Riccaboni «inopinatamente» chiude in attivo il consuntivo 2013

Qualunquemente, alloramente, insommamente, infinemente

Qualunquemente, alloramente, insommamente, infinemente

Al Personale Docente

Al Personale Tecnico e Amministrativo

Agli Studenti

Care/i Colleghe e Colleghi, Studentesse e Studenti,
ho il piacere di condividere con voi la notizia che questa mattina il Senato Accademico ha accolto con parere favorevole il bilancio consuntivo 2013, che costituisce un discrimine nelle recenti vicende amministrative del nostro Ateneo. Per la prima volta dopo molto tempo, infatti, la gestione annuale presenta un risultato contabile positivo.
Mercoledì 29, dopo l’approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione, sarò lieto di rendervi partecipi di tutti i dettagli di questo importante risultato, che è merito dell’impegno e della tenacia di tutte le componenti del nostro personale.
Tutti ricordano il baratro finanziario nel quale l’Ateneo si era inopinatamente ritrovato, così grave che ben pochi scommettevano sulla possibilità che la nostra Università potesse venirne fuori, anche in virtù della parallela riduzione dei finanziamenti statali. Oggi invece possiamo dire che in termini di gestione annuale l’Università di Siena ha un più che soddisfacente stato di salute, raggiunto autonomamente, senza far venire meno la qualità della didattica, della ricerca e dei servizi.
Eventuali elementi di criticità futuri non dipenderebbero più dalla gestione annuale ma dalla dinamica dei flussi monetari e dallo smaltimento dei debiti pregressi, come conseguenza della asimmetrica struttura delle fonti e degli impieghi ereditata da questa Amministrazione. Eventuali tensioni potrebbero manifestarsi, altresì, nel nostro come negli altri studi, per effetto di ulteriori riduzioni che venissero applicate al fondo di finanziamento ordinario nazionale.
Al termine della seduta del CdA potrò anche comunicare alla comunità universitaria il nome del nuovo direttore generale che, terminato l’iter di consultazioni, avrò nel frattempo nominato.
Concludo con un sincero ringraziamento, a nome di tutta la nostra Comunità, alla dott.ssa Ines Fabbro, il cui lavoro e professionalità sono stati fondamentali per arrivare a questo cambiamento.

Cordiali saluti

Il Rettore
Prof. Angelo Riccaboni

È in arrivo il Direttore Generale dell’Università di Siena

Colucci - Orfeo - Tomasi - Palagi

Colucci – Orfeo – Tomasi – Palagi

A metà novembre scadrà il contratto della Dott.ssa Ines Fabbro e, per la nomina del Direttore Generale, l’Università di Siena ha indetto una selezione pubblica per titoli e colloquio. Segreto assoluto sulle candidature pervenute, delle quali non si conosce neppure il numero, nonostante che il principio della trasparenza si configuri, in base al D.lgs 150/2009, come accessibilità totale, per tutti i cittadini, all’intero patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo. Il 16 ottobre la Commissione (composta da Lidia D’Alessio, Carlo Alfonso Antonio Maviglia, Alberto Caporale) ha effettuato una preselezione, ammettendo al colloquio del 25 ottobre i seguenti candidati: Giovanni Colucci (Dirigente dell’Università di Siena), Maria Orfeo (Direttore Generale dell’Università di Teramo e dirigente a tempo indeterminato dell’Università di Firenze), Giuliano Palagi (Direttore Generale della Provincia di Pisa), Marco Tomasi (Direttore Generale della Provincia Autonoma di Trento ed ex Direttore Generale del Ministero dell’Università), Paolo Vicini (fino al 12 ottobre Direttore dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana e Dirigente a tempo indeterminato dell’Università di Bologna). È molto difficile che si presentino tutti al colloquio di oggi! Sicuramente ci sarà Giovanni Colucci e, forse, un altro candidato. Interessante, però, ricordare alcune notizie non riscontrabili nel curriculum dei candidati. Ecco cosa diceva dei concorsi per direttore amministrativo Marco Tomasi (intercettato dalla Procura di Siena) ad Angelo Riccaboni, il 4 e 5 novembre 2010: «lei ha visto il parterre dei candidati? …uno che è bravo non verrà mai a mettersi in concorso! I concorsi sono falsa democrazia, demagogia, finto rispetto delle regole che poi diventa masochismo.» Cosa avrà fatto cambiare idea a Tomasi? Nel 2008, il candidato Paolo Vicini era nella delegazione di parte sindacale, per conto della RSA Dirstat, che firmò il contratto collettivo integrativo per il personale dirigente dell’Università di Bologna. La delegazione di parte pubblica era rappresentata dal direttore amministrativo, Ines Fabbro.

