Università di Siena: inconsistenti precisazioni del rettore, mentre si dimette il presidente del collegio dei revisori dei conti

Altan-bicchiere

Su “Il Mondo” di oggi appare la replica di Riccaboni a un articolo che rendeva pubblica la notizia della sua querela nei miei confronti. Corretto ed emblematico il titolo che il settimanale dette a quel pezzo: «Riccaboni-Grasso, scontro a Siena». Infatti, non è stata l’università di Siena a presentare l’esposto, ma Riccaboni. Nella lettera odierna, il “magnifico” espone, ancora una volta, sé stesso, e l’Ateneo che dovrebbe rappresentare, al ridicolo: con una precisazione che non precisa nulla, ma che aggrava la sua posizione di tecnico di “Economia aziendale” e offre l’occasione al giornalista di poter affermare in modo categorico: «Riccaboni è rettore non da pochi giorni ma a metà del terzo anno di mandato e vanta di aver attuato piani di risanamento. Forse i revisori non se ne sono accorti.» Che dire? Ormai siamo al “tafazzismo”. E, intanto, il presidente della I Sezione del Tar dell’Umbria, autorevole magistrato amministrativo, con importanti sentenze e contributi di scuola, visibili anche in rete, ha rassegnato le dimissioni dal collegio dei revisori dei conti dell’ateneo senese, dopo appena tre mesi dalla sua nomina. Lo scorso dicembre, il Dott. Cesare Lamberti e gli altri due membri del collegio auspicavano la definizione, da parte del Miur, «dei criteri per il dissesto finanziario per poter quindi assoggettare l’Ateneo a tale procedura prima che la situazione economica, finanziaria e patrimoniale degeneri ulteriormente.». Sconosciute le motivazioni delle dimissioni. Forse competenza, rigore e intransigenza non sono di casa all’università di Siena.

Riccaboni e i conti di Siena (Il Mondo 26 aprile 2013)

Angelo Riccaboni. In merito a quanto riportato nell’articolo dal titolo «Riccaboni-Grasso, scontro a Siena» (il Mondo 14), avendo preso atto delle opinioni esplicitate dall’autore sull’Università di Siena, ritengo doverose alcune precisazioni. Nell’esprimere il parere obbligatorio al bilancio 2013, i revisori non hanno chiesto il commissariamento dell’ateneo. Hanno invece auspicato che il Miur definisca i criteri per individuare le situazioni di criticità o dissesto, secondo quanto previsto dalla legge Gelmini per gli atenei impegnati in percorsi di risanamento finanziario. Secondo la normativa, l’eventuale dichiarazione di criticità o dissesto consentirà agli atenei di adottare iniziative funzionali alla realizzazione dei piani di risanamento.

Fabio Sottocornola. Più che interpretare le parole dei revisori dei conti, ultimo capoverso di un verbale da 18 pagine del 21 dicembre scorso con il parere contrario al bilancio 2013, conviene seguire, rapidamente, quanto scrivono sui conti dell’università di Siena. Anzitutto, una variazione al bilancio 2012 che riconosceva «debiti fuori bilancio», è stata adottata, secondo i revisori «con grave ritardo». Sul budget di quest’anno, redatto per la prima volta secondo la contabilità economico-patrimoniale, il collegio «apprezza» la scelta. Ma denuncia «una generale carenza di contenuti informativi nella relazione di accompagnamento». Quanto ai numeri: «perdita d’esercizio di 6 milioni, squilibri del conto degli investimenti di 7,3 milioni, disavanzo di competenza di 19,5». Risulta così violato il vincolo del pareggio. Grave è la situazione amministrativa «già deteriorata che vede un disavanzo di amministrazione presunto a fine 2012 di 46,6 milioni». Sui flussi di cassa, oltre al solito «deficit informativo», il collegio segnala una «preoccupante previsione al 31 dicembre». Ciò fa ritenere «probabili delle carenze di liquidità e quindi l’incapacità di pagare regolarmente i debiti». Come se ne esce? Riccaboni è rettore non da pochi giorni ma a metà del terzo anno di mandato e vanta di aver attuato piani di risanamento. Forse i revisori non se ne sono accorti. Infatti, offrono una loro ricetta: l’università deve «sospendere le dotazioni nei confronti dei dipartimenti (1,6 milioni di euro), intervenire sulle sedi per accelerare processi di vendita o chiusura di plessi». Necessari ulteriori tagli su tutti i costi di gestione e «azioni per la riduzione del personale». Poi, la bocciatura.

