Il “giuoco delle parti” all’università di Siena: il rettore, la direttrice, il dirigente

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La nostra valutazione? Negativa, continuiamo a vigilare e pretendere ciò che è nostro

RSU d’Ateneo. La settimana scorsa in seguito all’invio della lettera della RSU e delle OO.SS. siamo stati convocati dal Rettore. A parte la condivisione di un calendario di sedute sindacali fino a maggio compreso, non possiamo ritenerci soddisfatti del resto dell’incontro. Infatti, a richiesta precisa sul pagamento dell’IMA 2013, quei lordi 420 euro, la risposta del Rettore è stata: “pensavo l’aveste capito che non la paghiamo perché ci è stato detto che non si può distribuire nulla senza valutazione.”

Cosa?! Ancora con la storia della valutazione? Nulla è cambiato nelle norme che facciano pensare che si debba valutare l’IMA, e questa è una palese sciocchezza che viene tirata fuori ogni tanto per giustificare qualche ritardo. Poi da chi è stato detto? Sembra sempre che una forza superiore abbia questo potere di imporre le mani e obbligare il nostro Magnifico a piegarsi, ovviamente per i nostri pagamenti. Abbiamo provveduto a mandare, poche ore dopo l’incontro, un documento di 4 pagine che spiega l’origine dell’IMA e la sua in-valutabilità e distribuzione mensile. Attendiamo risposta e che in futuro il documento sia prodotto dall’Amministrazione, se qualche altra forza oscura si presenterà a richiederne la valutazione.

L’IMA però è solo la punta dell’iceberg, infatti, abbiamo chiesto la contrattazione del salario accessorio 2013 e 2014, e quindi la presentazione del benedetto piano della performance che dal 2011 il nostro Direttore Amministrativo, ultimo in Italia, aspetta di presentare. Esigiamo di contrattare quello che ci spetta! Lo stesso Direttore Amministrativo in CdA ci ha tenuto a dire che non presentare il piano della performance di fatto danneggia anche lei perché così non può ricevere l’indennità di risultato. Oh perbacco, ci dispiace davvero, ma la sua è una scelta che forse, con quanto guadagna, poco incide, la nostra è un’imposizione, fatta da lei, che incide e parecchio. Comunque non si preoccupi il nostro Direttore Amministrativo che, se anche presenta il piano della performance, ci saranno da valutare i risultati e col personale ne ha ottenuti pochi: un’organizzazione che fa acqua da tutte la parti, pare che il nuovo Dirigente all’area servizi agli studenti l’abbia già criticata e sconfessata, un contenzioso che è aumentato del 200% e non è dovuto al passato, ma ad atti da lei emanati, e una confusione contabile fuori controllo. A meno che il risultato sperato fosse quello di farci perdere la pazienza, per il resto siamo ben lontani da risultati positivi.

Giovanni Colucci. In relazione alla nota diffusa a firma “RSU d’Ateneo” nella quale, con riferimento all’organizzazione, si afferma testualmente che “pare che il nuovo Dirigente all’area servizi agli studenti l’abbia già criticata e sconfessata”, intendo rendere noto che quanto affermato, pur con formula dubitativa, non corrisponde minimamente al mio pensiero. Il disegno complessivo dell’Area, infatti, tende ad unificare sotto un’unica direzione i processi di didattica e servizi agli studenti che fino a poco tempo fa, tipicamente, facevano capo alle presidenze di facoltà e alle segreterie studenti.

Questa visione è da me pienamente condivisa: per sincerarsene, basta prendere visione del D.D. 1499/2011 – prot. n. 80979 ­“Articolazione delle unità organizzative di vertice” dell’Università di Firenze, da me emanato, all’interno del quale viene strutturato il Progetto “Integrazione strutture didattiche di supporto” che, affidato al Dirigente dell’Area Didattica e Servizi agli studenti, perseguiva proprio quelle finalità. Per quanto mi riguarda, non posso perciò che fare i complimenti alla Dott.ssa Fabbro poiché è riuscita a realizzare un’ipotesi organizzativa che, nella mia esperienza di direzione dell’Università di Firenze è, invece, rimasta solo allo stadio di Progetto.

