Siena: il docente universitario e il “velinaro” disinformato

Walter Chiari e Carlo Campanini: «Vieni avanti, cretino!»

Walter Chiari e Carlo Campanini: «Vieni avanti, cretino!»

I risultati di oggi si riferiscono alla ricerca di ieri! Vedremo domani i risultati della ricerca svolta oggi

Ancora sull’incredibile commento sull’Università e sul Rettore che il caporedattore de “La Nazione di Siena”, Francesco Meucci, ha scritto per il QN il 27 luglio2015.

Francesco Meucci. Non solo per aver salvato l’Università, ma per aver trasformato il peggio esempio di quello che siamo nel miglior modello di quello che dovremmo essere.

Rabbi Jaqov Jizchaq. «Il peggio esempio di quello che siamo», caro Meucci, lo dici alla tu’ zia: qui c’è gente che si è fatta un mazzo così, non sono tutti raccomandati figli di papà (quale peggior esempio di certi giornalisti che parlano a vanvera?). Non è che per il buco di bilancio siano individualmente responsabili tutti i lavoratori dell’università (molto sospetto: tutti colpevoli, nessun colpevole); senza dire che Siena non è mai stata l’università “Parthenope” di Napoli: transeat sulla rappresentazione romanzesca di una rottura politica col passato che non mi pare di aver intravisto, ma non è che la ricerca all’università di Siena, prima facesse schifo e solo dopo l’avvento di Riccaboni, in un paio d’anni abbia cominciato a competere con le meglio università italiane. Parlare di ricerca vuol dire parlare di tempi lunghi, programmi, competenze e gruppi di ricerca che s’imbastiscono faticosamente e producono risultati nell’arco di un decennio almeno. Significa articoli sottoposti a revisione i cui tempi di pubblicazione si misurano in anni. La ricerca qui è sempre stata abbastanza buona, ovviamente nei settori in cui esisteva, e, in ogni caso, i risultati che leggi oggi, si riferiscono alla ricerca svolta ieri. Vorrò vedere cosa diranno le agenzie domani, quando registreranno i dati di oggi, cioè a dire di un’epoca in cui molti comparti di ricerca gradualmente vengono cancellati.

Francesco Meucci. Prima in Italia secondo il Censis e sesta (prima delle toscane) nella classifica compilata ogni anno dal Sole 24 Ore. L’Università di Siena ha vissuto una settimana da leone, conquistando una ribalta nazionale che solo qualche anno fa meritava per ben altre vicende.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Mah, o di chi saranno le colpe di quelle altre vicende? Sarà senz’altro colpa della Merkel…
E poi Siena “prima” e Pisa “ventiquattresima”; ma insomma, un po’ di realismo: Mosche cocchiere… e in quali settori daremmo del filo da torcere a Pisa? Forse agraria o veterinaria? In orientalistica? In chimica industriale? In ingegneria chimica, meccanica, civile, aerospaziale o navale? In fisica o in filosofia? Sto parlando di cose che a Siena non esistono più; esistono solo come diplomi triennali, oppure non sono mai esistite. Per non apparire menagramo ometto di citare quei settori delle scienze pure per i quali si sa già da ora che non vi sarà futuro, con l’incedere dei pensionamenti che dimezzeranno da qui a pochi anni il corpo docente (senza rimpiazzo).

Francesco Meucci. Basterà dire che dal prossimo anno partirà il primo corso di laurea interamente in inglese…

Rabbi Jaqov Jizchaq. Veramente di corsi di laurea in inglese a Siena già ne esistono da diversi anni in diversi settori (dall’ingegneria alla linguistica), appunto per venire incontro all’esigenza di “internazionalizzazione”, visto che, proprio secondo il Censis, Siena risulta meno internazionalizzata di Sassari (su populu sardu, si sa, ha da sempre un carattere cosmopolita). Tanto per dire che se per fare il giornalista basta essere leggermente disinformati, per fare il direttore è indispensabile esserlo del tutto (corollario della legge di Murphy sulle gerarchie). Meucci, informati: sai, hanno inventato il telefono.

Francesco Meucci. …una offerta didattica matura e al passo coi tempi.


Rabbi Jaqov Jizchaq. Ma che vuol dire? Allude alla metà dei corsi di laurea chiusi, a quelli prossimi alla chiusura, o agli accorpamenti cinobalanici? A Meucci risulta che siano state aperte nuove aree di specializzazione? A me risulta, semmai, che siano stati cancellati molti dottorati e lauree magistrali. La cruda realtà è che con la massiccia fuoriuscita di metà del corpo docente, per molti corsi di studio, anche basilari, non è stato più possibile soddisfare i “requisiti minimi di docenza” richiesti dalla legge: una livella, un taglio lineare che non c’entra un tubo con la qualità e l’importanza dei corsi. Poi con lo scioglimento delle Facoltà (ma perché l’hanno fatto?) il problema si è ripresentato, pari pari, ad un altro livello, con i mega-dipartimenti che le hanno rimpiazzate, per i quali la legge prescrive numeri elevatissimi. Così si è proceduto ad accorpamenti davvero “originali”. Del resto non è solo un problema senese: clamoroso il Dipartimento di Scienze Geologiche e Psicologiche di Chieti (psicologia del …profondo?). Va inoltre segnalato che è proprio la classifica del Sole 24 ore che sottolinea una carenza forte nella sostenibilità dei corsi senesi.