Articolo pubblicato anche dail Cittadino Online (19 aprile 2013) con il titolo: «Ateneo: il rettore precisa e il presidente del collegio dei revisori si dimette

Sull’università di Siena: Bruno Valentini, il “nuovo”/vecchio che avanza

BrunoValentiniL’Eretico di Siena pone 8 domande al candidato a sindaco di Siena Bruno Valentini che sfiderà alle primarie del Pd Alessandro Mugnaioli. Il titolo del post è suggerito dalla risposta-flash che Valentini dà sull’università.

Ascheri. Il Valentini, invece, resta una sorta di sfinge: di certo, è un anticeccuzziano dell’ultima ora, cui, strada facendo, si sono aggiunti, pregustando aria di vittoria, degli anticeccuzziani dell’ultimo quarto d’ora. Che abbia talento oratorio, nonché una faccia più spendibile di qualunque ceccuzziano, nessun dubbio; il quesito che viene da porsi, è questo: chi voterà per Valentini, per chi voterà? Per l’uomo capace di rinnovare drasticamente il Pd senesota, facendolo divenire un partito almeno decente, o per un furbone che ha aspettato lo sfacelo per proporsi con autorevolezza? Inutile girarci intorno, il dilemma è tutto qui; per scioglierlo, c’è solo un modo, da parte sua: rispondere (a differenza di ciò che non ha mai fatto Franchino il Ceccuzzi) ad alcune domande sulle persone che, in questa città, conservano i loro posti nonostante un’appartenenza Docg alla Casta locale. A fare i bei discorsi di fondo sui perché del Siena’s crash, oggi, sono buoni davvero tutti: il bravo Valentini – se vuole guadagnare la fiducia di questo blog – deve rispondere dunque a qualche domandina. Sulle persone – lo ripetiamo -, non sui massimi sistemi.

Domanda di Ascheri. Il Magnifico Rettore professor Riccaboni le sembra incarnare la personalità giusta per il ruolo che ricopre? A prescindere ovviamente dalla questione strettamente legata alle indagini sulle elezioni. Riccaboni, sì o no?

Risposta di Valentini. Per quanto riguarda l’Università, io e i senesi dobbiamo rispettare l’esito delle elezioni del Rettore. Chiedo di accelerare il risanamento, di rafforzare la didattica e di organizzare l’Università partendo dai bisogni degli studenti.

Sull’università di Siena risposte chiare e immediate

Il Maradona delle Università

Il Maradona delle Università

La selezione pubblica per la scelta dell’attuale Direttore amministrativo fu una tipica operazione lottizzatrice, con danni evidenti all’Ateneo, ai suoi dipendenti, agli studenti e alla città. Non per niente, presso la Procura della Repubblica furono presentati due esposti che, in seguito, trovarono conferma nelle intercettazioni telefoniche ufficiali dell’autorità giudiziaria. Ancor prima che si svolgesse il concorso, ecco cosa scriveva un giornale locale: «Ci vuole un curriculum di grande spessore e una personalità spiccata. Lo diciamo da giorni che Ines Fabbro, riconosciuta come una delle figure più autorevoli in questo campo, rappresenta la soluzione ideale.» E, infatti, fu scelta lei fra 49 candidati. Due anni dopo, ecco quel che scrivono di lei i dipendenti dell’Università di Siena.

Tiziana Fella. Il Direttore Amministrativo dell’Università di Siena, Dott.ssa Ines Fabbro, ha conferito, a titolo personale, consulenze a professionisti. Incarichi pagati direttamente dalla Dott.ssa Fabbro. La cosa strana è che i professionisti in questione hanno accesso agli uffici per la lavorazione di pratiche e altro concernenti l’Università degli Studi di Siena. E il personale è “subdolamente” costretto a fornire dati inerenti la propria attività lavorativa (tra l’altro coperti dalle norme sulla riservatezza) a terzi estranei all’Università, in quanto non può negare loro l’accesso in conseguenza dell’Autorità che il direttore amministrativo rappresenta. Moltissimi di quelli che hanno avuto a che fare con la Dottoressa Ines Fabbro, infatti, hanno notato che questa esercita l’autorità con molta decisione, molto spesso senza alcuna ragione. Per questo non viene percepita dal personale come autorevole ma solo cattiva, vendicativa, autoritaria. Esercitare l’autorità senza un’autorevolezza riconosciuta, per fare un esempio, è come far sesso senza amore; mostrarlo è come essere pornografico. Tornando agli incarichi, ecco alcune doverose domande:

1) è stata scelta questa strada per evitare che l’incarico fosse conferito dall’Università? Aggirando così eventuali norme di legge che non lo consentono?

