Risultati della prima votazione per l’elezione del rettore dell’Università degli Studi di Siena (2016-2022)

Siena: il prorettore Francesco Frati e il rettore Angelo Riccaboni

Siena: il prorettore Francesco Frati e il rettore Angelo Riccaboni

Quorum necessario: 456 voti.

Hanno ottenuto voti:
Francesco Frati:    299,95
Felice Petraglia:    245,92
Alessandro Rossi: 105,63
– Schede bianche:      30,54

Hanno votato:
– 597 docenti su 731 aventi diritto al voto;
–   33 studenti su 90 aventi diritto al voto;
– 614 unità di personale tecnico-amministrativo su 1035 aventi diritto al voto.
Totale: 1244 su 1856 aventi diritto al voto. 612 non hanno votato.

La seconda votazione avrà luogo il 22 giugno 2016.

Università di Siena: tra bugiardi e imbroglioni, finti laici e clericali comincia la prima votazione per eleggere il rettore

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University of Sienina: una poltrona (pesante) per tre
(da: Eretico di Siena, 14 giugno 2016)

Raffaele Ascheri. A poche ore dal primo voto di giovedì, come non occuparci dell’elezione a Magnifico Rettore dell’unica istituzione che – nonostante il calo drastico di iscritti – fa affluire nelle tasche dei cittadini congrui finanziamenti (oltre al Turismo, ma lì c’è già la Magnifica Rettrice, l’Assessora al brindisino Sonia Pallai)? Quello che più ci solletica – chi legge il blog con regolarità, bene lo sa – è soprattutto il giuoco politico che c’è dietro ai candidati: di questo, dunque, scriveremo.

Frati, Petraglia, Rossi: chi sarà il vincitore? Che si sappia, sondaggi ufficiali non ce ne sono, dunque staremo a vedere (con chi si schiereranno gli amministrativi, per esempio?); di certo, possiamo dire chi siano i big sponsor dei tre (soprattutto di due su tre). Possiamo soprattutto anticipare, sin da subito, che la continua intromissione della politica senesota in campo universitario ci pare – ancora una volta – deprecabile. Sarà così in ogni dove, ne siamo pressoché certi; ma di Sienina scriviamo, e di ciò ci arrabbiamo.

Il professor Petraglia: ne avevamo già parlato, ma se è lui che continua a sdottorare ai convegni benedetti dai Vescovi, è colpa nostra o sua? Arriveranno a breve commenti che diranno che lui è un campione della laicità, già l’abbiamo visto: e ce ne rallegriamo, davvero. Però è giusto che si sappia che il Nostro è Consigliere della lobby vaticana Scienza & Vita (già l’avevamo sottolineato); mentre ci mancava la ciliegina pre-elettorale: il 27 maggio – roba fresca assai – il Petraglia era a Roma a dare il suo attivo contributo all’incontro organizzato dagli scienziati per la vita (chi non è con loro, è scienziato per la morte?), facendo da apripista ad altri luminari con la lectio magistralis su “Nati da donna: una riflessione a due voci” (una, appunto, era la sua). Per la cronaca, giusto prima di Petraglia aveva parlato Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei (Conferenza episcopale italiana).

La politica locale – che ormai il principio di laicità dello Stato non sa neanche cosa sia, e da tempo – è quasi tutta pro-Petraglia: da Pierluigi Piccini, ad Alberto Monaci; dal deputato Dallai a Scaramin Scaramelli (noto esperto di Università, si immagina). A Siena tv, il buon Petraglia – dallo scrivente stimolato – ha difeso con vigore sia l’operato di Luigi Berlinguer che quello del professor Tosi: ci vuole ancora altro, per non votarlo? Il buon Francesco Frati a noi sta sinceramente simpatico, ma è inutile girarci tanto intorno: è espressione di una linea continuistica (con Riccaboni, in modo evidentemente diretto), che incarna in modo plastico; se uno pensa che l’Università senese sia stata bene amministrata negli ultimi sei anni (e il Bilancio 2013?), lo voti subito. A chiocco. Infine abbiamo il professor Rossi; il quale, con quello stile pacato da gentleman old fashioned, ogni tanto ci ha fatto addormentare, ascoltandolo. Ma va detto che, a livello di big sponsor, pare quello messo di gran lunga meglio: proprio per il fatto di non averne, o di averne certo di meno compromessi.

