Il trio patacca ha portato l’università di Siena allo stato di dissesto finanziario

Riccaboni-Fabbro-Frati

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Siena/Università: Corte dei Conti, va sottoposta a procedura di dissesto

ASCARoma, 13 gen – L’Università di Siena è in stato di dissesto finanziario. È quanto accertato, nella delibera numero 12 del 5 marzo del 2013, dalla Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Toscana.

 I magistrati contabili auspicano che «il Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ndr) definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente».

 La Corte, che ha esaminato l’andamento dei conti dell’ateneo senese dal 2009–11 e i risultati del piano di risanamento resosi necessario dopo la scoperta nel 2008 di un buco di oltre 250 milioni. Voragine in parte ridotta con l’alienazione di alcuni immobili: nel 2009 l’ex manicomio per 74 milioni, nel 2010 l’ospedale per 108 milioni.

 Un Piano di risanamento «in parte non idoneo ad incidere significativamente sull’andamento delle spese e, soprattutto, a ricondurre la gestione finanziaria in situazione di pareggio».



Per la Corte, «gli equilibri di bilanci consuntivi, mostrano una situazione sempre deficitaria che denota notevoli difficoltà nella gestione amministrativa ordinaria dell’ente». 

Nel dettaglio, nel 2011 il risultato di amministrazione è stato pari a –43 milioni (debiti pregressi accumulati), quello di competenza –8,1 mln (deficit d’esercizio), quello di parte corrente –2,2 mln. Il rosso nei conti resta nonostante la riduzione del personale dipendente (docente e tecnico-amministrativo) passato da 2.170 unità del 2009 a 1.944 unità nel 2011. 

Nel 2011 la spesa per contratti di prestazione d’opera è passata da una previsione iniziale di 842 mila euro ad un importo effettivo di 3,153 milioni (+274%). Su questa voce, scrivono i magistrati contabili, «appare necessario monitorare la voce degli incarichi esterni». Si registra anche un aumento della spesa per retribuzioni e altri assegni a ricercatori a tempo determinato pari +230%.

 La Corte sottolinea come nel periodo 2009–2011, la spesa del personale abbia sempre sforato il limite di legge del 90% (101,85% nel 2011) del Fondo di Finanziamento Ordinario, la principale fonte di finanziamento del sistema universitario. 

La situazione potrebbe diventare ancor più critica considerando che, con il decreto del 18 maggio 2012, tale limite è stato abbassato all’80%. 

In calo, ma pur sempre impressionante, il livello dei residui passivi pari a 83,9 milioni di euro, si tratta d’impegni di spesa non ancora saldati. I residui attivi, sempre che siano tutti esigibili, sono invece pari a circa 30 milioni.

Da ultimo i magistrati contabili rilevano come sul bilancio di previsione del 2013, i revisori dei conti dell’Ateneo «abbiano espresso parere contrario all’approvazione da parte del Cda dell’Ateneo». 

Anche i conti del 2012 hanno registrato un aumento del disavanzo di amministrazione da –43 a –46 milioni, il deficit di competenza è stato pari a –6 milioni, ma senza considerare rate di mutui per 6 milioni di euro su cui l’Ateneo ha formulato una richiesta di moratoria.

 Da segnalare che per un decennio l’Ateneo senese è stato molto più fortunato rispetto a tante altre università italiane. Dalla Fondazione Mps sono arrivati 8–9 milioni di euro all’anno.

Chi tutela l’università di Siena nel processo contro i responsabili del dissesto dell’Ateneo?

Zelia-RuscittoRiportiamo dall’Editoriale de “Il Cittadino Online” (“Facciamo ancora finta che non sia successo niente?“) il brano riguardante l’ateneo senese. In esso si legge che «l’Università è passata alle vie di fatto legali contro il professor Grasso». Non ne so nulla! Però, mi auguro di cuore che la notizia sia vera!

