Università di Siena: se non ora, quando si prevede di arrestarli?

Sbarre-Unisi

Ormai è chiaro che, nell’esclusivo interesse dell’Università di Siena, la richiesta d’interdizione dalla carica e dall’attività dei vertici dell’ateneo senese sia una misura cautelare non solo fondata ma insufficiente, considerando la reiterazione di abusi, l’inquinamento probatorio in atto, la dissipazione delle scarse risorse per attività non istituzionali, il malaffare diffuso, l’illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati. Gli ingredienti, con i quali due sedicenti “tecnici” – incapaci di gestire l’ordinaria amministrazione (figurarsi l’emergenza!), – stanno affossando definitivamente il nostro martoriato ateneo, sono sotto gli occhi di tutti: impreparazione e insipienza, assenza totale di trasparenza, azioni truffaldine relative all’utenza sostenibile e alla riorganizzazione degli uffici amministrativi, organi di governo esautorati delle loro prerogative, opera di sciacallaggio. E tutto questo accade con un rettore privo della piena legittimità a esercitare le sue funzioni (perché irregolarmente eletto) e con un corpo docente muto e latitante.

Si prenda, per esempio, la retribuzione del Direttore amministrativo che all’ateneo costa 237.592,06 € l’anno. A suo tempo (novembre 2010), con un appello pubblicato da Il senso della misura, il Cittadino online e La Nazione, chiesi al rettore di predisporre un contratto che tutelasse l’ateneo senese, stante la difficile opera di risanamento. Ebbene, il magnifico rispose sottraendo la materia al CdA che, pertanto, non poté fissare gli obiettivi dell’azione amministrativa. Il risultato fu un contratto maggiorato di 30.000 € di retribuzione lorda non dovuta e di circa 30.000 € di retribuzione di risultato non spettante al dirigente. E tutto ciò in evidente violazione del disposto del Decreto interministeriale sul trattamento economico dei direttori amministrativi che fissava criteri e parametri per l’individuazione della relativa fascia retributiva. E così, ancora una volta, l’Università di Siena è detentrice di un altro primato: la retribuzione più alta di un suo dirigente, nonostante i valori più bassi dei parametri di riferimento (fondo di finanziamento ordinario, numero di studenti e di dipendenti), come si può desumere da un confronto con atenei di dimensioni maggiori. Particolare non trascurabile: il direttore amministrativo percepisce anche un assegno pensionistico annuo superiore a 160.000 euro.

Tabella comparativa

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (7 dicembre 2012) con il titolo: «Università: ancora nessuna interdizione per i vertici».

I vertici dell’Ateneo senese rigorosi con gli altri, mai con sé stessi

Ines-FabbroLega Nord Toscana. La Lega Nord di Siena esprime la massima preoccupazione per la drammatica situazione che stanno, oggi, vivendo i dipendenti della Cooperativa “Solidarietà”, che lavorano presso l’Università degli Studi di Siena. Infatti, il Direttore Amministrativo dell’Ateneo, Ines Fabbro, ha proposto di prorogare la convenzione, ridotta del 50%, per 6 mesi alla cooperativa “Solidarietà” e affidarla, in seguito, a Manutencoop, società aggiudicataria del contratto. La proposta della Fabbro, stando a quanto ci risulta, riguarderebbe una proroga non alla tariffa attuale, quanto, piuttosto, a quella alla quale la Manutencoop si è aggiudicata la gara, a una cifra di per sé insostenibile, che non permette neppure la copertura dei costi vivi del personale attualmente in forza.

Tale ipotesi rischia seriamente di costringere la Cooperativa “Solidarietà” ad abbandonare l’appalto, per non subire una perdita elevatissima. È questo quel che vuole il Direttore Amministrativo? È così che un’Istituzione difende i posti di lavoro nel senese?

Che dire, poi, dei lavoratori diversamente abili, che pare, nel caso di proroga della convenzione, la Fabbro non vorrebbe nell’organico «perché l’Università può ottemperare allo scopo sociale assumendo direttamente soggetti svantaggiati»? È così che la Fabbro intende tutelare la situazione di questi lavoratori, che vedrebbero interrotto quel percorso di reinserimento sociale che dura da 15 anni, con gravissime ripercussioni per la loro vita sociale, ma anche per la Comunità, visto che i Servizi Sociali se li ritroverebbero nuovamente in carico?

È fondata la richiesta d’interdizione dal ruolo e dall’attività dei vertici dell’ateneo senese?