2) a che titolo è stato assegnato l’incarico di Direttore Amministrativo dell’Università, se per svolgere lo stesso c’è bisogno di consulenze personali di professionisti? Nel curriculum della Dott.ssa Fabbro, quello presentato nel “concorso” per l’attribuzione dell’incarico di direttore amministrativo, la stessa dichiarava (per irrobustire il suo scadente – ben inteso, per il concorso cui partecipava – profilo formativo di laurea in Pedagogia) che “…In funzione delle scelte professionali ho integrato la mia formazione sostenendo esami presso le facoltà di Giurisprudenza ed Economia delle Università di Torino e Bologna, secondo un percorso personale”.1 E questo a garanzia della professionalità posseduta. Che, in questo caso, sarebbe forse solo millantata.

3) è questo il motivo per cui viene erogato un importo per l’incarico di Direttore Amministrativo superiore a quello forse dovuto?

4) sarebbe interessante conoscere quante consulenze personali sono poste in essere. Perché, qualora manchi il presidio di qualche Area Operativa, si può sempre ricorrere all’esenzione dagli obblighi didattici di luminari docenti dell’Ateneo che, in tal modo, possono prestare il proprio (opinabile) prezioso contributo al “Maradona” delle Università?.

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1Sostenendo esami? Torino e Bologna? Le stesse uniche sedi universitarie dove ha esercitato la sua autorità… È mai stata verificata questa dichiarazione? Se non veritiera (l’esame dovrebbe essere registrato) sarebbe causa di licenziamento in tronco per false dichiarazioni e di risarcimento danni!

Articolo pubblicato anche dail Cittadino Online (16 aprile 2013) con il titolo «Parliamo di università. Con riferimento al DA».

Omaggi dei gruppi di potere vecchi e nuovi al rappresentante dell’Università di Siena

Comune-Unisi

Riportiamo i brani sull’università di Siena tratti da un articolo pubblicato su “il Cittadino online” (10 aprile 2013).

Analisi politica impertinente… alla ricerca della verità

Michele Mori. Che il punto di riferimento della campagna elettorale potesse diventare l’Università di Siena e il suo rettore francamente non lo avremmo mai creduto. Immaginare che potesse diventare il potere intorno all’Ateneo il discrimine fra i vari contendenti era fuori dalle nostre analisi. È questo non solo per la situazione di bilancio nella quale si trova l’istituzione gestita dal prof. Riccaboni ma anche per le questioni giudiziarie che da tempo la coinvolgono. E poi, diciamocelo francamente, non riusciamo neppure a capire cosa di veramente innovativo l’Università sia riuscita a produrre sul territorio in tutti questi anni. Né cosa intende proporre per lo sviluppo di Siena per il prossimo futuro. Quella città vivibile per gli studenti, progetto ripreso dal Valentini e indicato da Riccaboni, ci sembra francamente poca cosa. Forse sarebbe meglio che chi si candida a governare la città iniziasse a parlare di eccellenza nell’insegnamento e, perché no, dei servizi, hai visto mai fosse lì la chiave di volta?

Allora, se questa è la situazione, perché tanti ci girano intorno? Quelli della ex opposizione come una parte della ex maggioranza? Direte voi: perché ci sono tanti voti. Si è vero, ma come in molti altri luoghi della città frequentati da cittadini senesi che hanno diritto al voto. A mio parere la lettura non è questa; la vera risposta è che, come succede da molti anni, forse troppi, gli  universitari vogliono condizionare le sorti della città non attraverso una progettualità innovativa ma grazie alla politica. E in modo particolare, determinare le vicende interne di un partito; quello che oggi si chiama PD.

Per questo il 9 aprile il parterre del Valentini era colmo di berlingueriani pronti a prendersi in mano il partito e ricoprire, in caso di vittoria del sindaco di Monteriggioni, posti importanti come, magari, quelli della Fondazione. Di errori, signor Ceccuzzi, è disseminata la sua carriera politica! Comunque non so se la può consolare ma lo stesso Marignani si è affrettato a far incontrare il suo candidato, tale Eugenio Neri, con Riccaboni. Nulla di nuovo sotto il sole senese! Pochi contenuti e le solite facce con i medesimi gruppi di potere: quelli che hanno portato la città in questa situazione.

