Sarà vero che l’ateneo si costituirà parte civile nel processo sul dissesto economico-finanziario?

Bucoverita

UGLIntesa, USB P.I. – Le scriventi OO.SS. rendono noto, con soddisfazione che, dopo mesi di solitaria pressione e mobilitazione in merito alla costituzione di parte civile dell’Ateneo al processo per il suo dissesto, finalmente l’iter per tale atto è partito.

Negli ultimi mesi abbiamo presidiato le udienze in tribunale, rimarcando che era un atto più che dovuto che l’Ateneo si costituisse parte civile nel processo per il dissesto. La questione era stata portata anche in CdA dal rappresentante del personale tecnico e amministrativo, che aveva posto in evidenza il rischio che si perdesse tempo in una decisione che doveva essere già stata assunta anni fa. Sì, di anni si tratta ormai, perché la storia del buco risale al 2008! Nel non volerci domandare se è corretto che la giustizia faccia il suo corso con tempi quasi geologici, vogliamo soffermarci sull’aspetto importante. L’Ateneo finalmente potrà pretendere di veder quantificato il danno materiale e all’immagine subìto. Tutta la comunità universitaria paga per scelte del passato assunte in totale dispregio delle leggi dello Stato. Ora possiamo pretendere giustizia e chiarezza.

Il Rettore il 28 maggio, in seduta sindacale, su sollecitazione della RSU, ha risposto chiaramente e positivamente alla domanda sulla costituzione di parte civile da parte dell’Ateneo. L’autorizzazione finale spetta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma dovrebbe essere un atto formale. Noi comunque vigileremo.

Nelle settimane precedenti UGL era arrivata a presentare durante l’udienza in tribunale la propria costituzione di parte civile, vedendosela alla fine rifiutare dal giudice, proprio per esercitare una pressione verso un silenzio assordante dei vertici dell’Ateneo. Stavamo per lanciare una raccolta di firme tra tutta la comunità da presentare al CdA per sollecitare una presa di posizione da parte dell’organo di governo di quest’Ateneo, ma per una volta possiamo accontentarci del lavoro svolto e aspettare di vedere che cosa succederà adesso. Non è sete di vendetta quella che ci accomuna, ma sete di giustizia. Noi con la nostra storia recente vogliamo che si facciano i conti.

Silenzio di tomba sull’università di Siena e sui fragili equilibri di bilancio

Altan nausea vomitoRabbi Jaqov Jizchaq. La notizia degli arresti domiciliari per Miccolis è passata sotto silenzio ed era sfuggita anche al sottoscritto: ma non era venuto a Siena con l’allure di una specie di “commissario Basettoni”? Annamo bbbene, annamo proprio bbbbene, direbbe la sora Lella. Certo non si sa più da che parte girarsi. Del resto, dal silenzio di tomba che nel dibattito pubblico circonda tutta la questione universitaria, nonostante la sua persistente drammaticità, desumo che il modo col quale a queste latitudini si affrontano certi problemi è tacendone, sperando sempre “che io, comunque, me la cavo” grazie allo stellone o all’intercessione dello zio vescovo. Si procede in ordine sparso e pare non sia a tutti chiaro che coltivando il proprio particulare entro le angustie corporative non si va da nessuna parte. Il silenzio è interrotto qua e là da sparate demagogiche o annunci trionfalistici, entrambi esecrabili: uno spettacolo intollerabile, in quella che dovrebbe costituire la palestra della dialettica e la culla del pensiero critico. Laddove un tempo si sciorinavano devozionalmente capitoli dei “Grundrisse” di Carlo Marx con scioltezza, come fossero cinque poste di rosario, ora regnano il conformismo e la rassegnazione (forse era già in nuce allora). Non fosse mai che, interrompendo per un attimo la taciturna contemplazione del proprio ombelico ci si avventurasse in analisi di respiro meno corto, “oltre “, ma intimamente legate alle pur essenziali problematiche di quegli “equilibri di bilancio” che paiono equilibrati come la famosa casa di Swift, costruita così perfettamente secondo tutte le leggi dell’equilibrio, che cadde non appena vi si posò un fringuello.

Per risanare i conti si affossa definitivamente l’università di Siena

Enzo Tortora

Con l’incipit di Rabbi il pensiero corre al 20 febbraio 1987, quando Enzo Tortora (scomparso 25 anni fa), con il ritorno a Portobello, esordì: «dunque, dove eravamo rimasti?».