Di recente, alcuni mezzi d’informazione locali hanno riportato la notizia di un esposto, alla Procura della Repubblica di Siena, riguardo alla retribuzione del Direttore amministrativo. Con la denuncia si chiedeva anche l’interdizione di Angelo Riccaboni e di Ines Fabbro, rispettivamente, dalla carica e dal ruolo di rettore e dall’attività e dal ruolo di Direttore amministrativo. La richiesta della misura cautelare era motivata dal pericolo di reiterazione del presunto reato e inquinamento probatorio. Per i vertici dell’ateneo senese, queste, sono accuse gravi e richieste pesanti, che i diretti interessati hanno eluso. Ebbene, rientra nella reiterazione di un abuso il provvedimento che si sottopone all’approvazione del CdA, nella riunione odierna? Nonostante il poco invidiabile primato di un Ateneo con il più alto indice d’indebitamento, l’amministrazione universitaria senese ha deciso di «utilizzare in assegnazione temporanea», presso la Divisione Ragioneria, 1 unità di personale dell’USL 7 di Siena per «una necessaria maggiore presenza di esperti di contabilità economico-patrimoniale». Il costo totale del comando ammonta a trentamila euro l’anno per un massimo di tre anni, non considerando l’ineludibile trattamento accessorio e altre indennità. Evidentemente, le attuali 46 unità di personale della Divisione Ragioneria non sono sufficienti – o non possiedono le competenze? – per assicurare la «riorganizzazione delle attività amministrative e contabili dei nuovi dipartimenti», oltre che per attuare le «nuove disposizioni normative in materia di bilancio delle università». L’illegittimità del provvedimento e l’inesistenza della dichiarazione di conformità alla normativa, che esclude il ricorso a tale procedura, dovrebbero convincere i consiglieri di amministrazione (per giunta a fine mandato) a non approvare tale delibera.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (23 novembre 2012) con il titolo «Ateneo: un nuovo contratto nella direzione ragioneria. È utile?»

Ateneo senese: la trasparenza invisibile

Il Prof. Angelo Riccaboni non può continuare a esporre al ridicolo, con risposte manifestamente illogiche e menzognere, sé stesso e l’istituzione che dovrebbe rappresentare. Come può definire della “massima trasparenza” la vendita del Palazzo Bandini Piccolomini, se ai cittadini è precluso addirittura l‘accesso alla documentazione tecnica? Lo ripeto per l’ennesima volta, il principio della trasparenza (L. 241/1990) ha assunto una diversa e più ampia configurazione, al punto che è definita nei termini di “accessibilità totale per tutti i cittadini” all’intero patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni (art. 11, D.lgs. 150/2009), allo scopo di favorire forme diffuse di controllo e trasformandosi, di fatto, in un mezzo fondamentale di prevenzione della corruzione, rendendo possibile una forma di rendicontazione sistematica ed evidente nei confronti dei portatori d’interesse, cioè dei cittadini. Alla cultura della trasparenza si è uniformato l’intero sistema universitario italiano, con l’eccezione dell’ateneo senese. Per restare nello specifico della vendita dell’immobile, perché la documentazione tecnica (mappe, foto, schede ed elaborati planimetrici) non è accessibile a tutti? Perché si è dichiarato che tutte le informazioni sono riservate e confidenziali, mettendo, così, la mordacchia a chi intende formulare una proposta d’acquisto? Ci sarà pure un consigliere del CdA disposto a violare queste illegittime disposizioni e a rendere pubblico tutto il materiale, ammesso che riesca a ottenerlo!?

Queste osservazioni e interrogativi non sono solo legittimi ma, nel caso di specie, doverosi, se si considerano i precedenti. Ne ricordo alcuni: il tentativo proceduralmente scorretto di far approvare dal CdA il progetto di costituzione di un Fondo immobiliare; il sospetto di una speculazione finanziaria ai danni dell’Università di Siena; le intercettazioni telefoniche che documentano il coinvolgimento di un docente del nostro ateneo e le agevolazioni a lui concesse, dal Rettore e dal Direttore amministrativo, tipo la giustificazione alle assenze (passate e future) a lezione e al ricevimento degli studenti.

Per concludere, il solito interrogativo, già posto in passato: l’Ateneo senese può continuare ad avere una guida priva di legittimazione, credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni?

Articolo pubblicato anche daIl Cittadino online (30 agosto 2012) con il titolo: Grasso replica al rettore: “ma quale trasparenza”.