Ad ogni buon conto, vinca il meno peggio; di sicuro, pare apprezzabile ciò che i pentastellati chiedevano, alcuni giorni or sono, ponendo dieci domande ai tre candidati (come faceva Repubblica a Silvione, mentre ora a Renzi non si chiede niente, chissà perché…); in particolare, la domanda numero 8 verteva sull’appartenenza, o meno, di ogni candidato a gruppi di interesse, dalla Massoneria in giù (o in su). Domanda che merita di essere rilanciata, a pieno titolo, e con forza: visto che proprio certe conventicole – visti i risultati – il Bene supremo della civitas pare non l’abbiano fatto…

La rinascita di Siena passa attraverso la cultura condivisa che ha come protagonista principale l’Università

Simonetta Losi

Simonetta Losi

Il dibattito, organizzato da agenziaimpress.it e La Nazione di Siena al Santa Maria della Scala con i tre candidati a rettore dell’Università di Siena, è stato introdotto da uno stimolante intervento di Simonetta Losi integralmente riprodotto di seguito.

Università al bivio. Siena, il futuro rettore è chiamato a riallacciare i rapporti con la città (da: agenziaimpress.it)

Simonetta Losi. È un momento cruciale nella secolare storia dell’Università degli Studi di Siena. Un momento di svolta, dove le decisioni che verranno prese e le strategie che saranno messe in campo determineranno un decisivo rilancio o la permanenza nelle acque limacciose dell’immobilismo, con il rischio di perdere eccellenze e risorse.

Una grossa responsabilità grava sulle spalle di chi sarà chiamato a capo dell’Università nei prossimi sei anni, perché inciderà fortemente sul futuro dell’Ateneo e della Città. Una partita importantissima, in particolare ora che Siena è impoverita dalla perdita della Banca e colpita da una profonda crisi che ha effetti sulle sue principali istituzioni. Attualmente Siena è una città mortificata, che cerca con difficoltà di rimettersi in piedi. Una crisi morale, non solo economica, in cui si avverte un allentamento del contatto fra il tessuto cittadino e l’Università: manca una reale integrazione e un circuito virtuoso che riporti Siena e l’Università in un contatto creativo.

Università di Siena e città di Siena sono un binomio indissolubile che deve risorgere e trovare la forza di potenziarsi. Questo è il senso profondo dell’incontro di stasera: siamo convinti che l’Università può fare moltissimo per la Città e viceversa. Siamo altrettanto convinti che la rinascita di Siena passi attraverso la cultura condivisa che ha come protagonista principale l’Università, che deve mantenere e potenziare le proprie eccellenze e non  deve perdere la propria autonomia politico-amministrativa e culturale. Negli equilibri di potere e di “peso” complessivo delle università toscane, l’indebolimento dell’Ateneo senese può attivare operazioni predatorie esterne.

Cosa può chiedere la Città al futuro Rettore? Di resistere a manovre esterne, di politica universitaria e non solo; di mantenersi strette le eccellenze, valorizzarle e potenziarle; di portare l’Ateneo senese ai vertici del panorama nazionale e internazionale; di riorganizzarsi al proprio interno; di legarsi al tessuto cittadino e fare cultura diffusa coinvolgendo le varie realtà della città; di coltivare culturalmente il tessuto sociale di Siena, per renderlo consapevole delle proprie reali potenzialità; di rompere lo stato d’assedio di una inerzia diffusa con una serie di sortite concrete in grado di attivare effetti a catena virtuosi;  di saper scegliere una classe dirigente illuminata; di operare per fare della cultura, della tecnologia e della scienza una forza economica di sviluppo e di crescita, stabilendo alleanze con le forze sane del territorio.

Lontani dalle vecchie logiche, dalle convenienze particolari. Lontano da quelle strategie che vorrebbero legare in qualche modo il risultato dell’elezione del Rettore alle prossime elezioni amministrative, perpetuando i bizantinismi politici rivolti a un mero equilibrio di poteri. Questo è il momento in cui dobbiamo chiederci: qual è il bene di Siena? Qual è il bene dell’Università?