Questo non significa, naturalmente, che nell’attuale organizzazione, così come in qualsiasi altra modalità organizzativa, non si possano annidare sacche di inefficienza e riscontrare elementi di criticità: l’identificazione e la rimozione di tali elementi è, peraltro, forse il compito principale di un dirigente. Quando questi elementi saranno emersi con sufficiente chiarezza, sarà da parte mia doveroso rappresentarli anzitutto al Direttore amministrativo, in modo da trovare soluzioni condivise in un’ottica di miglioramento continuo dei servizi resi.

Continua l’inerzia del rettore mentre la geografia dell’ateneo è ridisegnata dalla moria per inedia dei corsi di studio

AltansmarritoRabbi Jaqov Jizchaq. Scrive il Rettore che «Con riferimento alle attività didattiche l’Ateneo vuole garantire la sostenibilità nel tempo dell’offerta formativa, ottimizzando l’impiego dei docenti e focalizzandosi sui corsi di studio maggiormente attrattivi, promuovendo l’offerta formativa in lingua inglese, anche in collaborazione con Atenei stranieri…». Flatus vocis, se non ci si spiega come si garantisce la “sostenibilità nel tempo”, o come (così titola un giornale) si intenda in tre anni “far crescere l’ateneo”, dal momento che Siena è in piena decrescita, si accinge a perdere 500 docenti entro il 2020 a turn over sostanzialmente fermo e ha già perso metà dell’offerta formativa.

Le criticità nei conti, la conflittualità capillarmente esplosa con tutte le categorie di dipendenti che avanzano dei soldi, non consentono di dormire sonni tranquilli, anche se i conti pare vadano complessivamente meglio e dalle ultime comunicazioni del Rettore sembra si registrino timidi segnali di apertura – reale? – verso talune di queste legittime rivendicazioni; ma va aggiunto che con la botta che ha preso l’ateneo, per rimetterlo in piedi occorrerebbe un vero e proprio piano Marshall, non solo timidi segnali di miglioramento. Il gatto che si morde la coda è il seguente: molti corsi sono diventati meno attrattivi semplicemente perché è scomparso gran parte del corpo docente, dunque degli insegnamenti. Alcuni corsi sono stati addirittura chiusi o sono in procinto di esserlo a causa del venir meno dei “requisiti minimi di docenza” (ne sono seguiti cinobalanici accorpamenti senza capo, né coda). In quanto sono divenuti meno attrattivi, non saranno certo i primi ad essere soccorsi, quando (e se) arriverà qualche razione di rifornimenti ecc. ecc. … urge un progetto lungimirante e non si può attendere che la geografia dell’ateneo venga ridisegnata dalla moria per inedia o dalla lotta di tutti contro tutti.

Tra i luoghi comuni un po’ scemotti c’è quello che i pensionamenti costituiscano una sorta di selezione naturale, sicché alla fine resteranno in piedi poche cose ed eccellenti. Ma i pensionamenti colpiscono a casaccio ed è difficile prevedere da qui a quattro o cinque anni quanti posti sarà possibile rimpiazzare: l’unica cosa certa è che saranno pochi, mentre del tutto aleatorio è invece quali; così come non si è neppure affrontato l’argomento del destino delle decine di persone che lavorano in aree destinate alla dismissione e che non hanno la fortuna di andare in pensione. Di questo nessuno parla: sia perché chi va in pensione a breve (e sono per lo più gli ordinari anziani, ossia quelli che effettivamente decidono) tende mediamente a fregarsene, sia perché alcuni oggettivamente non sono interessati alla problematica e verosimilmente non lo saranno finché non li toccherà personalmente (fate pure, but not in my backyard), sia perché in condizione di scarsità di risorse vale il motto “mors tua vita mea”, sia perché, last but not least, nulla titilla il narcisismo di certuni (una soddisfazione di genere tafazziano) quanto vedere gli altri versare in gravi difficoltà.