Università di Siena: un modello organizzativo da ridere fa piangere alcuni amministrativi

Rsu d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl-Intesa, Uil-Rua, Usb PI. Chiarissimo Rettore e gentile Direttrice, molti colleghi, che lavorano attualmente nei Dipartimenti o nelle strutture periferiche, ci chiamano preoccupati per quanto sta accadendo in questi giorni, nei quali si susseguono colloqui con la Direzione Amministrativa e le persone deputate all’assegnazione del personale alle strutture periferiche, secondo i criteri della nuova organizzazione dipartimentale. Le preoccupazioni vengono soprattutto dal fatto che è disattesa la parola data anche in sede di informativa sindacale, nella quale ci avete comunicato che il personale avrebbe continuato a lavorare nei nuovi Dipartimenti, mantenendo comunque indicativamente ciascuno la propria attività e la propria sede di servizio; così come ci avevate detto che non sarebbe esistito alcun problema relativamente all’assegnazione dei segretari di dipartimento, a seguito della riduzione dei Dipartimenti stessi, in quanto molti di loro avevano già manifestato la propria volontà di essere adibiti ad altre mansioni. Sembra invece che si stia attuando un piano ben diverso, che prevede spostamenti di segretari amministrativi, che ne declassa alcuni al ruolo di “vice segretario” (figura che sembra uscita all’improvviso, con chissà quale ruolo reale), che tiene in considerazione spostamenti d’intere segreterie amministrative che seguono un segretario e che vanno a ricoprire ruoli fino ad ora ricoperti da altre persone… un po’ come se la valutazione delle capacità operative di queste persone fossero compito del segretario amministrativo, che decide chi portarsi dietro nella nuova struttura.

Al personale delle c.d. “periferie” è stato fatto un test per la rilevazione delle attività svolte (nonostante molte informazioni fossero rilevabili da altri database), che doveva servire a valutare le competenze del personale e indirizzarlo nei posti di lavoro più appropriati. Sembra proprio che tutto ciò non sia servito a nulla, poiché l’amministrazione sta attribuendo incarichi e determinando trasferimenti, anche in sedi diverse, senza curarsi delle volontà del personale e adottando un criterio soggettivo per le proprie scelte, con riferimento sia agli incarichi di segretario amministrativo che all’assegnazione a sedi diverse. Una domanda, dunque, sorge spontanea: a cosa sono serviti i test? Chi li ha valutati? Quali i criteri oggettivi che hanno portato a scegliere i futuri segretari di dipartimento e a distribuire il restante personale nelle filiere? In questa fase delicata tutto si deve ispirare a trasparenza e a criteri equi e definiti. Invece tutto sembra essere frutto di trattative singole fatte con i vertici dell’Amministrazione. L’amministrazione deve subito convocare le OO.SS. per spiegare e illustrare criteri e parametri utilizzati per individuare queste nuove figure e deve interrompere subito questo assurdo e iniquo metodo di scelta (mosso da criteri piuttosto “personali”) che sta determinando un ulteriore disagio a tutto il personale interessato.

I sindacati insistono sulla mozione di sfiducia nei confronti del Direttore amministrativo dell’Ateneo senese

Rsu d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl-Intesa, Uil-Rua, Usb PI. Nell’ordine del giorno del CdA di lunedì 25 giugno non è stata inserita la mozione di sfiducia nei confronti della Direttrice Amministrativa richiesta dai rappresentanti del personale tecnico e amministrativo in CdA su mandato dell’assemblea, della Rsu d’Ateneo e delle OO.SS. Pretendiamo che sia immediatamente inserita all’ordine del giorno.

