Finalmente rotta la “consegna del silenzio”! Quanto durerà?

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Rettore querela un professore (La Nazione Siena, 20 ottobre 2014)

Cecilia Marzotti. Il rettore dell’università Angelo Riccaboni ha querelato per diffamazione il professor Giovanni Grasso per quanto quest’ultimo aveva scritto l’11 febbraio del 2013 sul proprio blog «Il senso della misura». L’articolo oggetto di querela si intitolava «È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’università». Nel corpo dell’articolo lo stesso querelante ha ravvisato delle frasi che secondo quanto si legge nella sua costituzione di parte civile «palesamente denigratorie e fondate su una falsa rappresentazione della realtà». Il querelato è stato rinviato a giudizio e verrà difeso dall’avvocato Luigi De Mossi, mentre il rettore che ha deciso di costituirsi parte civile verrà rappresentato legalmente dall’avvocato Paolo Di Mattia del foro di Firenze. Lo stesso rettore ha avanzato una richiesta risarcitoria pari a centomila euro da devolvere interamente per l’assegnazione di borse di studio ad enti o istituzioni con finalità di ricerca.

La posizione del professor Giovanni Grasso verrà presa in esame dal giudice Cavaciocchi. La prima udienza è stata fissata per il 12 marzo del prossimo anno. In prima battuta la querela presentata dal rettore Angelo Riccaboni era stata «affidata» al pm Aldo Natalini. Quest’ultimo dopo aver esaurito la procedura nei confronti del querelato aveva emesso decreto di citazione diretta a giudizio. A fronte di questo siamo arrivati alla fissazione della prima udienza. Intanto il rettore attraverso il suo legale ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico di Grasso perché nello scorrere quanto scritto l’11 febbraio del 2013 sul blog di Grasso si era sentito diffamato. Praticamente come scrive il suo legale nella dichiarazione di costituzione civile Riccaboni è stato «espressamente accusato della commissione di reati» e vengono attribuite al rettore «condotte illecite senza fornire alcuna motivazione a sostegno».

«Immotivati i giudizi personali e in tutte le frasi risulta ampiamente superato il limite della correttezza delle espressioni». A fronte di questo il legale del rettore parla di «danni alla reputazione e all’onorabilità» del suo assistito. Da parte sua l’avvocato Luigi De Mossi chiamato a difendere il professor Giovanni Grasso accusato del reato di diffamazione sta preparando una serie di atti e documenti che verranno mostrati nel corso dell’istruttoria dibattimentale.

La plumbea mediocrità che affossa le istituzioni senesi

Pier-Luigi-Celli

Le ultime inchieste della magistratura senese sulla Mens Sana Basket e l’inizio dei processi nei confronti di chi è accusato d’aver dissestato l’Ateneo senese e di chi ha denunciato la malauniversità, richiamano il capitolo “Mediocri” (dell’ultimo libro di Pier Luigi Celli, Alma Matrigna), che appare perfetto per descrivere anche la realtà senese.

MEDIOCRI

Pier Luigi Celli. La sorpresa e il disgusto, verso l’accavallarsi di fatti che portano allo scoperto comportamenti al limite del penale, non sono dovuti tanto all’evidenza del malaffare e alla sua entità, quanto piuttosto al malessere che prende di fronte alla sfrontatezza con cui queste fattispecie si sono generate e protratte, al silenzio con cui sono state coperte e alla impudenza con cui il tessuto politico che le ha prodotte pretende l’immunità, impegnandosi in aleatorie promesse di palingenesi.

Se si guarda bene l’andamento ciclico di queste emersioni del marcio, quello che desta sorpresa è la facilità con cui la gente dimentica ed è disponibile “a passarci sopra” rivelando il lato più drammatico della questione: la corruzione “intrinseca” che anni e anni di soprusi, arricchimenti impropri e assalto a ogni elementare regola di convivenza hanno indotto nella testa delle persone, come mitridatizzate da un veleno insidioso e silente che ha sconvolto parametri di giudizio e valori civili di fondo.

