Tra impreparazione e insipienza dei vertici, un altro primato negativo per l’università di Siena

Riccabonigregario

Il 22 novembre 2010, Riccaboni, appena insediatosi come rettore, informò i Consiglieri d’Amministrazione della comunicazione ministeriale riguardante la percentuale d’indebitamento dell’Università di Siena che, a quel tempo, risultò del 27,56%. Due anni dopo, il rettore tenta di nascondere, senza riuscirci, un risultato da primato della sua gestione e cioè che l’indicatore d’indebitamento ha raggiunto quota 38%. Al 2° posto, con il 30,71%, si piazza l’altra università del “Sistema Siena”, la Stranieri, e al 3° posto, con il 21,42%, l’università Napoli “L’Orientale”. Orbene, il Consiglio d’Amministrazione (riunione del 22 marzo p.v.) dovrà esprimersi sul seguente punto: «Decisioni in merito al contenzioso in essere ed eventuali assunzioni di personale».

A tal proposito, è bene ricordare che le università statali possono contrarre mutui e altre forme d’indebitamento esclusivamente per le spese d’investimento e che il limite massimo dell’indicatore per spese d’indebitamento è pari al 15 per cento. Inoltre il D.lgs 49/2012 prevede che gli atenei, con un valore di tale indicatore pari o superiore al 15 per cento, non possano contrarre nuovi mutui e altre forme d’indebitamento con oneri a carico del proprio bilancio. Lo stesso decreto prevede, altresì, che la programmazione d’ateneo debba perseguire l’obiettivo di una precisa composizione della docenza (ordinari, associati e ricercatori) e mantenere un equilibrato rapporto, tra l’organico del personale tecnico-amministrativo e quello docente, entro valori di riferimento (ancora da definire) «che tengano conto delle dimensioni, dell’andamento del turn over e delle peculiarità scientifiche e organizzative dell’ateneo.»

Siccome il punto in discussione nel prossimo CdA riguarda la programmazione d’ateneo, l’organo di governo statutariamente competente a «formulare proposte ed esprimere pareri obbligatori» in tale materia è prima di tutto il Senato Accademico. Pertanto, senza entrare nel merito del contenzioso (i docenti non ancora assunti e le quaranta unità di personale tecnico-amministrativo ancora da stabilizzare), non è possibile accettare l’iter procedurale seguito dal rettore e direttore amministrativo, che sottraggono, ancora una volta, «all’organo d’indirizzo, coordinamento e controllo delle attività scientifiche e didattiche dell’Università» le prerogative previste dallo Statuto.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (21 marzo 2013) con il titolo «Ancora un primato negativo per l’università di Siena».

Sulla costituzione di parte civile: il silenzio colpevole dei docenti servi e del “trio patacca” che governa l’università di Siena

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Mizaru, Kikazaru, Iwazaru

Si riportano alcuni passi dell’editoriale del direttore de “il Cittadino Online” che ripropongono il tema della costituzione di parte civile nel procedimento sul dissesto economico-finanziario e morale dell’Università di Siena.

I cittadini e quel sentirsi “parte civile”…

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) il 13 marzo, un manipolo di cittadini di Sovicille, rappresentati dall’avvocato Luigi De Mossi, si è costituito parte civile nella causa seguita alle indagini sul procedimento di privatizzazione dell’aeroporto di Ampugnano. Una notizia incoraggiante: semplici cittadini che, vista la totale – e immotivata – assenza del Comune nel procedimento, hanno deciso di farsi carico della tutela dell’ente, a proprie spese. Un bell’esempio di partecipazione… e un sonoro schiaffone a chi, seduto sullo scranno più alto, quello di massima rappresentanza della comunità, tace. Per carità, c’è ancora tempo… ma cosa si aspetta? Cosa trattiene ancora il sindaco dal compiere ogni azione in proprio potere per tutelare un bene che gli è solo stato temporaneamente affidato e che, possibilmente, deve essere gestito con il criterio “del buon padre di famiglia”?

Il Gup Gaggelli riconoscendo la surroga dei cittadini, ha rivolto formale diffida al Comune di Sovicille «affinché assuma le determinazioni di competenza in ordine alla eventuale sua costituzione di parte civile in via diretta e principale». Chissà cosa accadrà adesso. Chissà se saremo costretti ad assistere all’ennesima dolorosa assenza. Abbiamo già assistito all’assenza degli altri enti pubblici nel caso di Ampugnano: il Comune di Siena, per esempio. E pure la Provincia. E abbiamo assistito, dolorosamente, all’assenza dell’Università di Siena nel procedimento sul buco di bilancio.

Siamo sconcertati dal silenzio delle istituzioni pubbliche. Siamo sconcertati e impotenti di fronte alla noncuranza dimostrata da chi, oggi, si trova a rappresentarle (e quindi a tutelarle, gestirle e proteggerle). Visto in quest’ottica – l’unica possibile – questo è un silenzio colpevole che danneggia un bene comune. Quello di chi cerca di stare sottotraccia e di farsi notare il meno possibile. (…) Un piccolo manipolo di cittadini di Sovicille, probabilmente forte della positiva esperienza del comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano, ha deciso di farsi carico degli oneri che sono rimasti, al momento, sprovvisti di responsabile istituzionale. (…) Insomma, i cittadini si riprendono, in qualche modo, la dignità che gli appartiene, con una rinnovata partecipazione ed un impegno che deve far impallidire chi è pagato per questo. E così facendo mettono in pratica un principio di condivisione e di com-passione che supera mille volte, in potenza, il bieco intreccio di interessi dei pochi. Quel groviglio che ha ammorbato non solo la politica, l’economia, la società ma pure l’aria che respiriamo.

