Finalmente un dibattito, limitato però a un giornale online, sull’elezione del rettore dell’Università di Siena

Simonetta Losi

Simonetta Losi

La pubblicazione su “agenziaimpress.it” del brillante, approfondito ed efficace articolo di Simonetta Losi, «Università di Siena alla ricerca di un Rettore “libero”», ha finalmente smosso le acque e stimolato due candidati (Felice Petraglia e Alessandro Rossi) a intervenire. Scrive Losi: «Università e città sono un binomio indissolubile che deve risorgere e trovare la forza di potenziarsi. (…) Bisogna rifiutarsi lucidamente di fingere di essere ricchi, fingere di essere forti, fingere che tutto vada bene. Fra sei anni l’Università potrebbe non esistere più, implosa e fagocitata dall’esterno. Di questo si sta parlando poco, troppo poco: l’opinione pubblica non viene smossa, a tutto vantaggio di qualche “manovratore” che ha tutto l’interesse a non provocare dibattito o movimento di opinione.» Riferendosi alle caratteristiche del prossimo Rettore, Simonetta Losi aggiunge: «Il prossimo Rettore, oltre ad una indiscutibile statura scientifico-culturale, dovrà essere una persona autorevole e autonoma, dovrà saper scegliere una classe dirigente illuminata. (…) È necessario far sì che l’Università sia il motore di un potere economico sano, capace di produrre ed esportare i suoi valori. Seguendo questo ragionamento, il futuro Rettore non deve essere imprigionato o ostaggio di logiche troppo vicine e localistiche, tantomeno di quelle troppo lontane e non esplicite: quelle che vedono l’Università di Siena come un’istituzione da occupare e non da servire.» Vediamo gli interventi dei candidati a Rettore.

Felice Petraglia

Felice Petraglia

Unisi al voto. Petraglia: «Mobilitazione civica per rinnovare Ateneo: Mia candidatura sintesi del pensiero di tanti colleghi» (da: agenziaimpress.it, 3 giugno 2016)

Felice Petraglia. Caro Direttore, da candidato alla carica di Rettore dell’Università di Siena ho apprezzato l’attenta e documentata analisi sull’Ateneo al voto che Simonetta Losi ha fatto su il 1° giugno . Mi piace anche che il dibattito su un tema così importante avvenga su una testata online espressione di un’agenzia di stampa, una piazza virtuale, forma globale e moderna di strumento di informazione. Ogni cittadino che aspira a ricoprire incarichi di pubblico servizio e utilità ha il dovere di “sentire” la piazza che, nel caso dell’Università, non può essere limitata alla comunità accademica (docenti, personale tecnico e amministrativo e studenti) ma comprende un insieme maggiore, la città di Siena, che nutre aspettative ed esprime opinioni su una delle sue più prestigiose e vitali istituzioni quale è la nostra Università dal 1240.

Losi ha ricordato una sollevazione popolare del 1892 a difesa dell’Ateneo allora minacciato di soppressione. Oggi non corriamo tale rischio estremo, ma subiamo ancora strascichi insoluti del recente dissesto: emorragia di studenti non riscontrabile in altri atenei, forte ridimensionamento del corpo docente, sacrifici eccessivi per il personale sia docente che tecnico e amministrativo. Una nuova mobilitazione civica attuata attraverso un confronto costruttivo è utile per giungere al necessario rinnovamento del governo dell’Ateneo, i cui effetti riguarderanno la sua famiglia allargata ovvero la città tutta.

Docenti e personale tecnico amministrativo sono consapevoli del loro ruolo di spinta all’economia locale e dell’importanza  della ricerca come strumento di evoluzione della società. La città e le sue istituzioni devono sostenere e supportare l’Università, fornendo risposte su temi di loro competenza sulla logistica, sui servizi, sui trasporti che sono esigenze molto care agli studenti. La mia candidatura è la sintesi del pensiero e del lavoro di tanti colleghi. Il mio programma è qui e resto disponibile ad ogni confronto.

Alessandro Rossi

Alessandro Rossi

Unisi al voto. Rossi: Ateneo, soggetto chiave per dare alla Città innovazione e sviluppo (da: agenziaimpress.it, 6 giugno 2016)

Alessandro Rossi. Il prof. Felice Petraglia scrive che “la città e le sue istituzioni devono sostenere e supportare l’Università, fornendo risposte su temi di loro competenza sulla logistica, sui servizi, sui trasporti che sono esigenze molto care agli studenti”. Il prof. Petraglia forse non considera che la città sta cambiando anche per la sua “forzata” trasformazione economica, così come è avvenuto negli ultimi decenni in tutti i Paesi occidentali. I processi di delocalizzazione industriale verso paesi a più basso costo del lavoro hanno comportato la nascita di quella che oggi viene denominata economia della conoscenza e della cultura. Uno studio commissionato dalla Ue ha dimostrato che l’impatto socio-economico di questo settore contribuiva, già nel 2003, per circa il 3% al Pil (il doppio del settore manifatturiero alimentare). Questo fenomeno che riguarda particolarmente le città universitarie, si è tradotto nella crescita di lavori strettamente legati alle nuove tecnologie, alla cultura e alla conoscenza. Il concetto di “economia culturale” include tutti i settori produttivi che si occupano di creare, produrre beni e servizi ad alto contenuto tecnologico ma anche ad alto significato simbolico (stampa, editoria e multimedia, produzione musicale e cinematografica, produzione e organizzazione di eventi culturali, organizzazione e conservazione di informazione e conoscenza nei musei, nelle biblioteche, nei centri di documentazione, nelle attività creative e artistiche, nella produzione di beni immateriali, ecc.).

L’Università rappresenta il fattore chiave per integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione, potendo promuovere e alimentare la cultura, la ricerca e la conoscenza quale fattore di sviluppo e di trasformazione del territorio. La nostra città, che ha subito un impoverimento analogo a quello delle città nelle quali sono avvenuti processi di delocalizzazione industriale, ospita una struttura accademica ed ha quindi a disposizione un elevato numero di esperti in differenti discipline, oltre alla presenza consistente di risorse umane giovani e qualificate. L’Università, insieme alle altre Istituzioni cittadine, può alimentare l’economia della conoscenza e della cultura per un nuovo rinascimento di questa città, così come auspicato nell’articolo di Simonetta Losi. Il paradigma citato dal prof. Petraglia dovrebbe essere, quindi, rovesciato: l’Università deve recuperare appieno il suo ruolo sociale e non può limitarsi a chiedere alla città il semplice “supporto logistico di sua competenza”. L’università e la città sono due poli dello stesso magnete.

Università di Siena: dalla creazione e trasmissione della conoscenza all’integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione

Alessandro Rossi

Alessandro Rossi

Uno stimolante articolo del candidato a rettore Alessandro Rossi sull’economia della cultura e della conoscenza (così denominata dalla UE) come strumento per la realizzazione dell’integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione. Sullo stesso quotidiano è stato pubblicato (il 4 giugno) una sintesi del programma di un altro candidato, Felice Petraglia. È possibile leggere entrambi cliccando su: articolo oppure su piano strategico. Così come, di Alessandro Rossi, si possono leggere la sintesi delle attività da realizzare e le linee programmatiche.

