Palazzo Bandini Piccolomini: «uno sforzo di fantasia e l’università è pronta a dare concretezza ai sogni»

L’asta sulla vendita del Palazzo Bandini Piccolomini è andata deserta. Di seguito il commento di Red da “il Cittadino online” del 13 ottobre 2012.

VENDITA DI PALAZZO BANDINI: L’ASTA È UN FLOP (L’Università non realizza gli incassi previsti a bilancio)

Red. Bocconi amari per il rettore dell’Università di Siena Angelo Riccaboni, impegnato in un lungo processo di risanamento dell’ateneo senese. Dopo la mancata vendita del complesso della Certosa di Pontignano, di cui pare il rettorato (pur essendone proprietario) non abbia la disponibilità alla vendita, e di cui – comunque  – l’asta andò a suo tempo deserta, come già raccontato, è arrivata un’altra brutta notizia.

Palazzo Bandini Piccolomini, liberato dalla storica segreteria universitaria, era stato messo all’asta, aperta il 7 settembre e chiusa lo scorso venerdì 5 ottobre. Già le modalità dell’asta e della valutazione del cespite erano state oggetto di critica aspra anche su questo quotidiano on line; ma oggi dobbiamo registrare che non una offerta è arrivata sul tavolo del notaio Mandarini. Forse il prezzo della base d’asta (6 milioni e 500mila euro, ndr) è stato ritenuto dai possibili acquirenti troppo elevato (diviso i 2.721 mq lordi dichiarati vale 2.389 euro al metro quadrato)? Il bando doverosamente ha avvisato che l’Università non ha certificazioni da dare all’acquirente sulla sicurezza e la conformità degli impianti e che l’immobile è in classe energetica “G” per l’assoluta mancanza di attestato di certificazione energetica: e meno male che per tanti anni studenti e lavoratori hanno frequentato questo luogo poco protetto e non è successo alcun incidente di rilievo.

Viene da pensare che, come per Pontignano, qualcuno abbia fatto le valutazioni della base d’asta in po’ a casaccio, arrivando a definire cifre sproporzionate ai luoghi e ai tempi di crisi che corrono. Ma siccome in città non mancano personaggi sempre in caccia di fondi e abitazioni da comprare (perché la crisi non è uguale per tutti), può essere che qualcun altro stia lavorando per una seconda (o terza) asta al ribasso. La mancata vendita dei due beni immobili apre un buco nel bilancio dell’Università impossibile da coprire; e l’eventuale cessione a prezzo ribassato non raggiungerebbe gli scopi per cui si è tentata la procedura. Voci di possibile messa in vendita di altri immobili di proprietà dell’Ateneo come Santa Chiara e l’ex Convitto il Rifugio sono chiacchiere da bar o poco più: le procedure di vendita sono così farraginose che sicuramente non se ne vedrebbe frutti, sempre che qualcuno compri ai prezzi del rettore, prima del 2013

Tardi per salvare il bilancio dell’Università di Siena di questo 2012, annus horribilis per le istituzioni senesi.

Azienda ospedaliera universitaria senese: 800mila euro di consulenze in sette mesi

Lettera aperta a:

Pierluigi Tosi (Direttore generale AOUS)

Angelo Riccaboni (Rettore dell’ateneo senese)

Domenico Mastrangelo. Sono un medico con 33 anni di laurea in Medicina, quattro specializzazioni (Ematologia, Oncologia, Farmacologia Clinica, Oftalmologia), oltre 110 pubblicazioni su riviste internazionali ed esperienza nelle discipline dell’Epidemiologia, della Genetica e della Biologia Molecolare; sono anche omeopata diplomato, nel caso non bastasse! Dal 1992 sono in servizio presso l’Università degli Studi di Siena e, ad oggi, sono inquadrato nel livello tecnico, categoria D3, senza avanzamenti di carriera dal 2003! Avendo lavorato, in modo quasi esclusivo, alla ricerca sul retinoblastoma, ho sostenuto e sostengo tuttora (unico caso al mondo!), con il credito di autorità e istituzioni internazionali, l’ipotesi dell’origine epigenetica della malattia, che apre le porte ad un sostanziale rinnovamento, sia nella diagnosi che nella cura di questo tumore, che affligge, per lo più, bambini in tenera età. Inoltre, sotto la direzione del prof. Giovanni Grasso, del dipartimento di Scienze Biomediche, sto attualmente studiando, con un piccolo gruppo di collaboratori, nuove sostanze che potrebbero rivelarsi un’utilissima aggiunta alle terapie in uso per il retinoblastoma. Entrato in convenzione con l’AOUS (non ricordo con esattezza la data), mi sono, dunque, dedicato con profitto alla ricerca nel campo del retinoblastoma, tumore per il quale l’AOUS ha predisposto, al suo interno, un centro di riferimento nazionale e presso tale centro ho prestato la mia opera con risultati molto positivi, continuando a produrre ricerca di qualità anche dopo la revoca del rapporto di convenzione, posta in atto, per ragioni che ancora mi sfuggono, dal precedente direttore generale e, da quanto posso capire, confermata dall’attuale, anche se mai diventata definitiva.