In questo cammino di consapevolezza (che speriamo non s’interrompa ma coinvolga altri, tanti, tutti) anche i partiti dovranno cominciare a fare i conti con i loro iscritti, sempre più contrari all’obbedienza “acritica”. Primarie sì, primarie no… Primarie sempre, diciamo noi. Sezioni aperte, voce a coloro che saranno chiamati a scegliere il sindaco. Chi sceglie la via della partecipazione non può decidere quando attuarla: questa diventa una necessità “a prescindere”. La paura di perdere il proprio status non è una giustificazione lontanamente sufficiente neppure di fronte alla propria coscienza. Non può esserlo in un momento storico che pare rappresentare temporalmente quell’attimo esatto in cui, dopo aver toccato il fondo si guarda verso l’alto e, da un punto buio e profondo, si riesce a scorgere un cielo stellato. (…)

Attendiamo, sempre, che anche a Siena, come a Sovicille, i cittadini si costituiscano parte civile nei tanti sconcertanti fatti che hanno portato danni alla città. E non fa differenza se ci sono cause in corso in Tribunale oppure no. Parte civile potrebbe voler dire anche solo chiedere, informarsi, attivarsi, proporsi di dare un contributo ad un evento, ad un incontro, ad un moto di protesta… Quando si smette di essere servi, facendo in questo modo la prima scelta libera, non ci sono tante strade da percorrere. Affrontando tutti i sacrifici del caso (perché una scelta giusta si riconosce dai sacrifici rinfrancanti che comporta) tornare indietro diventa impensabile. Assaggiato il sapore della libertà, dell’autodeterminazione, della partecipazione, non se ne può più fare a meno. Per fortuna…

Per Laura Vigni, candidata sindaco di Siena, cresce l’allarme per il futuro dell’Università

Laura-VigniLaura Vigni. La recente relazione della Corte dei Conti sul pessimo stato finanziario dell’Università di Siena conferma che siamo ancora lontani dal raggiungere gli obiettivi di risanamento, come già dichiarato dai Revisori dei Conti che non hanno approvato il bilancio 2013 e hanno parlato di stato di pre-dissesto. Quali possano essere le possibili conseguenze di una dichiarazione che formalizzi il dissesto finanziario non sono chiare, anche per l’incertezza delle norme.

La persistenza di un così pesante deficit dipende in parte dalle difficoltà generali riconducibili alla diminuzione del finanziamento statale, certamente frutto della disastrosa riforma Gelmini e delle politiche dei governi che si sono succeduti in questi anni, come dimostra la diminuzione generale degli iscritti e il fatto che molte altre università si trovano in situazioni simili. Bisogna però dire che da parte dei responsabili dell’Università di Siena si poteva fare molto di più e di diverso per realizzare un risanamento strutturale che non comportasse solo tagli al personale, come quelli dolorosi della cooperativa sociale, e ai corsi di studio. Anche le recenti promozioni a dirigenti di tre tecnici amministrativi, non sembrano coerenti con la politica del risanamento. Bisogna agire di più sul fronte progettuale, in primis delle entrate e da questo punto di vista non si sta facendo abbastanza per reperire finanziamenti da fondi europei, visto che l’ufficio destinato a questo complesso compito ha una inadeguata dotazione di personale, pur in un quadro di sovrabbondanza di impiegati tecnici e amministrativi. Su quel fronte bisognerebbe attivare una task force, elaborare progetti credibili e innovativi, capaci anche di supportare la ripresa economica del territorio e lo sviluppo di nuova occupazione giovanile.

D’altro canto non procede in maniera omogenea, né sembra costituire una priorità ma pare affidato solo all’iniziativa dei singoli docenti, lo sviluppo di forme di collaborazione in alcuni corsi di laurea fra varie sedi universitarie nell’ambito della Regione Toscana. Manca la forza di indirizzare in questa direzione alcuni settori della didattica e della ricerca, come invece si sta facendo in altre regioni. Mentre appare semplicistica e poco opportuna l’ipotesi di accorpare l’Università degli Studi con l’Università per Stranieri, in considerazione della diversa natura delle due e del buono stato finanziario della seconda che non pare il caso di compromettere. Tuttalpiù, potrebbero essere prese in considerazione forme di reale cooperazione e integrazione per certe materie che si ripetono in simili corsi di laurea, sempre però tenendo presente la specificità di un’istituzione destinata all’insegnamento della lingua e cultura italiana per gli stranieri.

Nel ribadire la preoccupazione per la mancata consapevolezza delle necessità di rinnovamento (come attesta la conferma decisa dal Rettore di Roberto Morrocchi a rappresentare le istituzioni cittadine), chiedo che la situazione sia gestita con maggiore sforzo innovativo, fuori dalle consuete logiche di potere, e auspico che vengano prese tutte le iniziative idonee anche a migliorare i servizi cittadini per gli studenti universitari, che costituiscono una risorsa intellettuale e materiale fondamentale per Siena.

Il trio patacca ha portato l’università di Siena allo stato di dissesto finanziario

Riccaboni-Fabbro-Frati

Riccaboni-Fabbro-Frati

Siena/Università: Corte dei Conti, va sottoposta a procedura di dissesto

ASCARoma, 13 gen – L’Università di Siena è in stato di dissesto finanziario. È quanto accertato, nella delibera numero 12 del 5 marzo del 2013, dalla Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Toscana.

