L’università di Siena siamo noi. Un futuro per l’università con bilanci chiari e veritieri

RiccabocchioUn clamore mediatico imprevisto! La notizia – sulla non corretta allocazione delle partite di giro nel rendiconto finanziario consuntivo 2013 – è rimbalzata nientepopodimeno che in ambienti vicini alla presidenza della Repubblica e a quelli della Banca d’Italia, della Ragioneria Generale dello Stato e dell’anticorruzione. Scherzi a parte, il silenzio, invece, è stato assordante e il rettore ha risposto indirettamente, a suo modo, lanciando il progetto «Siena siamo noi. Un futuro per Siena». Nello stesso tempo, considerando «gli ultimi due conti economici consuntivi chiusi in utile», ha distribuito – “secondo criteri di merito accademico e scientifico” – a circa il 33% dei docenti 1,7 milioni di euro di fondi ministeriali relativi agli anni 2011-2013. In tal modo, pensa d’aver tacitato anche il disfattista che mette in dubbio la correttezza dei bilanci! Noi però, cocciuti, siamo ancora in attesa delle risposte sulle partite di giro e, intanto, continuiamo ad analizzare altri punti oscuri del bilancio.

Per l’ateneo senese, l’esercizio 2013 è davvero cruciale. Infatti, con un disavanzo di amministrazione di 46 milioni di euro (al 31 dicembre 2012), il bilancio di previsione 2013 indicava una perdita d’esercizio di 6 milioni di euro, alla quale aggiungerne altri 13 tra mutui e investimenti. Da ricordare, inoltre, che il collegio dei revisori dei conti, nell’esprimere «parere contrario all’approvazione da parte del CdA del bilancio di previsione 2013, auspica che il Ministero definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.». Perciò, molti si chiedono quale altro sapiente maquillage, oltre alle partite di giro, ha permesso all’amministrazione universitaria di chiudere il consuntivo 2013 con un avanzo di competenza di 6,91 milioni di euro, quando, invece, era previsto un consistente disavanzo.

Il rendiconto finanziario consuntivo 2013 illustra alcune voci patrimoniali attive e passive relative all’anno 2013 e al 31 dicembre 2012, evidenziando i movimenti verificatisi nel 2013 riferiti ai due anni, mostrando così i residui delle voci patrimoniali al 31 dicembre 2013. Con riferimento all’anno 2012, alla voce “oneri per il personale” risulta, al 31 dicembre 2012 un “residuo” di 32.745.809,00 €, un “pagato” di 7.778.009,64 € e un “rimasto da pagare” per 10.660.759,58 €, con una differenza aritmetica di 14.307.039 €, che non appare in evidenza nel patrimoniale al 31 dicembre 2013. Analogamente, alla voce “interventi a favore degli studenti” risulta, al 31 dicembre 2012, un “residuo” di 10.410.378,00 €, un “pagato” di 576.118,20 € e un “rimasto da pagare” di zero, con una differenza aritmetica di 9.834.259,80 €, che non appare in evidenza nel patrimoniale al 31 dicembre 2013.

Per adeguarsi ai nuovi “principî contabili”, i due valori, che non appaiono in evidenza nel patrimoniale al 31 dicembre 2013, sembra siano stati riclassificati, sempre nel patrimoniale al 31 dicembre 2013, nei “ratei e risconti passivi” per 18.421.376,97 € e nel “fondo rischi e oneri” per 5.803.181,47 €. I ratei e risconti passivi si riferiscono a progetti e ricerche in corso, mentre il “fondo rischi e oneri” è riferito a copertura di future sopravvenienze passive o per coprire costi che alla data di chiusura dell’esercizio non hanno dato origine a obbligazioni giuridicamente perfezionate. A questo punto, è necessario che l’amministrazione universitaria metta a disposizione degli organi di governo e di controllo e ai soggetti interessati il dettaglio dei ratei e risconti passivi, possibilmente prima del 28 maggio, giorno di un’altra udienza del processo sul dissesto dell’ateneo senese. Come ci ricorda il Decreto interministeriale 19/2014, «un documento contabile per poter essere chiaro deve, innanzitutto, essere veritiero.»

