Ritratto di scuola in un interno nelle elezioni per il Rettore dell’Università di Siena

Raffaele Ascheri e Felice Petraglia

Raffaele Ascheri e Felice Petraglia

Nel dibattito sulla grande corsa per la poltrona di Magnifico dell’Università si è inserito Raffaele Ascheri che, nel suo blog Eretico di Siena, ha pubblicato uno stimolante ed efficace articolo sul candidato Felice Petraglia.

Il professor Petraglia, vaticanista Felice… (Da: Eretico di Siena, 18 marzo 2016)

Raffaele Ascheri. L’aspetto pare piuttosto ordinario, per non dire vagamente dimesso ed anonimo: ma dietro l’apparente basso profilo, il professor Felice Petraglia è una autentica macchina da guerra di potere accademico. Molto vicino all’ex Magnificissimo Tosi, Petraglia sta da tempo scaldando i muscolini in attesa delle imminenti elezioni. Sul Curriculum specifico, poco da obiettare: più di 600 pubblicazioni su riviste scientifiche, più la propria firma su una trentina di volumi scientifici.

Ciò che più impressiona, però, è il legame diretto, esplicito e personale con il Vaticano: Petraglia è Consigliere di Scienza e vita, potente lobby pro-life creata ad arte nel 2005, con benedizione di Ruini, per affossare – grazie all’astensionismo, non alla forza delle idee – la Legge sulla Procreazione assistita. Già questo inquieterebbe un pochino, per il rischio di imprimere una svolta decisamente filoclericale all’Università locale; non bastasse, ecco che dal febbraio 2011 il Nostro è un insider della Pontificia Accademia Pro vita, diretta emanazione vaticana.

Per raccattare consensi pesanti, però, il Nostro è comunque pronto a passare da Ratzinger al Paganesimo politeista della Classicità: la settimana scorsa, l’abbiamo visto seguire con grande attenzione una stimolante lezione, incentrata sulla capacità del politeismo greco di essere sbeffeggiato. C’era da omaggiare, in quella occasione, il professor Maurizio Bettini, uno che verosimilmente qualche voto lo può orientare, dal settore umanistico. Un po’ di sano pragmatismo preelettorale, dunque, val bene un’oretta in compagnia degli Dei (nostro faro religioso, come più volte scritto)? In ogni caso, tornando alla deriva cattolicheggiante di cui sopra, il politeismo va bene in campagna elettorale, perché l’imprinting è appunto ben altro.

La ciliegina finale, infatti, è dedicata alla cappella che si trova nel cuore del suo regno, appunto l’Ostetricia delle Scotte: cappella dedicata a Gianna Beretta Molla! Il nome dirà qualcosa solo agli esperti di cose religiose ed agli ascoltatori di radio Maria. Gianna Beretta Molla è proprio la “benemerita” che preferì darsi la morte, nell’Italia del 1962 (non curandosi un fibroma all’utero), pur di cercare di fare nascere la sua quarta creatura (aveva già tre figli, la pasionaria antiabortista); la “benemerita” che la Chiesa cattolica ha innalzato agli onori, facendola prima Beata e poi – non fosse bastato – Santa, grazie al misticismo morboso ed all’antiabortismo militante del Pontefice polacco. La Giovanna d’Arco antiabortista, insomma: questa è Gianna Beretta Molla. Un modello da imitare, pare di capire. Meno male che siamo in uno Stato laico, meno male che siamo in una città di Sinistra (sic).

Ciò detto, al netto di tutto quanto il resto (continuità con Tosi et alia), è proprio ad un solerte oltranzista filovaticano di questo stampo, che vogliamo affidare le chiavi dell’Università senese? Almeno questo, per Zeus, ci venga risparmiato, in questa città: almeno questo…

Il servizio che non soddisfa gli studenti: note per i candidati a Rettore

LogoUnisiUniSI? UniNO! (da:  My BOG – La mia palude)