 I magistrati contabili auspicano che «il Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ndr) definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente».

 La Corte, che ha esaminato l’andamento dei conti dell’ateneo senese dal 2009–11 e i risultati del piano di risanamento resosi necessario dopo la scoperta nel 2008 di un buco di oltre 250 milioni. Voragine in parte ridotta con l’alienazione di alcuni immobili: nel 2009 l’ex manicomio per 74 milioni, nel 2010 l’ospedale per 108 milioni.

 Un Piano di risanamento «in parte non idoneo ad incidere significativamente sull’andamento delle spese e, soprattutto, a ricondurre la gestione finanziaria in situazione di pareggio».



Per la Corte, «gli equilibri di bilanci consuntivi, mostrano una situazione sempre deficitaria che denota notevoli difficoltà nella gestione amministrativa ordinaria dell’ente». 

Nel dettaglio, nel 2011 il risultato di amministrazione è stato pari a –43 milioni (debiti pregressi accumulati), quello di competenza –8,1 mln (deficit d’esercizio), quello di parte corrente –2,2 mln. Il rosso nei conti resta nonostante la riduzione del personale dipendente (docente e tecnico-amministrativo) passato da 2.170 unità del 2009 a 1.944 unità nel 2011. 

Nel 2011 la spesa per contratti di prestazione d’opera è passata da una previsione iniziale di 842 mila euro ad un importo effettivo di 3,153 milioni (+274%). Su questa voce, scrivono i magistrati contabili, «appare necessario monitorare la voce degli incarichi esterni». Si registra anche un aumento della spesa per retribuzioni e altri assegni a ricercatori a tempo determinato pari +230%.

 La Corte sottolinea come nel periodo 2009–2011, la spesa del personale abbia sempre sforato il limite di legge del 90% (101,85% nel 2011) del Fondo di Finanziamento Ordinario, la principale fonte di finanziamento del sistema universitario. 

La situazione potrebbe diventare ancor più critica considerando che, con il decreto del 18 maggio 2012, tale limite è stato abbassato all’80%. 

In calo, ma pur sempre impressionante, il livello dei residui passivi pari a 83,9 milioni di euro, si tratta d’impegni di spesa non ancora saldati. I residui attivi, sempre che siano tutti esigibili, sono invece pari a circa 30 milioni.

Da ultimo i magistrati contabili rilevano come sul bilancio di previsione del 2013, i revisori dei conti dell’Ateneo «abbiano espresso parere contrario all’approvazione da parte del Cda dell’Ateneo». 

Anche i conti del 2012 hanno registrato un aumento del disavanzo di amministrazione da –43 a –46 milioni, il deficit di competenza è stato pari a –6 milioni, ma senza considerare rate di mutui per 6 milioni di euro su cui l’Ateneo ha formulato una richiesta di moratoria.

 Da segnalare che per un decennio l’Ateneo senese è stato molto più fortunato rispetto a tante altre università italiane. Dalla Fondazione Mps sono arrivati 8–9 milioni di euro all’anno.

Figuraccia di Carlo Cambi, gemello di Gerry Scotti, sulla strumentalizzazione della morte di David Rossi

Carlo Cambi

Carlo Cambi

Il libero giornalista che ha smascherato l’eretico

Raffaele Ascheri. (…) si delineano sempre meglio i contorni della campagna giornalistica post suicidio di David Rossi. Ieri scrivevo di “tale Cambi” di “Libero”, che aveva scritto un veemente articolo contro l’eretico, accusandolo implicitamente di avere causato la morte del povero Rossi. Non avevo ancora avuto il tempo materiale di fare le mie verifiche, ma questo pomeriggio (a fortiori dopo un aiutino anonimo…) le ho fatte, queste verifiche, e ho scoperto una serie di circostanze stimolanti assai. A prima lettura, me lo immaginavo un giovane cronista precario, obbligato a scrivere quel pezzo vergognoso, incapace di reagire a pressioni varie; tra l’altro, poche settimane fa da “Libero” ero stato intervistato (campagna elettorale?), e soprattutto su quel quotidiano c’era stato l’entusiastico articolo proereticale di Giampaolo Pansa. Di cui si può pensare tutto ed il contrario di tutto, ma che certo non è l’ultimo arrivato, e che ha scritto ciò che “Libero” ha pubblicato non certo per guadagnarci qualcosa.

Questo Carlo Cambi, invece, non solo non è un giovanotto alle prime armi (forse nemmeno alle seconde), ma soprattutto è un giornalista (lui all’Ordine è iscritto di sicuro, non c’è neanche da controllare) molto, molto vicino alla Casta di Siena. In passato, ha scritto per Repubblica, Panorama, l’Espresso; la sua grande ideona è stata la fondazione del “Gambero rozzo”, si presume antitetico a quello rosso. E bravo Cambi. Dice tra l’altro di insegnare “Teorie e politiche del turismo” all’Università di Macerata: roba grossotta, eh? Già nel giurassico 2005, per dire, faceva parte, in qualità di coordinatore, del Comitato scientifico dell’Enoteca di Siena! “Un manipolo di esperti al servizio del vino”: 14 membri, proprio dal Cambi coordinati. Arrivando più a noi vicini nel tempo (lo spazio resta quello), il Cambi il 25 novembre 2011, con Mps messa come era (ed è) messa, presenta un appuntamento letteralmente imperdibile: il Forum del vino. Organizzato da Mps ed Enoteca senesota. Presenti, al suo fianco, tutte le grandi menti che, in modo disinteressato, hanno contribuito a rilanciare la città nel mondo: Vigni Antonio, Ceccuzzi Franco, più Simone Bezzini (toh…); nel pomeriggio (chissà dove sarà stato in mattinata…) si unì all’allegra brigata financo Mussàri Giuseppe. Non mancava proprio nessuno.

