Le dimissioni del rettore sono la premessa indispensabile per avviare il risanamento dell’Università di Siena

Laura-VigniLaura Vigni (candidato a sindaco di Siena). Nella sentenza appena emessa dal giudice Delio Cammarosano del Tribunale di Siena, è stata riconosciuta piena validità alle ragioni dei dipendenti dell’Università di Siena.  La sospensione del trattamento economico accessorio è stata giudicata – come i lavoratori hanno sempre sostenuto – illegittima e arbitraria e l’Università è stata condannata a risarcire i lavoratori.

Non era questa la strada per risanare il bilancio dell’Università, messo in ginocchio da un sistema che purtroppo non appare superato, così come è stato ingiusto, ed anche antieconomico, disdire il contratto di appalto dei servizi ai 64 dipendenti della Cooperativa Solidarietà.

Al Rettore, che ha sempre sostenuto la piena legittimità del proprio operato e di quello del Direttore Amministrativo Ines Fabbro, non possiamo che tornare a chiedere il passo indietro che già ritenevamo urgente e necessario alcuni mesi fa, in seguito al rinvio a giudizio di due membri della Commissione Elettorale per la sua elezione a Rettore; sarebbe questa una premessa indispensabile per avviare, davvero, quella fase di risanamento dell’Università di Siena ormai non più rinviabile.

Il rettore si deve dimettere affinché sia garantita autorevolezza e legittimità al vertice dell’ateneo senese

RiccascopinoFrancesco Giusti (candidato in “Impegno per Siena”). Dopo la sentenza del Giudice del Lavoro, Delio Cammarosano, sul trattamento accessorio, che dichiara cessata tra le parti la materia del contendere sull’oggetto della controversia, a decorrere dall’1/1/2012 e condanna l’Università degli Studi di Siena al pagamento dei lavoratori ricorrenti del trattamento economico, è lecito domandare al candidato a Sindaco Bruno Valentini (sostenuto da molti uomini dell’establishment universitario, fedelissimi di Riccaboni e Fabbro) ed al suo Presidente del Comitato elettorale, l’ex Pro Rettore Minnucci, se sono in grado di giustificare ed avallare l’atteggiamento tenuto dall’attuale Rettore e dal Direttore Amministrativo, arroccati in difesa di una posizione assolutamente ingiustificabile.

Adesso non posso che ribadire, per l’ennesima volta, la necessità di un passo indietro del Rettore Riccaboni, del quale è doveroso chiedere le dimissioni, e, di conseguenza, del Direttore Amministrativo Fabbro. Solo con le dimissioni di Riccaboni e nuove elezioni del Rettore si potrà garantire autorevolezza e legittimità del vertice dell’Ateneo.

Ancora una volta appare chiaro come il candidato a Sindaco del Centro Sinistra, Bruno Valentini, sostenuto, come già detto sopra, da molti docenti universitari a loro volta paladini del duo Fabbro–Riccaboni, non possa rappresentare il cambiamento in Città, ma solo la continuità di quel sistema marcio che ne ha rovinato le Istituzioni senesi. Per il vero cambiamento è dunque necessario che i senesi comprendano che è doveroso votare fuori dal “groviglio” e non votare per chi fa riferimento a quella politica che ha gestito fino ad oggi la nostra Città.

È necessario ricordare che la scelta di voler sospendere il salario accessorio sia stata una decisione unilaterale del Direttore Amministrativo Ines Fabbro e del Rettore Riccaboni, i quali, arroccandosi sulle proprie posizioni, hanno anche fatto condannare alle spese legali l’Università di Siena. Ricordo, a tal proposito, che come Segretario comunale della Lega Nord di Siena ho presentato, in data 21 marzo 2013, una denuncia alla Procura della Repubblica di Siena ed alla Procura presso la Corte dei Conti della Toscana contro il Rettore Riccaboni ed il Direttore amministrativo, chiedendo che venisse attivata un’indagine sulla sospensione unilaterale del pagamento degli emolumenti relativi al trattamento accessorio. Già allora scrivevo: «Ciò che è avvenuto all’Università di Siena – vale a dire intervenire in maniera unilaterale – è del tutto arbitrario. L’erogazione del trattamento economico accessorio trova la propria disciplina in disposizioni di legge e in quel contratto collettivo nazionale che è tuttora vigente».

L’università di Siena condannata a pagare il salario accessorio 2011, illegittimamente sospeso da Riccaboni e Fabbro

Riccaboni-FabbroIl giudice del lavoro ha condannato oggi l’università di Siena a corrispondere il salario accessorio per il 2011 (illegittimamente sospeso dal rettore e dal direttore amministrativo) e a pagare le spese legali dei ricorrenti. L’augurio è che Riccaboni e Fabbro dimostrino un pochino di senso comune (non senso della misura!) e usino i propri lauti emolumenti. Di seguito le prime reazioni di uno dei candidati a sindaco: “il piè veloce” Eugenio.