Rabbi Jaqov Jizchaq. Dove eravamo rimasti? Ho lamentato che il tema della crisi di quella che verosimilmente è la seconda fonte di reddito senese sia rimasta sullo sfondo della campagna preelettorale; posso lamentare adesso che il tema è totalmente scomparso dalla polemica post elettorale, tutta (comprensibilmente) incentrata sullo statuto del MPS e sul famoso “4%”. Siccome il mondo è press’a poco quello della settimana scorsa, propongo questo riassunto delle precedenti puntate, un elenco di meri dati di fatto, come promemoria per gli smemorati e canovaccio per eventuali future discussioni “ad alto livello”, attendendo smentite (“se sbaglio mi corigerete”).

1Una risorsa per la città: in modo assai parco si stima in 24.333 euro il costo medio di cinque anni di università, comprensivo di 4.333 euro di tasse, che comunque finanziano l’università stessa (il resto sono casa, vitto, libri, materiali didattici ecc.). A parte che oramai parlare di “diritto allo studio” appare vieppiù eufemistico, Siena dal 2008 ha perso 7000 studenti, che vuol dire dunque, seondo questa stima, 170.331.000 euro in meno che sono piovuti sulla città. Nessuno se ne è lamentato. E il trend non si è arrestato, anzi, continua peggiore che mai. Gli studenti: perdita secca del 25% dal 2008; peggior dato della regione quest’anno (-17%, contro il -4,4% di Pisa). Ovvio che se l’offerta didattica è scadente, gli studenti se ne vanno altrove. Molti corsi sono morti, ma altri fanno finta di essere vivi. Se il dato di una spesa media degli studenti di 4867 euro all’anno è corretto (e a dire il vero mi paiono pochi, perché 400 euro al mese costa il solo posto letto: forse il dato è ponderato tenendo conto di coloro che usufruiscono della casa dello studente, che comunque sono una minoranza), quelli che rimangono, circa 15.600, riversano sulla città annualmente 75.918.960 euro. Più 1000 stipendi di amministrativi, quasi tutti residenti in loco, e di una parte considerevole degli 811 docenti. Siccome non mi pare che simili argomenti siano echeggiati nella campagna elettorale, evidentemente nella situazione florida in cui versa l’economia cittadina questi soldi fanno schifo.

2. “Indove coje coje“. Insistere sul fatto che l’estromissione a casaccio, cioè a dire senza un preciso piano, ma solo per via dell’età anagrafica, del 50% del corpo docente (in modo da ritrovarsi con due amministrativi per ogni docente) di per sé assicuri “il risanamento” è una posizione altamente sconclusionata, anzitutto perché non stiamo parlando di personale generico ed intercambiabile. Il pensionamento di metà del corpo docente a turn over bloccato “indove coje coje”, come scriveva il Belli canzonando l’infallibilità del Papa, e finisce per dissestare settori sani e preservare la fuffa. Quando si affrontano certi discorsi, occorrerebbe partire anzitutto dai non aggirabili “requisiti minimi di docenza”, dei quali molti commentatori e docenti (!) ignorano allegramente l’esistenza: 12+8 docenti per corso non riciclabili quanto ad afferenza, e per il calcolo dei quali contano associati, ordinari e ricercatori affidatari di corsi: fino a una settimana fa, il sito MIUR di docenti a Siena ne annoverava in tutto 811; da un paio di giorni ne conta misteriosamente 818; non so dare spiegazioni della piccola variazione del dato, forse dipenderà da ragioni metereologiche, anche se ho direttamente constatato nel sito la scomparsa di un’ altra nutrita pattuglia datasi alla fuga. E bisogna mettere in conto che la tendenza alla fuga continuerà, visto che qui è tutto bloccato e per chi resta le soddisfazioni, morali e professionali, saranno piuttosto magre.

3Condizione necessaria, non sufficiente. Sistemare i conti è pertanto condizione necessaria, ma è discutibile che di per sé sia anche sufficiente per salvare l’ateneo, specie se attuata con queste metodiche, cioè continuando lo smantellamento insegnamenti, chiudendo altri corsi, cioè perdendo ancora studenti, senza mettere in campo opportune contromisure del tipo di quelle già ampiamente segnalate; in tal caso è probabile che valga semmai l’esatto contrario, giacché se non produci e non vendi, sicuramente spendi sì poco, ma guadagni ancora meno! Il persistere di una mentalità “parastatale”, cioè la persuasione diffusa che tanto il becchime arriverà comunque, anche quando il pollaio è in fiamme, si rivelerà presto un’illusione che la realtà si incaricherà di confutare alla stessa maniera in cui fu confutato il pollo induttivista di Russell, andato a far compagnia nel tegame a certi altri polli trilussiani della “statistica” fallimentare.