Ovviamente, il senso comune, la ragione, la decenza e la morale più spicciole si rifiutano di comprendere le motivazioni che hanno condotto l’Amministrazione che ospita il centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, a sospendere il rapporto di convenzione con un medico, ricercatore (chi Vi scrive) che quasi all’unanimità, la comunità scientifica mondiale considera un esperto di rilevanza internazionale, nel campo del retinoblastoma; ma tant’è! La Legge non dovrebbe consentire simili “deroghe”, anche se le cronache sul “Paese reale” e i lunghi anni trascorsi, m’insegnano che non c’è mai fine al peggio. Nonostante tutto, credo fermamente che la Giustizia trionfi sempre e mi sono già preparato a difendere le mie ragioni (che ho motivo di ritenere del tutto conformi alle prescrizioni di Legge) nelle sedi a questo destinate.

Tuttavia, da cittadino (che paga le tasse e, qualche volta, legge anche le cronache nazionali), prima ancora che da professionista, al quale le istituzioni hanno procurato danni ingentissimi e irreparabili, sento i cronisti narrare fatti che mi fanno ritenere di essere un marziano accidentalmente caduto su un pianeta alieno. Mi riferisco, in particolare, a un articolo (“La Nazione”, 6 Ottobre 2012) che, sulla prima pagina della cronaca di Siena, così titola: «Scotte: spese “eccezionali” in incarichi: da Marzo a Settembre di quest’anno siglati contratti a tempo per 800 mila Euro.» Stando così le cose, se è assurdo, indecente, contrario al buon senso e inspiegabile che un esperto di retinoblastoma di caratura internazionale venga “licenziato” dall’azienda ospedaliera che ospita il centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, ancor meno regge l’argomento, da qualcuno proposto, della carenza di fondi; i denari ci sono! … e non pochi, a voler dar retta al cronista.

In seconda e terza pagina, la proverbiale “ciliegina sulla torta”. Leggo: «Fra Marzo e la scorsa settimana l’azienda ospedaliera è ricorsa a qualcosa come 776.130 Euro di collaborazioni esterne e libero professionali. Sono tutti incarichi di durata da tre mesi a un anno con compenso onnicomprensivo, affidati, di volta in volta, a professionisti presi all’esterno. Per la valutazione e assegnazione, l’azienda ospedaliera si affida ai documenti richiesti e – se ritenuto opportuno, ad eventuali colloqui/esami –. La lista dei conferimenti di contratti libero professionali è lunga, con documenti firmati dal direttore generale Paolo Morello e poi dal suo successore, Pierluigi Tosi

L’articolo è molto lungo e contiene informazioni più dettagliate su alcuni dei contratti stabiliti e altri dettagli che a me pare aggiungano veramente poco, al succo del discorso. Interessante, invece, la conclusione dell’articolo, nella quale, riferendosi all’eccezionalità che simili provvedimenti dovrebbero avere, ma che l’AOUS ha fatto diventare regola, il cronista afferma (non senza una ricca dose di buon senso): «Insomma, i casi sono due: o l’eccezionalità fa rima con continuità o le esigenze di una grande ed eccellente struttura devono far osare la stessa ad andare oltre la precarietà. O, ancora, come indica la Regione, si prenda ad usare il personale proprio