Ecco insomma un deprimente modello di giornalismo italico: un giornalismo schierato che non solo non distingue la notizia dal commento, ma più di una volta omette del tutto la notizia, rimpiazzando l’acribia del segugio con la propaganda. Non c’è modo di affrontare una discussione seria e concreta, senza giungere subito agli epiteti e ai pesci in faccia. Sarà che personalmente vedrei la comunità scientifica come una sorta di comunità monastica, ma trovo stucchevole questo parlare salottiero di faccende serie, questo sovrappiù di propaganda e di millanteria narcisistica, che a mio avviso contrasta con la sobrietà e col naturale understatement che dovrebbe caratterizzare il tono dei discorsi intorno alla scienza e alla cultura. Qui oramai “la ricerca” la fanno le gazzette e francamente l’aspetto più ridicolo dei ripetuti peana di certi giornalisti (troppo “embedded” per concepire una analisi critica dei dati), è che non si capisce chi sia l’antagonista idealizzato a cui si rivolgono con tono di sfida, quasi che i successi nella ricerca fossero esclusivo merito loro, dei loro protégé e di quattro politicanti analfabeti, e non dell’intera famiglia dei ricercatori medesimi, tra i quali coloro che lanciano l’allarme per il corso che hanno preso gli eventi.

Supineria magistrale: da studiare all’università di Siena

Francesco Meucci

Francesco Meucci

Siena riparte e l’università è già al top (da: QN 27 luglio 2015)

Francesco Meucci. Prima in Italia secondo il Censis e sesta (prima delle toscane) nella classifica compilata ogni anno dal Sole 24 Ore. L’Università di Siena ha vissuto una settimana da leone, conquistando una ribalta nazionale che solo qualche anno fa meritava per ben altre vicende. Ricordate? Travolta dai debiti e dagli scandali, alle prese con una quantità di grane giudiziarie e beghe interne. Per qualcuno il suo destino era segnato verso un lento declino fino alla fatale scomparsa. Invece no. L’ateneo – e di pari passo, sebbene con numeri diversi, anche l’Università per Stranieri di Siena – ha riannodato i fili del discorso, colmando quei buchi lasciati da precedenti gestioni dissennate e rilanciandosi come luogo di studio «top». Vuoi per la vivibilità complessiva che offre ancora Siena, vuoi, soprattutto, per una offerta didattica matura e al passo coi tempi. Basterà dire che dal prossimo anno partirà il primo corso di laurea interamente in inglese: si studia economia e si impara una lingua; i classici due piccioni. La storia dell’Università di Siena, insomma, diventa l’emblema e il simbolo del «si può fare». Meglio: del «si può ancora fare». Con quello spirito tutto italiano di sacrificio, impegno e dedizione; del non abbattersi di fronte alle difficoltà e, anzi, farne uno strumento di rinascita. L’ha capito e messo in atto il rettore di Siena, Angelo Riccaboni, ligure trapiantato in Toscana. Che nel fare di necessità virtù ha preso il meglio di due culture: il pragmatismo delle sue terre natali, con l’estro e la fantasia di quelle dove vive e lavora. Oggi gongola, giustamente. Perché sa di essere riuscito in una missione impossibile. Non solo per aver salvato l’Università, ma per aver trasformato il peggio esempio di quello che siamo nel miglior modello di quello che dovremmo essere.

L’intreccio di pubblico e privato: dalla Certosa di Parma alla Certosa di Pontignano

La Certosa di Pontignano

La Certosa di Pontignano

E perché il «soggetto privato gestore della Certosa di Pontignano ha offerto ospitalità» al Rettore e ai Direttori di Dipartimento lo scorso 10 giugno? L’altra domanda, quella posta col sorriso dal sindacato USB P.I. (il pranzo chi lo paga? Il Rettore di tasca sua o si usano i fondi di rappresentanza istituzionale?), aveva individuato quelle due legittime strade. Esistevano altre possibilità? Certamente! Gli ospiti potevano portarsi il panino e le bevande da casa o pagare alla romana il conto al gestore privato. Invece, l’opzione seguita dal rettore (accettare l’ospitalità offerta dal gestore della Certosa di Pontignano) necessita di una spiegazione sul piano etico e giuridico.