Non è che a causa dei suddetti fenomeni sia entrata in crisi necessariamente la fuffa: molti corsi entrati in crisi facevano parte per l’appunto delle millantate “eccellenze” e molti che ne hanno subìto le conseguenze non erano esattamente i peggio del paniere; dunque a oggi, di fatto, “l’eccellenza” a Siena ha finito per coincidere in molti casi con la mera, casuale, sopravvivenza (e non so se si può accampare la difesa che il caso ha un ruolo di grande rilievo anche nell’evoluzionismo).

Sul risanamento dei conti nell’Università di Siena

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L’Università di Siena è l’unica a non aver ancora calcolato e aggiornato gli stipendi dei docenti, come prevede il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri (30 aprile 2010). Evidenti le conseguenze anche sui trattamenti pensionistici degli interessati. Gli arretrati stipendiali ammontano a circa € 9,69 milioni d’euro (comprensivi anche degli oneri a carico dell’ente) così ripartiti, negli anni: € 2,36 ml per il 2010, € 2,23 ml per il 2011, € 2,10 ml per il 2012, € 3 ml per il 2013. Chi, entro oggi, non avrà presentato richiesta di tutte le somme dovute, comprensive degli interessi legali, rischia di vedere prescritto il credito dell’anno 2010. Non si sa cosa deciderà l’Amministrazione universitaria. Di sicuro, liquidare arretrati, sia pure circoscritti al 2010, pari a 2,36 milioni d’euro, renderebbe manifesta l’infondatezza delle ottimistiche dichiarazioni del Magnifico, che continua ad annunciare l’uscita dalla crisi. Infatti, si deve ricordare che al 14 marzo 2014 il Miur ha già erogato € 75 milioni (dei 104 previsti per l’anno corrente); in cassa sono rimasti € 55,98 milioni che, aggiunti ai 29 che arriveranno dal FFO, faranno € 84,98 milioni. Cifra ampiamente insufficiente a coprire le sole retribuzioni dei dipendenti da marzo a dicembre 2014: occorrono, infatti, altri 43 milioni d’euro per raggiungere i 128 milioni necessari per gli stipendi. Certamente, questi dati potranno servire a quei consiglieri comunali che, ironizzando sui «comunicati trionfalistici basati su classifiche farlocche e postdatate», si chiedono: «se è vero che l’Università è in fase “di risanamento”, perché i revisori hanno bocciato il bilancio?»

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino Online (31 marzo 2014) con il titolo: «Università e arretrati stipendiali: i conti che non tornano».

Finalmente! Si ricomincia a parlare delle condizioni in cui versa l’Università di Siena

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Finalmente! Qualcuno si ricorda dell’Università di Siena! È il consigliere comunale Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, che ha presentato un’interrogazione al sindaco sulla favola del “risanamento” dell’Università degli studi.

Se è vero che l’Università è in fase di “risanamento”, perché i revisori hanno bocciato il bilancio?

Premesso:

– Che il Comune di Siena, per evidenti motivi, è legittimamente interessato al buon andamento dell’Università degli Studi di Siena;

– Che a conferma di ciò, nel Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo siede anche un membro esterno in rappresentanza degli Enti Locali Territoriali, Comune e Provincia di Siena (cfr. Statuto dell’Università di Siena, art. 31, par. 1, lett. E);

– Che il Magnifico Rettore dell’Università ha dichiarato alla stampa (cfr. Corriere di Siena del 27 febbraio 2014), a proposito della crisi finanziaria dell’Ateneo: “Sicuramente abbiamo superato la fase più acuta, quindi stiamo uscendo dalla crisi”;

Preso nota:

– Che l’Università di Siena, rispetto al’anno accademico precedente, avrebbe perso (cfr. Corriere Fiorentino del 19 febbraio 2014) il 14 per cento delle iscrizioni, pari a 2.317 studenti);

– Che dal bilancio di previsione 2014 dell’Università, approvato, come si legge sul sito internet dell’Ateneo, dal Consiglio di Amministrazione in data 20 dicembre 2013, con 7 voti favorevoli su 11, emerge una perdita prevista di circa 19 milioni di euro;

– Che il Collegio dei Revisori dei Conti dell’Università, in data 16 dicembre 2013, aveva espresso parere contrario all’approvazione, da parte del Cda, dello stesso bilancio di previsione 2014;

Si chiede al Sig. Sindaco

Se i dati sopra indicati corrispondono a verità, e in questo caso:

– Come valuta la situazione finanziaria dell’Università degli Studi di Siena e se pensa, o meno, che il percorso di risanamento più volte annunciato sia in vista della sua positiva conclusione;

– Se pensa, o meno, che sarebbe utile invitare il Magnifico Rettore, unitamente al membro esterno del Cda rappresentante del Territorio ad un incontro, sulla situazione dell’Ateneo, con il Consiglio Comunale, o almeno con la Conferenza dei Capigruppo.

