C’è, a Siena, un giornalista, un blog, una TV che voglia organizzare un confronto sul risanamento dell’Ateneo senese?

Can che abbaia non morde?

Can che abbaia non morde?

Scrive Marco Sbarra, commentando l’intervista a Riccaboni e la mia richiesta di un pubblico confronto sul risanamento dei conti dell’Ateneo senese: «Il professor Riccaboni dice che a Siena cani rabbiosi abbaiano contro le persone che operano per il bene della Città.
Il professo Riccaboni è uomo d’onore, per cui non potrà non accettare la sfida a duello lanciatagli dal professor Grasso. Aspetto con ansia la fissazione della data e l’individuazione del campo neutro dove si svolgerà la singolar tenzone sotto la supervisione di un arbitro imparziale.
Qualcuno avanza il sospetto che il magnifico rettore prudentemente diserterà l’incontro? Non credo sia possibile: ciò significherebbe che Il professor Riccaboni, che è uomo d’onore, ha qualche scheletro negli armadi dell’Università ed è uomo vile. Suvvia…
Se poi a Siena esistessero TV libere e indipendenti farebbero a gara per organizzare e trasmettere – in diretta – un tale avvenimento.»
Di seguito la trascrizione integrale della prima parte dell’intervista di Daniele Magrini ad Angelo Riccaboni (Radio Siena TVdi Sabato, 19 marzo 2016).

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Magrini. Iniziamo dai conti! Vorrei, però, cercare di mettere a punto alcune cose che continuano a far dire : “Ma no guarda quello che dice Riccaboni non va bene”. Per esempio il risanamento. Nel 2013 in occasione del varo del bilancio di previsione i sindaci revisori non firmarono il bilancio e dissero addirittura: “ci vuole il commissariamento”. Che cosa è successo dal 2013 in poi per l’inversione di tendenza? La seconda domanda è: va bene risanamento, però 500 professori sono andati via pensionati, prepensionati ecc., il blocco del turnover, molti corsi che sono stati cassati… Come dire, è un risanamento che è costato tanto! Partiamo da qui.

Riccaboni. Partiamo da ieri, ero al Ministero e c’era il Direttore generale attuale che diceva: “nessuno avrebbe scommesso che l’Università di Siena si sarebbe sollevata”. Quindi, o si capisce che la situazione era non al limite del collasso ma dentro al collasso, o è inutile fare alcune riflessioni…

Magrini. Quant’erano le cifre? Ricordiamolo.

Riccaboni. Ma, ci sono stati degli anni in cui il disavanzo di competenza è stato dell’ordine di decine e decine di milioni di euro; quindi parliamo di una cosa gravissima. Poi vorrei ricordare che non conta soltanto la parte finanziaria, conta tutta una serie di fenomeni che avvengono intorno e dentro l’Università, che fanno collassare l’Università non tanto nella parte finanziaria, che pure è importante, ma mille altre pressioni, mille altre questioni. Infatti, ho sempre detto che ci sono stati tre assi fondamentali: il risanamento finanziario che è stato veramente importante e ora entriamo nel dettaglio; lo sviluppo, infatti in questi mesi stiamo raccogliendo anche i semi che abbiamo gettato in questi anni; e poi non crollare, qualcuno oggi parla tanto di resilienza, cioè voglio dire sarebbe stato molto facile… Ci sono stati dei momenti in cui, col direttore amministrativo, che io ringrazio ancora una volta, Ines Fabbro, veramente ci siamo trovati molto soli e siamo riusciti a resistere rispetto a delle pressioni fortissime perché c’erano richieste di approfondimenti, indagini in corso, interrogazioni, questioni, vertenze sindacali… Allora non crollare – e questa è una grande lezione che ho imparato – è forse più importante del risanamento finanziario perché ci vuole forza, tranquillità, serenità, consapevolezza che ci si può fare. Quindi, questo è il punto; se non partiamo da questo, tutto il resto fa ridere. Passiamo alle strumentalizzazioni che ora tu dicevi.

Magrini. No, sono sottolineature, non strumentalizzazioni…

Riccaboni. No! No! Sono strumentalizzazioni! Allora, diciamo che se in questa città si continua a dare retta a qualcuno che abbaia giusto perché gli dispiace che le cose vadano bene, non è il percorso migliore per uscire dalla situazione in cui siamo. Quindi, chi abbaia, lasciamolo dove abbaia! La questione si risolve in pochi secondi. Parliamo di fine 2012, quindi ancora la situazione molto difficile. Parliamo di revisori appena entrati; di un bilancio di previsione che, questo lo sanno tutti, presenta sempre risultati peggiori di quello consuntivo, perché, specialmente nella nostra gestione, siamo sempre molto prudenti. Quindi è ovvio, non è una cosa strana, è normale che, in una situazione pesante dal punto di vista finanziario, com’era ancora allora, oltretutto essendo un bilancio di previsione era anche particolarmente pesante (perché molto prudenti noi lo siamo sempre stati), i revisori appena entrati – sottolineiamo questo punto – si trovano ad essere nel caso più difficile d’Italia: Siena. Voi cosa avreste fatto? Cioè, avreste dato segnali di positività? Uno sta molto attento! Quindi, questi signori, anche qui per favore evitiamo di abbaiare, non dissero richiesta di commissariamento, perché non c’è la legge sul commissariamento, neanche adesso; auspicavano che fosse approvata questa norma che poteva dare, forse col commissariamento, una soluzione. Ma i criteri per il commissariamento non c’erano.