Articolo pubblicato anche da:

il Cittadino Online (21 maggio 2015) con lo stesso titolo e con il sottotitolo seguente: Grasso: “È necessario che l’amministrazione universitaria metta a disposizione degli organi di controllo il dettaglio dei ratei e risconti passivi”.

Bastardo Senza Gloria (23 maggio 2015) con il titolo: Il Prof. Grasso ci svela altri dettagli sui conti dell’Università. Ma la Politica non ha da dire niente?

–  News Locker (21 maggio 2015); Liquida (23 maggio 2015); Geos News (21 maggio 2015);

I conti nell’università di Siena: dalle discese ardite alle risalite

Riccaboniridens1Il Decreto n. 19 del 14 gennaio 2014 individua i “principî contabili” e contiene in dettaglio gli “schemi di bilancio in contabilità economico-patrimoniale” al quale le università si devono attenere. In tal modo, l’università di Siena, sempre in affanno a fare i conti, dovrebbe essere facilitata a predisporre il rendiconto finanziario consuntivo. Vediamolo in concreto.

Cominciamo con il Bilancio unico dell’esercizio 2013 (approvato il 29 ottobre 2014, con sei mesi di ritardo, e pubblicato, dopo un sollecito del sindacato Usb, sull’home page dell’Ateneo il 9 gennaio 2015) che è, sostanzialmente, formato da poche voci, e le più importanti sono: contributi Miur e altre amministrazioni centrali (121 milioni di euro), partite di giro ed entrate per conto terzi (75 milioni di euro), entrate contributive (26,7 milioni di euro), altri enti pubblici e UE (30,5 milioni di euro). Le partite di giro, che, per gettito, a Siena costituiscono la seconda voce di bilancio, devono rappresentare un’entrata e un’uscita “senza rilevanza economica o patrimoniale” e vanno inserite tra le voci degli accertamenti incassati e degli impegni pagati. Sennonché, nel rendiconto finanziario consuntivo 2013, le partite di giro e le entrate per conto terzi sono state inserite (e sommate) tra tutte le poste che costituiscono la previsione definitiva delle entrate 2013. Analogamente, la stessa voce (per un importo pari a 64,7 milioni di euro) è stata inserita tra le poste che costituiscono la previsione definitiva delle uscite 2013. Tale allocazione ha portato a un avanzo di competenza di 6,91 milioni d’euro, mentre un suo diverso inserimento (si veda il rendiconto finanziario consuntivo 2014), “senza rilevanza economica o patrimoniale”, porterebbe a un disavanzo di competenza di 3,5 milioni di euro.

È necessario, quindi, che il rettore, l’ex direttrice amministrativa, il collegio dei revisori dei conti, il consiglio di amministrazione, il senato accademico e il direttore generale forniscano immediate spiegazioni sulla questione, nell’interesse della comunità accademica e della pubblica opinione. Tanto più se si considera che è in corso il processo sul dissesto dell’ateneo senese e che la sola «nuova impostazione grafica del bilancio» non può considerarsi «una soluzione innovativa nelle relazioni con i portatori di interesse».

Articolo pubblicato anche da:

il Cittadino Online (14 maggio 2015) con il titolo: Grasso: “I conti nell’università di Siena: dalle discese ardite alle risalite”. Alcuni punti da chiarire prima di cantare vittoria.

Bastardo Senza Gloria (15 maggio 2015) con il titolo: Il professor Giovanni Grasso fa il punto della situazione riguardo i conti dell’università di Siena.

– Liquida (14 maggio 2015); Geos News (14 maggio 2015);

A Sienne la Culture c’est moi

Riccaboniridens1Una buona notizia: verso gli “stati generali” della cultura!

Mario Ascheri. Entro un mare di notizie certo non esaltanti (MPS, Fondazione MPS e Chigiana, SMS, Università degli Studi, Aeroporto ecc.) e di chiacchiere soporifere sulla cultura in cui si sono distinti alcuni politici in questo inizio d’anno, è intervenuto anche un annuncio notevole. L’assessore Vedovelli ha previsto entro febbraio gli stati generali della cultura cittadina. Bene, benissimo. Bisogna arrivarci preparati affinché non sia un’occasione perduta e perciò sono sicuro che l’assessore starà pensando a scadenzare qualche fase precedente in modo che i partecipanti arrivino con idee chiare e concrete.