Nel mio caso, il “personale proprio” (specialmente se altamente qualificato) viene, invece, LICENZIATO senza motivo; ma non basta! Nella delibera di revoca della convenzione, mi si scriveva che l’azienda era disposta a trattare una nuova collocazione per il mio rientro in convenzione; e sì che tra le mie quattro specializzazioni e il diploma di Omeopata, l’ex direttore generale (come pure l’odierno) aveva soltanto l’imbarazzo della scelta, per determinare una mia nuova collocazione… ma essere in possesso di quattro specializzazioni, sembra non sia sufficiente, per la nostra azienda ospedaliera senese… e non basta ancora! Il messaggio che l’articolo convoglia al lettore è che l’AOUS ha messo a contratto professionisti dei quali “aveva bisogno” (si parla, per altro, di neurologi, psicologi, otorinolaringoiatri, ortopedici… tutte figure professionali delle quali l’AOUS è ampiamente dotata!), la qual cosa, opportunamente trasposta alla mia situazione, porta a dedurre che della mia opera in qualità di esperto internazionale sul retinoblastoma, l’AOUS non avesse né, tuttora, ha alcun bisogno! Circostanza, questa, davvero singolare, ove si pensi che l’AOUS stessa ha un centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, con un solo medico che lavora al suo interno! Ma ancora più singolare è il fatto che diversi colleghi, nella circostanza del mio licenziamento, hanno scritto al direttore generale che si sarebbero volentieri avvalsi del mio apporto professionale, sia in campo oncologico, che tossicologico, così come nel settore dell’Omeopatia, sebbene queste richieste sono state tutte, sistematicamente ignorate.

In conclusione, che ci sia stato e continui ad esserci un chiaro intento persecutorio, nei miei confronti, è del tutto evidente da quanto ho scritto; quali siano, invece, le ragioni che lo hanno fomentato, non è affatto chiaro e spero si possa chiarire al più presto, con mia completa soddisfazione, nelle sedi appropriate. Resta, tuttavia, l’amarezza nel constatare lo stato di degrado istituzionale e morale, che emerge da questa vicenda, del quale certo chiederò ragione, ma che lascia molte perplessità: in ambito accademico perché dimostra che il tanto sbandierato cambiamento, che dovrebbe condurre l’Ateneo al pareggio di bilancio, non può, a mio avviso, poggiare su simili basi; in ambito sanitario perché la “Sanità” dovrebbe essere un “servizio” (“Servizio Sanitario Nazionale”), non certo inteso a favorire chi la gestisce e l’amministra, ma, caso mai, chi paga le tasse (e che tasse!) per usufruirne. Spero che quanto detto possa costituire per Voi argomento di seria riflessione e indurVi a porre mano, nell’immediato, ad un rapido e sostanziale cambiamento.

Università di Siena: chiarezza immediata sulle elargizioni ad alcuni docenti

«Io sono arrivato nel 2007 e da allora nessun docente è mai stato pagato direttamente dal Polo universitario. Con una convenzione il Polo trasferiva all’ateneo senese alcuni fondi che però non coprivano tutte le spese» ha dichiarato il Prof. Salvatore Bimonte, delegato del Rettore per il Polo Universitario di Grosseto. Quindi, è stato l’Ateneo senese a corrispondere i cinquemila euro a bimestre ad alcuni docenti.

Stipendi gonfiati ai professori senesi (Il Tirreno Grosseto, 6 settembre 2012)

Lorenzo Santorelli. Parte da Siena una storia che capitolo per capitolo si arricchisce di segnalazioni anonime, plichi postali e blog per arrivare all’epilogo, momentaneo, di un esposto alla Procura maremmana che chiama in causa il Polo universitario grossetano. A presentarlo ieri è stata la Lega Nord della città del palio che vuole vederci chiaro sui compensi dei docenti dell’ateneo senese che hanno insegnato a Grosseto. «Abbiamo presentato un esposto sui compensi pagati negli anni dal Consorzio del Polo universitario ai docenti dell’Università di Siena – fa sapere in una nota Francesco Giusti, segretario comunale del carroccio senese – chiedendo alla Procura di indagare sulla correttezza dei pagamenti, se i servizi corrisposti siano stati effettivamente resi e se sia stato rispettato il regolamento per incarichi retribuiti al personale docente». Giusti parla genericamente di «cifre molto importanti» che però nelle carte depositate agli uffici di Via Monterosa verrebbero indicati nell’ordine di circa cinquemila euro che alcuni professori, a cadenza bimestrale, avrebbero affiancato al loro stipendio.