Queste sono le domande che devono risuonare, direi quasi ossessivamente, in chi è chiamato a dare il proprio voto e in chi lo riceverà. Per honore et utile della città di Siena, come si diceva nel Quattrocento. Per honore et utile della città di Siena e della sua Università.

L’ineleggibile, l’impresentabile e il presentabile a rettore dell’Università di Siena

I programmi sintetici dei tre candidati a rettore dell’Università di Siena riportati dal “Corriere di Siena” del 14 giugno 2016.

Francesco Frati, l’ineleggibile: in base alla legge Gelmini e perché ha condiviso con Angelo Riccaboni la pessima gestione dell’Università di Siena.

Felice Petraglia, l’impresentabile: il gruppo che lo sostiene è lo stesso che ha provocato il default economico-finaziario e istituzionale dell’Università di Siena.

Alessandro Rossi, il presentabile: un candidato a rettore autorevole, autonomo, con una visione aperta e libera da pregiudizi e vincoli culturali localistici.

Pubblicato anche da:
Bastardo Senza Gloria (14 giugno 2016) con il titolo: «Per un pugno di voti, la corsa a rettore dell’Università di Siena».

Per leggere cliccare sulle rispettive immagini.

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Intervento di Marco Sbarra su Siena, l’Ateneo, la Banca, la politica e i blogger non allineati

Tela-ragnoNella città di Siena la verità non trova dimora (da: il Cittadino online, 7 giugno 2016)
Dall’Università alla politica, dallo sport al Monte dei Paschi, un unico credo: la verità è ciò che fa comodo a me

Marco Sbarra. Esiste un problema di verità. La direttrice del Cittadino online Raffaella Ruscitto nell’intervista rilasciata a Radio Siena Tv sulle elezioni del prossimo Rettore dell’Università di Siena ha centrato il problema. Secondo il dizionario di filosofia Treccani verità è “Carattere di ciò che è vero, conformità o coerenza a principi dati o a una realtà obiettiva, e, in particolare, ciò che è vero in senso assoluto”. Quindi, l’assolutezza, la validità erga omnes è un suo carattere imprescindibile e, per essere tale, deve trovare riscontro esatto con la realtà oggettiva, verificabile da tutti. E qui cominciano i problemi per coloro che svolgono un’attività pubblica o di servizio nei confronti della comunità per conseguire il famoso bene comune. La verità infatti ha il potere di delegittimare colui che mente, chi vuole far credere il contrario di ciò che è scritto nei fatti e nelle cose. È evidente perciò che per i mariuoli e gli affabulatori la prima regola da seguire è il cercare di celare la verità o quantomeno di offuscarla ed inquinarla.

Sui conti dell’Università di Siena siamo in presenza di due tesi contrapposte. La prima, quella del Rettore uscente Riccaboni, si scioglie in un panegirico dell’Ateneo, presentando un bilancio che farebbe invidia a quello del Monte. Il Professor Grasso invece contesta quei numeri sulla base di dati accertabili oggettivamente e descrive una situazione assai più precaria, dando del Pinocchio al primo. Essendo la verità una, chi dei due è un emerito bugiardo? Io non ho il piacere di frequentare né l’uno né l’altro, ma pur basandomi su una conoscenza indiretta delle fonti, metterei la mano sul fuoco sull’attendibilità di quanto asserito dal Professor Grasso. A prescindere dalle convinzioni personali, non si può non ammirare e stimare una persona che ha il coraggio di battersi a testa alta, contro personaggi che hanno alle spalle un potere soverchiante, con le sole armi della verità e della coerenza.