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) Proseguiamo con l’Università? Ieri (6 marzo) udienza rinviata per il buco dell’Ateneo. Nova, direbbe un senese doc! Di rinvio in rinvio (e prima di passaggio di carte in passaggio di carte) sono trascorsi 5 anni e di sapere di chi caspita sia la responsabilità di un disastro gestionale senza paragoni in Italia, siamo ben lungi dal sapere. In questo caso, ci permettiamo qualche altra osservazione di carattere strettamente etico/morale: secondo quanto riferito da alcuni sindacalisti presenti, in aula non c’era nessuno a rappresentare l’Università! Come mai? In un’inchiesta che vede dei rettori imputati come possibili responsabili del dissesto, perché l’ente non si interessa e non prevede una sua posizione attiva nel processo? Chi tutela un bene collettivo? Chi rappresenta la città (ma, per esteso, i cittadini italiani) di fronte alla giustizia? Questa domanda, fatta dal giudice Bellini oggi in aula, è rimasta sospesa nell’aria ed è caduta miseramente senza che nessuno alzasse il ditino a dire “Io, signor giudice”. E il fatto è decisamente inquietante e la dice lunga su chi oggi si trova a rappresentare l’Università di Siena.

Restando sempre in ambito universitario: in diversi (Lega Nord e Laura Vigni ma magari dimentico qualcuno) hanno chiesto al Rettore Riccaboni di fare il passo delle dimissioni. Una richiesta che scaturisce non solo dalla questione dell’indagine sulla sua nomina (ma già quella basterebbe!) ma che prende forza dalla questione dell’ultimo bilancio d’Ateneo e dalla relazione del Collegio dei Revisori dei Conti. Una bocciatura piena che giunge alla richiesta d’intervento del Miur al fine di avviare la procedura di dissesto finanziario. In due anni non si è riusciti a fare nulla per rimettere in piedi i conti dell’Università. A parte, ovviamente, allungare i mutui per far ricadere i debiti sulle generazioni future. Anche qui sono stati chiesti sacrifici ai dipendenti, sono state mandate via persone bisognose di lavoro (chiamando in causa la necessità del taglio dei costi!) ma chi amministra, chi prende stipendi faraonici (ed in alcuni casi ingiustificati) non ci pensa neppure a tagliarseli! E questi, detto tra noi, rappresenterebbero la schiera degli intellettuali. Di quelli che dovrebbero, sulla carta, avere una visione ampia, sollevata almeno di qualche metro dalla terra che noi miseri mortali calpestiamo ogni giorno… I docenti di questa un tempo illustre università tacciono. A parte qualche esempio di attivismo (vedi il professor Grasso contro cui l’Università è passata alle vie di fatto legali), regna un silenzio marziano. Il silenzio delle coscienze che sarebbe auspicabile non insegnare ai giovani.

Su tutte le vicende universitarie incombe il rischio prescrizione. Come a dire: sì, ci abbiamo provato ma… pazienza. Ormai le cose sono andate così; qualcuno ha preso soldi, qualcuno li ha solo spesi pensando che fossero suoi, qualcuno li ha usati per farsi una schiera di servi (all’Aurigi gergo) e crearsi una bolla di potere, qualcuno li ha usati per fare carriera altrove… fatevene una ragione! (…)

Per “influenza” è stata spostata l’udienza per le richieste di rinvio a giudizio sul dissesto dell’università di Siena

Bucoverita

Da alcuni giorni circolava la voce! Oggi la conferma! L’udienza davanti al Gup sulle richieste di rinvio a giudizio per diciotto indagati del dissesto dell’ateneo senese è stata aggiornata. Infatti, il giudice, alle 10,30, ha informato i convenuti (solo sei indagati e uno stuolo di difensori) dell’indisponibilità, causa influenza, dell’avvocato De Martino e della sua richiesta di differimento ad altra data. Il Gup ha così fissato la nuova udienza al 15 maggio e, ove ce ne fosse bisogno, al 17 e 20 maggio. La prescrizione, che aleggia da mesi su questo filone universitario, ha ormai trovato un venticello caldo e tranquillo che la sta spingendo lentamente verso un porto calmo e sicuro. Non resta che adoperarsi per realizzare la costituzione di parte civile per il dissesto economico-finanziario dell’Università di Siena.