Rabbi Jaqov Jizchaq. (…) tra le righe di questa stendhaliana corrispondenza intorno alla Certosa, leggo che comunque è un dato quasi certo che tra breve, dopo aver sbaraccato le Facoltà, i vecchi corsi (più volte) e i vecchi dipartimenti, toccherà sbaraccare di nuovo, dopo tre anni, diversi dipartimenti e corsi di laurea e giocare ancora con i cocci dei vasi per assemblarne di nuovi, quasi ignari del secondo principio della termodinamica. Le roi s’amuse: ma non si rendono conto le competenti autorità che tessono i nostri destini di distruggere via via, in questo modo, smontando e rimontando con uno “sperimentalismo” da apprendisti stregoni, ciò che molta gente ha costruito con anni di fatica? Cosa dobbiamo attenderci, un ritorno alle vecchie Facoltà, con un po’ di gente nel frattempo fatta fuori od emarginata, come in una resa dei conti, oppure dipartimenti ancor più cinobalanici di quelli attuali? Se il secondo caso è evidentemente assurdo, nel primo non si capisce perché allora si sia proceduto allo smantellamento delle Facoltà, per poi tentare di rimetterle assieme in un pallido simulacro di quello che furono. L’unica domanda che sorge spontanea è quella, amletica, se c’è del metodo in questa follia. Spero che anche i rappresentanti delle OO.SS alzino un po’ il tiro porgendo finalmente attenzione al problema delle strutture: se gli stabilimenti continuano a chiudere, con la fuoriuscita del 50% del corpo docente a turn over fermo, o ad essere resi improduttivi, è difficile pensare che non ci saranno conseguenze per le maestranze.

Angelo Riccaboni. Con riferimento alla nota inviata ieri a firma USB P.I., dove si ipotizzava che per l’incontro periodico del Rettore con i Direttori di dipartimento tenutosi il giorno 10 giugno a Pontignano fossero stati utilizzati fondi pubblici, si precisa che l’ospitalità è stata offerta dal soggetto privato gestore della Certosa.
 Questo in un’ottica di valorizzazione e promozione della nostra bellissima Certosa come centro per convegni e attività legate alla formazione e alla ricerca e di condivisione degli investimenti fatti e delle migliorie apportate alla struttura.

L’università di Siena siamo noi. Un futuro per l’università con bilanci chiari e veritieri

RiccabocchioUn clamore mediatico imprevisto! La notizia – sulla non corretta allocazione delle partite di giro nel rendiconto finanziario consuntivo 2013 – è rimbalzata nientepopodimeno che in ambienti vicini alla presidenza della Repubblica e a quelli della Banca d’Italia, della Ragioneria Generale dello Stato e dell’anticorruzione. Scherzi a parte, il silenzio, invece, è stato assordante e il rettore ha risposto indirettamente, a suo modo, lanciando il progetto «Siena siamo noi. Un futuro per Siena». Nello stesso tempo, considerando «gli ultimi due conti economici consuntivi chiusi in utile», ha distribuito – “secondo criteri di merito accademico e scientifico” – a circa il 33% dei docenti 1,7 milioni di euro di fondi ministeriali relativi agli anni 2011-2013. In tal modo, pensa d’aver tacitato anche il disfattista che mette in dubbio la correttezza dei bilanci! Noi però, cocciuti, siamo ancora in attesa delle risposte sulle partite di giro e, intanto, continuiamo ad analizzare altri punti oscuri del bilancio.

Per l’ateneo senese, l’esercizio 2013 è davvero cruciale. Infatti, con un disavanzo di amministrazione di 46 milioni di euro (al 31 dicembre 2012), il bilancio di previsione 2013 indicava una perdita d’esercizio di 6 milioni di euro, alla quale aggiungerne altri 13 tra mutui e investimenti. Da ricordare, inoltre, che il collegio dei revisori dei conti, nell’esprimere «parere contrario all’approvazione da parte del CdA del bilancio di previsione 2013, auspica che il Ministero definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.». Perciò, molti si chiedono quale altro sapiente maquillage, oltre alle partite di giro, ha permesso all’amministrazione universitaria di chiudere il consuntivo 2013 con un avanzo di competenza di 6,91 milioni di euro, quando, invece, era previsto un consistente disavanzo.

Il rendiconto finanziario consuntivo 2013 illustra alcune voci patrimoniali attive e passive relative all’anno 2013 e al 31 dicembre 2012, evidenziando i movimenti verificatisi nel 2013 riferiti ai due anni, mostrando così i residui delle voci patrimoniali al 31 dicembre 2013. Con riferimento all’anno 2012, alla voce “oneri per il personale” risulta, al 31 dicembre 2012 un “residuo” di 32.745.809,00 €, un “pagato” di 7.778.009,64 € e un “rimasto da pagare” per 10.660.759,58 €, con una differenza aritmetica di 14.307.039 €, che non appare in evidenza nel patrimoniale al 31 dicembre 2013. Analogamente, alla voce “interventi a favore degli studenti” risulta, al 31 dicembre 2012, un “residuo” di 10.410.378,00 €, un “pagato” di 576.118,20 € e un “rimasto da pagare” di zero, con una differenza aritmetica di 9.834.259,80 €, che non appare in evidenza nel patrimoniale al 31 dicembre 2013.