Università e città poli dello stesso magnete (dal: “Corriere di Siena” del 6 giugno 2016)

Alessandro Rossi. I temi trattati nei programmi elettorali per la carica di Rettore delle Università percorrono di default le linee di azione indicate dal Ministero. Temi teoricamente ineccepibili e ineludibili, come la responsabilità e sostenibilità economica (condizioni essenziali dell’autonomia di cui le Università godono), l’adeguamento dell’offerta formativa, la promozione e la valorizzazione della ricerca (anche allo scopo di facilitare l’accesso ai fondi di finanziamento europei) e l’internazionalizzazione. Questi temi vengono declinati spesso secondo la logica novecentesca di un’Università ancora chiusa nel proprio splendido isolamento. In questo senso non sembra faccia molta differenza se l’Università è di Milano, di Urbino o di Catania: i temi programmatici sono sostanzialmente simili.

Invece l’Università, in quanto inserita nel proprio territorio, deve oggi aprirsi alla diversità imposta dai singoli specifici contesti territoriali. La storia e le dinamiche evolutive delle Università sono state legate a quelle della propria Città: l’una ha condiviso e condivide le sorti dell’altra. Siena per la sua lunga tradizione accademica, ha un legame inscindibile con l’Università che, sebbene con fasi alterne, è patrimonio della stessa opinione pubblica. Benché la missione dell’Università debba rimanere saldamente ancorata alla creazione e alla trasmissione della conoscenza, l’Università è anche l’elemento fondamentale per l’integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione e come tale essa può essere un potente fattore di sviluppo e di trasformazione del territorio a cui appartiene. Affinché questo si realizzi è necessario un forte sistema di relazioni sociali ed istituzionali in grado di promuovere ciò che viene oggi denominata dalla UE economia della cultura e della conoscenza.

Questa è la cosiddetta terza missione dell’Università, che non riguarda solo il trasferimento tecnologico e i processi di innovazioni delle imprese, ma riguarda anche il settore sociale e culturale. Questi settori possono promuovere la crescita di lavori strettamente legati non solo alle nuove tecnologie ma anche alla cultura e alla conoscenza (per esempio, produzione di eventi culturali, organizzazione e conservazione di informazione e conoscenza nei musei, nelle biblioteche, nei centri di documentazione, promozione di attività creative e artistiche, stampa, editoria e multimedia, produzione di beni immateriali, ecc.). Siena con la sua accademia ha a disposizione un elevato numero di esperti in differenti discipline oltre alla presenza consistente di risorse umane giovani e qualificate. D’altra parte una città culturalmente vitale potenzia la sua attrattività anche nei confronti degli studenti, la cui vita non può essere solo scandita dalle lezioni, dai tirocini e dagli esami.

È implicito che l’Università deve parallelamente valorizzare il proprio prestigio scientifico, adeguare i propri corsi di studio e la formazione alla ricerca, promuovere la propria internazionalizzazione e quindi la sua reputazione: tutti indiscutibili fattori di attrazione. Bisogna però considerare che, per esempio, l’internazionalizzazione, quale elemento di attrazione di studenti stranieri, dipende da tre principali fattori: la lingua di insegnamento, il costo degli studi e della vita, le politiche di immigrazione. Il solo fattore della lingua (l’offerta formativa in inglese è in espansione anche nel nostro ateneo) favorisce certamente l’occupabilità dei nostri studenti nel territorio europeo, ma è insufficiente per attrarre stabilmente studenti da altri paesi. Il ruolo dei governi è infatti indispensabile nel processo di internazionalizzazione non solo per le politiche di immigrazione ma anche per l’aiuto finanziario a studenti stranieri (95 milioni di dollari in Usa, 48 milioni di dollari in UK, 100 milioni di euro in Fr a Dl). Nulla in Italia. D’altra parte un paese come il nostro con un livello di disoccupazione giovanile al 40% non favorisce certo l’arrivo di studenti stranieri. In tutto il mondo la mobilità degli studenti è naturalmente diretta verso i paesi con maggiore offerta lavorativa. Quindi la nostra Università, se da un lato deve aumentare il livello di aggressività nella competizione nel territorio europeo (se non altro per il reclutamento di risorse) deve anche, con altrettanta determinazione, investire nella valorizzare e promozione della sua città e del suo territorio, contribuendo ad invertire l’attuale fase di declino e con esso anche il declino di immatricolazioni avvenuto negli ultimi 10 anni. A proposito di attrattività: l’Università e la città sono i due poli dello stesso magnete.

«Rompere con gli schemi del passato e tirare fuori tutta la verità sullo stato dell’Ateneo per ridare un futuro all’Università di Siena

Zelia-RuscittoDi seguito, la trascrizione integrale del commento conclusivo dell’intervista di Orlando Pacchiani (per Radio Siena TV) ai candidati rettori, nella trasmissione Siena Diretta Sera del 19/05/2016. Le riflessioni sono di Raffaella Zelia Ruscitto, giornalista de “il Cittadino online” che, il 3 ottobre 2013, ha ricevuto dall’Associazione Antigone di Siena il Premio “Pia de’ Tolomei”. Mi piace ricordare la bella motivazione: «premiata per l’autonomia e il coraggio con cui ha analizzato gli episodi che hanno segnato la storia recente e difficile di questa città. Con chiarezza e determinazione ha svolto il suo lavoro senza paura di ritorsioni o attacchi professionali e personali, dimostrando così che il coraggio delle idee attraversa trasversalmente le donne, promotrici in tante parti del mondo di battaglie per i diritti e per le ragioni della democrazia e della giustizia.»