Università di Siena: sindacati distratti e timorosi

Malgoverno

Dalla conferenza stampa dei sindacati Cgil-Cisl-Uil sul licenziamento dei 64 dipendenti (30 dei quali disabili) della Cooperativa “Solidarietà”: «I soldi non ci sono e si va a tagliare nel sociale, a penalizzare quei lavoratori di serie B che non hanno un rapporto di assunzione diretta con l’ente. Oltretutto con la soppressione del rapporto con la cooperativa Solidarietà si torna indietro anche a livello di conquiste civili e sociali. Noi ci aspettavamo che l’Università andasse a risparmiare e recuperare soldi laddove ce ne sono, magari fra i docenti e non a risicare sui subappalti.»

Dall’intervento di una lavoratrice della Cooperativa “Solidarietà”: «Con la soppressione delle portinerie nascono i problemi. Qualche giorno fa a San Miniato 12 ragazzi sono rimasti bloccati in ascensore e nessuno sapeva come sbloccarlo. I servizi mancano, gli studenti si lamentano e nessuno risponde al telefono.»

Che significa «recuperare soldi fra i docenti»? Mandarli a casa? Questo vuol dire chiudere altri corsi di laurea! Come dice Rabbi: «Annichilendo le strutture didattiche e di ricerca vi saranno per forza ulteriori ripercussioni anche sul personale tecnico ed amministrativo!» Ma perché i sindacati non rivolgono la loro attenzione agli sprechi dell’amministrazione universitaria per attività non necessarie in periodo emergenziale? Vedremo di dar loro una mano.

La redazione de “il Cittadino Online” solidarizza con Giovanni Grasso querelato da Angelo Riccaboni

Leggeuguale

Il rettore Riccaboni querela il professor Grasso
La redazione de ilcittadinoonline.it esprime solidarietà al docente

Redazione de “Il Cittadino online”. «E questi, detto tra noi, rappresenterebbero la schiera degli intellettuali. Di quelli che dovrebbero, sulla carta, avere una visione ampia, sollevata almeno di qualche metro dalla terra che noi miseri mortali calpestiamo ogni giorno… I docenti di questa un tempo illustre università tacciono. A parte qualche esempio di attivismo (vedi il professor Grasso contro cui l’Università è passata alle vie di fatto legali), regna un silenzio marziano. Il silenzio delle coscienze che sarebbe auspicabile non insegnare ai giovani». L’estratto dell’editoriale del 6 marzo scorso, a firma del direttore Raffaella Zelia Ruscitto riportava già la notizia. Il professor Giovanni Grasso è stato querelato dal rettore Angelo Riccaboni. Oggi (5 aprile) la notizia è passata su “Il Mondo”.

«Chi è Giovanni Grasso?» – scrive il settimanale che, precisa, non ha ancora avuto conferma dell’azione legale intrapresa ai danni del docente da parte del Rettore – «Ordinario di lungo corso a medicina, il docente da alcuni anni dà vita a un blog fatto di numeri, analisi, forum di discussione, controinformazione il cui titolo è chiaro: Il senso della misura (per una nuova università a Siena). Inutile dire quanto sia seguito, anche a livello nazionale, il sito che guarda, e non dal buco della serratura, l’ateneo più disastrato d’Italia. Quella malandata piccola Oxford dai bilanci in rosso, dove le assunzioni di personale con appoggi sindacali o professori con agganci politici erano all’ordine del giorno. Alcuni ex vertici sono oggi coinvolti in inchieste e processi. Un panorama non proprio idilliaco, di cui Grasso ha dato sempre conto. E preso spesso posizione contro rettori che si chiamavano Piero Tosi o Luigi Berlinguer. Insomma, gente con un certo standing. Perché la denuncia? Oggetto è un articolo di metà febbraio in cui Grasso chiedeva “l’interdizione di Riccaboni dalla carica”, dopo un suo ennesimo tentativo di negare quanto auspicato dai revisori dei conti: il commissariamento dell’ateneo. La mossa del magnifico appare improvvida. I conti a Siena sono ancora fuori controllo, il piano di risanamento sembra inefficace, le vendite di immobili sul binario morto. Non sarebbe meglio dare risposte a questa serie di problemi? Grasso non si fermerà nell’azione di denuncia. Anzi, potrebbe addirittura diventare la bandiera di quanti, studenti, ricercatori o professori, in tutte le 90 università d’Italia si battono ogni giorno per fare pulizia. Contro la casta dei baroni e i loro trucchi nei concorsi, i nepotismi, i magnifici sempre in proroga.»