Banale ma forse non inutile precisare che la cultura è cosa diversa dal turismo, che ha o può avere tante implicazioni culturali ed economiche ma che di per sé non implica sviluppo culturale per chi lo fa e per chi ne fruisce i benefici. Se vado al mare in Sicilia, stando sempre al sole o in acqua ignorando tutto della cultura locale con i pop corn e la coca cola, ne ritornerò abbronzato e rilassato ma senza neppure un briciolo di maggior cultura, neppure gastronomica. Neppure visitando qualche museo o mostra è detto di per sé che la cultura personale se ne avvantaggi se la visita è fatta senza certe “basi” e la necessaria “assistenza” di letture o ascolti ecc. Il crollo della lettura di libri è avvenuto contestualmente all’aumento del turismo per spettacoli, concerti, mostre e città d’arte: nuove forme di consumismo? Passeggiare sulla Francigena quando fa “crescere” culturalmente? Ormai basta usare intelligentemente dell’enorme, incredibile patrimonio caricato sul web (a parte anche le tante oscenità) per divenire dotti di musica e arte, teatro e poesia, storia, diritti umani, economia e quant’altro. Andare all’inaugurazione di una mostra o a un evento pubblico è un fatto sociale sempre (un tempo anche molto eno-gastronomico a Siena), che può anche essere culturale. Ma non è affatto pre-detto per il singolo partecipante…

Ciò premesso, di fronte a una comunità l’ente pubblico locale per definizione, il Comune, per lo sviluppo culturale deve occuparsi delle strutture e dei temi nodali, che spesso il privato non cura perché non vi vede utilità o profitto. Non si deve né può sostituire al privato individuale o associato, terreno in cui Siena ha una realtà fantastica, dalle contrade con le loro società alle tante associazioni di settore (anche quelle sportive fanno cultura, sia chiaro), ai club, alle accademie (almeno 3 attivissime), alle fondazioni. Soprattutto a Siena il Comune ha davanti uffici ed enti statali come le scuole di ogni ordine e grado, le Soprintendenze, l’Archivio di Stato e le due Università, o grandi enti storici come l’Opera del Duomo.

Di fronte a tanto bendidio a Siena si può solo fare una selezione, un inventario delle priorità, cominciando con il dare il buon esempio. E curare il proprio patrimonio, formale (museo civico, chiese comunali come S. Agostino, SMS, la fortezza ecc.) e storico (come le mura), cosa che non sempre avviene, o non avviene in misura decente. Ma come sito Unesco il Comune ha anche l’obbligo di vigilare più del “normale” su tutta l’area entro le mura più ampie, del Tre-Quattrocento, per cui se una chiesa è trascurata dal proprietario dovrà intervenire (penso ora a S. Giorgio, a S. Salvatore ecc.), così come per le porte cittadine e le fonti talora ritenute private le une e le altre (è tema discutibile ma non seriamente discusso). Che l’area retrostante del SMS o i suoi portali, ad esempio, siano così mal ridotti è scandaloso perché dà l’idea di un ente che ha smarrito il buon senso oltreché quello delle priorità.

Prima di tutto quindi il patrimonio, compreso quello mobile, di arredi, monete antiche, medaglie fino ai quadri sparsi qua e là. In questo senso mi si consenta di segnalare come priorità “sostenibile” la liberazione dagli uffici dei locali di Palazzo pubblico con evidenze artistiche o architettoniche. Finché era una necessità si potevano tollerare, ma ora che i dipendenti comunali diminuiscono e si sono liberati spazi (caserma vigili) e altri si stanno per svuotare, pare (palazzo del Governatore, detto della Prefettura/Provincia), la giustificazione non c’è più. Aprire tutto il Palazzo pubblico non è un’idea di grande rilievo culturale (e turistico) da ampiamente pubblicizzare? Anche perché il Palazzo si può corredare di quella informazione visiva o digitale che fa entrare direttamente nella storia della città, dal Trecento ai giorni nostri! Non si può fare in economia una operazione del genere?