A proposito della “rassicurante” risposta del direttore del Dipartimento

Abaco

Il Prof. Barba, direttore del Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici, ha inviato la seguente mail:

Gentili Colleghi, circa le notizie sulla costituzione della struttura di secondo livello (SEM) che sono circolate tra ieri ed oggi (a partire dal blog intitolato “Il senso della misura”), desidero informarvi che ho effettuato un ulteriore, puntuale controllo del verbale. All’esito di tale scrupoloso controllo, reso possibile dalla preziosa collaborazione della Segreteria amministrativa, è emersa con assoluta chiarezza la regolarità della discussione e della votazione. Del controllo e del suo esito ho ritenuto di dover informare anche il Rettore e il Direttore amministrativo. Invito chiunque, anche il Prof. Grasso che mi legge in copia, a prendere visione del verbale. Spero che questo messaggio fornisca una rassicurante risposta, e che restituisca tranquillità e lucidità, in modo che nessuno debba sottrarre altro tempo prezioso ai propri doveri didattici e di ricerca. Un caro saluto a tutti, Angelo Barba.

Ho scritto l’articolo in questione proprio dopo aver visionato il verbale, consultabile da chiunque, perché parte integrante (Allegato 2) del decreto rettorale. Alla seduta del Consiglio di Dipartimento del 10 luglio 2013 (iniziata alle 10.45 e terminata alle 13.15) erano presenti 22 consiglieri (27 gli assenti, 20 dei quali giustificati). Mancavano sei voti per l’approvazione della delibera, mentre dal verbale risulta che votarono a favore anche sei docenti assenti e giustificati, uno dei quali in aspettativa.

Ha senso parlare ancora della malagestione nell’ateneo senese? Sì! Ricominciamo da -14!

OmbraScrive un collega: «Caro Giovanni, oggi navigando in rete mi sono imbattuto nel tuo sito. Ho notato che da più di due mesi non parli più del nostro ateneo, ma sempre e solo di fatti e notizie “esterne”. Mi sono chiesto: capperi, ci sarà un motivo! Poi mi sono detto: ma perché non chiederlo direttamente a Giovanni? Ed eccomi qua…». La risposta è semplice: ho messo il bavaglio al blog perché, ormai, parlare della malagestione nell’università di Siena serve a poco! Interessa forse a qualcuno l’impreparazione e l’insipienza dei vertici, incapaci di gestire persino l’ordinaria amministrazione? O l’esautorazione e l’acquiescenza degli organi di governo? O l’illegittimità di molti provvedimenti adottati? O l’assenza totale di trasparenza? O la truffa dell’utenza sostenibile per alcuni corsi di laurea, con il conseguente scadimento dell’offerta formativa e l’attuale crollo delle iscrizioni (-14%)? O la nomina del Direttore amministrativo, contraddistinta da ingerenze esterneprocedure calpestate,  omissioni, la cui retribuzione è stata sottratta alle competenze del CdA e maggiorata di circa 60.000 € lordi, probabilmente non dovuti? O della mancata nomina del Direttore generale, nonostante siano passati più di due anni dall’emanazione dello Statuto? O dell’inesistenza del necessario e obbligatorio piano di rientro dal disavanzo d’amministrazione? O il tentativo di speculare sull’università, con la costituzione di un fondo immobiliare che gestisse gli edifici da alienare?

Probabilmente, tutto ciò non interessa a nessuno, specialmente al corpo docente muto e latitante. Tuttavia, ho deciso di riprendere a scrivere, seguendo l’insegnamento del molfettano Gaetano Salvemini: «Fa’ quel che devi, accada quel che può». Intanto, sulla colonna di destra, cliccando sulle figure, si potranno rileggere articoli fondamentali per capire la «prepotente urgenza» che impone, a noi tutti, di affrontare immediatamente le questioni strutturali di un ateneo dal glorioso passato, tra le quali, la voragine nei conti e il dissesto etico.