Insomma, a dare come a ricevere queste notizie, prende, sinceramente, un certo sconforto. Le azioni legali, da parte di chi, in prima persona dovrebbe rispondere pubblicamente di quanto fatto a capo di una istituzione pubblica, divengono elemento di ulteriore indignazione. Mostrare i pugni, intimidire chi la pensa diversamente, o anche contrasta con durezza un operato ritenuto inadeguato o peggio eventualmente scorreto, è la via meno “opportuna” che un rappresentante di ente pubblico possa prendere. Perché, invece, non scegliere un confronto aperto, sui numeri, sulle vicende indicate, sui passaggi programmati, che punti alla chiarezza e alla trasparenza? Perchè non farsi muovere da un profondo senso di umiltà e valutare eventuali suggerimenti dati da chi, invece di genuflettersi al ruolo, ha il coraggio di indicare gli errori e, magari, proporre percorsi di risanamento dei bilanci “non correttamente considerati”?

La redazione de ilcittadinoonline.it esprime solidarietà al professor Giovanni Grasso, i cui contributi all’informazione sono stati spesso accolti nelle sue pagine e assicura il suo sostegno fattivo a diffondere gli esiti di questa azione giudiziaria.

Riccaboni-Grasso, scontro a Siena

In-cattedra

Fabio Sottocornola (Il Mondo, 12 aprile 2013). Il rettore dell’università di Siena, Angelo Riccaboni, avrebbe querelato per diffamazione il professor Giovanni Grasso. La notizia a Siena è data per certa, anche se il Mondo, al momento di andare in stampa, non ha ancora ricevuto una conferma ufficiale da parte del magnifico. Chi è Giovanni Grasso? Ordinario di lungo corso a medicina, il docente da alcuni anni dà vita a un blog fatto di numeri, analisi, forum di discussione, controinformazione il cui titolo è chiaro: Il senso della misura (per una nuova università a Siena). Inutile dire quanto sia seguito, anche a livello nazionale, il sito che guarda, e non dal buco della serratura, l’ateneo più disastrato d’Italia. Quella malandata piccola Oxford dai bilanci in rosso, dove le assunzioni di personale con appoggi sindacali o professori con agganci politici erano all’ordine del giorno. Alcuni ex vertici sono oggi coinvolti in inchieste e processi. Un panorama non proprio idilliaco, di cui Grasso ha dato sempre conto. E preso spesso posizione contro rettori che si chiamavano Piero Tosi o Luigi Berlinguer. Insomma, gente con un certo standing. Perché la denuncia? Oggetto è un articolo di metà febbraio in cui Grasso chiedeva «l’interdizione di Riccaboni dalla carica», dopo un suo ennesimo tentativo di negare quanto auspicato dai revisori dei conti: il commissariamento dell’ateneo. La mossa del magnifico appare improvvida. I conti a Siena sono ancora fuori controllo, il piano di risanamento sembra inefficace, le vendite di immobili sul binario morto. Non sarebbe meglio dare risposte a questa serie di problemi? Grasso non si fermerà nell’azione di denuncia. Anzi, potrebbe addirittura diventare la bandiera di quanti, studenti, ricercatori o professori, in tutte le 90 università d’Italia si battono ogni giorno per fare pulizia. Contro la casta dei baroni e i loro trucchi nei concorsi, i nepotismi, i magnifici sempre in proroga.

E nonostante tutto Riccaboni continua ad essere rettore dell’università di Siena?

Unisi risparmiosa

Il “saggio” e le mani su Siena (L’Espresso, 2 aprile 2013)

Camilla Conti. C’è anche Gaetano Quagliariello fra i politici che, a Siena, si davano da fare per stringere la presa dei partiti sulle istituzioni locali, dal Monte dei Paschi all’università. Lo testimoniano alcune telefonate intercettate dalla procura di Siena fra il senatore del Pdl, uno dei “saggi” scelti dal presidente Giorgio Napolitano per facilitare la formazione di un nuovo governo, e il rettore dell’Università, Angelo Riccaboni.