Raffaella Zelia Ruscitto. Università, candidati a rettore, elezioni. Che cosa possiamo dire di questi candidati? Beh! Che hanno tutti bei programmi, belle speranze, buone intenzioni e tanto entusiasmo; l’entusiasmo delle idee, che finché restano idee sono perfette e condivisibili, ma che poi in qualche modo si devono scontrare con la realtà dei fatti. Una realtà, in verità, poco chiara per quanto riguarda lo stato reale dell’Università di Siena. Poco chiari, per esempio, innanzitutto i conti. Alcuni dicono che sono perfetti e in positivo e sempre meglio di anno in anno. C’è chi, invece, dice e sostiene che questi bilanci siano stati un po’ imbellettati, che gli sia stato messo un po’ di maquillage, qui e là, per rendere più visibile ai cittadini e alle persone comuni un progetto di risanamento che in realtà è molto più faticoso, molto più lungo e anche molto meno entusiasmante di quanto si voglia far credere. Diciamo che a leggere l’intervista del rettore, rilasciata al Corriere di Siena solo qualche giorno fa, sembra che tutto vada bene, che ci sia un entusiasmo dilagante e che al nuovo Magnifico non resti da fare altro che proseguire sulla strada già intrapresa da Riccaboni e aspettare soltanto il successo e la crescita dell’ateneo. Le belle parole, però, s’infrangono su ciò che noi, sappiamo bene, un po’ qui un po’ là abbiamo appreso dai vari commentatori di quello che accade all’interno dell’Università di Siena. Per esempio sul blog Il senso della misura del Prof. Grasso, uno dei blog più conosciuti a Siena per quanto riguarda l’Università, leggiamo un articolo a commento del programma del Prof. Petraglia. Il programma, in realtà, viene preso solo come spunto e a pretesto per fare un quadro di ciò che è realmente l’università in questo momento. Insomma si mettono a confronto le intenzioni del candidato a rettore e quella che è la base di partenza per vedere se, in effetti, le due cose possono essere l’una il prosieguo dell’altra. Quello che riporta l’articolo è una situazione non proprio brillante: metà delle lauree magistrali e metà delle triennali perse; raso al suolo il dottorato, così viene detto; perduti seimila studenti e 350 docenti e 100 stanno per venire fuori; non c’è, almeno al momento, un turnover; questa la situazione nel suo complesso, per cui c’è ben poco da festeggiare con questi presupposti; certo non ci si può lasciare andare al pessimismo e neanche si può pensare di potersi arrendere e lasciare andare così un’istituzione universitaria che è tra le più antiche del mondo. Bisogna, però, che a questo punto ci s’impegni non solo da Siena, ma anche il Governo e la Regione diano il loro contributo che anche i docenti che sono all’interno dell’ateneo diano il loro contributo e certo, come per il Santa Maria della Scala abbiamo appreso non da tanto tempo, ci sarà bisogno di trovare dei partner privati e per trovarli bisogna essere appetibili e quindi avere un progetto e un programma di ricerca interessante. Non vorrei essere nei panni del nuovo rettore, che dal primo novembre prenderà il posto di Riccaboni, però un consiglio nel mio piccolo mi sento di darglielo: di rompere con gli schemi fino a qui attuati e di tirare fuori tutta la verità senza più alcuna esitazione e alcun dubbio su quello che è lo stato dell’università e, possibilmente, esporre questa verità ai cittadini, ai senesi. Questo perché l’istituzione università è una proprietà dei senesi. Non vorremmo mai che accada per l’università quello che è accaduto già per realtà importanti per questa città. Rompere con gli schemi del passato e partire dalla verità per ridare un futuro all’Ateneo credo che sia già un buon presupposto per il nuovo rettore e magari, già solo questo, basterebbe per dare una ragione e un valore a questo nuovo Magnifico.

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (3 giugno 2016) con il titolo: “Rompere con gli schemi del passato e tirare fuori tutta la verità sullo stato dell’Ateneo“.
– Bastardo Senza Gloria (4 giugno 2016) con il titolo: «Raffaella Zelia Ruscitto sull’Università di Siena, come riportato da Giovanni Grasso nel suo blog».

Università di Siena: «rifiutarsi lucidamente di fingere di essere ricchi, fingere di essere forti, fingere che tutto vada bene»

Marco Tomasi-Francesco Frati-Angelo Riccaboni-Roberto Morrocchi-Franco Galardi

Marco Tomasi-Francesco Frati-Angelo Riccaboni-Roberto Morrocchi-Franco Galardi

Simonetta Losi

Simonetta Losi

Ateneo al voto. Università di Siena alla ricerca di un Rettore “libero” (Da: agenziaimpress.it, 1 giugno 2016)

Simonetta Losi. Con le prossime elezioni del Rettore si sta per giocare una partita fondamentale per il futuro dell’Università degli Studi di Siena: una partita che è, di conseguenza, importantissima per la Città tutta, in particolare ora che è impoverita dalla perdita della Banca. L’Ateneo senese, istituito nel 1242, nei secoli ha goduto momenti di splendore, protetto dai potenti del mondo di allora, e momenti di grave difficoltà. Nel 1321, a causa di una forte diatriba tra gli studenti dell’università bolognese e il podestà della città, Siena ebbe molti benefici dall’accoglienza di numerosi professori e studenti fuoriusciti dall’università felsinea, istigati anche da un locale lettore di legge Guglielmo Tolomei. Nel Cinquecento, con Siena in piena crisi, l’Università era uno dei pochi centri di sviluppo e di innovazione ancora attivi in città: riuscì a convogliare a Siena le innovazioni e le idee contemporanee, divenendo l’Ateneo di riferimento del Granducato di Toscana. Ma nel 1808, con l’invasione francese, lo Studio senese venne chiuso, per riaprire i battenti solo con la Restaurazione. Nel 1892 solo una sollevazione popolare, animata da uno sciopero generale e l’intervento delle istituzioni cittadine, impedì – nonostante una positiva ripresa delle attività – che l’Ateneo venisse soppresso. La storia si ripete. Oggi la nostra Università corre il rischio di perdere non solo importanti discipline a causa della progressiva riduzione di docenti (circa 300 negli ultimi 10 anni), ma anche la propria autonomia politico-amministrativa e culturale. E come i fuoriusciti dell’Università felsinea, appunto, portarono nel 1321 nuovo vigore all’Università di Siena, così la crisi della nostra Università procaccerà energie ad altre realtà.

Tra i fattori interni della crisi è la mancata presa di coscienza di sé da parte di Siena. La necessità di depotenziare l’Università di Siena è solo un tassello nel generale disegno di ridimensionare il potere complessivo di una città che – come già accaduto nel Cinquecento – dava fastidio per la propria potenza. Situazioni politiche contingenti, insieme ad altri fattori interni ed esterni, hanno indotto la crisi delle istituzioni, prima fra tutte il Monte dei Paschi, la Banca più antica del mondo, che ha stimolato voraci appetiti internazionali prima ancora che nazionali e locali. Tra i fattori interni della crisi è la mancata presa di coscienza di sé da parte di Siena, che non è stata capace di combattere in maniera efficace la mediocrità, pensando che il proprio isolamento fosse una protezione: debolezze che forze esterne hanno creato e potenziato, per poi gestirle, indebolendo tutte le istituzioni che hanno reso unica Siena nel mondo.