Se tutto diviene possibile per chi detiene il potere, anche chi è titolare di un potere minimo qualunque, o vi aspira giustificato dalle qualità dei vertici di organismi o istituzioni, troverà naturale comportarsi allo stesso modo: mettere i propri interessi, anche quelli meno confessabili, in cima alle priorità da perseguire, dando per scontato che «tanto così fan tutti», e dunque furbizia e giuste appartenenze garantiranno l’impunità.

C’è poi un’altra questione che concorre a formare questo groviglio apparentemente inestricabile di avvitamenti al basso, ed è data dalla penosissima mediocrità che si è andata consolidando negli strati intermedi degli organismi di rappresentanza e nelle stesse istituzioni, come portato inevitabile dello scadimento dei primi livelli in posizione di responsabilità, dello smantellamento di ideali e passioni sociali, della banalizzazione mediatica e comunicativa: tutte derive che, in nome di una occupazione ostinata e imbelle dei gradini alti del potere, hanno spinto a selezionare incapaci e mezze tacche, purché fedeli, manovrabili e, possibilmente, di bella presenza.

La melassa intermedia è persino più pericolosa, alla lunga, della gaglioffaggine o della incapacità dei capi, perché, quand’anche le periodiche purghe della magistratura riescano a liberarci di qualcuno di questi, mettendo magari nell’angolo anche altri pari grado assimilabili, tutti quelli che, più in basso, hanno beneficiato del sistema, e si sono distribuiti nei gangli operativi delle diverse istituzioni, continueranno a inquinare il campo, a riprodurre meccanismi e modelli operativi nefasti, maturando oltretutto la convinzione che, passata la buriana, tutto potrà continuare come prima.

Una società di questo tipo avrebbe bisogno di una riforma profonda e di uno sfoltimento deciso di tutte le strutture di sottogoverno delle istituzioni nazionali e territoriali.

Provate solo a pensare al settore sanitario, alla occupazione faziosa e molto spesso arrogante e incompetente in egual misura, con cui propaggini politiche, dalle pratiche devozionali ondivaghe e compromissorie, tutelano l’accesso alla salute dei cittadini tutelando in realtà interessi altri, carriere primariali dubbie per meriti e capacità, un sottobosco clientelare variegato e affamato.

O anche alla distribuzione di incarichi per via amicale, su vincoli contratti in contesti che sarebbe persino vergognoso ricordare, se la vergogna fosse ancora virtù civile praticabile, con la conseguenza invitabile di inefficienze di cui un Paese all’onor del mondo avrebbe tutto il diritto di disfarsi, mentre è costretto a subire invece gli sberleffi dei beneficiari e gli sfottò increduli degli stranieri che ci guardano ormai come marziani incomprensibili.

Provate ad aggiungerci l’ostinazione con cui la pubblica amministrazione tende a riprodurre se stessa, i suoi vizi burocratici fonte e tutela della inefficienza più patetica, se non fosse anche ridicola, spesso, e irritante quasi sempre, con gli organismi di controllo sempre pronti a denunciare a posteriori, non volendosi accorgere che sono i processi che alimentano le disfunzioni; quegli stessi processi che garantiscono la loro permanenza e il loro potere.

Nel regno delle mediocrità tutelate e benedette, anche la Chiesa ha fatto a lungo la sua parte, con esempi che sarebbe stato difficile immaginare tempo addietro, rafforzando la convinzione di molti che, anche su questo versante, un perdono non sia difficile trovarlo, avendo qualcosa da scambiare che sia apparentato al sacro, o a quello che come tale sia possibile contrabbandare.

Rispetto a un quadro così degradato non ha molto senso perdersi solo in analisi sociologiche magari raffinate, in pensose dissertazioni culturali, in distinguo e accorte collocazioni su confini mobili di un buon senso senza nerbo.