La magistratura indaga proprio sulla nomina di Riccaboni, avvenuta il 21 luglio 2010 con uno scarto di voti minimo rispetto al rivale Silvano Focardi (373 voti contro 357, con 28 schede bianche e 19 nulle). Su quelle elezioni accademiche si alzarono fin da subito molte polemiche, animate anche dalla scoperta che nei conti dell’ateneo senese si stava aprendo un buco gigantesco, stimato in circa 200 milioni di euro. Ne seguì un’indagine della magistratura che, per quel che riguarda la contesa fra Riccaboni e Focardi, il 22 marzo scorso ha portato al rinvio a giudizio per falsità ideologica dei responsabili di uno dei seggi elettorali.

Come risulta dalle 266 conversazioni telefoniche messe agli atti dai magistrati, furono numerosi gli esponenti politici – sia del Pd che del Pdl – a muoversi per favorire la convalida o, al contrario, la revoca del voto. Fra questi c’è anche Quagliarello, che prende le difese di Riccaboni contro la richiesta di dimissioni avanzata da Paolo Amato, un altro senatore del Pdl. Il 19 novembre 2010, si legge nella sintesi dei colloqui effettuata dagli investigatori che «Quagliariello chiede chiarimenti su un comunicato-stampa nel quale si afferma che a seguito dell’acquisizione dei documenti al Ministero, Amato ha chiesto le dimissioni del Rettore. Riccaboni tranquillizza l’Onorevole dicendo di non sapere assolutamente nulla oltre a quello che dicono i giornali. L’Onorevole chiede del materiale per poter uscire in pubblico e rilasciare qualche dichiarazione sulla linea intrapresa».

Per inquadrare la vicenda, bisogna ricordare i diversi mesi trascorsi prima che l’allora ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, convalidasse il risultato delle elezioni. Una ratifica che arrivò solo nel novembre 2010. Proprio su quella firma, indicano le telefonate, hanno avuto un ruolo decisivo le pressioni arrivate da diversi esponenti politici, interessati forse anche al fatto che università e Monte dei Paschi sono legate: tocca infatti all’ateneo nominare uno dei consiglieri della Fondazione Mps, grande azionista della banca; e la fondazione ricambia con i contributi per le spese dell’università.

Riccaboni stesso, considerato vicino al centro-sinistra, era stato in precedenza consigliere di amministrazione di Monte Paschi France e di Banca Toscana, una controllata dell’istituto. In una telefonata con l’ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, al tempo parlamentare del Pd, quest’ultimo commenta la richiesta di dimissioni del neo-rettore avanzata dal senatore azzurro Amato dicendo che «non sarebbe piaciuta neanche al Pdl di Siena». Le cronache politiche di quei giorni raccontano di scontri all’interno del Pdl toscano tra oppositori e sostenitori del rettore in pectore. Ovvero tra Amato e il coordinatore nazionale del partito, Denis Verdini. Vincerà il secondo. Grazie anche al Pd.

In quegli anni, al di là delle telefonate, Quagliariello frequenta spesso Siena, soprattutto in qualità di professore straordinario di Storia dei Movimenti e dei Partiti Politici presso la Luiss di Roma e Membro della Fondazione Magna Charta. Viene invitato a convegni, come quello organizzato sul ruolo dell’Onu nel 2004 dalla Fondazione Liberal con il patrocinio e il contributo del Comune di Siena in collaborazione della Provincia di Siena e il contributo di Banca MPS e della sua Fondazione. O come il simposio sui partiti politici nell’Italia Repubblicana, sponsorizzato sempre da Mps e ospitato dal preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università senese, Antonio Cardini. Che compare – “anche lui – nelle intercettazioni quando consiglia al nuovo rettore di «stare alla larga dalla politica locale». E di «mettersi d’accordo con Mussari (l’ex presidente del Montepaschi, ndr) e Ceccuzzi per i soldi e basta».

Il cittadino Carlo Regina chiede le dimissioni del rettore, del direttore amministrativo e di un consigliere d’amministrazione dell’università di Siena

SpinacoglioniCarlo Regina. Sono un libero cittadino che è stanco di essere così, in maniera passiva, spettatore inerme di fronte a questa situazione che si sta consumando nella mia città. È veramente inconcepibile, quale livello di degrado si debba raggiungere prima che qualcuno si assuma la proprie responsabilità; è veramente inconcepibile il silenzio nel quale vengono consumate vere e proprie tragedie sociali e personali, sulle teste degli “ultimi”, che sono per ora gli unici a pagare il conto della gestione disastrosa delle nostre istituzioni.