Eugenio Neri. In questi anni, la politica ha abdicato al suo ruolo d’indirizzo, con un comportamento globalmente passivo nonostante il tentativo di violazione della legge in atto all’Università. Questa sentenza riporta alla luce un dato di fatto molto importante. Nel tentativo di risanare un pesante deficit di bilancio, l’Università è intervenuta sulle categorie di lavoratori più deboli. A fronte di un debito di circa 200 milioni di euro, si è tentato di reperire risorse dai tagli agli stipendi dei dipendenti. Anzi, di quei dipendenti più vulnerabili. Un comportamento che è stato permesso dalla latitanza di una classe politica autorevole. Una classe politica che si è fatta imbrigliare in un rigido schema di potere, rinunciando, di fatto, al proprio ruolo di rappresentante della comunità. Chiediamo una presenza stabile, duratura e critica del Comune nel CdA dell’ateneo. Una rappresentanza che potrà porre fine alla passività della classe politica senese, che in questi anni ha lasciato campo libero a chi ha tentato di risanare i bilanci dell’Università sulla pelle dei lavoratori. Non si può permettere che gli errori degli amministratori ricadano in maniera indiscriminata sulle spalle delle fasce più deboli dei dipendenti. Dal Rettore Riccaboni e soprattutto dal Direttore Fabbro adesso ci si attende un’ammissione di responsabilità. In un quadro di crisi, è quanto mai importante e urgente fare fronte ai problemi del mondo del lavoro. Una Consulta Generale è necessaria per fare in modo che ci sia non solo parità di diritti ma anche equità di trattamento in situazioni di risanamento dei bilanci delle imprese o delle istituzioni.

Per garantire al vertice dell’ateneo senese la massima autorevolezza è necessario procedere a nuove elezioni del rettore

Marco-FalorniMarco Falorni. Nonostante le gravi difficoltà del bilancio dell’ateneo dovute alle ultime gestioni, e che la presente non è ancora riuscita a risolvere, la nostra Università resta una risorsa fondamentale per Siena, una ricchezza che da secoli è parte dell’identità cittadina, della sua economia, del suo tessuto sociale. L’Università andrà quindi difesa con ogni mezzo e in ogni sede.

Il Comune non ha competenze dirette sull’Ateneo, ma può coordinare con i vertici, meglio se liberi da dubbi sulla legittimità della loro permanenza in carica, politiche e iniziative in materia di urbanistica, cultura, servizi agli studenti eccetera. Sarà opportuno stimolare gli enti competenti al fine di potenziare le capacità di accoglienza abitativa pubblica degli studenti fuori sede, e si renderà in ogni caso necessario migliorare i controlli sulla regolarità delle locazioni private agli studenti. Il Comune richiederà inoltre una revisione statutaria dell’Ateneo per ripristinare, come era in passato, la presenza in consiglio di amministrazione di un rappresentante dell’Amministrazione comunale, con il quale rapportarsi per ogni forma di coordinamento tra le due istituzioni.

L’esigenza di garantire al vertice dell’Ateneo, in questa fase così difficile, la massima autorevolezza, senza alcun dubbio sulla legittimità della permanenza in carica dei vertici, impone di invitare il rettore a porre in essere sollecitamente gli adempimenti necessari per procedere a nuove elezioni.

Anna Giunti (Impegno per Siena). Il direttore amministrativo e il Rettore dovevano risanare il bilancio della nostra Università che è stata sempre un fiore all’occhiello della nostra città, ma il risultato sembra essere l’opposto. Sono stati fatti spostamenti del personale in esubero da una sede all’altra: ma non si può mandare persone che per una trentina d’anni hanno lavorato in amministrazione a fare la didattica da un giorno all’altro e viceversa. Questo provoca un disservizio agli studenti che pagano le tasse non per avere questo, ma per essere seguiti nei vari problemi che possono avere. Hanno mandato professori in pensione e va bene, ma non gli si fanno nuovamente contratti per insegnare, ci sono tanti ricercatori a cui affidare tali insegnamenti e lo stipendio è certamente inferiore. Invece sono stati tagliati i più deboli: 64 persone della Cooperativa Solidarietà a casa e delle ore al personale delle pulizie. Ora spero che qualcuno si accorga di questo perché con tutte queste manovre più che il risanamento si voglia il tracollo dell’Università.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Per proseguire la carrellata di considerazioni surreali dei politici locali sul cadavere dell’università, leggo questa enigmatica presa di posizione di Anna Giunti e letteralmente non capisco di cosa diavolo stia parlando: risulta anche a voi che mr. Bartleby, dopo trent’anni di onorato servizio come solerte impiegato dell’ufficio pensioni sia stato comandato in cattedra ad insegnare contro la sua volontà Astronomia Extragalattica? Ma siccome tutto è possibile, la prego signora, faccia i nomi: confesso che mi è toccato vedere di peggio. “Hanno mandato i professori in pensione e va bene“? Scusi signora, concordo sul fatto che quei contratti sarebbero stati meglio spesi per favorire l’accesso, almeno temporaneo (visto che il reclutamento è bloccato), di qualche giovane, ma come crede che abbiano convinto gli interessati a prepensionarsi, se non in cambio di un lauto compenso economico che equilibrasse quello che in tal modo perdevano?