4. “Fermare il declino“. Dal 2008 il numero di corsi è già dimezzato, passando da una sessantina (parlo di 3+2) ad una trentacinquina. Di più, con 811 (oppure 818) docenti, dovendo tener conto della sostenibilità da qui a qualche anno ed in costante, certa e prevista emorragia di personale docente e la disomogenea distribuzione del restante, non se ne fanno, in forza delle norme più volte richiamate. Per il calcolo dei requisiti minimi e la copertura degli insegnamenti sono inoltre fondamentali i ricercatori, che ad oggi sono 355 su 811 docenti; cioè a dire, se fosse vero che non insegnano affatto, se non “quando il professore non viene”, come sosteneva convinta una certa signora, per il conteggio dei requisiti minimi di docenza si dovrebbe far conto al massimo su 456 docenti. Che diviso 20 fa 22,8. Cioè a dire, al massimo, se per un caso fortuito ed altamente improbabile rimanessero coperti tutti i settori che la legge prescrive per l’accreditamento dei corsi, ma se al contempo i ricercatori non fossero affidatari di insegnamenti, già oggi cadrebbero un’altra decina di corsi di laurea, oltre alla trentina già cancellati dal 2008 ai nostri giorni (intendo ciclo completo 3+2) riducendosi in tutto a 22. Orbene, nel 2020 i docenti saranno complessivamente una cifra compresa fra i 500 e i 600, di cui verosimilmente oltre la metà ricercatori; se per un’ipotesi di scuola venisse meno il contributo di questi ultimi alla didattica, si potrebbe a quella data far conto su 250 – 300 docenti in tutto, cioè, in forza dei maledetti requisiti più volta stigmatizzati, si dovrebbe ridurre l’ateneo senese a una… decina di corsi di laurea.

5Invecchiare restando giovani (nell’animo). Il fatto che da qui ad allora una parte infinitesima di costoro ascenderà al rango di associato non cambia la sostanza del discorso: della gran massa di questa gente, la maggioranza dei sopravvissuti dopo il cataclisma, con stipendio e carriera bloccati da anni, il cinismo di non riconoscere nemmeno i cosiddetti assegni di ricerca nella ricostruzione di carriera (caso pressoché unico in Italia), gente indispensabile nei giorni pari e inutile nei giorni dispari, in una fase che vede soltanto lo smantellamento di strutture didattiche e della ricerca, che ne volete fare? La ministra Carrozza ha promesso un sacco di cose: “ripristino dei 300 milioni di euro sul FFO a partire dal 2013, budget pluriennale, rifinanziamento del piano associati, sblocco del turnover, istituzione di un piano straordinario nazionale reclutamento ricercatori ex art 24, premialità, valutazione, accountability, ANVUR, abilitazione scientifica nazionale ecc.”, ma anche se il libro dei sogni si avverasse, almeno in parte, non credo che Siena ne beneficierebbe, se non in maniera impercettibile.

6L’attuazione della riforma. Ribadisco che molti settori sono a rischio anche negli atenei vicini: trattandosi di università statali site ad un tiro di sputo l’una dall’altra, non varrebbe la pena di federare questi settori e corsi di studio, come esorta a fare l’art. 3 della riforma, allo scopo di salvare il salvabile (competenze, tradizioni scientifiche presenti sul territorio, studenti, prospettive per i più giovani) fornendo la necessaria “massa critica” richiesta dal buon senso, ancor prima che dalle leggi e giustificando gli stipendi di personale oramai posto “in esubero”, con la cancellazione dei SSD, corsi di laurea e strutture scientifiche ove operavano senza tante quisquilie “meritocratiche”?
Ma quando la riforma già esortava e favoriva (dal punto di vista dei requisiti minimi) le federazioni tra atenei dello stesso territorio per trovare i numeri richiesti dalla legge rafforzare le strutture, qui, nel Medioevo, la notevole lungimiranza delle Loro Signorie si è concentrata soprattutto nel garantire ai vari signorotti i loro feudi, i doppioni sgangherati, le sedi distaccate, con pochi docenti e punti studenti. Veramente notevole.

