Dimissioni: categoria sconosciuta alla casta dei “nuovi” politicanti senesi

Bruno Valentini

Bruno Valentini

Di Bruno Valentini, attuale sindaco del Comune di Siena, ci siamo occupati poco, limitandoci soprattutto ai suoi interventi sui problemi universitari. Ma sin dal primo momento lo abbiamo definito il “politico vecchio rivestito di nuovo” (con abiti Valentino?). Oggi, la conferma, se proprio ce ne fosse bisogno, è costituita dalle sue mancate dimissioni, dopo l’avviso di garanzia per falso in atto pubblico e omissione di atti d’ufficio proprio nell’esercizio di un suo precedente incarico di amministratore, come sindaco di Monteriggioni. Da un politico nuovo ci si aspetterebbe una dichiarazione come quella cheIl Santopropone ai suoi lettori: «Mi dimetto perché, pur essendo innocente, devo difendermi da queste accuse e lo voglio fare da cittadino e non da Sindaco di una città già ferita e sanguinante.». Nello stesso articolo “Il Santo” propone un sondaggio sulle dimissioni di Don Brunetto, come lui lo chiama. Sulla stessa vicenda ripropongo, condividendolo completamente, l’articolo di “Bastardo Senza Gloria” del 17 maggio 2015.

Monteriggionigate: viene fuori che tutti sapevano ma nessuno parlava

Bastardo Senza Gloria. Sgombriamo il campo da equivoci: le responsabilità penali saranno stabilite dalla magistratura. Noi invece, ci concentreremo sulle responsabilità politico-amministrative del Valentini e del suo numeroso entourage. Già da tempo in base a questa analisi, che secondo noi vede il Valentini enormemente responsabile senza attenuanti, avevamo chiesto al sindaco di dimettersi proprio per non arrivare a questa fase di sputtanamento della città di Siena, che vede nuovamente il suo nome accostato al malaffare e alle bravate di qualche amministratore. Se prendiamo come spunto le diciotto pagine di avviso di garanzia al Valentini, per falso in atto pubblico e omissione d’ufficio (come riporta Siena Tv notizie) e l’uscita dell’ex vice sindaco di Monteriggioni dott. Ercolino (fonte Cittadinoonline), ci accorgeremo che una diffusa fetta di politici, tecnici, addetti ai lavori e semplici cittadini, sapevano bene o male come veniva gestita l’urbanistica in quel di Monteriggioni.

La cosa è di per sé già abbastanza agghiacciante, considerato appunto che un gran numero di persone sapeva e mai era stato in grado di denunciare alcunché alle autorità competenti, ma la faccenda diventa ancor più grottesca se andiamo a vedere che il tutto è stato innescato dalla perdita del regolamento urbanistico. Roba da film di Monicelli. Una cosa è certa: l’allegra gestione urbanistica del comune di Monteriggioni avveniva all’insaputa di tutti, sindaco in carica compreso. Si procede quindi allo scarica barile, nella speranza tutta italiana che “passata a nuttata” la colpa, essendo di tutti non sarà di nessuno. Ma in questo caso le cose sono diverse, perché ad incastrare i nostri cari politici amministratori ci sono le carte firmate, discusse, approvate e poi perse. Cosa viene fuori da un quadro così penoso? Viene fuori sicuramente una constatazione: il Valentini non è in grado, stando al suo trascorso, di fare il sindaco di Siena e coloro che lo sostennero sbagliarono candidato, altrettanto irresponsabili furono coloro che decisero al ballottaggio di andare al mare e magari ora ne chiedono le dimissioni. Anche in questo caso si potrebbe andare a “fare tardi”. Dal comunicato del Pd di Siena non potevamo aspettarci altro. Ma da quello regionale? Nemmeno. Quindi la parola passerebbe ai vari candidati regionali, Scaramelli in testa. Cosa aspettarci? Consigliamo ai nostri lettori di non farsi illusioni, tutto sarà molto soft, nessuno alla faccia della giustizia e della questione morale vuole perdere la posizione, la possibilità di un vitalizio e perché no, la possibilità di tornare a lavorare.