Per adeguarsi ai nuovi “principî contabili”, i due valori, che non appaiono in evidenza nel patrimoniale al 31 dicembre 2013, sembra siano stati riclassificati, sempre nel patrimoniale al 31 dicembre 2013, nei “ratei e risconti passivi” per 18.421.376,97 € e nel “fondo rischi e oneri” per 5.803.181,47 €. I ratei e risconti passivi si riferiscono a progetti e ricerche in corso, mentre il “fondo rischi e oneri” è riferito a copertura di future sopravvenienze passive o per coprire costi che alla data di chiusura dell’esercizio non hanno dato origine a obbligazioni giuridicamente perfezionate. A questo punto, è necessario che l’amministrazione universitaria metta a disposizione degli organi di governo e di controllo e ai soggetti interessati il dettaglio dei ratei e risconti passivi, possibilmente prima del 28 maggio, giorno di un’altra udienza del processo sul dissesto dell’ateneo senese. Come ci ricorda il Decreto interministeriale 19/2014, «un documento contabile per poter essere chiaro deve, innanzitutto, essere veritiero.»

Articolo pubblicato anche da:

il Cittadino Online (21 maggio 2015) con lo stesso titolo e con il sottotitolo seguente: Grasso: “È necessario che l’amministrazione universitaria metta a disposizione degli organi di controllo il dettaglio dei ratei e risconti passivi”.

Bastardo Senza Gloria (23 maggio 2015) con il titolo: Il Prof. Grasso ci svela altri dettagli sui conti dell’Università. Ma la Politica non ha da dire niente?

–  News Locker (21 maggio 2015); Liquida (23 maggio 2015); Geos News (21 maggio 2015);

I conti nell’università di Siena: dalle discese ardite alle risalite

Riccaboniridens1Il Decreto n. 19 del 14 gennaio 2014 individua i “principî contabili” e contiene in dettaglio gli “schemi di bilancio in contabilità economico-patrimoniale” al quale le università si devono attenere. In tal modo, l’università di Siena, sempre in affanno a fare i conti, dovrebbe essere facilitata a predisporre il rendiconto finanziario consuntivo. Vediamolo in concreto.

Cominciamo con il Bilancio unico dell’esercizio 2013 (approvato il 29 ottobre 2014, con sei mesi di ritardo, e pubblicato, dopo un sollecito del sindacato Usb, sull’home page dell’Ateneo il 9 gennaio 2015) che è, sostanzialmente, formato da poche voci, e le più importanti sono: contributi Miur e altre amministrazioni centrali (121 milioni di euro), partite di giro ed entrate per conto terzi (75 milioni di euro), entrate contributive (26,7 milioni di euro), altri enti pubblici e UE (30,5 milioni di euro). Le partite di giro, che, per gettito, a Siena costituiscono la seconda voce di bilancio, devono rappresentare un’entrata e un’uscita “senza rilevanza economica o patrimoniale” e vanno inserite tra le voci degli accertamenti incassati e degli impegni pagati. Sennonché, nel rendiconto finanziario consuntivo 2013, le partite di giro e le entrate per conto terzi sono state inserite (e sommate) tra tutte le poste che costituiscono la previsione definitiva delle entrate 2013. Analogamente, la stessa voce (per un importo pari a 64,7 milioni di euro) è stata inserita tra le poste che costituiscono la previsione definitiva delle uscite 2013. Tale allocazione ha portato a un avanzo di competenza di 6,91 milioni d’euro, mentre un suo diverso inserimento (si veda il rendiconto finanziario consuntivo 2014), “senza rilevanza economica o patrimoniale”, porterebbe a un disavanzo di competenza di 3,5 milioni di euro.

È necessario, quindi, che il rettore, l’ex direttrice amministrativa, il collegio dei revisori dei conti, il consiglio di amministrazione, il senato accademico e il direttore generale forniscano immediate spiegazioni sulla questione, nell’interesse della comunità accademica e della pubblica opinione. Tanto più se si considera che è in corso il processo sul dissesto dell’ateneo senese e che la sola «nuova impostazione grafica del bilancio» non può considerarsi «una soluzione innovativa nelle relazioni con i portatori di interesse».

Articolo pubblicato anche da:

il Cittadino Online (14 maggio 2015) con il titolo: Grasso: “I conti nell’università di Siena: dalle discese ardite alle risalite”. Alcuni punti da chiarire prima di cantare vittoria.

Bastardo Senza Gloria (15 maggio 2015) con il titolo: Il professor Giovanni Grasso fa il punto della situazione riguardo i conti dell’università di Siena.