Molti autorevoli commentatori, e qualche guru improvvisato, ci hanno anestetizzato con queste pratiche asettiche: pii esercizi interpretativi ad uso di anime belle.

Noi dobbiamo qualcosa di più dignitoso ai nostri figli e ai tanti giovani che maturano disorientamento e disprezzo.

Vale la pena ormai non essere più indulgenti né corrivi. I mediocri vanno additati al pubblico disprezzo. Come meritano.

Università di Siena: sindacati contro rettore e direttore amministrativo per il pagamento del salario accessorio

Riccaboni-FabbroPassa dal “via” senza ritirare i 20 euro

RSU d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl, Uil PA-UR, Usb-PI. Ieri si è svolta una seduta d’informazione sindacale, forse una delle ultime con la dottoressa Fabbro. Sono passati quasi quattro anni dalla prima con la stessa, ma ieri, nulla sembrava cambiato. A cosa abbiamo assistito? Al solito rinvio dei pagamenti spettanti al personale tecnico e amministrativo. Ci hanno informato che a ottobre non pagheranno il salario accessorio 2011, 2013 e 2014!

Sì, ancora una volta aspettano una nota da funzione pubblica e Mef per sbloccare i pagamenti, ma questo documento di fatto serve solo a coprire le spalle da una eventuale denuncia alla Corte dei Conti per inadempimento amministrativo di rettore e direttore amministrativo. E così prendono tempo. Hanno assicurato che pagheranno a novembre, quanto ancora ci faremo raggirare?

Usano ancora lo scarica barile della responsabilità su qualcun altro, questa volta tocca al nucleo di valutazione, pare che questa nota serva a sollevare il nucleo da una sua inadempienza, ma non è così e chi non lo vuole capire è cieco, serve solo per loro, e a farne le spese però siamo ancora noi. Il documento in questione dovrebbe arrivare fra due settimane, sì come quello del MEF di tre anni fa! Ma, a detta del rettore, se non arriva pagheranno le somme dovute! Come si fa a credere a una bufala del genere?! Serve, questo documento, o no? Il rettore prende tempo, aspettando l’arrivo del nuovo direttore generale?

Sono saliti i toni, e non ce ne scusiamo, anzi li rivendichiamo, così come la Fabbro ha rivendicato il taglio del salario accessorio nel 2011, dicendo che se tornasse indietro lo rifarebbe! Lo rifarebbe? Ma come, non si era dimostrato, anche con una sentenza del giudice del lavoro che ha dato ragione a coloro che hanno fatto ricorso, che tagliare il salario accessorio anche in presenza di un bilancio in disavanzo fosse errato? Secondo lor signori no, dopo quattro anni, no. Vergogna!

Hanno parlato di voler riconoscere in ogni modo al personale l’impegno di questi anni, ora che stiamo uscendo dalla palude del Buco, uscendo… davvero? Questo sarebbe il riconoscimento? Ancora una volta veniamo umiliati nel modo più subdolo con il taglio delle retribuzioni dei lavoratori contrattualizzati, ancora. Dopo quattro anni siamo passati per l’ennesima volta dal via senza ritirare i 20 euro, grazie a due persone che ieri, in preda ad un delirio di onnipotenza, hanno affermato senza ritegno che è merito loro il risultato di questi anni, non di tutta la comunità universitaria.

