Chieste le dimissioni del ministro dei rettori abusivi

È iniziata la raccolta di firme contro il ministro del Miur, Profumo, con il seguente appello, predisposto dai primi firmatari e dalle associazioni L’Università che vogliamo, CoNPAss, Università bene comune, Alternativa, Fuoriregistro, Forum Insegnanti, Il tetto.

Perché chiediamo le dimissioni di Profumo      (il Manifesto, 10 ottobre 2012)

Quasi un anno di governo è sufficiente per giudicare l’operato del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo. Tutte le sue scelte confermano che egli è l’esecutore testamentario della legge Gelmini, vale a dire il prosecutore del più distruttivo attacco alle strutture della scuola e dell’università pubbliche mai realizzato nella storia della repubblica. Egli stesso ha dichiarato che tutte le sue iniziative sarebbero state realizzate «con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Ma è andato anche oltre. Egli continua a bloccare i concorsi universitari (sottobanco diminuisce la dotazione finanziaria per la loro applicazione), ha imposto nuovi tagli agli enti di ricerca, ha accresciuto il finanziamento alle scuole private, deliberato la possibilità di aumentare le tasse degli studenti universitari, ha prorogato i rettori in carica, al potere da decenni. Ma fa di peggio, perché sta fornendo all’opera di distruzione delle strutture della formazione un’ideologia ingannevole, quella che ha trovato espressione nel termine “merito”: che ovviamente è, in sé, criterio serio, rispondente alle aspettative di giustizia di tutti noi.

Tuttavia il merito, per il ministro, è quello che inizia a essere valutabile a partire dall’anno del suo avvento. Così nel recente bando di concorso per la scuola, le abilitazioni, i risultati di concorso, le specializzazioni (conseguiti nel passato dagli insegnanti), non hanno più alcun valore e i docenti devono essere di nuovo giudicati da chi oggi ne stabilisce i criteri a proprio arbitrio. Gli stessi titoli dei docenti universitari vengono valutati secondo parametri stabiliti quest’anno dall’Anvur, un organismo di nomina oscura, che in base a criteri privi di riscontro stabilisce che cosa è scientifico e cosa no, imponendo una classificazione delle sedi di pubblicazione delle riviste e case editrici, di 10 o 20 anni fa, sulla base di scelte arbitrarie e inaccettabili.

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Tra ricorsi preventivi e quelli degli esclusi, si profila il blocco dell’università

Tutti i ricorsi contro le «abilitazioni mostro» (il Manifesto 9 ottobre 2012)

Ro. Ci. La tragicommedia della lista delle riviste scientifiche ha fatto vacillare paurosamente l’agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario (Anvur) tanto da spingerla a eliminarne venti, come si legge in un comunicato auto-assolutorio diffuso sabato 6 ottobre. Ancora nulla è stato però fatto contro il rischio dei ricorsi che sono stati annunciati nelle ultime settimane. La prima ad avere impugnato una parte della delibera che istituisce i criteri del processo di valutazione scientifica della ricerca è stata l’associazione dei costituzionalisti guidata da Valerio Onida. Lo stesso orientamento sembra che stia maturando tra i romanisti e i medici legali.

Anche la storia della matematica è in fibrillazione. Le decisioni dell’Anvur rischiano di cancellare una materia fondamentale per la cultura italiana che dal XII secolo fino ai discepoli di Galileo è stata avanguardia nel mondo. La preoccupazione è tale che duecento studiosi di sedici paesi hanno definito l’Anvur una «minaccia», accusando i suoi membri di lavorare «in modo poco trasparente e fuori controllo della comunità scientifica». «La storia della matematica si differenzia poco nelle pubblicazioni dalla storia in generale, e in particolare dalla storia della scienza – afferma Luigi Pepe, presidente della Società degli storici della matematica che ha firmato, insieme a 6 colleghi, un ricorso al Tar del Lazio contro il regolamento Anvur –. Esse sono costituite principalmente da edizione critiche, monografie e articoli su volumi monografici». L’Anvur ha invece stabilito che la valutazione avverrà in base alle banche dati Scopus e Isi che non prendono in considerazione una ricerca a cavallo tra le discipline scientifiche e umanistiche, ma solo le pubblicazioni su riviste, come accade per altre discipline «bibliometriche», come ad esempio l’algebra o la geometria. Si è venuto così a creare un paradosso: una decina di professori ordinari ha fatto domanda per entrare nelle commissioni e giudicare i candidati all’abilitazione, ma sono stati respinti perché non hanno raggiunto il punteggio sufficiente. I candidati all’abilitazione verranno giudicati da commissari che non hanno alcun rapporto con la storia della matematica.