Il monito di Bertrand Russell nelle elezioni del sindaco di Siena

RussellTacchinoSiena

Rabbi Jaqov Jizchaq. Vabbè che si elegge il sindaco e non il rettore, ma visto il rilievo che l’università ha per la città e le condizioni in cui versa l’ateneo ci si aspettava un tantino di più. Invece solo fievoli vagiti, peraltro solo da parte di alcuni (Neri ha detto qualcosa, Valentini è stato di una raccapricciante vaghezza: perché? Eppure anche lui ha uno staff pieno di “professurun”).

L’illusione sottesa a questi silenzi è che comunque le cose continuerano ad andare avanti in un modo o nell’altro, siccome sono sempre andate avanti, in barba alle elementari considerazioni che abbiamo tentato di svolgere in questo blog, basate su dati ufficiali ampiamente verificabili e norme arcinote. Pertanto, nell’augurare buon voto a tutti gli elettori, non rimane che riproporre come monito la triste storia del tacchino (o pollo) induttivista di Bertand Russell:

«Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Purtroppo, però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato.»

A pochi giorni dal ballottaggio, parole in libertà sull’università di Siena

Eugenio Neri e Bruno Valentini

Eugenio Neri e Bruno Valentini

Eugenio Neri. Prima di tutto pretenderemo che un nostro rappresentante rientri in CdA, perché l’ateneo è un bene della comunità. Certo l’Università va gestita correttamente, con una forte aspirazione all’internazionalizzazione. Da una parte l’Ateneo deve pretendere e offrire qualità: a partire dalle docenze, professionali e scientifiche. Avendo chiaro che se anche il settore è fatto di precariato, chi è ai bassi gradini può ambire a salire. Insomma non ci devono più essere “professoroni” in cattedra, se non lo meritano. Quindi l’internazionalizzazione: il nostro sguardo non sia rivolto alle realtà toscane, ma oltre, all’Inghilterra, America, Cina. Abbiamo molto da imparare da queste realtà. Per quanto riguarda il Comune, penso a uno scambio bidirezionale con l’Università che può dare aggiornamento alla macchina comunale e il Comune applicazione allo studio. Infine vedo una facoltà di Economia bancaria, un tempo fiore all’occhiello, oggi non più attrattiva, se la Banca va via da Siena. Allora lo sbaglio è stato che in passato Fondazione, Banca e Università potevano insieme mettere in piedi una “business school”, una scuola d’alta formazione, nello scenario più adeguato e ricettivo. Sarebbe stato un bell’investimento sul futuro e sul mondo, oltre che su Siena.

Bruno Valentini. L’ateneo senese è stato scelto dall’Onu, insieme a pochi altri al mondo, per una sorta di progetto di ricerca sul rapporto fra sviluppo economico ed ecosostenibilità: questo solo per sottolineare che per didattica e professionalità il nostro ateneo è ancora a buoni livelli. Quello che va migliorato e qui entriamo in azione noi, è l’impatto dello studente sulla città e la sua accoglienza. In periodi di difficoltà economica, i ragazzi scelgono con maggiore attenzione. E noi possiamo rispondere alla domanda pur ridotta (iscrizioni in calo) rafforzando i servizi: penso a un sistema certificato e tutelato per trovare sistemazione, alloggio; a una degna accoglienza dei familiari; a un circuito ricreativo, culturale e anche sportivo che faciliti e renda più piacevole la permanenza degli studenti; e ancora, penso a trasporti dedicati e a spazi da mettere a disposizione quando i dipartimenti sono chiusi. La richiesta più ovvia da parte della comunità è che l’ateneo torni al pareggio, perché solo a questo punto potrà nuovamente intercettare finanziamenti, con risorse ministeriali e regionali necessarie per investire sempre sull’offerta didattica. Scienze bancarie? Non solo Mps ma le banche tutte sono oggi sbocco limitato. Allora bisogna concentrarsi verso nuove professionalità: prepariamo manager esperti in analisi finanziaria, con un profilo internazionale; e poi ci sono le scienze della vita, per cui noi siamo già un distretto d’eccellenza. Diamo un motivo in più a Novartis e ospedale di essere ancora qui.