La plumbea mediocrità che affossa le istituzioni senesi

Pier-Luigi-Celli

Le ultime inchieste della magistratura senese sulla Mens Sana Basket e l’inizio dei processi nei confronti di chi è accusato d’aver dissestato l’Ateneo senese e di chi ha denunciato la malauniversità, richiamano il capitolo “Mediocri” (dell’ultimo libro di Pier Luigi Celli, Alma Matrigna), che appare perfetto per descrivere anche la realtà senese.

MEDIOCRI

Pier Luigi Celli. La sorpresa e il disgusto, verso l’accavallarsi di fatti che portano allo scoperto comportamenti al limite del penale, non sono dovuti tanto all’evidenza del malaffare e alla sua entità, quanto piuttosto al malessere che prende di fronte alla sfrontatezza con cui queste fattispecie si sono generate e protratte, al silenzio con cui sono state coperte e alla impudenza con cui il tessuto politico che le ha prodotte pretende l’immunità, impegnandosi in aleatorie promesse di palingenesi.

Se si guarda bene l’andamento ciclico di queste emersioni del marcio, quello che desta sorpresa è la facilità con cui la gente dimentica ed è disponibile “a passarci sopra” rivelando il lato più drammatico della questione: la corruzione “intrinseca” che anni e anni di soprusi, arricchimenti impropri e assalto a ogni elementare regola di convivenza hanno indotto nella testa delle persone, come mitridatizzate da un veleno insidioso e silente che ha sconvolto parametri di giudizio e valori civili di fondo.

Se tutto diviene possibile per chi detiene il potere, anche chi è titolare di un potere minimo qualunque, o vi aspira giustificato dalle qualità dei vertici di organismi o istituzioni, troverà naturale comportarsi allo stesso modo: mettere i propri interessi, anche quelli meno confessabili, in cima alle priorità da perseguire, dando per scontato che «tanto così fan tutti», e dunque furbizia e giuste appartenenze garantiranno l’impunità.

C’è poi un’altra questione che concorre a formare questo groviglio apparentemente inestricabile di avvitamenti al basso, ed è data dalla penosissima mediocrità che si è andata consolidando negli strati intermedi degli organismi di rappresentanza e nelle stesse istituzioni, come portato inevitabile dello scadimento dei primi livelli in posizione di responsabilità, dello smantellamento di ideali e passioni sociali, della banalizzazione mediatica e comunicativa: tutte derive che, in nome di una occupazione ostinata e imbelle dei gradini alti del potere, hanno spinto a selezionare incapaci e mezze tacche, purché fedeli, manovrabili e, possibilmente, di bella presenza.

La melassa intermedia è persino più pericolosa, alla lunga, della gaglioffaggine o della incapacità dei capi, perché, quand’anche le periodiche purghe della magistratura riescano a liberarci di qualcuno di questi, mettendo magari nell’angolo anche altri pari grado assimilabili, tutti quelli che, più in basso, hanno beneficiato del sistema, e si sono distribuiti nei gangli operativi delle diverse istituzioni, continueranno a inquinare il campo, a riprodurre meccanismi e modelli operativi nefasti, maturando oltretutto la convinzione che, passata la buriana, tutto potrà continuare come prima.

Una società di questo tipo avrebbe bisogno di una riforma profonda e di uno sfoltimento deciso di tutte le strutture di sottogoverno delle istituzioni nazionali e territoriali.

Provate solo a pensare al settore sanitario, alla occupazione faziosa e molto spesso arrogante e incompetente in egual misura, con cui propaggini politiche, dalle pratiche devozionali ondivaghe e compromissorie, tutelano l’accesso alla salute dei cittadini tutelando in realtà interessi altri, carriere primariali dubbie per meriti e capacità, un sottobosco clientelare variegato e affamato.