Coloro che hanno ceduto il contratto a un giovane, mi risulta siano stati due in tutto l’ateneo. Che dei precari extra luxe, quali i prepensionati, guadagnino venti volte di più di un precario normale a parità di ore di lavoro, è in effetti abbastanza iniquo e non “va bene” proprio un accidente. Inoltre i prepensionati-riassunti, in quanto usciti di ruolo, non contano negli infernali conteggi dei “requisiti di docenza” e pertanto non va bene proprio niente. Si smantella inevitabilmente mezza università un po’ a cacchio: dunque non “va bene” proprio un cavolo!

Da più di mille a meno di seicento docenti (meno di un terzo di Pisa) tra cinque anni e… “va bene”, cioè non cambia niente?!?!?! In che senso “va bene”? Mille amministrativi e poco più di cinquecento docenti e va bene? Amministrativi i quali fra un po’, se continui a chiudere roba e perdere pezzi, non sapranno che cavolo amministrare e “va bene”?!?!?! Amministrativi (o sarebbe meglio dire tecnici) che insegnano immagino che ve ne siano, sebbene non certo nei modi surreali che la signora descrive: dove? Quanti?

In ogni caso per legge non possono essere conteggiati neanche loro nei requisiti di docenza e dunque non saranno certo in numero rilevante: devo ripetere che ci vogliono 12+8 distinti e non riciclabili docenti di ruolo in una precisa miscela per dar vita ad un corso di laurea e che la fonte dei problemi, adesso, nel momento in cui va via a casaccio un docente su due, è proprio la caduta di tali requisiti? Delle due l’una: o cambi la legge sui requisiti minimi di docenza, che in quella misura non esistono in Europa e fai lavorare di più i docenti che hai (è così che funziona in Germania: con meno persone fanno più cose, ma questo è affare del parlamento e i requisiti minimi li inventò Mussi e li ribadì miss. Neutrino), oppure vai verso le soluzioni del tipo di quelle che ho additato nei precedenti messaggi: tertium non datur, smettiamola con le sciocchezze.

Ma insomma, questi poi continuano a parlare a vanvera di “eccellenze” da salvaguardare, proprio mentre si stanno di fatto cancellando anche i dottorati di ricerca: “Sono requisiti necessari per l’accreditamento… per ciascun ciclo di dottorati da attivare, la disponibilità di un numero medio di almeno sei borse di studio per corso di dottorato attivato, fermo restando che per il singolo ciclo di dottorato tale disponibilità non può essere inferiore a quattro” (Decreto Ministeriale 8 febbraio 2013 n. 94). Orbene, a questi lumi di luna sei borse sono roba da nababbi e non ce le ha quasi nessuno; dunque o si fanno ancora dei grandi calderoni con dottorati immaginari nelle Supercazzole socio-psico-medico-fisico-storico-chimico-algebrico-botanico-prematurate, o si va nella direzione che ho auspicato “ad nauseam” nei precedenti messaggi.

Non ho chiaro cosa intenda per “ricercatori” la suddetta signora, ma i ricercatori strictu sensu (ex terza fascia) già ad oggi mi risulta costituiscano oltre il 40% dell’intero corpo docente senese residuo; percentuale che desumo sia destinata ad aumentare man mano che la gente continua ad andare in pensione, essendo quelli meno anziani, anche perché uno non è che nasce “ricercatore”, ma se da sette o otto anni non esistono concorsi e chissà per quanto durerà l’astinenza (in molti settori, a Siena, durerà per sempre), come fa a diventare associato? La informo altresì che normalmente insegnano, non è che devono essere sollecitati da qualcuno a farlo: un anno fa le competenti autorità avevano pateticamente fissato un monte ore massimo (90 ore contro le 120 di associati ed ordinari) per dimostrare non so che cosa, ma dopo un solo anno il tetto è stato abolito, perché era del tutto evidente che fissando quel limite avrebbero provocato un altro cataclisma nei corsi di studio, data la attuale mancanza di docenza; anzi, se va a vedere nel sito del MIUR si rende conto di quanti siano i ricercatori che addirittura sono rimasti gli unici di ruolo nei rispettivi settori disciplinari (e in nessuna università ove abbia senso parlare di ricerca c’è un solo esponente di un settore disciplinare).