– Liquida (14 maggio 2015); Geos News (14 maggio 2015);

Straccia e ignuda, «l’Università di Siena volàno di traino e di crescita per la città e il territorio»!

FantUnisi

Angelo Riccaboni. Finalmente la fase di risanamento finanziario è finita, ora potremo continuare a lavorare con ancora maggiore serenità allo sviluppo la continuità del risultato positivo indica che il nostro Ateneo possiede le condizioni strutturali che consentono un equilibrio fra i ricavi e i costi di competenza. (…) Continuando sulla strada intrapresa, ora possiamo guardare al futuro con fiducia puntando allo sviluppo e all’innovazione, che dovranno tradursi nel mantenimento dell’alta qualità della didattica e dei servizi, e in una sempre maggiore apertura al mondo in chiave internazionale, facendo dell’Università di Siena un volano di traino e di crescita per la città e il territorio.

USB P.I. università di Siena. Non si può demagogicamente dire (…) i soldi per le progressioni economiche orizzontali (PEO) li trova l’Amministrazione, sappiamo in che condizioni versiamo o no? Il Rettore può dire ciò che vuole sull’utile di bilancio, ma la verità è che siamo messi come tensione di liquidità peggio di prima, e niente affatto risanati, abbiamo un disavanzo pregresso da recuperare. Dove li trova l’Amministrazione i soldi?

Rabbi Jaqov Jizchaq. «L’Ateneo chiude il bilancio in utile e assume settantasei professori. È già stato licenziato un bando per trenta associati. A breve ne partirà un secondo per altri trentacinque. A questi nuovi ingressi vanno aggiunti altre undici persone nell’area medica ecc.» (La Nazione 25 aprile 2015). «Nuovi ingressi»? Scusate, sono stato in viaggio e forse ho perso qualche puntata: a me risultava che si trattasse di avanzamenti di carriera di gente già in forze presso l’ateneo senese, non di nuovi professori. È così?

Giovanni Grasso. Certo che è così! Il budget per nuove assunzioni non c’è. Per la verità non c’è neppure per le progressioni di carriera! Altro che bilancio in attivo!

Rabbi Jaqov Jizchaq. Questo la dice lunga sullo stato della libertà d’espressione e di pensiero in questa città: festeggiamo il 25 Aprile, ma “veline” edulcorate di tono adulatorio e del tutto acritiche come quelle che si leggono sugli organi di stampa locale, nemmeno al tempo del fascio! Al “barre” l’uomo della strada sorseggia il suo caffè e mormora: «ma che rompono i hoglioni questi qui, se tutto va per il meglio?». Silenzio di tomba da parte dell’intellighenzia… tutto va bene signora la marchesa.

È un giornalista o un giornalaio chi scrive dell’Ateneo senese usando solo le veline del rettore?

Altan-merdaventilatore

Il supplemento del Sole 24 Ore (1 aprile 2015) pubblica un lungo articolo sugli atenei toscani a firma di un freelance che in rete si presenta con il seguente profilo: «Giornalista fin dal primo giorno di vita. Amante delle novità, cerco tutto ciò che ha un senso nella nostra vita. E lo scrivo. Mi lamento per tutto (tranne che per la Fiorentina)! L’anti-genio per eccellenza. Presunto giornalista o, più semplicemente, giornalaio… Ma sempre e comunque IDOLO!!!».

Peccato che, per descrivere la “nuova vita economica” dell’ateneo senese, abbia “cercato” pochissimo, niente, altrimenti avrebbe evitato tutti gli strafalcioni presenti nel suo articolo. Infatti, gli studenti (la fonte è il SIGRU, sistema informativo gestione delle risorse umane dell’Università di Siena) sono 14.793 e non 16.099; pertanto, il calo degli iscritti nell’anno corrente non è del 4% ma supera il 9%; la vendita dell’Ospedale “Le Scotte” non può essere attribuita, implicitamente, all’attuale rettore; il prepensionamento dei docenti non è opera di Riccaboni; con la “coesione interna” non si «rialza» certo l’ateneo senese, al massimo si fanno delle buone polpette, se il macinato è di buona qualità; s’è proceduto in modo oscuro all’esternalizzazione della Certosa di Pontignano, mantenendo gli oneri più pesanti per l’ateneo; la crisi, cominciata nel 2000, è scoppiata nel 2008 e non è certo «partita anche per la riduzione del fondo di finanziamento ordinario (Ffo)», il cui calo è successivo; infine, il giornalista “anti-genio per eccellenza”, invece di riportare acriticamente i risultati trionfalistici forniti dal rettore per gli esercizi 2013 e 2014, consulti i bilanci (in fondo, scrive per un giornale economico!): sarò lieto di discutere con lui se gli eventuali “attivi” siano reali o l’effetto di un sapiente maquillage. Sempre che, come scrive il giornalista freelance, «tutto ciò abbia un senso nella nostra vita».

