In merito alla concorsopoli senese, riflessioni sulla “giustizia giusta” e sull’Ateneo “corretto”

Giustizia

Un intervento a margine dell’articolo sull’assoluzione della professoressa Anna Coluccia per un concorso di ricercatore.

Domenico Mastrangelo. Cara Anna, lieto che tu abbia trovato soddisfazione nella giustizia e immaginando che le tue dichiarazioni siano frutto anche dell’ovvio entusiasmo con il quale hai accolto la notizia, vorrei, tuttavia, invitarti (amichevolmente) ad un paio di riflessioni su quanto affermi. Una è proprio quella sulla giustizia, che a te avrà anche dato ragione, ma che in numerosissimi altri casi decide in modo, sarei per dire, quanto meno opinabile.

Nel mio caso, ad esempio, il giudice del lavoro ha stabilito che un professionista con trentatré anni di laurea in Medicina e quattro specializzazioni, esperto di caratura mondiale nel settore del retinoblastoma e già in regime di convenzione con l’azienda stessa, possa, dalla medesima, essere “licenziato” (con procedure amministrativamente discutibili, tanto per non dire peggio!) a proprio piacere e impunemente dichiarare che essa (l’azienda che ospita il centro di riferimento nazionale sul retinoblastoma!) «non ha una collocazione da dare» a questo professionista!!! Ora, si può discutere quanto si vuole, ma non mi si può venire a raccontare che questa sia una sentenza giusta o “sensata” … ergo, la giustizia funziona, ma solo in alcuni casi!

Sulla “correttezza istituzionale” dell’ateneo (al quale ti onori di appartenere!), al di là di tutta la questione del “buco” e di come e chi l’ha creato, ti chiedo se sia istituzionalmente “corretto” tenere il suddetto professionista, inquadrato al livello D3 dal 2003, con uno stipendio di 1200 euro netti al mese! …ergo, di nuovo, non dubito affatto che l’ateneo sia stato istituzionalmente corretto con te, ma mi domando se lo sia stato e/o lo sia con tutti!

Mi dirai: va bene, ma qual è il punto? Il punto è molto semplice: in maniera, sarei per dire apodittica, affermi (“in soldoni”) che la Giustizia trionfa sempre e che l’ateneo (al quale ti onori di appartenere!) è “istituzionalmente corretto”. In base alla mia esperienza, io posso dimostrarti l’esatto contrario e dunque, specialmente da te, avvocato, mi sarei aspettato affermazioni del tipo: “Nel mio caso la Giustizia ha trionfato” e “Nel mio caso l’ateneo è stato istituzionalmente corretto”! …Mi chiederai ancora: ma che differenza c’è? La differenza, cara Anna, c’è ed è sostanziale, perché una giustizia che trionfa “solo in alcuni casi”, tutto è, meno che giusta! … e un’istituzione che tratta i propri dipendenti come figli e figliastri, tutto è, meno che corretta! …se poi mi dici che era implicito che tu ti riferissi al tuo caso particolare, allora come non detto!

Sarà vero che l’ateneo si costituirà parte civile nel processo sul dissesto economico-finanziario?

Bucoverita

UGLIntesa, USB P.I. – Le scriventi OO.SS. rendono noto, con soddisfazione che, dopo mesi di solitaria pressione e mobilitazione in merito alla costituzione di parte civile dell’Ateneo al processo per il suo dissesto, finalmente l’iter per tale atto è partito.

Negli ultimi mesi abbiamo presidiato le udienze in tribunale, rimarcando che era un atto più che dovuto che l’Ateneo si costituisse parte civile nel processo per il dissesto. La questione era stata portata anche in CdA dal rappresentante del personale tecnico e amministrativo, che aveva posto in evidenza il rischio che si perdesse tempo in una decisione che doveva essere già stata assunta anni fa. Sì, di anni si tratta ormai, perché la storia del buco risale al 2008! Nel non volerci domandare se è corretto che la giustizia faccia il suo corso con tempi quasi geologici, vogliamo soffermarci sull’aspetto importante. L’Ateneo finalmente potrà pretendere di veder quantificato il danno materiale e all’immagine subìto. Tutta la comunità universitaria paga per scelte del passato assunte in totale dispregio delle leggi dello Stato. Ora possiamo pretendere giustizia e chiarezza.

