L’università di Siena è nel baratro? Contenti, altri atenei ci seguiranno!

Unisinelbaratro

Angelo Riccaboni. Il nostro Ateneo ha terminato una delicata prima fase di risanamento, che ha portato l’Università di Siena ad avere situazione finanziaria simile a quella di altri atenei. Ora inizia una nuova fase nella quale tutte le Università pubbliche saranno messe in grave difficoltà dalle criticità della finanza pubblica.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Insomma, è stata dura, ma si può ben dire che il meglio è alle nostre spalle: eravamo sull’orlo del burrone, ma poi abbiamo ricevuto una valida spinta. Soggiungerei che se qualcosa potrà andar peggio, senz’altro lo farà. Visto che la “criticità” della finanza pubblica e la progressiva deindustrializzazione del paese (che è ben più di un dato recessivo meramente congiunturale) non lasciano sperare in un radioso avvenire in cui ricomincia a piovere la manna dal cielo, da parte dello stato o fors’anco dell’impresa, diviene sempre più pressante la richiesta di un serio piano di risanamento che partendo proprio da questa constatazione, non rimuova psicoanaliticamente i problemi di cui al mio precedente post.

Federico Vercellone. Come tutte le operazioni pletoriche anche questa è fallita. In assenza di un chiaro orientamento relativo al peso e al significato dell’istruzione universitaria nel nostro Paese, si sta così giungendo all’implosione delle strutture. L’impressione complessiva è che in realtà si volesse ottenere una cosa sola: tagliare i costi.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Bisognerebbe avere il coraggio di parlare italiano e dire ciò che relmente si pensa, ovvero: “scordatevi per sempre l’ateneo “generalista”: fine dell’utopia sessantottesca”, essendo questo, a forza di spremere le leggi, il contenuto delle sedicenti riforme degli ultimi anni; ma ciò non esime le competenti autorità dal pensare in chiave strategica ad un diverso assetto del diritto allo studio e della ricerca, alla salvaguardia di competenze scientifiche e tecnologiche, alla presenza sul territorio di robusti presidi in ordine alla ricerca scientifica, pura ed applicata (non amo neanch’io la classificazione “umanistico” vs “scientifico”), ascendendo ad una visione che magari oltrepassi le colonne d’Ercole di Poggibonsi e i dogmi del neofeudalesimo incarnato dalla cosiddetta “autonomia universitaria”.

Federico Vercellone. La determinazione di criteri molto selettivi per il reclutamento che privilegino i settori di eccellenza con l’intento di limitare così anche la «fuga dei cervelli» la determinazione di criteri molto selettivi per il reclutamento che privilegino i settori di eccellenza con l’intento di limitare così anche la «fuga dei cervelli».

Rabbi Jaqov Jizchaq. A parte che parlare di “reclutamento” qui è come parlare di corda in casa dell’impiccato, giacché, nonostante le massicce uscite di ruolo, di assunzioni non ve ne sono, alle viste, se non in numero infinitesimo. Si è parlato improvvidamente di “rivoluzione” a proposito delle recenti riforme; ma le rivoluzioni vere, com’è noto, non sono un pranzo di gala: il facimmo ammuina del frenetico spostare cose da qui a lì e poi di nuovo da lì a qui, non ha molto di rivoluzionario. La tendenza degli ultimi anni, indotta dalle leggi nazionali come dai comportamenti locali poco virtuosi, salvo meritorie eccezioni, lungi dal perseguire l’eccellenza, sembra che semmai sia stata quella di favorire lo sputtanamento totale, perpetrato con palpabile disprezzo: livelli specialistici aboliti, dottorati cancellati o esistenti solo nominalmente, accorpamenti voluttuosi con conseguente profilo bassissimo dei corsi di laurea, a causa di piani di studio inevitabilmente aggrovigliati e dell’impossibilità di “verticalizzare”: cosa volete “rivoluzionare”? L’autonomia universitaria sta al dissesto finanziario dell’università, come le regioni stanno al dissesto finanziario dello stato, ma qui non siamo boni nemmeno ad abolire le province e quanto all’università, stiamo a cincischiare di frivolezze, come certi damerini della corte di Luigi XVI, ignari che per i loro colli già si affilava la lama del “rasoio nazionale”. Di quale “meritocrazia” andate cianciando, se qui il problema al centro del dibattito politico è “l’esubero dei docenti”, per quanto latiti la consapevolezza che la fuoriuscita di decine e decine di professori rende la situazione di molti comparti ben poco “esuberante”? Disfatti i corsi di laurea, soppressi vari settori disciplinari, il problema sarà, non già come favorire la meritocrazia, bensì come disfarsi dei ricercatori. Un piano di risanamento reale temo che debba prendere in considerazione i problemi, realmente “di carattere strutturale”, con i quali molto umilmente vi ho tediato, proponendo soluzioni eventualmente migliori delle mie, se ve ne sono, ma senza nascondere la testa sotto la sabbia: lusso che può consentirsi solo chi ha le natiche al caldo, la pensione certa e magari imminente.