Università di Siena e città di Siena sono un binomio indissolubile. Oggi dobbiamo chiederci se dopo la “delocalizzazione” della nostra Banca anche la nostra Università subirà la stessa sorte: con essa Siena perderebbe anche una parte importante della sua storica ricchezza culturale. Questo non deve accadere. Università di Siena e città di Siena sono un binomio indissolubile che deve risorgere e trovare la forza di potenziarsi. Esistono in tutte le grandi aree disciplinari dell’Ateneo Senese – così come nella città di Siena con il suo territorio – delle eccellenze assolute, la cui integrazione è la sola opportunità per un nuovo rinascimento. Bisogna essere migliori grazie alla capacità di impiegare queste “eccellenze assolute” per coltivare culturalmente il tessuto sociale di Siena, per renderlo consapevole delle proprie reali potenzialità: un tessuto sociale che deve essere vigile e non stordito da investimenti di facciata privi di una reale consistenza e di ritorni certi. Bisogna rifiutarsi lucidamente di fingere di essere ricchi, fingere di essere forti, fingere che tutto vada bene. Fra sei anni l’Università potrebbe non esistere più, implosa e fagocitata dall’esterno. Di questo si sta parlando poco, troppo poco: l’opinione pubblica non viene smossa, a tutto vantaggio di qualche “manovratore” che ha tutto l’interesse a non provocare dibattito o movimento di opinione.

Qual è il bene dell’Università e di tutto il suo territorio? Nel frattempo, in queste elezioni che sanno tanto di ultima chiamata, si stanno consumando sottotraccia accordi, alleanze, rotture, sulle quali si gioca il futuro dell’Università e della città. Noi cittadini non possiamo rimanere inerti a guardare, concentrati su guerricciole interne di piccolo cabotaggio che non ci fanno accorgere che stanno continuando a portarci via ogni cosa. Un esempio per tutti: SienaBiotech aveva con l’Università un rapporto con potenzialità straordinarie. Eppure non è stata trattenuta: è stata smembrata, “delocalizzata”. Bisogna chiedersi: qual è il bene dell’Università e di tutto il suo territorio? L’Università di Siena è sopravvissuta fino ad oggi perché è riuscita a stare in equilibrio tra malnutrizione e decesso. L’Università si è fermata a causa del dissesto economico, puntando i piedi sull’orlo del precipizio, ma non può permettersi questo equilibrismo per troppo tempo. Aspettare, curarsi le ferite, essere inerte per altri 6 anni corrisponde a perdere ulteriormente terreno, a creare una voragine incommensurabile tra Siena ed il resto del mondo. E così, a differenza con il passato – dove i margini di rischio erano temporalmente lunghi – adesso il turnover di idee e la selezione “naturale” dei competitors sempre più specializzati, si svolge in lassi temporali istantanei che non consentiranno più di avere i ritmi lenti del passato, pena la sopravvivenza.

Il futuro Rettore non deve essere imprigionato o ostaggio di logiche troppo vicine e localistiche. Quindi è necessario smettere di cercare equilibrismi tra un passato che non esiste più e un futuro che potrebbe non esserci: dobbiamo ora, adesso, subito, vivere e respirare cose nuove, cose vere. Il futuro dell’Università degli Studi di Siena passa obbligatoriamente dalla scelta che essa saprà fare nelle prossime elezioni. Il prossimo Rettore, oltre ad una indiscutibile statura scientifico-culturale, dovrà essere una persona autorevole e autonoma, dovrà saper scegliere una classe dirigente illuminata. Solo quella potrà garantire una traccia sicura verso cose concrete, di reale valore, una moneta di scambio aureo esportabile, che oltrepassi ogni confine geografico, ma che mantenga una speciale e profonda sensibilità nei confronti della città, che questa Università ha voluto e ha saputo difendere nei secoli. Parliamo quindi di cultura, conoscenza, scienza, ricerca che creino consapevolezza e ricchezza anche alla città: fare della cultura, della tecnologia e della scienza una forza economica di sviluppo e di crescita. È necessario far sì che l’Università sia il motore di un potere economico sano, capace di produrre ed esportare i suoi valori. Seguendo questo ragionamento, il futuro Rettore non deve essere imprigionato o ostaggio di logiche troppo vicine e localistiche, tantomeno di quelle troppo lontane e non esplicite: quelle che vedono l’Università di Siena come un’istituzione da occupare e non da servire.

L’ombra lunga di Berlinguer e Tosi sull’Ateneo senese con i loro candidati Frati e Petraglia

Frati e Petraglia

Frati e Petraglia

Di seguito la trascrizione integrale di un’altra parte dell’intervista di Orlando Pacchiani (per Radio Siena TV) ai candidati rettori, nella trasmissione Siena Diretta Sera del 19/05/2016. Il blogger Raffaele Ascheri  (l’Eretico di Siena)  chiede ai tre docenti «un giudizio sintetico, ma il più chiaro, efficace e tagliente possibile su Luigi Berlinguer e Piero Tosi» che, con elezioni bulgare e candidature uniche, in tempi diversi, sono stati alla guida dell’Università di Siena per ventuno anni. Quando si scoprì il dissesto economico-finanziario dell’Ateneo (una voragine nei conti da 270 milioni d’euro), fu subito chiaro che un crac di tali proporzioni dovesse avere origini lontane e responsabilità ben precise, che qualcuno fece risalire anche ai fastosi festeggiamenti del 750° anniversario dell’Ateneo senese. Con Silvano Focardi, che consegnò in Procura una memoria sul dissesto, ci fu una discontinuità di quattro anni alla guida dell’Università e in seguito, con l’aiuto di Berlinguer e Tosi, s’insediò Angelo Riccaboni, con un’elezione tanto irregolare (e non ancora chiarita) da far ammettere al Ministro interrogato dai magistrati: «soltanto oggi vengo a conoscenza del fatto che nessun elettore è stato identificato; se avessi saputo di detta irregolarità, non avrei nominato Riccaboni.» Appare, perciò, utile la domanda dell’Eretico che può fare chiarezza sugli sponsor accademici scomodi dei candidati, specialmente su quei personaggi che hanno avuto un ruolo nel dissesto economico-finanziario dell’Ateneo senese. Si dice che Frati e Petraglia sono le due facce della stessa medaglia, rappresentata dal gruppo Berlinguer e Tosi che, con l’elezione di uno dei due loro candidati, porrebbe una pietra tombale sulle speranze di chiarire le responsabilità della voragine nei conti e del degrado, anche morale, di un Ateneo dal glorioso passato. Vediamo le risposte dei tre candidati.

Raffaele Ascheri (Eretico di Siena). Sono presenti in studio i tre candidati all’ambitissima poltrona di Rettore dell’Università di Siena; ovviamente, ci sarebbe molto da chiedere, molto da dire a tutti e tre, ma lo faremo nel blog nelle prossime giornate, nelle prossime settimane, di qui all’appuntamento elettorale. Con il poco tempo che abbiamo a disposizione, però, almeno una cosa la possiamo fare: cioè, domandare, partendo da uno stimolo del blogger Giovanni Grasso – che è colui che segue più direttamente e da vicino le vicende dell’Università, e da tempi davvero non sospetti – provocazione secondo la quale bisognerebbe candidare a rettore Aldo Berlinguer, il figlio del più noto Luigi, provocazione che è di questi giorni, pubblicata sul suo blog “Il senso della misura”. Ecco, partendo proprio da questa, chiederei a tutti e tre i candidati che cosa pensino del passato, soprattutto del passato non attuale, cioè di Luigi Berlinguer e di Piero Tosi; coloro che per molti anni hanno guidato in tempi diversi e in contesti differenti, soprattutto da quelli attuali, l’Università di Siena; perché avere un loro giudizio sintetico, ma il più chiaro ed efficace possibile, su queste due figure, Berlinguer prima e Tosi dopo, davvero potrebbe darci un segno importante. Quello che raccomanderei è che la loro analisi, il loro giudizio, fosse la più tagliente possibile o quanto la più chiara, se possibile, perché anche se loro dovranno ricoprire un incarico che ha un suo valore anche in qualche modo politico, però non sono politici senz’altro di professione e non so se poi ambiranno ad esserlo in futuro, ma quindi da loro si può pretendere, per non dire esigere, chiarezza di giudizio. Sintesi e chiarezza di giudizio; questo è quello che io chiedo a loro, in attesa ovviamente delle loro risposte. Grazie.