Mi pare abbastanza incredibile: quando parlano, che so, del Monte dei Paschi, tutti i politici ritengono giustamente indispensabile farlo in maniera abbastanza informata; quando parlano di Università, ognuno pensa di poter sparare la prima puttanata che gli viene in testa, la coglionata che ritengono possa far presa sul popolino che chiede la testa dei chierici, perché tanto va bene sputare sull’università (cioè in uno dei piatti dove qusta città storicamente mangia) del tutto a prescindere da dati di fatto, cifre, problemi reali, responsabilità (politiche e penali), regolamenti, leggi dello stato. È intollerabile da parte dei politici una simile ignoranza e superficialità: per piacere, esistono le leggi dello Stato, che avete fatto voi, non è che ce le ha portate la Befana: le avete lette? Leggete per favore le leggi che voi stessi ci somministrate, smettete di parlare a vanvera!

I candidati a sindaco a occhi chiusi sulle vicende dell’università di Siena

Candidati sindaci: Corsini-Falorni-Marzucchi-Neri-Pinassi-Tucci-Valentini-Vigni

Candidati sindaci: Corsini-Falorni-Marzucchi-Neri-Pinassi-Tucci-Valentini-Vigni

Con la nomina dell’attuale direttore amministrativo, l’università di Siena ha scritto una brutta pagina – contraddistinta da ingerenze esterne, procedure calpestate, abusi, omissioni, organi di governo esautorati e acquiescenti – culminata con due esposti in Procura. In seguito, le intercettazioni telefoniche ufficiali dell’autorità giudiziaria hanno rivelato come il rettore anteponesse interessi di gruppo a quelli dell’ateneo e come fosse proprio il futuro direttore a dettare le condizioni, chiedendo «un contratto scarno, di quelli standard, non attaccabile». A tal proposito, apparare emblematica la retribuzione del direttore amministrativo, sottratta alle competenze del CdA e maggiorata di circa 60.000 € lordi, probabilmente non dovuti. Alle contestazioni successive, che chiedevano almeno un adeguamento della retribuzione ai mutati parametri (fondo di finanziamento ordinario, numero di studenti e dipendenti) dell’ateneo senese, la Dott.ssa Fabbro rispondeva, nel dicembre 2012, che «la Corte dei Conti ha chiarito che non si applicano automatismi diretti tra la variazione dei parametri e il calcolo della retribuzione, che rimane fissata in base ai criteri validi al momento della sottoscrizione del contratto». Sarebbe interessante sapere se nel quesito rivolto ai magistrati contabili, la DA abbia evidenziato la seguente condizione del contratto da lei sottoscritto: il «trattamento verrà automaticamente adeguato in caso di modifiche ed integrazioni dei criteri e dei parametri indicati nel decreto interministeriale del 2001».

In questi giorni, però, ecco un colpo di scena! Sul sito dell’ateneo è comparsa una scheda con la quale il direttore amministrativo informa d’essersi ridotto lo stipendio tabellare di ben 16.391,37 € lordi annui (bontà sua!). A nostro parere, la DA è tenuta anche a rimborsare all’ateneo quel che ha riscosso nei due anni precedenti. E cioè: 32.782,74 € lordi di stipendio tabellare, ai quali si aggiungono 59.009,24 € lordi di retribuzione di risultato, tra l’altro non giustificati. Da notare, inoltre, che la Dott.ssa Fabbro percepisce anche un assegno pensionistico annuo superiore a 160.000 euro.

A questo punto, ci si chiede cosa e chi abbia fatto cambiare idea al direttore amministrativo. Forse la ventilata ipotesi di reato che l’importo, superiore a quello dovuto, dovesse servire a pagare le consulenze personali a professionisti, per lei necessari allo svolgimento della sua attività di direttore amministrativo? E se così fosse, qual è l’interesse per l’ateneo di un DA che, per svolgere la sua attività, necessita di consulenti esterni (pur in presenza di competenze interne) e pone come condizione, per accettare il prossimo incarico di Direttore generale, la nomina di tre nuovi dirigenti? Ovviamente, non mi rivolgo ai Procuratori, sotto organico e troppo impegnati con la vicenda della Banca Mps. Ma i candidati a sindaco non hanno proprio nulla da dire?

Articolo pubblicato anche dail Cittadino Online (9 maggio 2013) con il titolo «Università e retribuzioni dei vertici. I candidati a sindaco tacciono?»

Commissario anche per l’Agcom ma non per l’università di Siena

MarcoPannellaRai/par condicio: Tar dà ragione a Pannella e condanna Agcom

Dal 2010 i Radicali discriminati dalla Rai illegalmente: il Tar ordina all’Agcom di adempiere entro 30 giorni, altrimenti nominerà Commissario. Comunicato dell’associazione politica nazionale Lista Marco Pannella

I criteri elaborati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in base ai quali dall’aprile 2010 i Radicali sono stati discriminati dai telegiornali e dai programmi di approfondimento politico della Rai sono illegittimi. È quanto ha stabilito il Tar Lazio-Sezione Terza ter con la sentenza n. 4539 del 2 maggio 2013, accertando che l’Agcom ha eluso una precedente sentenza del novembre 2011 con cui lo stesso giudice ammnistrativo aveva annullato la delibera di archiviazione dell’esposto radicale.

