L’Università di Siena come trampolino di lancio nazionale per Piero Tosi

Raffaele Ascheri

Raffaele Ascheri

Università: tanto buco per nulla? (da: Eretico di Siena, 20 luglio 2016)

Raffaele Ascheri. Come per l’incendio in Curia – e per molto altro, purtroppo -, qui che ci sia il corpo del reato, è pacifico; mandando tutti assolti, il messaggio del Tribunale è chiaro: c’è il fatto (200 milioncini svaniti), ma non c’è il reato (quantomeno per gli imputati).
Un suggerimento a chi non sta nella pelle per l’assoluzione, ai garantisti a targhe alterne: così come un imputato è da considerarsi innocente fino a che non arriva al Palazzaccio (Cassazione), così non è che dopo un’assoluzione in I grado, tutto venga chiuso in modo definitivo. Chiaro il concetto? Tutto lascia credere che ci sarà un Appello, e si vedrà allora.
E se Tosi (per ora) e Focardi (idem) possono tirare un per loro meritato sospiro di sollievo, facciamo sommessamente notare che – oltre ai profili di falsa testimonianza e calunnia che già si stagliano, nitidi, all’orizzonte per Interi e Santinelli -, la manna della prescrizione è già arrivata: non luogo a procedere per la storiaccia del bar dell’ex manicomio (fra gli imputati, l’ex Consigliere comunale piddino David Chiti, oggi uomo di punta di Scaramin Scaramelli: prescritto, Chiti, non certo assolto).
Infine, come commento a caldo (ma non a bollore): come sempre in questi casi, bisogna sapere dividere le responsabilità politico-morali da quelle (per ora) giudiziarie.
Chi è che aveva fatto dell’Università senese – per usarla come trampolino di lancio nazionale – una macchina capace di autoincensarsi ogni mezz’ora scarsa? L’ultimo dei docenti, o forse – con qualche responsabilità politica – il professor Tosi? 200 milioni, sembrano pochi, in una comunità in cui lo sport comunale era quello di fare sparire milionate di euro dai bilanci, da Mps in giù?
Il buon Focardi, almeno, portò i libri in Tribunale, con un gesto di discontinuità e di rottura, in una Siena – allora anche più di adesso, quindi fate voi – omertosa ed occultatrice fino a dentro il midollo.
Eh, vuol dire che è come per i miliardi (!) di Antonveneta, come per l’incendio in Curia et alia: lo Spirito Santo, a Siena, agisce spesso in modo originale. Per sottrazione, come dire…

Tutti assolti: il buco e il falso in bilancio sono stati dimostrati, ma non si sa chi li abbia provocati!

Ateneo-con-buco

S’è concluso ieri il processo sulla falsificazione dei bilanci dell’Ateneo senese, con l’assoluzione di tutti gli imputati con le formule di rito «per non aver commesso il fatto» (rettori e direttori amministrativi) e «perché il fatto non costituisce reato» (revisori dei conti). Sull’argomento ci ritorneremo nei prossimi giorni! Oggi pubblichiamo l’articolo (apparso su questo blog il 29 settembre 2014) che presentava l’inizio del processo e che, all’indomani della sua conclusione, mantiene intatta la sua attualità.

Domani comincia il processo sul dissesto dell’ateneo senese

Daniela Orazioli (UGL-Università di Siena). Dopo sei anni, siamo arrivati alla prima udienza del rinvio a giudizio per i responsabili del crack dell’Ateneo senese. Auguriamoci che davanti alla sede del tribunale ci sia una ben nutrita rappresentanza di tutti quelli che da questi “scellerati“ gestori dei bilanci hanno subìto danno. Da sottolineare, comunque, che la gravità non è riferita soltanto alla natura economica, come se questa fosse di poco conto, ma soprattutto alla sfera etica. Da ricordare l’annientamento del futuro di un’intera generazione; la scomparsa dall’Ateneo di tutti quei giovani borsisti, dottorandi, etc. che avrebbero dovuto costituire il fisiologico ricambio generazionale per la nostra secolare Università. Con loro abbiamo perso ciò di cui la scienza ha più bisogno: curiosità, entusiasmo, speranza, passione giovanile. I nostri giovani, a prescindere dal risultato del processo, non saranno più recuperabili. Grazie ai responsabili del dissesto!!! I tempi biblici delle indagini e poi della giustizia non fanno certo immaginare che stiano ancora lì ad aspettare! I migliori sono andati a far crescere altri paesi, dove i cervelli non si buttano; altri si sono adattati, ripiegando su qualche palliativo che potesse consentir loro di “campare”. Chi è rimasto, come i docenti e il personale tecnico e amministrativo, che fa???? Parlando con i colleghi non sentiamo che scoramento, mortificazione, frustrazione, assenza di aspettative. Chissà quali risultati abbia sortito l’indagine sul personale tecnico e amministrativo riguardo allo stress correlato al lavoro. Sarà emerso tutto ciò? Sono quantizzabili danni del genere? Forse no, e allora finirà tutto a tarallucci e vino? Noi non ci stiamo!!!