«Sono toscano di cultura, di formazione ma vivo a Macerata… e sono felice perché qui le antiche mura dialogano con la campagna e senti con Giacomo Leopardi che l’orizzonte è “Infinito”», ha avuto l’ardire di dichiarare. Anche il povero Giacomino ha citato, il Cambi: chissà cosa ne penserebbe l’inarrivabile recanatese… Esperto di enogastronomia, il buon Cambi – riferito a “L’eretico di Siena” e a “Fratello illuminato” – ha scritto di “indiscrezioni, calunnie, gossip di bassa lega”, verso Rossi; poi ha scritto di una querela contro l’eretico (mai ricevuto nulla, da parte di Rossi); dulcis in fundo, dopo avere citato un pezzo del mio articolo sulla morte di David Rossi, ha sentenziato quanto segue (Libero, 8 marzo 2013): «Forse a quella denuncia (ripeto, a me mai pervenuta, Ndr) di Rossi i Pm di Siena avrebbero dovuto dare più ascolto». Due piccioni con una fava: attacco alla Magistratura, attacco alla libera informazione. Sprecato, per l’Enoteca, un maestro di giornalismo come questo Cambi…

Un boomerang, la strumentalizzazione della morte di David Rossi contro l’informazione libera dei blog

Raffaele Ascheri

Raffaele Ascheri

Gli speculatori del caso Rossi

Raffaele Ascheri. «Buffone… hai bisogno di pietà… vergogna gente così via da Siena subito… il prof. Ascheri non sa cosa sia la coscienza… il rispetto non sa cos’è»; poi si apre il fronte lavorativo-professionale: «Si continua a dargli i soldi dello stato… non capisco come faccia il Preside a non prenderlo a calci una volta per tutte». Questo per quanto concerne una breve sintesi dei commenti negativi relativi alla lettera rivolta a Filippo Rossi. Torniamo all’articolo, del giorno prima, sulla morte di David Rossi, con qualche altra perla di umanità e saggezza: «Ma vai a cacare, buffone… sei solo un pagliaccio… l’eretico con l’ipocrisia ci fa colazione tutti i giorni da quando è nato… questa città ha perso l’umanità, ed è anche grazie a un pezzo di merda come te» (primissimo commento, 30 minuti precisi dopo il pezzo). Tutti interventi – a scanso di equivoci – rigorosamente anonimi, dal primo all’ultimo (controllare per credere): se fossero stati rivolti ad altri (come spessissimo accade), non li avrei mai pubblicati. Essendo rivolti a me, l’ho fatto. Come sempre, forse più di altre volte. Avrei potuto invece pubblicare i tanti messaggi, privati, di solidarietà ricevuti da fior di giornalisti, indignati per la vigliacca strumentalizzazione della tragica vicenda: ma preferisco così (ringrazio solo Tonino Polistena, l’unico locale che abbia avuto il coraggio di manifestare solidarietà, tra l’altro firmandosi).

Non scriverò una sola riga su David Rossi, oggi: quello che mi sentivo di scrivere, l’ho scritto quando era ben vivo e, soprattutto, ben potente. A questo punto, parce sepulto, come è giusto che sia. Chi ha interpretato la mia posizione come mancante di pietas, faccia pure: per me è solo mancanza d’ipocrisia (unita alla considerazione che nessuno mai dovrebbe morire a 52 anni). In attesa degli sviluppi delle indagini, perché è giusto che si sappia che cosa lo ha effettivamente spinto al suicidio. L’eretico cercherà piuttosto di commentare quello che è accaduto in questi 4 giorni: forse il punto più basso e vergognoso mai toccato dalla Casta senesota, parlando da un’ottica prettamente mediatica. Anche perché per la prima volta c’è scappato il morto (potente, perché il Sistema Siena dei morti li ha già provocati tempo fa, in qualche modo: ne scriveremo). Neanche si sapeva con certezza se Rossi si fosse suicidato (2 fascicoli aperti dal Pm Nicola Marini), niente si sapeva dei tabulati telefonici, niente si conosceva del materiale informatico sequestrato dalla Procura, che quel giornalismo impresentabile che ha contribuito fattivamente a determinare lo sfascio della città partiva, lancia in resta, per colpire la libera informazione, anonima o meno che fosse. Come sempre e come giusto, scriverò per me, sapendo gli altri difendersi da soli.