Dr. J. Iccapot. Quando sei un giovane studente, l’Università, in tutte le sue peggiori manifestazioni, la subisci passivamente.
Quando invece hai maturato esperienze lavorative e sai come gira il mondo, l’Università la vedi come un servizio che acquisti, e lo acquisti solo se soddisfa le tue esigenze.
Un’università, come quella di Siena, dove alcuni docenti NON hanno sul sito l’indirizzo email corretto; dove se scrivi a un docente questo sistematicamente NON ti risponde; dove gli orari di ricevimento sono indicati per prendere in giro (vedi); dove talvolta NON è possibile sapere né i contenuti degli esami né i testi di riferimento né gli orari delle lezioni; dove se ti rivolgi alla segreteria questa ignora i tuoi messaggi di posta elettronica, be’, un’università così NON è certo un prodotto da comprare; poche decine di chilometri ci separano da un altro ‘fornitore’.
E allora, noi i nostri soldi abbiamo deciso di NON buttarli più nell’Università di Siena.

Le prime domande ai candidati a Rettore dell’Università di Siena

StemmaUnisiRabbi Jaqov Jizchaq. Finalmente sono uscite alcune candidature a rettore, condite naturalmente di un sovrappiù di retorica come si confà ai manifesti elettoralistici. Adesso, non è per fare il bastian contrario, ma l’università (anche se non lo è più da tempo) dovrebbe essere un luogo dove si discute, e dunque spero di non essere considerato menogramo e disfattista se interpongo qualche nota grave nel coretto dei sovracuti.

Resto intanto in attesa di sapere come il candidato prof. Petraglia intenda realizzare il suo proposito di «Creare innovazione [che] permetterà di cogliere e sfruttare le opportunità locali ed internazionali», così come, alla luce dei freddi dati numerici più volte esibiti in questo blog, attendo chiarimenti da parte del candidato prof. Rossi riguardo al vasto programma di «liberare le energie presenti nel nostro Ateneo, investire con generosità su chi merita… valorizzare le differenze in ogni ambito, rifuggendo dalla tentazione dell’uniformità». Ma come si sa, in politica il programma vero, con la medicina amara, si squaderna solo dopo l’elezione. Prima dell’elezione, meno tasse, più pane e prosciutti per tutti!

L’autocandidatura più articolata, ça va sans dire, è quella del prof. Frati. Sostiene il candidato, con soverchio ottimismo, che «possiamo legittimamente ritenere concluso il percorso di risanamento». Sostiene altresì, con notevole esagerazione, che l’università di Siena «ha mantenuto intatta la propria attrattività nei confronti degli studenti». Ma com’è possibile, se il risanamento è avvenuto mandando in pensione il 50% dei docenti (circa 480-500), bloccando il turnover per dieci anni (in pratica, Unisi è un gerontocomio) e chiudendo la metà dei corsi? Voglio dire, è vero che l’uomo della strada (non ancora travolto dal tram) gode quando legge che hanno fatto fuori un po’ di culturame, ma sono andati via metà dei giocatori e tu hai certo risparmiato, non pagando più i relativi stipendi (così sono capaci tutti, non solo i bocconiani!): però non hai più una squadra, o ce l’hai pesantemente ridimensionata, e con essa devi affrontare il campionato. Dunque, non credo si possa affermare con nonchalance che le strutture sono rimaste intatte.

A meno di non dichiarare a posteriori inutile ciò che non si è riusciti a salvaguardare, sarebbe più corretto riconoscere che l’offerta si è di molto contratta e concentrata su alcuni settori. E allora attendono risposta varie “unanswered questions” su cui ha battuto ripetutamente questo blog. In primo luogo, la sorte di quelle aree scientifiche di base pesantemente colpite dai pensionamenti e il destino di chi ancora ci sta dentro (vedi la metafora di Simeone lo Stilita); in secondo luogo, e di conseguenza, il rapporto con gli altri atenei toscani, che si avviano ad avere una massa considerevole, rispetto a Siena, con almeno il triplo di docenti e di studenti. Non credo sia riproponibile la teoria del “piccolo è bello”. Correva, infatti, l’anno 1687, quando Sir Isaac Newton si rese conto che il Sole, dotato di una massa molto grande, costringe i pianeti a ruotargli intorno (o per dirla altrimenti col Manzoni, «Il nostro Abbondio … s’era dunque accorto… d’essere, in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro»).