È proprio vero quel che dice Aldo Berlinguer: «il mio nome è un bersaglio che piace e fa notizia»

Aldo Berlinguer

Aldo Berlinguer

Berlinguer jr. condannato. Soldi pubblici per la sua villa   (il Giornale, 9 luglio 2016)

Fabrizio Boschi. Berlinguer è un cognome che a Siena fa eco. Ad importarlo da Sassari è stato, nel lontano 1969, il «grande vecchio», Luigi Berlinguer, ex ministro della Pubblica istruzione con Ciampi, Prodi e D’Alema, cugino di Enrico e di Giovanni Berlinguer. A portare avanti il buon nome della «casata» è oggi il figlio Aldo, che in città non si è fatto mancare nulla, neppure i guai: in questi giorni la Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire 819mila euro al ministero dello Sviluppo economico. L’accusa sostiene che sia stato l’ideatore, il regista e il filo conduttore di una truffa aggravata per l’ottenimento di un finanziamento, erogato in tre tranche fra il 2005 e il 2008, che invece di venire usato per lo sviluppo di un’attività professionale di consulenza (come dichiarato al ministero), è servito per comprare Villa Atzeri a Cagliari, una porzione della quale è stata poi acquistata con due spicci da Aldo Berlinguer, per suo uso privato.

La società beneficiaria di quel finanziamento pubblico era la Slc Service (poi fallita), con sede a Siena, di cui Berlinguer era amministratore. Tale società di consulenza dichiarò l’intenzione di spostare la sede legale a Cagliari e di incrementare le proprie attività in Sardegna. Tutto falso. Il finanziamento doveva servire, infatti, per l’acquisto di Villa Atzeri, dove sarebbero stati aperti i nuovi uffici della Slc. False le fatture, false le assunzioni di 22 dipendenti, falso che la Slc fosse operativa a Cagliari, falso il precipitoso allestimento di una parvenza di sede sociale a Villa Atzeri: un teatrino per ingannare gli ispettori ministeriali che visitarono l’immobile nel 2008. Vero solo che Aldo Berlinguer, «grazie a un complesso e a tratti sorprendente rapporto contrattuale con la Slc Service», scrivono i giudici nella sentenza, sia divenuto proprietario del piano nobile della villa (8 vani e mezzo) versando «l’irrisoria somma di 75mila euro».

All’epoca Aldo Berlinguer era consigliere della Mps Gestione Crediti Spa ed esperto, dunque, in materia di sovvenzioni pubbliche. La pratica di finanziamento venne istruita, infatti, dalla stessa Mps. Tutto torna. La procura lo accusa di aver indotto in errore il ministero in merito alla sussistenza dei requisiti per il finanziamento, che si proponeva di sostenere lo sviluppo di aree depresse della Sardegna.

Una volta un giornalista definì l’intreccio che da sempre c’è a Siena tra politica, informazione e finanza, un «groviglio armonioso». Lo stesso groviglio, tra banca, università e politica, nel quale hanno sempre sguazzato i Berlinguer. Aldo, oggi 47enne, ha da sempre beneficiato di quel «sistema Siena» del quale il padre è stato l’inventore. Centro del potere politico e finanziario, una città dove chi ricopriva cariche istituzionali e di partito (prima Pci, oggi Pd), era unto da un senso di onnipotenza e di intoccabilità. Bastava far parte di quel groviglio, per beneficiare di nomine, promozioni e avanzamenti di carriera. Come è successo ad Aldo.

Nel 2002 è nel cda dell’Aeroporto di Siena (fino al 2007), dal 2009 al 2012 lo accoglie «babbo Monte» (anche suo padre è stato membro della Deputazione amministratrice dell’istituto negli anni Settanta) ed entra a far parte anche del cda di Banca Antonveneta (poi finita al centro del risiko bancario che portò al crac). Dal 2005 professore ordinario di Diritto comparato all’Università di Cagliari, il suo nome è stato speso anche per il posto di rettore dell’Università di Siena come lo è stato suo padre dal 1985 al 1994. Da poco catapultato dalla Toscana alla Basilicata, nella giunta Pd di Marcello Pittella (fratello di Gianni) come assessore all’Ambiente, si sta preparando a far parte di un comitato scientifico di costituzionalisti per sostenere il sì alla riforma Renzi.

A proposito, quel giornalista è il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e direttore del Corriere di Siena, Stefano Bisi, il più importante massone della città, amico intimo dei Berlinguer. Chissà se Bianca manderà in onda sul Tg3 la notizia della condanna di suo cugino.

Siena, colpita al cuore e depredata dai nuovi barbari, è rimasta indifferente

Altan-erroriDopo l’ultimo episodio della saga di Banca MPS, dopo la requisitoria  del pm Nastasi (il 5 luglio scorso, di cui nessuno ha parlato) nel processo per il dissesto da 270milioni di euro nell’Ateneo senese, dopo l’elezione del nuovo rettore (sostenuto dal grande vecchio), dopo la condanna di Aldo Berlinguer da parte della Corte dei Conti di Firenze, in attesa del rinvio a giudizio del Sindaco, torna di attualità questo efficacissimo articolo di Marco Sbarra su Siena.