Articolo pubblicato anche daIl Cittadino Online (20 febbraio 2014) con il titolo: «Serve ancora parlare della malagestione dell’ateneo senese?»

Se, quello del pisano Letta, è un elogio dell’università di Siena…!

Enrico Letta

Enrico Letta

Eppure, il solito giornaletto locale, imbattibile nella sua opera di disinformazione sui problemi universitari, con riferimento al discorso del Primo Ministro presso l’Università di Siena, lo chiama “elogio” e titola in prima pagina: «Letta elogia Siena e l’ateneo». L’articolo su quattro colonne si conclude con le parole pronunciate dal capo del Governo: «Siamo in una delle più straordinarie città d’Italia e in una delle migliori università del Paese insieme a Pisa…». Due parole scarne (ma proprio due) di circostanza, che Letta doveva necessariamente pronunciare, come ospite nell’aula magna dell’università! Ma preoccupandosi, subito, di mitigarne la portata, accostando l’università di Siena a quella di Pisa, per riportare il discorso alla dura e cruda realtà. Infatti, nella classifica internazionale Arwu delle 500 migliori università al mondo, Pisa è prima in Italia e Siena non esiste. E questo, il pisano Letta e la pisana ed ex rettore Carrozza (presente alla cerimonia), lo sanno bene. Come conoscono bene la situazione economico-finanziaria dell’ateneo senese e l’analfabetismo gestionale del rettore e direttore amministrativo.

Lorenzetti, «zarina» dell’Umbria, in un’intercettazione telefonica: «Noi siamo concrete e pratiche senza tante seghe»

LorenzettiDa un articolo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera  pubblichiamo il passo sulla raccomandazione per un esame di Medicina chiesta da Maria Rita Lorenzetti, imputata dalla Procura di Firenze di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e abuso d’Ufficio. La Lorenzetti è stata: assessore a 22 anni, sindaco a 31, a 35 deputata per quattro legislature, presidente della Commissione Lavori Pubblici della Camera, sottosegretaria e governatrice dell’Umbria. Ecco il link per una lettura integrale dell’articolo.

Élite locali e clientelismo selvaggio. 
Il (brutto) volto del federalismo

Ma è nell’Umbria natìa – dove ha governato guadagnandosi il titolo di «zarina» – che a suo modo la Lorenzetti continua a dare il meglio di sé. È lì che debitamente intercettata ci mostra che cosa è il potere locale e, diciamo pure, che cosa è l’Italia delle cento città e delle sue élite urbane. Sul versante del potere politico, l’impressione è quella di un’oligarchia plebea assurta agli agi e alle opportunità del potere senza avere la minima educazione o cultura necessarie per non restarne ebbra. Sul versante dei notabili locali, si assiste invece allo spettacolo di un’accondiscendenza servile verso la politica. S’indovina in complesso una società legata a filo doppio alla politica locale in un intreccio e uno scambio continuo, pronta a dire sempre di sì, sicura di ottenere domani in cambio qualcosa. L’occasione della telefonata è miserabile ma significativa: una raccomandazione che la Lorenzetti chiede al rettore dell’Università (per il tramite di una professoressa sua ex assessore, naturalmente del Pd anche lei): nientedimeno che per far promuovere a un esame di medicina uno studente figlio di un «compagno». Come sempre l’elemento più rivelatore è il linguaggio. La prof alla Lorenzetti: «Ho capito, ha bisogno di non essere fermato ingiustamente, diciamo così per qualche finezza accademica» (chi parla, si ricordi, è una docente universitaria…); Lorenzetti: «Ecco hai capito perfettamente Gaia mia. Noi siamo concrete e pratiche senza tante seghe»; la prof (a raccomandazione inoltrata): «Il rettore si è prosternato perché gli ho detto da chi viene: a disposizione!» (ride); la Lorenzetti (a cose fatte): «Sei grande»; la prof: «Come si dice, a noi chi ci ammazza?»; l’altra, più tardi: «Grazie pischella mia. Noi della vecchia guardia siamo sempre dalla parte del più debole» (leggi: di chi ha in tasca la tessera del suo partito).

