Laura Vigni, candidata a sindaco di Siena, chiede le dimissioni del rettore dell’università

Laura-VigniLaura Vigni. Il rinvio da parte del Tribunale di Siena della decisione sul ricorso dei lavoratori dell’Università riguardante il salario accessorio, prolunga ancora lo stato d’incertezza in cui restano tanti lavoratori dell’Università mentre sull’istituzione si addensano altre nubi. 
Purtroppo, come avevo già denunciato in un mio intervento datato 11 novembre, si è invece aggravata ulteriormente la situazione dei lavoratori della Cooperativa “Solidarietà” che – al contrario di quanto il Rettore Angelo Riccaboni mi aveva assicurato in occasione di un incontro sollecitato dallo stesso Riccaboni dopo quel mio intervento – cesserà ogni rapporto con l’Ateneo dal prossimo aprile, lasciando 64 lavoratori in cassa integrazione. A fare le spese di un piano di risanamento di dubbia efficacia, come nelle peggiori e più facili previsioni, sono quindi ancora una volta i più deboli, meno tutelati.

Illuminante infine, appare la valutazione negativa del Collegio dei Revisori di Conti dell’Ateneo formulata nell’ultima relazione, nella quale «si esprime parere contrario all’approvazione da parte del Consiglio d’amministrazione dell’Università di Siena del bilancio unico d’Ateneo di previsione autorizzatorio per l’esercizio 2013, nonché del bilancio unico d’Ateneo preventivo non autorizzatorio per il 2013» e viene auspicato «che il Miur definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente».
 Questi fatti mettono in discussione più di ogni parola la validità del programma di risanamento di Riccaboni, che non sembra aver raggiunto nessuno dei suoi scopi. Il Rettore non può che prenderne atto.

Altrettanto discutibile mi appare la decisione di confermare nel CdA dell’Università in “rappresentanza” degli enti locali Roberto Morrocchi. Egli sembra rappresentare più la “società” dei partiti che la società civile e in ogni caso simboleggia la più totale continuità con il sistema precedente che ha portato al disastro finanziario la nostra principale istituzione culturale. La più volte dichiarata intenzione del rettore di voler effettuare un radicale rinnovamento rispetto a politiche e pratiche del passato sembra essere sempre di più un artificio retorico e propagandistico.
 Se la piena e totale autonomia dell’università è un principio che non può essere messo in discussione, la comunità universitaria non può rimanere insensibile e indifferente alle sempre maggiori preoccupazioni che il territorio senese avverte sul destino della sua università. Non posso che auspicare che essa trovi la forza di emanciparsi dai condizionamenti e la capacità di cambiare radicalmente rotta per traghettare finalmente la nostra università fuori dal guado.

Per l’università di Siena, non una politica ma un mercimonio di posti di lavoro e di carriere partitiche nella docenza e tra i tecnici e amministrativi

Altan-melasanaRabbi Jaqov Jizchaq. Dice Riccaboni: «Dentro l’università non c’è ingerenza politica!» È vero: dentro l’università non c’è la politica, c’è la …partitica. Non si vede, in effetti, all’opera alcuna lungimirante politica per l’università, ma si è visto nel corso degli anni un mercimonio squallido di posti di lavoro e di carriere prettamente partitiche, nel campo della docenza come in quello tecnico e amministrativo. I pesantissimi squilibri e i paradossi coi quali ci misuriamo (da un lato c’è troppo personale, dall’altro molti corsi e servizi cessano per mancanza di personale) rivelano meglio di qualsiasi altra cosa quale sia stato il ruolo della “partitica” all’interno dell’università, in assenza di una vera politica.

Personalmente continuo a ritenere intollerabile il fatto che il dibattito politico attorno all’università prescinda paradossalmente dall’essenziale: quando la FIOM o i giornali parlano della FIAT, si occupano eccome di impianti, stabilimenti, linee produttive, modelli, competenze tecniche, ingegneri, maestranze, progetti, competitività, produttività, motori, bielle e pistoni. Perché questo è ovviamente essenziale nella vita di una fabbrica; anzi, questo è ciò che tiene in vita la fabbrica; spesso quando un politico parla di università, pare che stia parlando dell’ennesimo ente pubblico da depredare, fatto esclusivamente di generici “posti” e “uffici”, dove alberga pigramente il ragionier Fantozzi e altri impiegati perfettamente intercambiabili. Un oggetto immobile e sempre uguale a sé stesso, non un corpo amputato e non una fabbrica anch’essa, che sta giorno dopo giorno perdendo impianti, professionalità, prodotti, competitività. L’ottica da cui guardare le cose non può essere quella rassegnata, ma, tutto sommato, comoda di chi va in pensione al culmine della carriera fra tre o quattro anni, ma quella di chi deve restare ancora per molti anni.