Dal Monte a Monte Pio: la legge dell’omertà vince (Da: il Cittadino online, 30 giugno 2016)

Marco Sbarra. Ho letto il suo editoriale «“Siena felix”, perduta per sempre» tutto d’un fiato, direttrice Ruscitto, e alla fine sono stato colto da un sentimento di costernazione mista a indignazione. Come è potuto accadere che la grande Siena, città di nobili tradizioni, culla di straordinarie attività artistiche e culturali e sede di una banca prestigiosa, sia caduta oggi in un vortice di inimmaginabile decadenza? La città del Monte, osservata dall’esterno, pare immersa in un tragico incubo, nel quale un Grande Fratello rapisce l’anima e il pensiero dei suoi abitanti e li tiene sotto stretto controllo, grazie ad una propaganda capillare e a persuasivi sistemi di convincimento. Si intuisce la presenza di una ragnatela invisibile che tutto avvolge e sopisce, l’esistenza di un copione già scritto che tutti (o quasi) osservano pedissequamente.

No, non siamo certamente in presenza di un sistema mafioso in senso stretto e, grazie a Dio, le lupare si vedono solo nei film. A Siena però non mancano elementi inquietanti quali l’assoluta segretezza che ancora circonda snodi decisivi della vicenda Monte e l’omertà che regna nella società civile. Addirittura prende sempre più corpo l’ipotesi terribile che l’affaire Antonveneta abbia partorito un omicidio. Diventa infatti sempre più difficile negare che la sera del 6 marzo 2013 sia stata tappata la bocca a una persona che era ai vertici del Monte dei Paschi e che aveva manifestato l’intenzione di parlare con i magistrati nel corso dell’indagine sull’acquisizione di Antonveneta. Troppe evidenze ormai costringono a prendere atto che la verità ufficiale fa acqua da tutte le parti.

Cara Direttrice Ruscitto, no, non vi potrà mai essere alcun rinnovamento a Siena, né una fondata speranza di arrivare a quelle certezze che sole potrebbero far cambiare colore all’orizzonte. L’esito della storia è già scritto: nessuno di coloro che hanno provocato lo tsunami che si è abbattuto sulla città, nemmeno i caporali che hanno eseguito gli ordini, risponderanno delle loro colpe. Perché Siena è avvolta nell’omertà. Tanti conoscono come si sono svolti i fatti, molti sono in possesso delle prove che condannerebbero i responsabili delle scelleratezze compiute, ma tutti si sono dati la consegna del silenzio. Nemmeno la drammaticità della vicenda Antonveneta, archetipo emblematico del Sistema Siena, è riuscita a scuotere le coscienze dei senesi. Solo pochissime persone si sono esposte pubblicamente per reclamare la verità sulle vicende vissute, nessuna terra bruciata è stata fatta davanti ai responsabili del fallimento.

Già, ma quanti uomini liberi vivono a Siena, capaci di resistere alle lusinghe e alle pressioni di un sistema che godeva di flussi finanziari immensi provenienti dal Monte? Pochi, pochi davvero, se rapportati alla moltitudine di coloro che hanno accettato il compromesso con il potere, condannandosi così, per paura e interessi di bottega, ad un silenzio imbarazzante. Credo che solo a Siena sia potuto accadere di assistere ad uno spettacolo indegno come il rinnovo della fiducia alla formazione politica prima responsabile dello sfascio, completato con la chicca finale dell’operazione proditoria portata a termine dalle quinte colonne della maggioranza, che hanno falsato le intenzioni di voto.

Nemmeno la tragedia del Vicolo di Monte Pio ha scosso dal torpore i senesi, che si sono ben guardati, a parte poche decine di persone, dal manifestare solidarietà e vicinanza alla moglie di David e alla sua famiglia, lasciate sole dai tanti falsi amici. Solo uno è rimasto, come amaramente confessato dalla signora Tognazzi. Per cui i boiardi della vecchia nomenklatura di Siena possono continuare, con la consueta sicumera e tracotanza, a tirare le fila del governo della città. Parole come amor proprio, dignità, coerenza sono sparite, sostituite da vocaboli come cortigianeria, pavidità e vile opportunismo.

Per fortuna a tenere alto l’onore della Città rimane nella società civile e politica una pattuglia di persone libere che non si cura di essere emarginata e soggetta a intimidazioni da parte del Sistema e fa sentire forte la sua voce. L’opposizione continua a rimanere ostaggio di una maggioranza delegittimata e non riesce a incidere efficacemente. Prenda esempio dall’ex consigliere dottor Neri e si dimetta in blocco, denunciando l’illegittimità politica e morale di Valentini e compagni. Lavorare fianco a fianco con la parte politica responsabile della vicenda Monte, intrattenere rapporti con quegli esponenti politici che hanno certificato nero su bianco che a decidere la strategia del Monte non erano Mussari, né tantomeno Vigni o Mancini, ma i loro maggiorenti di Roma, significa legittimare la realtà di una banca importante come il Monte governata non dal suo Consiglio di Amministrazione, ma da un partito. Pare incredibile, ma è successo davvero. Fa sorridere amaramente che ci si lasci andare a scazzottate per qualche diatriba paliesca, mentre si assiste senza muovere un dito al sacco della città. Mysteria senensis… E il grande Fratello continua a tessere la tela intricata che ammanta e comprime.

Sì lo so, viene facile obiettare a chi scrive di voler dare lezioni senza titolo e di offendere i senesi. È vero, io non ho alcuna particolare credenziale, ma nemmeno l’attitudine a fare il professorino saccente. Mi limito a constatare la realtà di una città come Siena che, colpita al cuore e depredata dai nuovi barbari, è rimasta indifferente. E ciò mi riempie di tristezza e sdegno. Passare alla storia come moralmente responsabili per aver permesso il sacco di Siena credo che non faccia piacere ai suoi cittadini.