«Questa situazione – sostiene Pepe – è frutto del connubio tra la mentalità ingegneristica del ministro Profumo e i guasti prodotti dalla riforma Gelmini che non solo scardina la tradizione humboldtiana, ma persino la tradizione medioevale dell’università, come insieme delle conoscenze utili che porta ad un titolo di studio con un valore legale in tutto il mondo civile. Le materie culturali come la storia verranno messe da parte rispetto a quelle che hanno un profilo pratico e professionale. È l’idea di Confindustria, una delle grandi sostenitrici della riforma Gelmini: un’università al servizio dei poteri forti che vogliono mettere sotto controllo le istituzioni neutrali dello stato liberale».

Esiste un terzo ricorso contro quelle che sono state definite le «abilitazioni–mostro». È stato presentato da 130 tra professori associati e ricercatori, e appoggiato dal Conpass, il Coordinamento Nazionale dei Professori Associati. Tra i firmatari ci sono medici, ingegneri, fisici, quindi studiosi che rientrano nelle materie «bibliometriche». «Nel ricorso che abbiamo presentato – spiega Armando Carravetta, professore di ingegneria idraulica a Napoli – chiediamo il sorteggio puro dei commissari perché l’Anvur non è stato capace di stabilire criteri attendibili per nominare solo quelli più attivi. La valutazione deve essere fatta analiticamente sui prodotti della ricerca e sui curricula dei candidati, come previsto dalla legge 240». Sarà davvero possibile fermare questo treno in corso prima dello schianto finale? «Questo è un caos complesso da capire – risponde Carravetta –. Il ministero si è indirizzato verso una strada che prevedeva l’individuazione dei docenti più meritevoli sulla base di criteri automatici e non ha capito che questi criteri non erano rigorosi e applicabili. Oggi mi metto nei panni dell’Anvur. Hanno operato in una condizione di urgenza. Poi si sono resi conto che era difficile tornare indietro. Ma oggi bisogna fermarsi, c’è ancora tempo per rendere la procedura trasparente. Questi sono solo ricorsi preventivi, poi verranno quelli degli esclusi. E allora l’università si bloccherà per molto tempo».

Azienda ospedaliera universitaria senese: 800mila euro di consulenze in sette mesi

Lettera aperta a:

Pierluigi Tosi (Direttore generale AOUS)

Angelo Riccaboni (Rettore dell’ateneo senese)

Domenico Mastrangelo. Sono un medico con 33 anni di laurea in Medicina, quattro specializzazioni (Ematologia, Oncologia, Farmacologia Clinica, Oftalmologia), oltre 110 pubblicazioni su riviste internazionali ed esperienza nelle discipline dell’Epidemiologia, della Genetica e della Biologia Molecolare; sono anche omeopata diplomato, nel caso non bastasse! Dal 1992 sono in servizio presso l’Università degli Studi di Siena e, ad oggi, sono inquadrato nel livello tecnico, categoria D3, senza avanzamenti di carriera dal 2003! Avendo lavorato, in modo quasi esclusivo, alla ricerca sul retinoblastoma, ho sostenuto e sostengo tuttora (unico caso al mondo!), con il credito di autorità e istituzioni internazionali, l’ipotesi dell’origine epigenetica della malattia, che apre le porte ad un sostanziale rinnovamento, sia nella diagnosi che nella cura di questo tumore, che affligge, per lo più, bambini in tenera età. Inoltre, sotto la direzione del prof. Giovanni Grasso, del dipartimento di Scienze Biomediche, sto attualmente studiando, con un piccolo gruppo di collaboratori, nuove sostanze che potrebbero rivelarsi un’utilissima aggiunta alle terapie in uso per il retinoblastoma. Entrato in convenzione con l’AOUS (non ricordo con esattezza la data), mi sono, dunque, dedicato con profitto alla ricerca nel campo del retinoblastoma, tumore per il quale l’AOUS ha predisposto, al suo interno, un centro di riferimento nazionale e presso tale centro ho prestato la mia opera con risultati molto positivi, continuando a produrre ricerca di qualità anche dopo la revoca del rapporto di convenzione, posta in atto, per ragioni che ancora mi sfuggono, dal precedente direttore generale e, da quanto posso capire, confermata dall’attuale, anche se mai diventata definitiva.