I fatti in questione risalirebbero al 2005, ma le camicie verdi vogliono verificare se nel lasso di tempo che conduce ai giorni nostri quel modus operandi sia proseguito. «È ancora più scandaloso – aggiunge l’esponente leghista – alla luce dei tagli al compenso accessorio ai dipendenti che guadagnano somme ai limiti della soglia di sopravvivenza. Crediamo che la responsabilità politica di tutto ciò ricada sul Pd, sull’ex sindaco Franco Ceccuzzi e sulla Cgil universitaria». La faccenda sarebbe da circoscrivere all’interno di piazza del Campo e ai sommovimenti legati a un comune commissariato, un’università dai bilanci dissestati, una banca ed una fondazione in cerca di liquidità e di identità con il nuovo ticket Viola – Profumo. Se non fosse che nel plico spedito in forma anonima alla sede senese della Lega Nord sarebbero contenute alcune buste paga dei docenti che chiamerebbero in correo il Polo grossetano. Ad aggiungere pruriginosità alla vicenda ci ha pensato Fratello Illuminato, un blog dal vago richiamo massonico, ma molto letto negli ambienti accademici e politici senesi.

In un post di fine agosto viene preso di mira un «professore universitario con la barca a Marina di Grosseto. A tutta pesca e non solo di pesce». Dopo aver consultato «alcuni documenti che probabilmente finiranno su qualche tavolo», vengono denunciati presunti favoritismi a vantaggio di docenti vicini all’attuale rettore, Angelo Riccaboni (storpiato in Criccaboni), che oltre alla normale retribuzione dell’università «percepivano ben altri stipendi con tanto di busta paga da un Consorzio universitario (finanziato anche da Fondazione Mps)». La Fondazione che, fino alla recente stretta ai rubinetti, è stata la colonna del Polo insieme a Camera di commercio, Provincia e Comune. Il delegato del rettore, Salvatore Bimonte, respinge ogni addebito. «Io sono arrivato nel 2007 e da allora nessun docente è mai stato pagato direttamente dal Polo universitario. Con una convenzione il Polo trasferiva all’ateneo senese alcuni fondi che però non coprivano tutte le spese». Bimonte cita se stesso come esempio. «A me non spetta nessuna indennità extra se sto a Grosseto invece che a Siena. Al massimo un rimborso forfettario di alcune decine di euro per la benzina e l’usura della macchina».

Ateneo senese: la trasparenza invisibile

Il Prof. Angelo Riccaboni non può continuare a esporre al ridicolo, con risposte manifestamente illogiche e menzognere, sé stesso e l’istituzione che dovrebbe rappresentare. Come può definire della “massima trasparenza” la vendita del Palazzo Bandini Piccolomini, se ai cittadini è precluso addirittura l‘accesso alla documentazione tecnica? Lo ripeto per l’ennesima volta, il principio della trasparenza (L. 241/1990) ha assunto una diversa e più ampia configurazione, al punto che è definita nei termini di “accessibilità totale per tutti i cittadini” all’intero patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni (art. 11, D.lgs. 150/2009), allo scopo di favorire forme diffuse di controllo e trasformandosi, di fatto, in un mezzo fondamentale di prevenzione della corruzione, rendendo possibile una forma di rendicontazione sistematica ed evidente nei confronti dei portatori d’interesse, cioè dei cittadini. Alla cultura della trasparenza si è uniformato l’intero sistema universitario italiano, con l’eccezione dell’ateneo senese. Per restare nello specifico della vendita dell’immobile, perché la documentazione tecnica (mappe, foto, schede ed elaborati planimetrici) non è accessibile a tutti? Perché si è dichiarato che tutte le informazioni sono riservate e confidenziali, mettendo, così, la mordacchia a chi intende formulare una proposta d’acquisto? Ci sarà pure un consigliere del CdA disposto a violare queste illegittime disposizioni e a rendere pubblico tutto il materiale, ammesso che riesca a ottenerlo!?

Queste osservazioni e interrogativi non sono solo legittimi ma, nel caso di specie, doverosi, se si considerano i precedenti. Ne ricordo alcuni: il tentativo proceduralmente scorretto di far approvare dal CdA il progetto di costituzione di un Fondo immobiliare; il sospetto di una speculazione finanziaria ai danni dell’Università di Siena; le intercettazioni telefoniche che documentano il coinvolgimento di un docente del nostro ateneo e le agevolazioni a lui concesse, dal Rettore e dal Direttore amministrativo, tipo la giustificazione alle assenze (passate e future) a lezione e al ricevimento degli studenti.