Altri titoli di merito per l’elezione di Aldo Berlinguer a rettore dell’Università di Siena

Aldo Berlinguer

Aldo Berlinguer

L'Espresso

Crescono le possibilità di vedere un altro Berlinguer alla guida dell’ateneo senese. La proposta di candidarlo nel mese di maggio non è stata accolta, ma la presunta ineleggibilità di Frati e i titoli di merito di Aldo fanno crescere sensibilmente le quotazioni di veder realizzata a Siena al massimo livello la dinastia accademica della famiglia Berlinguer.

Aldo Berlinguer una storia tutta senese (da: Bastardo Senza Gloria, 4 luglio 2016)

Aldo Berlinguer da Siena con furore, è uno di quei personaggi che ha sempre beneficiato da quel sistema Siena del quale faceva parte e del quale il padre Luigi ne era uno degli inventori e colonna portante. La sua storia parla da sé, ed è strettamente intrecciata con tutte le fasi di sviluppo, che vedrà Siena diventare centro del potere politico e del potere finanziario, una città dove chi ricopriva cariche istituzionali e del partito (l’attuale Pd), era pervaso dal senso di onnipotenza e intoccabilità, della Siena da bere, dove bastava essere parte del groviglio (oggi andrebbe di moda dire del cerchio magico), per beneficiare di nomine, promozioni e avanzamenti di carriera.

Aldo comincia a muovere i suoi primi passi nella “super Siena” nel 2002 quando viene nominato nel Cda dell’Aeroporto di Siena fino al 2007, quello che doveva essere ampliato, quello che le manie di grandezza e onnipotenza degli allora dominus senesi volevano far diventare un aeroporto da far concorrenza a Firenze. E così Aldo continua dopo il 2007 la sua carriera senese, venendo nominato dal 2009 al 2012 nel Mps Gestione crediti Spa. Poteva mancare una nomina in una controllata di Mps? Certo che no. Chissà se Aldo potrebbe raccontarci qualcosa a proposito dei crediti, soprattutto quelli deteriorati. Ma ecco che arriva la consacrazione. Nel 2011 fino al 2012, anche perché dopo sparisce, viene nominato nel Cda di Banca Antoveneta spa. Praticamente possiamo asserire che Aldo ha fatto tutta la gavetta nei posti chiave che sono saliti poi alle cronache, come snodi importantissimi per capire l’ascesa e poi il declino del groviglio armonioso senese. Il potere politico istituzionale era allora rappresentato dai Mussari, dai Mancini, dai Ceccuzzi e Ceccherini, tanto per ricordarsi.

Veniamo in questi giorni a sapere che Aldo Berlinguer è stato condannato dalla Corte dei Conti al risarcimento di 819.000 euro in favore del Ministero dello sviluppo economico. Il nostro aveva fondato una società la SLC Service srl di cui era anche amministratore in seguito poi fallita, ma aveva nel frattempo la SLC avuto accesso al finanziamento di ottocentomila euro da parte del Ministero dello sviluppo economico, per i motivi riportati in uno stralcio della sentenza “previo trasferimento dell’attività societaria della SLC Service srl da Siena a Cagliari, dunque in area considerata depressa e come tale potenzialmente beneficiaria di contributi pubblici“. Ma le cose evidentemente non stavano proprio così, tanto che la Guardia di Finanza indagando, ha portato alla luce altri tipi di attività, non proprio in linea con la buona condotta da seguire quando si accede a finanziamenti agevolati da parte dello Stato. Tanto è vero che è andata a finire così: “Secondo la Procura regionale dagli atti del giudizio sarebbe quindi dimostrato che il Berlinguer è il regista dell’operazione complessiva nonché amministratore di fatto della SLC SERVICE, nonché delle società SLC Consulting, Studio Legale e Commerciale, SLC Charter e Woodstock“. E ancora: “In conclusione la Procura afferma che all’esito delle indagini è emerso che tutti i convenuti hanno preso parte all’affare illecito per fini speculativi nell’ambito della regia di Berlinguer Aldo. Dagli atti sarebbe emerso che la SLC SERVICE non sarebbe mai stata operativa nel settore consulenziale per la quale era stata costituita, posto che le poche operazioni effettuate sarebbero del tutto generiche ed improbabili ben potendo dirsi fittizie, mancando la benché minima documentazione giustificativa delle stesse. Inoltre la stessa non sarebbe mai stata trasferita da Siena a Cagliari. Viene dunque domandata la condanna solidale di tutti i convenuti”.

Insomma una tipica storia senese, dall’epilogo perfettamente in linea con quanto successo a questa città e ai suoi più autorevoli rappresentanti. Per la cronaca il padre di Aldo, Luigi Berlinguer, è uno dei promotori a favore della riforma costituzionale del duo Renzi-Boschi, questo è bene ricordarselo ed è bene ricordarsi dove si schierano certe persone, per avere bene a mente lo scacchiere futuro. Meditate gente, meditate.