Quindi andiamo a chiedere quanto segue:

– che il Valentini si dimetta
– che il Pd Nazionale commissari il Pd senese per manifesto aggrovigliamento
– che il prefetto commissari il comune di Monteriggioni

Fusse ca fusse la vorta bbona: Marco Pannella senatore a vita?

Garantista

Fausto Bertinotti. Marco Pannella ha concluso ieri a Roma un convegno su “Stato di diritto contro ragion di Stato”. Si è trattato di una messa a fuoco di un lungo lavoro di ricerca, inchiesta e riflessione che Pannella e il suo partito conducono da tempo passando per le diverse capitali europee. Ancora una volta colpisce la capacità del vecchio leader di stare al passo coi tempi, quando non gli accade addirittura di anticiparli. A nessuno può sfuggire l’importanza della questione per lo stato di salute della democrazia.

La ragion di Stato viene indagata criticamente e denunciata per come essa si è eretta (spesso) contro la verità dei diritti della persona. La guerra in Iraq – le cui disastrose conseguenze investono anche il mondo di oggi – è stato un caso clamoroso nel quale i governi dell’Occidente, a partire da quello di Blair, hanno motivato la guerra sulla menzogna. Ma così accade ogni giorno e in tanta parte del mondo nel rapporto tra lo Stato e i cittadini, quando lo Stato, per perseguire i suoi obiettivi fa strame della legalità, fino al ricorso alla tortura.

È la pretesa dello Stato di avvalersi della proclamazione dello Stato di eccezione. Ma c’è un aspetto del problema che investe ormai l’Europa reale nella quale la democrazia è sempre più sostituita da un ordine oligarchico che usa costruire il velo dell’ignoranza al riparo del quale prende le sue decisioni. Lo Stato di eccezione tende a farsi permanente. La ragione di stato investe l’economia, il conflitto, come le condizioni di disagio sociale o di povertà o di immigrazione contro lo Stato di diritto e i diritti di tutti gli abitanti di questi territori. Porre, come fa Pannella, il diritto alla conoscenza come diritto umano da rivendicare alle Nazioni Unite – e noi aggiungiamo, in Europa – mette in luce la sua capacità di cogliere la sfida del tempo. Giorgio Napolitano ha nei giorni scorsi resa pubblica la sua volontà insindacabile di mettere fine prossimamente al suo mandato presidenziale. Io penso che questa fase conclusiva di una lunga esperienza presidenziale dovrebbe essere l’occasione per compiere un gesto capace di onorare la bella politica.

La politica di oggi vive una crisi per molti versi addirittura devastante. Il discredito polare ha colpito lei come le istituzioni rappresentative. Non è un j’accuse. E non è più neppure una tesi ricavata da un’analisi politica. Questo distacco del popolo dalla politica si è manifestato direttamente con l’esodo dalle urne nelle recenti elezioni parziali di circa metà degli elettori. Qualcuno, tempo fa, aveva detto discutibilmente che non si governa con il 51 per cento dei voti, ma è certo che non si governa democraticamente senza la partecipazione e il voto popolare.

La crisi della democrazia in Europa e l’abbandono di tanta parte della popolazione – specie quella più colpita dalle disuguaglianze e dal disagio sociale – camminano insieme. E insieme erodono le fondamenta stesse della nostra democrazia.