Esiste ancora una comunità universitaria? I docenti avranno nulla da dire sul nostro ennesimo taglio? Forse no, qui nessuno parla. Noi crediamo che esista una comunità universitaria che deve ricostituirsi, ma esiste? Loro, i nostri vertici, nascondono la brace accesa sotto la cenere, ma è accesa, e si incendierà. Questo ateneo, come questa città, è silente, nasconde le ferite aperte, ma c’è un limite. Ai vertici di questo Ateneo abbiamo dato credito, dopo quattro anni abbiamo tentato in tutti i modi, ma sono ingiustificabili, inqualificabile il comportamento di queste settimane. Si può lavorare senza i giusti corrispettivi? No, invitiamo i responsabili a presentare le dimissioni, per l’ennesima presa in giro nei confronti della nostra dignità. I colleghi EP, C e D destinatari di incarichi presentino le dimissioni. Inutile la battuta tanto non si dimette nessuno, davvero? Nessuno ha dignità? Non ci crediamo. Invitiamo tutto il resto del personale ad attenersi al proprio orario a svolgere unicamente mansioni che ritiene adeguate, allo stipendio base.

Stiamo lavorando in una situazione surreale, un bilancio economico patrimoniale che il rettore dice sarà in pareggio, quando sappiamo che a prescindere dal sistema di contabilità è la tensione di liquidità che ci rallenta nei pagamenti, abbiamo immatricolazioni e iscrizioni in caduta libera e dovremmo accettare che i nostri pagamenti vengano rimandati? Stiamo parlando di arretrati 2011 e 2013! I nostri arretrati sono dovuti, così come sono dovuti i nostri pagamenti mensili spettanti, è ora di farla finita di ricominciare il balzello della difficoltà di cassa, e pagare ciò che è dovuto!

Per ricordare Pier Egisto Valensin, scomparso il 17 luglio 2014

Pier Egisto Valensin

Pier Egisto Valensin

1) Intervista a Radio Radicale (28 gennaio 2005): Sanità a Siena: altro conflitto di interessi per il rettore Tosi (Cliccare per leggerla o per ascoltarla).

2) Elezioni del rettore a Siena: riflessioni sull’ultimo confronto dai contenuti scontati (21 marzo 2006).

3) «Fuori dal coro»… sul nuovo e sul vecchio rettore dell’Ateneo senese (29 marzo 2006).

4) Consigli al nuovo rettore dell’Università di Siena (4 aprile 2006).

5) Emergenze nell’Università di Siena: tout va très bien, Madame la Marquise? Responsabilità e volontà di cambiamento (11 maggio 2006).

6) ”Pane e cacio”: riflessioni su privacy, comunicazione e marketing, censura (20 mggio 2006).

E per finire una visita al suo sito: “Il Palio non è un’opinione“.

Domani comincia il processo sul dissesto dell’ateneo senese

Ateneo-con-buco

Daniela Orazioli (UGL-Università di Siena). Dopo sei anni, siamo arrivati alla prima udienza del rinvio a giudizio per i responsabili del crack dell’Ateneo senese. Auguriamoci che davanti alla sede del tribunale ci sia una ben nutrita rappresentanza di tutti quelli che da questi “scellerati“ gestori dei bilanci hanno subìto danno. Da sottolineare, comunque, che la gravità non è riferita soltanto alla natura economica, come se questa fosse di poco conto, ma soprattutto alla sfera etica. Da ricordare l’annientamento del futuro di un’intera generazione; la scomparsa dall’Ateneo di tutti quei giovani borsisti, dottorandi, etc. che avrebbero dovuto costituire il fisiologico ricambio generazionale per la nostra secolare Università. Con loro abbiamo perso ciò di cui la scienza ha più bisogno: curiosità, entusiasmo, speranza, passione giovanile. I nostri giovani, a prescindere dal risultato del processo, non saranno più recuperabili. Grazie ai responsabili del dissesto!!! I tempi biblici delle indagini e poi della giustizia non fanno certo immaginare che stiano ancora lì ad aspettare! I migliori sono andati a far crescere altri paesi, dove i cervelli non si buttano; altri si sono adattati, ripiegando su qualche palliativo che potesse consentir loro di “campare”. Chi è rimasto, come i docenti e il personale tecnico e amministrativo, che fa???? Parlando con i colleghi non sentiamo che scoramento, mortificazione, frustrazione, assenza di aspettative. Chissà quali risultati abbia sortito l’indagine sul personale tecnico e amministrativo riguardo allo stress correlato al lavoro. Sarà emerso tutto ciò? Sono quantizzabili danni del genere? Forse no, e allora finirà tutto a tarallucci e vino? Noi non ci stiamo!!!