Università di Siena: tra le fallacie dei suoi rettori e dei lettori di blog

AltanCon il post precedente auspicavo che qualcuno regalasse un libro di ragioneria ai due rettori che, proprio in virtù delle balle raccontate sul risanamento dei conti, sono riusciti nell’intento di far eleggere rettore il prorettore Frati. Addirittura, il neoeletto dichiarava alla giornalista (che gli chiedeva “se il bilancio è davvero in ordine”): «dal 2013 al 2015 il bilancio consuntivo si è chiuso con un utile di esercizio rispettivamente di 9, 10 e 5 milioni di euro. Ora ci sono risorse libere per fare investimenti.» Facevo notare ai due rettori che «anche se fosse vero che c’è un utile di esercizio, il risultato gestionale deve essere destinato a copertura del deficit patrimoniale!». Un altro argomento, evidenziato da Rabbi Jaqov Jizchaq si riferiva alla richiesta razionalizzazione dell’offerta formativa in Toscana che rischia, per come si sta attuando e sulla base di notizie trapelate dall’ambiente politico, di trasformare l’ateneo senese in una sede che si focalizzerà sulla didattica nelle lauree triennali. Un anonimo lettore, con il nickname di “dubbioso”, non ha gradito le critiche, accusandoci di essere “frignoni” e un “pozzo di lamentele”. Di seguito i commenti.

Dubbioso (lettore del blog). Ma basta!!! Siete un pozzo di lamentele. La vera piaga italiana: i frignoni. Non se ne può più. Che poi pare che lei vive sulla luna: i suoi “protetti” sono tra i testimoni più ferventi di sottobancherie ed accordini a convenienza. Ma per i favoriti si è ciechi, ovviamente.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Caro “Dubbioso”, innanzitutto non ho chiaro chi siano i “noialtri” e i “voialtri”, ma se c’è una cosa insopportabile di questo paese è che se uno osa porre, in maniera argomentata e documentata, una questione, anche se si tratta di una questione seria e grave, di vitale importanza, che urge chiarire, la reazione di tanta gente non è quella di domandarsi a sua volta se c’è del vero nelle perplessità che costui espone, nei dubbi che solleva, se certe affermazioni siano vere o false, bensì di chiedersi chi sia colui che tanto ha osato, peccando di superbia.

“Chi sarà quello che ha detto che piove? Se è un professorone ordinario, allora devo assumere un tono vittimistico contro “la casta”. Se invece è uno di quelli da meno, allora, siccome non conta una mazza, posso assumere un tono arrogante”. Pensando all’interlocutore, ci si chiede chi sia il su’ babbo, la su’ mamma, la su’ zia, il suo padrone, la sua stirpe, quanti siano i quarti di nobiltà, quale sia il suo tasso di colesterolo, il conto in banca, la sua fazione, se sia guelfo o ghibellino, Torre o Oca, chi lo mandi, se gerarchicamente stia di sopra o di sotto di me, quali interessi difenda (perché uno che non difende interessi di parte, si dice, ovviamente tacerebbe) e se quello che sostiene sia conforme ai pareri delle riconosciute ed ossequiate auctoritates.

Tutto, all’infuori della questione essenziale: se dico “piove”, la mia affermazione è vera oppure falsa, a seconda che piova o no, e per verificarlo non servono alberi genealogici, ma basta mettere fuori il naso; chi sia colui che pronuncia questa frase, se la intoni o la declami, se con voce di tenore, soprano o castrato, in Do maggiore o in La minore, ridendo o piangendo, è del tutto irrilevante. Il libero esame non abita qui. Si prediligono gli argomenti ad personam, dove, invece di controbattere alle tesi dell’interlocutore, lo si offende, gli argomenti ad hominem, che allontanano dal tema centrale della discussione alzando polveroni e così via. Ora, questi argomenti sono classificati di solito come fallacie: che a questo modo di argomentare fallace si faccia ricorso a piene mani anche per discutere questioni di fatto nel contesto di un confronto su temi inerenti l’università, è qualche cosa di grottesco prima di tutto sotto il profilo culturale. Forse è preferibile non discuterne affatto?

Giovanni Grasso. Riccaboni e Frati eludono da un anno questa domanda: «il bilancio consuntivo 2013 è falso o no?». Il lettore “dubbioso” non lo vuol sapere. Noi, invece, sì; e continueremo a chiederlo finché non avremo una risposta.

Sena da Oxfo. Se il tuo stato d’animo incerto ed esitante (Dubbioso) ti porta ad affermare quanto sopra, a noi “noialtri” poveri disgraziati frignoni, ottava e vera piaga italiana (le altre sette, per fortuna, si sono dissolte nell’antico Egizio), non ci resta che… Non ci resta che piangere (M. Troisi & R. Benigni, 1984).
Geniale film, dove Lei avrebbe sicuramente ricoperto il ruolo di Girolamo Maria Francesco Matteo Savonarola, mentre “noialtri” saremmo stati, certamente, costretti a scrivere la mitica lettera.
Infine, caro Dubbioso, i toni del tuo post mi ricordano un vecchio lettore del blog, cal (meglio conosciuto come “dottor A.G. Duplica), chissammai!