Il partito di maggioranza che fino ad ora ci ha governato è chiuso nei suoi silenzi imbarazzanti, senza provare nemmeno un po’ di disagio di fronte a quello che tutti noi stiamo pagando grazie alle scelte di uomini e indirizzi fatti da questi signori della politica. Con un po’ di umiltà e senso della responsabilità, in molti se non tutti, nei suoi massimi dirigenti si dovrebbero dimettere.

Per entrare nel tema che ultimamente mi ha colpito, per il suo accanirsi contro gli “ultimi indifesi”, mi riferisco ai lavoratori della cooperativa Solidarietà impiegati nell’Università di Siena, chiedo in maniera chiara ed inequivocabile le dimissioni del rettore Angelo Riccaboni, del direttore amministrativo Ines Fabbro e del rappresentante delle istituzioni senesi rimasto nel CdA dell’ateneo Roberto Morrocchi. Senza dover aspettare che la magistratura faccia il suo corso, mi associo agli appelli di Laura Vigni e Maurizio Montigiani, gli unici per altro a squarciare il silenzio assordante, a richiamare i vertici dell’ateneo alle loro responsabilità e a quel giusto senso di umiltà per fare quel passo indietro, che consentirebbe con la dovuta serenità, di affrontare un nuovo percorso di rinnovamento al di fuori delle influenze nefaste delle precedenti gestioni. Mi domando sempre, in ultima analisi, se sia mai possibile, con tutte queste rovine che ci piovono addosso, che non ci sia nessuno che ancora abbia avuto il buon gusto di dimettersi e di ammettere il proprio fallimento. A quale livello d’esasperazione ci volete portare? Per noi, con molta probabilità, il presente e il futuro prossimo sono oramai compromessi, vogliamo fare qualcosa per i nostri figli? O dobbiamo avere sulla coscienza il fatto di non aver provato almeno ad indignarci e con questo a protestare, per riportare un po’ di senso della giustizia?

Una resurrezione impossibile, per l’università di Siena guidata dalla banda dell’Ortica

Enzo Jannacci (1935-2013)

Enzo Jannacci (1935-2013)

Rabbi Jaqov Jizchaq. Solidarietà ai lavoratori della Cooperativa, ovviamente: 64 persone per la strada non sono un trascurabile incidente, ma come si fa a sostenere di voler salvare i posti di lavoro senza pensare a come fare a salvare la fabbrica? Trovo nel mondo politico-sindacale una schizofrenia veramente sorprendente. La contrapposizione tra docenti e amministrativi era un cavallo di battaglia della Trimurti sindacale. Dal grafico unisi si evince che l’università di Siena si avvia ad avere il doppio di amministrativi rispetto ai docenti allo scadere dei prossimi sette anni (caso unico nell’universo noto ed intravisto da Hubble). Ma se messa così la faccenda appare come un attacco al personale tecnico e amministrativo, allora possiamo vederla in un altro modo, dicendo che il vero dato eclatante è che il personale docente dimezzerà.

Sì, dimezzerà, e lo farà a macchia di… giaguaro, senza possibilità di essere sostanzialmente rimpiazzato, attestandosi su un numero tra i 500 e i 600 docenti: o forse vi è qualche ottimista che prevede una riapertura massiccia del reclutamento da qui a breve? Annichilendo le strutture didattiche e di ricerca vi saranno, per forza, ulteriori ripercussioni anche sul personale tecnico ed amministrativo; dunque, avendo a cuore le sorti del medesimo, non capisco come si possa evitare di parlare di questo tema. Quando, indulgendo ad un melassoso populismo, si parla de “i docenti” tout-court, come di un tutto indistinto, costituito evidentemente solo da “baroni”, facendo i conti del salumaio quando li si enumera senza troppi distinguo (da un maiale ci viene due prosciutti, qualunque mestiere faccia il porco), forse si dimentica che l’università non fabbrica prosciutti, né ricciarelli e panpepati, e che una coscia di biochimico non fa lo stesso servizio di una coscia di astrofisico.