Magrini. E come siete usciti voi da quella fase?

Riccaboni. Quindi parliamo di un’altra cosa! Perché poi nel 2013 e nel 2014 il bilancio ha presentato un risultato positivo per 9 milioni e 10 milioni. E direi che anche, comunque, nel 2012 il consuntivo presentava una perdita ma non eccessiva! Come ne siamo usciti? Come si deve fare in questi casi: estrema attenzione alle spese, blocco del turnover, naturalmente, c’era un discorso di uscita da tutta una serie di situazioni – noi avevamo 8 corsi di studio fuori le mura – li abbiamo chiusi tutti quanti; siamo usciti da tutta una serie di locazioni… Quindi, insomma, tutto il pacchetto del buon risanamento che si insegna e noi l’abbiamo applicato qui e devo dire, questo va sottolineato, però, con il contributo, la pazienza, la motivazione di tutto il personale, sia quello amministrativo che quello docente siamo riusciti, con il contributo di tutti, a fare un miracolo. Questo è quello che c’è adesso, abbiamo sistemato tutto quanto; anche questo discorso dei 500, non è vero che sono 500 docenti (sono meno di 500); il rapporto, comunque, fra numero di docenti e numero di studenti a Siena è ancora più alto che in altri luoghi, forse avevamo troppi docenti, allora; la ristrutturazione dei corsi è stata fatta secondo la legge, quindi non è che abbiamo chiuso particolari corsi… Allora, si parlava di futuro va bene! Se, invece, si vuole strumentalizzare lasciamo le strumentalizzazioni ai blog, ai bar, ai corridoi… Non mi sembra…

Magrini. Però, sai, secondo me, è sempre molto utile parlare delle cose, perché, come dire se ti vengono poste delle domande, “come sei stato bravo a risanare l’Università” la gente che ci vede non ci crede. Se la dialettica è tale, ed è quindi feconda di una democrazia vivace, anche le voci contro devono avere ascolto e poi il rettore dice la sua, questo è il dialogo.

Riccaboni. Certo! Ma, infatti, come vedi, non mi sottraggo certo a… Anzi, devo dire che quello che è importante – anche questo vorrei che fosse chiaro a tutti – c’è il risanamento, però c’è stato anche il rilancio con le iniziative di sviluppo che voi avete visto, che tutti vedono; qui c’è stato il resistere alle pressioni. Ma tutto questo si trasforma in fiducia, si trasforma in reputazione. Io sono fra i rettori che sicuramente stanno lavorando per il confronto col governo su interventi sull’Università. Allora cosa vuol dire questo? Vuol dire che chi guida l’Università di Siena mentre all’inizio era visto come un paria, ti assicuro come un paria, le Istituzioni non ci volevano neanche parlare con me…

Magrini. Si diceva all’inizio che siccome ci fu l’inchiesta per il voto “truccato” che non riguardava te ma i membri della Commissione elettorale… invece, quell’inchiesta è finita?

Riccaboni. Ma certo! Fammi finire. Credo che sia molto importante sapere che chi guida l’Università di Siena ha una forte reputazione ed è attore a livello nazionale e internazionale su molti tavoli. E questo è dovuto al fatto che l’Università di Siena in questi anni ha fatto questo grande passaggio e quindi c’è una fiducia nei suoi confronti. L’inizio è stato tremendo, anche perché in maniera del tutto inopinata ci sono state delle segnalazione su cose che tutti sapevano che non erano vere; tutti sapevano che non c’era stato nessun broglio; tant’è che le indagini, proprio i verbali della sentenza con la quale non c’è stato il rinvio a giudizio per i membri della Commissione elettorale, i verbali dicono chiaramente che dopo alcune settimane era chiaro anche a loro che non c’era stato alcun broglio.

Magrini. Quindi c’è stato il decreto di archiviazione?

Riccaboni. Certo! Per quanto riguarda questa storia non c’è stato mai niente, mai alcuna cosa sostanziale. Poi ci sono piccoli aspetti formali che verranno risolti nelle prossime settimane… Ma dal punto di vista dei brogli, dal fatto che avessero votato persone che non avevano il diritto di votare, questo è stato dimostrato che non è successo.

Pubblicato anche da: “il Cittadino online” (23 marzo 2016) con il titolo: «Si può organizzare a Siena un incontro sul risanamento dell’Ateneo? Il professor Grasso lancia la sfida, all’indomani dell’intervista rilasciata dal rettore Angelo Riccaboni al giornalista Daniele Magrini».

Ritratto di scuola in un interno nelle elezioni per il Rettore dell’Università di Siena

Raffaele Ascheri e Felice Petraglia

Raffaele Ascheri e Felice Petraglia

Nel dibattito sulla grande corsa per la poltrona di Magnifico dell’Università si è inserito Raffaele Ascheri che, nel suo blog Eretico di Siena, ha pubblicato uno stimolante ed efficace articolo sul candidato Felice Petraglia.