In merito al trattamento economico accessorio (TEA) tutto ciò che abbiamo sempre rivendicato nei passati 18 mesi a seguito della nota del MEF è stato confermato: obbligatorietà del pagamento del salario accessorio; obbligatorietà della certificazione dei fondi da parte del Collegio dei Revisori dei Conti; obbligatorietà della riapertura della contrattazione integrativa a prescindere dallo squilibrio finanziario, detto buco. Ad oggi, però, tutto questo non ha prodotto alcun risultato. Assistiamo ancora al balletto del cifre sulla determinazione dei fondi dal 2000 al 2009. I conteggi sono stati rifatti almeno 9 volte ottenendo sempre un risultato differente. Questa incapacità ci obbliga a rifiutare qualsiasi risultato che ci verrà infine presentato e di rifare i conteggi con consulenti di parte.
Per tutto quanto sopra scritto non possiamo fare altro che insistere nel dichiarare la nostra totale sfiducia nei confronti dell’operato della Direttrice Amministrativa. Ci aspettiamo dal Rettore e dalla Direttrice Amministrativa come unico segnale di apertura e conciliazione il pagamento per intero del TEA per l’anno 2011. Come potete pretendere che prestazioni lavorative già rese nell’anno passato non siano retribuite per intero? Chiedete a tutto il personale di affrontare un disagio e un sacrificio grandissimo con la nuova, confusa e complessa, riorganizzazione retribuendoci come? Il recupero che per ora è stato richiesto dal MEF entra in pieno conflitto con l’autonomia universitaria. È curioso come l’autonomia venga rivendicata per tutelare la proroga illegittima dei rettori di molti Atenei italiani contro il MIUR e non venga minimamente ricordata per le richieste legittime del personale tecnico e amministrativo di questo Ateneo che non chiede nulla di più di quello che gli spetta. Sacrificare, oggi, l’autonomia universitaria per il personale tecnico e amministrativo può sembrare poca cosa, ma segna un brutto precedente che ricadrà anche su chi si sente tanto tutelato nella sua funzione.

Nuovo danno erariale e richiesta al ministro di commissariamento dell’università di Siena

Un’altra interrogazione (l’ottava) del senatore Pietro Paolo Amato del Pdl presentata al ministro dell’università.

Pietro Paolo Amato. Nel corso della puntata del 6 maggio 2012 della trasmissione di Rai 3 “Report”, sono state denunciate circostanze relative alla gestione economica dell’Università di Siena che destano allarme;

in particolare, – secondo il prof. Grasso, docente di anatomia dell’ateneo senese, interpellato da  ‘Report’ –  nel corso degli ultimi anni si sarebbe perpetrato un consolidato regime di irregolarità nella redazione dei bilanci, coniugato ad un uso privato di mezzi e strutture pubbliche. Comportamenti che hanno condotto a situazioni di palese diseconomicità  in seno all’Università, quali – come indicato dal professor Grasso – la coesistenza di ben due facoltà di Lettere, o il mantenimento di altre, cosiddette ‘senza studenti’, laddove al corso di laurea triennale in  Chimica risultano iscritti solamente 8 studenti;

nel mese di aprile 2012, il Collegio dei revisori dei conti dell’Università degli Studi di Siena, analogamente a quanto fatto sia in occasione della variazione di bilancio 2010 che del bilancio preventivo 2011, ha espresso parere non favorevole anche sull’atto di bilancio consuntivo per il 2011, evidenziando circostanziate criticità e ponendo alcuni fondamentali rilievi, così ripresi dalle testate on line della stampa senese : “ai fini della riduzione della situazione di squilibrio strutturale si evidenzia una riduzione del disavanzo di parte corrente dell’anno 2011 derivante, tra l’altro, dall’attivazione di misure di pensionamento anticipato del personale docente e di mobilità territoriale per il personale tecnico amministrativo. Si dà atto che l’esito del pensionamento anticipato consegue alla sostituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con conferimento di incarichi di insegnamento. Al riguardo si esprimono perplessità sulla misura adottata in quanto, in caso di vacanza del posto, si ritiene che debbano essere applicate, per quanto compatibili, le ordinarie procedure di reclutamento dei dipendenti pubblici. Si evidenzia inoltre che non sono indicati i riferimenti normativi che consentirebbero il cumulo, sulla stessa posizione funzionale, dell’assegno pensionistico con il corrispettivo pattuito per la prestazione contrattuale. Il disavanzo di amministrazione pari ad € 43.621.197,94 risulta incrementato rispetto a quello dell’esercizio precedente che è pari ad € 37.798.498,73″;

valutato che l’atto richiamato è stato poi approvato in data 27 aprile 2012 dal CdA dell’ateneo senese con tredici voti contro sette (tre astenuti e 4 contrari);

ricordati i precedenti atti di sindacato ispettivo (le interrogazioni a risposta orale 3-01674, 3-01735, 3-01785, 3-01937, 3-02148, 3-02591; e l’interrogazione a risposta scritta 4-06375) presentati dall’interrogante a partire dal 21 ottobre 2010 al 17 gennaio 2012 onde informare il Ministro dell’Università su fatti di inusitata gravità sotto il profilo procedurale, amministrativo e gestionale, direttamente o indirettamente riguardanti gli attuali vertici dell’Università di Siena, con i quali si reiterava altresì la richiesta di valutare l’opportunità di operare un commissariamento ministeriale dell’ateneo. Tutte interrogazioni che non hanno mai ricevuto risposta;

