Il cittadino Carlo Regina chiede le dimissioni del rettore, del direttore amministrativo e di un consigliere d’amministrazione dell’università di Siena

SpinacoglioniCarlo Regina. Sono un libero cittadino che è stanco di essere così, in maniera passiva, spettatore inerme di fronte a questa situazione che si sta consumando nella mia città. È veramente inconcepibile, quale livello di degrado si debba raggiungere prima che qualcuno si assuma la proprie responsabilità; è veramente inconcepibile il silenzio nel quale vengono consumate vere e proprie tragedie sociali e personali, sulle teste degli “ultimi”, che sono per ora gli unici a pagare il conto della gestione disastrosa delle nostre istituzioni.

Il partito di maggioranza che fino ad ora ci ha governato è chiuso nei suoi silenzi imbarazzanti, senza provare nemmeno un po’ di disagio di fronte a quello che tutti noi stiamo pagando grazie alle scelte di uomini e indirizzi fatti da questi signori della politica. Con un po’ di umiltà e senso della responsabilità, in molti se non tutti, nei suoi massimi dirigenti si dovrebbero dimettere.

Per entrare nel tema che ultimamente mi ha colpito, per il suo accanirsi contro gli “ultimi indifesi”, mi riferisco ai lavoratori della cooperativa Solidarietà impiegati nell’Università di Siena, chiedo in maniera chiara ed inequivocabile le dimissioni del rettore Angelo Riccaboni, del direttore amministrativo Ines Fabbro e del rappresentante delle istituzioni senesi rimasto nel CdA dell’ateneo Roberto Morrocchi. Senza dover aspettare che la magistratura faccia il suo corso, mi associo agli appelli di Laura Vigni e Maurizio Montigiani, gli unici per altro a squarciare il silenzio assordante, a richiamare i vertici dell’ateneo alle loro responsabilità e a quel giusto senso di umiltà per fare quel passo indietro, che consentirebbe con la dovuta serenità, di affrontare un nuovo percorso di rinnovamento al di fuori delle influenze nefaste delle precedenti gestioni. Mi domando sempre, in ultima analisi, se sia mai possibile, con tutte queste rovine che ci piovono addosso, che non ci sia nessuno che ancora abbia avuto il buon gusto di dimettersi e di ammettere il proprio fallimento. A quale livello d’esasperazione ci volete portare? Per noi, con molta probabilità, il presente e il futuro prossimo sono oramai compromessi, vogliamo fare qualcosa per i nostri figli? O dobbiamo avere sulla coscienza il fatto di non aver provato almeno ad indignarci e con questo a protestare, per riportare un po’ di senso della giustizia?

Alla ricerca della deontologia perduta, nell’università di Siena e nel giornalismo

UnisigagaDi seguito un articolo pubblicato oggi su Linkiesta, preceduto dal link ad alcuni post sullo stesso argomento da me pubblicati su il senso della misura.

Giovanni Grasso –  Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena? (Il senso della misura, 8 giugno 2011)

Giovanni Grasso – Le sorti dell’università di Siena nelle mani di un Madoff senese?  (Il senso della misura, 27 luglio 2011).

Giovanni Grasso – Un fondo immobiliare per speculare sull’università di Siena (Il senso della misura, 12 ottobre 2011).

Giovanni Grasso – Quando lo sciacallaggio parte dai vertici (Il senso della misura, 31 dicembre 2011).

Giovanni Grasso – Altro grosso danno erariale per l’università di Siena? (Il senso della misura, 13 febbraio 2012).

Giovanni Grasso – Ma il Rettore dell’Università di Siena c’è o ci fa? (Il senso della misura, 24 febbraio 2012).

I conflitti d’interesse dell’Università di Siena

Nicola Di Turi. C’è un esposto che langue da qualche mese nei cassetti della Procura di Siena, e che punta a sbrogliare uno dei nodi del “groviglio armonioso” che tiene insieme da sempre le principali istituzioni della città del Palio. Banca, Comune, fondazione e non ultima, l’Università di Siena, lo stesso ateneo dove insegna Lorenzo Frediani. Ordinario in Economia degli intermediari finanziari, Frediani è stato dispensato da lezioni e ricevimenti per «esigenze istituzionali», direttamente dal rettore Angelo Riccaboni e dal direttore amministrativo Ines Fabbro.