O anche alla distribuzione di incarichi per via amicale, su vincoli contratti in contesti che sarebbe persino vergognoso ricordare, se la vergogna fosse ancora virtù civile praticabile, con la conseguenza invitabile di inefficienze di cui un Paese all’onor del mondo avrebbe tutto il diritto di disfarsi, mentre è costretto a subire invece gli sberleffi dei beneficiari e gli sfottò increduli degli stranieri che ci guardano ormai come marziani incomprensibili.

Provate ad aggiungerci l’ostinazione con cui la pubblica amministrazione tende a riprodurre se stessa, i suoi vizi burocratici fonte e tutela della inefficienza più patetica, se non fosse anche ridicola, spesso, e irritante quasi sempre, con gli organismi di controllo sempre pronti a denunciare a posteriori, non volendosi accorgere che sono i processi che alimentano le disfunzioni; quegli stessi processi che garantiscono la loro permanenza e il loro potere.

Nel regno delle mediocrità tutelate e benedette, anche la Chiesa ha fatto a lungo la sua parte, con esempi che sarebbe stato difficile immaginare tempo addietro, rafforzando la convinzione di molti che, anche su questo versante, un perdono non sia difficile trovarlo, avendo qualcosa da scambiare che sia apparentato al sacro, o a quello che come tale sia possibile contrabbandare.

Rispetto a un quadro così degradato non ha molto senso perdersi solo in analisi sociologiche magari raffinate, in pensose dissertazioni culturali, in distinguo e accorte collocazioni su confini mobili di un buon senso senza nerbo.

Molti autorevoli commentatori, e qualche guru improvvisato, ci hanno anestetizzato con queste pratiche asettiche: pii esercizi interpretativi ad uso di anime belle.

Noi dobbiamo qualcosa di più dignitoso ai nostri figli e ai tanti giovani che maturano disorientamento e disprezzo.

Vale la pena ormai non essere più indulgenti né corrivi. I mediocri vanno additati al pubblico disprezzo. Come meritano.

Università di Siena: sindacati contro rettore e direttore amministrativo per il pagamento del salario accessorio

Riccaboni-FabbroPassa dal “via” senza ritirare i 20 euro

RSU d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl, Uil PA-UR, Usb-PI. Ieri si è svolta una seduta d’informazione sindacale, forse una delle ultime con la dottoressa Fabbro. Sono passati quasi quattro anni dalla prima con la stessa, ma ieri, nulla sembrava cambiato. A cosa abbiamo assistito? Al solito rinvio dei pagamenti spettanti al personale tecnico e amministrativo. Ci hanno informato che a ottobre non pagheranno il salario accessorio 2011, 2013 e 2014!

Sì, ancora una volta aspettano una nota da funzione pubblica e Mef per sbloccare i pagamenti, ma questo documento di fatto serve solo a coprire le spalle da una eventuale denuncia alla Corte dei Conti per inadempimento amministrativo di rettore e direttore amministrativo. E così prendono tempo. Hanno assicurato che pagheranno a novembre, quanto ancora ci faremo raggirare?

Usano ancora lo scarica barile della responsabilità su qualcun altro, questa volta tocca al nucleo di valutazione, pare che questa nota serva a sollevare il nucleo da una sua inadempienza, ma non è così e chi non lo vuole capire è cieco, serve solo per loro, e a farne le spese però siamo ancora noi. Il documento in questione dovrebbe arrivare fra due settimane, sì come quello del MEF di tre anni fa! Ma, a detta del rettore, se non arriva pagheranno le somme dovute! Come si fa a credere a una bufala del genere?! Serve, questo documento, o no? Il rettore prende tempo, aspettando l’arrivo del nuovo direttore generale?

Sono saliti i toni, e non ce ne scusiamo, anzi li rivendichiamo, così come la Fabbro ha rivendicato il taglio del salario accessorio nel 2011, dicendo che se tornasse indietro lo rifarebbe! Lo rifarebbe? Ma come, non si era dimostrato, anche con una sentenza del giudice del lavoro che ha dato ragione a coloro che hanno fatto ricorso, che tagliare il salario accessorio anche in presenza di un bilancio in disavanzo fosse errato? Secondo lor signori no, dopo quattro anni, no. Vergogna!