C’è chi, davanti allo specchio, esclama: «ci sono delinquenti che vogliono la distruzione dell’Ateneo senese!»

ombraseraw.jpgRabbi Jaqov Jizchaq. Approvato il bilancio dell’università, il rettore Angelo Riccaboni commenta e guarda al futuro… «senza i tagli del 2012 e quelli ulteriormente previsti per il 2013 al FFO e agli altri contributi da enti pubblici e privati, l’Ateneo avrebbe già definitivamente raggiunto il pareggio di bilancio.» Eccoci… quod erat demostrandum: e se la mi’ nonna avesse avuto le ruote, sarebbe stata un carretto. In futuro le risorse saranno sempre meno; altri, anche tra gli atenei dirimpettai, sebbene forse non siano nelle nostre condizioni, cominciano ad interrogarsi sulla sopravvivenza di diversi loro settori e il processo purtroppo si profila come irreversibile. Il dibattito pubblico intorno all’università è penoso e affetto da una grettitudine provincialoide che più d’ogni altra cosa spiega il declino. Le formazioni politiche locali d’ogni coloratura insistono nella raffigurazione manierata e fasulla del vecchio ateneo come di un vascello in preda alle onde, ma con pennoni e fasciame ancora completamente integri. Viene omessa sistematicamente la notizia del naufragio e delle zattere in balia dei flutti: un naufragio, si badi bene, cui siamo andati incontro non certo inseguendo i nobili ideali della ricerca. La constatazione del persistere di alcune delle tradizionali patologie m’induce a pensare che non si sia imparato molto dagli errori e non so se si potrà dire, col filosofo, “nunc bene navigavi, cum naufragium feci”.

Scrive Ruscitto: «Oggi, tra indagati e illegittimati, stiamo a guardare una diluizione dei debiti che serve solo a caricare esageratamente le generazioni future di “spese” che non gli sarebbero state di competenza… L’ospedale: un’altra piaga. Prima eccellenza oggi “succursale” di Firenze.»

In questi ultimi anni del resto non si è mai capito quale fosse la proposta che proveniva dai partiti e dai sindacati riguardo al futuro dell’ateneo, quasi dimentichi che l’università, come la FIAT, ha i suoi “stabilimenti” e le sue “linee di produzione” e il sospetto che questo tema, o non sia percepito in tutte le sue articolazioni e in tutta la sua gravità, o non sia al centro dei loro pensieri si insinua in modo inquietante. È vero che rode diventare “succursale di Firenze”, ma non tutte le Facoltà (o come diavolo si chiamano ora) hanno le dimensioni di Medicina o altre egualmente robuste; per molte discipline e molti corsi di laurea decimati dalle uscite di ruolo e dal blocco del turn over, federarsi appare al contrario l’unica prospettiva di sopravvivenza, a Siena, ma oramai anche a Firenze e fors’anco a Pisa. Ha senso continuare a rabberciare e pretendere che esistano molteplici strutture identiche, molteplici copie di corsi di laurea identici ed identicamente sbiadite ed informi in un raggio di poche decine di chilometri, in quei casi in cui non vi sia più una massa critica di docenti o di studenti? Cosa vuol dire “fare ricerca” o “fare della buona didattica” in simili contesti? Il disfacimento di molti corsi ha prodotto e produrrà un volgo disperso di ricercatori; molti di quelli che hanno avuto la disgrazia di arrivare proprio quando è scoppiato il “buho” e in concomitanza con la crisi globale del sistema, “merito” o non “merito”, o sono stati cacciati, se non di ruolo, o congelati nel freezer oramai da anni e messi nelle condizioni di non agire. Verosimilmente la quasi totalità di costoro non verranno mai scongelati, né gli altri recuperati.

Continua Ruscitto: «Invece, con rammarico, si scopre che questa nostra Università ha nutrito un apparato esterno di accordi, intrallazzi, malcostume fornendo e mettendo a disposizione le sue prebende e la sua “autorevolezza” al miglior offerente, al meglio “piazzato”.»