Francesco Frati. Mi pare che l’Eretico abbia fatto due domande. La seconda, è quella relativamente alla chiarezza rispetto ai contenuti e a quello che vogliamo fare in futuro, e credo che sia importante soprattutto parlare del futuro. E credo che questa chiarezza stia nelle cose che abbiamo detto oggi e in quello che abbiamo scritto nel programma. Credo che questo sia un momento in cui si debba parlare del futuro. Con riferimento ai vecchi rettori che l’Eretico ha citato, devo dire che, anche per motivi anagrafici, rispetto a loro ho una distanza veramente di tipo anagrafico che mi permette di dire che mi mette molto in difficoltà nel dover esprimere un giudizio, perché lo esprimerei su delle cose che non ho toccato con mano e rispetto alle quali non posso dare un giudizio. L’unica cosa che posso dire è che, io credo, negli ultimi trent’anni, che più o meno è il periodo a cui si fa riferimento, credo che l’Università sia cambiata moltissimo e credo che il lavoro che deve fare un rettore ora è profondamente diverso dal lavoro che doveva fare un rettore trent’anni fa, ma tutto sommato, anche venti o quindici anni fa.

Alessandro Rossi. Molto più sintetico del Prof. Frati. Quei mandati rettorali hanno dimostrato di sostenere, mi scusi il gioco di parole, uno sviluppo insostenibile dell’Università; se no l’Università, evidentemente, non avrebbe avuto quella condizione di grave sofferenza economica. Credo, e ribadisco, che l’Università oggi non assomiglia e non può più assomigliare all’Università neppure dei sei anni passati, perché il mondo è profondamente cambiato, abbiamo soltanto avuto la possibilità di accennare ad alcuni aspetti; ma l’Università di Siena certo non si può permettere di essere ferma, deve rinnovarsi per affrontare gli aspetti che precedentemente sono stati toccati, perché altrimenti finiscono per essere slogan e titoli; parlo dell’internazionalizzazione, dell’attrattività, parlo della mobilità degli studenti. Questi richiedono dei progetti specifici e una riorganizzazione amministrativa e, sotto certi aspetti, anche di mentalità dell’intero corpo docente.

Felice Petraglia. Io tra l’ottanta e il duemila ho lavorato in giro per l’Italia e per il mondo; quindi, non ero qui! Posso dire che ho conosciuto il Prof. Tosi, perché fu lui che mi venne a scoprire quando ero a Udine, devo il mio ritorno a Siena appunto al momento in cui lui era rettore, quindi l’ho conosciuto meglio. Però erano gli ultimi anni, appunto, di una lunga serie di gestione delle cose. Non posso esprimere assolutamente giudizi né per l’uno né per l’altro; mi sembra in questo senso, giustamente, come dicevano prima i colleghi, è cambiato sicuramente il modo di gestire l’università, perché c’erano altre condizioni economiche. Ora, bisognerebbe essere molto preparati per fare dei confronti tecnici, economici, gestionali; sicuramente sono stati anni di grandi aperture: siamo passati a molte facoltà e probabilmente questo era un momento d’oro, c’erano tante possibilità, purtroppo poi, con alcune problematiche di spesa che sono subentrate dopo. Insomma, sarebbe un argomento trattato negli anni e giustamente non è facile esaminarlo in una risposta breve. Furono, di sicuro, personaggi importanti, insomma, rimarranno nella storia.

Raffaele Ascheri (commenta il giorno dopo su “Eretico di Siena”). P.S. 3 – Ieri sera, a “Siena diretta sera”, abbiamo domandato ai tre candidati a Rettore cosa pensassero del tandem delle meraviglie Luigi Berlinguer-Piero Tosi: così, tanto per avere un’idea. Il buon Frati si è furbescamente trincerato dietro il gap generazionale tra lui e gli altri due; il Rossi, almeno, ha parlato esplicitamente di “sviluppo insostenibile”, a proposito dei due ex, per poi sdirazzare su tutt’altro; il Petraglia – visibilmente infastidito dalla domanda – non ha risposto per niente, e alla fine li ha comunque definiti due Rettori che entreranno nella Storia. Una prima idea, dunque, ce la siamo fatta: avanti così, le elezioni si avvicinano…

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (30 maggio 2016) con lo stesso titolo.
retewebitalia.net (Il primo network italiano dei quotidiani online) (30 maggio 2016) con lo stesso titolo.
– Bastardo Senza Gloria (30 maggio 2016) con il titolo: «Chi dei tre candidati a Rettore dell’Università di Siena ha il coraggio di giudicare le gestioni di Luigi Berlinguer e Piero Tosi?»

Il silenzio interessato sull’Università di Siena delle opposizioni in Consiglio comunale

Enrico Tucci e Daniele Magrini

Enrico Tucci e Daniele Magrini

Indicando il Palazzo comunale al suo ospite, nel corso della trasmissione “di Sabato” del 16 aprile 2016, Daniele Magrini chiedeva : «Non s’è sempre detto che l’Università è il polo trainante della città? Interesserà capire se l’Università è risanata o non è risanata?». No! Ai consiglieri di maggioranza non interessa conoscere le reali condizioni dei bilanci dell’Ateneo senese. E purtroppo, non interessa neppure ai consiglieri di minoranza: sia agli oppositori balneari che a quelli montani, eletti e non eletti in Consiglio comunale. Tutti! Nessuno escluso, a giudicare dal silenzio di tomba sull’argomento! Come non interessa ai giornalisti e ai mezzi d’informazione online e della carta stampata, con l’eccezione, ovviamente, del “Cittadino online” e dei blogger non allineati. Prendiamo, per esempio, l’intervista al consigliere comunale Enrico Tucci, di seguito trascritta integralmente, solo per la parte riguardante l’Università e la sanità, dalla trasmissione “di Sabato“ (30 aprile 2016) di Radio Siena TV. Leggendo le dichiarazioni del consigliere Tucci, si pensa che lui disponga di notizie di prima mano sull’università, tanto è deciso e categorico: «nell’Università in questo momento c’è un po’ di rivolgimento; il Rettore ci fa sapere che farà nuove assunzioni; sono arrivati un po’ di soldi e il bilancio, almeno sulla carta, è stabilizzato». Sarebbe interessante che il consigliere Tucci dicesse la sua sulla semplice domanda, che Riccaboni e Frati eludono da un anno: «il bilancio consuntivo 2013 è falso o no?».