Sostiene il candidato che «i Dipartimenti devono diventare sempre più il fulcro delle attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico»; visto che lo dice la legge, per forza dovrà essere così: ma quanti degli attuali dipartimenti sono sostenibili nel tempo? Qual è stato il guadagno dello scioglimento delle Facoltà a favore di dipartimenti dai nomi talvolta incomprensibili? Ne ha guadagnato la ricerca? E la didattica (anche se oramai non conta più nulla)? Scommetterei una cifra che da qui a poco torneremo a un assetto simile alle vecchie Facoltà. Nel frattempo si saranno cancellate aree scientifiche e distrutte le vite di molti “giovani” in irriferibili faide.

Mi rendo conto che su alcune di queste questioni la risposta sarà “ignoramus et ignorabimus”, e che il destino dell’università pubblica è forse da considerarsi uno dei grandi enigmi dell’universo. Su tutto aleggia inoltre un problema di fondo di questa città (e non solo) ed è la mancanza di una forte coesione: la politica è così poco autorevole e decaduta, che molta opinione pubblica guarda oramai alle formazioni politiche e ai loro programmi con diffidenza e con rassegnato disincanto. È pertanto difficile realizzare una qualche unità d’intenti capace di sostenere sforzi erculei come quello necessario per risollevarsi dai vari recenti cataclismi.

«Là dove fanno il deserto gli danno il nome di pace Tacito

I primi tre candidati alla guida dell’Ateneo senese

Felice Petraglia - Alessandro Rossi - Francesco Frati

Felice Petraglia – Alessandro Rossi – Francesco Frati

Carissimi,
vorrei informare tutti voi che intendo candidarmi alla carica di Rettore della nostra Università.
L’Ateneo di Siena vanta una tradizione ed un’identità che tutti noi abbiamo il dovere di difendere, mantenendo come riferimento fondamentale il primato e l’autonomia della cultura e della scienza. Dobbiamo collaborare affinché la nostra Università rappresenti un sicuro riferimento per il futuro dei giovani, perché possano essere il motore del rilancio culturale ed economico. Creare innovazione permetterà di cogliere e sfruttare le opportunità locali ed internazionali.
Per costruire
un piano strategico puntuale e non generico, che individui l’agenda dei prossimi sei anni, sono a chiedere la concreta collaborazione a docenti, personale tecnico e amministrativo e studenti.

Vi saluto caramente, con l’auspicio di incontri costruttivi e confronti sereni
Felice Petraglia

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Al Personale Docente dell’Università di Siena
Al Personale Tecnico e Amministrativo dell’Università di Siena
Agli Studenti dell’Università di Siena

Carissime e Carissimi,
ho deciso di candidarmi a Rettore della nostra Università. Responsabilità e chiarezza dei ruoli, rispetto per le autonomie, collegialità degli Organi, programmazione, trasparenza e pari opportunità sono le parole chiave dell’azione di governo. È necessario restituire tempo ai docenti per svolgere attività di didattica e ricerca di qualità, liberare le energie presenti nel nostro Ateneo, investire con generosità su chi merita. Dobbiamo non solo riconoscere, ma valorizzare le differenze in ogni ambito, rifuggendo dalla tentazione dell’uniformità. Tutto ciò sarà possibile solo con un ampio coinvolgimento di tutta la nostra comunità di studenti, ricercatori, docenti e personale tecnico e amministrativo in un clima positivo accomunati da uno spirito solidale e senso di appartenenza.

A presto e un caro saluto a tutti
Alessandro Rossi

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Al Personale Docente dell’Università di Siena
Al Personale Tecnico e Amministrativo dell’Università di Siena
Agli Studenti dell’Università di Siena

Cari colleghi e studenti,
rispondendo alle sollecitazioni giunte da molti colleghi, ho deciso di presentare la mia candidatura alla carica di Rettore dell’Università degli Studi di Siena per il mandato 2016-2022.