In una lettera datata 21 ottobre 2011, Riccaboni e Fabbro scrivevano al preside della facoltà di Economia Giulio Ghellini per segnalare che «il prof. Frediani… può essere chiamato a partecipare a sedute urgenti presso questo Rettorato anche con brevissimo preavviso. Tali riunioni riguardano … la valorizzazione del patrimonio immobiliare». Un coinvolgimento naturale, dal momento che l’ateneo era ed è alle prese con un piano di ristrutturazione del patrimonio immobiliare, messo in piedi per ripianare un buco di 200 milioni attraverso l’alienazione di mattoni di proprietà. L’università era impegnata a vendere i propri immobili, e così affidava a esperti e consulenti del settore.

Incarico ampiamente giustificato, perciò, se non fosse che già dal 19 Febbraio 1996 lo stesso Frediani risultava titolare delle quote di maggioranza della società Astrea s.r.l., operante proprio nel campo immobiliare. Come risulta dalle informazioni patrimoniali e finanziarie della società, depositate alla Camera di Commercio di Milano, all’atto di costituzione Astrea s.r.l. aveva un capitale sociale di 30mila euro, e annoverava tra i soci proprio Lorenzo Frediani (titolare di quote per 28.500 euro), e l’amministratore unico Vilma Grazzini (1.500 euro).

«Compiere ogni altra operazione mobiliare e immobiliare, ed in particolare acquistare, vendere, permutare … immobili civili e industriali, e provvedere alla loro gestione quando di proprietà sociale» recitava l’oggetto sociale di Astrea s.r.l. Eppure Frediani, già socio di una società operante nella compravendita di immobili, diventava anche consulente di un ateneo pubblico impegnato a piazzare sul mercato i propri immobili. Il tutto, con la conseguenza di non poter più esercitare in pieno la funzione di docente di ruolo, per via dei sopraggiunti impegni «istituzionali», messi nero su bianco nella lettera di «esonero» del rettore Riccaboni e del direttore amministrativo Fabbro.

Era opportuno chiamare proprio il professor Frediani, già socio di una società immobiliare privata, a gestire «la valorizzazione del patrimonio immobiliare e la ristrutturazione dei mutui» contratti dall’ateneo senese? L’attività di consulenza prestata dal professore all’ateneo ha portato la società di cui è socio «a trattare l’acquisto di beni immobili di proprietà dell’università»? L’esonero dalle attività didattiche è conciliabile con il regime del tempo pieno cui è soggetto il professore, che invece risulterebbe «incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività professionale e di consulenza esterna»? Infine, «non è singolare la coincidenza che il prof. Frediani … sia chiamato dall’Università … a prestare la propria consulenza nel settore immobiliare nonostante la materia che insegna non sia esattamente quella immobiliare»? Questi gli interrogativi contenuti nell’esposto presentato qualche mese fa in Procura, e di cui ancora si attendono gli esiti eventuali.

Interpellato sulla vicenda, il rettore dell’Università di Siena Angelo Riccaboni ha voluto chiarire la sua posizione e quella dell’ateneo: «Ho chiesto ad alcuni colleghi di darmi una mano in maniera gratuita. Tra questi c’è il prof. Frediani, che ho chiamato sulla base di competenze riconosciute in ambito internazionale. Se poi qualcuno mi dice che posso spendere 3-400 mila euro per avvalermi di consulenze esterne lo faccio volentieri» dice Riccaboni a Linkiesta. «Se sapevo di Astrea s.r.l.? No, anche perché non sono tenuto a sapere cosa faccia un professore al di là dell’università. So che Frediani è molto bravo su questi argomenti, ma non mi sembra che sia una persona al centro di compravendite immobiliari. In ogni caso, escludo che Astrea s.r.l. abbia trattato immobili dell’Università di Siena, e sicuramente sarebbe stato inopportuno se la società di proprietà del prof. Frediani avesse partecipato alle nostre gare pubbliche. Ma non è successo» ha assicurato Riccaboni a Linkiesta.