Tucci. (…) Nella sanità senese ci sono dei lati meno brillanti: a fronte di un forte investimento della Regione soprattutto su Careggi, ma con Pisa che non si fa mancare niente, con una campagna-acquisti forte di Careggi, Siena, invece, sembra quelle squadre che devono vendere tutti gli anni i giocatori migliori per cercare di stare a galla. Non è la nostra missione.

Magrini. Cioè, questa campagna-acquisti significa che bravi primari, bravi medici, bravi chirurghi non restano a Siena e vanno via?

Tucci. Allora, io sono abituato a fare i cognomi, è la mia indole che non mi procura tanti amici ma, insomma, sono amico della verità. L’ultimo esempio è il Prof. Trabalzini, che non ho l’onore di conoscere personalmente, di cui, però, conosco il curriculum e le pubblicazioni. Trabalzini è un chirurgo della base cranica, un posto difficile da operare al confine fra l’otorino e la neurochirurgia. Sono pochissimi gli specialisti di questa disciplina. Allora, Trabalzini è venuto a Siena e ha fatto bene; quando è stato il momento di riconoscergli un ruolo – sappiamo tutti che nell’Università in questo momento c’è un po’ di rivolgimento, il Rettore ci fa sapere che farà nuove assunzioni e questo ci fa molto piacere, quindi sono arrivati un po’ di soldi, il bilancio, almeno sulla carta, è stabilizzato e, quindi l’Università deve investire su grandi professionisti e sui giovani, parimenti, perché abbiamo bisogno di nuove leve e di professionalità consolidate –. Il morale della favola è che il Dott. Trabalzini non è potuto diventare professore, non sta a me dire perché e per come, però è in forza ora all’ospedale Meyer di Firenze, altro punto di aggregazione di grandissimi professionisti perché la regione punta a scalzare il Gaslini dalla classifica del top ospedali pediatrici, per far diventare il Meyer il miglior ospedale pediatrico d’Italia. Benissimo! Ma noi? Questi sono i problemi. Ma noi? Avevamo un chirurgo toracico di grande livello, il mio amico Luca Voltolini, senese, dirige la chirurgia toracica di Careggi nell’ambito di questa campagna-acquisti promossa dalla direttrice Calamai di Careggi. Abbiamo occasioni perse, di grandi chirurghi che a Siena non sono potuti afferire. Non sta a me dire se è un bene o un male, dico solo una cosa: l’esperienza di Grosseto insegna che un ospedale modesto diventa un ospedale importante – e Grosseto lo è e lo vedremo nei prossimi anni – quando arriva uno dei grandi chirurghi. La venuta del Prof. Mariani, lupaiolo e nostro carissimo amico, a Grosseto nel 1998 ha cambiato il volto dell’ospedale e l’ha preparato all’avvento di un grandissimo chirurgo Cristoforo Giulianotti, attualmente a Chicago, Università dell’Illinois, il pioniere della robotica in chirurgia generale, conosciuto in tutto il mondo, che dal ‘98 al 2007 è stato a Grosseto. Poi è andato a Chicago, ma lui sarebbe andato volentieri in un’altra cittadina senese molto vicina a Grosseto.

Magrini. Grazie a Enrico Tucci di essere stato con noi. Complimenti al figlio Francesco brillantemente laureato in …?

Tucci. In Economics che è una laurea magistrale in Inglese che la nostra Università offre in concorso (ha fatto un double degree) con l’Università di Uppsala, dove è stato un anno.

Magrini. È un cervello in fuga?

Tucci. No! Io non credo alla nozione dei cervelli in fuga, credo che i cervelli debbano girare, perché è la circolazione dei cervelli che alza la qualità totale. Sarebbe bello se qualche cervello si fermasse anche più da noi. Ma, non necessariamente di Siena, non so se rendo l’idea. Cervelli!

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il Cittadino online (26 maggio 2016) con lo stesso titolo.
– Bastardo Senza Gloria (26 maggio 2016) con il titolo: «Concordiamo con Giovanni Grasso riguardo la poca attenzione che certe “opposizioni” hanno dedicato alla questione dell’Università».

«Le tre università toscane debbono individuare la loro vocazione con Siena relegata alla didattica di primo livello»

OmbraRabbi Jaqov Jizchaq. Commenta Andrea: «Iniziano le grandi manovre per formare i primi “hub di ricerca” a quanto pare bisognerebbe spostare l’attenzione delle varie discussioni su tematiche concrete a Siena, altrimenti davanti a questi futuri colossi dove si va?»

Scusate se insisto, ma l’insistenza, dicono, quando non giungono risposte, è pratica di buon giornalismo. Il più diffuso quotidiano nazionale, Repubblica, riporta una considerazione circa l’università di Siena che suona quasi come una sentenza: «soltanto Pisa emerge come centro di ricerca di buon livello nel panorama nazionale. Questo quadro suggerisce una riflessione: è inutile fare appello alla gloriosa tradizione e declamare l’eccellenza su tutti i fronti, le tre università debbono individuare la loro vocazione: Firenze può ambire ad essere una università generalista di buon livello, Pisa un centro di eccellenza nella ricerca scientifica, Siena un università specializzata nella didattica di primo livello.»

Siena relegata alla “didattica di primo livello”: che ne pensa di un simile programma, evidentemente non scaturito spontaneamente dalla penna di un giornalista, il gruppo che con continuità guida l’ateneo da molti anni (che poi, in un senso più esteso, è anche il gruppo che guida la città)? Credo che chi non ha la fortuna di andare in pensione a breve (e, paventando il recapito della “busta arancione”, medita che forse anzi non ci andrà mai) abbia almeno il diritto di sapere grosso modo per cosa si affanna e quale sarà il proprio destino, dopo dieci anni di congelamento nel freezer a far finta di essere ancora un “giovane ricercatore”. In vari messaggi precedenti avevo modestamente espresso la seguente opinione:

1) Trovavo ipocrita che si parlasse de “l’università di Siena”, come se niente fosse cambiato dal 2007 ad oggi. Vi sono aree scientifiche che Siena non è più in grado di sostenere, perché non può, né potrà per almeno vent’anni recuperare nemmeno la metà della metà della gente che è andata via. Considerato che in certi specifici ambiti ciò non accade solo a Siena, tra gli atenei toscani, e che non è un corretto uso delle risorse umane quello di mettere gente a fare ciò che non sa e non dovrebbe fare e non consentirgli di fare ciò che deve fare (vedi capitolo ANVUR e VQR) e che saprebbe fare, mi ero pertanto permesso (citando l’art. 3 della riforma Gelmini) di avanzare sommessamente una proposta.