ricordato inoltre che:

in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena avvenuta nell’anno accademico 2010/2011. Indagini che ipotizzano a carico degli indagati – componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale – il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici;

la legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, introduce nuove modalità per l’elezione del Rettore;

considerato che:

fu l’allora Ministro, all’atto di nomina del Rettore, a ricordare la rilevanza dell’esito delle indagini in corso ai fini di una piena legittimazione delle nuova figura apicale dell’università precisando che tale decreto di nomina non intendeva quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendevano i risultati delle indagini in corso;

dalle intercettazioni pubblicate nel dicembre 2011 dai quotidiani senesi derivanti dall’inchiesta della magistratura senese sui presunti brogli dietro all’elezione del Rettore dell’Università di Siena, si evince chiaramente l’esistenza di un sodalizio tra l’allora Direttore generale del Ministero e l’attuale Rettore che conferma la piena consapevolezza da parte del dirigente sia della delicatezza delle circostanze attinenti all’emanazione del decreto di nomina dello stesso Rettore, sia dei rischi legati al concorso-selezione propedeutico alla nomina – anch’essa poi acquisita dalla Procura della Repubblica di Siena per accertamenti – dell’attuale direttore amministrativo dell’Ateneo. Costei, peraltro, già condannata, nel 2007, dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo-contabili nell’esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di Direttore amministrativo dell’Università di Bologna;

tutto ciò premesso e considerato si chiede di sapere: 

se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università di Siena – dato il particolare contesto attinente l’elezione del Rettore dell’Università di Siena segnalato con gli atti di sindacato ispettivo in premessa e ricordate le recenti regole circa l’elezione dei Rettori universitari – il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno valutare l’avvio di procedure di commissariamento del Rettore dell’Università di Siena ed indire nuove elezioni, onde conferire piena legittimazione al vertice dell’ateneo;

quali siano le valutazioni del Ministro riguardo la possibile esposizione ad un ulteriore danno erariale per l’Università di Siena ravvisata dal collegio dei sindaci revisori sul bilancio consuntivo 2011 qualora si verificasse come irregolare il cumulo dell’assegno pensionistico con il corrispettivo del contratto stipulato con i docenti in quiescenza anticipata;

se, infine, corrisponda a verità il fatto che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati per presunti brogli in capo all’elezione del Rettore, e per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio, siano stati contestualmente o successivamente eletti a cariche di particolare rilievo all’interno degli organi dell’Università di Siena; e, in caso affermativo, quale ne sia la sua valutazione, anche alla luce della prassi secondo la quale il Senato accademico può disporre la sospensione cautelare di un docente oggetto di indagini giudiziarie.

La Gabanelli e il sistema Siena

Che cosa avrà insegnato, alla Gabanelli, il sistema Siena? Certamente, non a volare! Comunque, lo scopriremo su Rai 3 (domenica 6 maggio 2012 alle 21,30) con Report, che dedicherà un lungo servizio di Paolo Mondani su Monte dei Paschi, Comune, Università e aeroporto di Ampugnano. In attesa della puntata, è possibile seguirne un’anticipazione che, per quanto riguarda l’ateneo senese, mette in sufficiente risalto quanto già riportato da questo blog e che mi sembrava giusto proporre, considerando l’audience del programma. Ci auguriamo che gli ultimi eventi in città non abbiano indotto il videogiornalista a sacrificare temi cruciali per l’università, quali: il dissesto e l’inesistenza di una seria proposta di risanamento e di rilancio dell’ateneo; elezioni del rettore irregolari e conseguente mancata legittimazione all’esercizio delle connesse funzioni; vertici dell’ateneo privi di credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni; necessaria sospensione del rettore dalla carica ricoperta, nell’esclusivo interesse dell’università di Siena.  Da ricordare che il rettore Tosi, nel febbraio 2006, fu sospeso per molto meno; la voragine nei conti, infatti, fu ufficialmente comunicata 31 mesi dopo.

Per il servizio completo cliccare su: Il Monte dei fiaschi.