Contro l’astensionismo, le risposte di Eugenio Neri alle domande del Movimento 5 Stelle

Eugenio-NeriEugenio Neri. È importantissimo che il ballottaggio veda la più alta affluenza possibile. Ho già dichiarato che, fin dall’inizio del mio impegno pubblico, ambivo a riunire tutte le anime vere che hanno a cuore il futuro della città. Indipendentemente dall’appartenenza partitica o dalle ideologie, adesso i senesi hanno non solo l’occasione per voltare pagina, ma anche per dimostrare il loro attaccamento alla città. Per questo motivo, gli inviti più o meno velati all’astensione non sono giustificabili.

In tempi non sospetti ho definito gli elettori del Movimento 5 Stelle gente onesta, che non ha mai ambito in vita sua ad un posto di potere in quanto tale e che ha sempre rifiutato sotterfugi. Meritevoli di rispetto per la fede genuina che nutrono per il cambiamento del sistema. Sentimenti, questi, che condividiamo anche in vista del secondo turno. Un ballottaggio che ricalca in pieno la scelta tra una coalizione in guerra interna per il potere ed un progetto di cambiamento della città. I sostenitori del Movimento 5 Stelle trovano in questo secondo turno una naturale assonanza con le mie posizioni. Inoltre, colgo l’occasione per rispondere alle domande rivolte nei giorni scorsi ai due sfidanti al ballottaggio. Il Movimento 5 Stelle aveva infatti rivolto alcuni interrogativi ai protagonisti del secondo turno. Sono favorevole all’introduzione dei referendum, strumento di democrazia diretta. Non solo di natura propositiva, ma anche abrogativa e votabili dalla più ampia base possibile. I quesiti referendari potranno essere presentati con una soglia di sottoscrizioni sufficiente a scongiurare il rischio spreco per la città. È innegabile che le consultazioni elettorali abbiano un costo organizzativo per la collettività. Un costo che, in un momento di contrazione di risorse, purtroppo non può essere sostenuto per un minimo teorico di un solo proponente. Inoltre, mi preme precisare che una commissione d’inchiesta sulla Banca è già stata proposta in Parlamento. L’azione del Comune potrà confluirvi, pur rimanendo fermo che nessuno può sostituirsi alla Magistratura. Per quanto riguarda invece i rimborsi per i consiglieri di amministrazione nelle partecipate e per i deputati in Fondazione MPS, occorre una precisazione. Sono favorevole all’abolizione, ma è innegabile che su alcuni ruoli di nomina comunale pesino grandi responsabilità, per le quali non è scandaloso che venga previsto un gettone. L’importante è trovare figure competenti. Sul tema dell’acqua pubblica, ho sottoscritto il documento proposto dal comitato. Un sindaco deve agire rispettando sia le sue competenze che la legge. Pertanto dovrà tenere conto delle norme contenute nel Codice Civile ed in altre leggi dello stato, poiché i gestori dell’acqua sono società miste pubbliche-private. Tuttavia, non si può lasciare che il responso del referendum rimanga inascoltato. Per questo motivo, l’apertura di un tavolo di confronto locale è la soluzione migliore per declinare in pratica il volere degli italiani, rivedere le leggi regionali sull’acqua e verificare a fondo la struttura delle tariffe. Per quanto concerne la costituzione di parte civile del Comune nei processi MPS ed Università, ho da tempo espresso parere favorevole. Infine, mi preme precisare che come primo atto convocherò il presidente Mancini di fronte alla Maestà di Simone Martini e gli chiederò di sollevare dai suoi incarichi il Presidente Profumo. Amministratore dall’arroganza sprezzante che ha utilizzato la leva del partito per tagliare il secolare legame tra Banca e città. Indipendentemente dalle logiche dell’appartenenza, questo voto è uno spartiacque per il futuro di Siena. Tutti quelli che non si riconoscono nelle fallimentari scelte del passato possono trovare in me una via di cambiamento.