Nei decenni trascorsi, purtroppo, hanno avuto sin troppa udienza i teorici dello sputtanamento (“più si abbassa la mutanda e più si alza l’auditelle”, intona il mottetto di una celebre fidanzata), dilaganti sia a livello della politica nazionale che locale. Nella politica universitaria nazionale poi, domina da tempo una specie di “microcefalite burofrenica”, per dirla con l’insigne matematico Bruno de Finetti, che ha creato una rete così assurda di norme, dalla quale è infine rimasta imbrigliata. L’opinione pubblica esterna non sospetta nemmeno che da diversi anni oramai l’università sia governata da ferree norme che fissano il numero di docenti necessario per ogni corso di laurea, e che dunque un reclutamento squilibrato prima, le uscite di ruolo e il blocco prolungato per anni del turn over dopo, ne hanno plasmato la struttura determinando il graduale smantellamento di alcune sue parti su base esclusivamente anagrafica e numerica. L’università italiana nel suo complesso non se la passa bene: non può essere altrimenti, visto che non se la passa bene l’intero paese, in piena deindustrializzazione, come segnalano con una legittima veemenza i minatori dal fondo delle miniere del Sulcis. Muore la Montalcini, Time dedica la copertina alla Giannotti, sono due splendidi esempi d’esilio. Non se la passano bene in generale molti settori della ricerca che apparentemente non hanno un ritorno immediato (vero o presunto) in termini economici, ma nel paese del Moplen dove la chimica finì con un colpo di pistola, oramai pare non esservi posto nemmeno per le scienze applicate.

Conclude Ruscitto: «Una Università ricca di secoli di storia, dovrebbe spendere sui suoi giovani, sulle belle speranze.»

Procedere così, seguitando a perdere pezzi, polverizzando, appiattendo e svalutando, mortificando le competenze, a mio modesto avviso non porta da nessuna parte: da sei anni a Siena è tutto fermo, tutti congelati, emorragia di docenti, decimazione dei giovani (che nel frattempo sono invecchiati), ergo, svuotamento dei settori disciplinari. Per cento che sono usciti, fra qualche anno ne rientreranno forse dieci (e lascio a voi le ipotesi su chi saranno questi dieci); siccome le uscite sono state determinate esclusivamente dai pensionamenti, molti settori sono restati e resteranno scoperti, cioè moriranno. Inutile che qualcuno sollevi il ditino per evidenziare che ci sono dei corsi di laurea con molti giovani (congelati) e con molti (forse troppi) docenti: questo non è, né può essere brandito come dato generale, né il sottoscritto reclama l’impossibile salvataggio dell’università “generalista”: una scelta su chi vive e chi muore, di fatto è stata compiuta, factum infectum fieri nequit, ma che si riconosca da un lato che non è stato “il fato”, o ponderate considerazioni strategiche d’importanza capitale che hanno guidato la mannaia del boia, e che si offra una prospettiva per la sopravvivenza a tradizioni scientifiche che rischiano di scomparire dall’intera regione. Se ora è più che mai evidente che quasi nessuno si salva da solo, c’è viceversa un progetto, un orizzonte comune di salvezza? Gli arti amputati non ricresceranno un domani “autotomicamente” come le code delle lucertole e non vedo quale possibile via d’uscita possa esservi, se non quella modestissimamente additata nei precedenti messaggi, proprio perché anche altri atenei cominciano a scricchiolare: collaborare o morire. Questi non sono i proclami disfattistici di “delinquenti che vogliono la distruzione dell’Ateneo”, ma le riflessioni di gente che all’ateneo ha dato forse di più di chi si abbandona a simili dabbenaggini, avendone in cambio di meno, e che si interroga e si preoccupa del proprio ed altrui avvenire. Voglio sperare che ciò sia almeno lecito.

Domani il CdA dell’ateneo senese approverà un altro danno erariale di sedici milioni d’euro