Presento la mia candidatura avendo alle spalle un lungo e intenso periodo durante il quale l’Ateneo è riuscito a risollevarsi dopo una fase che ne aveva addirittura messo a repentaglio la stessa sopravvivenza. Essere riusciti a evitare il crollo e a riportare l’Ateneo perfettamente in linea con le altre Università italiane, pur mantenendo elevatissimi standard di qualità nella didattica e nella ricerca, e avendo mantenuto intatta la propria attrattività nei confronti degli studenti, deve essere per tutti noi motivo di grande orgoglio. Il successo di questa operazione di risanamento risiede nella grande coesione dell’intera comunità universitaria, nella decisione con la quale gli organi di governo hanno implementato la logica programmatoria e nell’abnegazione di tutto il personale che ha sempre coerentemente perseguito l’obiettivo, anche quando, oggettivamente, il senso di frustrazione e la mancanza di riconoscimenti tangibili per il lavoro svolto quotidianamente avrebbero potuto, comprensibilmente, indebolire gli sforzi.

Adesso siamo di fronte a una fase nuova, nella quale l’Università di Siena ha l’obbligo di continuare a confermarsi nel novero delle migliori università italiane, nella posizione, cioè, che ha sempre occupato durante la sua storia plurisecolare. Per raggiungere l’obiettivo occorreranno investimenti e capacità di fare scelte per il bene comune, sia in termini di risorse umane che finanziarie. Se possiamo legittimamente ritenere concluso il percorso di risanamento, non possiamo non continuare a monitorare con attenzione l’equilibrio del nostro bilancio, in modo da rendere la fase di rilancio sostenibile nel tempo.

Sarà una fase, se possibile, persino più interessante di quella che abbiamo appena trascorso.

Lo scenario che abbiamo davanti ha subìto molti cambiamenti negli ultimi anni, non solo per effetto della Legge 240/2010. È cambiata, in questi anni, anche la percezione pubblica del ruolo dell’Università: da parte delle famiglie, e quindi dei potenziali studenti; da parte dei cittadini; da parte delle istituzioni; da parte del mondo imprenditoriale. A questi cambiamenti, che seguono quelli – importanti e sempre più rapidi – della nostra società, le Università sono chiamate ad adattarsi, per confermare e irrobustire quel ruolo chiave nello sviluppo culturale, sociale e tecnologico di un territorio o di un paese che esse devono ricoprire in una società civile che si rispetti.

Sta alle Università prendersi quel ruolo, perché soltanto le Università possono garantire l’impulso innovativo che viene dalla ricerca e far sì che tale impulso penetri nelle nuove generazioni attraverso le proprie attività di formazione. Più intensi, diffusi e globali sono i fenomeni di trasformazione sociale e culturale, più è necessaria la spinta innovativa che viene da formazione e ricerca scientifica.

Senza che formazione e ricerca occupino un ruolo centrale non può esserci sviluppo per nessuna società.

Purtroppo, la continua contrazione dei finanziamenti alle Università sta minando l’esistenza stessa dell’Università pubblica nel nostro Paese. Se i confronti con gli altri paesi con i quali l’Italia aspira a cimentarsi sul palcoscenico internazionale sono impietosi, sia in termini di numero di ricercatori che in termini di finanziamenti erogati alla ricerca da soggetti pubblici e privati, i ricercatori italiani hanno dimostrato di essere assai competitivi, meritandosi il diritto di pretendere il rispetto della loro dignità professionale e stipendiale e opportunità maggiori e più gratificanti all’interno del sistema pubblico di ricerca e formazione. Lo scarso interesse verso l’Università pubblica da parte di chi dovrebbe, invece, sostenerla e rafforzarla, non solo lede la dignità dei docenti e del personale delle Università, ma rappresenta un miope strumento di revisione di spesa le cui conseguenze negative ricadono sulle capacità produttive del paese e, ciò che è ancora peggiore, sulla crescita delle nuove generazioni.

Nel frattempo, le Università hanno contribuito responsabilmente agli sforzi di risanamento finanziario della pubblica amministrazione, e non sono sfuggite né alla valutazione dei propri risultati (anzi, hanno assecondato collaborativamente tale valutazione), né all’erogazione di risorse – pur vitali – coerentemente con il suo esito. Il fatto che vengano distribuite come “premiali” risorse che fanno parte del minimo indispensabile per la sopravvivenza degli Atenei, però, è un’anomalia tutta italiana.