Hanno parlato di voler riconoscere in ogni modo al personale l’impegno di questi anni, ora che stiamo uscendo dalla palude del Buco, uscendo… davvero? Questo sarebbe il riconoscimento? Ancora una volta veniamo umiliati nel modo più subdolo con il taglio delle retribuzioni dei lavoratori contrattualizzati, ancora. Dopo quattro anni siamo passati per l’ennesima volta dal via senza ritirare i 20 euro, grazie a due persone che ieri, in preda ad un delirio di onnipotenza, hanno affermato senza ritegno che è merito loro il risultato di questi anni, non di tutta la comunità universitaria.

Esiste ancora una comunità universitaria? I docenti avranno nulla da dire sul nostro ennesimo taglio? Forse no, qui nessuno parla. Noi crediamo che esista una comunità universitaria che deve ricostituirsi, ma esiste? Loro, i nostri vertici, nascondono la brace accesa sotto la cenere, ma è accesa, e si incendierà. Questo ateneo, come questa città, è silente, nasconde le ferite aperte, ma c’è un limite. Ai vertici di questo Ateneo abbiamo dato credito, dopo quattro anni abbiamo tentato in tutti i modi, ma sono ingiustificabili, inqualificabile il comportamento di queste settimane. Si può lavorare senza i giusti corrispettivi? No, invitiamo i responsabili a presentare le dimissioni, per l’ennesima presa in giro nei confronti della nostra dignità. I colleghi EP, C e D destinatari di incarichi presentino le dimissioni. Inutile la battuta tanto non si dimette nessuno, davvero? Nessuno ha dignità? Non ci crediamo. Invitiamo tutto il resto del personale ad attenersi al proprio orario a svolgere unicamente mansioni che ritiene adeguate, allo stipendio base.

Stiamo lavorando in una situazione surreale, un bilancio economico patrimoniale che il rettore dice sarà in pareggio, quando sappiamo che a prescindere dal sistema di contabilità è la tensione di liquidità che ci rallenta nei pagamenti, abbiamo immatricolazioni e iscrizioni in caduta libera e dovremmo accettare che i nostri pagamenti vengano rimandati? Stiamo parlando di arretrati 2011 e 2013! I nostri arretrati sono dovuti, così come sono dovuti i nostri pagamenti mensili spettanti, è ora di farla finita di ricominciare il balzello della difficoltà di cassa, e pagare ciò che è dovuto!

E se l’incontinenza di qualche blogger senese fosse il mezzo per rompere il muro del silenzio?

Blogger incontinente

Blogger incontinente

Bloggers: brutti, sporchi e cattivi (Da: il Cittadino online, 26 luglio 2014)

Luigi De Mossi. Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole (Ennio Flaiano – Diario degli errori)

Qualche settimana fa ho partecipato ad un programma a SienaTv ospite di Daniele Magrini. Si è parlato, in via principale, del processo Antonveneta migrato a Milano; ma poi il conduttore, con abilità, ha fatto scivolare la discussione su altri argomenti e ad un certo punto si è venuti a parlare della circolazione delle notizie e della funzione della stampa e finalmente dei bloggers. L’altro ospite era Roberto Barzanti e quando si è discusso dei bloggers Barzanti ha espresso alcune personali riserve su queste forme di comunicazione. Sull’argomento bloggers e stampa credo che sia il caso di fare qualche precisazione per la loro stringente attualità nella società di oggi e nella nostra città in particolare.

Prima di tutto occorre puntualizzare che senza l’attività dei bloggers senesi e segnatamente, senza sfumature e classifiche che pure ci sono e ci devono essere, senza Raffaele Ascheri (ereticodisiena), Federico Muzzi (ilsanto), Giovanni Grasso (ilsensodellamisura) Carlo Regina  (bastardosenzagloria) e di un giornale online Il cittadinoonline.it non si sarebbe mai saputo nulla di tanti fatti rilevanti e significativi per la città. A loro ed anche – absit iniuria verbis – a qualche sito anonimo si deve la circolazione delle idee e delle notizie in una città che era completamente addormentata. Se qualche coscienza civile s’è risvegliata è anche e soprattutto merito loro. Il silenzio della carta stampata è stato assordante, le televisioni non sono mai intervenute sulle vicende senesi e solo il crollo verticale – di natura squisitamente economica – ha portato ad un repentino cambiamento di atteggiamento. Anche perché da un certo momento in poi sarebbe stato impossibile non accorgersi di ciò che stava accadendo.

