è sul baratro e i vertici dell’ateneo stanno a guardare.
Roberto Petracca. Un consiglio al Ministro Gelmini: istituisca un corso sulla salvaguardia del pomodoro nostrale.
Giovanni Grasso. Cosa riserverà il 2011 all’Università di Siena dipenderà dalla comunità accademica.

Quando lo sciacallaggio parte dai vertici

Magliari

“I magliari” di Francesco Rosi (1959)

Da quando si è scoperta la voragine nei conti dell’Università di Siena, l’alienazione degli immobili ha rappresentato lo strumento più facile per superare le crisi di liquidità. Così Silvano Focardi nel 2009 ha venduto per 74 milioni di euro il San Niccolò e per 108 milioni di euro nel 2010 l’ospedale “Le Scotte”, creando le condizioni in base alle quali il suo successore avrebbe evitato il ricorso, per il 2011, allo scoperto di conto corrente e alle anticipazioni sul fondo di finanziamento ministeriale 2012. La dismissione di alcuni immobili rientra anche tra le misure straordinarie di Riccaboni che, però, ha previsto la costituzione di un Fondo immobiliare, l’individuazione di intermediari specializzati e la sottoscrizione, da parte dell’Ateneo, di quote da collocare presso investitori. L’assoluta segretezza dell’operazione, il tentativo di far approvare dal CdA il progetto nascosto all’interno di una delibera sulla ricognizione degli spazi (quindi, con una procedura scorretta sul piano formale e sostanziale), i rapporti mai chiariti con un operatore finanziario indagato dalla Procura di Fondi, la scelta, da parte del rettore, come consigliere finanziario, di un docente che è socio di maggioranza di una S.r.l che ha per oggetto sociale proprio operazioni del genere, hanno legittimato il sospetto di una speculazione finanziaria ai danni dell’Università di Siena. Ho più volte denunciato pubblicamente tali circostanze fino a quando il CdA non ha deciso di bocciare il rischioso progetto. Ma lo sconcerto e la rabbia per l’opera di sciacallaggio ai danni del nostro martoriato ateneo hanno modo di manifestarsi pienamente leggendo le intercettazioni di seguito riportate tra Riccaboni e il suo consigliere finanziario, professore a Siena di Intermediari finanziari, Lorenzo Frediani, nonché socio di maggioranza di Astrea S.r.l., avendo versato 28.500,00 € sui 30.000,00 € di capitale sociale.

Telefonate di Frediani (Astrea) a Riccaboni nel 2010
– 4 novembre (ore 16:26): una voce maschile chiede conferma sulla nomina. Si accordano di vedersi tra un po’ in facoltà.
– 4 novembre (ore 19:04): una voce maschile chiama per congratularsi per la nuova nomina e chiede insistentemente un incontro prima dei festeggiamenti per parlare del loro progetto.
– 10 novembre 2010 (ore 10:09): fissano un incontro per il 19 novembre (alle ore 10.00) con il nuovo direttore amministrativo e la ragioneria dell’università per procedere – dopo aver controllato i conti – alla programmazione di un fondo immobiliare o vendita dei beni dell’Unisi.
– 18 novembre 2010 (ore 09:42): un uomo chiama Riccaboni e gli chiede conferma per l’indomani alle 10 con il direttore amministrativo. Riccaboni conferma.
– 22 novembre 2010 (ore 09:53): una voce maschile chiama Riccaboni e lo mette sull’avviso di non discutere con nessuno nel dettaglio del piano di risanamento, visto che ci sono dei problemi in arrivo come la mancata corresponsione del contributo di 8 milioni di euro da parte della regione che mette a rischio il pagamento degli stipendi per dicembre. La linea diventa disturbata…
– 22 novembre 2010 (ore 09:57): una voce maschile riprende il discorso interrottosi precedentemente e gli fa presente che mancano i soldi per pagare gli stipendi di dicembre. Riccaboni propone di far ricorso alle anticipazioni di cassa e la voce maschile precisa che al 31 dicembre le anticipazioni di cassa devono essere portate a zero. Se bisogna percorrere quella strada, la voce maschile dice che va richiesto un incontro a Mussari e a Marino per vedere se la fanno percorrere. Non è una cosa semplice anche perché le tredicesime vanno pagate il 12 o il 13. Riccaboni dice che ci vuole pensare e si accordano di sentirsi domattina.
– 1 dicembre 2010 (ore 09:52): Angelo viene chiamato da un uomo che gli suggerisce di aumentare il numero delle persone che lavorano nella ragioneria perché sono in uno stato di criticità, almeno finché le cose non girano. Riccaboni si appunta la cosa. L’interlocutore dice che poi con calma devono vedere come riorganizzare l’università ma questo deve essere un provvedimento da prendere subito. Riccaboni dice che ne parlerà con la Fabbro.