Sono convinto che l’Università non si debba sottrarre alla valutazione. Ma sono anche convinto che la valutazione debba essere condotta con strumenti più idonei, equi e trasparenti di quelli utilizzati sinora.

Internamente, tra i cambiamenti determinati dalla L. 240/10, quello che trovo più significativo è il nuovo ruolo dei Dipartimenti. Al di là di quanto previsto dalla legge, dopo tre anni di comprensibile rodaggio, i Dipartimenti devono diventare sempre più il fulcro delle attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Per farlo, hanno bisogno di autonomia gestionale, attraverso il decentramento amministrativo, e finanziaria, attraverso l’erogazione di risorse coerenti con gli impegni e i risultati raggiunti, accoppiate con l’onere della responsabilità di scelte sempre più cruciali per il proprio futuro e che devono essere monitorate e valutate dagli organi di governo. Solo così, accoppiando autonomia e responsabilità, possiamo liberare le forze migliori per il beneficio dell’intero sistema.

L’ottimo esito delle valutazioni (CIVR e VQR) ha confermato la qualità delle nostre attività di ricerca. Con il riequilibrio economico-finanziario, possiamo ragionevolmente puntare a sostenere sempre più la ricerca con investimenti crescenti, così da mettere i nostri ricercatori nelle condizioni di affermare il proprio valore e di dar seguito a una tradizione di eccellenza consolidata nel tempo e riconosciuta dalle valutazioni.

Grandi passi in avanti sono stati compiuti anche sul fronte dell’internazionalizzazione. Oltre alla naturale componente internazionale delle nostre attività di ricerca, l’Ateneo ha imboccato con decisione la strada dell’internazionalizzazione anche sul versante della didattica, incrementando in pochi anni fino a 13 il numero dei programmi o curricula di Laurea o Laurea Magistrale insegnati interamente in lingua inglese, e aumentando, di conseguenza, la propria attrattività nei confronti degli studenti stranieri. L’internazionalizzazione è un tema in cui credo molto, e sul quale ritengo opportuno impegnarsi. Lo dobbiamo ai nostri studenti, italiani o stranieri, per dar loro la possibilità di misurarsi con il mondo; ma lo facciamo anche per consolidare il prestigio internazionale del nostro Ateneo, che, come ogni università che si rispetti, ha come scenario di riferimento l’intero pianeta.

Dobbiamo guardare con grande attenzione ai nostri studenti. A loro dobbiamo l’entusiasmo e la vitalità che si respirano nelle nostre sedi. Verso di loro ci dobbiamo impegnare affinché essi trovino strumenti didattici e servizi adeguati alle loro esigenze, e in linea con le innovazioni, anche digitali, del nostro tempo. Non dimentichiamoci mai che il periodo degli studi universitari sarà da loro ricordato come un’esperienza cruciale della loro vita. Insieme a loro dobbiamo modellare un Ateneo a misura di studente, che soddisfi le loro esigenze di formazione, di aggiornamento e di reciproca interazione, e li faccia crescere come donne e uomini della società globale.

Se l’Università di Siena ha la fortuna di essere nata e cresciuta in una bellissima città, Siena ha la fortuna di ospitare una delle più prestigiose Università al mondo. L’Università di Siena e la sua città hanno percorso un lungo cammino insieme, condividendo risultati importanti e momenti di difficoltà, rispettandosi e traendo reciproco beneficio dalla simbiosi. Adesso l’Università può rappresentare per la città un formidabile motore di sviluppo: attraverso l’attrattività nei confronti degli studenti e degli studiosi di tutto il mondo, che arricchiscono il nostro tessuto sociale ed economico; attraverso la qualità delle proprie attività di ricerca, che determinano quel fervore culturale respirabile soltanto nelle più vive città universitarie; attraverso il valore dei propri docenti e del proprio personale, profondamente intrecciati con la comunità locale; attraverso l’impulso all’internazionalizzazione, che promuove la nostra città in tutto il mondo.

L’Università di Siena deve aspirare a ricoprire un ruolo guida per lo sviluppo della città.

Ai colleghi e agli studenti dico: siate orgogliosi di essere membri di una comunità ricca e vivace e aiutatela a consolidare il proprio prestigio in Italia e nel mondo.