A Siena, sindaco e rettore appesi a un filo

Domanda d’obbligo: chi si dimetterà per primo, il Sindaco di Siena o il rettore dell’università? Di sicuro c’è che saranno preceduti da chi ha i giorni contati: la Dottoressa Ines Fabbro, direttore amministrativo dell’ateneo. In Comune, il conto consuntivo per l’anno 2011 è stato bocciato. All’università è stato approvato con tredici voti contro sette (tre astenuti e 4 contrari) e, ancora una volta, con il parere non favorevole dei Revisori dei conti, Gabriele Lorini, Serenella Lucà e Antonio Nazaro. Dal verbale del collegio sindacale – di cui si riportano i passi più significativi – emerge conferma di quel che su questo blog abbiamo sempre denunciato: l’irregolarità del cumulo dell’assegno pensionistico con il corrispettivo del contratto stipulato con i docenti in quiescenza anticipata. Chi pagherà per il danno erariale?

Revisori dei conti. «Pur permanendo una situazione di squilibrio strutturale, si evidenzia una riduzione del disavanzo di parte corrente dell’anno 2011 derivante, tra l’altro, dall’attivazione di misure di pensionamento anticipato del personale docente e di mobilità territoriale per il personale tecnico amministrativo. Si dà atto che l’esito del pensionamento anticipato consegue alla sostituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con conferimento di incarichi di insegnamento. Al riguardo si esprimono perplessità sulla misura adottata in quanto, in caso di vacanza del posto, si ritiene che debbano essere applicate, per quanto compatibili, le ordinarie procedure di reclutamento dei dipendenti pubblici. Si evidenzia inoltre che non sono indicati i riferimenti normativi che consentirebbero il cumulo, sulla stessa posizione funzionale, dell’assegno pensionistico con il corrispettivo pattuito per la prestazione contrattuale. Il disavanzo di amministrazione pari ad € 43.621.197,94 risulta incrementato rispetto a quello dell’esercizio precedente che è pari ad € 37.798.498,73. Il Collegio rileva (…) il permanere del disavanzo di competenza e di amministrazione. Con riferimento alla norma di cui all’art. 3 del d.lgs n. 199/2011 si dà atto che quest’organo non può procedere agli adempimenti previsti in quanto non è stata ancora adottata la normativa regolamentare di applicazione. Per tutto quanto sopra esposto, il Collegio, pur considerando le riduzioni di talune voci di spesa, esprime parere non favorevole sul Conto consuntivo per l’anno 2011.»

Per i sindacati il rettore dell’ateneo senese è un fantoccio?

Di seguito le dichiarazioni dei sindacati universitari rilasciate nel corso di una conferenza stampa e riportate dalla stampa cittadina.

Sindacati dell’università di Siena. Questa situazione – la sospensione dell’erogazione del Trattamento Economico Accessorio (TEA) al personale tecnico e amministrativo – è stata prodotta da una libera interpretazione di Ines Fabbro, Direttore amministrativo dell’Università di Siena, delle norme vigenti. Il Direttore sfrutta l’inesperienza del rettore per compiere errori su errori. È possibile che Fabbro contesti le nostre posizioni, contravvenendo agli obblighi normativi, ma la cosa strana è che non prenda in considerazione neppure i giudici. Vedi le sentenze a favore dei Cel. Il rettore deve riprendere, anzi deve assumere per la prima volta il timone politico dell’ateneo, perché si cambi finalmente rotta. Contano gli aspetti tecnici e contabili, che servono per farci tornare in pareggio, ma contano altrettanto le relazioni sindacali e il clima interno all’ateneo. Oggi i lavoratori sono esasperati e non sarà possibile in queste condizioni garantire nel tempo quella qualità a cui l’ateneo tende e che merita. La qualità si ottiene mettendo i lavoratori nelle condizioni di rendere al massimo, affinché almeno i loro diritti siano garantiti, non si ottiene non pagando le notti e gli straordinari, come per esempio ai dipendenti della Certosa di Pontignano, o non riconoscendo il rischio chimico e radiologico ai ricercatori. A chi manda avanti tutto il sistema si chiedono solo sacrifici e senza alcun preavviso, senza contrattazione. Prendete ad esempio gli asili nido: sono stati negati all’improvviso i contributi, con la promessa che con quei fondi si sarebbe costruito un asilo a San Francesco. È una maniera di procedere stucchevole, tanto inaccettabile che lascia solo amarezza fra i dipendenti. Da sette mesi non si riunisce più il tavolo interistituzionale eppure il sindaco ci aveva promesso che durante il suo mandato il monitoraggio sul percorso di risanamento dell’università sarebbe stato costante. E invece le nostre istanze sono state snobbate da tutti. Ci auguriamo che il sindaco e il presidente della Provincia abbiano pensato di venire martedì mattina a portare la loro solidarietà ai lavoratori dell’ateneo; dopo tutto, in piazza con i lavoratori del Monte ci sono andati.