Il giornalismo italiano e la “sindrome dell’encomio scaduto”

Luigi Manconi - Emma Bonino

Luigi Manconi – Emma Bonino

Garantismi (da: Il Foglio 30-07-2013)

Luigi Manconi. (…) Garantismo tre. Al Foglio, com’è noto, Emma Bonino sta francamente antipatica. E lo si vede. Nei momenti di maggior successo politico e di più ampio consenso popolare, così come nelle fasi di difficoltà e di sconfitta, il Foglio ha sempre manifestato una legnosa ostilità. Si può comprendere: a questo giornale le donne che fanno politica piacciono quando sono “le più maschie” possibile. Coerentemente, e persino con un pizzico di attenzione e di rispetto in più, il Foglio ha trattato Emma Bonino anche nella circostanza dell’espulsione dall’Italia di Alma Shalabayeva e di sua figlia. Ma gli altri! Tutti gli altri mezzi d’informazione, ma proprio tutti o quasi, e tutti i commentatori, ma proprio tutti o quasi, sono apparsi affetti dalla “sindrome dell’encomio scaduto” (o fuori tempo massimo). La procedura è semplice: si elogia, talvolta entusiasticamente, Bonino per ciò che ha fatto fino all’altro ieri, al fine di criticare più violentemente ciò che fa o non fa oggi. Sarebbe persino legittimo se, appunto, di ciò che ha fatto fino all’altro ieri, effettivamente, si fossero cantate le lodi. E, invece, non è affatto così: tutti quei commentatori che ora parlano positivamente di Bonino al passato, nel corso di quel passato non le hanno certo reso gli onori meritati. Più spesso, acide contestazioni, accuse di vittimismo e narcisismo, e addirittura sofisticate critiche per la “retorica dei diritti umani”. Insomma, ciò cui si assiste in questi giorni – e non è un bello spettacolo – è una sorta di apprezzamento postumo (nei confronti di una donna viva vegeta e vitalissima), di encomio postdatato, di elogio a babbo morto.

I trucchi dell’Anvur e le classifiche alterate per accaparrarsi fondi e studenti

DeNicolaoUniversità, il bluff della classifica Anvur

Il Secolo XIX del 26 luglio 2013. A smascherare la classifica dell’Anvur è stato il gruppo di ricercatori e docenti che anima Roars, il più seguito sito dedicato all’università . Da sempre critico nei confronti degli esperti dell’Anvur – definiti «bricoleur della valutazione»- Roars mette in guardia contro le conseguenze di quegli errori. Le classifiche date in pasto ai giornali saranno brandite, scrive Roars, «all’interno di ogni ateneo da parte dei gruppi che aspirano ad accaparrarsi fondi di ricerca e soprattutto punti organico». E influenzeranno, a settembre, le iscrizioni alle università.

Sergio Benedetto, responsabile della classifica dell’Anvur, parla di equivoco e spiega: «Delle due valutazioni abbiamo scelto di dare ai giornalisti quella che usa l’indicatore più semplice, non contestabile». L’altra, quella contenuta solo nel rapporto, si basa invece su «indicatori poco definiti» e quindi esposti a critiche. «Non c’è stato alcun trucco», sottolinea Benedetto. Il trucco c’è stato eccome, insiste Roars. Giuseppe De Nicolao, professore di analisi dei dati all’Università di Pavia e tra i redattori del sito, lo illustra così al Secolo XIX: «Una delle due classifiche riguarda solo la ricerca, l’altra tiene conto anche di altri fattori, come la capacità di attrarre finanziamenti. Nella conferenza stampa del 16 luglio e nelle cartelle date ai giornalisti, sono state alterate tutte e due. Sia, in un caso, usando formule matematiche diverse, che hanno in parte modificato il risultato, “promuovendo” atenei che nel rapporto finale risultano “bocciati”. Sia, in entrambi i casi, modificando le linee di confine tra atenei grandi, medi e piccoli. Ma quelle linee di confine sono decisive e devono rimanere fisse. Se le sposto, è ovvio, altero il risultato. Ed è quello che è accaduto».