Ovviamente, il senso comune, la ragione, la decenza e la morale più spicciole si rifiutano di comprendere le motivazioni che hanno condotto l’Amministrazione che ospita il centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, a sospendere il rapporto di convenzione con un medico, ricercatore (chi Vi scrive) che quasi all’unanimità, la comunità scientifica mondiale considera un esperto di rilevanza internazionale, nel campo del retinoblastoma; ma tant’è! La Legge non dovrebbe consentire simili “deroghe”, anche se le cronache sul “Paese reale” e i lunghi anni trascorsi, m’insegnano che non c’è mai fine al peggio. Nonostante tutto, credo fermamente che la Giustizia trionfi sempre e mi sono già preparato a difendere le mie ragioni (che ho motivo di ritenere del tutto conformi alle prescrizioni di Legge) nelle sedi a questo destinate.

Tuttavia, da cittadino (che paga le tasse e, qualche volta, legge anche le cronache nazionali), prima ancora che da professionista, al quale le istituzioni hanno procurato danni ingentissimi e irreparabili, sento i cronisti narrare fatti che mi fanno ritenere di essere un marziano accidentalmente caduto su un pianeta alieno. Mi riferisco, in particolare, a un articolo (“La Nazione”, 6 Ottobre 2012) che, sulla prima pagina della cronaca di Siena, così titola: «Scotte: spese “eccezionali” in incarichi: da Marzo a Settembre di quest’anno siglati contratti a tempo per 800 mila Euro.» Stando così le cose, se è assurdo, indecente, contrario al buon senso e inspiegabile che un esperto di retinoblastoma di caratura internazionale venga “licenziato” dall’azienda ospedaliera che ospita il centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, ancor meno regge l’argomento, da qualcuno proposto, della carenza di fondi; i denari ci sono! … e non pochi, a voler dar retta al cronista.

In seconda e terza pagina, la proverbiale “ciliegina sulla torta”. Leggo: «Fra Marzo e la scorsa settimana l’azienda ospedaliera è ricorsa a qualcosa come 776.130 Euro di collaborazioni esterne e libero professionali. Sono tutti incarichi di durata da tre mesi a un anno con compenso onnicomprensivo, affidati, di volta in volta, a professionisti presi all’esterno. Per la valutazione e assegnazione, l’azienda ospedaliera si affida ai documenti richiesti e – se ritenuto opportuno, ad eventuali colloqui/esami –. La lista dei conferimenti di contratti libero professionali è lunga, con documenti firmati dal direttore generale Paolo Morello e poi dal suo successore, Pierluigi Tosi

L’articolo è molto lungo e contiene informazioni più dettagliate su alcuni dei contratti stabiliti e altri dettagli che a me pare aggiungano veramente poco, al succo del discorso. Interessante, invece, la conclusione dell’articolo, nella quale, riferendosi all’eccezionalità che simili provvedimenti dovrebbero avere, ma che l’AOUS ha fatto diventare regola, il cronista afferma (non senza una ricca dose di buon senso): «Insomma, i casi sono due: o l’eccezionalità fa rima con continuità o le esigenze di una grande ed eccellente struttura devono far osare la stessa ad andare oltre la precarietà. O, ancora, come indica la Regione, si prenda ad usare il personale proprio

Nel mio caso, il “personale proprio” (specialmente se altamente qualificato) viene, invece, LICENZIATO senza motivo; ma non basta! Nella delibera di revoca della convenzione, mi si scriveva che l’azienda era disposta a trattare una nuova collocazione per il mio rientro in convenzione; e sì che tra le mie quattro specializzazioni e il diploma di Omeopata, l’ex direttore generale (come pure l’odierno) aveva soltanto l’imbarazzo della scelta, per determinare una mia nuova collocazione… ma essere in possesso di quattro specializzazioni, sembra non sia sufficiente, per la nostra azienda ospedaliera senese… e non basta ancora! Il messaggio che l’articolo convoglia al lettore è che l’AOUS ha messo a contratto professionisti dei quali “aveva bisogno” (si parla, per altro, di neurologi, psicologi, otorinolaringoiatri, ortopedici… tutte figure professionali delle quali l’AOUS è ampiamente dotata!), la qual cosa, opportunamente trasposta alla mia situazione, porta a dedurre che della mia opera in qualità di esperto internazionale sul retinoblastoma, l’AOUS non avesse né, tuttora, ha alcun bisogno! Circostanza, questa, davvero singolare, ove si pensi che l’AOUS stessa ha un centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, con un solo medico che lavora al suo interno! Ma ancora più singolare è il fatto che diversi colleghi, nella circostanza del mio licenziamento, hanno scritto al direttore generale che si sarebbero volentieri avvalsi del mio apporto professionale, sia in campo oncologico, che tossicologico, così come nel settore dell’Omeopatia, sebbene queste richieste sono state tutte, sistematicamente ignorate.