Certamente, però, non sarà facile risanare il rosso di circa 200 milioni di euro che l’Università di Siena si trovava a fronteggiare solo qualche tempo fa. Anche se la strada sembra ormai tracciata, e passa dalla dismissione del patrimonio immobiliare dell’ateneo, alle prese con un piano di risanamento triennale, inaugurato dall’ex direttore amministrativo Emilio Miccolis. Un piano giunto quasi al termine, su cui però potrebbe abbattersi un’ulteriore grana, quella raccontata nell’esposto rinchiuso nei cassetti della procura di Siena.

Sull’università di Siena il MoVimento di Grillo ha perso una stella

M4StelleQuando si è in conflitto di interessi e non si hanno le palle (come direbbe Beppe Grillo) per denunciare i vertici dell’istituzione pubblica in cui si lavora, è preferibile tacere! Purtroppo, il MoVimento 5 stelle di Siena, dopo il rinvio a giudizio di due dipendenti in merito alle elezioni irregolari del rettore, «indulgendo ad un melassoso populismo» (come dice Rabbi), ha  reso pubblico un documento sull’università di Siena con il quale dichiara «improcrastinabile, e assolutamente necessaria, una coraggiosa presa di posizione netta da parte dell’Amministrazione, per colpire gli sprechi… Altrimenti meglio che arrivi un Commissario che sappia cacciare via tutti i responsabili del dissesto.» Tutto qui? Arrenditi, Grillo!

MoVimento Siena 5 stelle. Tutto tace in questa Siena, un silenzio tombale, dove molti fanno finta di dormire per non vedere, forse per tentare di esorcizzare il grave e drammatico momento che sta affrontando la nostra città. Davanti al disastro compiuto da una classe politica fallimentare, la città sembra incapace di reagire: è come scoprire un ladro in casa di notte e invece di gridare aiuto e cercare di proteggere il proprio patrimonio, gli si consegnasse il portafoglio per tornare, placidamente, a dormire.

Per quanto concerne il nostro Ateneo, molti sembrano essersi già dimenticati dei 64 dipendenti della Cooperativa Solidarietà – presso l’Università di Siena – che tra pochi giorni saranno messi in cassa integrazione. Così come la città si è già scordata della mancata presenza di un rappresentante dell’Ateneo come parte civile al relativo processo per il “Buco di Bilancio”. La “parte civile” che potrebbe permette di recuperare parte di quanto indebitamente sottratto dalle casse universitarie!

Ancora si vocifera sulla questione del “troppo personale”, additato come la causa di tutti i mali. Proprio nel blog del prof. Grasso, “il senso della misura”, si pubblicano grafici dove si dimostra l’alto numero di personale tecnico-amministrativo in relazione ai docenti, senza chiedersi perché e quali sono le funzioni di queste mille persone e soprattutto senza valutare il reale impatto economico dello stesso sul disastrato bilancio. Si vuole, in qualche modo, dimostrare che sono i dipendenti la causa del dissesto. Ma siamo proprio sicuri che siano realmente gli stipendi – a docenti e TA – ad essere causa di una simile voragine di bilancio universitaria? Certo, inutile girarci intorno: il problema economico esiste, così come esiste il problema della mal distribuzione del personale. Capita talvolta che il numero del personale TA afferente ad un certo dipartimento sia più espressione del “potere dei baroni” che delle reali necessità: per questo ci auguriamo che la recente operazione di assestment, voluta dalla DA, possa far emergere ancora di più queste situazioni atipiche! Quello che però sembra emergere prepotentemente è un pessimo utilizzo dei fondi, frutto di anni di “lassismo” nei confronti di un’autonomia fatta con “soldi pubblici”, dove non vi erano sufficienti controlli sulle spese dei dipartimenti né dei vari uffici dell’amministrazione, dimostrando oltretutto una carenza organizzativa piuttosto evidente.