Assodato che di soldi non ne verranno, che il paese perde 480 posti di lavoro il giorno, mentre chiudono migliaia d’imprese, anziché aspettare Godot si dovrebbe puntare alla riorganizzazione complessiva del sistema universitario, e questo è un problema che travalica i confini cittadini. Più tempo passa, più la situazione sarà difficile da recuperare; non è veramente tempo di autarchia e di particolarismi feudali, di soluzioni abborracciate o minimaliste; mettere delle pezze non basta più (“peso el tapòn del buso”), ma purtroppo direttive lungimiranti e coraggiose dall’alto, ove ci si compiace, oramai esausti ma appagati (“il settimo si riposò”) di aver disegnato una riforma “epocale”, non ne vengono. La splendida trovata di trasformare le facoltà in dipartimenti dagli acronimi bizzarri, non mi pare proprio di per sé sufficiente a fronteggiare problemi delle dimensioni di quelli predetti. Di sicuro c’è solo che implacabilmente ci attendono altri tagli, senza che sia chiaro qual è al fondo la “pars construens” di questa non-politica.

L’università di oggi appare padronescamente tiranneggiata da un’insensata e meccanica burocrazia di genere sovietico: anche le “valutazioni” meritocratiche si riducono alla fine in enormi pasticci burocratici; nulla, che abbia a che fare con i contenuti e col senso delle cose, pare avere più diritto di cittadinanza. Sembra che la compulsiva emanazione di “circolari” e promulgazione di “decreti” e divieti, di complicatissime tabelle che quantificano il nulla (strumenti di tortura coi quali si infierisce sadicamente su un corpo malato), basti di per sé a coprire l’assenza di un orizzonte di senso in una macchina che in larga misura gira a vuoto.

Il buco senese è stato “scoperto” oramai da cinque anni, se non sbaglio. Sono stati messi in vendita storici edifici che nessuno comprerà e l’unico esito sarà quello di rendere ancora più spettrale il centro storico di una città già semivuota di residenti. Leggo nel sito MIUR che al 2007 a Siena risultavano 1050 docenti di ruolo; al 2012 risultavano scesi a 811. IL dato nazionale è che si è perso in pochi anni il 22% del corpo docente. Il trend non mi pare destinato a invertirsi. Il che vuol dire, con le leggi attuali, e in forza del solo dato anagrafico, che hanno chiuso e chiuderanno nei prossimi anni molti altri insegnamenti e corsi di laurea non esattamente “inutili”. In questa cornice, grandi idee per far fronte alla gravità del momento non se ne vedono; come ho già scritto, a mio modestissimo avviso il problema oramai non si risolve “intra moenia”, attraverso una sorta di ripiegamento provincialistico (“piccolo è bello”), ma solo in chiave “federalista”, cioè attraverso una fattiva e robusta interazione a livello dei maggiori atenei della regione.

Per il rettore non c’è ingerenza dei partiti dentro l’università di Siena

RiccaboniSenzapolitica

Dalla trasmissione televisiva “L’ultima parola”.

Giornalista. (…) si parla di rimborsi gonfiati per master e corsi di aggiornamento dei professori qua dentro l’università, lei non …

Riccaboni. Questo riguarda altra Amministrazione, quindi se lei sa qualcosa di nuovo.

Giornalista. In cinque anni precedenti in cui era qua lei non ha mai notato queste cose, rimborsi gonfiati …

Riccaboni. Io faccio il rettore da due anni, prima non mi occupavo di amministrazione; quindi non mi riguardano quelle vicende di prima degli ultimi due anni …

Giornalista. L’ingerenza politica dentro il sistema Siena, e in particolare dentro l’università, è davvero così forte?

Riccaboni. Dentro l’università non c’è!

Giornalista. Non c’è la politica? Come fa a non esserci?

Riccaboni. Mi dica come fa a esserci!