Il professor Petraglia, vaticanista Felice… (Da: Eretico di Siena, 18 marzo 2016)

Raffaele Ascheri. L’aspetto pare piuttosto ordinario, per non dire vagamente dimesso ed anonimo: ma dietro l’apparente basso profilo, il professor Felice Petraglia è una autentica macchina da guerra di potere accademico. Molto vicino all’ex Magnificissimo Tosi, Petraglia sta da tempo scaldando i muscolini in attesa delle imminenti elezioni. Sul Curriculum specifico, poco da obiettare: più di 600 pubblicazioni su riviste scientifiche, più la propria firma su una trentina di volumi scientifici.

Ciò che più impressiona, però, è il legame diretto, esplicito e personale con il Vaticano: Petraglia è Consigliere di Scienza e vita, potente lobby pro-life creata ad arte nel 2005, con benedizione di Ruini, per affossare – grazie all’astensionismo, non alla forza delle idee – la Legge sulla Procreazione assistita. Già questo inquieterebbe un pochino, per il rischio di imprimere una svolta decisamente filoclericale all’Università locale; non bastasse, ecco che dal febbraio 2011 il Nostro è un insider della Pontificia Accademia Pro vita, diretta emanazione vaticana.

Per raccattare consensi pesanti, però, il Nostro è comunque pronto a passare da Ratzinger al Paganesimo politeista della Classicità: la settimana scorsa, l’abbiamo visto seguire con grande attenzione una stimolante lezione, incentrata sulla capacità del politeismo greco di essere sbeffeggiato. C’era da omaggiare, in quella occasione, il professor Maurizio Bettini, uno che verosimilmente qualche voto lo può orientare, dal settore umanistico. Un po’ di sano pragmatismo preelettorale, dunque, val bene un’oretta in compagnia degli Dei (nostro faro religioso, come più volte scritto)? In ogni caso, tornando alla deriva cattolicheggiante di cui sopra, il politeismo va bene in campagna elettorale, perché l’imprinting è appunto ben altro.

La ciliegina finale, infatti, è dedicata alla cappella che si trova nel cuore del suo regno, appunto l’Ostetricia delle Scotte: cappella dedicata a Gianna Beretta Molla! Il nome dirà qualcosa solo agli esperti di cose religiose ed agli ascoltatori di radio Maria. Gianna Beretta Molla è proprio la “benemerita” che preferì darsi la morte, nell’Italia del 1962 (non curandosi un fibroma all’utero), pur di cercare di fare nascere la sua quarta creatura (aveva già tre figli, la pasionaria antiabortista); la “benemerita” che la Chiesa cattolica ha innalzato agli onori, facendola prima Beata e poi – non fosse bastato – Santa, grazie al misticismo morboso ed all’antiabortismo militante del Pontefice polacco. La Giovanna d’Arco antiabortista, insomma: questa è Gianna Beretta Molla. Un modello da imitare, pare di capire. Meno male che siamo in uno Stato laico, meno male che siamo in una città di Sinistra (sic).

Ciò detto, al netto di tutto quanto il resto (continuità con Tosi et alia), è proprio ad un solerte oltranzista filovaticano di questo stampo, che vogliamo affidare le chiavi dell’Università senese? Almeno questo, per Zeus, ci venga risparmiato, in questa città: almeno questo…

«L’Educazione, la vera educazione, nulla ha da spartire con il radioso evento» organizzato dall’Università di Siena

Francesco Ricci

Francesco Ricci

La scuola superiore uccisa dall’Università (Da: Corriere di Siena, 12 marzo 2016)

Francesco Ricci. Hanno unito le forze l’Università di Siena, il Comune, la Fondazione Monte dei Paschi, Campus Orienta, Class Editori. Hanno unito le forze e hanno organizzato il 1° Summit nazionale dell’education, tre giorni dedicati all’istruzione, alla conoscenza, al lavoro, scanditi da convegni, dibattiti, workshop, testimonianze dirette, e rivolti a docenti, studenti (in particolare delle classi quarte e quinte), famiglie, esperti del settore.

Non so quanto sia costata questa manifestazione, ma quello che so è che anche un solo centesimo speso sarebbe (è) troppo. Già trovo fastidioso il ricorrere, quando non ce n’è affatto bisogno, all’uso di parole inglesi, come “Summit” e, soprattutto, come “Education”. “Educazione”, infatti, ovviamente per chi ne conosce l’etimologia, è parola stupenda e semanticamente ricca. Eppure si preferisce il termine “Education”, che ricorre, insieme a “Innovation”, e accanto a “Orientamento” e “Vivere e Studiare a Siena”, anche nel depliant informativo. Evidentemente la lingua italiana è avvertita essere vecchia, stantia, logora. La si può continuare a impiegare (e tollerare) soltanto a patto di rivitalizzarla, attraverso il ricorso a forestierismi e a termini che celebrano ciò che ci sta davanti, non ciò che ci è ormai alle spalle: non a caso, tra le occorrenze più significative registriamo “nuovo”, “innovazione”, “novità”. Peccato che l’Educazione, la vera educazione, quella che con parola tedesca siamo soliti chiamare “Bildung” – in questo caso, è bene ricordarlo, non esiste un perfetto corrispettivo nella lingua italiana – nulla ha da spartire con questo radioso evento, che già pare diffondere la sua luce sul resto del Bel Paese. L’ultima delle preoccupazioni infatti della “Buona Scuola”, di cui questo Summit è al contempo emanazione e imbarazzante riflesso, è la formazione integrale della persona umana. Altrimenti non si capirebbe la scelta esiziale di prevedere l’alternanza Scuola/Lavoro anche per i Licei e di incrementare di anno in anno le ore destinate all’Orientamento universitario, alternanza e Orientamento che, ovviamente, sono al centro di questa tre giorni.