Ateneo senese: che la cruda realtà prenda il sopravvento, dopo le ampie aspersioni di vacuo ottimismo e i ludi elettronici del voto telematico

Altan-ultimiFrancesco Frati. Il 2016 presenta segnali di ripresa: l’organico aumenterà di circa 15 unità. Venti professori andranno sì in pensione, ma il 1 novembre assumeremo 25 ricercatori e nel corso dell’anno arriveranno da fuori 10 professori associati o ordinari.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Vale la pena di ricordare che i “ricercatori” sono contratti a tempo determinato, perché il ruolo di ricercatore è stato cancellato dalla legge Gelmini. Non mi sembra dunque corretto conteggiare anche 25 contratti a tempo determinato come se fossero già professori di ruolo (e chissà se lo saranno mai). Dunque il trend negativo si attenua, ma continua e i problemi che questo crea sono quelli che in questo blog sono stati a più riprese evidenziati. Se fa ancora fede la tabella con i dati ufficiali dell’università, in realtà nei prossimi anni di docenti ne verranno a mancare un altro centinaio, che si andranno ad aggiungere ai 328 già andati in pensione dal 2008 ad oggi (1056-728=328). Non è dunque esagerato ripetere che il corpo docente sarà quasi dimezzato. Se, come dice Frati, nel corso del 2016 andranno via 20 professori di ruolo ed entreranno 10 professori di ruolo (i primi dopo un decennio, se si eccettuano quei quattro o cinque a carico dell’AOUS!), in realtà il corpo docente di ruolo nel corso di un anno perderà almeno altri dieci membri. Dico “almeno” perché faccio notare che nel 2015 sono andati via (fra decessi, trasferimenti o maturate condizioni) 69 docenti più del previsto.

Valeria StrambiSe Firenze ha una vocazione generalista e Pisa è punto di riferimento per la ricerca, Siena continuerà a focalizzarsi sulla didattica di primo livello?

Frati. L’ateneo senese è tutto fuorché un super liceo o un’Università vocata solo alle lauree triennali. Lo dimostrano i dati: sono di più gli studenti iscritti alle magistrali e chi proviene da fuori regione è attratto soprattutto dall’offerta specialistica.

Rabbi. Condivido pienamente l’afflato. Ripeto che il sistema italiano non prevede (ancora) una distinzione netta fra “teaching university” e “research university”, ma intanto noto che l’insistenza su questo argomento (sul quale Repubblica torna per la seconda volta a distanza di poco tempo) lascia trapelare che a livello politico fuori dalle mura di Siena il discorso è oramai passato. Inoltre a me risulta anche che molti studenti vadano via dopo le triennali, e questa è una parte significativa dell’esodo (3700 iscritti alle magistrali nel 2008-2009, contro i 2900 nel 2015, non essendovi più, in molte aree, un’offerta a livello di lauree magistrali chiaramente caratterizzata. Mi sembra che il discorso di Frati colga dunque un aspetto della realtà: quello dei settori tutto sommato rimasti in piedi dopo il terremoto. Non chiarisce cosa farne del resto, che non è necessariamente “fuffa” (anzi…), in ispecie tutte le aree che nei prossimi anni verranno ulteriormente desertificate dai pensionamenti, atteso che non ha senso continuare a mettere insieme i brandelli rimasti battezzandoli ogni volta con un nome diverso ed altisonante. Voglio dire, alla fine la “Soupe à l’oignon” è solo una zuppa di cipolle.

Davide Faraone (sottosegretario all’Istruzione). Le università statali sono 60. In proporzione abbiamo meno atenei che altri paesi europei, ma il problema è la qualità: dovremmo evitare di creare doppioni ovunque e dovremmo potenziare e razionalizzare costruendo sinergie tra le regioni e spingere in ogni regione per un coordinamento tra gli atenei in relazione all’offerta formativa e di questi con i singoli territori.

Rabbi. Ora, non ho capito come dovrebbe attuarsi questa razionalizzazione dell’offerta formativa sul territorio toscano; se cioè l’attuazione di un processo di razionalizzazione non debba avvenire attraverso una forma esplicita di comunicazione, di collaborazione, di patteggiamento, di mobilità e di scambio tra atenei. Altrimenti non si capisce che cavolo si voglia intendere parlando di “razionalizzazione dell’offerta” e “sinergia”, e la cosa inquieta non poco, perché il sospetto è che nella divisione dei ruoli, uno faccia l’incudine e l’altro faccia il martello. O forse si ritiene che, pur operando ciascuno per proprio conto, poi tutto si tenga assieme per una sorta di leibniziana “armonia prestabilita”, in cui ciascuna monade, pur non comunicando, si trovi spontaneamente a prendere il posto che le compete nell’ordine del cosmo? Devo dire che quest’ipotesi, più che alla metafisica leibniziana mi fa pensare al tizio che si era fidanzato con una donna, ma lei non lo sapeva.

Terminati i ludi elettronici del voto telematico, che sono stati preceduti da ampie aspersioni di vacuo ottimismo, spero che la cruda realtà riprenda il sopravvento. Informa il Rettore uscente che “malgrado i recenti annunci sulla ristabilizzazione del FFO, i fondi non vincolati sono stati ridotti di un ulteriore 1%, diminuzione che si aggiunge ad una situazione di sottofinanziamento ormai endemico”. Insomma, poca roba, si dirà, ma un piccolo segnale della lenta erosione che non consente, al di là degli slanci volontaristici tipici delle campagne elettorali, di pensare realmente a prospettive di sviluppo. Le università italiane, soggiunge il Rettore uscente, “prenderanno una posizione” in proposito. Immagino che posizione. Qualcuno in stazione eretta, sì da consentirgli una agile locomozione, altri in un genere di postura arcuata che rende la deambulazione assai più impacciata.