Ad aggravare ancora di più la situazione è il recente rinvio a giudizio di due dipendenti in merito alle elezioni dell’attuale Rettore Riccaboni: adesso è improcrastinabile, e assolutamente necessaria, una coraggiosa presa di posizione netta da parte dell’Amministrazione, per colpire gli sprechi e tutelare quella parte sana del personale che affronta, con dignitosa abnegazione e sacrificio, una situazione lavorativa difficile. Altrimenti meglio che arrivi un Commissario, svincolato dai poteri forti, che sappia riportare sul giusto binario l’Università di Siena e cacciare via tutti i responsabili del dissesto.

Università di Siena: alla ricerca della dignità e della decenza

Arriva-al-mento

Alcuni brani, quelli sull’università, di un interessante articolo del direttore de “il Cittadino Online.

L’esercizio della decenza… e della resistenzaL’Università è un bosco pietrificato (da “il Cittadino Online”, 25 marzo 2013).

Raffaella Zelia Ruscitto. (…) Invece la dignità e la decenza, proprie e collettive, sono pezzi delicatissimi che contribuiscono a fare la differenza tra una società civile ed una incivile e destinata all’autodistruzione. Ma se, individualmente, ognuno farà i conti con sè stesso, pubblicamente le cose dovrebbero andare diversamente. Mi riferisco a quanto avvenuto all’ombra dell’Università di Siena. Due rinvii a giudizio per l’elezione dell’attuale rettore Angelo Riccaboni: il presidente della Commissione elettorale ed il segretario di seggio dovranno andare a processo per presunte gravi irregolarità nella fase di voto. Il rettore, ovviamente, non è direttamente coinvolto ma, ci domandiamo noi comuni mortali: cosa sarebbe “dignitoso” fare in casi come questo? Quando il nome dell’istituzione viene indebolito da voci insistenti di “groviglio”; quando un ruolo ricoperto viene messo in discussione da sospetti di brogli (sospetti che vengono avvalorati da un procedimento giudiziario); quando il processo di risanamento stenta a decollare (usando un eufemismo); quando la città resta schiacciata da una immagine di sè distrutta e defraudata e l’Ateneo non ne resta fuori, anzi? Cosa dovrebbe fare il massimo rappresentante di una Università travolta suo malgrado da vicende dolorose come quelle della cooperativa Solidarietà? Da cause intentate dai dipendenti ai vertici amministrativi? Da esposti di varia natura presentati su vicende che fanno da sfondo a presunte “gestioni allegre e personalistiche” delle strutture universitarie? Sia chiaro: non si parla di responsabilità dirette (che sono di competenza giudiziaria) ma di opportunità morale legata alla difesa e tutela della “dignità” di un bene pubblico.

Alcuni candidati a sindaco si sono espressi chiedendo le dimissioni del rettore Riccaboni e del costoso (troppo, se raffrontato anche ai licenziamenti e ai sacrifici chiesti ai dipendenti) direttore amministrativo Fabbro. Laura Vigni e Maurizio Montigiani non hanno fatto giri di parole per dire quello che pensavano della situazione e per difendere la dignità dell’istituzione culturale senese. Se, a questo, si aggiunge la non costituzione di parte civile dell’Università nel processo sul buco di bilancio, il quadro “poco dignitoso” (per l’Ateneo) è tristemente chiaro.

Lo stesso sta accadendo in banca, in Fondazione ed in tutte le istituzioni “con il buco intorno”. Nessuna dimissione a difesa della dignità personale e di quella dell’ente che si rappresenta. O del partito… o della azienda… Cosa pensare di questa testarda indifferenza? Possiamo continuare a riderci “all’italiana”, voltarci dall’altra parte parlando di altro, oppure indignarci e chiedere il rispetto della dignità e della decenza della collettività.