In conclusione, che ci sia stato e continui ad esserci un chiaro intento persecutorio, nei miei confronti, è del tutto evidente da quanto ho scritto; quali siano, invece, le ragioni che lo hanno fomentato, non è affatto chiaro e spero si possa chiarire al più presto, con mia completa soddisfazione, nelle sedi appropriate. Resta, tuttavia, l’amarezza nel constatare lo stato di degrado istituzionale e morale, che emerge da questa vicenda, del quale certo chiederò ragione, ma che lascia molte perplessità: in ambito accademico perché dimostra che il tanto sbandierato cambiamento, che dovrebbe condurre l’Ateneo al pareggio di bilancio, non può, a mio avviso, poggiare su simili basi; in ambito sanitario perché la “Sanità” dovrebbe essere un “servizio” (“Servizio Sanitario Nazionale”), non certo inteso a favorire chi la gestisce e l’amministra, ma, caso mai, chi paga le tasse (e che tasse!) per usufruirne. Spero che quanto detto possa costituire per Voi argomento di seria riflessione e indurVi a porre mano, nell’immediato, ad un rapido e sostanziale cambiamento.

Elezioni bulgare all’Università di Firenze! E a Siena?

«C’è clientelismo: questa è stata la riprova» (Corriere Fiorentino, 5 ottobre 2012)

Gaetano Cervone. «Dalle elezioni dei direttori dei dipartimenti esce un’immagine penosa dell’Università di Firenze: un regime che porta con sé i vizi del clientelismo e dei poteri occulti». È un sfogo quello di Enrico Livrea, grecista di fama mondiale della (ex) Facoltà di Lettere e Filosofia e decano dell’Ateneo fiorentino. Un affondo che giunge a termine delle due settimane che hanno designato i direttori dei 24 dipartimenti, perché – prima – Livrea stentava a credere che in 17 casi le elezioni si sarebbero svolte con candidature uniche. È invece andata proprio così.

Professore parlare di «poteri occulti» forse è troppo, non trova?

«È un’immagine penosa, che evidenzia i vizi dell’Ateneo: localismi, clientelismo, quiescenza ai poteri occulti che impongono le scelte senza possibilità di reazione di chi vuole un sistema più giusto. Una situazione che peggiora con il degrado sistematico dell’Università italiana, che attraversa la fase più tragica della sua esistenza. Addirittura nel fascismo – obbrobrio peggiore della storia italiana – c’era un sistema universitario migliore».

Ma come mai è così arrabbiato?

«Non sono arrabbiato, sono amareggiato. Sono cinquant’anni che subisco sulla mia pelle tutto questo, trent’anni che insegno a Firenze e non sono riuscito a trattenere nessuno dei numerosi allievi di valore che con sacrificio ho formato: qui tutte le porte sono chiuse ed è normale che i cervelli in fuga non tornino, una volta capita l’enorme differenza di sistema. All’estero un ambiente umano e di ricerca accogliente, a Firenze tutti contro tutti. E non parliamo poi delle strutture: io mi vergogno di invitare i miei colleghi in queste aule che sono un incrocio tra un obitorio e un carcere».

Crede che non ci sia possibilità migliorare? Nemmeno con la riforma Gelmini?

«Non ho mai smesso di crederci e nel mio piccolo ho fatto di tutto per migliorarla, ma mi sento sempre di più solo. La selva di candidati unici ne è la dimostrazione ed è spia di un profondo senso di sfiducia nella democraticità del sistema. E quella riforma, a cui Firenze non si è opposta, è un obbrobrio».

Tanti considerano la candidatura unica un segnale di compattezza del dipartimento…

«Le scelte sono fatte sempre altrove. Chi dirige o è l’espressione di questi gruppi di potere, oppure ne è l’uomo di paglia».

Accuse pesanti…

«Non mi importa, non devo fare carriera. Non ho interessi personali e si figuri se con cinquant’anni di anzianità non conosco i mali dell’istituzione. Provengo da un dipartimento (Scienze dell’antichità, Medioevo, Rinascimento e Linguistica, ndr) dove quattordici persone erano legate da rapporti di parentela. Sono solo stanco».