Università e giornalismo a Siena: quando manca il pudore, il senso della misura e del ridicolo

MigliorealMondo

Siamo sempre in attesa di leggere i complimenti delle istituzioni nazionali

Bruno Valentini - Fulvio Mancuso

Bruno Valentini – Fulvio Mancuso

Scrive il rettore: «sono lieto di condividere con tutti i componenti della nostra Comunità i complimenti appena ricevuti dalle istituzioni nazionali…». Perché, il Magnifico, non li rende pubblici, così come ha fatto per i complimenti dei compagni di partito? Siccome già in altre occasioni ha millantato apprezzamenti che nessuno ha avuto l’onore di leggere – come quelli del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’azione di risanamento intrapresa -, sarebbe utile conoscere la provenienza dei riconoscimenti autorevoli. Altrimenti è molto difficile non dar credito ai suoi colleghi di Dipartimento che lo descrivono come un gran bugiardo.

Bruno Valentini (sindaco di Siena). L’Amministrazione comunale di Siena è orgogliosa delle proprie Università, a maggior ragione dopo i recenti autorevoli riconoscimenti di qualità. A Siena ha sede una delle migliori Università italiane in assoluto grazie all’impegno di docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo di grande spessore. Tutto questo ci rafforza nella convinzione che, nonostante le notevoli difficoltà che hanno messo a dura prova l’Università così come altre prestigiose istituzioni senesi, occorre essere consapevoli delle straordinarie risorse che la nostra città è in grado di esprimere per continuare a meritare la propria fama mondiale, non prestando il fianco a chi preferisce fatalisticamente dipingere Siena come una bella storia in preda ad un inarrestabile declino. Proprio in questi giorni ci siamo incontrati più volte con il Rettore per riflettere su come rendere la città ancora più accogliente per gli studenti, e su come sviluppare la ricerca intercettando opportunità e finanziamenti che proiettino gli studi universitari verso le esigenze del mondo del lavoro e dell’impresa.

Fulvio Mancuso (vicesindaco e assessore allo Sviluppo economico). Il rapporto secolare tra Comune e Università di Siena è la dimostrazione di un legame che ha contribuito ad accrescere le reciproche fortune e la grandezza di entrambe le istituzioni: è la prova evidente che la qualità del patrimonio umano di cui Siena ancora dispone può essere la base su cui costruire e sognare senza false illusioni. Confermo che abbiamo già avviato un confronto serrato con l’Ateneo senese per fare di questo legame un campo fertile sul quale sfidare la pesantissima crisi sistemica facendo incontrare ricerca di qualità e sviluppo economico allo scopo di favorire la realizzazione di luoghi fisici e virtuali ove poter incubare idee imprenditoriali e innovazioni di processo produttivo a vantaggio di start-up e di aziende già operanti sul mercato.

«Siamo orgogliosi di ospitare nella nostra regione la migliore università italiana, Siena»!

Simone Bezzini - Stella Targetti - Stefano Bisi

Simone Bezzini – Stella Targetti – Stefano Bisi

Sesto EmpiricoEssere primi in una classifica è certamente una buona cosa, molto meglio che essere ultimi. Però sono anni che Siena è in cima alle classifiche e ciononostante perde più nuovi studenti della media nazionale. Mi pare di aver buoni motivi per rimanere scettico.

Simone Bezzini (Presidente della Provincia di Siena). In pochi giorni dal Ministero dell’Istruzione e dal Censis sono arrivati per l’Università degli Studi e per Siena due importanti riconoscimenti, attestati prestigiosi che premiano l’impegno e la volontà dell’Università di Siena di uscire da una fase difficile che vede una delle istituzioni più importanti del territorio impegnata da tempo nel coniugare l’azione di risanamento con il rilancio della didattica, della ricerca e dei servizi. I riconoscimenti conquistati non devono essere letti come un punto di arrivo ma come uno stimolo ad andare avanti, con determinazione, sia nell’azione di risanamento che nello sviluppo della didattica, della ricerca e dei servizi, che già gli utenti mostrano di apprezzare.