Ateneo-con-buco

I radicali e la sindrome grillina

Marco Pannella ed Emma Bonino

Marco Pannella ed Emma Bonino

Da: L’opinione 2 marzo 2013

Dimitri Buffa. C’è chi non voleva “morire per Danzica”. E poi contribuì allo scoppio della seconda guerra mondiale. E c’è chi, oggi, mutatis mutandis, tra i radicali italiani, intesi come i più o meno aderenti o iscritti alla galassia creata da Pannella alla fine degli anni ’80 attorno al Partito radicale transnazionale e transpartito, si chiede se abbia senso continuare a fare politica perché gli altri ne raccolgano i frutti elettorali e istituzionali. Cioè se abbia senso “lavorare per Grillo”. L’interessato però, benché il gennaio 1998 in un’intervista vagamente profetica avesse reso omaggio al duo Pannella-Bonino, definiti come gli ultimi romantici in politica, lo scorso 8 maggio, dopo la notevole affermazione avuta alle amministrative, in una dichiarazione che offese non poco la sensibilità radicale ebbe il coraggio di dire che “se il MoVimento 5 Stelle farà boom (come quello dei favolosi anni ’60), il prossimo presidente non sarà un’emanazione dei partiti, come la Emma Bonino”. Come a volersi scrollare da dosso un eventuale debito di royalty da pagare alle idee radicali. Gli addetti ai lavori della politica sanno che le poche idee buone, quelle migliori, tra quelle che hanno portato all’incredibile successo del M5s sono tutte farina del sacco radicale: abolizione del finanziamento dei partiti e restituzione del bottino, trasparenza on line, anagrafe degli eletti e dei nominati, eccetera.

Mentre le altre idee, quelle sulla decrescita, alcune demagogiche altre addirittura demenziali, appartengono all’ala movimentista casaleggiana e poco o nulla hanno a che vedere con l’odio verso la casta. Che i radicali sobillano da cinquant’anni ma che regolarmente non riescono a tradurre in consenso elettorale. E checché ne dica l’attuale dirigenza radicale questo avere raccolto solamente settantamila voti, a fronte dei 300 mila se non 500 mila cui ci si era abituati, ha poche plausibili spiegazioni nella pur giusta analisi di uno stato, quello italiano, che vive fuori dalla legalità interna e internazionale come peraltro dimostrano le continue condanne europee in materia di giustizia e di carceri in particolare. Grillo nel 1998 irrideva la visione pannellian-boniniana di un paese che aveva perso il proprio stato di diritto. Definiva i radicali come “gli ultimi romantici” della politica e sosteneva essere giusto, con un notevole gusto del paradosso, che dovessero scomparire. Sostenendo che l’Italia si stesse avviando verso le tenebre. Nei 24 minuti testimoniati dalla intervista di Dario Vese trasmessa da Radio radicale quel 5 gennaio 1998, nel contesto della nascita di Radio Parlamento e dei timori che la Radio di Pannella potesse essere gradualmente fatta fuori, Grillo tirava fuori la propria visione apocalittica del mondo secondo cui il diritto ormai era diventato “nemico della gente”. I paradossi e l’irrazionalità del messaggio di Grillo erano già chiari. Ad esempio nella frase “ma perché vi ostinate a pensare che far sentire il Parlamento è far sentire la voce della democrazia..?” Grillo poi suggeriva a Radio radicale di andare a far sentire la voce della “ggente” in diretta dai super mercati. O di andare a protestare a Bankitalia. Ecco a ben vedere è quello che poi lui ha fatto più o meno nella personalissima “lunga marcia” partita dal Vaffa day e conclusasi con lo “Tsunami tour”.