Per la Lega Nord dimissioni immediate di Riccaboni e commissariamento dell’ateneo senese, dopo il rinvio a giudizio per le irregolarità elettorali

Unisi

Lega Nord Siena (Segreteria provinciale). Non ci sono più scusanti: il Rettore Angelo Riccaboni – e di conseguenza il Direttore Amministrativo, Ines Fabbro – devono togliersi dalla scena, rassegnando le dimissioni, alla luce soprattutto del rinvio a giudizio del Presidente della Commissione elettorale e della Segretaria di seggio per l’inchiesta sulle Elezioni del Rettore. Infatti questi due imputati sono accusati di falso ideologico per aver attestato falsamente la regolarità delle procedure di identificazione dei votanti. Ciò inficia alla radice le elezioni che hanno portato Riccaboni ad essere rettore. La Lega, che sull’argomento, in passato, ha presentato numerose interrogazioni parlamentari, ritiene irrimandabile un intervento del Ministro, che provveda al commissariamento dell’Ateneo, quale conseguenza della rimozione del Rettore Riccaboni.

Tra impreparazione e insipienza dei vertici, un altro primato negativo per l’università di Siena

Riccabonigregario

Il 22 novembre 2010, Riccaboni, appena insediatosi come rettore, informò i Consiglieri d’Amministrazione della comunicazione ministeriale riguardante la percentuale d’indebitamento dell’Università di Siena che, a quel tempo, risultò del 27,56%. Due anni dopo, il rettore tenta di nascondere, senza riuscirci, un risultato da primato della sua gestione e cioè che l’indicatore d’indebitamento ha raggiunto quota 38%. Al 2° posto, con il 30,71%, si piazza l’altra università del “Sistema Siena”, la Stranieri, e al 3° posto, con il 21,42%, l’università Napoli “L’Orientale”. Orbene, il Consiglio d’Amministrazione (riunione del 22 marzo p.v.) dovrà esprimersi sul seguente punto: «Decisioni in merito al contenzioso in essere ed eventuali assunzioni di personale».

A tal proposito, è bene ricordare che le università statali possono contrarre mutui e altre forme d’indebitamento esclusivamente per le spese d’investimento e che il limite massimo dell’indicatore per spese d’indebitamento è pari al 15 per cento. Inoltre il D.lgs 49/2012 prevede che gli atenei, con un valore di tale indicatore pari o superiore al 15 per cento, non possano contrarre nuovi mutui e altre forme d’indebitamento con oneri a carico del proprio bilancio. Lo stesso decreto prevede, altresì, che la programmazione d’ateneo debba perseguire l’obiettivo di una precisa composizione della docenza (ordinari, associati e ricercatori) e mantenere un equilibrato rapporto, tra l’organico del personale tecnico-amministrativo e quello docente, entro valori di riferimento (ancora da definire) «che tengano conto delle dimensioni, dell’andamento del turn over e delle peculiarità scientifiche e organizzative dell’ateneo.»

Siccome il punto in discussione nel prossimo CdA riguarda la programmazione d’ateneo, l’organo di governo statutariamente competente a «formulare proposte ed esprimere pareri obbligatori» in tale materia è prima di tutto il Senato Accademico. Pertanto, senza entrare nel merito del contenzioso (i docenti non ancora assunti e le quaranta unità di personale tecnico-amministrativo ancora da stabilizzare), non è possibile accettare l’iter procedurale seguito dal rettore e direttore amministrativo, che sottraggono, ancora una volta, «all’organo d’indirizzo, coordinamento e controllo delle attività scientifiche e didattiche dell’Università» le prerogative previste dallo Statuto.

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (21 marzo 2013) con il titolo «Ancora un primato negativo per l’università di Siena».