Il Tar ha anche stabilito la nomina di un Commissario ad acta qualora entro 30 giorni l’Agcom non esegua la sentenza, condannandola comunque a rifondere le spese legali.

Nel dare ragione all’associazione Lista Marco Pannella, difesa dall’avvocato Giuliano Fonderico, il Tar ha sottolineato i vizi alla base del provvedimento con cui l’Agcom ha archiviato l’esposto radicale e “legalizzato” la condotta della Rai, la quale aveva negato qualsiasi presenza dei Radicali nelle trasmissioni Ballarò, Porta a Porta e Annozero, marginalizzandoli anche nei telegiornali. In particolare, è stata censurata la motivazione in base alla quale l’Agcom aveva equiparato i Radicali a soggetti politici privi di rappresentanza parlamentare nonostante avessero 6 deputati e 3 senatori, senza peraltro considerare che una serie di partiti realmente privi di rappresentanza parlamentare fossero stati, comunque, molto presenti nei programmi Rai, come ad esempio gli esponenti di SEL.

La sentenza, infine, ribadisce l’illegittimità di equiparare tout court la presenza in programmi di basso ascolto a quella nei programmi di prima serata, specificando che il rispetto della par condicio deve essere valutato all’interno di ciascuno di essi.

Clemente Pistilli. Par condicio il Tar dà ragione a Pannella. La Notizia 4 maggio 2013

Oh! Valentini vestito di nuovo (vecchio): un altro motivo per non votarti a sindaco di Siena

BrunoValentiniUna grande Siena non può prescindere da forti atenei (il Cittadino Online 3 maggio 2013)

Bruno Valentini. Nei dibattiti di questa campagna elettorale ai candidati a sindaco viene posta sempre una domanda sullo stato e sul futuro dell’Università, ma mi pare profondamente sbagliato, esasperando solo la pesante situazione finanziaria, come se Siena fosse solo un cumulo di macerie. Quasi tutti gli altri candidati in corsa continuano sempre e solo ad affrontare il tema dell’Università con i toni della stampa scandalistica, aggravando la campagna denigratoria che viene condotta contro la nostra città. Innanzitutto oltre alla straordinaria storia dell’Università degli Studi, ci sono anche altre esperienze importanti da valorizzare e da sostenere. Nella nostra città risiede ed opera una delle uniche due Università per stranieri d’Italia, che è in buona crescita e si sta ancora di più internazionalizzando. Da poco anche la Fondazione Siena Jazz è stata riconosciuta come Università del Jazz riconoscendo il valore formativo della musica e la serietà di Siena Jazz. Invece di spargere solo catastrofismo, cerchiamo di essere più consapevoli di queste eccellenze e discutiamo della funzione fondamentale che le Università hanno e dovranno avere sempre di più nella nostra città.

Vediamo cosa può fare il Comune per agevolare l’insieme delle Università della nostra città. Le due istituzioni più antiche devono garantire una vivacità e qualità nelle loro funzioni principali: didattica e ricerca, anche correlata al sistema produttivo toscano. I nostri due Atenei devono stare al passo con un sistema universitario che si fa sempre più competitivo. Oggi la qualità della didattica è una delle prime motivazioni di chi sceglie l’università, insieme alle possibilità di inserimento successivo nel complicato mondo del lavoro. Per affrontare queste sfide i conti devono tornare in ordine e quindi sul risanamento del bilancio dell’Università degli Studi di Siena si gioca la partita del futuro. Non spetta al Comune stabilire come fare, perché le Università sono autonome e indipendenti.

Ma il primo cittadino deve guardare con attenzione a come l’Università affronta le trasformazioni necessarie, raccomandando che le azioni di riequilibrio finanziario non vengano realizzate solo a carico dei lavoratori, con tagli lineari che per adesso hanno penalizzato soprattutto i tecnici amministrativi, i giovani ricercatori e i precari in generale. Le giuste politiche di contenimento della spesa devono essere fatte guardando anche alla ricaduta sociale che queste hanno poi sul territorio tutto e sui suoi cittadini. Ogni politica di risanamento deve tenere conto della sua possibile ricaduta esterna sull’insieme del territorio. Il nostro Ateneo viene scelto per la qualità dei servizi che garantisce e per quel mix positivo che rappresenta Siena e la sua qualità della vita. Così accade anche per l’Università per stranieri che rappresenta una eccezionale finestra sul mondo.