Tutti insieme possiamo e dobbiamo contribuire a rendere il nostro Ateneo un luogo sempre migliore dove studiare, insegnare e fare ricerca, un luogo sempre più internazionale dove studenti e docenti di culture diverse si confrontano e si arricchiscono vicendevolmente.

Contestualmente alla presentazione della mia candidatura, ho rassegnato al Magnifico Rettore le mie dimissioni dalla carica di Pro Rettore Vicario, in coerenza con i principi di piena trasparenza ed equità.

Con l’occasione, lo ringrazio per la stima e la fiducia che mi ha dimostrato in questi cinque anni di collaborazione, prima come Pro Rettore alla Didattica e poi come Pro  Rettore Vicario. Ho cercato di ricambiare la sua fiducia con l’impegno e la dedizione, potendo contare sempre sul sostegno di tutti i colleghi docenti e del personale tecnico e amministrativo.

Vi allego di seguito una mia breve biografia, rimandandovi al curriculum vitae presente sulla mia pagina web istituzionale per una dettagliata illustrazione della mia attività accademica.

Offrire la mia disponibilità a ricoprire la carica di Rettore dell’Università di Siena è, per me, un atto di rispetto per una Istituzione a cui devo molto. Una Istituzione che mi ha consentito di svolgere un lavoro affascinante; che mi ha consentito di confrontarmi con colleghi e realtà di tutto il mondo; che mi ha consentito di misurarmi con le sfide della ricerca più avanzata; che mi ha consentito di mantenere un contatto quotidiano ed estremamente fertile con le giovani generazioni. Proprio per il rispetto che ho nei confronti di questa Istituzione, metto a Sua disposizione e a disposizione dei colleghi dell’Ateneo il mio tempo, la mia esperienza, la mia competenza, il mio carattere e il mio entusiasmo, con l’auspicio che le mie caratteristiche professionali e personali siano apprezzate dalla comunità universitaria come lo sono state dai colleghi che mi hanno stimolato a manifestare la mia disponibilità. E con l’umiltà di chi si mette a disposizione con spirito di servizio, chiedo sin d’ora a voi tutti, se mi riterrete degno di rappresentare questa Istituzione, di sostenermi e aiutarmi con la forza delle vostre idee.

Nelle prossime settimane avremo modo di incontrarci e scambiarci idee nelle forme e nei luoghi che riterrete opportune.

Prof. Francesco Frati

BIOSKETCH – Francesco Frati,
Sono nato a Siena il 19 gennaio 1965.
Attualmente sono professore ordinario nel SSD BIO/05 – Zoologia presso il Dipartimento di Scienze della Vita, avendo conseguito presso l’Università di Siena il Dottorato di Ricerca in Biologia Animale nel 1992 e la Laurea in Scienze Biologiche nel 1988.

Durante la mia formazione sono stato Research fellow presso il Cornell Medical College e Postdoctoral Fellow presso la University of Connecticut, prima di essere assunto come Ricercatore presso l’Università di Siena nel 1994.

Dal 2011 ricopro la carica di ProRettore Vicario, dopo essere stato per un breve periodo ProRettore alla Didattica. In passato ho ricoperto le cariche di Direttore di Dipartimento, Vice-Preside di Facoltà, Coordinatore di Scuola di Dottorato, Presidente di Comitato per la Didattica.

Insegno Evoluzione Biologica nella Laurea in Scienze Biologiche e Biologia Animale nella Laurea Magistrale in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche.

Mi occupo di evoluzione molecolare e filogenesi degli insetti, e ho all’attivo oltre 120 pubblicazioni scientifiche. Sono Associate Editor della rivista Molecular Phylogenetics and Evolution e membro dell’Editorial Board delle riviste Pedobiologia e Entomologia.

Sono membro dell’Accademia Nazionale di Entomologia e in passato membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Zoologica Italiana.

