Mai che ne facciano una giusta, all’università di Siena!

RiccascopinoCome distruggere ogni piccola iniziativa

USB P.I. Università di Siena. È uscito da pochi giorni il Bando per la mobilità Erasmus Staff Training 2012/2013, tutto sembra uguale agli altri anni ma… al paragrafo 5 c’è l’inghippo! Come gli altri anni il periodo che si può passare all’estero varia da una a sei settimane, ma quest’anno c’è la sorpresa! La prima settimana è formazione… il resto, deciso dalla nostra lungimirante e moderna amministrazione, te lo fai di ferie, se vuoi proseguire la borsa!!! Ma chi prende queste decisioni si rende conto dell’utilità di queste borse e di come il personale che ne usufruisce partecipi ad attività di elevata formazione inerente al proprio lavoro? Perché limitare i tempi in questo modo? Questa limitazione svilisce l’esperienza e la rende del tutto inutile.

Lor signori pensano che i dipendenti e i propri responsabili non siano in grado di capire e decidere quanto tempo sia loro necessario per rendere proficua un’esperienza? Da chi deve essere fatta questa università: da persone consapevoli del proprio ruolo e desiderose di migliorare nel proprio lavoro o da fantocci che devono fare solo presenza (timbro dunque sono) e non alzare la testa dalla loro scrivania per guardarsi intorno e, magari, anche apportare qualche miglioramento in questa università sempre più decadente? E la Comunità Europea perché ci dà questi soldi: per fare una vacanza in Francia o in Inghilterra o per amalgamare i popoli che la compongono e scambiare “buone pratiche”?

C’è poi la questione della borsa Erasmus che viene finanziata fino ad un massimo di € 900. Il nostro Ateneo sottopone la borsa a tassazione. L’Agenzia delle Entrate, a quanto ci risulta, con la risoluzione n. 109/E del 23 aprile 2009, ha chiarito che le borse di studio finanziate dalla Comunità europea ed erogate nell’ambito del programma Erasmus Mundus sono escluse dall’imponibile Irpef e non rilevano ai fini della determinazione della base imponibile Irap delle Amministrazioni pubbliche che le erogano. Ora, pur non essendo queste borse del programma Erasmus Mundus, ma venendo erogate per lo stesso genere di finalità, non può ritenersi corretto lo stesso trattamento? In altre università non operano alcuna tassazione delle borse Erasmus. Da quanto incorriamo in questo errore e a danno di quanto colleghi? Chiediamo una ricognizione sulla questione e che sia assunta una soluzione anche per il passato.

Ci sono anche alcuni aspetti pratici: a) il viaggio può essere rimborsato se si parte e si ritorna entro due giorni dalla data di attivazione del periodo all’estero; b) la relazione finale come deve essere scritta: “Una settimana di formazione e cinque di vacanza pagata dalla Comunità Europea”? Forse, chi ha inserito questa modifica nel bando farebbe meglio a occuparsi dei problemi della nostra università invece di perdere tempo a distruggere una bella e sana esperienza di 18 persone dipendenti! Per favore, non togliete dignità anche a questa esperienza, non se ne può più!

Il rettore risponda pubblicamente a questo inaudito comportamento

Rsu d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Ugl-Intesa, Uil-Rua, Usb P.I. – Apprendiamo con profondo sconcerto da un comunicato dei colleghi dell’USB.P.I. che l’Amministrazione avrebbe preso accordi con la Questura in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico onde coinvolgere dei colleghi nel servizio d’ordine al Rettorato durante la cerimonia e, con altrettanto profondo sconcerto, apprendiamo che molti dei colleghi interpellati hanno effettivamente svolto tale ruolo. Riteniamo che questo modo di operare sia gravemente lesivo dei diritti dei lavoratori, dei dipendenti della cooperativa e degli studenti che esercitavano il proprio legittimo dissenso nei confronti dell’Amministrazione. Chiediamo perciò al Rettore che divulghi tutta la documentazione inerente alla problematica in oggetto e che risponda pubblicamente e per iscritto di questo inaudito comportamento suo, dell’Amministrazione che rappresenta e dei colleghi che hanno svolto il ruolo illegittimamente assegnato, riservandoci comunque di adire tutte le sedi competenti alla tutela dei diritti che riteniamo gravemente lesi.