Ma la politica non è sempre stata così misera. E se è stata capace un tempo di suscitare impegno, partecipazione e grandi passioni, se lo è stata nel passato, può tornare ad esserlo nel futuro. Perciò oggi, per posare lo sguardo su un futuro nel quale possano rinascere la politica e la democrazia, è utile indicare degli esempi di un passato glorioso (del resto si è chiamato così anche quel tempo detto “dei trent’anni gloriosi”). Marco Pannella ha attraversato, camminando per i suoi sentieri, l’intero dopoguerra italiano. Ha vissuto il tempo delle grandi culture politiche. Ha militato con rispettabile partigianeria per una delle grandi opzioni in campo. È stato interlocutore autorevole, anche quando radicalmente critico, nei confronti delle altre. È stato un protagonista tra i protagonisti dell’Italia politica uscita dalla Costituzione repubblicana e segnata da grandi e dure lotte: lotte di classe, lotte politiche e di civiltà. Di quella storia, Marco Pannella è rimasto uno dei pochi a vivere l’attuale (e così diversa) stagione sempre da protagonista. Come recita il motto riferito a Radio Radicale –“dentro ma fuori dal palazzo” –, Pannella vive una politica in cui la strada vale almeno quanto le aule del palazzo. Ha frequentato le une e le altre con decoro, come la nostra Costituzione richiede al politico. Ha privilegiato e privilegia l’essere sull’avere. Non cerca il potere. E alla sua età fa riprendere nel Satyagraha uno sciopero della fame per una nobile quanto difficile battaglia per il diritto e la legalità.

Che Guevara ha detto che la politica è una passione durevole. Pannella ha fatto di questa passione durevole la sua scelta di vita. Io penso che in questi tempi grigi una scelta di vita come la sua andrebbe indicata alla politica per la sua rinascita.

Il presidente della Repubblica può farlo dalla sua alta cattedra, nominando Marco Pannella senatore a vita. La conclusione del mandato presidenziale suggellerebbe così la fede nella politica e nella sua sempre possibile resurrezione.

Per ricordare Alessandro Mastrangelo, studente universitario di “Geologia”, scomparso ieri

Alessandro Mastrangelo

Alessandro Mastrangelo

Abbiamo scelto, per ricordare Alessandro, le parole di chi lo ha seguito negli anni della sua formazione scolastica presso il “Sarrocchi” di Siena. I funerali si svolgeranno martedì 18 novembre alle ore 10,00 nella Chiesa di S. Ansano a Dofana, Loc. Casetta, Siena.

Emanuela Pierguidi e tutta la comunità del Sarrocchi. Ieri, dopo una breve dolorosa malattia, è morto Alessandro Mastrangelo, uno studente del Sarrocchi che si era diplomato qualche anno fa e a cui tutti eravamo molto legati. 
Alessandro, nonostante i problemi di salute, aveva affrontato gli anni del Liceo con grinta e allegria, sostenuto dai genitori e dall’affetto di compagni e professori. Ha superato le difficoltà con tenacia e impegno e non si è ma nascosto dietro ai suoi problemi di salute. 
Oggi che è volato via, come una di quelle farfalle di cui era studioso competente e appassionato, lascia un gran vuoto nei nostri cuori, ma anche un grande esempio di vita.
 Una vita vissuta pienamente con la certezza che tutto si può raggiungere con la forza di volontà, l’amore e l’amicizia. 
Non ci sono parole per esprimere il dolore, la tristezza, lo smarrimento che pervadono me e tutti coloro che lo hanno conosciuto. 
A mamma Doris e a babbo Domenico vogliamo far sentire l’abbraccio fortissimo di tutta la comunità del Sarrocchi che oggi si stringe intorno a loro e al loro dolore.
Ciao Alessandro, farfalla meravigliosa volata via troppo presto, 
porteremo nei nostri cuori la tua dolcezza  e il tuo sorriso.

In fondo ai tuoi occhi. La morte di un ragazzo di venti anni è uno di quegli eventi che nessuno vorrebbe mai raccontare e neppure vivere. In particolare se questo ragazzo è Alessandro Mastrangelo, 20 compiuti un mese fa, un ragazzo speciale, dal cuore d’oro che dopo aver affrontato già alcune difficoltà nella sua breve vita, non è riuscito a superare l’ultima, una importante operazione effettuata a Genova. Alessandro è figlio di Doris Hadistjilianou, la dottoressa responsabile del centro di riferimento per il retinoblastoma nel reparto di Oculistica dell’ospedale “Le Scotte” di Siena, e di Domenico Mastrangelo, medico, ricercatore che ha dedicato buona parte della propria vita e dei propri studi a trovare soluzioni alla cura del tumore che colpisce agli occhi i bambini in età pediatrica. Doris e Domenico sono due punti di riferimento per la nostra associazione che si stringe a loro in un grande e forte abbraccio. Momenti simili non sono semplici da affrontare e le parole non servono mai a consolare né a spiegare il dolore. Per questo vogliamo soltanto dire: «Ciao Alessandro che la terra ti sia lieve».