Non solo. A ciò si aggiunga, il fatto che molti test di ammissione alle Facoltà vengono affrontati dagli studenti quando ancora frequentano l’ultimo anno di studi superiori: io, ad esempio, ho in classe alunni che già sanno che dal prossimo settembre saranno alla Bocconi di Milano. Le probabilità che vengano respinti all’esame di Stato va da sé che sono bassissime, ma quello che conta è il ruolo del tutto subalterno – direi ancillare che, neppure troppo celatamente, viene in questo modo riconosciuto alla scuola secondaria di secondo grado. Così facendo si fa del Liceo non più l’occasione, come era ancora ai miei tempo, classe ’65, per incontrare autori e testi che permettano a ciascuno “di rispondere meglio alla propria vocazione di uomo” (Tzvetan Todorov), bensì il ponte che occorre attraversare, di fretta e con fastidio, per inoltrarci nei territori del lavoro e della professione. Dove, ovviamente, i nostri giovani godranno sempre di minori tutele, ma sapranno recriminare in un buon inglese.

Sulla trasparenza Riccaboni è arrivato prima di Renzi. Che ne pensano i candidati a Rettore dell’Ateneo senese?

10 dicembre 2010: «Dalle vicende dell’università di Siena emerge la mancanza di trasparenza assurta ad ordine di governo»

17 febbraio 2011: Università di Siena: «preconsigli» di Amministrazione, un ritorno al passato

11 maggio 2011: Una lezione di democrazia a chi ostacola la trasparenza nell’università di Siena

8 giugno 2011: Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena?

27 luglio 2011: Le sorti dell’Università di Siena nelle mani di un Madoff senese?

11 novembre 2011: Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico

20 novembre 2011: Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’Università di Siena

27 agosto 2012: La casa dei misteri: Palazzo Bandini Piccolomini a Siena

30 agosto 2012: Ateneo senese: la trasparenza invisibile

11 febbraio 2013: È necessaria l’interdizione di Riccaboni dalla carica di rettore dell’Università di Siena

11 marzo 2014: «Lascia perdere, all’università di Siena si è sempre fatto così!»

25 ottobre 2014: È in arrivo il Direttore Generale dell’Università di Siena

Spigolature senesi: tra ruolo istituzionale ed esigenze personalistiche dei vertici di alcune istituzioni locali

Marcello Clarich - Angelo Riccaboni - Marco Casucci

Marcello Clarich – Angelo Riccaboni – Marco Casucci

Lega Nord Siena. A che titolo i vertici di Fondazione MPS e Università partecipano a conferenza del PD? La Lega Nord pretende chiarezza. La presenza dei vertici della Fondazione e dell’Università alla conferenza programmatica del Pd costringe la Lega ad alcune riflessioni sul ruolo di queste istituzioni locali e sul loro totale appiattimento e la loro contiguità con il Partito che ha distrutto la Città. Emergono precise responsabilità del Presidente della Fondazione Clarich e del Rettore Riccaboni che sviliscono e deviano la Fondazione MPS e l’Università degli Studi dai loro scopi e funzioni istituzionali e le piegano alle loro esigenze personali e personalistiche. È anche evidente il disprezzo che viene gettato sul Comune di Siena, visto il recente rifiuto dei membri della Deputazione della Fondazione di rispondere a chi li ha nominati, quando invece il Presidente Clarich non si fa problemi a recarsi ad un appuntamento politico.

Marco Casucci (Consigliere regionale della Lega Nord Toscana). Non possiamo accettare che la Fondazione Monte dei Paschi e l’Università degli Studi – i cui vertici hanno chiaramente fatto intendere che non sono indipendenti e sopra le parti, ma hanno un preciso riferimento politico in quel Pd che è stato l’artefice del declino di Siena – continuino ad essere gestiti e presieduti da questi due signori i quali, oltre a mostrare lacune nel proprio operato, fanno sorgere seri dubbi di un latente parallelismo tra ruolo istituzionale rivestito e carriera politica intrapresa.

Tanta gente per ricordare David Rossi, con un tempo ostile. Il solo?

 

Per-David-Rossi

Sergio RizzoL’orologio, il video, le ferite. Perizie e misteri del caso Rossi. Corriere della Sera, 6 marzo 2016.

RedazioneIn 600 in marcia per chiedere giustizia per David Rossi. Il Cittadino online, 6 marzo 2016.

A tre anni dalla morte di David Rossi, rompete il silenzio, alzate la testa!