La nuova vita (economica) degli atenei toscani (Sole 24 Ore, 1 aprile 2015, supplemento)

Niccolò Gramigni. Due su tre hanno rischiato il tracollo finanziario. Poi però – nel giro di pochi anni – sono riusciti a riportare i conti in ordine. Gli Atenei di Siena, Firenze e Pisa hanno vissuto un periodo complicato: debiti su debiti (soprattutto per Siena e Firenze), molte scelte sbagliate e un declino che sembrava inesorabile. Dopo la tempesta – anche giudiziaria, per i conti in disordine le spese fuori controllo e perfino la procedura relativa all’elezione del rettore nel 2011 – Siena è riuscita a svoltare: da un debito di oltre 200 milioni di euro, grazie a una politica rigida imposta dal nuovo corso l’Ateneo ha dimezzato l’esposizione finanziaria, che oggi ammonta a poco più di 100 milioni, di cui 71 sotto forma di mutui bancari (spalmati fino al 2026), con circa 9 milioni di avanzo nei conti 2013 e un risultato che dovrebbe essere positivo anche per il 2014. Il risanamento ha portato a diversi sacrifici, tra cui la vendita dell’Ospedale “Le Scotte” alla Regione Toscana. (…) La svolta degli Atenei toscani è, dunque, arrivata. Ecco come.

L’Università di Siena è tornata a programmare e a pensare agli studenti: oggi sono 16.099 gli iscritti, mentre i docenti sono 750 (comprendendo ordinari, associati e ricercatori), per un totale di 62 corsi di laurea. Lo standard qualitativo è alto, tanto che l’Ateneo ha guadagnato il primo posto nella classifica per premialità, a livello nazionale. «Il momento più difficile – spiega a Toscana 24 il rettore Angelo Riccaboni – è relativo al biennio 2010-11, nel momento in cui sono stato eletto. Mi aspettavo una situazione difficile, ma non così critica. Ho dovuto agire di conseguenza. Abbiamo ridotto le società esterne, così come le consulenze e i contratti esterni. Segnalo poi la diminuzione degli affitti e dei materiali di consumo. Abbiamo esternalizzato la Certosa di Pontignano: l’Università non è un ente che gestisce alberghi, per cui quelle 30 persone che erano impegnate in quel luogo sono state utilizzate per altre attività all’interno dell’Università. Inoltre abbiamo aiutato la mobilità volontaria del personale tecnico-amministrativo». 
Un lavoro complesso che ha portato anche all’aumento del carico didattico dei docenti (e al prepensionamento di parte del personale) ma il peggio è passato. “Coesione interna” ripete più volte Riccaboni, nel descrivere il motivo per cui Siena è riuscita a rialzarsi. L’Ateneo ha mantenuto livelli qualitativi alti: «Gli studenti di Siena hanno una certa genialità» commenta con soddisfazione Riccaboni. Nonostante una flessione del 4% del numero di iscritti rispetto allo scorso anno e la razionalizzazione dei corsi di studio, Siena viene scelta per la qualità e l’impatto dei prodotti scientifici realizzati. E adesso? Il bilancio 2014 sarà in equilibrio (nonostante la previsione annuale di -19 milioni per il 2014 e -15 per il 2015, previsioni decisamente prudenti), anche grazie al Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) dello Stato e all’aumento di 4,4 milioni rispetto al 2013: un primo segnale positivo, dopo anni di flessione.
Negli anni 2009-2013 Siena ha perso infatti 15 milioni nel finanziamento statale annuo: «La crisi è partita anche per questo motivo, alcune scelte erano basate su finanziamenti che sarebbero dovuti arrivare e che poi invece nessuno ha visto» spiega Riccaboni. Che rilancia, nel nome di Siena: «Vogliamo mantenere questo equilibrio, puntare sui giovani, valorizzare i profili di chi lavora all’interno dell’Ateneo».

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (2 aprile 2015) con il titolo: Grasso scrive al giornalista che parla dell’università di Siena (Il noto professore e blogger ribatte a quanto scritto sul supplemento de Il Sole 24 Ore).

– Bastardo Senza Gloria (7 aprile 2015) con il titolo: Pubblichiamo un intervento del professor Giovanni Grasso sullo stato della comunicazione riguardo l’Università di Siena.

Università di Siena, Dipint e AOUS: ma chi staccherà la corrente alla giostra della vergogna?