Tra le 7 richieste del Movimento di Grillo al nuovo sindaco anche quella della costituzione di parte civile nel processo sul buco di bilancio dell’Università di Siena

5StelleMovimento 5 Stelle Siena. Ci sono temi d’importanza cruciale per la Città. Temi che non hanno colore politico, di cui però sentiamo poco parlare dagli aspiranti candidati sindaco al ballottaggio del 9 giugno. Ricordiamo che, per quanto ci riguarda, entrambi i candidati sono espressione di quella mala politica che ha depredato la Città e il Paese. Tuttavia prendiamo atto che uno dei due si troverà purtroppo a governare Siena e ci preme pertanto sensibilizzare l’intera Città e la nuova Amministrazione su quei temi che riteniamo imprescindibili e improcrastinabili per ogni giunta che voglia dichiararsi “rinnovatrice”. E allora chiediamo ai due candidati rimasti in lizza di dare ai senesi una risposta chiara e inequivocabile alle seguenti domande:

1. La nuova Amministrazione introdurrà nel Regolamento Comunale il Referendum propositivo senza quorum? Si o no?

2. La nuova Amministrazione azzererà i rimborsi spese per i consiglieri di amministrazione di nomina comunale nelle aziende partecipate e per i deputati in Fondazione MPS? Si o no?

3. La nuova Amministrazione istituirà una Commissione Comunale d’Inchiesta sui disastri riguardanti la Banca MPS compiuti nel periodo 1995–2012? Si o no?

4. La nuova Amministrazione si farà carico di un’Azione di Responsabilità nei confronti della Fondazione MPS co-responsabile dei disastri della gestione Mussari/Vigni? Si o no?

5. La nuova Amministrazione si costituirà parte civile nei processi relativi alla gestione della Banca MPS? Si o no?

6. La nuova Amministrazione si costituirà parte civile nel processo sul buco di bilancio dell’Università? Si o no?

7. La nuova Amministrazione provvederà all’immediata ri-pubblicizzazione dell’acqua in ottemperanza alla volontà espressa dagli italiani con il recente referendum? Si o no?

Sono solo alcuni dei punti del programma del Movimento 5 Stelle Siena che i vari candidati a sindaco si sono divertiti a copiare nel corso delle recentissima campagna elettorale: questa è l’ultima occasione per impegnarsi pubblicamente di fronte a quei cittadini che sembrano voler davvero credere al processo di rinnovamento promesso da tutti i candidati.

Solo con il risanamento dei bilanci l’ateneo senese può garantire una formazione di qualità

Eugenio-NeriEugenio Neri. L’Università è uno dei motori propulsivi della città. Le vicende giudiziarie attualmente in corso dimostrano che l’Ateneo è ancora in notevole affanno. Se Siena vuole uscire dalla crisi, l’Università non può prescindere da alcuni punti. Il primo è il risanamento dei bilanci. Solo un Ateneo sano è un Ateneo appetibile per gli studenti, poiché in grado di garantire una formazione di qualità. Un risanamento che, come ho ricordato più volte, non può e non deve avvenire esclusivamente a spese delle categorie più deboli di lavoratori (coop. “Solidarietà”, CEL, e dipendenti che si sono visti negare il salario accessorio). Al contrario, deve considerare anche una razionalizzazione delle sedi decentrate. Il secondo punto è il rilancio della ricerca. Un fine perseguibile soltanto attraverso una parola d’ordine: meritocrazia. Vanno premiati i docenti che contribuiscono in modo fattivo e reale all’accrescimento del sapere, non quelli che si limitano ad assolvere compiti burocratici. In passato l’Ateneo è stato utilizzato come trampolino di lancio di future carriere politiche. E su quest’altare sono state bruciate risorse ingenti, non solo economiche, della nostra università. Anche l’integrazione di livello regionale, nazionale e sovranazionale è un versante su cui lavorare. L’Università, nel suo ruolo di produttore di conoscenza, è naturalmente portata all’interconnessione con gli altri atenei. Un’inclinazione che va incentivata, in modo da consentire la realizzazione di sinergie a livello didattico, formativo ed anche organizzativo. L’Ateneo è una delle ricchezze di Siena, in grado di contribuire all’uscita dalla crisi della città. Un bene troppo prezioso per essere lasciato a sé stesso.

Il ministro Carrozza guarderà con lenti nere i problemi dell’università di Siena?