Mediaticamente, prende subito corpo che Rossi sia stato sotto indicibile pressione per un articolo (duro e sarcastico quanto si vuole) scritto nel blog “Eretico di Siena”, pezzo dello scorso 2 giugno (!): un’offesa all’intelligenza delle persone, ed anche dello stesso comunicatore Mps, che certo stupido non era (e difatti mai mi sarei permesso di descriverlo in siffatto modo). Grazie verosimilmente a ben dosati suggerimenti, si arriva poi all’articolo di tale Cambi su “Libero”, in cui si istituisce un nesso causale, diretto ed esplicito, fra il suicidio e l’articolo del 2 giugno 2012. Quando si arriva a questo, ad accusare di avere fatto morire un’altra persona, credo proprio che si debba fare un’eccezione alla regola aurea che l’eretico si è autoimposto anni fa (non querelare): molto probabilmente ci sarà un po’ di lavoro in più, per l’avvocato (anzi, il Superavvocato) Luigi De Mossi… A livello locale, inutile infierire; ci piace (si fa per dire) sottolineare l’unica presa di posizione ufficiale ed istituzionale, da parte dell’unica autorità che è rimasta in carica in città (per quello che conta). Ecco che il Presidente della Provincia (Simone Bezzini) si fa scrivere un interventino di cui cito questo alato passaggio: «Mi auguro che questa vicenda faccia riflettere seriamente sul clima d’odio che è stato coltivato in questa città, anche attraverso il vergognoso utilizzo dell’anonimato». Rifletteremo, rifletteremo, e con calma; ho mezzo scaffale di articoli e dichiarazioni di castisti e giornalisti embedded improntate alla Pace universale ed al volersi bene, nonché al rispetto dell’altro e della sua dignità, soprattutto se debole e senza nessuno alle spalle. Diamo tempo al tempo.

La Casta dunque prima che si sappia alcunchè di certo, attacca in modo forsennato, trovando subito il capro espiatorio. Che gran voglia di darci dentro, ragazzi: David Rossi ammazzato dai blog, David Rossi morto per quel infame articolo ereticale del 2 giugno. Non può attaccare – come magari vorrebbe – la Magistratura, perché sa che diventerebbe una parodia del Pdl, e a quel punto anche gli “omini degli orti” finalmente aprirebbero gli occhi, vedendo l’assoluta complementarità morale fra gli schieramenti. Urge quindi trovare altro, ed ecco l’attacco alla libera informazione. Da notare, anche se potrei tirarmi fuori, dato che mi firmo senza problemi: attacco agli anonimi, senza mai fare un nome ed un cognome. Curioso, no? Fortunatamente, questo giochino (disperato quanto vergognoso) scoppierà verosimilmente in mano a chi l’ha azionato, come altri bluff (do you remember la discontinuità di Ceccuzzi, per esempio?): il tempo è galantuomo, e credo non ci sia nemmeno – in questo caso – da aspettare anni ed anni. Chi ha comprato i quotidiani, in questi giorni, faccia un regalo all’eretico e, soprattutto, a se stesso: li conservi. Potranno tornare quanto mai utili, in un prossimo futuro.

Chi lo ha amato deve avere la forza di chiarire fino in fondo le circostanze che hanno portato al tragico gesto soppesando con attenzione l’apologetica trionfante

Mario Ascheri

Mario Ascheri

Siena: tra il dolore e l’uso che ne viene fatto

Mario Ascheri. L’evento traumatico della morte di David Rossi ha scosso la nostra comunità in profondità, con un coinvolgimento emotivo anche più forte di quello vissuto di fronte al disastro MPS ormai sotto gli occhi di tutti. La morte, con la sua irrimediabile definitività, con la sua inappellabilità, ha una sua semplicità elementare che apre gli occhi più dei documentati servizi (a volte, è vero, al limite del dileggio) con cui i media nazionali e internazionali stanno rosolando la nostra città.

Le reazioni all’evento sono però non sempre equilibrate, ed è forse naturale, visto che la città è da tempo ormai che è ‘squilibrata’. Il groviglio inestricabile e del tutto irrazionale, negativo, tra istituzioni, banca compresa, partito dominante e media, che si è andato rafforzando negli ultimi anni impedisce com’era prevedibile prese di posizione ponderate, che favoriscano il miglioramento del clima cittadino giustamente auspicato dal Prefetto. Ora si sta piuttosto verificando la solidarietà corporativa di giornalisti da tempo coesi nell’esaltazione del “sistema” e, per difendersi, nel distogliere dai problemi di fondo. Ad esempio, battendo piuttosto in modo irresponsabile il ferro caldo dell’odio. Non si alimenta così la stessa linea lamentata e presunta di taluni blog che da tempo hanno preso di mira la casta senese? E non sarà il caso di precisare che c’è blog e blog, e che è ben meschino oggi profittare d’una tragedia per fare una battaglia generalizzata contro l’informazione on line? Sarà comunque il caso di precisare alcune cosette, che mi sembrano sottaciute o (non) stranamente assenti dalla discussione.

Le responsabilità di ogni tipo, da quelle penali alle civili per quanto è avvenuto al MPS sono sotto accertamento e quelle politiche ed etiche sono rimesse alla libera valutazione dei cittadini tutti. Ma non abbiamo toccato il fondo e il panorama dei responsabili e l’ampiezza delle responsabilità è tutt’altro che definita. Lo stesso suicidio fino a che punto è sicuro per le informazioni di cui tutti disponiamo? Perciò è bene essere prudenti e, comunque, ricordare a tutti che le responsabilità in una società civile sono personali.