Riccaboni - Fabbro - Frati - Tomasi - Centini

Riccaboni – Fabbro – Frati – Tomasi – Centini

«Non siamo innamorati del DIPINT» ma del dirigente sì, parola di Rettore

USB P.I. Università di Siena. Forse molti non sanno che a ottobre 2014 è stato bandito un posto da dirigente per il DIPINT, il dipartimento interistituzionale integrato finanziato con 8 milioni l’anno dalla Regione Toscana. Come potete leggere dall’avviso si cerca un dirigente a tempo determinato con contratto triennale per dirigere il DIPINT per il costo annuale di circa € 95.000. Nulla si evince dal bando sulla copertura finanziaria per tale contratto. Ci risulta che quando si bandisce un contratto da ricercatore per tre anni la copertura per competenza vada garantita per i tre anni di contratto al momento della stipula. Vi sono due possibilità o i soldi per la copertura vengono dal bilancio d’Ateneo, oppure dai fondi stanziati per il DIPINT dalla Regione. Visto che il bilancio, a nostro avviso, non permette di dare copertura per un contratto a tempo determinato di questo tipo, che dovrebbe peraltro rientrare in una programmazione del fabbisogno di personale, immaginiamo la copertura venga dai fondi della Regione. Sorge spontanea quindi una domanda: ma se il DIPINT è finanziato su base annuale dalla Regione Toscana, e solo ora è stato dato un acconto di 4 milioni per l’anno 2014 dalla Regione, come garantiamo la copertura per il triennio 2015-2017?

Se poi, teniamo conto di quanto il Rettore venerdì 13 marzo 2015 ha dichiarato in seduta di contrattazione, cioè che la Regione per ora non avrebbe garantito il finanziamento del DIPINT per l’anno 2015, davvero ci dobbiamo porre la domanda sul perché un bando emesso ad ottobre 2014 sia stato ritirato fuori in tutta fretta ora a distanza di mesi. Nella stessa seduta di contrattazione il Rettore ha dichiarato: «non siamo innamorati del DIPINT»… ma del dirigente, pare di sì, se attiviamo un concorso senza copertura più che certa.

Ci sarebbe poi da chiedersi cosa vada a dirigere questo dirigente se il DIPINT è un contenitore vuoto che dopo anni non ha prodotto una sola relazione sulla sua attività, ed è servito solo ad incamerare liquidità, per noi vitale si intenda, ma sempre soldi pubblici della Regione, cioè di noi cittadini, che vengono dati in cambio di cosa? Assumiamo con i soldi della Regione, sotto mentite spoglie, un dirigente alla ricerca per l’Ateneo?

Il 19 febbraio 2015 il Pro-Rettore Frati ha firmato la nomina della commissione e in questi giorni si sono svolti i colloqui di selezione. Da notare poi ancora un aspetto che lascia basiti. Il bando viene emanato a firma del Direttore Amministrativo Dott.ssa Ines Fabbro ad ottobre 2014. La commissione nominata a febbraio 2015 risulta composta dal DG dell’Ateneo, dal DA dell’Azienda ospedaliera, una collega PTA universitaria, e per garantire la correttezza della selezione un dirigente esterno, ma udite, udite, chi è il dirigente esterno? La dott.ssa Ines Fabbro!

Siamo alla giostra della vergogna e noi vi guardiamo girare, girare, girare; ma prima o poi la corrente la staccano…

 

Università di Siena: alla ricerca del senso del ridicolo perduto

DatiUnisi2015

Grande soddisfazione del rettore dell’Università di Siena per le 213 matricole del 2014/2015 – crollate a 86 l’anno prima – nei corsi di laurea aretini in Lingue per la comunicazione interculturale e d’impresa e in Scienze dell’educazione e della formazione. Ovviamente, com’è suo stile, il “magnifico”, così loquace nel commentare segnali poco significativi, non dice nulla sul dimezzamento delle immatricolazioni in dieci anni e sulle reali condizioni dell’Ateneo.

Il numero dei docenti è sceso a 755 unità (costo: circa 65 milioni di euro), mentre quello del personale tecnico-amministrativo e dei collaboratori ed esperti linguistici (Cel) è pari a 1.068 unità (costo: circa 39 milioni di euro). Al 31 dicembre 2014, mancano all’appello 50 docenti, rispetto all’evoluzione fornitaci dal rettore che, alla stessa data, ne prevedeva 805: e certamente non saranno state tutte morti premature. Silenzio sul rapporto docenti/tecnici-amministrativi che, oggi, risulta pari a 0,72.

Con Riccaboni il numero degli studenti è crollato da 18.088 dell’A.A. 2011/2012 a 14.524 dell’anno corrente. La decisione di mantenere per l’università di Siena, unica sede in Italia, l’accesso libero a Farmacia, Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (CTF), Biologia – in assenza dei requisiti minimi di legge (numero di docenti, risorse strumentali e logistiche) – ha portato alla distruzione di tali corsi di laurea, fiore all’occhiello del nostro ateneo. Gli studenti hanno pagato profumatamente le tasse per un servizio che l’Ateneo non poteva assicurare. E così, tutta l’operazione è servita per far cassa e per titoli reboanti sulla stampa locale, nell’ottobre 2011: «Mille studenti in più, ricaduta economica per tutta la città»; «Immatricolazioni alle stelle; clamorosa impennata»; «Vola il mercato degli affitti».