Chiaramente proporre a un filosofo come Pannella (che discetta per ore in Radio di Cesare e di Pietro, prendendo a prestito le parole di Cristo per comunicare come oggi il problema sia proprio Cesare, lo stato, che non rispetta più le sue stesse leggi e questo non solamente in Italia ma un po’ in tutto il mondo, e come persino Pietro, cioè la Chiesa, magari quella del Ratzinger dimissionario, si stia evolvendo nei suoi confronti) di scendere sul piano grillesco è un po’ una bestemmia. Però quel che è avvenuto, come si lamentano nei vari forum i tanti “radicali ignoti”, è esattamente il contrario: “abbiamo lavorato per Grillo”. E per 50 anni. Nel senso che questa persona si è presa le idee cardine dell’ontologia radicale, principalmente sul finanziamento dei partiti e sullo svergognamento della casta, se ne è appropriato senza neanche ringraziare ed è andato a raccontarle nelle piazze e su internet come se fossero una sua invenzione. E quegli stessi italioti che per decenni hanno detto “che palle ‘sto Pannella con la partitocrazia”, eccoli oggi delirare per l’astuto comico genovese che ha condito il tutto con un po’ di salsa no Tav, no logo e con tanto giovanilismo d’accatto. Grillo però ha fatto di più e di peggio a Pannella e ai radicali: non solo si è impadronito della parte centrale del loro pensiero politico ma se le è anche venduta meglio e ha dimostrato come sia ormai un falso problema essere più o meno silenziati da tv e giornali prima, durante e dopo la campagna elettorale.

E depotenziando così l’eterna giustificazione di ogni insuccesso radicale: “ci hanno silenziato”. Questo problema di comunicazione spicciola è oggi il problema centrale della galassia radicale e non lo si combatte più con scioperi della fame e della sete che provocano appelli di solidarietà come negli anni ’70 ma che nessuno a livello della plebe riesce più a capire per l’ottimo motivo che non siamo più negli anni ’70. L’Italia è regredita intellettualmente prima che moralmente. Grillo diceva che i radicali dovevano “adeguarsi strutturalmente al nuovo mercato”. Non lo sapeva ma non aveva torto. Tra il 1968 e la fine degli anni ’70 l’ideologia spingeva anche il bottegaio ad emanciparsi dalla propria ignoranza e dal proprio particulare mentre la classe operaia era chiaramente indottrinata ed intellettualizzata, e questo tanto a destra quanto a sinistra. Adesso la politica la si fa negli outlet e sebbene Pannella e Bonino non si siano mai rassegnati a questo andazzo e non abbiano voluto prendere qualche contromisura le cose stanno così. Grillo, che ha molta meno onestà intellettuale ma tanta più furbizia politica, dopo essersi impossessato delle idee per cui i radicali hanno lavorato una vita oggi passa all’incasso. Mentre i nostri eroi scompaiono dalle istituzioni e lo stesso partito, senza soldi, è ridotto, come si dice a Roma, a “due pinze ‘na tenaglia”. Grillo diceva che i radicali dovevano morire per poi risorgere. È anche vero, come dice Pannella, che di profeti della scomparsa dei Radicali sono pieni i cimiteri della poiltica italiana. Speriamo bene.