Il presidente della Repubblica e la «prepotente urgenza» dell’università di Siena

È il presidente Giorgio Napolitano, ad aprire nell’aula magna i lavori del XX Convegno di Pontignano (Regno Unito e Italia: condividiamo lo stesso futuro?), organizzato dal British Council e dall’Ambasciata Britannica in Italia. A tal proposito, straordinario è il commento di un giornale senese: «Riconoscimento per l’università: il presidente della Repubblica sarà in Banchi di Sotto». Ebbene per cosa, questo martoriato ateneo, dovrebbe ricevere apprezzamenti? Proprio in questo momento e dal capo dello Stato? È forse un titolo di merito l’esistenza di 18 indagati in attesa del rinvio a giudizio per peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio, per una voragine da 250 milioni d’euro nei conti dell’ateneo? O che vi siano altri dieci indagati, sempre in attesa del rinvio a giudizio, che attestando falsamente la regolarità del procedimento elettorale avrebbero indotto in errore il Ministro che, proprio sul presupposto della regolarità delle elezioni, emetteva il decreto di nomina? O che vi sia un rettore, tra l’altro privo della piena legittimità ad esercitare le sue funzioni, perché irregolarmente eletto, che esponga di frequente al ridicolo l’istituzione che dovrebbe rappresentare? Forse, occorrono apprezzamenti per i vertici dell’ateneo, impreparati e insipienti, che adottano disposizioni amministrative irregolari e, quindi, impugnabili? E che dire dell’azione truffaldina relativa all’utenza sostenibile per l’attivazione dei corsi di laurea in Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Scienze Biologiche e il conseguente scadimento dell’offerta formativa? E della nomina dell’attuale direttore amministrativo e della sua retribuzione, non approvata dal CdA e superiore, di circa 30mila euro, a quella prevista per il nostro ateneo? E dell’inesistenza del necessario e obbligatorio piano di rientro dal disavanzo d’amministrazione? E il tentativo di speculare sull’università, con la costituzione di un fondo immobiliare che gestisse gli edifici da alienare? Ecco tutto questo è solo una piccola parte del malaffare, ma dimostra chiaramente le responsabilità dei vertici passati e attuali, la mancanza di senso delle istituzioni, le piccinerie, l’irrazionalità e, per alcune decisioni, l’imbecillità manifesta. Allora cosa dovrebbe dire il presidente della Repubblica? Che la condizione intollerabile dell’Università di Siena è un tema di «prepotente urgenza», una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma, non solo per la voragine nei conti ma per il dissesto, anche morale, di un Ateneo dal glorioso passato!

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (21 settembre 2012) con il titolo: La “prepotente urgenza” dell’Università di Siena.

Università di Siena: chiarezza immediata sulle elargizioni ad alcuni docenti

«Io sono arrivato nel 2007 e da allora nessun docente è mai stato pagato direttamente dal Polo universitario. Con una convenzione il Polo trasferiva all’ateneo senese alcuni fondi che però non coprivano tutte le spese» ha dichiarato il Prof. Salvatore Bimonte, delegato del Rettore per il Polo Universitario di Grosseto. Quindi, è stato l’Ateneo senese a corrispondere i cinquemila euro a bimestre ad alcuni docenti.

Stipendi gonfiati ai professori senesi (Il Tirreno Grosseto, 6 settembre 2012)

Lorenzo Santorelli. Parte da Siena una storia che capitolo per capitolo si arricchisce di segnalazioni anonime, plichi postali e blog per arrivare all’epilogo, momentaneo, di un esposto alla Procura maremmana che chiama in causa il Polo universitario grossetano. A presentarlo ieri è stata la Lega Nord della città del palio che vuole vederci chiaro sui compensi dei docenti dell’ateneo senese che hanno insegnato a Grosseto. «Abbiamo presentato un esposto sui compensi pagati negli anni dal Consorzio del Polo universitario ai docenti dell’Università di Siena – fa sapere in una nota Francesco Giusti, segretario comunale del carroccio senese – chiedendo alla Procura di indagare sulla correttezza dei pagamenti, se i servizi corrisposti siano stati effettivamente resi e se sia stato rispettato il regolamento per incarichi retribuiti al personale docente». Giusti parla genericamente di «cifre molto importanti» che però nelle carte depositate agli uffici di Via Monterosa verrebbero indicati nell’ordine di circa cinquemila euro che alcuni professori, a cadenza bimestrale, avrebbero affiancato al loro stipendio.