Ultimo atto sulle elezioni del rettore dell’università di Siena

Riccabonigregario

Una scena ripresa da tutte le Tv. Alcuni tifosi intenti a spingere due ciclisti del gruppo di testa lungo la salita, pochi metri prima del traguardo. Incredibilmente, non ci furono polemiche sulla vittoria di uno dei due. Il secondo classificato non fiatò. Non manifestarono alcun disappunto neppure le squadre sportive. Zitti gli organizzatori! Il direttore di gara invitò la madrina di turno a salire sul palco per consegnare la coppa al “vincitore”, il quale, raggiante e senza alcun disagio, la sollevò sulla sua testa con entrambe le mani. Non disdegnò neppure di spruzzare spumante sui presenti, di berne un sorso direttamente alla bottiglia e di mettersi in posa, tra due ragazze, per le foto di rito. Purtroppo, per il vincitore, la Federazione Ciclistica Italiana, dopo una veloce indagine, chiese il rinvio a giudizio dei responsabili che, si scoprì in seguito, erano minorenni in vena di scherzi. Ai giornali sportivi che avevano parlato della vicenda, il vincitore chiese di pubblicare la seguente rettifica: «Sono costretto a ribadire che non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio che mi riguarda nell’ambito dell’inchiesta relativa alla vittoria della tappa e chiedo che la mia precisazione venga pubblicata con il giusto risalto per contrastare l’impatto lesivo provocato». Come se l’inchiesta non riguardasse proprio la sua vittoria!

Scherzi a parte, tutto ciò è accaduto nell’università degli Studi di Siena, che, ormai, ci ha abituato a tutto. Anche a elezioni del rettore inequivocabilmente irregolari, al punto che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha chiesto il rinvio a giudizio dei membri del seggio e della commissione elettorale. Fra poche ore si conosceranno le decisioni del Gup.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (12 dicembre 2012) con il titolo «Università: ultimo atto sull’elezione del rettore

Università di Siena: se non ora, quando si prevede di arrestarli?

Sbarre-Unisi

Ormai è chiaro che, nell’esclusivo interesse dell’Università di Siena, la richiesta d’interdizione dalla carica e dall’attività dei vertici dell’ateneo senese sia una misura cautelare non solo fondata ma insufficiente, considerando la reiterazione di abusi, l’inquinamento probatorio in atto, la dissipazione delle scarse risorse per attività non istituzionali, il malaffare diffuso, l’illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati. Gli ingredienti, con i quali due sedicenti “tecnici” – incapaci di gestire l’ordinaria amministrazione (figurarsi l’emergenza!), – stanno affossando definitivamente il nostro martoriato ateneo, sono sotto gli occhi di tutti: impreparazione e insipienza, assenza totale di trasparenza, azioni truffaldine relative all’utenza sostenibile e alla riorganizzazione degli uffici amministrativi, organi di governo esautorati delle loro prerogative, opera di sciacallaggio. E tutto questo accade con un rettore privo della piena legittimità a esercitare le sue funzioni (perché irregolarmente eletto) e con un corpo docente muto e latitante.

Si prenda, per esempio, la retribuzione del Direttore amministrativo che all’ateneo costa 237.592,06 € l’anno. A suo tempo (novembre 2010), con un appello pubblicato da Il senso della misura, il Cittadino online e La Nazione, chiesi al rettore di predisporre un contratto che tutelasse l’ateneo senese, stante la difficile opera di risanamento. Ebbene, il magnifico rispose sottraendo la materia al CdA che, pertanto, non poté fissare gli obiettivi dell’azione amministrativa. Il risultato fu un contratto maggiorato di 30.000 € di retribuzione lorda non dovuta e di circa 30.000 € di retribuzione di risultato non spettante al dirigente. E tutto ciò in evidente violazione del disposto del Decreto interministeriale sul trattamento economico dei direttori amministrativi che fissava criteri e parametri per l’individuazione della relativa fascia retributiva. E così, ancora una volta, l’Università di Siena è detentrice di un altro primato: la retribuzione più alta di un suo dirigente, nonostante i valori più bassi dei parametri di riferimento (fondo di finanziamento ordinario, numero di studenti e di dipendenti), come si può desumere da un confronto con atenei di dimensioni maggiori. Particolare non trascurabile: il direttore amministrativo percepisce anche un assegno pensionistico annuo superiore a 160.000 euro.

Tabella comparativa

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (7 dicembre 2012) con il titolo: «Università: ancora nessuna interdizione per i vertici».