Rossitreannidopo

Il servizio che non soddisfa gli studenti: note per i candidati a Rettore

LogoUnisiUniSI? UniNO! (da:  My BOG – La mia palude)

Dr. J. Iccapot. Quando sei un giovane studente, l’Università, in tutte le sue peggiori manifestazioni, la subisci passivamente.
Quando invece hai maturato esperienze lavorative e sai come gira il mondo, l’Università la vedi come un servizio che acquisti, e lo acquisti solo se soddisfa le tue esigenze.
Un’università, come quella di Siena, dove alcuni docenti NON hanno sul sito l’indirizzo email corretto; dove se scrivi a un docente questo sistematicamente NON ti risponde; dove gli orari di ricevimento sono indicati per prendere in giro (vedi); dove talvolta NON è possibile sapere né i contenuti degli esami né i testi di riferimento né gli orari delle lezioni; dove se ti rivolgi alla segreteria questa ignora i tuoi messaggi di posta elettronica, be’, un’università così NON è certo un prodotto da comprare; poche decine di chilometri ci separano da un altro ‘fornitore’.
E allora, noi i nostri soldi abbiamo deciso di NON buttarli più nell’Università di Siena.

Le prime domande ai candidati a Rettore dell’Università di Siena

StemmaUnisiRabbi Jaqov Jizchaq. Finalmente sono uscite alcune candidature a rettore, condite naturalmente di un sovrappiù di retorica come si confà ai manifesti elettoralistici. Adesso, non è per fare il bastian contrario, ma l’università (anche se non lo è più da tempo) dovrebbe essere un luogo dove si discute, e dunque spero di non essere considerato menogramo e disfattista se interpongo qualche nota grave nel coretto dei sovracuti.

Resto intanto in attesa di sapere come il candidato prof. Petraglia intenda realizzare il suo proposito di «Creare innovazione [che] permetterà di cogliere e sfruttare le opportunità locali ed internazionali», così come, alla luce dei freddi dati numerici più volte esibiti in questo blog, attendo chiarimenti da parte del candidato prof. Rossi riguardo al vasto programma di «liberare le energie presenti nel nostro Ateneo, investire con generosità su chi merita… valorizzare le differenze in ogni ambito, rifuggendo dalla tentazione dell’uniformità». Ma come si sa, in politica il programma vero, con la medicina amara, si squaderna solo dopo l’elezione. Prima dell’elezione, meno tasse, più pane e prosciutti per tutti!

L’autocandidatura più articolata, ça va sans dire, è quella del prof. Frati. Sostiene il candidato, con soverchio ottimismo, che «possiamo legittimamente ritenere concluso il percorso di risanamento». Sostiene altresì, con notevole esagerazione, che l’università di Siena «ha mantenuto intatta la propria attrattività nei confronti degli studenti». Ma com’è possibile, se il risanamento è avvenuto mandando in pensione il 50% dei docenti (circa 480-500), bloccando il turnover per dieci anni (in pratica, Unisi è un gerontocomio) e chiudendo la metà dei corsi? Voglio dire, è vero che l’uomo della strada (non ancora travolto dal tram) gode quando legge che hanno fatto fuori un po’ di culturame, ma sono andati via metà dei giocatori e tu hai certo risparmiato, non pagando più i relativi stipendi (così sono capaci tutti, non solo i bocconiani!): però non hai più una squadra, o ce l’hai pesantemente ridimensionata, e con essa devi affrontare il campionato. Dunque, non credo si possa affermare con nonchalance che le strutture sono rimaste intatte.

A meno di non dichiarare a posteriori inutile ciò che non si è riusciti a salvaguardare, sarebbe più corretto riconoscere che l’offerta si è di molto contratta e concentrata su alcuni settori. E allora attendono risposta varie “unanswered questions” su cui ha battuto ripetutamente questo blog. In primo luogo, la sorte di quelle aree scientifiche di base pesantemente colpite dai pensionamenti e il destino di chi ancora ci sta dentro (vedi la metafora di Simeone lo Stilita); in secondo luogo, e di conseguenza, il rapporto con gli altri atenei toscani, che si avviano ad avere una massa considerevole, rispetto a Siena, con almeno il triplo di docenti e di studenti. Non credo sia riproponibile la teoria del “piccolo è bello”. Correva, infatti, l’anno 1687, quando Sir Isaac Newton si rese conto che il Sole, dotato di una massa molto grande, costringe i pianeti a ruotargli intorno (o per dirla altrimenti col Manzoni, «Il nostro Abbondio … s’era dunque accorto… d’essere, in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro»).

Sostiene il candidato che «i Dipartimenti devono diventare sempre più il fulcro delle attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico»; visto che lo dice la legge, per forza dovrà essere così: ma quanti degli attuali dipartimenti sono sostenibili nel tempo? Qual è stato il guadagno dello scioglimento delle Facoltà a favore di dipartimenti dai nomi talvolta incomprensibili? Ne ha guadagnato la ricerca? E la didattica (anche se oramai non conta più nulla)? Scommetterei una cifra che da qui a poco torneremo a un assetto simile alle vecchie Facoltà. Nel frattempo si saranno cancellate aree scientifiche e distrutte le vite di molti “giovani” in irriferibili faide.