Contatti: tel.: 0577-234417; mobile: 347-6446574; email: francesco.frati@unisi.it; web: http://www.dsv.unisi.it/it/dipartimento/personale-docente/francesco-frati; skype: francesco_frati; facebook: http://facebook.com/francesco.frati; twitter: @francescofrati

Tra finti risanamenti dell’Ateneo senese comincia il palio del Rettore

Ombra«All’interno della Facoltà di Medicina un confronto serio e costruttivo per trovare la sintesi sul nome» (Corriere di Siena, 2 febbraio 2016)

Anna Coluccia (Docente universitario). Dal Corriere di Siena del 28 u. s. apprendo con sorpresa che nelle elezioni per il futuro Rettore della nostra Università sarebbero in corsa due candidati, contrapposti quasi a singolar tenzone.

Senza entrare ora nel merito dell’attendibilità o meno della notizia, ritengo che essa – nella forma in cui è stata data – rischia di far passare sotto silenzio, e quindi svilire, il dibattito tuttora in corso all’interno del nostro Ateneo e della ex Facoltà di Medicina in particolare. Dispiace soprattutto che le prossime elezioni per il Rettorato vengano presentate come una specie di competizione agonistica tra due “contendenti”. Posso assicurare che fortunatamente non è così: nel nostro Ateneo fervono ancora le discussioni sul futuro dell’Università, si confrontano idee e programmi. Il tutto all’insegna di una progettualità alta, che appassiona ed impegna tutti coloro che hanno a cuore lo Studio senese mentre attraversa una fase molto delicata, e direi cruciale, della sua storia plurisecolare. La situazione dell’Ateneo è infatti più complessa rispetto a quanto emerge dalle Sue fin troppo benevoli osservazioni sull’asserito “risanamento” attuato dall’attuale governance. Per molti aspetti infatti tale situazione è da ritenersi ancora critica. A meno che di non voler considerare in termini positivi, dissennatamente, l’innegabile ridimensionamento cui l’Università di Siena è andata incontro in questi ultimi anni, a molti livelli.

Al di là di questi rilievi, vorrei che il lettore del «Corriere» sapesse, per esempio, che nella ex Facoltà di Medicina è in corso un dibattito serio e costruttivo alla ricerca di una piattaforma comune capace di diventare sintesi per un discorso che affronti con reale efficacia, finalmente, le sfide del presente. Proprio per questo, prima di fare i nomi di chicchessia, noi del Dipartimento di Scienze Mediche Chirurgiche e Neuroscienze, abbiamo scelto la strada della riflessione, affidando a un nostro collega, il professor Alessandro Rossi, l’incarico di perlustrare le differenti progettualità disponibili e di individuare una possibile sintesi tra di esse. Ciò al fine di giungere a una candidatura unitaria, espressione della nostra ex Facoltà ma capace di dialogare con i molteplici saperi presenti nel nostro Ateneo. È una questione di metodo: vorremmo che il nostro candidato fosse frutto di una consapevole partecipazione democratica da parte di tutti e non di una designazione dall’alto (ogni riferimento è, mi creda, meramente casuale…).

Tanto mi premeva precisare, caro Direttore, senza alcuna intenzione polemica, ma in spirito di verità e come contributo a un’informazione più ricca e articolata rispetto alle attuali vicende della nostra Università.

Silvano Focardi: «Abbiamo posto le basi del risanamento fronteggiando le difficoltà del presente senza smarrire un’idea di futuro»

Care Colleghe e cari Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Studentesse e Studenti,

desidero ringraziare tutti coloro che hanno espresso il proprio voto in mio favore, dimostrando di aver compreso e apprezzato il mio lavoro per il risanamento e il rilancio dell’Ateneo. E desidero ringraziare anche quanti hanno votato in maniera diversa, in una sfida elettorale che è stata caratterizzata da parte mia dal massimo rispetto per i Colleghi Candidati. Colgo l’occasione anche per rispondere a voci che hanno parlato di “forzature”: la mia campagna elettorale – certamente non facile essendo io il Rettore in carica – è stata indirizzata solo a far comprendere a tutti quanto il mio operato, in questi anni come in questi stessi giorni, sia stato sempre finalizzato al bene dell’Ateneo. Ho fatto, più che parlare per slogan. E forse questo mi ha penalizzato. Ma ciò che conta oggi è che l’Università ha un nuovo Rettore, che da novembre la guiderà per i prossimi quattro anni.