Sul ruolo preponderante della politica a Siena mi sono espresso più volte. C’è un dominus assoluto, perno di un sistema che tutti sapevano malato ex origine, ma che per varie convenienze è stato lasciato prosperare a vantaggio di un’oligarchia sfrenata e ingorda. Vergognosamente, è ancora in sella pur avendo dato prova di essere preda di uno stato ossessivo compulsivo di potere capace di ridurre in macerie tutta una Città. La verità sul Monte poi è ben lungi dall’essere stata svelata. Benché si ripeta regolarmente che i suoi bilanci sono a prova di bomba, quando ci mette il naso la Magistratura saltano sempre fuori degli altarini. Il che mostra quanto il controllo di Bankitalia e Consob sia stato lasso. Il perché è presto detto: i primi gruppi bancari italiani controllano quello che dovrebbe essere il loro controllore, il quale quando si tratta di sanzionare gli istituti minori trova gli strumenti correttivi necessari, financo il commissariamento, mentre quando ha davanti una “crisetta” come quella del Monte alza le mani indifeso, chiedendo più poteri. E ci stupiamo allora se Visco fa finta di credere alla favola che a Siena le mamme sussurrano ai bimbi? Sì, quella che narra dei documenti misteriosi del Monte altrettanto misteriosamente eclissatisi in una sconosciuta cassaforte e poi miracolosamente ritrovati dopo mesi e mesi di incessanti ricerche in quella stessa cassaforte occulta che era sotto gli occhi di tutti?

Rivolgo un riconoscente ringraziamento a tutti quegli uomini e a quelle donne che tengono viva a Siena la speranza in un domani migliore. Ammiro il coraggio e l’intraprendenza con cui combattono contro il Sistema perverso che ancora governa la Città, non avendo altro scudo che la forza dei loro ideali di persone libere. Ora ricorderò coloro che seguo più da vicino, scusandomi con altri che meriterebbero la citazione ma che io non conosco.

Vorrei partire da Alessandra Berti, colonna insostituibile del Cittadino online, che ho avuto l’onore di conoscere personalmente così da apprezzarne la sincerità d’intenti e la ferma indipendenza. Cara Alessandra, sono passati ormai quattro anni dalla pubblicazione del pezzo “Il tempo di una firma”, primo atto di un percorso che mi ha grandemente arricchito, permettendomi un confronto “franco”, a tu per tu, con il Monte. Questo lo devo a te, grazie di cuore.

Della direttrice Raffaella Zelia Ruscitto conosciamo tutti non solo la competenza, ma anche l’appassionata opera di sensibilizzazione sui problemi della città, svolta senza sconti a nessuno. Il giornale è diventato un punto di riferimento per coloro che vogliono rimanere liberi, pubblicando notizie e commenti puntuali, che hanno gettato un fascio di luce rivelatore dello stato dell’arte senese.

Rivolgo i miei sentimenti di stima e ammirazione alle seguenti persone, in ordine rigorosamente alfabetico:

Ascheri professor Raffaele, curatore del blog “Eretico di Siena”, che sa colpire in modo fulminante, senza mai “ravvedersi”, l’ortodossia imperante a Siena, la quale non riesce a batterlo neppure nelle aule di giustizia, lì dove regna il Superavvocato De Mossi, che non merita certamente “Zero in condotta”;

Grasso professor Giovanni, che dalle pagine del suo blog “Il Senso della Misura” mena fendenti da paura a quei baroni parrucconi che si travestono da innovatori del sapere e invece sanno rimediare solo figure barbine;

Muzzi Federico, “Il Santo di Siena”, che non risparmia strali a pavidi e voltagabbana. Misericordiosamente si è ritagliato il compito di mettere sotto la sua speciale protezione il parroco del Palazzo Comunale, il “mitico Don Brunetto”, che quando si alza il mattino prega il Padreterno di essere risparmiato dagli Editoriali del Semper Fidelis;

Regina Carlo, di cui si dice sia un pericoloso “Bastardo Senza Gloria”. Io non posso dire che tipo sia, ma di sicuro sa mostrare gli attributi giusti e una vivace acutezza. Se a lui si aggiungessero anche solo otto uomini di pari valore, le “forze di occupazione” di Siena non avrebbero scampo e firmerebbero la loro resa.

Università di Siena: rettore, prorettore vicario e dirigenti bocciati dal sindacato Usb

A. Riccaboni - F. Frati - M. Tomasi - G. Colucci

A. Riccaboni – F. Frati – M. Tomasi – G. Colucci

A.A.A. Dirigenti cercansi …  astenersi perditempo

USB P.I. Università di Siena. L’Ateneo di Siena ha due dirigenti in servizio, il Direttore Generale (DG), e un dirigente assegnato all’area di servizi allo studente. Da anni sentiamo ripetere un concetto: mancano dirigenti e l’Ateneo non può funzionare con piena efficienza senza altri dirigenti. Lo ha ripetuto il Rettore in carica e lo ripetono i candidati a Rettore in primis, poi molti altri. Vogliamo proporre una versione differente dell’esistente e del futuro di questo Ateneo in relazione ai dirigenti. Prima di valutare se e quali dirigenti assumere dovremmo analizzare cosa hanno fatto i dirigenti in carica.