Mi rendo conto che su alcune di queste questioni la risposta sarà “ignoramus et ignorabimus”, e che il destino dell’università pubblica è forse da considerarsi uno dei grandi enigmi dell’universo. Su tutto aleggia inoltre un problema di fondo di questa città (e non solo) ed è la mancanza di una forte coesione: la politica è così poco autorevole e decaduta, che molta opinione pubblica guarda oramai alle formazioni politiche e ai loro programmi con diffidenza e con rassegnato disincanto. È pertanto difficile realizzare una qualche unità d’intenti capace di sostenere sforzi erculei come quello necessario per risollevarsi dai vari recenti cataclismi.

«Là dove fanno il deserto gli danno il nome di pace Tacito

I primi tre candidati alla guida dell’Ateneo senese

Felice Petraglia - Alessandro Rossi - Francesco Frati

Felice Petraglia – Alessandro Rossi – Francesco Frati

Carissimi,
vorrei informare tutti voi che intendo candidarmi alla carica di Rettore della nostra Università.
L’Ateneo di Siena vanta una tradizione ed un’identità che tutti noi abbiamo il dovere di difendere, mantenendo come riferimento fondamentale il primato e l’autonomia della cultura e della scienza. Dobbiamo collaborare affinché la nostra Università rappresenti un sicuro riferimento per il futuro dei giovani, perché possano essere il motore del rilancio culturale ed economico. Creare innovazione permetterà di cogliere e sfruttare le opportunità locali ed internazionali.
Per costruire
un piano strategico puntuale e non generico, che individui l’agenda dei prossimi sei anni, sono a chiedere la concreta collaborazione a docenti, personale tecnico e amministrativo e studenti.

Vi saluto caramente, con l’auspicio di incontri costruttivi e confronti sereni
Felice Petraglia

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Al Personale Docente dell’Università di Siena
Al Personale Tecnico e Amministrativo dell’Università di Siena
Agli Studenti dell’Università di Siena

Carissime e Carissimi,
ho deciso di candidarmi a Rettore della nostra Università. Responsabilità e chiarezza dei ruoli, rispetto per le autonomie, collegialità degli Organi, programmazione, trasparenza e pari opportunità sono le parole chiave dell’azione di governo. È necessario restituire tempo ai docenti per svolgere attività di didattica e ricerca di qualità, liberare le energie presenti nel nostro Ateneo, investire con generosità su chi merita. Dobbiamo non solo riconoscere, ma valorizzare le differenze in ogni ambito, rifuggendo dalla tentazione dell’uniformità. Tutto ciò sarà possibile solo con un ampio coinvolgimento di tutta la nostra comunità di studenti, ricercatori, docenti e personale tecnico e amministrativo in un clima positivo accomunati da uno spirito solidale e senso di appartenenza.

A presto e un caro saluto a tutti
Alessandro Rossi

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Al Personale Docente dell’Università di Siena
Al Personale Tecnico e Amministrativo dell’Università di Siena
Agli Studenti dell’Università di Siena

Cari colleghi e studenti,
rispondendo alle sollecitazioni giunte da molti colleghi, ho deciso di presentare la mia candidatura alla carica di Rettore dell’Università degli Studi di Siena per il mandato 2016-2022.

Presento la mia candidatura avendo alle spalle un lungo e intenso periodo durante il quale l’Ateneo è riuscito a risollevarsi dopo una fase che ne aveva addirittura messo a repentaglio la stessa sopravvivenza. Essere riusciti a evitare il crollo e a riportare l’Ateneo perfettamente in linea con le altre Università italiane, pur mantenendo elevatissimi standard di qualità nella didattica e nella ricerca, e avendo mantenuto intatta la propria attrattività nei confronti degli studenti, deve essere per tutti noi motivo di grande orgoglio. Il successo di questa operazione di risanamento risiede nella grande coesione dell’intera comunità universitaria, nella decisione con la quale gli organi di governo hanno implementato la logica programmatoria e nell’abnegazione di tutto il personale che ha sempre coerentemente perseguito l’obiettivo, anche quando, oggettivamente, il senso di frustrazione e la mancanza di riconoscimenti tangibili per il lavoro svolto quotidianamente avrebbero potuto, comprensibilmente, indebolire gli sforzi.

Adesso siamo di fronte a una fase nuova, nella quale l’Università di Siena ha l’obbligo di continuare a confermarsi nel novero delle migliori università italiane, nella posizione, cioè, che ha sempre occupato durante la sua storia plurisecolare. Per raggiungere l’obiettivo occorreranno investimenti e capacità di fare scelte per il bene comune, sia in termini di risorse umane che finanziarie. Se possiamo legittimamente ritenere concluso il percorso di risanamento, non possiamo non continuare a monitorare con attenzione l’equilibrio del nostro bilancio, in modo da rendere la fase di rilancio sostenibile nel tempo.

Sarà una fase, se possibile, persino più interessante di quella che abbiamo appena trascorso.

Lo scenario che abbiamo davanti ha subìto molti cambiamenti negli ultimi anni, non solo per effetto della Legge 240/2010. È cambiata, in questi anni, anche la percezione pubblica del ruolo dell’Università: da parte delle famiglie, e quindi dei potenziali studenti; da parte dei cittadini; da parte delle istituzioni; da parte del mondo imprenditoriale. A questi cambiamenti, che seguono quelli – importanti e sempre più rapidi – della nostra società, le Università sono chiamate ad adattarsi, per confermare e irrobustire quel ruolo chiave nello sviluppo culturale, sociale e tecnologico di un territorio o di un paese che esse devono ricoprire in una società civile che si rispetti.