Per concludere, il solito interrogativo, già posto in passato: l’Ateneo senese può continuare ad avere una guida priva di legittimazione, credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni?

Articolo pubblicato anche daIl Cittadino online (30 agosto 2012) con il titolo: Grasso replica al rettore: “ma quale trasparenza”.

Università di Siena: la supercretinata del giorno

Università: Siena vola, è il titolo del Corriere Fiorentino di oggi che commenta la classifica degli atenei italiani del Sole 24 Ore. L’augurio è che non si tratti di ali di cera appesantite da affermazioni trionfalistiche e immotivate. Purtroppo, le dichiarazioni del rettore, gli indicatori usati per stilare la graduatoria, le scelte scellerate sull’offerta formativa del corrente anno accademico, gli espedienti, il prepensionamento dei docenti, fanno ripiombare dall’alto sulla dura roccia la situazione comatosa di questo martoriato ateneo.

Angelo Riccaboni. Né rivincita, né sorpresa, ma la conferma che il risanamento non ha leso la qualità. Non credo che si possa parlare della favola del brutto anatroccolo, perché noi cigno lo siamo sempre stati. Siamo contenti di poter dimostrare che il risanamento finanziario è stato fatto senza ledere in alcun modo la qualità. Un riconoscimento per nulla inatteso, poiché nella didattica come nella ricerca il nostro Ateneo ha sempre tenuto risultati eccellenti.

Un manifesto da far sottoscrivere ai candidati dei nuovi organi di governo dell’Università di Siena

Portare nuovi valori anche nell’Ateneo

Zoom (6 luglio 2012). Da anni ormai le istituzioni senesi, con l’Ateneo in testa almeno per ragioni cronologiche, sono scosse da una crisi profonda che si aggrava sempre di più e, prima che crollino in modo irreversibile, è doveroso capirne le cause al di là delle soluzioni pratiche da individuare urgentemente. Uno di questi motivi, forse il principale, sta sicuramente nella costante applicazione della logica della lobby che, inevitabilmente, finisce per allontanarsi dai bisogni collettivi ispirandosi solamente agli interessi, non solo economici, ma anche e soprattutto di potere, del gruppo prevalente. È una logica che finisce per essere distruttiva e l’Università senese ne è un chiaro esempio. È dai tempi del rettorato Berlinguer, non che i suoi predecessori fossero in senso assoluto “migliori”, che il governo di questa importante istituzione cittadina risente, in negativo, degli effetti prodotti dalla prevalenza di un gruppo accademico, con comuni interessi politici e di potere. Non è particolarmente rilevante che il legame tra i componenti di questa lobby sia politico, piuttosto che accademico o economico. Ciò che conta è invece che un gruppo di persone possa prevalere su altri gruppi o sui singoli, piegando l’istituzione ai propri voleri. Questa logica si è perpetuata per un ventennio attraversando il rettorato Tosi, quello Focardi e, infine, è assurta a regola nel rettorato Riccaboni, manifestandosi con una scarsa trasparenza e con una gestione svincolata dal consenso della comunità accademica. Le nuove disposizioni normative, quali quelle della legge Gelmini, hanno favorito il fenomeno mettendo gli organi di governo dell’Ateneo praticamente nelle mani del Rettore e del gruppo che lo sostiene (e che non può smettere di sostenerlo pena la perdita di qualsiasi potere). Non è un caso che l’approvazione del nuovo statuto, in osservanza della Gelmini, provocò dissensi da parte di altri lobbisti, nel caso specifico del Comune e della Provincia che ancora oggi esprimono dei consiglieri di amministrazione. Lo stato di tensione derivò dalla presa di coscienza da parte soprattutto dell’allora sindaco Ceccuzzi che, una volta estromesso dal “gruppo”, non avrebbe più potuto esercitare pressioni come spesso avvenuto negli anni passati. Un radicale cambiamento di questa situazione può attuarsi solo con il prevalere di nuovi valori, una sorta di nuovo umanesimo che riporti al centro l’individuo o aggregazioni di singoli svincolate da logiche lobbistiche. Il consenso della comunità dovrebbe portare negli organi di governo persone estranee alle logiche della gestione ristretta del potere, motivate semplicemente dal senso della responsabilità e del bene collettivo. Le soluzioni “pratiche” o “tecniche” verrebbero di conseguenza, facendo uscire dalla prostrazione e rilanciando, davvero e non a parole, un’istituzione secolare che oggi stenta a sopravvivere.