Il Comune deve mantenere alta la qualità dell’accoglienza globale da parte della città e deve concorrere con i due Atenei a predisporre servizi integrati capaci di rispondere alle esigenze concrete degli studenti, delle studentesse che scelgono di studiare a Siena e delle loro famiglie. La mobilità, in particolare quella sostenibile, la sicurezza nella sua accezione globale, offerte culturali e turistiche per gli studenti sono tutte azioni positive su cui il Comune deve intervenire attraverso un confronto continuo con i due Atenei e con tutte le Istituzioni e gli Enti del territorio. Abbiamo l’ambizione di contribuire a fare restare Siena una grande città del sapere, così da portare energie economiche e culturali sul nostro territorio, diventando un distretto culturale. Dove ci sono Università importanti, c’è vita, ricerca, innovazione, cultura e impresa, parole d’ordine importanti per cambiare Siena in meglio. Chi volesse università più piccole, danneggerebbe tutta la comunità. Una grande Siena non può prescindere da forti Atenei. Chiediamo al governo centrale di investire di più, non per noi ma per l’Italia. Se diventerò Sindaco, sarò al fianco dei rettori e delle comunità. Basta tagli, ma anche basta con gli sprechi, puntando sulla ricerca e sul diritto allo studio per i meno abbienti.

Chiediamo fondi per attrarre gli studenti meritevoli, mantenendo alto il livello di accoglienza finora garantito dall’azienda regionale per il Diritto alla Studio. Dobbiamo pretendere che questa grande ricchezza che sono le Università, siano amministrate con consapevolezza e competenza, ma allo stesso tempo Siena e i senesi devono essere gelosi del patrimonio importante che le Università, chi ci lavora e gli studenti rappresentano per la nostra comunità. Troppe volte si è guardato in questi anni con sufficienza a queste realtà. Non ce lo possiamo permettere più: Siena diventerà davvero città europea, quando sarà riconosciuta a livello internazionale anche per le sue importanti Università.

Carrozza continuerà a tenere gli occhi chiusi sui problemi dell’università di Siena?

CarrozzaDi seguito, quel che l’attuale ministro Maria Chiara Carrozza aveva dichiarato a Siena in campagna elettorale. Dichiarazioni generiche, quelle della ministra! Le consigliamo, pertanto, di leggere la risposta di Rabbi e il post seguente: «È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’Università di Siena». 

Maria Chiara Carrozza. La situazione dell’ateneo senese è difficile, come quella di molte altre università, ma Siena ha avuto più difficoltà. Credo, però, che sia stato fatto un grande lavoro per il rilancio dell’Università. Non conosco nei dettagli il piano di risanamento, ma lo valuto nei fatti. Siena attrae molti studenti ‘fuori sede’, ha progetti internazionali attivi e si occupa di sostenibilità a livello di tutto il Mediterraneo. Sia nel campo della didattica che in quello della ricerca, Siena ha le idee chiare. Il piano di risanamento si sta attivando con costi alti, a partire dalla riduzione del numero di docenti, purtroppo inevitabile, perché il fondo di finanziamento è diminuito drasticamente e c’è stato il blocco del turnover che ha determinato un impoverimento di tutte le università italiane.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Vi sono “idee chiare” nel campo della didattica e della ricerca? Non mi pare proprio. Il corpo docente va verso il dimezzamento ed è leggermente eufemistico definire ciò una “riduzione del corpo docente” (ma la prof.ssa Carrozza, si è posta il problema di cosa significherebbe per la sua università, e cioè Pisa, il dimezzamento del corpo docente?); per quanto al bar e dal barbiere si plauda a questo salasso, con quello che rimarrà, dopo le fuoriuscite a casaccio di un docente su due senza turn over dovute ai pensionamenti, si fa ben poco e soprattutto, il poco che si fa, lo si fa male, dovendo adoperare non quello che ti ci vuole in vista di un disegno razionale orientato verso la promozione di alcuni settori, ma semplicemente quello che ti rimane dopo il pensionamento di un docente su due. Non nutro speranze che Siena torni a essere “più bella che pria”, ma anche questa agonia e morte andrebbero governate da becchini all’altezza della situazione.

In teoria, se la Provvidenza, l’Armonia Prestabilita o il Groviglio Armonioso facessero sì che uscissero di ruolo giusto le persone “inutili” (?), faremmo appena 30 corsi di studio (ciclo completo) in tutto; poiché così non è, ed ovviamente ciò che ti rimane non è detto che assecondi la precisa miscela di docenti che la legge richiede per “accreditare” i corsi di studio, ci troveremo ancora con settori sovraffollati di personale ed altri settori esangui, e la possibilità reale di dar luogo dunque ad un numero assai più ristretto di corsi di studio. Cosicché, per l’ennesima volta, molti non potranno garantire i 20 docenti richiesti dalla legge nella precisa miscela per aprire un ciclo 3+2. Siena sarà costretta cioè a chiudere ulteriori corsi di laurea, dopo le decine cancellati in questi anni, ma mi sa che sotto la cifra di 30, entriamo in un territorio molto pericoloso (Pisa, dove insegna la Carrozza, offre oltre 80 corsi di laurea triennali e 79 specialistici, leggo nel sito). Inoltre, con i docenti più giovani a quel punto “in esubero”, oltretutto, non saprai cosa farci: siccome ciò è già avvenuto e avviene oramai da quando esistono i famigerati “requisiti minimi”, non rivelo niente di sorprendente, né di nuovo.