Ovvio che, in alcuni casi, i familiari possono aver goduto di benefici derivanti dalla carica e da quanto fatto grazie alla carica da un congiunto, chiunque egli sia. Ma non si possono chiamare in causa, né devono sentirsi chiamati in causa per quanto dispiacere possa comportare l’attacco a un parente stretto: vanno rispettati come ogni altro cittadino. Non alimentare il clima di odio per chicchessia mi sembra buona regola elementare. Ma ogni notizia che possa fornire lumi sulle oscure vicende che pesano sulla nostra storia recente sia benvenuta. Chiedere il silenzio informativo per evitare che il buon nome dell’Istituto sia coinvolto è a un tempo una furbata e una ingenuità. Non si bloccano le indagini esterne alla città e così anzi se ne favorisce il ritratto come comunità chiusa in difesa di chissà quali segreti. La gente normale, ossia la stragrande maggioranza della popolazione, a Siena di segreti non ne ha, così come non ha partecipato ai fasti, anche esagerati e provinciali, questo sì, e nefasti del MPS degli anni passati.

David Rossi aveva una posizione chiave nel tipo di immagine che il MPS ha voluto dare di sé nell’era Mussari contro la parsimonia e l’equilibrio di un tempo. È stato uomo pubblico come pochi altri a Siena, non a caso passato da Comune a Fondazione a MPS sempre in posizione dirigente: poteva pretendere di non essere sotto i riflettori? Che potesse attirarsi gli strali anche pesanti di chi lottava contro il ‘sistema’ impermeabile a ogni riforma che ha condotto a questo disastro è del tutto naturale. Poteva difendersi, poteva argomentare. Niente di tutto questo ha fatto: forte della sua posizione forte, ha finto di ignorare nella certezza sua, come di tanti altri potenti, che prima o poi i dissenzienti si sarebbero messi a tacere. Come hanno finto di ignorare, lui e gli altri dei media, i problemi che crescevano giorno dopo giorno, avendo di regola cestinato le richieste documentate di accertamenti che venivano ad esempio dalle liste civiche a partire dagli anni 2006.

Oggi l’unanimismo santificatorio che serpeggia nei media con il solito connubio con le istituzioni dei partiti punta ancora una volta a nascondere la realtà dietro la parvenza della pietas. Punta a mistificare ancora una volta la realtà di istituzioni in crisi profonda capaci di inquietanti scelleratezze persino ora, contro ogni buon senso. L’Amministrazione Provinciale con la sua spesa da circa 150mila euro per la comunicazione o il Comune che impegna 800mila euro per un centro copia non potevano evitare spese del genere?

Quindi, condoglianze vivissime ai familiari di David Rossi, comprensione la più viva per i possibili loro risentimenti, ma soprattutto perché “mors omnia solvit”, sì, ma non per chi rimane, che si ritrova un fardello imprevisto anche se diverso da quello scaricato da chi si è tolto la vita. Perciò chi ha amato David Rossi deve aver la forza non tanto di colpire chi criticava il proprio caro, ma di voler chiarire fino in fondo le circostanze che hanno portato al tragico gesto, soppesando con attenzione l’apologetica trionfante. Troppi ancora cercano oggi di lanciare cortine di fumo per coprire delle responsabilità proprie e di altri. La città ha imparato a diffidare? Qualche dubbio si può nutrire. La strumentalizzazione in corso di questa morte dimostra che il groviglio drammatico è sempre ben vivo anche se sempre più incapace di districarsi dall’interno. E così approfitta di tutto. Ci penseranno quei ‘primitivi’ (dell’élite dirigente!) che vogliono usare la violenza: per aggiungerne una nuova alle tante altre cui abbiamo dovuto assistere in questi anni?

Rotto il silenzio sulla morte di David Rossi, riflettiamo su quel che si scrive

Silenzioperlutto

Qualcuno usa il drammatico evento per cercare una rivincita impossibile e tentare d’imbavagliare l’informazione libera dei blog e della rete. Eppure, ancora non esiste inequivocabilmente la certezza che si sia trattato di suicidio e non di un incidente o di un omicidio.

Raffaele AscheriIl suicidio di David Rossi (Eretico di Siena, 6 marzo 2013).

Raffaele AscheriLettera a Filippo, fratello di David Rossi (Eretico di Siena, 7 marzo 2013).

Raffaella Zelia RuscittoAbbiamo perso le parole… non perdiamo l’obiettivo (il Cittadino Online, 7 marzo 2013).

Redazione di Fratello IlluminatoSolo due righe… (Fratello Illuninato – Il blog, 7 marzo 2013)

Stefano CecchiFinanza e scandali (QN, 8 marzo 2013)

Nino CirilloAffetto e veleni sui blog, Siena sotto choc (Il Messaggero, 8 marzo 2013).

Carlo CambiMps, ecco poerché si è ucciso Rossi (Libero, 8 marzo 2013).

David AllegrantiUna città spezzata fra i fantasmi del web (Corriere Fiorentino, 8 marzo 2013).

Enrico TucciI media ci tartassano senza requie, ne abbiamo sentite di tutti i colori (Corriere di Siena, 8 marzo 2013).

Gaia TancrediLe candide preghiere si scontrano on line con il risentimento (Corriere di Siena, 8 marzo 2013).

Marco ImarisioGli insulti sui blog e gli odi antichi in una Siena lacerata (Corriere della Sera, 8 marzo 2013).

Stefano Tesi – Domani non sarò ai funerali di David Rossi. O forse sì (Alta fedeltà.it, 8 marzo 2013).

Enrico TucciMetterci la faccia, i pareri scomodi gli insulti gratuiti e le minacce (Corriere di Siena, 9 marzo 2013).

Marco Norcini – Stampa scomoda e blogger dissidenti. Il potere progetta la restaurazione (il Cittadino Online, 9 marzo 2013).