Partiamo dal DG. Ha già superato oltre la metà del suo contratto con l’Ateneo e si possono trarre delle conclusioni di medio percorso. In questa fase il DG avrebbe dovuto essere una persona con una visione chiara, capace di prendere decisioni in merito all’organizzazione del lavoro, rimettere in pista l’Ateneo per un rilancio, oltre a seguire la redazione del bilancio. Questo è stato fatto?

No, anzi, il DG ha vissuto di rendita per un anno delle deliberazioni assunte dal suo predecessore, non entriamo nel merito di tali decisioni sia chiaro, ma il DG in carica ha potuto per un anno godere di una rendita. Esauritasi la spinta del passato, a cosa abbiamo assistito nel 2015? Un continuo rimandare, una mancata assunzione di atti urgenti alla organizzazione e lo spostamento verso i Direttori di Dipartimento, oppure alle divisioni e uffici amministrativi, della responsabilità su certe decisioni che non gli competono. Il tutto ha generato solo una grande confusione e la disgregazione del già misero senso di appartenenza ad una Pubblica Amministrazione del personale contrattualizzato. Alcuni diranno che la nostra valutazione non tiene conto della complessità del periodo appena passato ma così non è. Una visione chiara avrebbe dato la possibilità di stabilire priorità di intervento ed implementazione di decisioni. L’urgenza del risanamento ha occupato a pieno ritmo l’area della ragioneria fino alle segreterie amministrative, non altri settori che non sono stati presidiati, anzi lasciati andare. Poche priorità, ma chiare avrebbero permesso di ottenere dei risultati.

Guardiamo alla contrattazione decentrata. A marzo del 2015 il DG dichiara che la definizione di un’indennità di reperibilità è centrale per l’efficienza dell’Ateneo. Ad oggi siamo ancora in attesa di definire cosa sia la reperibilità, e ciò non dipende dalla parte sindacale. La gestione del tavolo di contrattazione è lenta, passano settimane fra un seduta e l’altra. La mobilità interna e l’affidamento delle responsabilità sono allo sbando. Vengono formate persone per nuovi adempimenti e poi non gli viene dato il presidio di quei processi per cui sono formati, e si disperdono competenze.

Non esiste una progettualità, il piano della performance con le strategie sono un puro esercizio di stile, peraltro pieno di errori (non sappiamo a quale dei due dirigenti imputarli sia chiaro). Facciamo l’esempio del Piano integrato della performance 2016 nel documento Sistema di misurazione e valutazione della performance, alla tabella 2 è scritto che il segretario amministrativo partecipa al consiglio del dipartimento con voto consultivo o deliberativo (???), che gestisce il personale assegnato alle strutture didattiche (???), chi ha scritto questo documento o ha cambiato l’organizzazione senza dirlo a nessuno, oppure ignora una serie di regolamenti, dallo Statuto, al RAC, ecc.

Arriviamo al secondo Dirigente in servizio, assegnato all’area servizi allo studente. Verrebbe da pensare, essendo l’unica area con dirigente, la migliore in termini di efficacia e gestione, invece no. Caos fra gli uffici, procedure trasferite ad altre strutture, nemmeno della stessa area, senza che nessuno sappia il perché ne come gestirli dopo il loro trasferimento. Una riorganizzazione delle segreterie studenti dell’area sanitaria che fa venire i capelli dritti agli studenti, non ha semplificato i rapporti fra Dipartimenti e Amministrazione centrale e ha acuito i conflitti fra colleghi. Solo? No, il dirigente ha gestito la procedura delle PEO, un fallimento totale. Non abbiamo mai approvato la modalità con cui sarebbero state eseguite le PEO, ma se possibile il risultato è stato peggiore delle premesse. Sei mesi e ancora non si sa chi beneficerà delle PEO! Questo ritardo può essere solo causato dalla superficialità con cui è stata gestita la procedura. Vi ricordate le graduatorie pubblicate e tolte per tre volte perché sbagliate? Ecco ora sapete chi ha diretto il tutto. Chiedete agli studenti cosa sta succedendo con il pagamento della terza rata delle tasse. Non entriamo nel merito del problema, ma come si può lasciare gli uffici a gestire ognuno per conto proprio la questione senza dare una risposta chiara e unica, senza dare indicazioni? Un dirigente è chiamato a intervenire con direttive chiare, immediatamente, non con alzate di spalle e silenzio.