                Arnold Böcklin, "The Isle of the Dead", 1883

Arnold Böcklin, “The Isle of the Dead”, 1883

La domanda è semplice! Possono, un rettore irregolarmente eletto, un direttore amministrativo condannato dalla Corte dei Conti e un Consiglio d’Amministrazione ormai scaduto, approvare un provvedimento che penalizza l’ateneo senese di oltre sedici milioni d’euro, con evidente danno erariale? Questi i fatti! Il rettore – un tecnico in economia che, dopo il dissesto economico-finanziario del settembre 2008, non ha ancora approntato il necessario piano di risanamento strutturale – ha deciso di non pagare per i prossimi cinque anni le rate dei mutui contratti dall’Ateneo con la Banca Monte dei Paschi di Siena. In tal modo, il congelamento delle rate (sette milioni d’euro l’anno) porta ai seguenti risultati: allungamento di cinque anni delle scadenze dei mutui e ripresa del pagamento, il 31 dicembre 2017, gravato del maggior onere finanziario di sedici milioni d’euro, corrispondenti a interessi maturati nel periodo di moratoria. Del resto, le roi soleil de’ noantri ha dichiarato d’essere stanco delle crisi di liquidità dei primi due anni del suo mandato e di volersi dedicare, per i prossimi quattro anni, a investire nello sviluppo dell’ateneo. Perciò, servono nuove risorse. Di seguito alcuni interrogativi e rilievi di legittimità che, mi auguro, possano convincere i consiglieri di amministrazione (per giunta a fine mandato) a non approvare, domani, tale delibera. È legittimo, questo provvedimento, in assenza di un serio piano di risanamento strutturale e con un indice d’indebitamento, il più alto del paese (pari al 38%), che esclude nuove forme d’indebitamento? E che dire del danno erariale che si determina con il congelamento delle rate dei mutui pari a un maggior onere nominale per interessi superiore a sedici milioni di euro? È possibile l’approvazione di tale delibera senza la necessaria autorizzazione dei competenti Ministeri (Miur e Mef) e l’obbligatorio parere del collegio dei revisori dei conti?

Articolo pubblicato anche da:

il Cittadino Online (20 dicembre 2012) con il titolo: «L’Università non pagherà le rate dei mutui contratti con MPS: il cda dell’ateneo approverà un danno erariale di 16 milioni di euro».

Primapagina online (22 dicembre 2012) David Busato: «L’Università di Siena approva il bilancio: chiusura dell’anno tra luci e ombre».

Mai che ne facciano una giusta, all’università di Siena!

RiccascopinoCome distruggere ogni piccola iniziativa

USB P.I. Università di Siena. È uscito da pochi giorni il Bando per la mobilità Erasmus Staff Training 2012/2013, tutto sembra uguale agli altri anni ma… al paragrafo 5 c’è l’inghippo! Come gli altri anni il periodo che si può passare all’estero varia da una a sei settimane, ma quest’anno c’è la sorpresa! La prima settimana è formazione… il resto, deciso dalla nostra lungimirante e moderna amministrazione, te lo fai di ferie, se vuoi proseguire la borsa!!! Ma chi prende queste decisioni si rende conto dell’utilità di queste borse e di come il personale che ne usufruisce partecipi ad attività di elevata formazione inerente al proprio lavoro? Perché limitare i tempi in questo modo? Questa limitazione svilisce l’esperienza e la rende del tutto inutile.

Lor signori pensano che i dipendenti e i propri responsabili non siano in grado di capire e decidere quanto tempo sia loro necessario per rendere proficua un’esperienza? Da chi deve essere fatta questa università: da persone consapevoli del proprio ruolo e desiderose di migliorare nel proprio lavoro o da fantocci che devono fare solo presenza (timbro dunque sono) e non alzare la testa dalla loro scrivania per guardarsi intorno e, magari, anche apportare qualche miglioramento in questa università sempre più decadente? E la Comunità Europea perché ci dà questi soldi: per fare una vacanza in Francia o in Inghilterra o per amalgamare i popoli che la compongono e scambiare “buone pratiche”?

C’è poi la questione della borsa Erasmus che viene finanziata fino ad un massimo di € 900. Il nostro Ateneo sottopone la borsa a tassazione. L’Agenzia delle Entrate, a quanto ci risulta, con la risoluzione n. 109/E del 23 aprile 2009, ha chiarito che le borse di studio finanziate dalla Comunità europea ed erogate nell’ambito del programma Erasmus Mundus sono escluse dall’imponibile Irpef e non rilevano ai fini della determinazione della base imponibile Irap delle Amministrazioni pubbliche che le erogano. Ora, pur non essendo queste borse del programma Erasmus Mundus, ma venendo erogate per lo stesso genere di finalità, non può ritenersi corretto lo stesso trattamento? In altre università non operano alcuna tassazione delle borse Erasmus. Da quanto incorriamo in questo errore e a danno di quanto colleghi? Chiediamo una ricognizione sulla questione e che sia assunta una soluzione anche per il passato.

Ci sono anche alcuni aspetti pratici: a) il viaggio può essere rimborsato se si parte e si ritorna entro due giorni dalla data di attivazione del periodo all’estero; b) la relazione finale come deve essere scritta: “Una settimana di formazione e cinque di vacanza pagata dalla Comunità Europea”? Forse, chi ha inserito questa modifica nel bando farebbe meglio a occuparsi dei problemi della nostra università invece di perdere tempo a distruggere una bella e sana esperienza di 18 persone dipendenti! Per favore, non togliete dignità anche a questa esperienza, non se ne può più!