Anche la Lega Nord chiede le dimissioni del rettore dell’università di Siena

RiccabocchioLa delibera della Corte dei Conti Toscana fa crollare il castello di carta del Rettore Riccaboni e del Direttore Amministrativo Fabbro

Lega Nord Toscana (Segreteria provinciale di Siena). La Corte dei Conti mette nero su bianco le contestazioni sulle operazioni di alienazione (quali la vendita del Policlinico “Le Scotte” o quella del San Niccolò), in quanto «in contrasto con le norme nazionali di contabilità pubblica e gli orientamenti dell’Unione europea». La Corte ricorda, poi, che il Collegio dei revisori dei conti per gli anni 2010-11 proprio a causa della situazione di squilibrio strutturale è stato indotto «a dare parere non favorevole all’approvazione del bilancio consuntivo» e sottolinea le contestazioni operate dal MEF. Particolari critiche vengono mosse verso l’emersione di passività sommerse, di competenza di esercizi precedenti al 2011, «che avrebbero dovuto riportare i relativi impegni, nel rispetto delle procedure di legge, e la cui sussistenza, delinea ulteriori punti di criticità sugli equilibri di bilancio e sul rispetto delle procedure richieste per il loro riconoscimento». Soprattutto la sentenza rimarca come «l’esame condotto sulla gestione dell’Università di Siena evidenza squilibri strutturali tali da determinare gravi criticità gestionali e una situazione amministrativa in costante disavanzo». In particolare, sotto la lente dei giudici contabili viene posto il “Piano di risanamento” che è ritenuto «in parte non idoneo ad incidere significativamente sull’andamento delle spese e a ricondurre la gestione finanziaria in situazione di pareggio».

Parole che pesano come macigni e che avrebbero dovuto spingere il Rettore a non smentire alcunché e a tacere, soprattutto quando si vede come gli incarichi esterni sono aumentati del 274%. È questo il piano di risanamento del duo che guida l’Università di Siena? Ribadiamo, per l’ennesima volta: Riccaboni si deve dimettere e l’Ateneo deve essere commissariato. La Lega lo chiede dal 2007: forse è l’ora che qualcuno ci dia retta!

Il trio patacca ha portato l’università di Siena allo stato di dissesto finanziario

Riccaboni-Fabbro-Frati

Riccaboni-Fabbro-Frati

Siena/Università: Corte dei Conti, va sottoposta a procedura di dissesto

ASCARoma, 13 gen – L’Università di Siena è in stato di dissesto finanziario. È quanto accertato, nella delibera numero 12 del 5 marzo del 2013, dalla Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Toscana.

 I magistrati contabili auspicano che «il Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ndr) definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente».

 La Corte, che ha esaminato l’andamento dei conti dell’ateneo senese dal 2009–11 e i risultati del piano di risanamento resosi necessario dopo la scoperta nel 2008 di un buco di oltre 250 milioni. Voragine in parte ridotta con l’alienazione di alcuni immobili: nel 2009 l’ex manicomio per 74 milioni, nel 2010 l’ospedale per 108 milioni.

 Un Piano di risanamento «in parte non idoneo ad incidere significativamente sull’andamento delle spese e, soprattutto, a ricondurre la gestione finanziaria in situazione di pareggio».



Per la Corte, «gli equilibri di bilanci consuntivi, mostrano una situazione sempre deficitaria che denota notevoli difficoltà nella gestione amministrativa ordinaria dell’ente». 

Nel dettaglio, nel 2011 il risultato di amministrazione è stato pari a –43 milioni (debiti pregressi accumulati), quello di competenza –8,1 mln (deficit d’esercizio), quello di parte corrente –2,2 mln. Il rosso nei conti resta nonostante la riduzione del personale dipendente (docente e tecnico-amministrativo) passato da 2.170 unità del 2009 a 1.944 unità nel 2011. 

Nel 2011 la spesa per contratti di prestazione d’opera è passata da una previsione iniziale di 842 mila euro ad un importo effettivo di 3,153 milioni (+274%). Su questa voce, scrivono i magistrati contabili, «appare necessario monitorare la voce degli incarichi esterni». Si registra anche un aumento della spesa per retribuzioni e altri assegni a ricercatori a tempo determinato pari +230%.

 La Corte sottolinea come nel periodo 2009–2011, la spesa del personale abbia sempre sforato il limite di legge del 90% (101,85% nel 2011) del Fondo di Finanziamento Ordinario, la principale fonte di finanziamento del sistema universitario. 