I fatti in questione risalirebbero al 2005, ma le camicie verdi vogliono verificare se nel lasso di tempo che conduce ai giorni nostri quel modus operandi sia proseguito. «È ancora più scandaloso – aggiunge l’esponente leghista – alla luce dei tagli al compenso accessorio ai dipendenti che guadagnano somme ai limiti della soglia di sopravvivenza. Crediamo che la responsabilità politica di tutto ciò ricada sul Pd, sull’ex sindaco Franco Ceccuzzi e sulla Cgil universitaria». La faccenda sarebbe da circoscrivere all’interno di piazza del Campo e ai sommovimenti legati a un comune commissariato, un’università dai bilanci dissestati, una banca ed una fondazione in cerca di liquidità e di identità con il nuovo ticket Viola – Profumo. Se non fosse che nel plico spedito in forma anonima alla sede senese della Lega Nord sarebbero contenute alcune buste paga dei docenti che chiamerebbero in correo il Polo grossetano. Ad aggiungere pruriginosità alla vicenda ci ha pensato Fratello Illuminato, un blog dal vago richiamo massonico, ma molto letto negli ambienti accademici e politici senesi.

In un post di fine agosto viene preso di mira un «professore universitario con la barca a Marina di Grosseto. A tutta pesca e non solo di pesce». Dopo aver consultato «alcuni documenti che probabilmente finiranno su qualche tavolo», vengono denunciati presunti favoritismi a vantaggio di docenti vicini all’attuale rettore, Angelo Riccaboni (storpiato in Criccaboni), che oltre alla normale retribuzione dell’università «percepivano ben altri stipendi con tanto di busta paga da un Consorzio universitario (finanziato anche da Fondazione Mps)». La Fondazione che, fino alla recente stretta ai rubinetti, è stata la colonna del Polo insieme a Camera di commercio, Provincia e Comune. Il delegato del rettore, Salvatore Bimonte, respinge ogni addebito. «Io sono arrivato nel 2007 e da allora nessun docente è mai stato pagato direttamente dal Polo universitario. Con una convenzione il Polo trasferiva all’ateneo senese alcuni fondi che però non coprivano tutte le spese». Bimonte cita se stesso come esempio. «A me non spetta nessuna indennità extra se sto a Grosseto invece che a Siena. Al massimo un rimborso forfettario di alcune decine di euro per la benzina e l’usura della macchina».

A Siena il silenzio della stampa locale e dei siti allineati sposta le notizie censurate sui settimanali a grande tiratura

Da due lunghi servizi di Panorama e L’Espresso sulla crisi delle istituzioni senesi intitolati “La festa è finita” e “Siena città chiusa” riportiamo i passi riguardanti la censura della stampa locale e dei siti allineati e la controinformazione svolta dai blog liberi.

Siena Leaks corre in piazza del Campo

Mikol Belluzzi (Panorama 12 settembre 2012). Anche Siena ha la sua Wikileaks. Nella città toscana le notizie più scottanti non si leggono più sui giornali locali, ma ormai corrono velocissime e incontrollabili su internet. E molti si chiedono chi sia il Julian Assange locale. La caccia all’uomo è iniziata un paio d’anni fa, quando il blog Fratello illuminato ha iniziato a essere una delle fonti più informate sugli scandali cittadini: commenti, ma anche decine di documenti che talpe e gole profonde mettevano online per la gioia di tanti senesi, entusiasti di questa improvvisa e benvenuta controinformazione. In tanti hanno provato a mettersi sulle tracce di questo censore dei costumi senesi, che nelle sue indignate cronache ha come bersagli preferiti l’ex sindaco Franco Ceccuzzi, soprannominato «Frank» o «il cittadino semplice», il numero uno della Regione Toscana Enrico Rossi, detto il «Montesquieu di Pontedera», mentre il Pd è il «Partito dissestatori». Ma chi è l’inafferrabile Fratello illuminato? Prima di tutto un buon informatico, visto che i server (soprannominati «Latitante» e «Contumacia») si trovano all’estero, pare in Norvegia e in Canada. E poi un personaggio trasversale, che ha rapporti con banchieri, amministratori e politici. Gli stessi che quotidianamente vengono «fustigati» dal blog L’eretico, alias Raffaele Ascheri, e dal sito Ilsensodellamisura.com, fondato e gestito da Giovanni Grasso, che dal gennaio 2006 denuncia la sempre più difficile situazione in cui versa l’Università di Siena, travolta da una dissennata gestione finanziaria. Ma di tutti gli scandali cittadini, capitolo per capitolo, sono pieni anche i blog Il cittadino online, Il santo di Siena e Il gavinone, che per i senesi è la grata che raccoglie l’acqua a piazza dei Campo. Per tutti gli altri la fogna.