Due ciechi felici alla guida della sanità e dell’Università di Siena

Paolo Morello Marchese e Angelo RiccaboniDi seguito il comunicato integrale dell’Associazione non-profit In fondo ai tuoi occhi”, un’associazione nata nel maggio 2012 per la raccolta fondi per il reparto di Oftalmologia dell’ospedale “Le Scotte” di Siena, dove si trova il centro di eccellenza per la cura del retinoblastoma. Porta avanti una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione verso il trattamento del tumore che colpisce i bambini.

In fondo ai tuoi occhi. Questa è la storia di un medico, ricercatore, licenziato dall’Asl di Siena che ospita un centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, e che, senza perdere la speranza e l’entusiasmo, ha continuato a fare ricerca in laboratorio a 1.200 euro al mese. Adesso le sue ricerche potrebbero aprire “autostrade” per la cura del retinoblastoma, il tumore agli occhi che colpisce i bambini da zero a tre anni di età.

Siena vanta l’eccellenza nella cura di questo tumore. Ogni anno nel reparto di Oftlmologia della dottoressa Doris Hadijstilianou arrivano almeno 30 nuovi casi. A Siena lavora anche Domenico Mastrangelo, 33 anni di laurea in Medicina e Chirurgia, quattro specializzazioni, più di 100 articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali ed esperienza pluridecennale sul retinoblastoma. Mastrangelo paga ancora oggi una vicenda legata a un concorso e a una sua denuncia contro l’allora Rettore, Piero Tosi e una serie di processi che ne sono nati. «La mia ricerca sul retinoblastoma – afferma Mastrangelo – apre la strada a nuovi approcci diagnostici e terapeutici. Ma non c’è da illudersi che questo possa rappresentare uno stimolo per chi dirige le “aziende” da farsa che dicono di occuparsi della salute della gente. Di fatto con questa scelta si tiene fuori dal centro di riferimento sul retinoblastoma l’unico esperto, oltre alla dottoressa Hadijstilianou, operativo sul territorio nazionale».

Scaricato dall’Asl senese, Mastrangelo ha scelto comunque di continuare a lavorare e portare avanti le proprie ricerche. «Sono andato avanti con la sola forza del mio intelletto e, contrario, come sono sempre stato, all’ipotesi genetica sull’origine del retinoblastoma, ho elaborato l’ipotesi “epigenetica”, sull’origine della malattia». Nonostante il successo scientifico dell’ipotesi, Mastrangelo vive da due anni, con lo stipendio più che dimezzato «e la vergogna di sentirmi circondato dall’omertà di colleghi, amici, ex amici, associazioni, sindacato e quant’altro». Tuttavia parallelamente alle vicende legali, Mastrangelo continua a scrivere di retinoblastoma. «Un mio articolo sull’epigenetica del retinoblastoma è stato pubblicato dal “Journal of Cancer Therapy” e può essere scaricato gratuitamente. Ho poi ultimato il capitolo di un libro dell’editore Springer, dal titolo: “The epigenetics of retinoblastoma”, nel quale pongo in evidenza le prospettive che questa ricerca apre, nell’ambito della diagnosi e della terapia di questo tumore, mentre un terzo articolo scientifico, sempre sullo stesso argomento, mi è stato pubblicato dall’European Ophthalmic Review».

A parte il lavoro sull’epigenetica del retinoblastoma, le indagini di Mastrangelo interessano anche altri fronti. «Entro il mese di ottobre, presso il dipartimento di Scienze Biomediche, diretto dal professor Giovanni Grasso, dovremmo poter essere in grado di stabilire dei saggi di chemiosensibilità in vitro, ossia selezionare, in laboratorio, i farmaci verso i quali le cellule tumorali mostrano maggiore sensibilità. Questo sistema ci consentirà, inoltre, di verificare anche l’efficacia di farmaci nuovi e persino di “non farmaci”, da avviare alle sperimentazioni cliniche nel retinoblastoma».