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (23 gennaio 2015) con lo stesso titolo.
Bastardo Senza Gloria (24 gennaio 2015) con il titolo Lo stato delle cose: riceviamo e pubblichiamo per i nostri lettori l’analisi di Giovanni Grasso.

Le alchimie dei numeri: con la contabilità economico-patrimoniale l’Ateneo senese è addirittura in attivo

Toto-piacere

«… non è il momento di cedere alle pressioni sindacali…» (M. T.)

RSU d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl, Uil PA-UR, Usb P.I. – Sono settimane d’intenso lavoro, confronto e attesa. Ieri è stato approvato il bilancio consuntivo 2013, con solo sei mesi di ritardo, ma c’erano dei problemi per la chiusura definitiva del bilancio 2012, ci torneremo con comunicato apposito. Comunque è molto interessante leggere come, con la contabilità economico patrimoniale, siamo addirittura in attivo, le alchimie dei numeri sono una scienza quasi esoterica.

Il magnifico nella sua lunga comunicazione ci ha “incuriosito” con una frase: «Il risanamento della gestione annuale è stato perseguito senza incidere sui livelli occupazionali, nonostante le sollecitazioni ricevute in tale direzione». Sarà, mica, il caso di dare spiegazioni ufficiali in proposito? Non crediamo sia l’edicolante a suggerire di toccare i livelli occupazionali, chiediamo una risposta chiara e precisa.

Sono settimane di attesa per avere il pagamento definitivo delle voci previste dal Contratto integrativo 2011 e quelle non soggette a valutazione del Contratto integrativo 2013, ultrattivo nel 2014 e le voci del Contratto integrativo degli EP. Col mese di ottobre abbiamo visto non è stato pagato niente, ora si attende novembre e non attenderemo oltre dopo novembre… ogni attesa ha un termine e il 25 novembre è quello fissato, non arbitrariamente, ma nei contratti firmati tra le parti.

Nel 2010 c’era chi suggeriva al magnifico di non cedere alle pressioni sindacali, ma qui non si tratta di pressioni sindacali, che ultimamente il magnifico ha definito pressioni di tipo “mafioso”, no, qui si tratta di onorare i contratti firmati in data 22 settembre 2014, a seguito di delibere del CdA. Se chiedere questo è fare pressioni, a nostro avviso, non si comprende bene la lingua italiana.

Non si comprendono nemmeno le conseguenze, intese come responsabilità personale, di una mancata corresponsione delle spettanze previste dai contratti. Qui si deve ricordare al CdA, ai suoi componenti, che nella prossima seduta richiami il magnifico al rispetto delle sue deliberazioni e al rispetto dell’organo di governo di questo Ateneo.

Altra scadenza interessante è stata quella della nomina del nuovo Direttore Generale. Tutto in regola, nulla da eccepire, ma forse, scriviamo forse, poteva essere il caso di prevedere un passaggio informativo con una presentazione anche al tavolo sindacale e ci permettiamo di aggiungere il Consiglio studentesco, no? Poi c’è da dire che, finalmente, ce l’abbiamo fatta a nominare il Direttore Generale, sono esattamente due anni e otto mesi che si doveva fare in base al nuovo Statuto che risale al febbraio 2012! Come si possa giustificare questo ritardo non si sa, e forse nessuno ne chiederà conto al magnifico. Certo è che il ritardo ha obbligato l’Ateneo a scrivere documenti incomprensibili come il Regolamento di Amministrazione Finanza e Contabilità che recita Direttore Amministrativo/Generale in tutto il testo, e questo perché non si è proceduto per tempo alla nomina. Ora, finalmente si potrà vedere se riusciamo ad applicare lo Statuto. Suggeriamo al magnifico di fare l’ultimo passo per dare piena applicazione al testo statutario: nomini il CUG! Lo abbiamo chiesto mesi fa ma niente, silenzio… Non vogliamo entrare nel merito della scelta, di norma non giudichiamo l’operato di una persona prima, ma dopo. Ci auguriamo solo che con gli anni Marco Tomasi abbia capito meglio come si affrontano le relazioni sindacali, e la delicatezza di certe affermazioni rese in passato sui sindacati a Siena.

La nomina è stata oggetto di molte chiacchiere, nelle passate settimane, arriva Tizio, no Caio. Poi alla notizia del nome presentato in Senato lunedì scorso, la tensione si è sciolta ed è stato tutto un susseguirsi di Marco lo conosco, sono suo amico, ci vado a cena, sono vicino di ombrellone, ecc. Queste affermazioni vengono da diversi docenti. La natura umana è curiosa perché mai si dovrebbe sentire la necessità subito di farsi vedere vicino a colui che rappresenta la novità? Succede ogni volta che arriva un nuovo Direttore Amministrativo/Generale e, se permettete, fa sorridere, denota forte insicurezza. Ognuno vive come vuole, noi invece abbiamo una sola certezza, vogliamo ciò che ci spetta e poi se siamo in attivo per la prima volta da sette anni sarà arrivato il momento, no?