Per ricordare Pier Egisto Valensin, scomparso il 17 luglio 2014

Pier Egisto Valensin

Pier Egisto Valensin

1) Intervista a Radio Radicale (28 gennaio 2005): Sanità a Siena: altro conflitto di interessi per il rettore Tosi (Cliccare per leggerla o per ascoltarla).

2) Elezioni del rettore a Siena: riflessioni sull’ultimo confronto dai contenuti scontati (21 marzo 2006).

3) «Fuori dal coro»… sul nuovo e sul vecchio rettore dell’Ateneo senese (29 marzo 2006).

4) Consigli al nuovo rettore dell’Università di Siena (4 aprile 2006).

5) Emergenze nell’Università di Siena: tout va très bien, Madame la Marquise? Responsabilità e volontà di cambiamento (11 maggio 2006).

6) ”Pane e cacio”: riflessioni su privacy, comunicazione e marketing, censura (20 mggio 2006).

E per finire una visita al suo sito: “Il Palio non è un’opinione“.

I tre dell’Ave Maria nella politica italiana

Libro Ferrara-Nicotri

Il collega Aldo Ferrara (del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze dell’Università di Siena) ha appena pubblicato un suo attualissimo libro sulla scomparsa dei partiti in Italia e sull’apparizione dei tre condottieri: Berlusconi, Renzi e Grillo.

«Non ci sono più i partiti ma solo tre uomini al comando» (Il Fatto Quotidiano, 25 maggio 2014)

Irene Buscemi. «Dai partiti di massa ai sindaci fuori dal comune». Questo il titolo del nuovo libro di Aldo Ferrara e Pino Nicotri, con il contributo di Felice Besostri (edito da Agora&Co), da aprile nelle librerie. Un’analisi del sistema politico italiano dal 1948 ad oggi. «Noi assistiamo ad un’involuzione che allontana i cittadini dalla politica, non mi stupirei se il primo partito fosse quello dell’astensionismo alle prossime elezioni» afferma Ferrara. Dai partiti di massa ai partiti monocratici fino agli uomini soli al comando. La legge n° 81 del 1993 sull’elezione diretta del sindaco ha mutato lo scenario politico, secondo gli autori, legando le sorti di palazzo Chigi al ruolo comunale. «Prima di Renzi ci sono stati Walter Veltroni, Francesco Rutelli e Antonio Bassolino, il vero anticipatore però del segretario del Pd è Leoluca Orlando» spiega il professore. Esaminando la campagna elettorale per le europee Ferrara si dice preoccupato: «È una competizione tra tre uomini soli al comando, l’elezione diventa un referendum pro o contro il personaggio politico. Ed è una situazione figlia del berlusconismo». «Non esistono i partiti, mancano i progetti e le visioni politiche – aggiunge – non si parla di sanità quando 9 milioni di italiani non possono curarsi, dei trasporti, della ricerca pari al 1,1% del Pil, una follia per un Paese che vuole crescere». Il premier e segretario del Pd Matteo Renzi potrebbe, secondo Ferrara, essere il detonatore e la causa dell’implosione dell’ultimo partito rimasto: «È una domanda che ci poniamo nel libro, ma sarà la storia a dirlo». L’analisi è impietosa, dunque: «Non ci sono più i partiti, ma rimangono le strutture gerarchiche, le segreterie che scelgono candidati e linee politiche senza la concertazione». È duro il giudizio su Beppe Grillo e sulle candidature alle Europee fatte sul web, poco rappresentative secondo l’autore : «È il più omologato fra i politici, adesso va anche in televisione, riempie le piazze ma non spiega per cosa vuole riempirle».