Sostenevo che forse avrebbe più senso, alla luce della sbandierata regionalizzazione, concentrare i docenti in esubero di queste aree dismesse in poli regionali – limitatamente, ripeto, a questi casi di conclamata ed irrecuperabile insostenibilità – dotati di quella “massa critica” necessaria affinché parole come “eccellenza” e “ricerca” abbiano un significato non eufemistico. Ebbene, questo, in genere, non si è fatto, se non limitatamente ad alcuni dottorati sponsorizzati dalla regione: tra burocrazia kafkiana che pesa come una palla al piede e gelosie particolaristiche delle immarcescibili baronie, il discorso è stato affossato. Mi domando dunque come si possa pensare a progetti di più ampio respiro, guidati da una regia centrale regionale, se non si è stati capaci nemmeno di realizzare obiettivi minimali di collaborazione, peraltro previsti dalla riforma.

2) Altra e totalmente diversa cosa è dire che Siena deve diventare tout-court una sorta di fattrice atta a produrre diplomati triennali (in inglese si dice “teaching university”) ad uso degli altri atenei, rinunciando perciò in ogni campo alla ricerca e all’eccellenza: dunque anche in quei settori non troppo, o non ancora investiti dalla crisi dove l’ateneo si distingue a livello nazionale e non solo. Continuare cioè a devastare il proprio patrimonio di eccellenze puntando dritto a divenire un’università di serie B (anche se pubblicamente si va affermando il contrario) in nome di un progetto vago concepito non si a bene in quali antri. Oppure (versione edulcorata del medesimo progetto di riduzione a sede distaccata) irrealisticamente pensare che si debbano mantenere un paio di settori d’eccellenza al massimo, e tutto il resto, cioè una buona parte dell’ateneo, mandarlo in malora.

Insomma, una cosa è collaborare in un reciprocamente vantaggioso “do ut des” tra il cieco e lo zoppo in quanto università pubbliche e dipendenti dello stato, un’altra cosa è sottomettersi del tutto, rinunciando al proprio rango e alla propria autonomia. In ogni caso sarebbe grazioso il parlar chiaro. A me pare che si fosse partiti, plausibilmente, discutendo della possibile attuazione del punto (1), ma si stia pericolosamente scivolando fino ad accettare le premesse del punto (2), come attesta l’articolo su Repubblica. La ridotta mole di un ateneo che si avvia a diventare grande un terzo di quelli vicini, tra i quali spicca un grosso “hub” pisano che risucchia nella sua orbita ciò che vi è intorno, danno adito al sospetto che tutto sia già deciso. Perché in fondo, ritengono alcuni (a torto), è un programma più facile da attuare: basta non fare niente e que sera sera…

Le bugie di Riccaboni e Frati sui bilanci dell’Università di Siena

DuoseneseDi seguito la trascrizione integrale della prima parte dell’intervista di Orlando Pacchiani (per Radio Siena TV) ai candidati rettori, nella trasmissione Siena Diretta Sera del 19/05/2016. Per il momento si riporta solo il primo tema, quello relativo ai bilanci e allo sbandierato risanamento operato da Riccaboni e Frati. Su questo argomento la domanda sarebbe facile: «il bilancio consuntivo 2013 è falso o no?». Se la risposta è sì, ricordo che per la stessa ragione sono sotto processo, presso il Tribunale di Siena, i due precedenti rettori, tre direttori amministrativi e quattro revisori dei conti. Ricordo, infine, che la domanda è stata posta per la prima volta il 14 maggio 2015, specificando, in quella sede, che è stato certificato, per il bilancio unico dell’esercizio 2013, un avanzo di competenza di 6,91 milioni d’euro, ottenuto mediante una non corretta e impropria allocazione degli importi corrispondenti alle partite di giro. L’esordio del candidato Frati, nell’intervista, è un impegno al quale non può sottrarsi; dichiara, infatti: «fortunatamente sul bilancio contano i dati e non le opinioni!» Ebbene, aspettiamo questi dati, che confutino definitivamente il sospetto che il bilancio 2013 sia stato ritoccato, con evidenti effetti anche sugli esercizi successivi.

Orlando Pacchiani. Io introdurrei già il primo tema che un po’ è stato al centro del dibattito sull’Università negli ultimi anni. È stato anche al centro di situazioni giudiziarie e, comunque, molto dibattuto, che è il tema del bilancio e quindi del risanamento del bilancio delle Scotte. Il rettore Riccaboni lo pone come uno dei punti di forza del suo mandato. Qualche osservatore, in realtà, fa notare che si potrebbe discutere su questo risanamento, perché ci sono delle partite importanti che si sono giocate sul Policlinico delle Scotte (con la Regione) e sul San Niccolò. Però, ecco, qual è la vostra opinione su questo tema del bilancio?

Francesco Frati. Fortunatamente sul bilancio contano i dati e non le opinioni! I nostri dati dimostrano che da tre anni il bilancio consuntivo dell’Università – 2013, 2014 e 2015 – si è chiuso con un utile. Anche il bilancio preventivo 2016 ha registrato un utile; è stato apprezzato anche dal Collegio dei revisori dei Conti che hanno approvato la relazione del rettore e il relativo bilancio. Quindi, possiamo dire che, al momento, noi ci troviamo in una situazione di bilancio risanato e di un bilancio che ci consente, mettendosi al pari di tutte le altre università, di poter programmare degli investimenti. Sono quegli investimenti che saranno necessari per proseguire la fase di consolidamento del rilancio iniziato negli ultimi anni e che inevitabilmente dovranno tracciare la strada della futura guida politica di quest’ateneo per il prossimo mandato di sei anni. Io credo che tutta la Comunità universitaria debba essere orgogliosa dei risultati raggiunti in questi sei anni perché l’obiettivo del risanamento e del raggiungimento del pareggio di bilancio non era assolutamente un obiettivo facile da raggiungere e, se ce l’abbiamo fatta, è grazie alla coesione, al senso di appartenenza dell’intera comunità che ha superato i periodi più critici e che ha traghettato sostanzialmente l’Ateneo verso questa nuova fase. La nuova fase si apre adesso e sarà una fase che, proprio sulla base di un bilancio risanato, potrà prevedere degli investimenti e saranno quegli investimenti che consentiranno il consolidamento della fase di rilancio dell’Ateneo.

Alessandro Rossi. Cosa aggiungere…! Mi sembra che ha accennato precedentemente alle questioni delle Scotte piuttosto che agli investimenti che la Regione Toscana ha fatto sulla nostra Università. Io credo che sia il momento di dare valore alle soluzioni più che ai problemi. C’è una ricca stampa che affronta criticamente il problema del bilancio, io penso che ci dobbiamo limitare ai numeri e non alle illazioni o alle suggestioni.