E intanto il gagà (che non è la lady) dell’Ateneo di Siena si trastulla inaugurando l’anno accademico di un’università di contrada

UnisigagaRabbi Jaqov Jizchaq. Faccio mia la celebre frase di Bernanos, secondo cui gli intellettuali dovrebbero essere considerati idioti, fino a prova contraria. Trovo del resto sconvolgente il fatto che molta intellighenzia senese accetti la situazione in cui versa il proprio ateneo come una catastrofe naturale (un terremoto, un’inondazione, qualcosa di cui accusare la natura matrigna), con la rassegnazione che segue contemplando lo scatenarsi delle forze della natura. I politici non ne parlano proprio, se non con frasi generiche e nebulose. Ma sulla base delle considerazioni che ho cercato di sviluppare nei miei precedenti messaggi, quando si parla del futuro dell’ateneo, suggerirei di smettere di parlare de “l’università di Siena” latu sensu, prescindendo dalle dinamiche in corso, come se fosse un corpaccione unico che o si salva o perisce tutto intero, mentre è sotto gli occhi di tutti che si sta disarticolando, non si sa se abbia una testa, ha perso via via dei pezzi e ne perderà ancora molti: perderà in definitiva i connotati di ateneo semi-generalista, per diventare cosa, non si sa bene.

Abolirei cioè questa locuzione: “l’università di Siena”, se prima non si è chiarito, dicendolo esplicitamente, di quale università stiamo parlando, chi sono i salvati dalla imperscrutabile volontà del Magnifico e quale inferno è riservato ai sommersi: al netto di un certo numero di cose che andavano chiuse in nome della decenza (ma non dimenticando quelle che invece, con oltraggio alla decenza, non sono state chiuse) la cosa di cui mi sono convinto è che il succedersi di riforme e riforme delle riforme dei corsi di laurea, il progressivo venir meno dei livelli specialistici e dei dottorati, abbiano di fatto disintegrato ogni idea di didattica ben strutturata: è abbastanza evidente che questo è l’humus dove prosperano i lestofanti e gli incompetenti che vendono la scienza un tanto al chilo («Di mestiere sono tipografo; però commercio nel campo dei medicinali; e sono pure attore – attore tragico, capisci –; quando ci ho l’occasione faccio sedute di ipnotismo e frenologia; qualche volta giusto per cambiare insegno geografia cantabile; ogni tanto faccio delle conferenze… Oh faccio un sacco di cose», M. Twain, “Le avventure di Huckleberry Finn”).
 Da un lato c’erano i governi e le burocrazie, torturatori che premendo quasi esclusivamente sulla leva dei “requisiti di docenza” (cioè del numero di professori necessario per tenere in piedi un corso), avvitavano la garrota di norme sempre più stringenti e oramai addirittura paranoiche (in presenza di numerose ed imminenti uscite di ruolo, naturali o con prepensionamenti, e del blocco del reclutamento), dall’altro lato le Facoltà che cercavano di sfuggire alla tortura eludendo le norme (già di per sé ambigue) con esegesi opportunistiche.

Adesso siamo giunti a un punto di non-ritorno e per un pezzo cospicuo de “l’ateneo” bisognerebbe avere il coraggio di dire che non c’è più niente da fare, e che da qui a breve saremo semplicemente nell’impossibilità di fare qualsiasi cosa. Ma né il rettore, né i politici parlano mai di questo. Io un’ideuccia, non utopistica, né originale, né peregrina, l’avrei formulata, ed è quella di un’integrazione fra i tre atenei che insistono sul territorio regionale, in modo da consentire la sopravvivenza, almeno in una sede, di corsi di laurea e discipline, concentrando in quella sede gli studiosi oramai isolati e messi nelle condizioni di non agire nelle sedi restanti. È quello che fanno altri paesi europei di fronte ad analoghi problemi, dicendolo esplicitamente e non attendendo la putrefazione.

L’occasione svanita della venuta del ministro a Siena, sarebbe stata propizia per sottoporgli questo semplice quesito: atteso che di soldi non ce ne sono, il ministero pensa di esaurire la sua funzione riformatrice e organizzatrice nella mera interdizione, come in un manicomio prebasagliano provvedendo esclusivamente alla contenzione degli agitati, e seguitando ad inviare “circolari” intorno a ciò che non si può fare, pur constatandone l’inutilità, visto che oramai non si può fare più niente? Dice il ministro: “per avere dei buoni ricercatori, occorre avere dei buoni studenti”. Ma come fanno a esservi dei buoni studenti, se non vi sono dei buoni corsi di laurea? Come fanno i buoni docenti ad insegnare in pessimi corsi di laurea privi di qualsiasi struttura?