Mentre il Monte dei Paschi chiede il risarcimento dei danni, il rettore dell’università di Siena premia i responsabili del dissesto dell’ateneo

UnisiMPS

Banca Monte dei Paschi di Siena. La Banca comunica che, in forza di delibera del Consiglio di Amministrazione, ha promosso in data odierna avanti il Tribunale Civile di Firenze le seguenti azioni giudiziarie e precisamente:

(i) nei confronti dell’ex Presidente Avv. Giuseppe Mussari e dell’ex Direttore Generale Antonio Vigni un’azione di responsabilità sociale, e nei confronti di Nomura International Plc un’azione di responsabilità extracontrattuale per concorso della stessa con i predetti esponenti della Banca, in relazione all’operazione di ristrutturazione finanziaria concernente le notes Alexandria posta in essere nel luglio-ottobre 2009; con tale azione viene chiesta la condanna in solido delle parti convenute al risarcimento dei danni subiti e subendi dalla Banca per effetto della contestata operazione;

(ii) nei confronti dell’ex Direttore Generale Antonio Vigni un’azione di responsabilità sociale, e nei confronti di Deutsche Bank AG un’azione di responsabilità extracontrattuale per concorso della stessa con il predetto esponente della Banca, in relazione alle operazioni di Total Return Swap poste in essere nel dicembre 2008 con riferimento alla società veicolo Santorini Investment Ltd; con tale azione viene chiesta la condanna in solido delle parti convenute al risarcimento dei danni subiti e subendi dalla Banca per effetto delle contestate operazioni.

In relazione a quanto precede il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di porre all’ordine del giorno dell’assemblea dei soci, che verrà convocata per l’approvazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2012, anche le deliberazioni in merito alle predette azioni di responsabilità nei confronti degli ex esponenti aziendali sopra indicati.

Se il Paese punisce i veri eroi anti-casta

Rossodivita-BerardoDa: il Giornale 28 febbraio 2013

Nicola Porro. Agli italiani degli sprechi della politica non importa davvero nulla. Non stracciate il Giornale e seguite il ragionamento. Diciamo meglio: gli italiani si dicono indignati per gli sprechi, ma non si comportano di conseguenza. Così come tutti si dicono contro l’evasione. Ma quella degli altri: poi, una ricevutina farlocca l’accettano in molti. Ma come, si dirà, con i milioni di voti ottenuti da Grillo come si fa a sostenere una panzana simile? Stop. Fermiamoci un attimo. Il voto di Grillo è tante cose e non staremo qui a fare il predicozzo o l’analisi di chi sapeva tutto, anche se il giorno dopo. Al contrario vogliamo sostenere come si sapesse tutto il giorno prima. Esiste un solo laboratorio in cui è stato testato scientificamente un gruppo politico nemico del consociativismo nello spreco pubblico: era presente alla Regione Lazio dei Fiorito e dei Mariuccio. Era il gruppo della lista Bonino-Pannella. Sì, sì, certo quelli del grande Satyagraha, radicale, liberale, libertario, liberista e antipartitocratico, a favore del divorzio, dell’aborto, dell’obiezione di coscienza, contro la cupola partitocratica della corte incostituzionale, che odiano il fascismo degli antifascisti e compagni e amici e quello che diavolo viene in mente nella lunga filastrocca del capelluto Pannella. Vi avranno pure stufato. Ma i suoi due unici rappresentanti nel Lazio, Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo sono stati l’esempio di una vera battaglia politica e democratica contro lo scempio dello spreco pubblico. Eppure nessuno li ha voluti, quasi nessuno li ha votati. Sono stati loro a denunciare gli assurdi finanziamenti ai gruppi regionali, che andavano avanti (rimpolpati) da trent’anni. Sono stati loro a far scoppiare lo scandalo Fiorito. Sono stati loro a innescare la miccia per la quale le Procure di mezza Italia inseguono gli scontrini dei consiglieri in ogni regione. Sono stati loro a chiedere il 10 dicembre del 2010 per quale dannato motivo si dovessero istituire alla Regione Lazio quattro nuove commissioni. Per quale strano destino su 70 consiglieri regionali del Lazio la bellezza di 60 erano presidenti o vicepresidenti di qualcosa. Compresa la favolosa commissione per i Giochi Olimpici del 2020 (che ha portato una certa sfiga). Si sono battuti ispirati dall’idea semplice e liberale che i costi di una commissione provengono dai quattrini pagati con le tasse dai cittadini. E questo lo hanno detto, denunciato, urlato, scritto nei loro siti. Ma… Ma nessuno se li è portati a casa. Sì certo, con un beau geste di quelli di cui è capace, Francesco Storace aveva provato ad apparentarli alla propria lista. Ma il Pd (orfano dell’intuizione di Veltroni per cui i rompiballe radicali erano utili) li ha «schifati». E così sono andati da soli. Per carità nulla di male. È la democrazia. Ebbene Rossodivita e i suoi amici (da queste parti compagni non si riesce proprio a dire, sul genere di «Scusa» per Fonzie) alle ultime elezioni hanno preso 14.567 voti. I grillini 662mila. Niente, rasi al suolo. Zingaretti è stato eletto con 1,3 milioni di voti. 
In questo caso dei radicali importa poco, ma dell’ipocrisia molto. Quando qualcuno si alzerà e si lamenterà degli sprechi in Regione e del bla bla sui costi della politica, converrà rammentargli del bazooka che aveva a disposizione e che non ha saputo usare: il proprio voto.