Sindaco e rettore a Siena: la coppia più demagogica del mondo!

Riccantini3Rabbi Jaqov Jizchaq. Venerdì 26 settembre 2014 alle ore 11 – tratto di strada Piazza Maestri del Lavoro – Rotatoria Due Ponti, si terrà l’intitolazione della “Via dei Ricercatori”. Encomiabile iniziativa, dopo la sinistra “Notte” dei ricercatori (in cui, hegelianamente, nonostante le graduatorie dell’ANVUR tutte le vacche sono grigie) quella di dedicare una via a costoro, che tanto patirono, accanto a quella dedicata ai “Martiri del Lavoro”; il Bullettino Senese di Storia Patria (se esiste ancora) pubblicherà un martirologio dei beati e dei testimoni della fede che ricevettero la morte durante la persecuzione, falsamente attribuito a S. Girolamo. «Il futuro del polo senese delle scienze della vita a Siena, tra ricerca, formazione e impresa.» È questo il tema scelto per l’incontro conclusivo della Festa provinciale de L’Unità del Pd senese. Dal sacrifizio alla rinascita. Va bene che l’ateneo metta al centro “le scienze della vita” (espressione enfatica, quasi che le altre scienze fossero scienze della morte), ma del resto che ne sarà? Va bene anche la dimensione applicativa, come dice il Sindaco, “funzionale all’impresa”, ma da qui, per la miseria, al puro e semplice filisteismo ce ne corre! Oramai se uno vede un integrale triplo, già gli gira la testa e comincia a dire che si tratta di “filosofia”! Insomma, è sempre di una dimensione universitaria, che stiamo parlando, non di un chiosco del lampredotto! Tacerò sul fatto che Siena aspira al blasone di “Capitale della cultura”…

Con l’ateneo senese piazzato al 471–480° posto, soddisfazione del rettore Riccaboni, che può ora approdare alla Luiss

Riccaboniridens2Rabbi Jaqov Jizchaq. Secondo QS World University Rankings® 2014/2015, l’università di Siena viaggia tra il 471° e il 480° posto. Come si vede, le principali classifiche internazionali convergono grosso modo sulle stesse valutazioni, che, bada caso, differiscono radicalmente da quelle del CENSIS. Non so se la situazione si riacchiappa, nel senso che il danno è fatto, il vaso di coccio è rotto: è l’entropia, baby, e se non vogliamo scomodare il Clausius, si può anche citare San Gerolamo: “factum infectum fieri nequit”, e nel nostro caso ciò che è stato fatto è il danno, economico, d’immagine e di reputazione.

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…     chi ha dato, ha dato, ha dato…      scurdámmoce ‘o ppassato…

Tutti dicono che l’ateneo del futuro sarà un’altra cosa: per l’appunto, cosa?

Angelo Riccaboni. Mi preme mettere in evidenza la performance dell’Università di Siena nella classifica inglese perché da questa emerge senza dubbio che siamo tra le migliori istituzioni di educazione al mondo e tra le migliori in Italia. Il raggiungimento del risultato acquista ancora più importanza se si considerano le dimensioni della nostra università e se viene messo in relazione con le ridotte risorse con cui i ricercatori italiani portano avanti il loro lavoro.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Il Rettore esulta per i risultati della classifica Quacquarelli Simonds, che al sottoscritto parevano viceversa preoccupanti: «da questa emerge senza dubbio che siamo tra le migliori istituzioni di educazione al mondo». E con ciò, saluti e baci e arrivederci a tutti i problemi che anche in questo blog sono stati posti in evidenza. Constatare la tenuta di ciò che è rimasto dell’ateneo, nonostante il terremoto, dal punto di vista della ricerca, non può voler dire buttarsi dietro alle spalle la pesantezza della situazione presente, né tantomeno invocare l’oblio su di essa: tutto va bene madama la marchesa, e chi lo nega è un disfattista; essere cinquecentesimi è il nostro recente obiettivo, all’insegna della massima mozartiana: “se non può quel che vuole, vorrà quel che può”.