Altra operazione di altissimo rilievo culturale (e anche turistico e promozionale di prim’ordine per l’azienda) sarebbe la sistemazione del patrimonio artistico della Banca: perché non con solenne donazione al Santa Maria? Quale boom più grande si può pensare sui media internazionali? Il trasferimento della Pinacoteca è tutt’altro che vicino. Questa invece è realizzazione relativamente rapida che peraltro aiuterebbe non poco la ripresa di immagine di cui la Banca ha tanto bisogno. Altro intervento prioritario per il Comune non è il lavoro qualificato nei beni culturali? Ebbene, in attesa del nuovo Louvre (ancora molto indistinto, checché si dica, e lo sarà anche dopo l’intesa di fine mese con la Fondazione MPS, temo) non si potrebbe iniziare la scuola e laboratorio di restauro di cui si è sempre parlato? Non darebbe lavoro a docenti e subito dopo agli allievi a Siena e fuori? E non sarebbe il modo migliore per verificare nel concreto una positiva sinergia del Comune con le due Università, lo Stato e la Regione? Si parla di realtà problematiche da questo punto di vista (come la Chigiana) e si trascura quello che è quasi a portata di mano.

Le due università nei discorsi sulla cultura sono state quasi ignorate, prima dal miraggio Capitale e ora di nuovo dal miraggio SMS. Il Santa Maria, sia chiaro, potrà giovarsi e ospitare parte dell’Università ma non sostituirne certe funzioni. Non è un terreno tutto da arare, anche tenuto conto che l’Università tradizionale ha avuto un crollo delle iscrizioni a quanto pare più accentuato che altrove? Si dirà che l’Università non si è fatta viva per tanti anni. Se non ha saputo riflettere per nulla sulla crisi della città (si sveglia ora con singolare originalità per Charlie!) come può dare un contributo alla rinascita della città? L’Università per Stranieri sta maturando un diverso atteggiamento (e l’assessore giova senza dubbio), ma è il Comune che ha il dovere di pungolare un ente di quella importanza se non riprendere il suo ruolo storico per Siena e il suo territorio. Accademia Chigiana, Siena Jazz e Istituto Franci hanno problemi diversi, ma anche del loro futuro si deve parlare per il benessere culturale (ed economico) della città nel nuovo quadro di sostenibilità economiche con cui abbiamo a che fare. Ma avendo presenti le diverse scale dei problemi.

Basti questo per richiamare sommessamente a fare ordine. Chiarite le premesse, si potrà fare un discorso sul ruolo del Comune in campo culturale a Siena. Ma senza confondere il quadro con le cornici. Il rischio si corre eccome, perché la crisi della politica ha da tempo investito anche la cultura (e ne è un aspetto). Nel Paese, ma ancor più a Siena per la diffusa corruzione (morale, quando non criminale) dilagata per anni: anch’essa un problema enorme tutto culturale (anche) che non si ha la forza di affrontare.

Non sarà che si sia deviata volutamente l’attenzione con le varie chimere delle Capitali (perché i rapporti internazionali della CEC vanno persi?) e ora degli spropositati e onnivori orizzonti del SMS (sul quale un approccio in http://www.sienatv.it/web/podcast.html?task=videodirectlink&id=633)?

Le alchimie dei numeri: con la contabilità economico-patrimoniale l’Ateneo senese è addirittura in attivo

Toto-piacere

«… non è il momento di cedere alle pressioni sindacali…» (M. T.)

RSU d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl, Uil PA-UR, Usb P.I. – Sono settimane d’intenso lavoro, confronto e attesa. Ieri è stato approvato il bilancio consuntivo 2013, con solo sei mesi di ritardo, ma c’erano dei problemi per la chiusura definitiva del bilancio 2012, ci torneremo con comunicato apposito. Comunque è molto interessante leggere come, con la contabilità economico patrimoniale, siamo addirittura in attivo, le alchimie dei numeri sono una scienza quasi esoterica.