Il Rettore il 28 maggio, in seduta sindacale, su sollecitazione della RSU, ha risposto chiaramente e positivamente alla domanda sulla costituzione di parte civile da parte dell’Ateneo. L’autorizzazione finale spetta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma dovrebbe essere un atto formale. Noi comunque vigileremo.

Nelle settimane precedenti UGL era arrivata a presentare durante l’udienza in tribunale la propria costituzione di parte civile, vedendosela alla fine rifiutare dal giudice, proprio per esercitare una pressione verso un silenzio assordante dei vertici dell’Ateneo. Stavamo per lanciare una raccolta di firme tra tutta la comunità da presentare al CdA per sollecitare una presa di posizione da parte dell’organo di governo di quest’Ateneo, ma per una volta possiamo accontentarci del lavoro svolto e aspettare di vedere che cosa succederà adesso. Non è sete di vendetta quella che ci accomuna, ma sete di giustizia. Noi con la nostra storia recente vogliamo che si facciano i conti.

Il ministro Carrozza guarderà con lenti nere i problemi dell’università di Siena?

MariaChiaraCarrozzaQuel pesce non è d’aprile (da: Il Mondo, 7 giugno 2013)

Fabio Sottocornola. Dalla Toscana per i rettori si aprono mille strade. Maria Chiara Carrozza, ex numero uno della Scuola superiore Sant’Anna a Pisa, ha preso quella verso Roma, la via governativa dell’accademia. Silvano Focardi (ex di Siena) ne ha percorsa una più lunga, finendo a Siracusa. Dove nel 2007 aveva fatto acquistare, a spese del suo centro universitario sulla sicurezza alimentare, 350 chili di pesce del Mediterraneo per complessivi 21.500 euro. Gamberi, tonni, sarde, alici e altre varietà servivano, secondo il professore, a studi sulle contaminazioni alimentari. Parere diverso della Corte dei conti che, con sentenza del 9 maggio, lo ha condannato in primo grado a ripagare l’università della stessa cifra: «L’acquisto di prodotti ittici non aveva comportato utilità per l’ateneo e addirittura non vi sarebbe prova che fosse stato acquistato dall’università». Nel senso che nessuno dei 21 dipendenti dell’istituto ha visto arrivare quei tre quintali e mezzo di pesce. Per i magistrati contabili di Firenze, unico responsabile è l’ex rettore che «sapendo di poter agire liberamente, considerando le larghe maglie che l’ateneo accordava all’impiego di risorse, ha abusato delle sue funzioni». Sempre affollata è la via giudiziaria per chi ha gestito il potere nelle accademie della regione. A giugno, occhio al calendario. Nella città del Palio, mercoledì 19 udienza davanti al gup Ugo Bellini per i sedici indagati del buco in bilancio da 200 milioni. Oltre a Focardi, è coinvolto il suo predecessore Piero Tosi. Attenzione: il procedimento continua a essere rinviato per indisposizioni di avvocati o richieste tecniche che rischiano di mandare tutto in prescrizione. Due dirigenti (Salvatore Interi e Monica Santinelli) hanno già patteggiato. Infine, venerdì 14, prima udienza (tecnica, di smistamento) per il Sum di Aldo Schiavone. Anche qui, sotto accusa sono le spese allegre con soldi pubblici.

Tempi duri per gli apprendisti stregoni che guidano l’ateneo senese

Bucoverita

L’Università di Siena condannata a pagare il salario accessorio e soccombe anche nelle spese

Uil-Rua – Csa della CisalUniversità. Con la sentenza del 13 Maggio il Tribunale di Siena ha affermato il diritto alla retribuzione accessoria per il personale dell’Università di Siena come invocato fin dal principio dalle OOSS – Uil-Rua – CISAL che incoraggiavano le cause dei singoli dipendenti. Il Tribunale ha condannato l’Università al pagamento dell’accessorio oltre alle spese e gli interessi legali relativamente all’anno 2011, dichiarando cessata tra le parti la materia del contendere per l’anno 2012 visto che è stato sottoscritto un contratto collettivo da alcune  organizzazioni sindacali.