Manifestazione dei Cittadini senesi: anche di chi non è nato sulle lastre?

Blog dell'Associazione "La Città ai Cittadini"

Riportiamo il comunicato integrale dell’Associazione “la Città ai Cittadini” che ha organizzato una manifestazione pubblica a Siena.

Per Orgoglio e la Dignità di essere Cittadini Senesi!

La Città ai Cittadini” raccogliendo l’invito di numerosi Senesi organizza per mercoledì 27 Febbraio, ore 18.00 una manifestazione pubblica con raduno in Piazza del Campo, sotto il Palazzo Comunale, per riaffermare l’orgoglio e la dignità di un’intera Città, che chiede il rispetto e la salvaguardia della propria Storia e delle proprie Istituzioni, appellandosi a quei valori di giustizia, libertà, democrazia, che da sempre appartengono a questa comunità, e che invece sono andati pian piano sbiadendo nel corso degli ultimi anni, con gravi conseguenze per l’immagine di Siena.

È il momento di alzare la testa, orgogliosi di essere Cittadini Senesi, pronti a rimboccarci le maniche a difesa della Città e a tutela del suo futuro. Per questo facciamo un caloroso appello a tutti i Cittadini, senza distinzioni, uniti solo dall’amore per la propria Città, a partecipare all’iniziativa per riaprire una nuova stagione per Siena, affinché chiaro e forte sia il segnale di una Città che, seppur ferita, reagisce con forza e orgoglio, lasciandosi alle spalle il passato e affrontando il futuro con rinnovato vigore e fiducia nella giustizia, nella libertà e nella democrazia che in questo territorio hanno per molto tempo dimorato! Partecipiamo numerosi!

Università di Siena ad Arezzo: “hic sunt cialtrones et pataccones”

Pionta
Arezzo: hic sunt leones, no, hic est pseudo tyrannis (qui ci sono i leoni, no, qui c’è una pseudo tiranna)

USB P.I. Università di Siena. Arezzo non sembra una sede distaccata dell’Ateneo, ma una realtà a sé, dove le scelte vengono fatte in totale autonomia, senza alcun rispetto dei regolamenti interni d’Ateneo e del CCNL. Siamo intervenuti a gennaio rivolgendoci direttamente alla Direttrice Amministrativa e alla Direttrice dell’unico Dipartimento di Arezzo senza ricevere risposta alcuna. A questo punto non resta altro che porre pubblicamente le questioni, visto che le vie istituzionali non hanno ottenuto alcun risultato.