Qualcuno regali un libro di ragioneria ai rettori dell’Università di Siena Riccaboni e Frati

Francesco Frati - Angelo Riccaboni - Roberto Morrocchi (membro del CdA)

Francesco Frati – Angelo Riccaboni – Roberto Morrocchi (membro del CdA)

Ma questi due ci sono o ci fanno? Anche se fosse vero che c’è un utile di esercizio, il risultato gestionale deve essere destinato a copertura del deficit patrimoniale! Leggere e riflettere sull’intervista a Frati.

«L’ateneo ha risorse per crescere» (La Repubblica, 26 giugno 2016)

Valeria StrambiProfessor Frati, il bilancio è davvero in ordine? Quali le prime mosse?

Francesco Frati – Per tre anni, dal 2013 al 2015, il bilancio consuntivo si è chiuso con un utile di esercizio rispettivamente di 9, 10 e 5 milioni di euro. Ora ci sono risorse libere per fare investimenti. Sono quattro le aree: ricerca, servizi agli studenti, innovazione e internazionalizzazione. Uno dei primi passi sarà sostenere l’attività di ricerca dei docenti attraverso fondi. Questo avrà un sicuro ritorno per tutto l’ateneo dal momento che il Ministero eroga sempre più finanziamenti in base alla Vqr, la valutazione della qualità della ricerca, per la quale Siena si è distinta.

Agenda per il nuovo rettore dell’Università di Siena

Piero Tosi - Silvano Focardi - Angelo Riccaboni

Piero Tosi – Silvano Focardi – Angelo Riccaboni

Rabbi Jaqov Jizchaq. Mi permetto sommessamente di sottoporre questa agenda al nuovo Rettore.

«L’università riparte da un bilancio che è risanato, andiamo avanti guardando al futuro e con una forte volontà di innovarci ancora… Ora che il bilancio dell’ateneo è risanato, possiamo tornare a investire.» Frati

Gli risponde il prof. Petraglia: «L’esempio è quello del paziente dopo l’operazione: non è più in pericolo di vita ma ancora non può essere del tutto sano». Io direi piuttosto: la casa di Swift, così perfettamente “equilibrata” che rischiava di crollare non appena vi si posava un passero. Gli rispose anche il prof. Grasso… un chiarimento definitivo sullo stato delle finanze sarebbe auspicabile (e pensare che io credevo che la matematica fosse una scienza esatta!).

«Abbiamo perso numerosi docenti. Il blocco del turnover: significa avere forza lavoro che viene immessa per solo una frazione di quelli che perdiamo per prepensionamento, è un depauperamento che indebolisce tutti.» Frati

Beh, insomma, non proprio tutti: ci sono settori che si sono svuotati perché il personale era più anziano e meno numeroso: è un demerito? Ci sono inoltre settori riempiti a dismisura di personale giovane ai tempi dello scialo: è un merito? Ho riportato tempo fa un articolo in cui si diceva che gli ordinari più anziani in Italia sono quelli di Fisica. Basta inoltre guardare il sito del MIUR alla voce “Siena” e agli anni 2007- 2008, settore per settore, per rendersi conto degli squilibri. Anche ieri, al bar, ho sentito uno che proclamava questa teoria: 600 docenti bastano, in nome del “piccolo è bello”. Ma bastano per fare cosa? Chi ti mantiene il giocattolino “piccolo e bello”? La gente parla come se un oncologo o un etruscologo fossero intercambiabili, come se stessimo parlando di mandrie vaccine. Ne ho desunto che devo bere meno caffè. E con 1000 amministrativi che ci fai, se continui a smantellare le strutture didattiche e della ricerca? Intanto guardiamo alla realtà: la perdita del 43% del corpo docente a caso, cioè sparando nel mucchio, con conseguente desertificazione e smantellamento di diverse aree scientifiche, ha poco a che vedere, sia col merito, che con la razionalizzazione. La programmazione dei ruoli per il futuro immediato (sulla base dei “punti organico” toccatici) non credo consenta di rimpiazzarne nemmeno un decimo. Si dà dunque per scontato che ciò che è morto o moribondo, non risorgerà. R.I.P.

«Potenziare il sistema di sostegno alle attività di ricerca incrementando piano di sostegno alla ricerca e costituire gruppo di persone che si formano continuamente e aiutano i ricercatori a redigere i progetti, dobbiamo incrementare nostra attività facendo vedere che siamo i primi in Italia per servizi offerti. Creare cabina di regia per innovazione e dobbiamo lavorare su sistemi informativi». Frati

Direi che da chiarire, innanzitutto, c’è il ruolo e le peculiarità dell’ateneo senese nella cornice del bel quadretto dipinto dal prof. Barocci, nonché dall’ANVUR, da esponenti di governo ed opposizione (ci muoviamo nel quadro della legge Gelmini), e da tutta una “corrente di pensiero” che vuole la concentrazione delle risorse in pochi grossi atenei di ricerca siti in specifici territori, onde sfruttare le economie di scala, quindi la distinzione fra molte università “di massa” (professionalizzanti, o di pura didattica di primo livello) e poche università “d’élite” (di ricerca). La posizione rispetto agli altri atenei toscani non può essere né di mera sudditanza (servo e padrone), né di totale mancanza di collaborazione, considerato che diverse aree scientifiche rischiano di sparire dall’intero comprensorio universitario toscano.