Il rettore risponda pubblicamente a questo inaudito comportamento

Rsu d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Ugl-Intesa, Uil-Rua, Usb P.I. – Apprendiamo con profondo sconcerto da un comunicato dei colleghi dell’USB.P.I. che l’Amministrazione avrebbe preso accordi con la Questura in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico onde coinvolgere dei colleghi nel servizio d’ordine al Rettorato durante la cerimonia e, con altrettanto profondo sconcerto, apprendiamo che molti dei colleghi interpellati hanno effettivamente svolto tale ruolo. Riteniamo che questo modo di operare sia gravemente lesivo dei diritti dei lavoratori, dei dipendenti della cooperativa e degli studenti che esercitavano il proprio legittimo dissenso nei confronti dell’Amministrazione. Chiediamo perciò al Rettore che divulghi tutta la documentazione inerente alla problematica in oggetto e che risponda pubblicamente e per iscritto di questo inaudito comportamento suo, dell’Amministrazione che rappresenta e dei colleghi che hanno svolto il ruolo illegittimamente assegnato, riservandoci comunque di adire tutte le sedi competenti alla tutela dei diritti che riteniamo gravemente lesi.

Ultimo atto sulle elezioni del rettore dell’università di Siena

Riccabonigregario

Una scena ripresa da tutte le Tv. Alcuni tifosi intenti a spingere due ciclisti del gruppo di testa lungo la salita, pochi metri prima del traguardo. Incredibilmente, non ci furono polemiche sulla vittoria di uno dei due. Il secondo classificato non fiatò. Non manifestarono alcun disappunto neppure le squadre sportive. Zitti gli organizzatori! Il direttore di gara invitò la madrina di turno a salire sul palco per consegnare la coppa al “vincitore”, il quale, raggiante e senza alcun disagio, la sollevò sulla sua testa con entrambe le mani. Non disdegnò neppure di spruzzare spumante sui presenti, di berne un sorso direttamente alla bottiglia e di mettersi in posa, tra due ragazze, per le foto di rito. Purtroppo, per il vincitore, la Federazione Ciclistica Italiana, dopo una veloce indagine, chiese il rinvio a giudizio dei responsabili che, si scoprì in seguito, erano minorenni in vena di scherzi. Ai giornali sportivi che avevano parlato della vicenda, il vincitore chiese di pubblicare la seguente rettifica: «Sono costretto a ribadire che non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio che mi riguarda nell’ambito dell’inchiesta relativa alla vittoria della tappa e chiedo che la mia precisazione venga pubblicata con il giusto risalto per contrastare l’impatto lesivo provocato». Come se l’inchiesta non riguardasse proprio la sua vittoria!

Scherzi a parte, tutto ciò è accaduto nell’università degli Studi di Siena, che, ormai, ci ha abituato a tutto. Anche a elezioni del rettore inequivocabilmente irregolari, al punto che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha chiesto il rinvio a giudizio dei membri del seggio e della commissione elettorale. Fra poche ore si conosceranno le decisioni del Gup.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (12 dicembre 2012) con il titolo «Università: ultimo atto sull’elezione del rettore

Università di Siena: se non ora, quando si prevede di arrestarli?

Sbarre-Unisi

Ormai è chiaro che, nell’esclusivo interesse dell’Università di Siena, la richiesta d’interdizione dalla carica e dall’attività dei vertici dell’ateneo senese sia una misura cautelare non solo fondata ma insufficiente, considerando la reiterazione di abusi, l’inquinamento probatorio in atto, la dissipazione delle scarse risorse per attività non istituzionali, il malaffare diffuso, l’illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati. Gli ingredienti, con i quali due sedicenti “tecnici” – incapaci di gestire l’ordinaria amministrazione (figurarsi l’emergenza!), – stanno affossando definitivamente il nostro martoriato ateneo, sono sotto gli occhi di tutti: impreparazione e insipienza, assenza totale di trasparenza, azioni truffaldine relative all’utenza sostenibile e alla riorganizzazione degli uffici amministrativi, organi di governo esautorati delle loro prerogative, opera di sciacallaggio. E tutto questo accade con un rettore privo della piena legittimità a esercitare le sue funzioni (perché irregolarmente eletto) e con un corpo docente muto e latitante.