Il magnifico nella sua lunga comunicazione ci ha “incuriosito” con una frase: «Il risanamento della gestione annuale è stato perseguito senza incidere sui livelli occupazionali, nonostante le sollecitazioni ricevute in tale direzione». Sarà, mica, il caso di dare spiegazioni ufficiali in proposito? Non crediamo sia l’edicolante a suggerire di toccare i livelli occupazionali, chiediamo una risposta chiara e precisa.

Sono settimane di attesa per avere il pagamento definitivo delle voci previste dal Contratto integrativo 2011 e quelle non soggette a valutazione del Contratto integrativo 2013, ultrattivo nel 2014 e le voci del Contratto integrativo degli EP. Col mese di ottobre abbiamo visto non è stato pagato niente, ora si attende novembre e non attenderemo oltre dopo novembre… ogni attesa ha un termine e il 25 novembre è quello fissato, non arbitrariamente, ma nei contratti firmati tra le parti.

Nel 2010 c’era chi suggeriva al magnifico di non cedere alle pressioni sindacali, ma qui non si tratta di pressioni sindacali, che ultimamente il magnifico ha definito pressioni di tipo “mafioso”, no, qui si tratta di onorare i contratti firmati in data 22 settembre 2014, a seguito di delibere del CdA. Se chiedere questo è fare pressioni, a nostro avviso, non si comprende bene la lingua italiana.

Non si comprendono nemmeno le conseguenze, intese come responsabilità personale, di una mancata corresponsione delle spettanze previste dai contratti. Qui si deve ricordare al CdA, ai suoi componenti, che nella prossima seduta richiami il magnifico al rispetto delle sue deliberazioni e al rispetto dell’organo di governo di questo Ateneo.

Altra scadenza interessante è stata quella della nomina del nuovo Direttore Generale. Tutto in regola, nulla da eccepire, ma forse, scriviamo forse, poteva essere il caso di prevedere un passaggio informativo con una presentazione anche al tavolo sindacale e ci permettiamo di aggiungere il Consiglio studentesco, no? Poi c’è da dire che, finalmente, ce l’abbiamo fatta a nominare il Direttore Generale, sono esattamente due anni e otto mesi che si doveva fare in base al nuovo Statuto che risale al febbraio 2012! Come si possa giustificare questo ritardo non si sa, e forse nessuno ne chiederà conto al magnifico. Certo è che il ritardo ha obbligato l’Ateneo a scrivere documenti incomprensibili come il Regolamento di Amministrazione Finanza e Contabilità che recita Direttore Amministrativo/Generale in tutto il testo, e questo perché non si è proceduto per tempo alla nomina. Ora, finalmente si potrà vedere se riusciamo ad applicare lo Statuto. Suggeriamo al magnifico di fare l’ultimo passo per dare piena applicazione al testo statutario: nomini il CUG! Lo abbiamo chiesto mesi fa ma niente, silenzio… Non vogliamo entrare nel merito della scelta, di norma non giudichiamo l’operato di una persona prima, ma dopo. Ci auguriamo solo che con gli anni Marco Tomasi abbia capito meglio come si affrontano le relazioni sindacali, e la delicatezza di certe affermazioni rese in passato sui sindacati a Siena.

La nomina è stata oggetto di molte chiacchiere, nelle passate settimane, arriva Tizio, no Caio. Poi alla notizia del nome presentato in Senato lunedì scorso, la tensione si è sciolta ed è stato tutto un susseguirsi di Marco lo conosco, sono suo amico, ci vado a cena, sono vicino di ombrellone, ecc. Queste affermazioni vengono da diversi docenti. La natura umana è curiosa perché mai si dovrebbe sentire la necessità subito di farsi vedere vicino a colui che rappresenta la novità? Succede ogni volta che arriva un nuovo Direttore Amministrativo/Generale e, se permettete, fa sorridere, denota forte insicurezza. Ognuno vive come vuole, noi invece abbiamo una sola certezza, vogliamo ciò che ci spetta e poi se siamo in attivo per la prima volta da sette anni sarà arrivato il momento, no?

Finalmente rotta la “consegna del silenzio”! Quanto durerà?