«L’Université de Sienne c’est moi»

E così, all’insegna dell’illogicità manifesta, la “stracciona” ha il suo re. Che altro pensare, quando, rispondendo a un articolo del “Mondo” sul duplice esposto in Procura, Riccaboni sposta l’attenzione dal presunto colpevole all’istituzione che lui dovrebbe rappresentare? È un sillogismo zoppo, privo della premessa maggiore, e quindi senza deduzioni. Affinché le accuse al rettore, per presunti reati da lui commessi prima di assumere la carica, possano ritenersi «campagna allusivamente diffamatoria contro l’Università di Siena e che sia necessario, per tutelarne la reputazione, difenderla in tutti i modi previsti dall’ordinamento», occorre che sia vero il primo enunciato: «Riccaboni è l’Università di Siena». Appunto: «L’Université de Sienne c’est moi», come dice il rettore con la sua rettifica. Un consiglio spassionato a “le roi soleil de’ noantri”: non distolga risorse ed energie pubbliche per vicende esclusivamente personali. Ricordo, ancora una volta, che gli studenti di Medicina sono sempre in attesa, per le loro esercitazioni, dei moderni microscopi binoculari. Sono stufi di osservare i preparati microscopici sui vecchi monoculari del 1950.

Riccaboni senza macchia (il Mondo, 16 novembre 2012)

Angelo Riccaboni. In relazione all’articolo pubblicato sul Mondo, dal titolo «Autunno nero per Riccaboni», a firma di Fabio Sottocornola, mi pare doveroso rettificare le notizie presentate, a mio parere, in maniera tendenziosa e distorsiva della realtà dei fatti. In particolare ritengo necessario precisare che:

1. il fatto che le presunte irregolarità inerenti all’identificazione dei votanti per le elezioni del rettore del 2010, avrebbero, eventualmente, favorito la mia elezione è una ipotesi gratuita che ad oggi non ha trovato avallo in alcun provvedimento dell’Autorità Giudiziaria;

2. le attività da me svolte in qualunque contesto, ad Arezzo e altrove, sono sempre state in linea con la normativa di riferimento. Mi sembra doveroso a questo proposito precisare che non sono e non sono mai stato socio di alcuna società di capitale o di persone;

3. non ho mai avuto alcun ruolo nel definire le pagelle dei dirigenti e nel «distribuire il salario accessorio» o nel formare «il buco in bilancio» dell’Università di Siena (oggetto di un’indagine che riguarda persone diverse dalla mia).

La campagna allusivamente diffamatoria che l’Università degli Studi di Siena da tempo subisce potrebbe incidere negativamente sull’opera di risanamento assai impegnativa che sto conducendo insieme ai miei collaboratori, volta a far uscire l’Università di Siena dalla difficilissima situazione ereditata, e che, grazie al contributo di tutte le componenti della comunità universitaria, sta fornendo risultati assai incoraggianti. Proprio per tutelare l’Università degli Studi di Siena sarà mia cura difendere in tutti i modi previsti dall’ordinamento la reputazione dell’Ateneo che mi trovo pro-tempore a rappresentare e quella mia personale, rispetto a qualsiasi allusione gratuita.

Fabio Sottocornola. Per quanto riguarda le presunte irregolarità (punto 1) avvenute durante le elezioni, nell’articolo è scritto chiaramente che «il magnifico non è indagato». È vero: non ci sono provvedimenti sull’elezione. Ma la stessa Procura di Siena, nel corso dell’inchiesta, ha acquisito dal ministero dell’Università le carte relative alla nomina a rettore. Non solo: dai magistrati era stata sentita addirittura Mariastella Gelmini, all’epoca dei fatti ministro all’Istruzione, che ha firmato il decreto di nomina. Sugli altri due punti, II Mondo ha dato conto di un esposto presentato presso le Procure di Siena e Arezzo (e riferito anche da cronache della stampa locale), limitandosi a riportare gli elementi contenuti in quel testo.