Il rettore di Siena felice sul trono del mejo ateneo der monno!

TronoUnisi

Rabbi Jaqov Jizchaq. A nove colonne La Nazione  di Siena riporta le già citate conclusioni delle prestigiose valutazioni “di Shanghai”, rompendo la cortina fumogena di autoincensamenti e reciproci salamelecchi con i quali giornale e autorità politiche sono soliti congratularsi vicendevolmente. Va detto che è la prima (e unica) volta che i giornali locali insinuano che il re è nudo: vecchi tempi in cui ebbri gazzettieri vaneggiano del “mejo ateneo der monno”! Intorno al tema dell’università si è creata una sorta di “spirale del
silenzio”, per cui è considerato addirittura riprovevole il solo dubitare delle granitiche certezze ripetute come un mantra “ar popolino” da lor signori. Non è per disfattismo antipatriottico, ma per la profonda ostilità verso la bêtise dei fastidiosi luoghi comuni somministrati alla pigrizia mentale dell’uomo della strada (non ancora investito dal tram), verso ogni sorta di superficiale e vanesio “ottimismo”, di conformismo, di demagogia da impostori e di piaggeria, che ritengo apprezzabile questo articolo de “La Nazione”, invero di tono assai più sobrio e realistico di altri
improntati ad un frivolo “ottimismo”. Esorto i lettori a meditare sul “memento mori” lassù in altro a destra (il grafico delle uscite di ruolo), incrementando la cospicua lista dei commiati col numero, non indifferente, purtroppo, di decessi occorsi negli ultimi due anni, e
riconsiderare, uno per uno, tutti i punti critici che sono stati evidenziati anche in questo blog, onde “resettare” il dibattito pubblico, finalmente ponendolo su basi meno fantasiose, auspicando in tal modo che al pessimismo dell’intelligenza faccia seguito un maggiore “ottimismo” (cioè determinazione) della volontà.

Qualcuno si ricorda che a Siena c’è ancora l’università, quella vera e non quella da operetta del rettore