È il paradosso senese: una classe politica che si dice progressista, mostra spiccati segni di conservatorismo. C’è anche da domandarsi se più che un paradosso questa non sia la conseguenza dell’aver gestito il potere per tanti, troppi anni. In più la città ha sempre mostrato una doppia natura: conservatrice da un punto di vista sociale e progressista per tendenza politica. Tutto nella nostra città, dall’impianto stradale cittadino alle istituzioni, rimanda ad un’idea di tradizioni ben difficilmente collocabili con gli afflati più veri del progressismo. Ed i mezzi d’informazione ordinari non hanno fatto altro che adeguarsi. In questo senso l’opinione di Barzanti è pienamente in linea con il pensiero più coerente e tradizionale della città o meglio di una certa parte della città: quella che comanda.

Inoltre bisogna dire che ognuno porta in sé la propria cultura e il proprio essere; i bloggers sono persone e come tali possono scrivere bene o male come un qualunque giornalista o scrittore. Ce ne possono essere di bravi e meno bravi, di apocalittici o integrati, come in ogni altra attività di questo mondo. Se i toni dei bloggers non piacciono o se peccano di ineleganza e magari qualche volta sono incontinenti e sbagliano, bisognerà mettere sulla bilancia un fatto e cioè che la verità alle volte fa male e può puzzare ma è sempre meglio di una pietosa ipocrisia, specialmente se quest’ultima è utilizzata al fine principale – se non esclusivo – di conservare il potere. C’è anche da dire che poi, alla fine, i bloggers rispondono in prima persona della loro libertà di pensiero senza sconti e senza frignare; anche i cosiddetti anonimi perché l’anonimato in internet è molto difficile e gli IP sono rintracciabili. Daniele Magrini ha anche detto che gli piacerebbe scrivere la storia dell’informazione a Siena negli ultimi quindici anni. Con l’onesta intellettuale che gli riconosco vedrete che se il lavoro vedrà la luce un capitolo fondamentale sarà dedicato proprio ai bloggers.

Se conservazione significa rispetto delle tradizioni e del proprio passato Siena ha fatto bene ad essere conservatrice. Ma se conservazione significa difendere l’indifendibile e una storia recente che ha portato la banca e la fondazione nella situazione attuale, la Mens Sana Basket al fallimento, l’A.C. Siena in serie D ed al concordato e tanti fornitori, accompagnatori, operatori creditori delle due società a rischi estremamente concreti di perdere il risultato del proprio lavoro e le generazioni nuove a veder erose tutte le opportunità, allora è il caso di continuare con questa litania e questi paraocchi? In politica il massimizzare i meriti e dimenticare gli errori è pratica comune ed anche scusabile ma diviene inaccettabile quando ha il solo e precipuo scopo di difendere esclusivamente gli interessi di una classe di boiardi i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Allora il voler tappare la bocca ai bloggers, considerati la cattiva coscienza di una città, ha un significato prima di tutto politico; quello di non svegliare questo popolo che continua a credere alle favole, mentre, invece, ha una sola opportunità di riscatto e rinascita: quella di tornare immantinente con i piedi ben piantati per terra. Prima questo accadrà meglio sarà per tutti.

E l’Università di Siena merita mortificazione e declino? “La Nazione” sosterrà chi lavora seriamente anche per il futuro dell’Ateneo?

Altan-SvegliatiOra basta, svegliamoci! (La Nazione Siena, 16 luglio 2014)

Tommaso Strambi. Ora basta! Tutto ha un limite. La morte della Robur, certificata ieri al termine di una lunga agonia non può scivolarci addosso come se fosse un fatto ineluttabile. Occorre svegliarci. Aprire finalmente gli occhi perché Siena non merita questa mortificazione. Non merita il declino cui l’hanno condotta certe scelte politiche, che hanno privilegiato la cieca fedeltà anziché la competenza. Non lo merita la Siena sportiva che non può essere abbattuta con un colpo di machete. Non lo meritano i campioni che in questi anni hanno indossato le maglie bianconere del Siena Calcio o quelle biancoverdi della Mens Sana, non lo meritano i tanti tifosi che sino all’ultimo istante hanno incitato e seguito i propri beniamini. Con passione vera. Quella che ti fa gioire o piangere per un gol segnato o subìto, per un rimbalzo o un ferro che ti nega il canestro. In queste settimane in tanti hanno sperato in un miracolo.