La situazione potrebbe diventare ancor più critica considerando che, con il decreto del 18 maggio 2012, tale limite è stato abbassato all’80%. 

In calo, ma pur sempre impressionante, il livello dei residui passivi pari a 83,9 milioni di euro, si tratta d’impegni di spesa non ancora saldati. I residui attivi, sempre che siano tutti esigibili, sono invece pari a circa 30 milioni.

Da ultimo i magistrati contabili rilevano come sul bilancio di previsione del 2013, i revisori dei conti dell’Ateneo «abbiano espresso parere contrario all’approvazione da parte del Cda dell’Ateneo». 

Anche i conti del 2012 hanno registrato un aumento del disavanzo di amministrazione da –43 a –46 milioni, il deficit di competenza è stato pari a –6 milioni, ma senza considerare rate di mutui per 6 milioni di euro su cui l’Ateneo ha formulato una richiesta di moratoria.

 Da segnalare che per un decennio l’Ateneo senese è stato molto più fortunato rispetto a tante altre università italiane. Dalla Fondazione Mps sono arrivati 8–9 milioni di euro all’anno.

Rettifiche che non smentiscono nulla ma aggravano la posizione del rettore e del direttore amministrativo

Riccaboni-FabbroBalletto in stile Bolshoi privo di senso

USB Università di Siena. Vogliamo intervenire in merito al giro di notizie circolate sul verbale dei revisori dei conti, inerente il bilancio di previsione 2013 dell’Ateneo di Siena. Assistere a questo balletto di cifre e rettifiche ci sembra quanto meno inutile. Un Ateneo come il nostro ha solo da guadagnare dalla trasparenza e chiarezza e allora perché non mettere online da subito il bilancio di previsione approvato dal CdA con l’allegato verbale dei revisori dei conti? Molti siti di Atenei italiani hanno già online in internet i bilanci approvati con tutti i documenti, anche il verbale dei revisori, noi cosa aspettiamo? Sul sito dell’Ateneo, non risulta ancora essere stato caricato alcunché. Peraltro i verbali dei revisori non ci sono nemmeno per gli anni passati. Grave mancanza di trasparenza a nostro avviso, ancora una volta amplificata dal nostro Rettore che invece di rendere pubblico il tutto dà mezze risposte, puntigliose sulle cifre ma che non vanno al nocciolo della questione.

Nel verbale dei revisori non è tanto importante se vi sia un disavanzo X o un debito Y, quello che viene delineato è un quadro deprimente, tutt’altro che roseo, che non sembra essere migliorato affatto e anzi sembra peggiorato. Viene apprezzata la decisione di passare ad un bilancio economico-patrimoniale, ma al contempo giudicato prematuro il passaggio per il nostro Ateneo perché molti decreti attuativi per tale riforma contabile non sono stati emanati e lo stesso regolamento per l’amministrazione la finanza e la contabilità (RAFC), che deve essere approvato dal Ministero, non risulta ancora approvato, quindi di fatto diventa inutile tutto il lavoro svolto dagli uffici. Infatti, accanto al bilancio di tipo economico e patrimoniale viene presentato il classico bilancio preventivo unico d’Ateneo in base al vecchio RAFC. Su questo i revisori hanno dato parere negativo. La cosa che preoccupa però sono le conseguenze che ne potranno derivare. Infatti, il collegio «auspica che il MIUR definisca i criteri per il dissesto finanziario e quindi possa assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economico, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.»