Sta alle Università prendersi quel ruolo, perché soltanto le Università possono garantire l’impulso innovativo che viene dalla ricerca e far sì che tale impulso penetri nelle nuove generazioni attraverso le proprie attività di formazione. Più intensi, diffusi e globali sono i fenomeni di trasformazione sociale e culturale, più è necessaria la spinta innovativa che viene da formazione e ricerca scientifica.

Senza che formazione e ricerca occupino un ruolo centrale non può esserci sviluppo per nessuna società.

Purtroppo, la continua contrazione dei finanziamenti alle Università sta minando l’esistenza stessa dell’Università pubblica nel nostro Paese. Se i confronti con gli altri paesi con i quali l’Italia aspira a cimentarsi sul palcoscenico internazionale sono impietosi, sia in termini di numero di ricercatori che in termini di finanziamenti erogati alla ricerca da soggetti pubblici e privati, i ricercatori italiani hanno dimostrato di essere assai competitivi, meritandosi il diritto di pretendere il rispetto della loro dignità professionale e stipendiale e opportunità maggiori e più gratificanti all’interno del sistema pubblico di ricerca e formazione. Lo scarso interesse verso l’Università pubblica da parte di chi dovrebbe, invece, sostenerla e rafforzarla, non solo lede la dignità dei docenti e del personale delle Università, ma rappresenta un miope strumento di revisione di spesa le cui conseguenze negative ricadono sulle capacità produttive del paese e, ciò che è ancora peggiore, sulla crescita delle nuove generazioni.

Nel frattempo, le Università hanno contribuito responsabilmente agli sforzi di risanamento finanziario della pubblica amministrazione, e non sono sfuggite né alla valutazione dei propri risultati (anzi, hanno assecondato collaborativamente tale valutazione), né all’erogazione di risorse – pur vitali – coerentemente con il suo esito. Il fatto che vengano distribuite come “premiali” risorse che fanno parte del minimo indispensabile per la sopravvivenza degli Atenei, però, è un’anomalia tutta italiana.

Sono convinto che l’Università non si debba sottrarre alla valutazione. Ma sono anche convinto che la valutazione debba essere condotta con strumenti più idonei, equi e trasparenti di quelli utilizzati sinora.

Internamente, tra i cambiamenti determinati dalla L. 240/10, quello che trovo più significativo è il nuovo ruolo dei Dipartimenti. Al di là di quanto previsto dalla legge, dopo tre anni di comprensibile rodaggio, i Dipartimenti devono diventare sempre più il fulcro delle attività di formazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Per farlo, hanno bisogno di autonomia gestionale, attraverso il decentramento amministrativo, e finanziaria, attraverso l’erogazione di risorse coerenti con gli impegni e i risultati raggiunti, accoppiate con l’onere della responsabilità di scelte sempre più cruciali per il proprio futuro e che devono essere monitorate e valutate dagli organi di governo. Solo così, accoppiando autonomia e responsabilità, possiamo liberare le forze migliori per il beneficio dell’intero sistema.

L’ottimo esito delle valutazioni (CIVR e VQR) ha confermato la qualità delle nostre attività di ricerca. Con il riequilibrio economico-finanziario, possiamo ragionevolmente puntare a sostenere sempre più la ricerca con investimenti crescenti, così da mettere i nostri ricercatori nelle condizioni di affermare il proprio valore e di dar seguito a una tradizione di eccellenza consolidata nel tempo e riconosciuta dalle valutazioni.

Grandi passi in avanti sono stati compiuti anche sul fronte dell’internazionalizzazione. Oltre alla naturale componente internazionale delle nostre attività di ricerca, l’Ateneo ha imboccato con decisione la strada dell’internazionalizzazione anche sul versante della didattica, incrementando in pochi anni fino a 13 il numero dei programmi o curricula di Laurea o Laurea Magistrale insegnati interamente in lingua inglese, e aumentando, di conseguenza, la propria attrattività nei confronti degli studenti stranieri. L’internazionalizzazione è un tema in cui credo molto, e sul quale ritengo opportuno impegnarsi. Lo dobbiamo ai nostri studenti, italiani o stranieri, per dar loro la possibilità di misurarsi con il mondo; ma lo facciamo anche per consolidare il prestigio internazionale del nostro Ateneo, che, come ogni università che si rispetti, ha come scenario di riferimento l’intero pianeta.

Dobbiamo guardare con grande attenzione ai nostri studenti. A loro dobbiamo l’entusiasmo e la vitalità che si respirano nelle nostre sedi. Verso di loro ci dobbiamo impegnare affinché essi trovino strumenti didattici e servizi adeguati alle loro esigenze, e in linea con le innovazioni, anche digitali, del nostro tempo. Non dimentichiamoci mai che il periodo degli studi universitari sarà da loro ricordato come un’esperienza cruciale della loro vita. Insieme a loro dobbiamo modellare un Ateneo a misura di studente, che soddisfi le loro esigenze di formazione, di aggiornamento e di reciproca interazione, e li faccia crescere come donne e uomini della società globale.