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Rettore querela un professore (La Nazione Siena, 20 ottobre 2014)

Cecilia Marzotti. Il rettore dell’università Angelo Riccaboni ha querelato per diffamazione il professor Giovanni Grasso per quanto quest’ultimo aveva scritto l’11 febbraio del 2013 sul proprio blog «Il senso della misura». L’articolo oggetto di querela si intitolava «È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’università». Nel corpo dell’articolo lo stesso querelante ha ravvisato delle frasi che secondo quanto si legge nella sua costituzione di parte civile «palesamente denigratorie e fondate su una falsa rappresentazione della realtà». Il querelato è stato rinviato a giudizio e verrà difeso dall’avvocato Luigi De Mossi, mentre il rettore che ha deciso di costituirsi parte civile verrà rappresentato legalmente dall’avvocato Paolo Di Mattia del foro di Firenze. Lo stesso rettore ha avanzato una richiesta risarcitoria pari a centomila euro da devolvere interamente per l’assegnazione di borse di studio ad enti o istituzioni con finalità di ricerca.

La posizione del professor Giovanni Grasso verrà presa in esame dal giudice Cavaciocchi. La prima udienza è stata fissata per il 12 marzo del prossimo anno. In prima battuta la querela presentata dal rettore Angelo Riccaboni era stata «affidata» al pm Aldo Natalini. Quest’ultimo dopo aver esaurito la procedura nei confronti del querelato aveva emesso decreto di citazione diretta a giudizio. A fronte di questo siamo arrivati alla fissazione della prima udienza. Intanto il rettore attraverso il suo legale ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico di Grasso perché nello scorrere quanto scritto l’11 febbraio del 2013 sul blog di Grasso si era sentito diffamato. Praticamente come scrive il suo legale nella dichiarazione di costituzione civile Riccaboni è stato «espressamente accusato della commissione di reati» e vengono attribuite al rettore «condotte illecite senza fornire alcuna motivazione a sostegno».

«Immotivati i giudizi personali e in tutte le frasi risulta ampiamente superato il limite della correttezza delle espressioni». A fronte di questo il legale del rettore parla di «danni alla reputazione e all’onorabilità» del suo assistito. Da parte sua l’avvocato Luigi De Mossi chiamato a difendere il professor Giovanni Grasso accusato del reato di diffamazione sta preparando una serie di atti e documenti che verranno mostrati nel corso dell’istruttoria dibattimentale.

Per ricordare Pier Egisto Valensin, scomparso il 17 luglio 2014

Pier Egisto Valensin

Pier Egisto Valensin

1) Intervista a Radio Radicale (28 gennaio 2005): Sanità a Siena: altro conflitto di interessi per il rettore Tosi (Cliccare per leggerla o per ascoltarla).

2) Elezioni del rettore a Siena: riflessioni sull’ultimo confronto dai contenuti scontati (21 marzo 2006).

3) «Fuori dal coro»… sul nuovo e sul vecchio rettore dell’Ateneo senese (29 marzo 2006).

4) Consigli al nuovo rettore dell’Università di Siena (4 aprile 2006).

5) Emergenze nell’Università di Siena: tout va très bien, Madame la Marquise? Responsabilità e volontà di cambiamento (11 maggio 2006).

6) ”Pane e cacio”: riflessioni su privacy, comunicazione e marketing, censura (20 mggio 2006).

E per finire una visita al suo sito: “Il Palio non è un’opinione“.

Sindaco e rettore a Siena: la coppia più demagogica del mondo!