Orgoglio senese con requiem per l’università

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Quando Giovanni XXIII parlava agli scienziati del sistema periodico degli elementi

Erwin Chargaff

Erwin Chargaff

Nel giorno della canonizzazione di Giovanni XXIII, un breve ricordo del papa fatto dal grande ricercatore Erwin Chargaff nel 1979, diciotto anni dopo l’incontro.

Erwin Chargaff. (…) E che dire delle visite proustiane ai papi? Ne ho visti due da vicino, prigionieri delle pieghe irrigidite di un ufficio impossibile: essere insieme luogotenenti e ragionieri di Dio in Terra, direttori di una banca teocratica di investimento con una vista obbligata sull’eternità. La prima volta, a Castel Gandolfo, assistetti a un’allocuzione del pontefice a un gruppo di ematologi miscredenti, che con gli scatti delle loro macchine fotografiche sovrastavano le cadenze armoniose del discorso. Pio XII, nella sua bianca veste, un monumento di manierismo, scandiva con le sue belle mani dalle dita affusolate, il ritmo di una spossatezza sublime: il santo più elegante che il mondo abbia mai visto, come se un Francisco de Zurbarán avesse d’un tratto prodotto un capolavoro di bondieuserie. Ciò deve essere avvenuto nel 1958. Che atmosfera diversa, tre anni più tardi, con Giovanni XXIII, il papa gradito a tutto il mondo, esclusi i prelati. L’opportunità di incontrarlo mi fu offerta da un piccolo simposio sulle macromolecole biologiche, organizzato dall’Accademia pontificia delle scienze in coincidenza di una delle sue regolari riunioni. Fu un piccolo convegno, uno dei più gradevoli a cui abbia partecipato; il tipico atteggiamento italiano nei confronti delle scienze si manifestò nel suo modo migliore, come se la riunione si fosse tenuta sotto gli auspici di Spallanzani o Malpighi, Volta o Galvani: assoluta disponibilità e cortesia, senza le durezze che caratterizzano la nostra epoca. Una lieve, ironica mestizia si effondeva tra le graziose colonne di un padiglione rinascimentale: il Casino di Pio IV, eclettico capolavoro di Ligorio, in cui si svolgeva il convegno, nobilitava anche i contributi più rozzi; ma ancor meglio si stava nel bel cortile ovale, davanti al colonnato, nella pallida luce solare di una giornata di tardo autunno. Il sole al di sopra del piccolo edificio, un sole più saggio degli altri, aveva visto tutto, anche l’immortale Sibilla Cumana, che voleva morire. (…)

Alla fine del convegno Giovanni XXIII avrebbe dovuto dare udienza agli ospiti, ma si ammalò e il ricevimento fu disdetto. Tre giorni più tardi, stando meglio, fece invitare i partecipanti al convegno ancora presenti a Roma. I castori più zelanti erano già tornati in tutta fretta ai loro argini e alle loro costruzioni, così il gruppo che si raccolse nel Palazzo del Vaticano fu molto esiguo: alcuni membri dell’accademia e qualcuno di noi meno abbiente. Bastò una saletta con sei-otto file di posti, i membri dell’accademia erano in frack: Otto Hahn, già ottantaduenne e di salute molto cagionevole; Leopold Ruzicka, che si inginocchiò baciando l’anello al papa e alcuni altri. Quanto a me, ero seduto in terza fila e potevo vedere tutto da vicino. L’uomo tarchiato, in là con gli anni, con un volto insolitamente bonario e occhi un po’ buffi di contadino, non era un attore. Sistemando con disinvoltura il bianco zucchetto che spesso gli scivolava da una parte, il papa parlava correntemente in francese con un forte accento italiano. Non intendeva, ci disse, tenere un discorso preparato, ma preferiva richiamarsi ai suoi primi giorni di liceo, quando studiava le scienze naturali, ed ebbe particolari parole di lode per quello che egli definì «il nobile sistema periodico degli elementi». C’è chi deride ciò che i vecchi raccontano, altri li ascoltano volentieri tornare agli anni lontani della giovinezza, levigando per un troppo breve attimo le rughe del tempo e del declino. Io sono di questa specie e la voce del vecchio papa che ci raccontava del tempo quando era bambino e ragazzo non mi è ancora uscita dalle orecchie.