Sabina Minardi (L’Espresso 13 settembre 2012). (…) E su Internet: «Le voci libere si trovano nei blog», informa un professore: l’Eretico di Siena, Fratello illuminato, Il senso della misura, Il Gavinone. Da Facebook è partita una protesta con un leader, Giulio Burresi, studente di Storia dell’arte: dice di ispirarsi a Ranuccio Bianchi Bandinelli, «fiero perché i senesi gli tolsero il saluto». Dalla sua pagina è nato un Osservatorio per la cultura, apartitico, che si riunisce nelle librerie. Anche in vista di Siena capitale della cultura. La città se lo è messo in testa.

All’Università di Siena è stato tutto un “magna magna”! Continua ancora?

È iniziata la campagna contro il rettore dell’università di Siena, definito dissestatore e abusivo, per il suo supposto ruolo nel dissesto dell’ateneo e per la sua irregolare elezione. Sul blog di “Fratello illuminato” è iniziata la pubblicazione, sembra documentata da prove inconfutabili, delle irregolarità commesse da Riccaboni quando svolgeva ruoli di governo, quali Preside della Facoltà di Economia, Presidente del Nucleo di Valutazione e delegato per il Polo aretino dal 1997 al settembre 2006. Intanto, la Lega Nord ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Grosseto; di seguito il comunicato stampa. Ripeto quel che ho chiesto in tempi, apparentemente, non sospetti: «Nell’interesse dell’università di Siena è meglio che il rettore si dimetta o che sia sospeso dalle sue funzioni?»

Francesco Giusti (Lega Nord Siena). La sezione comunale della Lega Nord Siena ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Grosseto sui compensi pagati negli anni dal Consorzio del Polo Universitario Grossetano ai docenti dell’Università di Siena. Nell’esposto abbiamo chiesto alla Procura maremmana di indagare sulla correttezza dei pagamenti, se i servizi corrisposti siano stati effettivamente resi e se sia stato rispettato il Regolamento per incarichi retribuiti al personale docente. Si parla di cifre molto importanti e quanto pagato si è sommato allo stipendio ordinario, consentendo ai professori di avere redditi altissimi a fronte dei servizi resi. Ancora più scandaloso è che, di recente, l’Università di Siena abbia tagliato il compenso accessorio ai dipendenti che guadagnano somme ai limiti della soglia di sopravvivenza. Noi della Lega crediamo che la responsabilità politica di tutto ciò che accade a Siena e all’Ateneo ricada sul Pd, sull’ex sindaco Franco Ceccuzzi e sulla Cgil universitaria, che ha accettato, all’Università come altrove, le imposizioni dell’ex deputato.

Preoccupazioni giuste ma inutili per un asilo infantile

Rabbi Jaqov Jizchaq. Serpeggia la voce che vogliano cedere anche l’immobile di Pian dei Mantellini, ex Chimica, attualmente Matematica. Ma come? Mi sembra tutto un po’ paradossale: a novembre partono i nuovi dipartimenti; eccetto un certo numero di fortunati che rimangono dov’erano, in tempi rapidi gli altri dovranno cercare ospizio altrove, raggiungendo il nuovo dipartimento di appartenenza, giusto? E non si conosce nemmeno, né la destinazione di alcuni, né l’esatto ammontare delle sedi (o “plessi”, come va di moda dire adesso)? Immagino il caos che ne seguirà per la didattica. Temo che anche su questo urga una parola di chiarezza.
L’anno accademico, comunque, non parte sotto i migliori auspici. Aggiungo due cose.

1) Per quanto ne so, fra un anno partono le lauree abilitanti: cioè a dire per insegnare nelle scuole medie e medie superiori non basterà il TFA (tirocinio formativo attivo) o i crediti formativi richiesti, ma servirà aver conseguito il titolo presso una specifica sede dichiarata “abilitante”. Le magistrali “abilitanti” conquistate da Siena sono veramente pochine (quasi punte). Dunque che fine faranno gli attuali corsi di laurea di quelle materie (tutti i settori umanistici, molti settori scientifici) per le quali l’insegnamento è comunque da sempre uno sbocco privilegiato, se non saranno buoni nemmeno per avere diritto all’insegnamento?