Giornalista. Secondo il rettore, dunque, sorprendentemente, la politica non è presente dentro l’università; ma la maggior parte delle persone, da queste parti, sa bene che l’ingerenza dei partiti sulla città attraverso la Fondazione, è bene evidente. Il Monte dei Paschi comprava tutto e tutti (…)

Auguriamoci che si parli anche della cattiva maestra: l’università di Siena

Press-and-the-City

È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’Università di Siena

RiccabocchioAi quotidiani che avevano pubblicato la notizia sulla richiesta di commissariamento e sullo squilibrio nei conti dell’Università di Siena, il rettore ha inviato una rettifica che distorce i dati e il parere dei revisori dei conti. In realtà, il disavanzo di competenza previsto per il 2013 è di 19 milioni di euro e non di 6 milioni come vorrebbe far credere il magnifico. Non è la prima volta che il rappresentante legale dell’università diffonde notizie errate, esponendo al ridicolo sé stesso e l’istituzione che dovrebbe rappresentare. Ormai è chiaro che, nell’esclusivo interesse dell’ateneo senese, l’interdizione del Prof. Angelo Riccaboni dalla carica di rettore debba ritenersi una misura cautelare necessaria, considerando la reiterazione di abusi, l’inquinamento probatorio in atto, la dissipazione delle scarse risorse per attività non istituzionali, l’illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati. È gravissimo che, dopo più di quattro anni dalla scoperta della voragine nei conti, non sia ancora stato approvato un piano di risanamento rigoroso, in grado d’incidere sugli sperperi e soprattutto sulle spese strutturali. Non è possibile rilanciare la didattica, la ricerca e recuperare il prestigio dell’ateneo senese senza un preventivo risanamento strutturale del bilancio. È incredibile che, a fronte di un disavanzo d’amministrazione di 46 milioni d’euro (al 31 dicembre 2012) il rettore – un tecnico in economia aziendale – non sappia far altro che proporre il congelamento per cinque anni delle rate dei mutui, con ciò penalizzando l’ateneo di oltre sedici milioni d’euro, con evidente danno erariale. Impreparazione e insipienza, assenza totale di trasparenza, azioni truffaldine relative all’utenza sostenibile, organi di governo esautorati delle loro prerogative sono tutti elementi con i quali il rettore, privo della piena legittimità a esercitare le sue funzioni (perché eletto e nominato nella carica in modo irregolare), sta affossando definitivamente l’università di Siena. Da aggiungere, inoltre, che il collegio dei revisori dei conti «auspica che il Miur definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.»

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (11 febbraio 2013) con il titolo «Grasso torna a chiedere l’interdizione del rettore».

Siena: zimbello d’Italia con la “piccola Oxford” del menga

ZimbelloUnisiRabbi Jaqov Jizchaq (…) la “piccola Oxford”, che smisurata presunzione: v’è gente vana come la sanese? Ma quale “piccola Oxford” del menga? Zimbello d’Italia, per il crack multiplo di banca, università e maggioranza politica. L’Italia, a sua volta, zimbello d’Europa, come rivelano i dati allarmanti e umilianti diffusi dall’OCSE: siamo il popolo più ignorante che detiene il record europeo della più bassa percentuale di laureati nella fascia di età fra i 30 e i 34 anni (il 19% a fronte di una media europea del 30%), stabilmente situati al 34° posto su 36 paesi Ocse. Oxford ha dato al mondo una sessantina di premi Nobel e un pugno di Fields Medals; molto tempo fa in questo blog espressi il rammarico che a Siena le scienze pure ed applicate non godessero della dovuta rilevanza; ma nella città che ospita una storica Accademia che ebbe tra i suoi corrispondenti Immanuel Kant, nella città che dette ricovero a Galileo in momenti difficilissimi della sua esistenza, non solo non ha mai preso piede un polo scientifico vero e proprio, ma dopo lo scoppio della crisi, oramai sono stati potati un numero così sconfortante di livelli magistrali e dottorali, che di certo non è lecito sperare in meglio per l’avvenire delle “scienze avanzate”. Sicché non si capisce bene cosa voglia dire “rilancio” per buona parte dell’ateneo senese: tornare alla configurazione precedente gli anni ’70, più qualche cosa? Bene, nulla quaestio, ma diteci almeno cosa volete farne di tutto il resto, perché la politica di nascondere la testa sotto la sabbia non va bene.