Cosa prevede questo quadro, in base al Dlgs. 199/2011? Primo, che la dichiarazione di dissesto, sempre che arrivino i criteri ministeriali, possa essere richiesta dal collegio dei revisori al momento dell’approvazione del bilancio consuntivo 2012. Secondo, che entro 180 giorni dalla diffida del MIUR al Rettore, venga presentato un piano di rientro che come cita l’art. 8, prevede mobilità coatta per ridurre il costo del personale non docente, chiusura delle sedi e revisione dell’offerta formativa, ecc.. Un massacro per tutti. Per ovviare a tutto questo sarebbe bastato rinviare il pagamento delle rate dei mutui col Monte dei Paschi? No! Il Collegio poi esprime anche un giudizio poco favorevole su quella operazione e sulle conseguenze che deriverebbero da quella operazione. Quindi vengono di fatto criticate e smontate tutte le scelte fatte dal Rettore e dalla Direttrice Amministrativa in questi due anni, oltre che da noi e altri, anche dai revisori dei conti. Se poi il piano di rientro non viene presentato c’è il commissariamento. Insomma alla fine di tutto cosa ce ne frega se si parla di commissariamento oppure no, la verità è che quello che arriva prima è peggio. Lo è poi tanto più se viene gestito da chi in questi anni ci ha detto che le cose andavano meglio, tralasciando di dirci che il vero problema, come nel 2012, sarà nel 2013 la tensione di liquidità che ci obbligherà a ricorrere alle anticipazioni bancarie.

Chiediamo la pubblicazione online del bilancio preventivo 2013, del verbale dei revisori dei conti e di ogni documento allegato alla presentazione del bilancio, di modo che ognuno possa leggere di persona. Trasparenza e chiarezza, non rettifiche, sono quello che ci vuole in questo momento. Se il verbale dei revisori non verrà pubblicato lo faremo direttamente noi sul sito di USB università di Siena e ce ne assumeremo la responsabilità.

Domani il CdA dell’ateneo senese approverà un altro danno erariale di sedici milioni d’euro

                Arnold Böcklin, "The Isle of the Dead", 1883

Arnold Böcklin, “The Isle of the Dead”, 1883

La domanda è semplice! Possono, un rettore irregolarmente eletto, un direttore amministrativo condannato dalla Corte dei Conti e un Consiglio d’Amministrazione ormai scaduto, approvare un provvedimento che penalizza l’ateneo senese di oltre sedici milioni d’euro, con evidente danno erariale? Questi i fatti! Il rettore – un tecnico in economia che, dopo il dissesto economico-finanziario del settembre 2008, non ha ancora approntato il necessario piano di risanamento strutturale – ha deciso di non pagare per i prossimi cinque anni le rate dei mutui contratti dall’Ateneo con la Banca Monte dei Paschi di Siena. In tal modo, il congelamento delle rate (sette milioni d’euro l’anno) porta ai seguenti risultati: allungamento di cinque anni delle scadenze dei mutui e ripresa del pagamento, il 31 dicembre 2017, gravato del maggior onere finanziario di sedici milioni d’euro, corrispondenti a interessi maturati nel periodo di moratoria. Del resto, le roi soleil de’ noantri ha dichiarato d’essere stanco delle crisi di liquidità dei primi due anni del suo mandato e di volersi dedicare, per i prossimi quattro anni, a investire nello sviluppo dell’ateneo. Perciò, servono nuove risorse. Di seguito alcuni interrogativi e rilievi di legittimità che, mi auguro, possano convincere i consiglieri di amministrazione (per giunta a fine mandato) a non approvare, domani, tale delibera. È legittimo, questo provvedimento, in assenza di un serio piano di risanamento strutturale e con un indice d’indebitamento, il più alto del paese (pari al 38%), che esclude nuove forme d’indebitamento? E che dire del danno erariale che si determina con il congelamento delle rate dei mutui pari a un maggior onere nominale per interessi superiore a sedici milioni di euro? È possibile l’approvazione di tale delibera senza la necessaria autorizzazione dei competenti Ministeri (Miur e Mef) e l’obbligatorio parere del collegio dei revisori dei conti?

Articolo pubblicato anche da:

il Cittadino Online (20 dicembre 2012) con il titolo: «L’Università non pagherà le rate dei mutui contratti con MPS: il cda dell’ateneo approverà un danno erariale di 16 milioni di euro».

Primapagina online (22 dicembre 2012) David Busato: «L’Università di Siena approva il bilancio: chiusura dell’anno tra luci e ombre».