Riccantini3Rabbi Jaqov Jizchaq. Venerdì 26 settembre 2014 alle ore 11 – tratto di strada Piazza Maestri del Lavoro – Rotatoria Due Ponti, si terrà l’intitolazione della “Via dei Ricercatori”. Encomiabile iniziativa, dopo la sinistra “Notte” dei ricercatori (in cui, hegelianamente, nonostante le graduatorie dell’ANVUR tutte le vacche sono grigie) quella di dedicare una via a costoro, che tanto patirono, accanto a quella dedicata ai “Martiri del Lavoro”; il Bullettino Senese di Storia Patria (se esiste ancora) pubblicherà un martirologio dei beati e dei testimoni della fede che ricevettero la morte durante la persecuzione, falsamente attribuito a S. Girolamo. «Il futuro del polo senese delle scienze della vita a Siena, tra ricerca, formazione e impresa.» È questo il tema scelto per l’incontro conclusivo della Festa provinciale de L’Unità del Pd senese. Dal sacrifizio alla rinascita. Va bene che l’ateneo metta al centro “le scienze della vita” (espressione enfatica, quasi che le altre scienze fossero scienze della morte), ma del resto che ne sarà? Va bene anche la dimensione applicativa, come dice il Sindaco, “funzionale all’impresa”, ma da qui, per la miseria, al puro e semplice filisteismo ce ne corre! Oramai se uno vede un integrale triplo, già gli gira la testa e comincia a dire che si tratta di “filosofia”! Insomma, è sempre di una dimensione universitaria, che stiamo parlando, non di un chiosco del lampredotto! Tacerò sul fatto che Siena aspira al blasone di “Capitale della cultura”…

Il rettore di Siena felice sul trono del mejo ateneo der monno!

TronoUnisi

Rabbi Jaqov Jizchaq. A nove colonne La Nazione  di Siena riporta le già citate conclusioni delle prestigiose valutazioni “di Shanghai”, rompendo la cortina fumogena di autoincensamenti e reciproci salamelecchi con i quali giornale e autorità politiche sono soliti congratularsi vicendevolmente. Va detto che è la prima (e unica) volta che i giornali locali insinuano che il re è nudo: vecchi tempi in cui ebbri gazzettieri vaneggiano del “mejo ateneo der monno”! Intorno al tema dell’università si è creata una sorta di “spirale del
silenzio”, per cui è considerato addirittura riprovevole il solo dubitare delle granitiche certezze ripetute come un mantra “ar popolino” da lor signori. Non è per disfattismo antipatriottico, ma per la profonda ostilità verso la bêtise dei fastidiosi luoghi comuni somministrati alla pigrizia mentale dell’uomo della strada (non ancora investito dal tram), verso ogni sorta di superficiale e vanesio “ottimismo”, di conformismo, di demagogia da impostori e di piaggeria, che ritengo apprezzabile questo articolo de “La Nazione”, invero di tono assai più sobrio e realistico di altri
improntati ad un frivolo “ottimismo”. Esorto i lettori a meditare sul “memento mori” lassù in altro a destra (il grafico delle uscite di ruolo), incrementando la cospicua lista dei commiati col numero, non indifferente, purtroppo, di decessi occorsi negli ultimi due anni, e
riconsiderare, uno per uno, tutti i punti critici che sono stati evidenziati anche in questo blog, onde “resettare” il dibattito pubblico, finalmente ponendolo su basi meno fantasiose, auspicando in tal modo che al pessimismo dell’intelligenza faccia seguito un maggiore “ottimismo” (cioè determinazione) della volontà.

Riccaboni non prende più schiaffi ma cazzotti

ImpaludataUnisi

Per quel che accade all’università di Siena, a indignarsi sono gli estranei all’ateneo, come il Dr. J. Iccapot, che ha scritto il seguente articolo, ripreso integralmente dal suo blog. Non è la prima volta che Iccapot bacchetta, a ragione, l’università di Siena. Ma in questa occasione manifesta  con decisione «forte fastidio, frustrazione e rabbia» dopo aver consultato il sito di Unisi alla ricerca di informazioni che non è riuscito a trovare.

Unisi e la Comunicazione (Da: My BOG – La mia palude, 29 maggio 2014)

Dr. J. Iccapot. Lo ammetto, qualche volta ho difficoltà a muovermi in un sito web, non capisco né come sono raccolte le informazioni né come si debba navigare per trovare quello che si cerca, e questo mi dà una sensazione di forte fastidio e mi provoca frustrazione e, contemporaneamente, rabbia.

Mi è successo proprio in questi giorni, pensate un po’, ancora una volta sul sito dell’Università di Siena: cercavo informazioni sugli adempimenti burocratici per presentare una tesi di laurea; ci ho perso del tempo e poi ho spedito la persona che mi aveva fatto la richiesta allo sportello della segreteria della sua facoltà, perché davvero non sono riuscito a cavarne i piedi.