Stella Targetti (Vicepresidente della Regione Toscana con delega all’Istruzione). Siamo orgogliosi di ospitare nella nostra regione la migliore università italiana. I motivi di soddisfazione non finiscono qui perché Pisa e Firenze sono rispettivamente al terzo e quarto posto nella classifica degli Atenei con più di 40mila iscritti.

Questi risultati sono anche un riconoscimento per il nostro sistema di diritto allo studio, visto che tra gli indicatori con cui sono state stilate le classifiche ci sono i servizi (in particolare le mense e gli alloggi) e le borse di studio. Come Regione abbiamo sempre creduto che il diritto allo studio sia un diritto di cittadinanza fondamentale e continueremo a sostenerlo, anzi rafforzeremo il nostro impegno, come dimostrano gli indirizzi sui servizi e gli interventi a favore degli studenti per l’anno accademico 2013/2014 che abbiamo presentato nei giorni scorsi. Chiediamo soltanto che il Governo non ci lasci soli e che il Fondo integrativo statale per il 2014 sia rifinanziato al più presto.

Stefano Bisi (Redattore capo del Corriere di Siena). La tanto bistrattata università di Siena è la migliore d’Italia. È il giudizio del Censis che le assegna il primo posto nella classifica degli Atenei italiani stilata annualmente. E pensare che da quando è stato eletto rettore Angelo Riccaboni non sono mancate le critiche pesantissime, spesso offensive e anonime. Oggi Siena può dire che la sua università è Prima. Deve essere motivo di orgoglio per coloro che la guidano, per la comunità universitaria e per tutti i senesi. L’ateneo si aggiudica la prima posizione nella categoria dei medi atenei (da 10.000 a 20.000 iscritti), e con il punteggio di 103,4 risulta quello con il punteggio più alto in assoluto tra tutte le università italiane.

È un triste destino essere sempre e comunque primi! Meglio riderci su!

Ateneomigliore

Altan-bicchiereGentili Colleghe, Colleghi, Studentesse e Studenti, sono lieto di condividere con tutti i componenti della nostra Comunità i complimenti appena ricevuti dalle istituzioni nazionali, regionali e locali in merito ai risultati dell’indagine annuale Censis, pubblicati oggi in prima pagina dal quotidiano La Repubblica, secondo i quali ‘l’Ateneo migliore d’Italia è Siena’. Questo importante traguardo si aggiunge all’esito della Valutazione della Qualità della Ricerca, resa pubblica dall’ANVUR due giorni fa, secondo la quale Siena è prima in Italia nella qualità della ricerca, rispetto alle dimensioni.

Pur considerando la specificità dei criteri sui quali si basano tali analisi, si tratta di risultati che evidenziano la qualità del lavoro che i docenti e il personale tecnico-amministrativo del nostro Ateneo stanno svolgendo da anni con passione e tenacia, superando le oggettive difficoltà derivanti dalla situazione finanziaria ereditata.

Colgo pertanto l’occasione di notizie così positive, per ringraziarVi dell’impegno sempre profuso a servizio di un’Istituzione che, grazie al contributo di tutte le sue componenti, sta recuperando il prestigio ed il rispetto che certamente merita, per la sua storia e per la positività  dei risultati che l’hanno sempre caratterizzata.

Cordiali saluti. Il Rettore (Prof. Angelo Riccaboni)

Sienaprimoposto

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Dopo l’Università si passa alla svendita del Monte dei Paschi di Siena