Mario AscheriSiena: tra il dolore e l’uso che ne viene fatto (il Cittadino Online, 9 marzo 2013).

Simonetta Losi – Le parole sono pietre: David è stato lapidato, superato ogni limite (Corriere di Siena, 10 marzo 2013)

Chi tutela l’università di Siena nel processo contro i responsabili del dissesto dell’Ateneo?

Zelia-RuscittoRiportiamo dall’Editoriale de “Il Cittadino Online” (“Facciamo ancora finta che non sia successo niente?“) il brano riguardante l’ateneo senese. In esso si legge che «l’Università è passata alle vie di fatto legali contro il professor Grasso». Non ne so nulla! Però, mi auguro di cuore che la notizia sia vera!

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) Proseguiamo con l’Università? Ieri (6 marzo) udienza rinviata per il buco dell’Ateneo. Nova, direbbe un senese doc! Di rinvio in rinvio (e prima di passaggio di carte in passaggio di carte) sono trascorsi 5 anni e di sapere di chi caspita sia la responsabilità di un disastro gestionale senza paragoni in Italia, siamo ben lungi dal sapere. In questo caso, ci permettiamo qualche altra osservazione di carattere strettamente etico/morale: secondo quanto riferito da alcuni sindacalisti presenti, in aula non c’era nessuno a rappresentare l’Università! Come mai? In un’inchiesta che vede dei rettori imputati come possibili responsabili del dissesto, perché l’ente non si interessa e non prevede una sua posizione attiva nel processo? Chi tutela un bene collettivo? Chi rappresenta la città (ma, per esteso, i cittadini italiani) di fronte alla giustizia? Questa domanda, fatta dal giudice Bellini oggi in aula, è rimasta sospesa nell’aria ed è caduta miseramente senza che nessuno alzasse il ditino a dire “Io, signor giudice”. E il fatto è decisamente inquietante e la dice lunga su chi oggi si trova a rappresentare l’Università di Siena.

Restando sempre in ambito universitario: in diversi (Lega Nord e Laura Vigni ma magari dimentico qualcuno) hanno chiesto al Rettore Riccaboni di fare il passo delle dimissioni. Una richiesta che scaturisce non solo dalla questione dell’indagine sulla sua nomina (ma già quella basterebbe!) ma che prende forza dalla questione dell’ultimo bilancio d’Ateneo e dalla relazione del Collegio dei Revisori dei Conti. Una bocciatura piena che giunge alla richiesta d’intervento del Miur al fine di avviare la procedura di dissesto finanziario. In due anni non si è riusciti a fare nulla per rimettere in piedi i conti dell’Università. A parte, ovviamente, allungare i mutui per far ricadere i debiti sulle generazioni future. Anche qui sono stati chiesti sacrifici ai dipendenti, sono state mandate via persone bisognose di lavoro (chiamando in causa la necessità del taglio dei costi!) ma chi amministra, chi prende stipendi faraonici (ed in alcuni casi ingiustificati) non ci pensa neppure a tagliarseli! E questi, detto tra noi, rappresenterebbero la schiera degli intellettuali. Di quelli che dovrebbero, sulla carta, avere una visione ampia, sollevata almeno di qualche metro dalla terra che noi miseri mortali calpestiamo ogni giorno… I docenti di questa un tempo illustre università tacciono. A parte qualche esempio di attivismo (vedi il professor Grasso contro cui l’Università è passata alle vie di fatto legali), regna un silenzio marziano. Il silenzio delle coscienze che sarebbe auspicabile non insegnare ai giovani.

Su tutte le vicende universitarie incombe il rischio prescrizione. Come a dire: sì, ci abbiamo provato ma… pazienza. Ormai le cose sono andate così; qualcuno ha preso soldi, qualcuno li ha solo spesi pensando che fossero suoi, qualcuno li ha usati per farsi una schiera di servi (all’Aurigi gergo) e crearsi una bolla di potere, qualcuno li ha usati per fare carriera altrove… fatevene una ragione! (…)

I radicali e la sindrome grillina

Marco Pannella ed Emma Bonino

Marco Pannella ed Emma Bonino

Da: L’opinione 2 marzo 2013

Dimitri Buffa. C’è chi non voleva “morire per Danzica”. E poi contribuì allo scoppio della seconda guerra mondiale. E c’è chi, oggi, mutatis mutandis, tra i radicali italiani, intesi come i più o meno aderenti o iscritti alla galassia creata da Pannella alla fine degli anni ’80 attorno al Partito radicale transnazionale e transpartito, si chiede se abbia senso continuare a fare politica perché gli altri ne raccolgano i frutti elettorali e istituzionali. Cioè se abbia senso “lavorare per Grillo”. L’interessato però, benché il gennaio 1998 in un’intervista vagamente profetica avesse reso omaggio al duo Pannella-Bonino, definiti come gli ultimi romantici in politica, lo scorso 8 maggio, dopo la notevole affermazione avuta alle amministrative, in una dichiarazione che offese non poco la sensibilità radicale ebbe il coraggio di dire che “se il MoVimento 5 Stelle farà boom (come quello dei favolosi anni ’60), il prossimo presidente non sarà un’emanazione dei partiti, come la Emma Bonino”. Come a volersi scrollare da dosso un eventuale debito di royalty da pagare alle idee radicali. Gli addetti ai lavori della politica sanno che le poche idee buone, quelle migliori, tra quelle che hanno portato all’incredibile successo del M5s sono tutte farina del sacco radicale: abolizione del finanziamento dei partiti e restituzione del bottino, trasparenza on line, anagrafe degli eletti e dei nominati, eccetera.