Scrivere nero su bianco la nostra valutazione della performance dei dirigenti è più che legittima. Quando si parla di valutazione non si ragiona mai dal basso verso l’alto, ma solo al contrario, ma perché avere timore di essere valutati dai propri collaboratori? Crediamo che sia legittimo riflettere sulla performance dei dirigenti, visto che le loro indennità di risultato equivalgono a svariate decine di migliaia di euro. Poi gli obiettivi dei nostri due dirigenti, in tutto questo gran parlare di trasparenza, qualcuno sa dove trovarli? Da chi vengono valutati? Crediamo che il CdA di questo Ateneo debba essere informato anche dal personale tecnico e amministrativo.

Crediamo che il Rettore in carica debba assumersi la responsabilità di non aver saputo spingere la Direzione Generale ad operare in modo efficace e produttivo. Crediamo che il prossimo Rettore debba intervenire con urgenza sulla Direzione Generale, coinvolgendo il CdA, l’inattività è sotto l’occhio di tutti, ora basta. Non preoccupiamoci di prendere nuovi dirigenti, magari prima vediamo se si possono rendere produttivi quelli che abbiamo.

Pericolo n. 2 – Il gruppo è lo stesso che ha provocato il default economico-finanziario e istituzionale dell’Università di Siena

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lanazione10giu2016

Università di Siena: bufale e inerzia, le specialità di Riccaboni e Frati

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi

Ai consiglieri comunali interesserà capire se l’Università è risanata o no? Il bilancio consuntivo 2013 è falso o no? Riccaboni e Frati (prorettore vicario fino a febbraio 2016 e candidato rettore) per quanto ancora credono di eludere la domanda? Inoltre, come mai e da anni le opposizioni sono così silenziose? Chi è in buona fede, ovviamente, non ha difficoltà a trovare le informazioni e prendere posizione. Proprio come i due consiglieri comunali Laura Sabatini e Alessandro Trapassi.

L’Università e i danni dell’inerzia (da: Corriere di Siena 7 giugno 2016)

Laura Sabatini e Alessandro Trapassi (Consiglieri comunali). Risultano “solo tre” i concorrenti per l’ambito ruolo di rettore. Due, Alessandro Rossi e Felice Petraglia, sono dell’area delle Scienze biomediche e mediche, e l’altro, Francesco Frati, dell’area delle Scienze sperimentali. Ci è sembrato che in città tutto sia maturato in un silenzio quasi assordante. Sappiamo di riunioni di piccoli gruppi che si sentono ancora in dovere di decidere e di rappresentare il popolo senese, nonché di continuare a fare le scelte che avvengono in questa città! Infatti, non è stata fatta alcuna iniziativa veramente pubblica, “preparatoria alle candidature”, che avrebbe potuto vedere la partecipazione dei cittadini, dei docenti, del personale tecnico-amministrativo, degli studenti, degli amministratori pubblici che si sarebbero potuti esporre e dare il loro contributo. Ma non può esserci futuro senza un’attenta valutazione del passato, la storia ce lo insegna. Proprio da dentro l’Università, sarebbe dovuto sgorgare e fluire un monito al miglioramento, alla proposta fattiva e costruttiva. Invece, silenzio di tomba. La Scuola e l’Istruzione “tutta”, insieme al Diritto alla Salute, è uno dei cardini della nostra Costituzione ed è un diritto che appartiene ai cittadini. Da troppi anni la Scuola langue e invece l’Università è diventata un privilegio per pochi eletti e per poche famiglie, che si riciclano nei vari ruoli, per giungere fino a ricoprire prestigiosi ruoli politici.