Con questa sentenza c’è l’affermazione del principio che la retribuzione si compone di una parte fissa e una accessoria, ma entrambe  facenti parti del trattamento fondamentale del personale, e che questa non è nella disponibilità né dell’ateneo né degli organi vigilanti. Inoltre è stata sconfessata la road map che prevedeva un accordo in cui l’Ateneo avrebbe conguagliato al Mef risorse erogate in eccedenza, devolvendo l’intero ammontare 2011 a scapito dei lavoratori, scaricando sugli stessi le scellerate scelte delle gestioni precedenti. L’ultimo goffo tentativo di dichiarare nullo il contratto disdetto unilateralmente solo nella parte economica e non quella giuridica ha danneggiato ulteriormente l’Ateneo condannato a pagare perfino le spese legali.

Ricordiamo che senza la presentazione dei ricorsi anche il 2012 avrebbe ricevuto il blocco illegittimo da parte dell’amministrazione, tanto che la contrattazione si è svolta tardivamente nel corso del 2013 al solo scopo di limitare i danni, permettendo a qualche sigla di appropriarsi di meriti che francamente non ravvisiamo perché a nostro avviso se non ci fosse stato l’accordo, che riduce le somme erogate a titolo di accessorio, le spettanze dal 2012 in poi sarebbero state congrue e pari a quelle 2011, mentre invece sono ridotte dall’accordo.

La Uil e la Cisal a questo punto chiederanno all’Università di ripristinare le spettanze 2011 per tutti i lavoratori (e non solo per i ricorrenti vincitori) al fine di evitare l’attivazione di tanti nuovi ricorsi per tutti coloro che non hanno partecipato alla prima tornata; e vista la decisione del Giudice, ogni sconfitta porterebbe costi aggiuntivi per il ristoro delle spese legali. La condanna inflitta dal Giudice del Lavoro di Siena – Delio Cammarosano – conferma  il nostro giudizio negativo verso chi ha optato per una simile scelta: inopportuna in quanto si è rivolta alla parte più debole del sistema, incompetente rispetto a chi l’ha decisa, dimostrando scarsa conoscenza dei diritti dei lavoratori e del sistema che si vorrebbe amministrare.

Un grazie a quanti hanno sostenuto e condiviso le nostre scelte,  supportate dagli Avvocati Alessandro Cassigoli e Luigi De Mossi.

Quella processuale è stata l’unica via per ottenere quanto stabilito dalle norme contrattuali e battere un ingiustificato sopruso

La Confsal Federazione Snals Università – Cisapuni esprime tutta la propria soddisfazione per aver ottenuto, grazie all’abilità e alla tenacia dei propri legali Alessandro Cassigoli e Luigi De Mossi, il riconoscimento dell’illegittimità della sospensione del salario accessorio a far data dal 1/1/2011 messa in atto dall’Amministrazione dell’Ateneo.

L’oggetto dei ricorsi presentati era il salario accessorio per l’intero anno 2011 e di quello è stata ottenuta la restituzione nonostante i ripetuti dinieghi dell’Amministrazione e la scarsa collaborazione, per non dire la contrarietà ai ricorsi, di alcune sigle sindacali che oggi saltano inopinatamente sul carro dei vincitori.

Auspichiamo che l’esito di questa vertenza, chiusa in modo totalmente positivo per i ricorrenti e con la condanna dell’Amministrazione al risarcimento e al pagamento delle spese processuali, instradi le future contrattazioni verso comportamenti più corretti e legittimi, pur nel rispetto di ciascun ruolo. Duole dover constatare che quella processuale sia stata l’unica via per ottenere quanto stabilito dalle norme contrattuali e non; altresì duole considerare la mancata unità sindacale di fronte a quello che, come messo nero su bianco dal giudice, appariva – e lo abbiamo sostenuto sempre e con pervicacia – un sopruso del tutto ingiustificato.