In attesa del voto per l’elezione dei rappresentanti del Senato Accademico presso l’università di Siena

A Siena si sta puntualmente verificando quello che è già accaduto all’Università di Firenze. Sono stati appena ratificati, con il passaggio alle urne, i direttori di Dipartimento  e si stanno individuando i candidati per il Senato Accademico. In attesa del voto, riflettiamo con l’articolo di Fabio Galati (da “la Repubblica” del 26 ottobre 2012), di seguito integralmente riportato.

L’Ateneo della strana democrazia

Fabio Galati. I professori universitari interpellati ieri da Repubblica a commento delle elezioni del Senato accademico sono stupefacenti. Davanti ad un voto bloccato (in tre aree disciplinari due candidati per due posti) si sono risentiti per il dubbio di scarsa trasparenza democratica. Uno di loro è stato esemplare: «Le elezioni del Senato accademico non devono scimmiottare l’ipocrisia della politica» ha detto. E un’altra ha chiosato: «Ma scherzate? Per individuare le persone giuste abbiamo impiegato un anno e mezzo di discussioni».

Eh, sì. All’università di Firenze hanno finalmente trovato il segreto della democrazia 2.0: non si vota, si sceglie prima a tavolino. Le elezioni sono un antipatico e inutile intermezzo, un contentino per quei testoni che ancora si riempiono la bocca con concetti desueti. Una novità rivoluzionaria che assomiglia in maniera inquietante a vecchi meccanismi, in un’università italiana che ha i professori ordinari tra i più vecchi d’Europa. Assolutamente ripiegati su se stessi, i docenti sembrano non essere sfiorati dal dubbio di lanciare un messaggio devastante al mondo esterno, per primi i loro studenti. Se le regole democratiche sono «una scimmiottatura», che cosa rimane? E sembrano non rendersi conto, i professori, che il loro atteggiamento verso le elezioni del Senato accademico alimenta il fuoco di chi giudica il mondo degli atenei chiuso e sprezzante delle regole.

Un atteggiamento più volte finito sotto accusa, ad esempio, nel corso delle inchieste sui concorsi, dove secondo le Procure di mezza Italia accade con una certa frequenza che i vincitori vengano decisi a tavolino e che agli aspiranti sgraditi venga “consigliato” di ritirare la candidatura. Certo, per i concorsi c’è il seccante particolare che la legge prevede un iter diverso.

Ma si sa, sono le storture di una democrazia: il Parlamento approva le leggi e i cittadini le osservano. Quisquilie. La democrazia 2.0 prevede ben altro. Stupisce poi che ci si vanti del «metodo partecipativo», che consisterebbe nel fare lunghe e affollate riunioni in cui si decidono i candidati unici. Riunioni in cui i docenti anziani affrontano franche discussioni con ricercatori e colleghi con meno potere per decidere in fraternità chi mandare al Senato, previa formalità del passaggio alle urne.

Si spera che qualche voce autorevole si levi all’interno del mondo universitario per spiegare ai colleghi che il concetto di voto segreto non è stato inventato per fare un dispetto a chi doveva spartire i posti, ma per garantire libertà. In primo luogo a chi si trova in condizioni di oggettiva minorità davanti ai meccanismi consolidati del potere. Nel nuovo Senato accademico, su venti docenti, siedono solo tre donne e un ricercatore. Un caso?

Alla direzione dei dipartimenti dell’Università di Siena gli “eletti” sono tutti, tranne due, fidatissimi del rettore

Con candidati unici in tredici Dipartimenti su quindici, il risultato delle elezioni dei direttori appariva scontato! Eppure, al primo turno, le difficoltà non sono mancate, se si pensa a qualche quorum striminzito e, in un caso, alla necessità di una seconda votazione. Più interessante la competizione nei dipartimenti con due candidati che ha consentito agli elettori una scelta libera e democratica. Non è un caso che, nel seggio delle “Scotte”, l’affluenza al voto sia stata del 93% per il dipartimento con due candidati e del 73% per i dipartimenti con candidato unico. Altro dato di rilievo è che nel “Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze”, oltre alla consueta campagna elettorale e alle pesanti ingerenze interne ed esterne (da un po’ di tempo sempre più frequenti), l’esito elettorale sia integralmente ascrivibile agli studenti. Infatti, con un’inedita e singolare alleanza tra sinistra (15 studenti dei Link) e destra (14 studenti di Gioventù universitaria), il voto compatto e concentrato su un solo candidato ha ribaltato tutte le previsioni iniziali. E così, gli “eletti” sono tutti, tranne due, fidatissimi del rettore, e tra costoro ci sono anche quattro suoi delegati, cioè fiduciari del magnifico che «rispondono direttamente a lui del loro operato». Avanti di questo passo alla prossima farsa elettorale per l’elezione del Senato Accademico, fissata per il prossimo 12 novembre.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (5 novembre 2012) con il titolo: «Eletti con la “farsa elettorale” tredici capi dipartimento dell’Università di Siena».