Si prenda, per esempio, la retribuzione del Direttore amministrativo che all’ateneo costa 237.592,06 € l’anno. A suo tempo (novembre 2010), con un appello pubblicato da Il senso della misura, il Cittadino online e La Nazione, chiesi al rettore di predisporre un contratto che tutelasse l’ateneo senese, stante la difficile opera di risanamento. Ebbene, il magnifico rispose sottraendo la materia al CdA che, pertanto, non poté fissare gli obiettivi dell’azione amministrativa. Il risultato fu un contratto maggiorato di 30.000 € di retribuzione lorda non dovuta e di circa 30.000 € di retribuzione di risultato non spettante al dirigente. E tutto ciò in evidente violazione del disposto del Decreto interministeriale sul trattamento economico dei direttori amministrativi che fissava criteri e parametri per l’individuazione della relativa fascia retributiva. E così, ancora una volta, l’Università di Siena è detentrice di un altro primato: la retribuzione più alta di un suo dirigente, nonostante i valori più bassi dei parametri di riferimento (fondo di finanziamento ordinario, numero di studenti e di dipendenti), come si può desumere da un confronto con atenei di dimensioni maggiori. Particolare non trascurabile: il direttore amministrativo percepisce anche un assegno pensionistico annuo superiore a 160.000 euro.

Tabella comparativa

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (7 dicembre 2012) con il titolo: «Università: ancora nessuna interdizione per i vertici».

Finalmente l’università di Siena torna al centro dei programmi e della discussione politica

BaricentroCivicoSiena

Baricentro Civico Siena. Il tavolo delle anime civiche senesi è tornato al lavoro, con il consueto scopo di individuare soluzioni da contrapporre al panorama di dissesto generalizzato che affligge la città. L’ultima riunione del Baricentro Civico, tenutasi giovedì 29 novembre scorso, ha salutato anche la partecipazione del Movimento Civico Senese. Il principale punto di contatto è costituito dalla volontà di individuare le basi per un autentico confronto programmatico sui tanti problemi della città. Un confronto scevro da quelle faziosità che impediscono a priori di individuare soluzioni condivise. La discussione è stata quindi concentrata sul tema dell’occupazione. L’analisi ed il confronto si sono sviluppati anche attorno ai nodi costituiti Siena Biotech, MPS e Università.

La tendenza al silenzio. Il minimo comune denominatore è purtroppo costituito da una preoccupante tendenza al silenzio. Le istanze dei dipendenti MPS, in stato di acuta agitazione, sono regolarmente ignorate dall’interlocutore principale. Il top management, infatti, non ha risposto a nessun interrogativo posto dai lavoratori. Non ha replicato a coloro che chiedono la revisione del piano industriale. Non ha risposto alle istanze mosse dalle rappresentanze dei lavoratori, tese ad evitare le esternalizzazioni (come l’utilizzo del Fondo di Solidarietà). Una tendenza al silenzio estesa anche alla Fondazione. Durante la manifestazione dei lavoratori di Siena Biotech, infatti, il presidente Mancini ha accuratamente evitato le domande sul futuro della società. Limitandosi a dichiarazioni più che laconiche, anche la Fondazione sta contrapponendo un muro di gomma alla reale preoccupazione dei lavoratori che, come i dipendenti MPS, sono uomini e donne preoccupati per il proprio futuro. Un futuro, unito a quello delle proprie famiglie, minacciato da un’incertezza che rischia di divenire cronica. Per quanto riguarda Banca MPS, infine, ulteriori motivi di attenzione sono originati dalla richiesta di altri 500 milioni di strumenti finanziari al Ministero dell’Economia. Un provvedimento le cui conseguenze non sono affatto chiare.

L’università. Il tavolo ha anche analizzato la situazione del principale ateneo cittadino. Il 6 dicembre il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo sarà a Siena per partecipare all’inaugurazione del 772° Anno Accademico. Un’occasione importante non tanto per celebrare un evento simbolico, da gestire con la massima sobrietà visto il momento, ma soprattutto per chiarire alla cittadinanza la situazione dell’ateneo senese. Sarà anche l’occasione per fornire delucidazioni sulle iniziative che si intende intraprendere a salvaguardia del prestigio dell’Istituzione. L’auspicio è che il Ministro non si limiti a parlare dello stato generale dell’università italiana. Al contrario, speriamo che entri nel merito delle questioni riguardanti sia le elezioni del Rettore, sia il grave dissesto che ha colpito l’Ateneo. Nella prossima udienza davanti al GUP, i membri della commissione elettorale e dei componenti del seggio per le elezioni del Rettore dovranno rispondere dell’accusa di falso ideologico commesso da pubblici ufficiali in atti pubblici. Sarebbe quanto mai opportuno che il Ministro esprimesse il proprio punto di vista sulla legittimazione dell’attuale Rettore a svolgere il proprio ruolo. Ciò in conseguenza di quanto riportato dagli organi di stampa, i quali hanno reso noto che, tra gli atti oggetto di falsità, vi è anche il decreto del Ministero dell’Università e della Ricerca con il quale veniva nominato Rettore dell’Università di Siena il Prof. Angelo Riccaboni. È utile ricordare che, dall’inizio dell’indagine, il Ministero ha rivestito la qualifica di persona offesa. Riteniamo inoltre che il Ministro Profumo abbia il dovere morale e l’obbligo istituzionale di costituire il proprio Dicastero quale parte civile nei processi sul dissesto dell’Università. Chiediamo quindi chiarezza e posizioni nette, nell’interesse dell’Ateneo e dell’immagine della città intera. Chiarezza che non è mai stata efficacemente ricercata dal sindaco dimissionario.