Siena: dalla “piccola Oxford” all’Università delle truffe

Ormai è chiaro! L’Università degli Studi di Siena ha un altro primato, quello delle truffe compiute da autorevoli personaggi che hanno gestito l’ateneo per fini esclusivamente personali. Si trova di tutto: consulenze dorate per gli amici, uso privato di mezzi e strutture pubbliche, compensi in conto terzi senza controllo, rimborsi di missioni mai avvenute, centri di servizio costituiti per macinare profitti per pochi, posti di ricercatore senza copertura finanziaria per figli e amici, compensi illimitati ai docenti dei master e dei corsi di perfezionamento, tasse del post-laurea senza alcun tetto e in parte intascate da qualche furbo. Ecco, tutto questo accade da 26 anni e spiega la voragine nei conti e il dissesto anche morale di un Ateneo dal glorioso passato. Le prove raccolte dalla Procura della Repubblica di Siena per il primo filone d’indagine, rese pubbliche da pochissimi giornali e da qualche blog, rivelano solo una piccola parte del malaffare ma dimostrano chiaramente le responsabilità dei vertici passati e attuali, la mancanza di senso delle istituzioni, le piccinerie, l’irrazionalità e, per alcune decisioni, l’imbecillità manifesta. Altrimenti, perché falsificare platealmente il concorso per Direttore Amministrativo quando si sarebbe potuto ottenere lo stesso risultato in modo regolare? Infatti, lo Statuto concedeva a Riccaboni la prerogativa di nominare la persona che lui aveva scelto: la Fabbro, appunto. Allora, perché bandire una “selezione pubblica” (con una commissione presieduta da lui stesso), alla quale parteciparono ben 49 candidati, tra direttori amministrativi e dirigenti d’altre università? Com’è noto, vinse la Fabbro e il concorso-farsa ha in seguito assunto i contorni di una truffa ai danni dell’Ateneo senese, dei suoi dipendenti e dei candidati. A questi ultimi è toccata anche l’onta di veder prevalere una collega già condannata per illecito amministrativo-contabile nell’esercizio delle sue funzioni di direttore amministrativo dell’Università di Bologna. Di questo, ovviamente, nel suo curriculum non c’è traccia. Ma al danno si aggiunge anche la beffa, se si legge di seguito l’intercettazione telefonica tra Marco Tomasi (ex Direttore generale del Ministero dell’Università) e Riccaboni. I due dispensano a piene mani amenità e “perle di saggezza” del tipo: «lei ha visto il parterre dei candidati? … uno che è bravo non verrà mai a mettersi in concorso!»; i concorsi sono «falsa democrazia, demagogia, finto rispetto delle regole che poi diventa masochismo!». Ci si meraviglia ancora del baratro in cui è sprofondata l’Università di Siena?

Continua a leggere

«A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, c’è un rettore “storico” frutto di quel sistema e per giunta delegittimato»

Dopo la presentazione dell’interrogazione sulla regolarità delle elezioni del rettore, il senatore Amato ha rilasciato a “La Nazione, Siena” (4 dicembre 2011) la seguente intervista.

Paola Tomassoni. «Il caso senese è esempio nazionale quando si parla di sbagliata governance dell’università italiana. Qui siamo di fronte a una gravissima situazione economica e a una scarsa credibilità del suo vertice, oggi anche delegittimato, che dovrebbe invece affrontare la situazione. Ho sempre sostenuto la necessità di un commissariamento, quindi nuove elezioni e soprattutto grandi cambiamenti per far ripartire il tutto». A parlare è Pietro Paolo Amato, senatore PdL, che ha appena depositato la quinta interrogazione parlamentare sull’Università di Siena.

«L’interrogazione serve a conoscere la posizione del nuovo ministro, alla luce di due chiusure di indagini e di una nuova normativa che riguarda la figura del rettore – spiega – e sulla posizione che intenderà prendere (ovvero se si costituirà parte civile), visto che il suo predecessore, sentito in Procura sull’elezione dell’attuale rettore, è chiamato in causa direttamente». I nuovi atti alla mano del senatore Amato sono, dunque, la conclusione delle indagini preliminari nel procedimento relativo alla regolarità dell’elezione del rettore e poi la chiusura del filone principale dell’indagine sul dissesto economico. «Nel frattempo – afferma il senatore Pdl – è arrivata anche la legge 30 dicembre 2010 n. 240, relativa alle “norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, che introduce nuove modalità per l’elezione del rettore. Non sarebbe il caso di avvalersene per la situazione senese?». Ecco la domanda di Amato: in sintesi il senatore vuole dire che visto che ci sono così tanti e forti dubbi pendenti sull’università e il suo rettore, che potrebbero anche inficiarne la posizione, forse sarebbe il caso di indire nuove elezioni. «Una mossa, questa, di competenza del Ministero con la prevista revoca della nomina, che andrebbe anche a tutela del Magnifico stesso – spiega –, a chiarirne l’autorità una volta per tutte».

In riferimento all’indagine sul “buco” la stessa interrogazione, invece, lancia il messaggio della necessità di riforme strutturali che incidano sul disavanzo: «Non si può continuare a vendere immobili per ripianare la spesa corrente – spiega Amato – cerchiamo di creare un virtuosismo invece, andando ad agire sull’organizzazione della struttura, il personale e le diverse sedi. I nodi dell’ateneo sono legati alla riduzione della spesa, con anche dismissione di immobili inutili, ma fondamentale è la modifica della struttura dei costi. Il problema in realtà va al di là dei singoli rettori, è la governance, il sistema che non va: l’autonomia degli atenei deve essere fondata su una gestione economica corretta, con entrate e uscite che “tornano”. A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, oggi troviamo un rettore “storico” frutto di quel sistema: Riccaboni si è presentato come il rinnovatore ma a oggi mi sembra abbia fatto solo tanti discorsi, il tutto per chiedere finanziamenti governativi».