Also sprach Faraone«dovremmo evitare di creare doppioni ovunque e dovremmo potenziare e razionalizzare costruendo sinergie tra le regioni e spingere in ogni regione per un coordinamento tra gli atenei in relazione all’offerta formativa e di questi con i singoli territori.»

Se in definitiva è opinione del rettore Frati che Siena debba differenziarsi puntando sulle scienze della vita, è evidente che per pretendere di primeggiare in un terreno dove pascolano anche dirimpettai così ingombranti, dovrà investire quasi tutto su questo progetto e pertanto niente su molto del resto: che prospettiva ha chi è escluso dal cono di luce delle “scienze della vita”? Leggo che il piano del rettore uscente di Pisa era quello di creare un ‘maxidistretto federato’ delle università toscane, Firenze, Pisa e Siena, mettendo insieme risorse, organizzazione, e percorsi di studio, in modo da far fronte al “progressivo depauperamento del corpo docente” e rilanciare, così potenziata, l’offerta degli atenei della regione nel panorama accademico internazionale. L’elaborazione del piano per creare il ‘distretto federato’, diceva, “trova concordi tutti e tre i rettori [toscani]”. Sono ancora concordi, i nuovi rettori appena eletti? E come si articola questo piano?

Come ho sommessamente suggerito in uno dei precedenti messaggi, questo può voler dire due cose: una buona e una cattiva. Quella cattiva è evidente: che tutte le eccellenze rimaste fuggano da Siena. Spero per converso (e questo è il lato positivo) che la costituzione di poli regionali dotati di “massa critica” centrati sulle scienze pure, faccia sì che si preservino tradizioni profondamente radicate nella civiltà di questa regione, non più sostenibili localmente: ma per favore, si spiccino! È infatti inutile tentare di rianimare un morto. Devo dire che, sebbene comprenda la necessità, la prospettiva non mi entusiasma: temo che a Siena si stia affermando un concetto provinciale e decadente di “cultura” intesa come orpello, roba di basso profilo da smerciare in sagre primaverili non molto stravinskiane.

Ricordo l’incipit del programma di Rossi, che già citammo in tempi non sospetti in questo blog, una frase del compianto prof. Giorgio Israel: «La sciagurata diatriba tra le due culture danneggia entrambe. Nella furia di distinguerle, le scienze vengono separate dalla cultura e pensate come mere abilità pratiche, predicando che solo ciò che ha un’utilità diretta vale qualcosa. Non a caso stiamo perdendo il senso della parola “ricerca”, ormai sinonimo di “innovazione tecnologica”. Invece, lo straordinario successo della scienza occidentale è stato fondare la tecnica sulla scienza, creando la “tecnologia”. Tutte le grandi scoperte scientifiche che hanno cambiato il volto del mondo – a partire dal computer digitale – sono frutto di idee teoriche, fondate sulla “scienza di base”.

Sulle elezioni del rettore di Siena solo parole o uso di strumenti di democrazia?

involuzionedellaspecierettoraleDa tempo, ripeto che «la crisi dell’Università di Siena, cominciata nella seconda metà degli anni ’80, è stata ed è, prima di tutto, crisi culturale e morale che, insieme a una ridotta capacità critica della comunità accademica, sempre più conformista e indifferente, è sfociata nel default economico-finanziario e istituzionale.» Una conferma di ciò s’è avuta anche nel corso della competizione elettorale per l’elezione del rettore, durante la seconda tornata e il giorno successivo alla proclamazione del vincitore. S’è scritto e detto di tutto: che lo Statuto è stato calpestato, che Frati è ineleggibile, che non c’è stata trasparenza, privatizzazione delle elezioni, quorum segreto, interferenze private nel consiglio studentesco, che il prossimo prorettore vicario sarà Verzichelli, destinato nel 2022 a sostituire Frati alla guida dell’Ateneo, ecc.. Può andar bene tutto, ma “sono solo parole” (come dice la canzone). La democrazia ha le sue regole, procedure e formalità che devono essere rispettate. Per esempio, esiste uno strumento democratico, cui i “critici” possono ricorrere (se realmente interessati a farlo), costituito dal 1° comma dell’articolo 7 del Decreto di indizione delle elezioni: «entro cinque giorni dalla proclamazione degli eletti, chiunque sia interessato in ragione della propria appartenenza all’elettorato attivo o passivo può presentare ricorso avverso i risultati delle elezioni, muovendo contestazioni relative alle operazioni di voto, a quelle di scrutinio, alla legittimazione attiva degli elettori e a quella passiva dei candidati e degli eleggibili.» Non solo! Si può fare  anche richiesta di accesso agli atti relativi alla prima e alla seconda votazione!  Capisco che in tal modo ci si espone in prima persona, ma è l’unico modo per ottenere risposte certe e formalmente contestabili.

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (22 giugno 2016) con lo stesso titolo.