Mah!, sarà l’età, sarà che navigo su Internet solo da venti anni (be’, ventidue, se vogliamo essere pignoli), sarà che la Graphic User Interface è un oggettino delicato (eppure ho partecipato anche a progettarne alcune), insomma, questa mia esperienza con UNISI mi ha davvero infastidito.

Il sito è pulito, graficamente lineare, progettato ex-novo da non molto ma i dati che cercavo non li ho trovati!

Mi sono messo allora a sfogliare un po’ di pagine, per vedere quale sia l’attuale offerta formativa dell’Università. Nella pagina relativa ai corsi di studio ho curiosato tra le lauree triennali (una specie di ‘super-liceo’ o di laurea ‘zoppa’, a mio modo di vedere) e sono atterrato nella pagina dedicata al corso di Laurea in Comunicazione, Lingue e Culture. Qui, navigando tra i vari piani di studio, ho prima di tutto aperto i link alla bibliografia consigliata (non sempre indicata…), per orientarmi un po’ visto che i nomi dei docenti (non me ne vogliano!), non mi dicevano assolutamente nulla, per via della mia estraneità al mondo universitario; mi ha preoccupato vedere inicati, talvolta, solo libri scritti dal docente del corso stesso.

Offerta Formativa

Poi ho dato una rapida scorsa agli obiettivi formativi: qualche riga riassuntiva in grado di dare un’idea generale di ciascun corso.

Quando sono arrivato a leggere quali fossero le “Competenze attese” proprio nella pagina relativa al corso di laurea su cui mi ero soffermato, allora mi sono trovato davanti a un testo particolarmente lungo, dove si usa come soggetto delle frasi “i laureati” quando sarebbe stato più opportuno riferirsi a “gli studenti” [I laureati dovranno acquisire una conoscenza avanzata…], dove si spande a piene mani il verbo “dovere” e si salta tra il tempo presente e il futuro in maniera che mi è sembrata fastidiosa, per non dire nulla del fraseggio usato, nel complesso un po’ pesante.

Scorrendo queste righe, l’occhio è stato attratto magneticamente da una serie di errori di scrittura (svoglimento invece di svolgimento, cdl invece di C. D. L., risolverendone invece di risolvendone, nonchè invece di nonché, l’aborrito e/o,…) e, soprattutto, da un marchiano: ComprenZione, tutti errori che sono un pugno in un occhio in una pagina che cerca di “vendermi” COMUNICAZIONE, LINGUE E CULTURE.

Comprenzione

Sì, è Siena

Siena: il rettore sempre teso

Molti rinfacciano ad Angelo Riccaboni, rettore dell’Università di Siena, di non aver saputo approntare un piano di risanamento dei conti. Ma come poteva! … se aveva le mani legate? Gli rimproverano di non aver pagato il salario accessorio al personale tecnico e amministrativo. Ma come poteva! …se aveva le mani legate dal Collegio dei Revisori dei Conti? Lo criticano per il mancato sviluppo dell’Ateneo! Ma come poteva! …se non gli permettono la sospensione delle rate dei mutui per cinque anni? Lo biasimano perché non rispetta il codice etico varato dall’ateneo, che mira ad escludere le situazioni nelle quali si potrebbero creare conflitti d’interessi. Ma come poteva! …se il rettore tiene famiglia? Gli ricordano che la “sostenibilità” è ormai uno slogan vuoto senza alcun risultato pratico. Ma non è vero! …come dimostra la raccolta dell’acqua piovana al Polo Scientifico di San Miniato! Lo censurano per non essere riuscito ad alienare alcun immobile! Ma come poteva! …se gli impediscono di costituire un Fondo immobiliare con l’individuazione di intermediari specializzati e la sottoscrizione, da parte dell’Ateneo, di quote da collocare presso investitori? Accusano il rettore di non essere pienamente legittimato a causa del rinvio a giudizio degli indagati per irregolarità nella sua elezione! …Ma che deve fare, dimettersi? In fondo, non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio che lo riguardi, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla sua elezione a rettore!

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino Online (24 aprile 2014) con il titolo: «Il rettore e quello che “non può fare”».