Questa premessa, che non vuole essere semplice retorica, scaturisce dai dati che abbiamo analizzato e che riportiamo. Silvano Focardi adottò, dopo la scoperta della voragine da 270 milioni i seguenti provvedimenti: blocco del turnover del personale; vendita del San Niccolò per 74 milioni di euro, acquisito da Fabrica-Immobiliare Sgr spa che opera attraverso il fondo Aristotele società strumentale dell’Inpdap (soci della Fabrica Immobiliare la Fincal di Caltagirone e la Banca MPS); vendita delle Scotte (108 milioni) con acquisto della struttura da parte della Regione Toscana, quindi con i soldi dei cittadini toscani; primo piano di risanamento; secondo piano di risanamento, che prevedeva una serie di ulteriori correttivi del primo; dismissioni di immobili in affitto. Quanto sopra mette in evidenza che Focardi, durante il suo mandato, aveva realizzato una fetta importante di risanamento.

Angelo Riccaboni, l’attuale Rettore, si è insediato il 4 novembre 2010. Interessante è l’analisi dei dati sull’organico del personale dell’Università al momento attuale: 712 docenti; 17 ricercatori a tempo determinato; 1035 addetti tra il personale tecnico-amministrativo. Totale 1.764. Sotto la sua gestione sono deceduti e andati in pensione 229 docenti, durante quella di Focardi 122. Dal 2008 i docenti sono diminuiti di 351 unità. Ultimamente Riccaboni ha parlato del risanamento e dei suoi risultati. Quello che abbiamo potuto leggere e sentire, sono solo frasi, tante parole, ma non è entrato nel dettaglio, non ha portato alla ribalta numeri e dati, ha solo pronunciato parole su parole. Rimane insoluto il problema per i cittadini e per chi li rappresenta, di sapere come è, ad oggi, la vera situazione del disavanzo e soprattutto in quale mandato rettorale è iniziato. Come sta davvero il bilancio 2015? Dove e quali sono i provvedimenti adottati dall’attuale rettore per risanarlo? Purtroppo, gli unici dati certi sono quelli riguardanti i pensionamenti e, sfortunatamente, i decessi. Nient’altro è stato fatto, nessun intervento di organizzazione strutturale. La sensazione che abbiamo, è che il mandato di Riccaboni sia andato avanti per inerzia pura. Si pensi alla sola riduzione del costo del personale docente, che è sceso da 78 milioni (nel 2011) a 61 (nel 2015), con un risparmio di 17. È evidente, che di per sé l’inerzia provoca anche un risultato economico, ma a che prezzo, in termini di qualità del servizio offerto, visto il mancato turnover, e considerando che i docenti sono essenziali per la didattica e si presume che i più anziani siano anche i più esperti? Ovviamente, gli effetti dell’inerzia di Riccaboni hanno provocato un calo notevole delle iscrizioni. Nel 2011 erano iscritti 18.088 studenti e quest’anno (aprile 2016) se ne sono iscritti 14.236: un calo di 3.852 studenti. Inoltre, merita menzione la chiusura di un gran numero di lauree triennali e magistrali. Quale il futuro di questa Università? La città, i suoi cittadini, la sua banca (ex) e la Regione, nel tempo, hanno già dato molto all’Università. Cosa saprà costruire e restituire con la gestione del futuro rettore? Oltre a prendere o pretendere, occorre anche dare. Di tutto questo dovrebbero discutere i candidati a Rettore.

Un rettore autorevole, autonomo, legittimato e con una visione aperta e libera da pregiudizi e vincoli culturali localistici

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lanazione9giu2016

Pericolo n. 1 – Il nulla che avanza e che distruggerà definitivamente l’Università di Siena

Ecco cosa scrive Francesco Frati, rappresentante del gruppo di potere guidato dal “grande vecchio” Luigi Berlinguer. Con un richiamo in prima pagina, impropriamente intitolato “Nuovo rettore Francesco Frati illustra il suo programma“, La Nazione Siena pubblica le risposte del candidato a rettore alle 10 domande poste dalla giornalista. Per leggere l’articolo del Corriere di Siena, cliccare sull’immagine.

Corrsera8giu2016