Ma non era e non poteva essere questa la soluzione. Magari avrebbe allungato per qualche tempo ancora l’agonia, ma non avrebbe garantito il futuro. Ora, che anche quest’ultimo delitto è stato compiuto, bisogna ribellarsi e ripartire. Dire basta una volta per tutte a una mancanza di progettualità vera, alla capacità di basarci sulle competenze autentiche (e ce ne sono tantissime in giro) per rialzare la testa. In tutti i campi. Occorre che le forze sane si mettano in gioco. Stare alla finestra e aspettare che altri lo facciano è un lusso che Siena non si può più permettere.

Noi de La Nazione, che in questo territorio siamo cresciuti, siamo pronti a sostenere quanti vorranno mettersi a lavorare seriamente per il futuro di questa città. Sportiva e non. Basta con gli avventurieri (e anche in queste ultime settimane ne abbiamo visti tanti) o con chi antepone il proprio personale interesse al bene della comunità. Tutto ha un limite. E per alcuni il tempo è davvero scaduto. La città di Siena deve tornare a vincere. In casa e fuori.

Un regolamento per chi, nonostante il dissesto, ancora ci crede in un avanzamento di carriera nell’Università di Siena

Riccaboniridens1Rabbi Jaqov Jizchaq. Scrive il Rettore: «in questi stessi giorni viene inviato ai consiglieri di amministrazione e ai componenti del Senato e ai direttori di dipartimento la bozza del Regolamento per la chiamata dei professori di prima e seconda fascia». Vuol dire che nel giro di un paio d’anni chiameranno un paio di dozzine di professori. Che forse nel giro di cinque o sei anni diventeranno una cinquantina. Ma, attenzione: verosimilmente la maggior parte saranno semplicemente avanzamenti di carriera, eccetto una percentuale che per legge deve essere riservata agli esterni. Dunque, di fatto entreranno in tutto forse una quindicina di professori nuovi e gli altri saranno avanzamenti (se qualcuno possiede stime più esatte, lo pregherei di fornirle). A fronte di oltre cinquecento che nel frattempo se ne sono andati, come già detto, un po’ a casaccio, lasciando scoperti molti insegnamenti e interi settori disciplinari, provocando falle nei “requisiti di docenza” che hanno determinato e determineranno il mancato accreditamento dei corsi di studio, annichilendo ulteriormente la già dimezzata offerta formativa, rendendola ancor più raffazzonata e poco attraente. Non so come saranno ripartiti questi pochi concorsi, ma lascio le conclusioni alla fervida fantasia del lettore.

Qui vorrei solo riproporre (vox clamans) un interrogativo che finora non ha trovato risposta. L’università di Siena è stata l’epicentro di un autentico terremoto: per colpe tutte locali, la crisi qui ha colpito più che altrove; usando una metafora, dopo il terremoto alcuni edifici (pochi) non hanno subìto danni consistenti, perdendo giusto qualche calcinaccio e qualche tegola; altri hanno subìto danni più gravi e sono inabitabili; altri ancora sono venuti giù completamente. I pochi posti che da qui a qualche anno saranno messi a concorso serviranno giusto a rifare gli intonaci, sistemare qualche tegola o qualche travicello, ma non risolveranno il problema degli edifici fortemente danneggiati, né di chi ci abitava: della cui sorte evidentemente, nel clima delle recenti euforie ci si dimentica facilmente. Vogliono abbattere questi edifici? Provvedano dunque a spalare le macerie e sistemare gli evacuati! Quali edifici vogliono restaurare? Quali consolidare e ampliare? Questo sarebbe parlare di “università”: il resto è politichetta.