A Siena è nato un altro blog non allineato: “Bastardo Senza Gloria”

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Accogliamo con grande soddisfazione la nascita del blog di Carlo Regina “Bastardo Senza Gloria”. Di seguito, il suo primo post.

UN ABBRACCIO

Bastardo senza gloria (Carlo Regina). Esiste un tempo nel quale si può anche stare ai margini della battaglia, esiste poi anche un tempo in cui non si può sfuggire alle proprie paure e quindi bisogna raccogliere tutte le forze, esiste poi, inoltre, un tempo, dove tutto diventa relativo e l’unica cosa che conta e ti fa avanzare uno spazio dopo l’altro, sono quei dieci, venti secondi in cui torni  al tuo primordiale desiderio di essere semplicemente quello che sei. Il tuo carattere è il tuo destino.

Per quelli che pensano di omologare il pensiero altrui e di ristabilire le regole del “groviglio armonioso senese”, sappiano che si sbagliano e da queste pagine, che altro non sono che una interfaccia di donne e uomini liberi, troveranno una diga invalicabile. Se noi non basteremo, altri verranno dopo.

Colgo l’occasione di questo primo post, per ringraziare la redazione di Fratello Illuminato, la quale mi ha concesso il privilegio, anche se solo “virtuale”, di contribuire con i miei scritti e per la quale ho stima ed ammirazione incondizionati. Saluto tutti gli amici “blogger”, vale a dire il coriaceo Federico Il Santo, l’inossidabile professore Ascheri l’Eretico, quella gran persona del professor Giovanni Grasso con “Il senso della misura”, porgo i miei omaggi alla testata giornalistica del Cittadinoonline e al suo direttore dott.ssa Raffaella Zelia Ruscitto. Io vi sono grato.

Un pensiero particolare va a C.R. (non si tratta chiaramente di me), siccome siamo vasi comunicanti e dal legame indissolubile.

Mi chiamo Carlo Regina e sono Bastardo Senza Gloria, questo sarà il mio blog.

Un abbraccio

Sperimentazione Stamina: quando si legifera non su dati scientifici ma sull’onda emotiva

Maria Antonietta Farina Coscioni

Maria Antonietta Farina Coscioni

«Sospensione sacrosanta. Ma che errore illudere i parenti dei malati» (da:  La Stampa, venerdì 11 ottobre 2013)

Giacomo Galeazzi. «È un giorno triste ma era inevitabile che finisse così». Per Maria Antonietta Farina Coscioni, presidente onorario dell’associazione per la libertà di ricerca scientifica intitolata a suo marito Luca, «lo stop a una sperimentazione che non sarebbe mai dovuta iniziare segna il totale fallimento del ministro della Salute e del Parlamento: per inseguire voti ignorano la scienza e la ricerca».

In cosa il ministro Lorenzin ha fallito?
«Ha l’obbligo di farsi garante della salute dei cittadini. Le audizioni degli scienziati nelle commissioni e la rivista Nature avevano già appurato l’assurdità di approvare una legge per sperimentare un metodo che l’intera comunità scientifica aveva bocciato senza pregiudizi e preconcetti. Lo stop dimostra l’inadeguatezza del ministro e l’assenza di qualunque politica del governo sulla ricerca».

Però anche per suo marito Luca avevate provato con le staminali…
«Sono due vicende opposte. Nel 2002 abbiamo seguito un protocollo ben definito di autotrapianto di cellule staminali con l’autorizzazione dei comitati etici. Stavolta, invece, la politica ha assecondato l’ondata emotiva di genitori disperati per la condizione dei figli. Sono stati illusi dall’inizio: è grave che la politica abbia giocato sulla speranza di molti».