Le sorelle Bandiera

Le sorelle Bandiera

Siena è il paradosso del “Niente si conserva tutto si distrugge”… e nessuno paga

Bastardo senza gloria (21 agosto 2014). Noi, a differenza di qualche giornale locale a bassa tiratura e di qualche soldatino aggrovigliato, non ci esaltiamo di fronte alle inutili classifiche delle Università italiane, e neanche vogliamo mettere il dito nella piaga, se in qualche altra classifica, considerata la più prestigiosa, Siena non compare nemmeno dal binocolo. Noi siamo per la sostanza delle cose e la sostanza parla chiaro, molto chiaro. All’Università di Siena è stato compiuto un disastro di vaste proporzioni, che ancora incide nell’andamento dell’Ateneo, rendendo complessa e difficile la gestione della didattica, influenzando negativamente la possibilità di scelta degli studenti, senza parlare dell’annosa querelle che vede coinvolti i dipendenti dell’Università senese. A monte di tutto questo vi risulta che qualcuno abbia pagato? Vi risulta che siano stati individuati i responsabili? Tutto tace miseramente. Come ormai è tradizione in questa città, tutta immagine e niente sostanza. L’importante è darsi quell’alone di grande centro del progresso civile e culturale, che nella sostanza appunto, cozza pesantemente con quello che è stato compiuto proprio ai danni della civiltà e della cultura stessa. Il sindaco di Siena e i suoi prodi amministratori, a parte qualche gridolino di godimento al manifestarsi di qualche inutile classifica che vedeva Siena nei primi posti, niente hanno fatto per chiarire e spingere verso un rinnovamento questa nostra prestigiosa e vituperata istituzione. Sui conti ancora ha da venire quella chiarezza necessaria. Ma soprattutto ha da venire quella sicurezza più di una volta ostentata dal Riccaboni. Tutto tace. Addirittura in questa strana città assistiamo a delle cose a noi incomprensibili. Assistiamo al fatto che un ex componente del cda dell’Ateneo senese, rappresentante di quel comune che dovrebbe tutelare l’interesse della collettività, dopo aver assecondato tutte le votazioni, comprese quelle ritenute poi illegittime dal giudice Cammarosano a danno dei dipendenti tecnico amministrativi, sia nominato successivamente nella deputazione della Fondazione Mps e oltretutto sia il cardine sul quale si sono basate le forze politiche per eleggere il nuovo presidente. Stiamo parlando ancora di Vareno Cucini. Quando in questa città assisteremo ad un cambiamento vero? Quando riusciremo ad esprimere qualcuno che prenda netta distanza dalle solite stanze del groviglio armonioso? Nel frattempo consoliamoci con quella che sta diventando una barzelletta cittadina. L’assessore alla cultura, c’è ma non si vede. Vorrebbe dimettersi, ma sempre per conservare quell’alone di falsa efficienza, ma niente sostanza, rimane. Giustamente nella candidata a capitale europea della cultura potevamo aspettarci di meglio che questa situazione? Probabilmente.

Università di Siena: di primati ridicoli, di silenzi sui problemi veri e di demagogia si può anche morire!

Unisisempreprima

Altan-veritaRabbi Jaqov Jizchaq. Sul tema dell’Università di Siena il silenzio e il conformismo della stampa e di buona parte dell’intellighenzia locale sono stati a tratti scandalosi (vedi i ripetuti peana ad ogni giudizio del CENSIS, interpretati come sedativo per l’opinione pubblica, tacciando di disfattismo antipatriottico chiunque implorasse che si guardasse più da vicino alla realtà delle cose). Mi pare viceversa che questo blog sia stato l’unico luogo di confronto pubblico ove sia stato possibile attingere al carburante indispensabile per un dibattito realistico, ossia i dati, che altri vorrebbero surrogare con la demagogia, propalando carrettate di melensi luoghi comuni.

Altan-troppostronziI dati numerici possono essere male interpretati, certo, e l’informazione può essere incompleta, ma come si suole dire “la fredda oggettività dei numeri” non può essere piegata a esigenze retoriche oltre una certa misura. C’è da rammaricarsi del fatto che nessun giornale locale abbia condotto una seria indagine, corredata da numeri. In una fase come quella che stiamo vivendo, su certe cose dovrebbe, infatti, esservi un dibattito aperto non ristretto agli antri di chiuse conventicole. A me pare, però, che in generale una sorta di erudizione senza critica, una “prudenza” che evita ogni presa di posizione personale, senza prendersi il rischio di un’affermazione men che ovvia, sia, per ragioni ampiamente indagate, tipica della nostra intellighenzia italica, adusa a “suonare il piffero” (Vittorini) per questa o quell’ideologia.

Altan-ballaFa altresì specie che, pur disponendo di uno strumento così bello e rapido come il blog, non vi sia un numero maggiore di cittadini che (con pseudonimo o no) intervengano per esprimere il loro punto di vista, con buona disposizione d’animo a discutere, difendere ed eventualmente, ritrattare, rivedere le proprie convinzioni di fronte ad un argomento più convincente. Questo sarebbe il senso autentico della “dialettica” (διαλεκτικὴ, arte di dialogare, ricerca consensuale della verità, contrapposta alla retorica, ovvero all’arte di prevalere nella disputa verbale).