Carrozza dice che «Siena attrae molti studenti ‘fuori sede’». Ad oggi le operazioni di rattoppo poste in essere allo scopo di soddisfare i requisiti di docenza si sono tradotte in molti casi in un peggioramento drammatico dell’offerta formativa che, oltre allo sputtanamento totale di alcuni corsi di studio dal punto di vista qualitativo, ha portato ad una perdita secca del 17% degli iscritti e di oltre il 20% degli immatricolati in un solo anno, con punte ancora peggiori in determinati settori (fino al 25%). Drammatica la situazione dei livelli specialistici e dei dottorati di ricerca: questo per dire quanto “attrae” Siena, e la Carrozza dovrebbe saperlo, giacché ciò che ha perso Siena in termini di fuori sede è andato in larga misura a vantaggio di Pisa, diventata quest’anno il maggior ateneo toscano. Andando di questo passo, sorge spontanea la domanda, non solo di quanti studenti attrarrà Siena, ma anche quali, se cercherà di ritagliarsi uno spazio gareggiando al ribasso.

Visto che è toscana, la ministra Carrozza dovrebbe adoperarsi affinché gli atenei della regione diano corso all’art. 3 della legge di riforma, affrettandosi a instaurare intensi rapporti di collaborazione, federando i settori e i corsi di laurea che singolarmente nei tre atenei non hanno le forze per sopravvivere (e oramai il problema temo non sia più solo di Siena), condividendo dottorati, lauree magistrali e strutture scientifiche in genere: non farlo è diabolico e criminale, essendo a repentaglio la stessa sopravvivenza di tradizioni scientifiche nell’intera regione. Inoltre la ministra dovrà spiegare ai suoi colleghi senesi cosa cavolo dovranno fare man mano che i loro corsi di laurea chiuderanno per il pensionamento di metà del corpo docente.

Il lavoro di “rilancio” di cui parla Carrozza sin qui è consistito (oltre ovviamente al mantenimento della “fuffa” in omaggio alle Loro Maestà) nel nuovo assetto basato sui megadipartimenti, una struttura inevitabilmente “monstrum” e una operazione che di per sé non risolve i problemi sopra richiamati in ordine all’offerta didattica legati ai malefici “requisiti di docenza”. Trovo però grottesco che anche coloro che furono i cantori della “grandeur” senese, oggi – da un estremo all’altro, dimenticando il giusto mezzo – teorizzino un altrettanto irrealistico ateneo ridotto a dimensione lillipuziana: nondum matura est, si direbbe, visto che nell’incapacità di pensare ed attuare soluzioni efficaci, si teorizza l’estetica della catastrofe rigeneratrice e il fuoco del Walhalla.

Ancora sentenze favorevoli per chi denuncia la malauniversità

Augusto Marinelli e Quirino Paris

Augusto Marinelli e Quirino Paris

Sentenza nella causa civile Marinelli/Paris

Dopo tre anni e mezzo dall’inizio della causa civile, il Tribunale di Firenze ha emesso sentenza avversa al professor Augusto Marinelli, ex rettore dell’Università di Firenze. Nel settembre 2009 Marinelli citò il professor Quirino Paris, docente presso l’University of California, per calunnia e diffamazione a mezzo stampa, chiedendo di condannare il professor Paris «al pagamento della somma di euro 700.000,00 … a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali e morali, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali dalla domanda; 2) condannare altresì il convenuto al pagamento della pena pecuniaria nella misura richiesta di euro 50.000,00; 3) condannare il convenuto alla pubblicazione della sentenza ai sensi dell’art. 120 c.p.c. a proprie spese sui quotidiani “Il Messaggero,” “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera”,”La Nazione” e sui settimanali “L’Espresso” e “Panorama” salvo altri che l’intestato Tribunale vorrà designare; 4) con vittoria di spese, competenze ed onorari.» Il giudice, dottor Luca Minniti, nel rigettare tutte le richieste di Marinelli, l’ha condannato a pagare 42.000,00 euro al professor Paris come rimborso spese sostenute nella causa.

Le origini della disputa risalgono al 2003, allorché il professor Paris scrisse al presidente del CUN, professor Luigi Labruna, una lettera di denuncia riguardo al fatto che, nel Settore Scientifico Disciplinare (SSD) Economia ed Estimo Rurale, un gruppo di potere aveva controllato da molti anni e continuava a controllare tutti i concorsi per ricercatore e professore di prima e seconda fascia. Quel gruppo di potere era capeggiato dal professor Mario Prestamburgo, anche in qualità di presidente della SIDEA (Società Italiana degli Economisti Agrari), e il professor Marinelli (presidente della SIDEA prima di Prestamburgo) era membro del gruppo assieme ad una dozzina di altri economisti agrari. Nel giro di 24 ore, la lettera diretta al presidente del CUN fu trasmessa ai membri del gruppo di potere menzionati dal Paris, sette dei quali (ma non Marinelli) presentarono identiche e distinte querele in sette diverse Procure d’Italia, da Milano a Palermo.