Università di Siena: un modello organizzativo da ridere fa piangere alcuni amministrativi

Rsu d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl-Intesa, Uil-Rua, Usb PI. Chiarissimo Rettore e gentile Direttrice, molti colleghi, che lavorano attualmente nei Dipartimenti o nelle strutture periferiche, ci chiamano preoccupati per quanto sta accadendo in questi giorni, nei quali si susseguono colloqui con la Direzione Amministrativa e le persone deputate all’assegnazione del personale alle strutture periferiche, secondo i criteri della nuova organizzazione dipartimentale. Le preoccupazioni vengono soprattutto dal fatto che è disattesa la parola data anche in sede di informativa sindacale, nella quale ci avete comunicato che il personale avrebbe continuato a lavorare nei nuovi Dipartimenti, mantenendo comunque indicativamente ciascuno la propria attività e la propria sede di servizio; così come ci avevate detto che non sarebbe esistito alcun problema relativamente all’assegnazione dei segretari di dipartimento, a seguito della riduzione dei Dipartimenti stessi, in quanto molti di loro avevano già manifestato la propria volontà di essere adibiti ad altre mansioni. Sembra invece che si stia attuando un piano ben diverso, che prevede spostamenti di segretari amministrativi, che ne declassa alcuni al ruolo di “vice segretario” (figura che sembra uscita all’improvviso, con chissà quale ruolo reale), che tiene in considerazione spostamenti d’intere segreterie amministrative che seguono un segretario e che vanno a ricoprire ruoli fino ad ora ricoperti da altre persone… un po’ come se la valutazione delle capacità operative di queste persone fossero compito del segretario amministrativo, che decide chi portarsi dietro nella nuova struttura.

Al personale delle c.d. “periferie” è stato fatto un test per la rilevazione delle attività svolte (nonostante molte informazioni fossero rilevabili da altri database), che doveva servire a valutare le competenze del personale e indirizzarlo nei posti di lavoro più appropriati. Sembra proprio che tutto ciò non sia servito a nulla, poiché l’amministrazione sta attribuendo incarichi e determinando trasferimenti, anche in sedi diverse, senza curarsi delle volontà del personale e adottando un criterio soggettivo per le proprie scelte, con riferimento sia agli incarichi di segretario amministrativo che all’assegnazione a sedi diverse. Una domanda, dunque, sorge spontanea: a cosa sono serviti i test? Chi li ha valutati? Quali i criteri oggettivi che hanno portato a scegliere i futuri segretari di dipartimento e a distribuire il restante personale nelle filiere? In questa fase delicata tutto si deve ispirare a trasparenza e a criteri equi e definiti. Invece tutto sembra essere frutto di trattative singole fatte con i vertici dell’Amministrazione. L’amministrazione deve subito convocare le OO.SS. per spiegare e illustrare criteri e parametri utilizzati per individuare queste nuove figure e deve interrompere subito questo assurdo e iniquo metodo di scelta (mosso da criteri piuttosto “personali”) che sta determinando un ulteriore disagio a tutto il personale interessato.

Università di Siena: il trionfalismo immotivato di un apprendista stregone

Ombre anche nel bilancio dell’Ateneo: le perdite di gestione continuano ad accumularsi (da: Zoom 25 maggio 2012)

Tutta presa dalle vicende comunali, dalla lotta fra monaciani e ceccuzziani su nomine e bilancio consuntivo, la città sembra dimenticarsi di ben altri bilanci che pure per gli ultimi quattro anni hanno tenuto banco: quelli del martoriato Ateneo. Eppure qualche settimana fa, in occasione dell’approvazione del bilancio consuntivo, i vertici avevano avuto cura di propalare quanto più possibile un ottimismo che, a chi scrive, pare poco giustificato. Vediamo perché. Anzitutto per il fatto che l’approvazione del bilancio è avvenuta con il parere negativo dei sindaci revisori e con il voto contrario di 7 consiglieri (tra i quali il rappresentante del Governo) e favorevole di 13 (tra i quali i rappresentanti del Comune e della Provincia di Siena) segno di valutazioni non proprio convinte sulla bontà dell’atto. Va poi considerato che un disavanzo di competenza di oltre 8 milioni, se è pur vero che è nettamente migliorativo degli anni immediatamente precedenti, è, comunque, un disavanzo importante (più importante di quello – eventuale – su cui è caduta la giunta comunale) e comunque non può essere preso come unico dato a disposizione. Si deve, infatti, considerare anche dove sia arrivato il debito complessivo, quel macigno che è stato scalfito dalle vendite immobiliari ma ancora di notevole dimensione, e quale sia il volume del disavanzo di amministrazione. Questo ultimo è, infatti, cresciuto di circa 7 milioni, raggiungendo la cifra di quasi 44 milioni, e non è certo l’indice di un vero cambiamento di rotta. Quello che però più deve far riflettere sono le dichiarazioni che da mesi e mesi giungono a proposito del piano di risanamento e rilancio ribattezzato Unisi 2015, poi 2017 e ora, sembra, 2020. In varie occasioni, è stato ribadito dai vertici dell’Ateneo che esso si basava su due fondamentali colonne, rispetto ad una prevista e, ormai quasi certa, decurtazione dei trasferimenti statali: la dismissione immobiliare e la rimodulazione dei mutui in essere con Cassa Depositi e Prestiti e, soprattutto, con la Banca MPS. Considerata la crisi istituzionale senese, quelle evidenti della Banca stessa e della Fondazione (che ha cessato di erogare contributi all’Ateneo e si può prevedere che non lo farà per molto tempo) e considerato altresì il silenzio assordante che su questi argomenti è calato da parte di Rettore e collaboratori, è lecito che i cittadini, tutti, non solo i dipendenti e chi ha degli interessi diretti su una delle maggiori realtà cittadine, sappiano a che punto sia questo piano. Sul fronte delle cessioni immobiliari, dopo aver annunciato la delibera del Consiglio di Amministrazione per la messa all’asta del Palazzo Bandini Piccolomini che risale al novembre scorso, a che punto siamo? E per la rimodulazione, o addirittura come era stato prospettato, sul blocco dei mutui, come va la trattativa con gli istituti creditori? Sono questi gli argomenti che andrebbero chiariti, piuttosto che passare alla stampa comunicati al limite del trionfalismo.