Di quattrini, in futuro ve ne saranno sempre di meno; i livelli occupazionali precrisi verranno ripristinati nel 2025, dicono gli economisti, mentre nel frattempo in Italia scompaiono 480 posti di lavoro al giorno. Pensare pertanto di reintegrare i settori disciplinari spolpati dalle massicce uscite di ruolo è pura, irresponsabile utopia. Vagheggiare un futuro in cui si ricomincerà a bandire concorsi a tutto spiano è demenziale: “l’idraulico non verrà”, come titolava un poemetto di Fruttero & Lucentini. Non so che ateneo si immaginano i nostri comandanti e subcomandanti, ed è superfluo che ripeta ancora una volta monomaniacalmente quella che a mio modestissimo avviso appare oggi l’unica strada rimasta aperta per salvare dal naufragio interi reparti della ricerca e naturalmente dare una prospettiva a chi ci sta dentro (che bene o male lavora per l’università statale, non per qualche contrada o partito, e che secondo le recenti direttive dell’ANVUR deve oltretutto prodursi in performances di alto livello assai improbabili al di fuori di contesti appropriati): laddove oramai una orgogliosa “autonomia” sia palesemente insostenibile, si tratta di ricompattare i settori disciplinari e costituire corsi di laurea degni di questo nome con tutti i livelli, da quelli di base ai dottorati di ricerca, non più localmente, ma a livello interateneo; ragionare cioè in termini “federali” in chiave di “università della Toscana”, contemplando la possibilità di spostare i docenti interessati laddove la loro disciplina abbia una qualche possibilità di sopravvivenza.

Non vedo altra soluzione per frenare la deriva entropica della quale sono preda oramai anche atenei più solidi di quello senese, con l’uscita di ruolo di un professore su quattro e la chiusura di circa duemila corsi di laurea. Mi si dica altrimenti in cosa cosiste la “strategia di rilancio”. Purtroppo però, al di là delle asperrime polemiche di “noartri contro voartri”, mi pare che al fondo del “dibattito” intorno all’università di Siena (già passato in secondo piano dopo lo scoppio dello scandalo bancario) permanga un atteggiamento di sostanziale inerzia ipocritamente fatalistica: ci si esprime sul futuro dell’ateneo in chiave metaforica, con astrazioni come “l’antico ateneo”, ignari del fatto che non esiste un corpo unico, ma tanti pezzi disarticolati, alcuni dei quali già perduti, altri che si vanno perdendo, e che le cause di tale processo non consentono di rubricare tutto ciò che va perduto alla voce “le cose inutili”. Il mondo politico si pasce di retorica e delle risse senza costrutto. Non ho mai sentito nessun esponente politico di nessun partito esprimersi con un briciolo di concretezza e competenza su questi temi (e ci chiedono pure il voto).

A Siena, che sta per diventare provincia di Grosseto, i problemi sono: i cavalli e i fantini

UnisiMpsgroviera

Emblematico il commento di Pippo a “il Cittadino online” sulla situazione senese.

ILLUSIONE

Pippo. I senesi si svegliano? Poveri illusi! Tra poco ricomincia il Palio, c’è da pensare ai cavalli, ai fantini, boni eh, costi quel che costi. Questi sono i problemi mica altro. Un tamburo, una bandiera, un fantino e un ronzino e siamo a posto, occhio alla rivale se no ci si purga. Che tristezza! Siena diverrà provincia di Grosseto, e meno male che la Val d’Elsa è lontana, se no in un futuro rischiava di diventare frazione di Poggibonsi. A Siena un tempo, oltre al Monte, c’erano la Sclavo, la Sapori, l’Università e tante piccole realtà. Ora che rimarrà? L’università ormai è in crisi da anni e chissà come andrà a finire, il Monte va via, il resto è sparito: si diventa una città depressa con una rete di comunicazione da terzo mondo. Almeno quelli che hanno fatto danno stessero zitti, invece continuano a parlare; facce di bronzo. Ma se a qualcuno, un giorno, girassero un po’ di più e si volesse sfogare per bene facendo una bella pulizia di questi tristi figuri?

Siena: «groviera» d’Italia

GiannelliDi seguito, il brano sull’Università, tratto da un articolo del “Mondo” (oggi in edicola) intitolato “Terra di Siena bruciata“.