Tre candidati a sindaco che non si sono ancora pronunciati sulle dimissioni o beatificazione di Riccaboni e Fabbro!

Triosenese

In attesa di una parola chiara sui vertici dell’università di Siena da parte dei tre candidati a sindaco, riportiamo le posizioni di altri candidati, del direttore de “Il Cittadino Online” o di semplici lettori.

Raffaella Zelia Ruscitto. La sentenza di qualche giorno fa, che ha dato ragione ai dipendenti dell’Ateneo senese in merito al salario accessorio (con un sostanzioso danno economico per l’istituzione “culturale” cittadina), non ha scosso i suoi vertici. Nessun commento, nessun “atto penitenziale”, nessun passo indietro da parte di rettore e direttore amministrativo. Alcuni candidati a sindaco ne hanno chiesto le dimissioni (non tutti, a onor del vero) ma non sono stati neppure “smusati”. La ragione è che la politica, quella che ancora conta in città (o che crede di poter ancora contare) appoggia queste nomine e non fa mancare segnali di “rafforzamento” in barba ad ogni possibile, umano, opportuno pudore.

Gianni Guazzi e Katia Leolini (candidati Pd). La sentenza del Tribunale di Siena va nella direzione di quanto il Partito Democratico sostiene da anni, ovvero che non possono essere i dipendenti con gli stipendi più bassi a sostenere il peso maggiore del risanamento dell’ Università. Centinaia di lavoratori si vedono finalmente riconosciuto un diritto ingiustamente negato, che costituisce una parte importante della retribuzione per moltissime famiglie senesi. Vogliamo ribadire con forza che l’azione di risanamento dell’Ateneo senese, avviata negli anni scorsi, deve proseguire con forza ma senza colpire le fasce più deboli della popolazione universitaria. È necessario proseguire nell’accertamento della verità e di tutte le responsabilità nella gestione economico-finanziaria dell’Università. Riteniamo poi che il prossimo Consiglio comunale dovrà valutare urgentemente l’opportunità per il Comune di Siena, visto il danno subito dalla città, di costituirsi parte civile nel processo in corso.

Francesco. L’Università si avvia verso la federazione, ma forse sarebbe meglio dire assorbimento, con Firenze. La parte universitaria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS) è già stata venduta alla regione e i risultati di una mancanza di politica lungimirante e di difesa degli asset si vede dal progressivo smantellamento della facoltà di medicina, facoltà storica, fonte di attrazione studentesca e che ha già perso odontoiatria. L’Università in se è poi sempre alle prese con un disavanzo strutturale crescente che la pone in condizione di subordine rispetto alle concorrenti regionali in materia di offerta didattica e funzionamento e quindi sopravvivenza.

Carlo Regina (candidato di “Siena si muove”). Ma lei sig. Valentini ha dovuto aspettare una sentenza sacrosanta di un giudice, per prendere le parti di coloro che erano stati privati di un loro diritto sacrosanto, sancito dalla costituzione? Si rende conto che nella sua posizione sarebbe meglio tacere? Mi spiega sig. Valentini dove era fino ad ora? Lo sa che ben due componenti del suo partito, il PD, sedevano nel CDA dell’università quando venivano deliberate certe decisioni sul salario? Come si sono comportati al riguardo il sig. Cucini rappresentante del comune di Siena ed il sig. Morrocchi rappresentante della provincia? Ci ha parlato allora? Se ne è preoccupato? Deduco che lei abbia dei problemi di comunicazione nel suo partito. Mi pare che la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra. Quindi? Lei vorrebbe governare? Vogliamo parlare di coloro che hanno sostenuto i vertici dell’università ed ora presenti nelle sue liste di sostegno o candidati consiglieri? Ma lei Valentini pensa davvero che qui a Siena siamo tutti con l’anello al naso?

Prove generali: Riccaboni s’è dimesso dal CdA del Polo Grossetano

Dimissionidal-CdA