Sull’università di Siena risposte chiare e immediate

Il Maradona delle Università

Il Maradona delle Università

La selezione pubblica per la scelta dell’attuale Direttore amministrativo fu una tipica operazione lottizzatrice, con danni evidenti all’Ateneo, ai suoi dipendenti, agli studenti e alla città. Non per niente, presso la Procura della Repubblica furono presentati due esposti che, in seguito, trovarono conferma nelle intercettazioni telefoniche ufficiali dell’autorità giudiziaria. Ancor prima che si svolgesse il concorso, ecco cosa scriveva un giornale locale: «Ci vuole un curriculum di grande spessore e una personalità spiccata. Lo diciamo da giorni che Ines Fabbro, riconosciuta come una delle figure più autorevoli in questo campo, rappresenta la soluzione ideale.» E, infatti, fu scelta lei fra 49 candidati. Due anni dopo, ecco quel che scrivono di lei i dipendenti dell’Università di Siena.

Tiziana Fella. Il Direttore Amministrativo dell’Università di Siena, Dott.ssa Ines Fabbro, ha conferito, a titolo personale, consulenze a professionisti. Incarichi pagati direttamente dalla Dott.ssa Fabbro. La cosa strana è che i professionisti in questione hanno accesso agli uffici per la lavorazione di pratiche e altro concernenti l’Università degli Studi di Siena. E il personale è “subdolamente” costretto a fornire dati inerenti la propria attività lavorativa (tra l’altro coperti dalle norme sulla riservatezza) a terzi estranei all’Università, in quanto non può negare loro l’accesso in conseguenza dell’Autorità che il direttore amministrativo rappresenta. Moltissimi di quelli che hanno avuto a che fare con la Dottoressa Ines Fabbro, infatti, hanno notato che questa esercita l’autorità con molta decisione, molto spesso senza alcuna ragione. Per questo non viene percepita dal personale come autorevole ma solo cattiva, vendicativa, autoritaria. Esercitare l’autorità senza un’autorevolezza riconosciuta, per fare un esempio, è come far sesso senza amore; mostrarlo è come essere pornografico. Tornando agli incarichi, ecco alcune doverose domande:

1) è stata scelta questa strada per evitare che l’incarico fosse conferito dall’Università? Aggirando così eventuali norme di legge che non lo consentono?

2) a che titolo è stato assegnato l’incarico di Direttore Amministrativo dell’Università, se per svolgere lo stesso c’è bisogno di consulenze personali di professionisti? Nel curriculum della Dott.ssa Fabbro, quello presentato nel “concorso” per l’attribuzione dell’incarico di direttore amministrativo, la stessa dichiarava (per irrobustire il suo scadente – ben inteso, per il concorso cui partecipava – profilo formativo di laurea in Pedagogia) che “…In funzione delle scelte professionali ho integrato la mia formazione sostenendo esami presso le facoltà di Giurisprudenza ed Economia delle Università di Torino e Bologna, secondo un percorso personale”.1 E questo a garanzia della professionalità posseduta. Che, in questo caso, sarebbe forse solo millantata.

3) è questo il motivo per cui viene erogato un importo per l’incarico di Direttore Amministrativo superiore a quello forse dovuto?

4) sarebbe interessante conoscere quante consulenze personali sono poste in essere. Perché, qualora manchi il presidio di qualche Area Operativa, si può sempre ricorrere all’esenzione dagli obblighi didattici di luminari docenti dell’Ateneo che, in tal modo, possono prestare il proprio (opinabile) prezioso contributo al “Maradona” delle Università?.

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1Sostenendo esami? Torino e Bologna? Le stesse uniche sedi universitarie dove ha esercitato la sua autorità… È mai stata verificata questa dichiarazione? Se non veritiera (l’esame dovrebbe essere registrato) sarebbe causa di licenziamento in tronco per false dichiarazioni e di risarcimento danni!

Articolo pubblicato anche dail Cittadino Online (16 aprile 2013) con il titolo «Parliamo di università. Con riferimento al DA».