Felice Petraglia. Ma, io sono felice, di nome e di fatto, di sentire che siamo stati tutti coinvolti in questo risanamento! Chiaramente va riconosciuto anche all’ultima parte della precedente gestione d’aver fatto, appunto, la vendita del San Niccolò e delle Scotte. Quindi gli ultimi sei anni sono serviti a corroborare una situazione che già era stata presa in oggetto e che sicuramente è andata a migliorare, anche se ci sono delle situazioni nel bilancio, per esempio, i mutui, il patrimonio netto, che non fanno sì che ci sia proprio tanta cash, tanto liquido di soldi in cassa. Quindi, ha ragione, il Prof. Frati, a dire che sicuramente stiamo meglio di sei anni fa e meglio di dodici, però sicuramente non credo ancora ci sia una situazione di finanza, di disponibilità tale da poter fare investimenti molto importanti.

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (23 maggio 2016) con lo stesso titolo.
Bastardo Senza Gloria (23 maggio 2016) con lo stesso titolo.

Siena: le prime cinque domande dei 5 stelle ai tre candidati rettore

Felice Petraglia - Alessandro Rossi - Francesco Frati

Felice Petraglia – Alessandro Rossi – Francesco Frati

Logo5stellesienaLettera aperta ai “magnifici” candidati (meetup 20/05/2016)

Fra non molto l’Università di Siena eleggerà il nuovo Rettore. In considerazione del fatto che si tratta di un ruolo fondamentale per il futuro della città, crediamo giusto rivolgere ai candidati alcuni quesiti. Questi sono i primi cinque, tanto per cominciare …

1. il 4 novembre 2004 l’Università di Siena ratificò, insieme a molte altre Università italiane, la Convenzione di Messina sull’Open Access: “verso l’accesso aperto alla letteratura di ricerca“, riconoscendo e sottoscrivendo la Dichiarazione di Berlino. A distanza di 12 anni non sembra che l’Ateneo senese abbia fatto molto in termini di Open Access che, lo ricordiamo, prevede due clausole fondamentali per la divulgazione dei prodotti della ricerca sviluppati all’interno dell’Ateneo usufruendo di risorse pubbliche:
a) L’autore(i) ed il detentore(i) dei diritti relativi a tale contributo garantiscono a tutti gli utilizzatori il diritto d’accesso gratuito, irrevocabile ed universale e l’autorizzazione a riprodurlo, utilizzarlo, distribuirlo, trasmetterlo e mostrarlo pubblicamente e a produrre e distribuire lavori da esso derivati in ogni formato digitale per ogni scopo responsabile, soggetto all’attribuzione autentica della paternità intellettuale (le pratiche della comunità scientifica manterranno i meccanismi in uso per imporre una corretta attribuzione ed un uso responsabile dei contributi resi pubblici come avviene attualmente), nonché il diritto di riprodurne una quantità limitata di copie stampate per il proprio uso personale.
b) Una versione completa del contributo e di tutti i materiali che lo corredano, inclusa una copia della autorizzazione come sopra indicato, in un formato elettronico secondo uno standard appropriato, è depositata (e dunque pubblicata) in almeno un archivio in linea che impieghi standard tecnici adeguati (come le definizioni degli Open Archives) e che sia supportato e mantenuto da un’istituzione accademica, una società scientifica, un’agenzia governativa o ogni altra organizzazione riconosciuta che persegua gli obiettivi dell’accesso aperto, della distribuzione illimitata, dell’interoperabilità e dell’archiviazione a lungo termine.
Nel bilancio dell’Ateneo Senese la spesa per l’accesso alle riviste scientifiche assume un ruolo preponderante nel capitolo delle uscite, vedendo talvolta l’Ateneo costretto ad acquistare i lavori dei suoi stessi ricercatori.
Nel caso fosse eletto Magnifico Rettore, come intende perseguire gli scopi citati nella Dichiarazione di Berlino e nella conseguente Convenzione di Messina per ridurre i costi relativi all’acquisto dell’editoria scientifica?

2. Rispetto alle altre due università toscane – Pisa e Firenze – l’Ateneo senese si trova in una condizione di incertezza per la sua collocazione nel contesto regionale. Come ha recentemente dichiarato il Prof. Emilio Barocci in una intervista, “[…] Siena è invece un boxeur che è appena andato ko, si è ripreso ma ancora non sa bene quale futuro potrà avere”. Qual è la sua visione ideale di collocamento dell’Ateneo senese nel contesto formativo universitario regionale ?

3. Prosegue, se pur a rilento, l’inchiesta sul “buco di bilancio” di cui è stato protagonista l’Ateneo negli anni 2004-2007, dove risultano attualmente 14 indagati tra cui i due ex rettori Piero Tosi e Silvano Focardi, imputati a vario titolo di abuso d’ufficio, falso ideologico e peculato. Il “buco” di cui si parla è una cifra enorme, circa 200 milioni di €, faticosamente ripianati con importanti sacrifici economici da parte dell’intera struttura e con il conseguente innalzamento delle rette che gli studenti devono pagare per studiare nell’Ateneo.
Nel processo, l’Università di Siena si è costituita parte civile: nel caso la Procura dovesse confermare le ipotesi di reato, come utilizzerebbe i risarcimenti che – auspicabilmente – potrebbero arrivare ?

4. L’Università di Siena è una tra le più antiche d’Europa, nata nel 1240 dalle scuole di Medicina e Diritto: ancora oggi l’Area Biomedica sembra essere un importante motore trainante per l’intera istituzione, tanto da riuscire – almeno così si dice – ad eleggere un Rettore. Fermo restando che due dei tre candidati provengono proprio dall’Area Biomedica, considerando inoltre le dichiarazioni più volte rilasciante anche dal Governatore Rossi sull’intenzione di realizzare a Siena un importante polo di Ricerca per le Scienze della Vita (Tuscany Life Science) alle quali però si susseguono “attacchi” e depotenziamenti alla sanità senese, come vede il futuro dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e, soprattutto, come si riuscirà a renderla sostenibile economicamente?

5. Al di là degli eventi e dei proclami di questi ultimi anni, i dati indicano una progressiva diminuzione del numero degli studenti e riduzione costante delle matricole. I dati, sempre nel contesto toscano, parlano chiaro: gli immatricolati delle lauree di primo livello negli ultimi 10 anni sono rimasti stabili a Pisa, diminuiti del 14% a Firenze e precipitati a –62% a Siena.
Se venisse eletto Rettore, quali politiche intende attuare per rendere più accattivante l’Ateneo senese e provare ad invertire la tremenda spirale al ribasso delle iscrizioni?

Terza candidatura ufficiale a rettore dell’Università di Siena

Felice Petraglia

Felice Petraglia

Carissime e carissimi,

il piano strategico Unisi 2016/2022 è il frutto di una intensa elaborazione ampiamente condivisa e vi è disegnato in maniera rapida quello che intenderei fare nei prossimi sei anni insieme a voi tutti.

In allegato trovate anche il mio CV, a testimoniare la personale esperienza di vita universitaria e che metto al servizio della comunità dell’Università di Siena.

Cordiali saluti,
Felice Petraglia