A sua volta, il professor Paris presentò un esposto alle Procure di Milano, Firenze, Trieste, Ancona e Bari, denunciando le attività del gruppo di potere che agiva nel SSD Economia ed Estimo Rurale relativamente ai concorsi universitari. Il professor Augusto Marinelli, economista agrario e rettore dell’Università di Firenze dal 2000 al 2009, venne indagato anche riguardo al concorso vinto dal figlio come ricercatore di Economia agraria per un posto bandito dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Dopo circa un anno e mezzo di indagini, il fascicolo relativo al professor Marinelli venne archiviato.

Nel frattempo, le sette querele vennero unificate presso il Tribunale di Roma dove il professor Paris venne assolto con formula piena sia in primo che in secondo grado di giudizio. Nel 2010, il giudice della Corte di Appello di Roma, dott.ssa Laura D’Alessandro scrisse: «…gli atti giudiziari scaturiti dalle denunce del Paris descrivono una situazione analoga a quella delle due email corpo del reato.  La lettura della vicenda sintetizzata da parte del P.M. di Trieste non lascia dubbi attorno alla fondatezza delle accuse dell’odierno imputato al sistema accademico e specificatamente afferenti i criteri di valutazione e conferma dei professori fondati su una metodologia assimilabile a quella mafiosa… In questo contesto non costituisce superamento del limite della continenza l’aver utilizzato espressamente per descrivere la situazione termini come mafia accademica e cupola, certamente sgraditi a coloro cui erano rivolti.»

Nonostante queste sentenze assolutorie e terminati tre turni come rettore dell’Università di Firenze, il professor Marinelli intentò la presente causa asserendo che il professor Paris era stato “l’ispiratore” di una trentina di articoli (firmati da giornalisti professionisti) apparsi sulle principali testate nazionali e aveva «scatenato una vera e propria campagna denigratoria a mezzo stampa nei confronti dell’attore.» Per documentare il presunto danno patrimoniale, morale e professionale subìto a causa delle denunce fatte dal professor Paris, Marinelli presentò nel corso del dibattito ritagli di giornali locali che riportavano la sua possibile candidatura a senatore nel Mugello per conto della Margherita alle elezioni politiche del 2006. Candidatura che sarebbe svanita a seguito della campagna di stampa scatenata da Paris sui concorsi truccati.

Evidentemente, le ragioni e le documentazioni presentate da Marinelli e dai suoi avvocati non hanno convinto il giudice Minniti.

Università di Siena: in attesa del commissario liquidatore

SanRaffaele

Un amico, inviandomi un pezzo uscito sul “Corriere della Sera” (cronaca di Milano, 20 aprile 2013) riguardante l’università “Vita Salute del San Raffaele, scrive: «Come vedi, qui il commissario è stato inviato. E per “semplici” questioni di governance, non dissesti finanziari.»

San Raffaele: commissariato l’ateneo

Università, Profumo invia il suo capo gabinetto

Simone Ravizza. Il ministro Francesco Profumo invia un commissario all’Università Vita Salute del San Raffaele. La novità arriva nell’ennesima giornata di proteste e scontri, ma non c’entra nulla con il fronte caldo dei licenziamenti. La decisione di Roma s’inserisce nella partita sull’ateneo, fondato da don Luigi Verzé. Qui è in corso da mesi un braccio di ferro tra i raffaeliani guidati dalle fedelissime del prete manager (le Sigille) e i nuovi vertici dell’ospedale tenuti finora fuori dal CdA dell’università. Per risolvere la situazione – e tutelare la continuità didattica degli oltre duemila studenti – ora il ministro dell’Università Francesco Profumo invia il suo capo di gabinetto, Luigi Fiorentino. Il compito che gli è stato affidato? Recita il decreto firmato ieri: «Procedere, entro il 30 giugno, alla proposta delle modifiche statutarie necessarie a garantire un equilibrato assetto di governance dell’ateneo».

Al momento il compito di nominare i membri del consiglio d’amministrazione universitario è nelle mani delle Sigille che guidano l’Associazione Monte Tabor. Così rivedere lo statuto – come viene chiesto dal ministro – vuole dire di fatto modificare il sistema di nomina su cui fanno leva le fedelissime di don Verzé per comandare in solitudine l’ateneo. Il rappresentante del ministro Profumo resterà in carica fino all’inizio dell’anno accademico 2013/2014. «Lo scopo è facilitare il dialogo tra le parti per arrivare a una soluzione condivisa – si legge nel decreto – nell’interesse della comunità universitaria e a garanzia della continuità dell’offerta formativa».