Per un ciclo completo ti ci vogliono venti docenti di ruolo (lo stabilì Mussi, lo ribadì la Gelmini): ciò implica che se in quattro corsi di laurea ti vanno in pensione cinque docenti per corso, non solo questi quattro corsi chiudono, considerato che oramai è stato accorpato l’accorpabile (anche con risultati esecrabili e fallimentari nel nome dello sputtanamento totale-globale) e la panchina delle riserve è esaurita, ma a quel punto devi decidere cosa farne dei sessanta docenti che rimangono ed accettare l’idea che non avrai più immatricolati a quei corsi che hai chiuso. E vai col liscio… Attendere imbelli la chiusura dei corsi e la sparizione delle discipline scientifiche – giacché non tutti hanno i famigerati 22 professori di ruolo, come si è visto – e la costante moria di studenti, man mano che la gente va in pensione (a quel punto, per un circolo vizioso, rendendo superflui anche molti di quelli che non vanno in pensione), è secondo voi un modo sensato di gestire le risorse umane? A me pare di no. Si dimentica che:

  1. le competenze non sono intercambiabili;
  2. i numeri necessari sono fissati dalla legge;
  3. quelli che Siena può mettere sul piatto sono miseri e relativi oramai a specialisti delle materie più svariate;
  4. buona parte dei docenti di ruolo, tra quelli che arriveranno vivi (salvo suicidi) al fatidico 2020, anagraficamente i più giovani, sono i ricercatori, per un numero infinitesimo dei quali qui si aprirà la prospettiva di una “chiamata” come associati.

Dunque che tutti i docenti siano “baroni” al culmine della carriera che guadagnano un fottìo di quattrini è una boiata pazzesca. Già a oggi i ricercatori sono 355 su un totale di circa 820 docenti, che sarebbe un ragguardevole 43% circa; essendo mediamente i più giovani (o meno anziani), immagino che si troveranno quasi tutti ancora lì, quando il totale dei docenti sarà poco più di 500, ed essendo la progressione in carriera bloccata, ci arriveranno col medesimo grado: molti di costoro lavorano in settori destinati ad estinguersi per le ragioni sopra dette e non è chiaro cosa intendano farne le competenti autorità

Di certo non li attende una promozione, perché, idonei o no, quando un settore disciplinare non esiste più, né esiste più il corso di laurea ove era naturalmente inserito, è ben difficile che venga riesumato e che qualcuno – se si eccettua l’intervento miracoloso di San Gennaro – “chiami” un associato per quel settore. Ma anche senza promozione, dove e come potranno pensare di continuare a espletare al meglio la loro attività? Sicché questa è tutta gente cui hai rovinato la vita, segata senza alcun tipo di valutazione “meritocratica” e che per giunta ti resterà sul groppone. Questo anche per dire che la demagogica contrapposizione docenti vs amministrativi (roba da politicanti di quart’ordine) non tiene conto del continuum di situazioni diverse ed incomparabili che si trovano nei due campi.

In questo blog si sono evidenziati gli scenari che l’apertura di ulteriori cospicue falle in uno scafo malandato, che già dal 2008 è stato malamente rattoppato, porterà con sé, visto che la legge, per tenere aperti i corsi, lo ripeto alla nausea per chi finge di non capire, richiede un certo numero di docenti di ruolo (cioè solo di ricercatori, associati, ordinari) in una precisa miscela e dunque insistere che molti dipendenti, inquadrati come tecnici, in realtà insegnano è perfettamente inutile, perché per la legge non contano come docenti, la loro quantità è del tutto ininfluente al mantenimento dei corsi di laurea e non turano le falle nei requisiti minimi di cui sopra.

Ribadisco la mia persuasione che Siena oramai da sola non risolve niente. Semmai s’illude di risolvere i problemi, risolvendo temporaneamente solo quelli di qualcuno. La legge (art. 3) indica una via d’uscita, il cui senso è che nella difesa da un assedio, gli assediati non si sparpagliano sulle mura oramai cadute, ma arretrano e si concentrano nella difesa del torrione. Ciò vale anche per i settori scientifici e non solo per i castelli. Soprattutto mi domando se vi sia qualcuno dotato di una visione d’insieme e capace di andare oltre la conservazione strenua e insensata dei particolarismi feudali. Ma qui mi sa che in diversi si renderanno conto di cadere, solo quando saranno a un centimetro dal suolo.