La redazione de “il Cittadino Online” solidarizza con Giovanni Grasso querelato da Angelo Riccaboni

Leggeuguale

Il rettore Riccaboni querela il professor Grasso
La redazione de ilcittadinoonline.it esprime solidarietà al docente

Redazione de “Il Cittadino online”. «E questi, detto tra noi, rappresenterebbero la schiera degli intellettuali. Di quelli che dovrebbero, sulla carta, avere una visione ampia, sollevata almeno di qualche metro dalla terra che noi miseri mortali calpestiamo ogni giorno… I docenti di questa un tempo illustre università tacciono. A parte qualche esempio di attivismo (vedi il professor Grasso contro cui l’Università è passata alle vie di fatto legali), regna un silenzio marziano. Il silenzio delle coscienze che sarebbe auspicabile non insegnare ai giovani». L’estratto dell’editoriale del 6 marzo scorso, a firma del direttore Raffaella Zelia Ruscitto riportava già la notizia. Il professor Giovanni Grasso è stato querelato dal rettore Angelo Riccaboni. Oggi (5 aprile) la notizia è passata su “Il Mondo”.

«Chi è Giovanni Grasso?» – scrive il settimanale che, precisa, non ha ancora avuto conferma dell’azione legale intrapresa ai danni del docente da parte del Rettore – «Ordinario di lungo corso a medicina, il docente da alcuni anni dà vita a un blog fatto di numeri, analisi, forum di discussione, controinformazione il cui titolo è chiaro: Il senso della misura (per una nuova università a Siena). Inutile dire quanto sia seguito, anche a livello nazionale, il sito che guarda, e non dal buco della serratura, l’ateneo più disastrato d’Italia. Quella malandata piccola Oxford dai bilanci in rosso, dove le assunzioni di personale con appoggi sindacali o professori con agganci politici erano all’ordine del giorno. Alcuni ex vertici sono oggi coinvolti in inchieste e processi. Un panorama non proprio idilliaco, di cui Grasso ha dato sempre conto. E preso spesso posizione contro rettori che si chiamavano Piero Tosi o Luigi Berlinguer. Insomma, gente con un certo standing. Perché la denuncia? Oggetto è un articolo di metà febbraio in cui Grasso chiedeva “l’interdizione di Riccaboni dalla carica”, dopo un suo ennesimo tentativo di negare quanto auspicato dai revisori dei conti: il commissariamento dell’ateneo. La mossa del magnifico appare improvvida. I conti a Siena sono ancora fuori controllo, il piano di risanamento sembra inefficace, le vendite di immobili sul binario morto. Non sarebbe meglio dare risposte a questa serie di problemi? Grasso non si fermerà nell’azione di denuncia. Anzi, potrebbe addirittura diventare la bandiera di quanti, studenti, ricercatori o professori, in tutte le 90 università d’Italia si battono ogni giorno per fare pulizia. Contro la casta dei baroni e i loro trucchi nei concorsi, i nepotismi, i magnifici sempre in proroga.»

Insomma, a dare come a ricevere queste notizie, prende, sinceramente, un certo sconforto. Le azioni legali, da parte di chi, in prima persona dovrebbe rispondere pubblicamente di quanto fatto a capo di una istituzione pubblica, divengono elemento di ulteriore indignazione. Mostrare i pugni, intimidire chi la pensa diversamente, o anche contrasta con durezza un operato ritenuto inadeguato o peggio eventualmente scorreto, è la via meno “opportuna” che un rappresentante di ente pubblico possa prendere. Perché, invece, non scegliere un confronto aperto, sui numeri, sulle vicende indicate, sui passaggi programmati, che punti alla chiarezza e alla trasparenza? Perchè non farsi muovere da un profondo senso di umiltà e valutare eventuali suggerimenti dati da chi, invece di genuflettersi al ruolo, ha il coraggio di indicare gli errori e, magari, proporre percorsi di risanamento dei bilanci “non correttamente considerati”?

La redazione de ilcittadinoonline.it esprime solidarietà al professor Giovanni Grasso, i cui contributi all’informazione sono stati spesso accolti nelle sue pagine e assicura il suo sostegno fattivo a diffondere gli esiti di questa azione giudiziaria.