Se l’Università di Siena ha la fortuna di essere nata e cresciuta in una bellissima città, Siena ha la fortuna di ospitare una delle più prestigiose Università al mondo. L’Università di Siena e la sua città hanno percorso un lungo cammino insieme, condividendo risultati importanti e momenti di difficoltà, rispettandosi e traendo reciproco beneficio dalla simbiosi. Adesso l’Università può rappresentare per la città un formidabile motore di sviluppo: attraverso l’attrattività nei confronti degli studenti e degli studiosi di tutto il mondo, che arricchiscono il nostro tessuto sociale ed economico; attraverso la qualità delle proprie attività di ricerca, che determinano quel fervore culturale respirabile soltanto nelle più vive città universitarie; attraverso il valore dei propri docenti e del proprio personale, profondamente intrecciati con la comunità locale; attraverso l’impulso all’internazionalizzazione, che promuove la nostra città in tutto il mondo.

L’Università di Siena deve aspirare a ricoprire un ruolo guida per lo sviluppo della città.

Ai colleghi e agli studenti dico: siate orgogliosi di essere membri di una comunità ricca e vivace e aiutatela a consolidare il proprio prestigio in Italia e nel mondo.

Tutti insieme possiamo e dobbiamo contribuire a rendere il nostro Ateneo un luogo sempre migliore dove studiare, insegnare e fare ricerca, un luogo sempre più internazionale dove studenti e docenti di culture diverse si confrontano e si arricchiscono vicendevolmente.

Contestualmente alla presentazione della mia candidatura, ho rassegnato al Magnifico Rettore le mie dimissioni dalla carica di Pro Rettore Vicario, in coerenza con i principi di piena trasparenza ed equità.

Con l’occasione, lo ringrazio per la stima e la fiducia che mi ha dimostrato in questi cinque anni di collaborazione, prima come Pro Rettore alla Didattica e poi come Pro  Rettore Vicario. Ho cercato di ricambiare la sua fiducia con l’impegno e la dedizione, potendo contare sempre sul sostegno di tutti i colleghi docenti e del personale tecnico e amministrativo.

Vi allego di seguito una mia breve biografia, rimandandovi al curriculum vitae presente sulla mia pagina web istituzionale per una dettagliata illustrazione della mia attività accademica.

Offrire la mia disponibilità a ricoprire la carica di Rettore dell’Università di Siena è, per me, un atto di rispetto per una Istituzione a cui devo molto. Una Istituzione che mi ha consentito di svolgere un lavoro affascinante; che mi ha consentito di confrontarmi con colleghi e realtà di tutto il mondo; che mi ha consentito di misurarmi con le sfide della ricerca più avanzata; che mi ha consentito di mantenere un contatto quotidiano ed estremamente fertile con le giovani generazioni. Proprio per il rispetto che ho nei confronti di questa Istituzione, metto a Sua disposizione e a disposizione dei colleghi dell’Ateneo il mio tempo, la mia esperienza, la mia competenza, il mio carattere e il mio entusiasmo, con l’auspicio che le mie caratteristiche professionali e personali siano apprezzate dalla comunità universitaria come lo sono state dai colleghi che mi hanno stimolato a manifestare la mia disponibilità. E con l’umiltà di chi si mette a disposizione con spirito di servizio, chiedo sin d’ora a voi tutti, se mi riterrete degno di rappresentare questa Istituzione, di sostenermi e aiutarmi con la forza delle vostre idee.

Nelle prossime settimane avremo modo di incontrarci e scambiarci idee nelle forme e nei luoghi che riterrete opportune.

Prof. Francesco Frati

BIOSKETCH – Francesco Frati,
Sono nato a Siena il 19 gennaio 1965.
Attualmente sono professore ordinario nel SSD BIO/05 – Zoologia presso il Dipartimento di Scienze della Vita, avendo conseguito presso l’Università di Siena il Dottorato di Ricerca in Biologia Animale nel 1992 e la Laurea in Scienze Biologiche nel 1988.

Durante la mia formazione sono stato Research fellow presso il Cornell Medical College e Postdoctoral Fellow presso la University of Connecticut, prima di essere assunto come Ricercatore presso l’Università di Siena nel 1994.

Dal 2011 ricopro la carica di ProRettore Vicario, dopo essere stato per un breve periodo ProRettore alla Didattica. In passato ho ricoperto le cariche di Direttore di Dipartimento, Vice-Preside di Facoltà, Coordinatore di Scuola di Dottorato, Presidente di Comitato per la Didattica.

Insegno Evoluzione Biologica nella Laurea in Scienze Biologiche e Biologia Animale nella Laurea Magistrale in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche.

Mi occupo di evoluzione molecolare e filogenesi degli insetti, e ho all’attivo oltre 120 pubblicazioni scientifiche. Sono Associate Editor della rivista Molecular Phylogenetics and Evolution e membro dell’Editorial Board delle riviste Pedobiologia e Entomologia.

Sono membro dell’Accademia Nazionale di Entomologia e in passato membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Zoologica Italiana.

Contatti: tel.: 0577-234417; mobile: 347-6446574; email: francesco.frati@unisi.it; web: http://www.dsv.unisi.it/it/dipartimento/personale-docente/francesco-frati; skype: francesco_frati; facebook: http://facebook.com/francesco.frati; twitter: @francescofrati