È fondata la richiesta d’interdizione dal ruolo e dall’attività dei vertici dell’ateneo senese?

Di recente, alcuni mezzi d’informazione locali hanno riportato la notizia di un esposto, alla Procura della Repubblica di Siena, riguardo alla retribuzione del Direttore amministrativo. Con la denuncia si chiedeva anche l’interdizione di Angelo Riccaboni e di Ines Fabbro, rispettivamente, dalla carica e dal ruolo di rettore e dall’attività e dal ruolo di Direttore amministrativo. La richiesta della misura cautelare era motivata dal pericolo di reiterazione del presunto reato e inquinamento probatorio. Per i vertici dell’ateneo senese, queste, sono accuse gravi e richieste pesanti, che i diretti interessati hanno eluso. Ebbene, rientra nella reiterazione di un abuso il provvedimento che si sottopone all’approvazione del CdA, nella riunione odierna? Nonostante il poco invidiabile primato di un Ateneo con il più alto indice d’indebitamento, l’amministrazione universitaria senese ha deciso di «utilizzare in assegnazione temporanea», presso la Divisione Ragioneria, 1 unità di personale dell’USL 7 di Siena per «una necessaria maggiore presenza di esperti di contabilità economico-patrimoniale». Il costo totale del comando ammonta a trentamila euro l’anno per un massimo di tre anni, non considerando l’ineludibile trattamento accessorio e altre indennità. Evidentemente, le attuali 46 unità di personale della Divisione Ragioneria non sono sufficienti – o non possiedono le competenze? – per assicurare la «riorganizzazione delle attività amministrative e contabili dei nuovi dipartimenti», oltre che per attuare le «nuove disposizioni normative in materia di bilancio delle università». L’illegittimità del provvedimento e l’inesistenza della dichiarazione di conformità alla normativa, che esclude il ricorso a tale procedura, dovrebbero convincere i consiglieri di amministrazione (per giunta a fine mandato) a non approvare tale delibera.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (23 novembre 2012) con il titolo «Ateneo: un nuovo contratto nella direzione ragioneria. È utile?»

«L’Université de Sienne c’est moi»

E così, all’insegna dell’illogicità manifesta, la “stracciona” ha il suo re. Che altro pensare, quando, rispondendo a un articolo del “Mondo” sul duplice esposto in Procura, Riccaboni sposta l’attenzione dal presunto colpevole all’istituzione che lui dovrebbe rappresentare? È un sillogismo zoppo, privo della premessa maggiore, e quindi senza deduzioni. Affinché le accuse al rettore, per presunti reati da lui commessi prima di assumere la carica, possano ritenersi «campagna allusivamente diffamatoria contro l’Università di Siena e che sia necessario, per tutelarne la reputazione, difenderla in tutti i modi previsti dall’ordinamento», occorre che sia vero il primo enunciato: «Riccaboni è l’Università di Siena». Appunto: «L’Université de Sienne c’est moi», come dice il rettore con la sua rettifica. Un consiglio spassionato a “le roi soleil de’ noantri”: non distolga risorse ed energie pubbliche per vicende esclusivamente personali. Ricordo, ancora una volta, che gli studenti di Medicina sono sempre in attesa, per le loro esercitazioni, dei moderni microscopi binoculari. Sono stufi di osservare i preparati microscopici sui vecchi monoculari del 1950.

Riccaboni senza macchia (il Mondo, 16 novembre 2012)

Angelo Riccaboni. In relazione all’articolo pubblicato sul Mondo, dal titolo «Autunno nero per Riccaboni», a firma di Fabio Sottocornola, mi pare doveroso rettificare le notizie presentate, a mio parere, in maniera tendenziosa e distorsiva della realtà dei fatti. In particolare ritengo necessario precisare che:

1. il fatto che le presunte irregolarità inerenti all’identificazione dei votanti per le elezioni del rettore del 2010, avrebbero, eventualmente, favorito la mia elezione è una ipotesi gratuita che ad oggi non ha trovato avallo in alcun provvedimento dell’Autorità Giudiziaria;

2. le attività da me svolte in qualunque contesto, ad Arezzo e altrove, sono sempre state in linea con la normativa di riferimento. Mi sembra doveroso a questo proposito precisare che non sono e non sono mai stato socio di alcuna società di capitale o di persone;

3. non ho mai avuto alcun ruolo nel definire le pagelle dei dirigenti e nel «distribuire il salario accessorio» o nel formare «il buco in bilancio» dell’Università di Siena (oggetto di un’indagine che riguarda persone diverse dalla mia).