2) A parte settori con forti sbocchi professionali che sono stati abili nell’attingere sostanziose risorse anche al “mondo esterno”, le altre, residue lauree magistrali, spesso non hanno, infatti, più nemmeno i dottorati e dunque una proiezione alternativa nella ricerca: adesso vi sono (ma purtroppo solo in alcuni settori: addirittura due su dieci in economia) i dottorati regionali in collaborazione fra i tre atenei maggiori, sponsorizzati dalla Regione, e mi domando se non sia urgente generalizzare questa pratica, ai dottorati non farlocchi, ma che non hanno più la forza di sorreggersi in una singola sede, e addirittura ai corsi di laurea stessi, anziché continuare a ricicciare, accorpare, mescolare membra sparse come nel pentolone della sòra Cianciulli, anche in considerazione del fatto che le massicce uscite di ruolo dei docenti non colpiscono solo Siena. Altrimenti assisteremo solo a un triste declino dell’università pubblica.

3) In questo periodo tutti sono agitati per la faccenda delle idoneità, dell’ANVUR, delle mediane ecc. …ma qui mi pare che chi si piglia un’idoneità (sia egli precario, ricercatore o associato) lo faccia essenzialmente con spirito decoubertiano, oppure nella speranza (ancorché remota) di venir chiamato altrove, giacché, a parte le solite eccezioni e i soliti settori politicamente ed accademicamente “forti” sopravvissuti alle intemperie, in generale a Siena non c’è più trippa per gatti: con la fuga determinando forse un auspicabile alleggerimento del debito, come nel caso dei prepensionamenti, secondo i conti della serva che oramai paiono presiedere al “dibattito culturale” intorno alle sorti dell’ateneo, ma anche la perdita, esattamente come in quel caso, delle migliori energie. Fuori sia i vecchi, che i “giovani”: sicché alla fine si dirà che la medicina ha funzionato, sebbene il paziente sia morto. Anche qui, non sarebbe inutile una qualche ulteriore riflessione per una maggiore chiarezza intorno alle prospettive dell’ateneo in ordine al mantenimento o la cessione dei suoi “asset”, di molti settori attualmente assai penalizzati e non inutilissimi, nonché della gente che ci sta dentro, giacché un clima di totale incertezza non invoglia certo ad un maggiore impegno chi ha già la valigia in mano, pronto ad andarsene, per quanto obtorto collo.

Ateneo senese: la trasparenza invisibile

Il Prof. Angelo Riccaboni non può continuare a esporre al ridicolo, con risposte manifestamente illogiche e menzognere, sé stesso e l’istituzione che dovrebbe rappresentare. Come può definire della “massima trasparenza” la vendita del Palazzo Bandini Piccolomini, se ai cittadini è precluso addirittura l‘accesso alla documentazione tecnica? Lo ripeto per l’ennesima volta, il principio della trasparenza (L. 241/1990) ha assunto una diversa e più ampia configurazione, al punto che è definita nei termini di “accessibilità totale per tutti i cittadini” all’intero patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni (art. 11, D.lgs. 150/2009), allo scopo di favorire forme diffuse di controllo e trasformandosi, di fatto, in un mezzo fondamentale di prevenzione della corruzione, rendendo possibile una forma di rendicontazione sistematica ed evidente nei confronti dei portatori d’interesse, cioè dei cittadini. Alla cultura della trasparenza si è uniformato l’intero sistema universitario italiano, con l’eccezione dell’ateneo senese. Per restare nello specifico della vendita dell’immobile, perché la documentazione tecnica (mappe, foto, schede ed elaborati planimetrici) non è accessibile a tutti? Perché si è dichiarato che tutte le informazioni sono riservate e confidenziali, mettendo, così, la mordacchia a chi intende formulare una proposta d’acquisto? Ci sarà pure un consigliere del CdA disposto a violare queste illegittime disposizioni e a rendere pubblico tutto il materiale, ammesso che riesca a ottenerlo!?

Queste osservazioni e interrogativi non sono solo legittimi ma, nel caso di specie, doverosi, se si considerano i precedenti. Ne ricordo alcuni: il tentativo proceduralmente scorretto di far approvare dal CdA il progetto di costituzione di un Fondo immobiliare; il sospetto di una speculazione finanziaria ai danni dell’Università di Siena; le intercettazioni telefoniche che documentano il coinvolgimento di un docente del nostro ateneo e le agevolazioni a lui concesse, dal Rettore e dal Direttore amministrativo, tipo la giustificazione alle assenze (passate e future) a lezione e al ricevimento degli studenti.

Per concludere, il solito interrogativo, già posto in passato: l’Ateneo senese può continuare ad avere una guida priva di legittimazione, credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni?

Articolo pubblicato anche daIl Cittadino online (30 agosto 2012) con il titolo: Grasso replica al rettore: “ma quale trasparenza”.