Muri di gomma e vicende giudiziarie dell’Università di Siena

Le vicende giudiziarie dell’Università di Siena (da: Zoom 25 maggio 2012)

La scorsa settimana la Procura della Repubblica di Siena ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio di dieci componenti di commissione elettorale e di seggio per falso ideologico in atto pubblico in relazione alle elezioni del Rettore svoltesi nel luglio 2010. Senza scivolare nel giustizialismo, ci sembra giusto porre in merito una questione di trasparenza e pubblicità. Nel pieno rispetto dell’indipendenza dell’Ateneo, le domande che un cittadino potrebbe e, aggiungiamo, dovrebbe porsi (e molti se le sono poste) riguardano tematiche di legittimazione e idoneità a ricoprire incarichi pubblici che incidono su risorse pubbliche. Va considerato, infatti, che alcuni degli indagati (anzi, più che indagati) siedono in organi di governo dell’Ateneo e non si negherà che la vicenda non sia indifferente rispetto ad una auspicabile gestione di un ente corretta e insospettabile. È evidente che nessuno vuole esprimere giudizi che spettano ad altri, ma non sarebbe stato (ed è ancora possibile provvedere) più opportuno che gli indagati (sui quali ora grava una richiesta di rinvio a giudizio) si facessero da parte almeno per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica? E il Rettore, che si è affrettato a chiarire sulla stampa che lui non era indagato (ma, trattandosi della SUA elezione, non può comunque negare che in qualche modo sia riguardato dalla vicenda), non avrebbe fatto una miglior figura a rimettere il proprio mandato nelle mani del Ministro (non a dimettersi, ma ad assegnare a chi gli è superiore la responsabilità)? Dobbiamo poi ricordarci che esiste l’altra inchiesta, quella sul dissesto, che ha visto chiuse le indagini per 18 persone (tutte rigorosamente al loro posto e sulle quali l’Amministrazione universitaria non ha preso alcuna determinazione). Ricordiamo tra l’altro che La Nazione, in quell’occasione, fece il numero di 23 persone, il che fruttò una bella perquisizione della sede della redazione e una conferenza stampa in cui la Magistratura fece sapere che effettivamente c’erano altre cinque persone indagate, ma che su queste indagini si doveva mantenere il riserbo in attesa di approfondimenti. Perché, ci chiediamo noi? Ancora una volta i cittadini avrebbero il diritto di sapere a chi è affidata l’amministrazione di beni pubblici e statali. Il silenzio, il segreto e la mancanza di trasparenza, come possono produrre una corretta gestione della Cosa pubblica? E se, nell’attesa, qualcuno di questi cinque fosse assurto a cariche che all’epoca non esercitava? La necessaria rinascita e il rilancio di una così prestigiosa e antica istituzione diventano ancor più difficili se continua a mancare un corretto e trasparente atteggiamento di tutti i soggetti coinvolti.