La campagna allusivamente diffamatoria che l’Università degli Studi di Siena da tempo subisce potrebbe incidere negativamente sull’opera di risanamento assai impegnativa che sto conducendo insieme ai miei collaboratori, volta a far uscire l’Università di Siena dalla difficilissima situazione ereditata, e che, grazie al contributo di tutte le componenti della comunità universitaria, sta fornendo risultati assai incoraggianti. Proprio per tutelare l’Università degli Studi di Siena sarà mia cura difendere in tutti i modi previsti dall’ordinamento la reputazione dell’Ateneo che mi trovo pro-tempore a rappresentare e quella mia personale, rispetto a qualsiasi allusione gratuita.

Fabio Sottocornola. Per quanto riguarda le presunte irregolarità (punto 1) avvenute durante le elezioni, nell’articolo è scritto chiaramente che «il magnifico non è indagato». È vero: non ci sono provvedimenti sull’elezione. Ma la stessa Procura di Siena, nel corso dell’inchiesta, ha acquisito dal ministero dell’Università le carte relative alla nomina a rettore. Non solo: dai magistrati era stata sentita addirittura Mariastella Gelmini, all’epoca dei fatti ministro all’Istruzione, che ha firmato il decreto di nomina. Sugli altri due punti, II Mondo ha dato conto di un esposto presentato presso le Procure di Siena e Arezzo (e riferito anche da cronache della stampa locale), limitandosi a riportare gli elementi contenuti in quel testo.

Università di Siena: sul duplice esposto in Procura è, forse, il silenzio dei colpevoli?

La notizia sul duplice esposto alle Procure di Siena e Arezzo era stata pubblicata da “La Nazione” (nella cronaca dei due capoluoghi di provincia) e da “il Cittadino Online” il 16 ottobre. La denuncia contiene accuse gravissime nei confronti del rettore e di un nutrito gruppo di suoi collaboratori, interni ed esterni all’Università di Siena. Sull’argomento è uscito oggi, su “Il Mondo”, un breve articolo (di seguito riportato integralmente) che vedrà certamente, a differenza dei primi due e in considerazione della rilevanza nazionale della testata, un intervento chiarificatore dei diretti interessati.

Autunno nero per Riccaboni (Il Mondo 2 novembre 2012)

Fabio Sottocornola. All’orizzonte di Angelo Riccaboni, rettore a Siena, si affacciano nuvole nere. Segnale di un autunno/inverno che si annuncia difficile. A metà dicembre si terrà l’udienza preliminare che potrebbe mandare a processo una decina di persone per presunte irregolarità che avrebbero favorito la sua elezione durante il ballottaggio del 2010 contro lo sfidante Silvano Focardi. Va detto che il magnifico non è indagato. Ma se i sospetti degli inquirenti trovassero conferme, la sua posizione rischia di indebolirsi. Un altro problema potrebbe arrivare da un recente esposto, presentato alle procure di Siena e Arezzo da Francesco Giusti, segretario della Lega Nord nella città del Palio. Vi sono descritti ruoli e attività del capo ateneo, che è stato anche preside di Economia, nell’ultimo decennio fino alla sua elezione, in particolare nei rapporti con il polo aretino. Nell’esposto si chiede di fare luce sui legami corsi tra il rettore e un gruppo di una decina persone che hanno, di volta in volta, insegnato o collaborato ai master coordinati dall’economista, oppure fatto consulenze per l’università. Però alcuni di essi sono anche titolari di società private che, sempre secondo la denuncia, hanno operato in convenzione anche con alcuni centri di ateneo. Come è il caso di Telos consulting, una srl che ha registrato nel 2011 un fatturato di 860 mila euro (utili pari a 77 mila) guidata dall’ad Simona Arezzini, tra le principali collaboratrici di Riccaboni. Inoltre, alla ribalta finisce il ruolo che Riccaboni ha svolto al fianco di Loriano Bigi (ex direttore amministrativo), per definire le pagella dei dirigenti e «distribuire il salario accessorio». Sono gli anni, tra il 2005 e 2008, in cui si forma il buco in bilancio che pesa ancora sui conti. Toccherà adesso alle procure valutare se intrecci, cattedre e consulenze siano nella norma. Oppure no.