Mauro-AurigiLa svendita del Monte dei Paschi di Siena

Mauro Aurigi (Consigliere comunale MoVimento 5 Stelle). Come già temuto, il 12 luglio la maggioranza di centro-sinistra del Consiglio comunale ha dato alla Fondazione MPS e alla Banca Monte Paschi di Siena il via libera all’abolizione del limite del 4% per le quote della Banca detenute da soci privati rendendo il Monte scalabile da chiunque ne abbia la voglia e i soldi. Il sindaco Valentini si è rimangiato tutti gli impegni assunti nel corso della campagna elettorale sul mantenimento di quel vincolo, impegni che gli hanno consentito di guadagnare quel risicato 2% con cui ha sopravanzato il suo antagonista al ballottaggio del 9-10 giugno. Così si è tranciata via l’ultima barriera del forte legame che da 500 anni legava il Monte dei Paschi e la comunità senese, che non era solo materiale, ma emotivo al limite dell’amore fisico, causa principale quest’ultimo – come per il sistema contrada – del longevo successo della Banca. 
In una mozione di sei pagine, la maggioranza di centro-sinistra ha sostenuto che l’ingerenza della politica nella banca e nella fondazione sia un rapporto contro natura, salvo poi dire il contrario in ognuna di quelle pagine, essendo queste tutte dedicate a ciò che la Fondazione e la Banca devono fare. Neanche la pudicizia di un pallido rossore per come quella “riserva di caccia” è stata ridotta in un decennio di assidue “ingerenze” della sinistra di lotta e di governo negli affari “strepitosi” della Banca e della Fondazione. De Bustis, Baldassarri, Mussari, Profumo, Viola, la gran parte dei membri dei CdA del Gruppo Monte e tutte le deputazioni della Fondazione, cos’altro sono state se non “ingerenze politiche” del PCI-PDS-DS-PD nella banca? Tutto quello fatto con l’approvazione entusiasta della sinistra (svendita dell’enorme patrimonio immobiliare per pagare dividendi agli azionisti in mancanza degli utili, finanza creativa, Banca Mantovana, Banca 121, Antonveneta, svendita della Cassa di Risparmio di Prato e di partecipazioni come nel San Paolo di Torino, in Mediobanca, nelle Generali) cos’altro è stato se non ingerenza della politica? Della “loro” politica ovviamente, non di quella della comunità. Una mozione, quella della maggioranza, dove si eleva l’ipocrisia a livello di arte. La realtà è che mancano all’appello 20 miliardi di euro rispetto a quando, con la privatizzazione del 1995, la presunta sinistra ha preso in mano le sorti della Banca e della Fondazione.
 All’atto della privatizzazione le azioni furono emesse a 4 euro, ma nel 1999, con l’ammissione alla Borsa, la quotazione schizzò a 5 euro (richieste d’acquisto pari a 10 volte l’offerta) grazie all’eccellente solidità ereditata dalla virtuosa banca pubblica. Se si fosse conservata la buona gestione della tradizione, il Monte varrebbe in borsa 60 miliardi (€5x12mld di azioni). Non si tratta di un’esagerazione: dopo ognuna delle tre grandi crisi dell’Italia unitaria, quella di fine Ottocento e del primo e secondo dopoguerra, mentre tutte le grandi banche private sparivano per una spericolata finanza “creativa”, il Monte, banca pubblica, estraneo ai grandi e piccoli scandali nazionali e locali, ne usciva ogni volta col patrimonio raddoppiato o triplicato. Bastava arrivare in salute e liquidità al momento in cui tutti chiudevano e il meglio poteva essere comprato a prezzi di liquidazione. Con la crisi attuale il Monte, se fosse restato quello di sempre, sarebbe diventato la più grossa banca d’Italia, una delle massime d’Europa e solo il cielo sa cosa oggi avrebbe potuto significare per la salute economica del Paese. Ora le azioni del Monte valgono solo € 0,20, ossia la Banca capitalizza solo 2,4 mld. In 10 anni ha perso il 95% del suo valore. 
Ma c’è un’altra cosa ancora più preoccupante, visto il ruolo che questa pseudo-sinistra ha a Siena, a Firenze e a Roma. L’idea dell’abolizione del limite del 4% è venuta al presidente del Monte, Profumo. Poco dopo, la stessa idea, ci dicono, è improvvisamente venuta alla Banca d’Italia, al ministero dell’Economia, alla BCE e alla Fondazione MPS, che ha ancora il 34% del capitale del Monte, e poi anche al PD e cespugli vari. Se 2+2 fa 4, vuol dire che si è trattato di un’ingerenza della banca nella politica, per giunta allegramente accettata. Ma se per il PD & C. l’ingerenza della politica nella banca diventa cosa turpe, mentre quella della banca nella politica è cosa buona e giusta, allora vuol dire che questa destra mascherata da sinistra porterà non solo Siena, ma l’intero Paese alla rovina. E non sarà impresa ardua visto che siamo già un pezzo avanti.