La «Oxford» con il buco

Fabio Sottocornola. Luglio 2010, Angelo Riccaboni diventa rettore di quella che era considerata la Oxford d’Italia, battendo al ballotaggio Silvano Focardi per 16 voti. Numerose e pesanti le irregolarità commesse al seggio da parte della commissione elettorale. Almeno, secondo il sostituto procuratore Antonino Nastasi (lo stesso che indaga su Mps e altro) che chiede il rinvio a giudizio per dieci persone. Falso ideologico commesso da pubblico ufficiale è il capo d’imputazione. Venerdì 22 febbraio si terrà la prima udienza davanti al Gup per chi ha scelto il rito classico. Tra questi dovrebbe esserci l’ex preside di giurisprudenza Roberto Guerrini. Un mese dopo (22 marzo) toccherà a chi vuole il rito abbreviato. Qui dovrebbe esserci il suo predecessore Lorenzo Gaeta. il rettore non è coinvolto in questa storia. Ma come risulta al Mondo, in caso di rinvio a giudizio o eventuali condanne sarebbe pronto a dimettersi, lasciando la gestione ordinaria dell’ateneo a Francesco Frati (prorettore vicario) per ripresentarsi alle elezioni. Con il nuovo mandato di sei anni, vincendo rimarrebbe fino al 2019. Molto prima di allora, precisamente il prossimo mercoledi 6 marzo si terrà l’udienza sul buco da oltre 200 milioni di euro nei conti dell’ateneo. Anche in questo caso il giudice per l’udienza preliminare deve decidere se mandare a processo i 17 indagati eccellenti. Come l’ex magnifico Piero Tosi, successore di Luigi Berlinguer sulla poltrona più alta nonché capo della Crui per diversi anni: il suo nome era circolato tra i possibili ministri (Università e ricerca) del secondo governo Prodi. Sotto inchiesta un altro rettore quale Silvano Focardi, vecchi direttori amministrativi e ragionieri. A vario titolo, le accuse sono falsità ideologica, abuso d’ufficio e peculato. I bilanci sarebbero stati truccati, con interventi anche a penna, già dal 2003 per far apparire il pareggio invece del disavanzo. In aggiunta, figurano spese di rappresentanza, palchi al Palio, acquisti di pesce o vini non pertinenti all’attività di ricerca, sempre secondo gli investigatori.

Sette anni fa, per molto meno, fu sospeso il rettore Tosi. Che si aspetta a interdire Riccaboni?

Altan-criccaUniversità di Siena: la Lega torna a invocare il commissariamento

Francesco Giusti. La querelle tra il rettore Riccaboni e il Fatto Quotidiano, secondo il nostro modo di vedere, dà luogo a due riflessioni. La prima è che tutto ciò conferma quanto asserito ormai da anni dalla Lega Nord di Siena, che ha sempre tenuto sotto la lente d’ingrandimento le vicende universitarie senesi, dandosi da fare per tenere alta l’attenzione sull’enorme problema che la pessima gestione dell’Ateneo avrebbe (come, infatti, ha) causato all’intera Città. La seconda, più importante, riflessione è che da questo diverbio a distanza viene messa in evidenza l’assoluta mancanza di trasparenza e l’altrettanta assoluta arroganza gestionale dei vertici dell’Ateneo. Com’è possibile, ci chiediamo, che documenti così importanti, come i verbali dei Revisori dei Conti, vengano tenuti celati ai cittadini? A maggior ragione quando contengono osservazioni, critiche e prescrizioni (oltre che auspici) che – per legge – i Revisori comunicano a Rettore, Direttore Amministrativo e CdA dell’Ateneo, con l’intenzione, evidente, di ricondurre l’attività amministrativa e finanziaria entro i limiti della legge. Com’è possibile che documenti così importanti siano portati a conoscenza dei Cittadini da fonti non istituzionali come i blog?

Da questa vicenda emerge, a nostro parere, tutto il profondo distacco che gli attuali vertici dell’Ateneo hanno dalle istituzioni, per prima quella a capo della quale si trovano. Ciò non fa che rafforzare l’opinione della Lega Nord di Siena che i suddetti vertici debbano essere estromessi, tramite quel commissariamento che noi invochiamo dalla scoperta del buco, dalla gestione di una così prestigiosa e antica istituzione in modo che vengano attutiti, se non annullati i disastrosi effetti di una gestione così approssimativa, dilettantesca e ambigua.