Mentre le altre idee, quelle sulla decrescita, alcune demagogiche altre addirittura demenziali, appartengono all’ala movimentista casaleggiana e poco o nulla hanno a che vedere con l’odio verso la casta. Che i radicali sobillano da cinquant’anni ma che regolarmente non riescono a tradurre in consenso elettorale. E checché ne dica l’attuale dirigenza radicale questo avere raccolto solamente settantamila voti, a fronte dei 300 mila se non 500 mila cui ci si era abituati, ha poche plausibili spiegazioni nella pur giusta analisi di uno stato, quello italiano, che vive fuori dalla legalità interna e internazionale come peraltro dimostrano le continue condanne europee in materia di giustizia e di carceri in particolare. Grillo nel 1998 irrideva la visione pannellian-boniniana di un paese che aveva perso il proprio stato di diritto. Definiva i radicali come “gli ultimi romantici” della politica e sosteneva essere giusto, con un notevole gusto del paradosso, che dovessero scomparire. Sostenendo che l’Italia si stesse avviando verso le tenebre. Nei 24 minuti testimoniati dalla intervista di Dario Vese trasmessa da Radio radicale quel 5 gennaio 1998, nel contesto della nascita di Radio Parlamento e dei timori che la Radio di Pannella potesse essere gradualmente fatta fuori, Grillo tirava fuori la propria visione apocalittica del mondo secondo cui il diritto ormai era diventato “nemico della gente”. I paradossi e l’irrazionalità del messaggio di Grillo erano già chiari. Ad esempio nella frase “ma perché vi ostinate a pensare che far sentire il Parlamento è far sentire la voce della democrazia..?” Grillo poi suggeriva a Radio radicale di andare a far sentire la voce della “ggente” in diretta dai super mercati. O di andare a protestare a Bankitalia. Ecco a ben vedere è quello che poi lui ha fatto più o meno nella personalissima “lunga marcia” partita dal Vaffa day e conclusasi con lo “Tsunami tour”.

Chiaramente proporre a un filosofo come Pannella (che discetta per ore in Radio di Cesare e di Pietro, prendendo a prestito le parole di Cristo per comunicare come oggi il problema sia proprio Cesare, lo stato, che non rispetta più le sue stesse leggi e questo non solamente in Italia ma un po’ in tutto il mondo, e come persino Pietro, cioè la Chiesa, magari quella del Ratzinger dimissionario, si stia evolvendo nei suoi confronti) di scendere sul piano grillesco è un po’ una bestemmia. Però quel che è avvenuto, come si lamentano nei vari forum i tanti “radicali ignoti”, è esattamente il contrario: “abbiamo lavorato per Grillo”. E per 50 anni. Nel senso che questa persona si è presa le idee cardine dell’ontologia radicale, principalmente sul finanziamento dei partiti e sullo svergognamento della casta, se ne è appropriato senza neanche ringraziare ed è andato a raccontarle nelle piazze e su internet come se fossero una sua invenzione. E quegli stessi italioti che per decenni hanno detto “che palle ‘sto Pannella con la partitocrazia”, eccoli oggi delirare per l’astuto comico genovese che ha condito il tutto con un po’ di salsa no Tav, no logo e con tanto giovanilismo d’accatto. Grillo però ha fatto di più e di peggio a Pannella e ai radicali: non solo si è impadronito della parte centrale del loro pensiero politico ma se le è anche venduta meglio e ha dimostrato come sia ormai un falso problema essere più o meno silenziati da tv e giornali prima, durante e dopo la campagna elettorale.

E depotenziando così l’eterna giustificazione di ogni insuccesso radicale: “ci hanno silenziato”. Questo problema di comunicazione spicciola è oggi il problema centrale della galassia radicale e non lo si combatte più con scioperi della fame e della sete che provocano appelli di solidarietà come negli anni ’70 ma che nessuno a livello della plebe riesce più a capire per l’ottimo motivo che non siamo più negli anni ’70. L’Italia è regredita intellettualmente prima che moralmente. Grillo diceva che i radicali dovevano “adeguarsi strutturalmente al nuovo mercato”. Non lo sapeva ma non aveva torto. Tra il 1968 e la fine degli anni ’70 l’ideologia spingeva anche il bottegaio ad emanciparsi dalla propria ignoranza e dal proprio particulare mentre la classe operaia era chiaramente indottrinata ed intellettualizzata, e questo tanto a destra quanto a sinistra. Adesso la politica la si fa negli outlet e sebbene Pannella e Bonino non si siano mai rassegnati a questo andazzo e non abbiano voluto prendere qualche contromisura le cose stanno così. Grillo, che ha molta meno onestà intellettuale ma tanta più furbizia politica, dopo essersi impossessato delle idee per cui i radicali hanno lavorato una vita oggi passa all’incasso. Mentre i nostri eroi scompaiono dalle istituzioni e lo stesso partito, senza soldi, è ridotto, come si dice a Roma, a “due pinze ‘na tenaglia”. Grillo diceva che i radicali dovevano morire per poi risorgere. È anche vero, come dice Pannella, che di profeti della scomparsa dei Radicali sono pieni i cimiteri della poiltica italiana. Speriamo bene.