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Si è dimesso il Direttore Amministrativo dell’Università degli Studi di Siena

Magnifico Rettore, gentili Consiglieri, gentili Senatori e cari Colleghi,

l’Università ha un nuovo Rettore, pertanto, in coerenza con quanto preannunciato nella mia lettera di insediamento alla comunità accademica rassegno le dimissioni da direttore amministrativo dell’Università degli Studi di Siena con decorrenza dal 23 luglio 2010. Il Prof. Focardi resterà in carica ancora alcuni mesi. Nonostante ciò il nuovo Rettore che, nella nostra situazione di crisi, non potrà attendere il 1° di novembre per iniziare ad occuparsi della conduzione dell’Ateneo, deve avere al più presto la possibilità di identificare una persona di sua fiducia. La grave crisi dell’Ateneo non ammette battute d’arresto. Il percorso di risanamento richiede l’assunzione di scelte forti e tempestive.

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Angelo Riccaboni è il nuovo Rettore dell’Università degli Studi di Siena

Risultati del ballottaggio tra Angelo Riccaboni e Silvano Focardi nell’elezione del rettore dell’università di Siena per il quadriennio 2010-2014. Angelo Riccaboni: 373 voti. Silvano Focardi: 357 voti. Schede nulle: 19. Schede bianche: 28.

Hanno votato: 570 (su 761 aventi diritto al voto) Proff. ordinari e associati e studenti presenti nei Consigli di Facoltà. 287 (su 396 aventi diritto al voto) ricercatori e assistenti del ruolo ad esaurimento. 630 (su 1224 aventi diritto al voto) unità di personale tecnico ed amministrativo.

Siena: risultati della seconda votazione per l’elezione del rettore per il quadriennio 2010-2014

Quorum necessario: 542 voti. Silvano Focardi: 281 voti; Angelo Riccaboni: 305 voti; Antonio Vicino: 151 voti; Giovanni Minnucci: 3 voti. Schede bianche: 28; schede nulle: 14. Il ballottaggio tra Angelo Riccaboni e Silvano Focardi  si svolgerà il 21 luglio 2010.

Hanno votato: 586 (su 761 aventi diritto al voto) Proff. ordinari e associati e studenti presenti nei Consigli di Facoltà. 275 (su 396 aventi diritto al voto) ricercatori e assistenti del ruolo ad esaurimento. 601 (su 1224 aventi diritto al voto) unità di personale tecnico ed amministrativo.

P.S. Quant’è lunga l’ombra del Richelieu universitario senese?

Subito un direttore amministrativo per l’università di Siena

Chi l’ha detto che a Siena l’onomastico non si festeggia? Che non sia vero lo dimostra un senese purosangue, dipendente dell’Università di Siena: tal Giovanni Forconi. Giovedì 24 giugno, giorno della ricorrenza della natività di San Giovanni Battista, Forconi rimane folgorato dalla e-mail del Direttore amministrativo Barretta, che informava la comunità accademica della sua decisione di disattivare le linee telefoniche Adsl, installate presso il domicilio privato di alcuni docenti e tecnici-amministrativi. Il motivo della disattivazione? Risparmiare 300.000 euro, il costo del servizio nel 2009. Forconi, dimostrandosi dipendente “solerte”, fa un po’ di conti e pensa d’aver individuato un altro capitolo di sperpero di denaro. Eccitato, decide di regalarsi uno scoop per il suo onomastico ed invia agli organi d’informazione la seguente e-mail. «A casa l’Adsl costa circa 240 € l’anno: 300mila diviso 240 =1250. Quei soldi bastavano a pagare l’Adsl a 1250 persone! Praticamente tutti i docenti e 1/8 del personale amministrativo. Vi prego ditemi che sono uno stupido che ha frainteso tutto perché questa “crisi” sta diventando vecchia e forse diventa per troppi un alibi per giustificare una malagestione. Mi auguro allora che si attivi la procedura perché i dipendenti restituiscano i soldi. Non riesco ad immaginare secondo quale criterio tali spese siano state autorizzate dai responsabili dei centri di costo. Per piacere, ditemi che ho letto male!».

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