Riccaboni-Grasso, scontro a Siena

In-cattedra

Fabio Sottocornola (Il Mondo, 12 aprile 2013). Il rettore dell’università di Siena, Angelo Riccaboni, avrebbe querelato per diffamazione il professor Giovanni Grasso. La notizia a Siena è data per certa, anche se il Mondo, al momento di andare in stampa, non ha ancora ricevuto una conferma ufficiale da parte del magnifico. Chi è Giovanni Grasso? Ordinario di lungo corso a medicina, il docente da alcuni anni dà vita a un blog fatto di numeri, analisi, forum di discussione, controinformazione il cui titolo è chiaro: Il senso della misura (per una nuova università a Siena). Inutile dire quanto sia seguito, anche a livello nazionale, il sito che guarda, e non dal buco della serratura, l’ateneo più disastrato d’Italia. Quella malandata piccola Oxford dai bilanci in rosso, dove le assunzioni di personale con appoggi sindacali o professori con agganci politici erano all’ordine del giorno. Alcuni ex vertici sono oggi coinvolti in inchieste e processi. Un panorama non proprio idilliaco, di cui Grasso ha dato sempre conto. E preso spesso posizione contro rettori che si chiamavano Piero Tosi o Luigi Berlinguer. Insomma, gente con un certo standing. Perché la denuncia? Oggetto è un articolo di metà febbraio in cui Grasso chiedeva «l’interdizione di Riccaboni dalla carica», dopo un suo ennesimo tentativo di negare quanto auspicato dai revisori dei conti: il commissariamento dell’ateneo. La mossa del magnifico appare improvvida. I conti a Siena sono ancora fuori controllo, il piano di risanamento sembra inefficace, le vendite di immobili sul binario morto. Non sarebbe meglio dare risposte a questa serie di problemi? Grasso non si fermerà nell’azione di denuncia. Anzi, potrebbe addirittura diventare la bandiera di quanti, studenti, ricercatori o professori, in tutte le 90 università d’Italia si battono ogni giorno per fare pulizia. Contro la casta dei baroni e i loro trucchi nei concorsi, i nepotismi, i magnifici sempre in proroga.

Il cittadino Carlo Regina chiede le dimissioni del rettore, del direttore amministrativo e di un consigliere d’amministrazione dell’università di Siena

SpinacoglioniCarlo Regina. Sono un libero cittadino che è stanco di essere così, in maniera passiva, spettatore inerme di fronte a questa situazione che si sta consumando nella mia città. È veramente inconcepibile, quale livello di degrado si debba raggiungere prima che qualcuno si assuma la proprie responsabilità; è veramente inconcepibile il silenzio nel quale vengono consumate vere e proprie tragedie sociali e personali, sulle teste degli “ultimi”, che sono per ora gli unici a pagare il conto della gestione disastrosa delle nostre istituzioni.

Il partito di maggioranza che fino ad ora ci ha governato è chiuso nei suoi silenzi imbarazzanti, senza provare nemmeno un po’ di disagio di fronte a quello che tutti noi stiamo pagando grazie alle scelte di uomini e indirizzi fatti da questi signori della politica. Con un po’ di umiltà e senso della responsabilità, in molti se non tutti, nei suoi massimi dirigenti si dovrebbero dimettere.

Per entrare nel tema che ultimamente mi ha colpito, per il suo accanirsi contro gli “ultimi indifesi”, mi riferisco ai lavoratori della cooperativa Solidarietà impiegati nell’Università di Siena, chiedo in maniera chiara ed inequivocabile le dimissioni del rettore Angelo Riccaboni, del direttore amministrativo Ines Fabbro e del rappresentante delle istituzioni senesi rimasto nel CdA dell’ateneo Roberto Morrocchi. Senza dover aspettare che la magistratura faccia il suo corso, mi associo agli appelli di Laura Vigni e Maurizio Montigiani, gli unici per altro a squarciare il silenzio assordante, a richiamare i vertici dell’ateneo alle loro responsabilità e a quel giusto senso di umiltà per fare quel passo indietro, che consentirebbe con la dovuta serenità, di affrontare un nuovo percorso di rinnovamento al di fuori delle influenze nefaste delle precedenti gestioni. Mi domando sempre, in ultima analisi, se sia mai possibile, con tutte queste rovine che ci piovono addosso, che non ci sia nessuno che ancora abbia avuto il buon gusto di dimettersi e di ammettere il proprio fallimento. A quale livello d’esasperazione ci volete portare? Per noi, con molta probabilità, il presente e il futuro prossimo sono oramai compromessi, vogliamo fare qualcosa per i nostri figli? O dobbiamo avere sulla coscienza il fatto di non aver provato almeno ad indignarci e con questo a protestare, per riportare un po’ di senso della giustizia?