Sullo stesso argomento: David Busato – Università di Siena a rischio commissariamento? Primapagina online (2 febbraio 2013).

Rettifiche che non smentiscono nulla ma aggravano la posizione del rettore e del direttore amministrativo

Riccaboni-FabbroBalletto in stile Bolshoi privo di senso

USB Università di Siena. Vogliamo intervenire in merito al giro di notizie circolate sul verbale dei revisori dei conti, inerente il bilancio di previsione 2013 dell’Ateneo di Siena. Assistere a questo balletto di cifre e rettifiche ci sembra quanto meno inutile. Un Ateneo come il nostro ha solo da guadagnare dalla trasparenza e chiarezza e allora perché non mettere online da subito il bilancio di previsione approvato dal CdA con l’allegato verbale dei revisori dei conti? Molti siti di Atenei italiani hanno già online in internet i bilanci approvati con tutti i documenti, anche il verbale dei revisori, noi cosa aspettiamo? Sul sito dell’Ateneo, non risulta ancora essere stato caricato alcunché. Peraltro i verbali dei revisori non ci sono nemmeno per gli anni passati. Grave mancanza di trasparenza a nostro avviso, ancora una volta amplificata dal nostro Rettore che invece di rendere pubblico il tutto dà mezze risposte, puntigliose sulle cifre ma che non vanno al nocciolo della questione.

Nel verbale dei revisori non è tanto importante se vi sia un disavanzo X o un debito Y, quello che viene delineato è un quadro deprimente, tutt’altro che roseo, che non sembra essere migliorato affatto e anzi sembra peggiorato. Viene apprezzata la decisione di passare ad un bilancio economico-patrimoniale, ma al contempo giudicato prematuro il passaggio per il nostro Ateneo perché molti decreti attuativi per tale riforma contabile non sono stati emanati e lo stesso regolamento per l’amministrazione la finanza e la contabilità (RAFC), che deve essere approvato dal Ministero, non risulta ancora approvato, quindi di fatto diventa inutile tutto il lavoro svolto dagli uffici. Infatti, accanto al bilancio di tipo economico e patrimoniale viene presentato il classico bilancio preventivo unico d’Ateneo in base al vecchio RAFC. Su questo i revisori hanno dato parere negativo. La cosa che preoccupa però sono le conseguenze che ne potranno derivare. Infatti, il collegio «auspica che il MIUR definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economico, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.»

Cosa prevede questo quadro, in base al Dlgs. 199/2011? Primo, che la dichiarazione di dissesto, sempre che arrivino i criteri ministeriali, possa essere richiesta dal collegio dei revisori al momento dell’approvazione del bilancio consuntivo 2012. Secondo, che entro 180 giorni dalla diffida del MIUR al Rettore, venga presentato un piano di rientro che come cita l’art. 8, prevede mobilità coatta per ridurre il costo del personale non docente, chiusura delle sedi e revisione dell’offerta formativa, ecc.. Un massacro per tutti. Per ovviare a tutto questo sarebbe bastato rinviare il pagamento delle rate dei mutui col Monte dei Paschi? No! Il Collegio poi esprime anche un giudizio poco favorevole su quella operazione e sulle conseguenze che deriverebbero da quella operazione. Quindi vengono di fatto criticate e smontate tutte le scelte fatte dal Rettore e dalla Direttrice Amministrativa in questi due anni, oltre che da noi e altri, anche dai revisori dei conti. Se poi il piano di rientro non viene presentato c’è il commissariamento. Insomma alla fine di tutto cosa ce ne frega se si parla di commissariamento oppure no, la verità è che quello che arriva prima è peggio. Lo è poi tanto più se viene gestito da chi in questi anni ci ha detto che le cose andavano meglio, tralasciando di dirci che il vero problema, come nel 2012, sarà nel 2013 la tensione di liquidità che ci obbligherà a ricorrere alle anticipazioni bancarie.

Chiediamo la pubblicazione online del bilancio preventivo 2013, del verbale dei revisori dei conti e di ogni documento allegato alla presentazione del bilancio, di modo che ognuno possa leggere di persona. Trasparenza e chiarezza, non rettifiche, sono quello che ci vuole in questo momento. Se il verbale dei revisori non verrà pubblicato lo faremo direttamente noi sul sito di USB università di Siena e ce ne assumeremo la responsabilità.