Il 21 dicembre, giorno in cui l’Ateneo chiude, viene mandata una comunicazione ai colleghi tecnici e amministrativi, e si spera anche ai docenti, per informare che le serrature degli stabili in uso all’Ateneo ad Arezzo del complesso del Pionta verranno sostituite. Inoltre si comunica che l’orario di apertura è dalle 8.00 alle 20.00 dal lunedì al venerdì. La cosa “bella” è che per una volta è stato riservato lo stesso trattamento ai docenti, infatti alcuni si sono ritrovati nella impossibilità di accedere ai loro studi non sapendo che le serrature erano state sostituite, e chi aveva le chiavi non era presente. Palazzina donne chiusa fino alle 9!

Il risvolto spiacevole di questa vicenda è che la Direttrice ha deciso in totale autonomia a chi dare copia della chiavi, forse suoi fidati collaboratori? Il possesso delle chiavi ha assunto tale rilevanza che chi le ha, in alcuni casi, le usa e poi si chiude dentro gli edifici, lasciando fuori la mattina altri colleghi. Superiamo la sindrome del “mio tesoro” e facciamola finita! Pare che ora si sia arrivati ad una soluzione parziale del problema garantendo l’apertura alle 7.45, ma il problema della sicurezza resta. La Direttrice dell’unico Dipartimento pensa di aver acquisito un diritto di proprietà sul personale tecnico e amministrativo per donazione da parte dei vertici dell’impero? Sì, se la stessa, con tono minaccioso e urlato, sostiene di poter imporre l’orario che vuole a chi decide lei. Ha già ridotto l’apertura fino al venerdì senza tener conto di chi lavora su sei giorni, e vuole imporre turni. Quello che stiamo vedendo esprimersi ad Arezzo è un atteggiamento dispotico che non possiamo accettare.

Altra questione grave è quella della gestione dei servizi generali della sede di Arezzo. Inseriti nel Dipartimento, sono un guazzabuglio di sovrapposizione di competenze. I colleghi dei servizi generali hanno le stesse competenze dei colleghi dei presidî di Siena, ma non hanno la stessa dignità né pari trattamento organizzativo. Vi è poi la questione che ad Arezzo i servizi generali non si riferiscono solo a servizi comuni, ma a servizi legati a strutture dell’Amministrazione centrale, che ovviamente devono avere un’interfaccia ad Arezzo. Come per l’ufficio tecnico che ha un suo ufficio distaccato, perché non prevederne una per il Q.it o per altri uffici dell’Amministrazione centrale? Non era più funzionale dare ai servizi generali di Arezzo il ruolo e le competenze dei presidi e ancor più le competenze distaccate degli uffici dell’Amministrazione centrale? Sì, altrimenti perché un anno e mezzo fa la stessa Amministrazione aveva creato il polo unico dei servizi di Arezzo? Con quel provvedimento si mettevano insieme tutte le competenze periferiche dell’Amministrazione centrale in un’unica struttura. Oggi cosa è cambiato? Chiediamo l’istituzione del presidio ad Arezzo! Chiediamo il rispetto dei regolamenti interni sull’orario di lavoro e del CCNL!

Il Ministro, sulle irregolarità elettorali: «Se avessi saputo non avrei nominato questo rettore»

Asini-e-sciacalli

Cecilia Marzotti: Elezioni del rettore Riccaboni, nuovo rinvio dell’udienza (La Nazione Siena, 23 febbraio 2013).

S. I.: L’elezione del rettore. E le due cordate, al telefono (Corriere Fiorentino, 23 febbraio 2013).

Sonia Maggi. Elezione del Magnifico. Nuovo rinvio al 22 marzo (Corriere di Siena, 23 febbraio 2013).

Non si uccidono così anche le università?

Evoluzione al 2020

Ecco l’evoluzione, proiettata fino al 2020, del numero del personale docente e tecnico-amministrativo dell’Università degli Studi di Siena (fonte: Ateneo). I numeri parlano da soli. Nel 2020, sempre che l’Università di Siena esista ancora, così come l’abbiamo conosciuta, ci saranno 387 amministrativi e tecnici in più dei docenti.