Qual è adesso la situazione?
«Totale confusione. Si è legiferato non facendo leva sulla conoscenza scientifica ma per tacitare la propria coscienza e salvaguardare un bacino di voti e di sensibilità. Al confronto con le certezze scientifiche ci si è dovuti fermare. Si chiude una vicenda che non doveva neppure cominciare».

Faziosità, disinformazione, illogicità e demagogia sui referendum attuali

Ramat-Sciascia-Giannini-Brera-Colletti-Occhini-Vattimo-Soldati-Gassman-Villani-Zevi

Ramat-Sciascia-Giannini-Brera-Colletti-Occhini-Vattimo-Soldati-Gassman-Villani-Zevi

Giustizia: quei Referendum… con o senza Silvio (Corriere della Sera, 2 settembre 2013)

Pierluigi Battista. Per dire quanto sia fazioso, schiacciato sul presente, incurante dei princìpi, il politicantismo di oggi pretende che le firme per il referendum dei Radicali sulla responsabilità civile dei magistrati siano un frutto tardivo del “berlusconismo”: ma nasconde il fatto che nel 1987 un altro referendum, sullo stesso tema, ebbe il consenso di 20 milioni e 770 mila italiani, pari all’80,2 per cento dei votanti (alle urne si recò il 65,1 degli aventi diritti il voto).

Per dire come funzioni la democrazia italiana, quel referendum fu clamorosamente disatteso e si varò una legge che tradì l’essenza del verdetto referendario, stabilendo che il risarcimento del danno provocato a un cittadino per “dolo” e “colpa grave” di un magistrato dovesse essere coperto dallo Stato e non dal singolo magistrato, colpevole di non aver onorato la sua funzione con evidente manipolazione del diritto.

Per dire come funziona la disinformazione, quelli che gridano ala “minaccia” contro la magistratura non dicono che a stabilire l’eventuale obbligo al risarcimento sono altri giudici. Per dire come funziona la logica, non spiegano perché se un medico si macchia di una colpa grave o di manifesta negligenza nei confronti di un paziente, allora scatta una sanzione, preceduta da un procedimento giudiziario rispettoso dei diritti dell’accusato, mentre se un magistrato, a parere di un collegio di giudici, si è macchiato di una colpa grave o di una manifesta negligenza nei confronti della libertà di un cittadino, deve invece rimanere totalmente irresponsabile.

Per dire la scarsa considerazione che i paladini della “indipendenza della magistratura” hanno nei confronti della tempra morale dei loro colleghi, si dice che un magistrato, impaurito dall’eventuale sanzione civile per “dolo”, dovrebbe smettere di fare bene e con scrupolo il proprio mestiere: come se i medici, per paura di sanzioni da comminare ai loro colleghi che hanno commesso eventualmente una mascalzonata, volessero smettere di curare i malati.

Per dire quanto sia labile la memoria umana, si omette di dire che, a favore di quel referendum che introduceva e potrebbe oggi introdurre un elementare principio liberale nel nostro Stato di diritto, si spesero illustri cittadini come, fra i tanti altri, Leonardo Sciascia e Gianni Vattimo, Gino Giugni e Mario Soldati, Umberto Veronesi e Tiziano Treu, Vittorio Gassman e Luciano Gallino, Bruno Zevi e Ilaria Occhini, Gianni Brera e Luigi Compagnone, Lucio Colletti e Massimo Severo Giannini, Italo Mereu e Lucio Villari.

Tutti inconsapevoli “berlusconiani” ante litteram? E berlusconiani anche Franco Marrone, Magistratura democratica, garantista: “In questo referendum non c’è nulla contro noi giudici”? O Marco Ramat, Magistratura democratica, garantista: “È tipico dei regimi democratici avere i magistrati responsabili per i danni causati ai cittadini in conseguenza dei loro fatti illeciti, è tipico invece dei regimi autoritari che i magistrati siano sottratti a questa responsabilità”?