Nell’esclusivo interesse dell’università di Siena, un consiglio al rettore: si dimetta!

Primo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Primo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Secondo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Secondo decreto di nomina a rettore di Angelo Riccaboni

Del giallo dei due decreti di nomina a rettore del Prof. Angelo Riccaboni da parte del Ministro, ci siamo già occupati il 13 gennaio 2012 con un post intitolato: Maria Stella Gelmini, la donna che firmò due volte per l’elezione irregolare del rettore di Siena. Se ne consiglia la lettura o rilettura! Il primo decreto gelminiano, del 26 ottobre 2010, riportava: «Nelle more della conclusione dell’indagine, il Prof. Angelo Riccaboni è nominato Rettore». Il secondo decreto gelminiano, del 3 novembre 2010, non riporta più la frase pericolosa per Riccaboni e cautelativa per il Ministro. Orbene, quale dei due decreti è valido? Il primo? Il secondo? O entrambi? Già, perché con il primo (o con entrambi) il ministro avrebbe dovuto interdire Riccaboni alla conclusione delle indagini, avvenuta più di un anno fa. Oggi, addirittura, siamo in presenza del rinvio a giudizio!!!

Tra impreparazione e insipienza dei vertici, un altro primato negativo per l’università di Siena

Riccabonigregario

Il 22 novembre 2010, Riccaboni, appena insediatosi come rettore, informò i Consiglieri d’Amministrazione della comunicazione ministeriale riguardante la percentuale d’indebitamento dell’Università di Siena che, a quel tempo, risultò del 27,56%. Due anni dopo, il rettore tenta di nascondere, senza riuscirci, un risultato da primato della sua gestione e cioè che l’indicatore d’indebitamento ha raggiunto quota 38%. Al 2° posto, con il 30,71%, si piazza l’altra università del “Sistema Siena”, la Stranieri, e al 3° posto, con il 21,42%, l’università Napoli “L’Orientale”. Orbene, il Consiglio d’Amministrazione (riunione del 22 marzo p.v.) dovrà esprimersi sul seguente punto: «Decisioni in merito al contenzioso in essere ed eventuali assunzioni di personale».

A tal proposito, è bene ricordare che le università statali possono contrarre mutui e altre forme d’indebitamento esclusivamente per le spese d’investimento e che il limite massimo dell’indicatore per spese d’indebitamento è pari al 15 per cento. Inoltre il D.lgs 49/2012 prevede che gli atenei, con un valore di tale indicatore pari o superiore al 15 per cento, non possano contrarre nuovi mutui e altre forme d’indebitamento con oneri a carico del proprio bilancio. Lo stesso decreto prevede, altresì, che la programmazione d’ateneo debba perseguire l’obiettivo di una precisa composizione della docenza (ordinari, associati e ricercatori) e mantenere un equilibrato rapporto, tra l’organico del personale tecnico-amministrativo e quello docente, entro valori di riferimento (ancora da definire) «che tengano conto delle dimensioni, dell’andamento del turn over e delle peculiarità scientifiche e organizzative dell’ateneo.»

Siccome il punto in discussione nel prossimo CdA riguarda la programmazione d’ateneo, l’organo di governo statutariamente competente a «formulare proposte ed esprimere pareri obbligatori» in tale materia è prima di tutto il Senato Accademico. Pertanto, senza entrare nel merito del contenzioso (i docenti non ancora assunti e le quaranta unità di personale tecnico-amministrativo ancora da stabilizzare), non è possibile accettare l’iter procedurale seguito dal rettore e direttore amministrativo, che sottraggono, ancora una volta, «all’organo d’indirizzo, coordinamento e controllo delle attività scientifiche e didattiche dell’Università» le prerogative previste dallo Statuto.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (21 marzo 2013) con il titolo «Ancora un primato negativo per l’università di Siena».