Sono passati quasi sette anni e le competenti autorità non si sono risolte a prendere alcuna decisione sul “che fare?”, ossia a delineare, a prospettare il nuovo volto dell’ateneo, trovando una soluzione per i settori che oramai non si ritiene opportuno o vantaggioso restaurare (come ho suggerito ad nauseam, per questi non esiste una soluzione localistica, ma regionale ed interateneo). L’interrogativo appare più pressante proprio adesso che si ricomincia a parlare, sia pure in termini virtuali ed infinitesimali, di concorsi. L’ANVUR, il VQR esigono prestazioni da superstar di Harward o di “Ossforde”, ma si rendono conto in che clima e in quali situazioni operano le persone? Ritengo inutile andare oltre questa rappresentazione metaforica, precisando quanti e quali sono gli edifici disastrati e a ciò rimando ai precedenti messaggi: chi vuol capire, capisce.

Come misura della distanza fra le parole e le cose dico solo che mi ha colpito che, mentre le competenti autorità continuano a biascicare litanie sulla “capitale europea della cultura”, sia giunta la notizia dello smembramento della biblioteca che fu della già defunta Facoltà di Lettere e Filosofia, ossia di uno dei più importanti presìdi culturali di questa città.

Siena-Lecce: giustizia a due velocità

miccolis_emilio.jpgLa vicenda giudiziaria del Dott. Emilio Miccolis, in qualità di Direttore amministrativo e Direttore Generale dell’Università del Salento, a seguito della denuncia di due sindacalisti di quell’ateneo, si sta sgonfiando, dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione e dopo la recente decisione del Tribunale del riesame di Lecce. Del suo incarico a Direttore Amministrativo anche presso l’Università degli Studi di Siena, durato un solo anno, Emilio Miccolis ci ha lasciato alcuni importanti provvedimenti. Qui se ne citano due: 1) il corposo “Atto di ricognizione dei residui attivi e passivi” (CdA del 30 marzo 2009); 2) la Commissione tecnica d’indagine per l’accertamento amministrativo delle cause e delle eventuali responsabilità soggettive e oggettive, che hanno condotto l’Ateneo senese alla crisi finanziaria. La relazione finale della commissione fu consegnata, il 7 aprile 2009, da Miccolis al Sostituto Procuratore della Repubblica di Siena, Dott. Mario Formisano.

Con questo rettore non c’è futuro per la medicina universitaria senese e neppure per l’ateneo!

Altanfuturo

L’assemblea delle associazioni della docenza universitaria (Andu, Cnu, Cipur) s’è riunita ieri per discutere del seguente argomento: «Quale futuro per la medicina universitaria senese ?». Interpretando le difficoltà emerse tra i colleghi, in merito alla situazione della medicina accademica, è stata posta l’attenzione su una serie di questioni che, attualmente, sono i punti cruciali. Il primo argomento trattato ha riguardato la programmazione didattica e la programmazione dei ruoli. Preoccupazioni sono state espresse sull’impoverimento dell’offerta didattica sia in riferimento ai corsi di laurea che alle scuole di specializzazione e ai dottorati: situazione, questa, legata al mancato turnover dei docenti, per pensionamento e prepensionamento e alla riduzione delle risorse economiche locali e nazionali. Tutto questo invoca una rapida e ragionata programmazione dei ruoli, anche con il contributo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS) e della Regione. Altro punto d’impoverimento è dovuto al pensionamento dei Ricercatori convenzionati, per i quali si chiede la possibilità di rimanere in convenzione sino al raggiungimento del 68° anno di età, al pari dei Prof. Associati. Sono state, inoltre, affrontate altre tematiche di strategica importanza, ma, in particolare, ciò che è stato chiesto con forza è di non essere considerati “azionisti di minoranza”, all’interno dell’AOUS. L’Università deve farsi carico con forza delle esigenze assistenziali dei docenti universitari, inscindibilmente legate alla didattica e alla ricerca. I Docenti convenzionati di Medicina, chiedono con forza che la Regione Toscana e l’Ateneo pongano la necessaria attenzione affinché la Medicina senese abbia un futuro.

Sul reclutamento universitario una proposta del CUN per uscire dall’emergenza

CUNaprile2014

Il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) propone alcune misure di emergenza che evitino il collasso strutturale del sistema universitario italiano e che tengano conto della loro sostenibilità finanziaria e della loro compatibilità con l’attuale contesto legislativo.