Università di Siena: sul duplice esposto in Procura è, forse, il silenzio dei colpevoli?

La notizia sul duplice esposto alle Procure di Siena e Arezzo era stata pubblicata da “La Nazione” (nella cronaca dei due capoluoghi di provincia) e da “il Cittadino Online” il 16 ottobre. La denuncia contiene accuse gravissime nei confronti del rettore e di un nutrito gruppo di suoi collaboratori, interni ed esterni all’Università di Siena. Sull’argomento è uscito oggi, su “Il Mondo”, un breve articolo (di seguito riportato integralmente) che vedrà certamente, a differenza dei primi due e in considerazione della rilevanza nazionale della testata, un intervento chiarificatore dei diretti interessati.

Autunno nero per Riccaboni (Il Mondo 2 novembre 2012)

Fabio Sottocornola. All’orizzonte di Angelo Riccaboni, rettore a Siena, si affacciano nuvole nere. Segnale di un autunno/inverno che si annuncia difficile. A metà dicembre si terrà l’udienza preliminare che potrebbe mandare a processo una decina di persone per presunte irregolarità che avrebbero favorito la sua elezione durante il ballottaggio del 2010 contro lo sfidante Silvano Focardi. Va detto che il magnifico non è indagato. Ma se i sospetti degli inquirenti trovassero conferme, la sua posizione rischia di indebolirsi. Un altro problema potrebbe arrivare da un recente esposto, presentato alle procure di Siena e Arezzo da Francesco Giusti, segretario della Lega Nord nella città del Palio. Vi sono descritti ruoli e attività del capo ateneo, che è stato anche preside di Economia, nell’ultimo decennio fino alla sua elezione, in particolare nei rapporti con il polo aretino. Nell’esposto si chiede di fare luce sui legami corsi tra il rettore e un gruppo di una decina persone che hanno, di volta in volta, insegnato o collaborato ai master coordinati dall’economista, oppure fatto consulenze per l’università. Però alcuni di essi sono anche titolari di società private che, sempre secondo la denuncia, hanno operato in convenzione anche con alcuni centri di ateneo. Come è il caso di Telos consulting, una srl che ha registrato nel 2011 un fatturato di 860 mila euro (utili pari a 77 mila) guidata dall’ad Simona Arezzini, tra le principali collaboratrici di Riccaboni. Inoltre, alla ribalta finisce il ruolo che Riccaboni ha svolto al fianco di Loriano Bigi (ex direttore amministrativo), per definire le pagella dei dirigenti e «distribuire il salario accessorio». Sono gli anni, tra il 2005 e 2008, in cui si forma il buco in bilancio che pesa ancora sui conti. Toccherà adesso alle procure valutare se intrecci, cattedre e consulenze siano nella norma. Oppure no.

Palazzo Bandini Piccolomini: «uno sforzo di fantasia e l’università è pronta a dare concretezza ai sogni»

L’asta sulla vendita del Palazzo Bandini Piccolomini è andata deserta. Di seguito il commento di Red da “il Cittadino online” del 13 ottobre 2012.

VENDITA DI PALAZZO BANDINI: L’ASTA È UN FLOP (L’Università non realizza gli incassi previsti a bilancio)

Red. Bocconi amari per il rettore dell’Università di Siena Angelo Riccaboni, impegnato in un lungo processo di risanamento dell’ateneo senese. Dopo la mancata vendita del complesso della Certosa di Pontignano, di cui pare il rettorato (pur essendone proprietario) non abbia la disponibilità alla vendita, e di cui – comunque  – l’asta andò a suo tempo deserta, come già raccontato, è arrivata un’altra brutta notizia.