MariaChiaraCarrozzaQuel pesce non è d’aprile (da: Il Mondo, 7 giugno 2013)

Fabio Sottocornola. Dalla Toscana per i rettori si aprono mille strade. Maria Chiara Carrozza, ex numero uno della Scuola superiore Sant’Anna a Pisa, ha preso quella verso Roma, la via governativa dell’accademia. Silvano Focardi (ex di Siena) ne ha percorsa una più lunga, finendo a Siracusa. Dove nel 2007 aveva fatto acquistare, a spese del suo centro universitario sulla sicurezza alimentare, 350 chili di pesce del Mediterraneo per complessivi 21.500 euro. Gamberi, tonni, sarde, alici e altre varietà servivano, secondo il professore, a studi sulle contaminazioni alimentari. Parere diverso della Corte dei conti che, con sentenza del 9 maggio, lo ha condannato in primo grado a ripagare l’università della stessa cifra: «L’acquisto di prodotti ittici non aveva comportato utilità per l’ateneo e addirittura non vi sarebbe prova che fosse stato acquistato dall’università». Nel senso che nessuno dei 21 dipendenti dell’istituto ha visto arrivare quei tre quintali e mezzo di pesce. Per i magistrati contabili di Firenze, unico responsabile è l’ex rettore che «sapendo di poter agire liberamente, considerando le larghe maglie che l’ateneo accordava all’impiego di risorse, ha abusato delle sue funzioni». Sempre affollata è la via giudiziaria per chi ha gestito il potere nelle accademie della regione. A giugno, occhio al calendario. Nella città del Palio, mercoledì 19 udienza davanti al gup Ugo Bellini per i sedici indagati del buco in bilancio da 200 milioni. Oltre a Focardi, è coinvolto il suo predecessore Piero Tosi. Attenzione: il procedimento continua a essere rinviato per indisposizioni di avvocati o richieste tecniche che rischiano di mandare tutto in prescrizione. Due dirigenti (Salvatore Interi e Monica Santinelli) hanno già patteggiato. Infine, venerdì 14, prima udienza (tecnica, di smistamento) per il Sum di Aldo Schiavone. Anche qui, sotto accusa sono le spese allegre con soldi pubblici.

Ora è l’università di Siena a finanziare la Fondazione Monte dei Paschi

FondazioneMps

La Fondazione Monte dei Paschi di Siena, con le sue ultime erogazioni, ha assegnato oltre due milioni d’euro all’ateneo cittadino, che ha un suo rappresentante nel consiglio d’amministrazione. Ovviamente, secondo la prassi, l’università ha anticipato i finanziamenti ai docenti beneficiari, che li hanno usati per attività di ricerca, quali acquisto di materiali di consumo, attrezzature, contratti e borse per i giovani. Nella fase conclusiva, la ragioneria universitaria predispone il rendiconto economico-finanziario e quello scientifico, da presentare alla Fondazione, per poter riscuotere i corrispondenti importi. Ecco, il problema viene fuori proprio nella fase finale: la Fondazione Mps non è più in grado di onorare l’impegno preso due anni prima con l’ateneo. E l’università, che nel frattempo ha speso quei soldi, che fa? Rinuncia a quei contributi? Ebbene, sembra proprio che sia questa la strada percorsa da Riccaboni e dalla Fabbro, che rinuncerebbero così a più di due milioni d’euro, in cambio dell’alta consulenza informatica di Alessandro Francini, un dipendente della Fondazione. Orbene, l’Università non sa che farsene di un consulente esterno d’informatica, se si considera che dispone d’alte (e in alcuni casi eccellenti) professionalità interne, costituite dai numerosi dipendenti informatici e dai docenti del Dipartimento d’Ingegneria dell’Informazione e Scienze Matematiche. Inoltre, scorrendo la lista delle erogazioni della Fondazione, negli ultimi venti anni, si vede che i docenti beneficiati sono sempre gli stessi, pertanto non è accettabile che, in questo momento d’emergenza, distraendo una cifra così ingente dal bilancio d’ateneo si continui a penalizzare proprio gli esclusi da quelle elargizioni “politiche”. Infine, il rettore e il direttore amministrativo non hanno titolo ad assumere decisioni del genere che, invece, rientrano tra le prerogative del Senato Accademico.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online, 25 maggio 2013 (con lo stesso titolo) e Fratello Illuminato-Il blog, 25 maggio 2013 (con il seguente lunghissimo titolo: «Ci sarebbe da mandare i carabinieri nell’ufficio dei tre dissestatori di enti della città: del Criccaboni e della Fabbro e in quello di Gabriello Mancini – Sul blog di Giovanni Grasso ci trovate una notizia che noi divulghiamo e che imporrebbe l’intervento immediato delle autorità e il sequestro dei bilanci dell’università e una verifica sulle erogazioni passate della fondazione MPS – Chi ha dissestato la città e oggi sostiene Bruno Valentini continua con la gestione disinvolta e dissestante degli enti – VERGOGNA!!!»).