Palazzo Bandini Piccolomini, liberato dalla storica segreteria universitaria, era stato messo all’asta, aperta il 7 settembre e chiusa lo scorso venerdì 5 ottobre. Già le modalità dell’asta e della valutazione del cespite erano state oggetto di critica aspra anche su questo quotidiano on line; ma oggi dobbiamo registrare che non una offerta è arrivata sul tavolo del notaio Mandarini. Forse il prezzo della base d’asta (6 milioni e 500mila euro, ndr) è stato ritenuto dai possibili acquirenti troppo elevato (diviso i 2.721 mq lordi dichiarati vale 2.389 euro al metro quadrato)? Il bando doverosamente ha avvisato che l’Università non ha certificazioni da dare all’acquirente sulla sicurezza e la conformità degli impianti e che l’immobile è in classe energetica “G” per l’assoluta mancanza di attestato di certificazione energetica: e meno male che per tanti anni studenti e lavoratori hanno frequentato questo luogo poco protetto e non è successo alcun incidente di rilievo.

Viene da pensare che, come per Pontignano, qualcuno abbia fatto le valutazioni della base d’asta in po’ a casaccio, arrivando a definire cifre sproporzionate ai luoghi e ai tempi di crisi che corrono. Ma siccome in città non mancano personaggi sempre in caccia di fondi e abitazioni da comprare (perché la crisi non è uguale per tutti), può essere che qualcun altro stia lavorando per una seconda (o terza) asta al ribasso. La mancata vendita dei due beni immobili apre un buco nel bilancio dell’Università impossibile da coprire; e l’eventuale cessione a prezzo ribassato non raggiungerebbe gli scopi per cui si è tentata la procedura. Voci di possibile messa in vendita di altri immobili di proprietà dell’Ateneo come Santa Chiara e l’ex Convitto il Rifugio sono chiacchiere da bar o poco più: le procedure di vendita sono così farraginose che sicuramente non se ne vedrebbe frutti, sempre che qualcuno compri ai prezzi del rettore, prima del 2013

Tardi per salvare il bilancio dell’Università di Siena di questo 2012, annus horribilis per le istituzioni senesi.

Il presidente della Repubblica e la «prepotente urgenza» dell’università di Siena

È il presidente Giorgio Napolitano, ad aprire nell’aula magna i lavori del XX Convegno di Pontignano (Regno Unito e Italia: condividiamo lo stesso futuro?), organizzato dal British Council e dall’Ambasciata Britannica in Italia. A tal proposito, straordinario è il commento di un giornale senese: «Riconoscimento per l’università: il presidente della Repubblica sarà in Banchi di Sotto». Ebbene per cosa, questo martoriato ateneo, dovrebbe ricevere apprezzamenti? Proprio in questo momento e dal capo dello Stato? È forse un titolo di merito l’esistenza di 18 indagati in attesa del rinvio a giudizio per peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio, per una voragine da 250 milioni d’euro nei conti dell’ateneo? O che vi siano altri dieci indagati, sempre in attesa del rinvio a giudizio, che attestando falsamente la regolarità del procedimento elettorale avrebbero indotto in errore il Ministro che, proprio sul presupposto della regolarità delle elezioni, emetteva il decreto di nomina? O che vi sia un rettore, tra l’altro privo della piena legittimità ad esercitare le sue funzioni, perché irregolarmente eletto, che esponga di frequente al ridicolo l’istituzione che dovrebbe rappresentare? Forse, occorrono apprezzamenti per i vertici dell’ateneo, impreparati e insipienti, che adottano disposizioni amministrative irregolari e, quindi, impugnabili? E che dire dell’azione truffaldina relativa all’utenza sostenibile per l’attivazione dei corsi di laurea in Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Scienze Biologiche e il conseguente scadimento dell’offerta formativa? E della nomina dell’attuale direttore amministrativo e della sua retribuzione, non approvata dal CdA e superiore, di circa 30mila euro, a quella prevista per il nostro ateneo? E dell’inesistenza del necessario e obbligatorio piano di rientro dal disavanzo d’amministrazione? E il tentativo di speculare sull’università, con la costituzione di un fondo immobiliare che gestisse gli edifici da alienare? Ecco tutto questo è solo una piccola parte del malaffare, ma dimostra chiaramente le responsabilità dei vertici passati e attuali, la mancanza di senso delle istituzioni, le piccinerie, l’irrazionalità e, per alcune decisioni, l’imbecillità manifesta. Allora cosa dovrebbe dire il presidente della Repubblica? Che la condizione intollerabile dell’Università di Siena è un tema di «prepotente urgenza», una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma, non solo per la voragine nei conti ma per il dissesto, anche morale, di un Ateneo dal glorioso passato!

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (21 settembre 2012) con il titolo: La “prepotente urgenza” dell’Università di Siena.